Sono andata a Paluzza, il 12 luglio, ad ascoltare Maurizio Landini, già segretario nazionale della FIOM, Sergio Bolzonello, vice-presidente regionale con la giunta Serracchiani, Stefano Mazzolini, Lega Nord, attuale vice- presidente del consiglio regionale, Massimo Moretuzzo, Patto per l’Autonomia, Cristian Sergo, consigliere regionale M5S, parlare sul lavoro e su alcuni temi generali e regionali allo stesso collegati. Moderatore del dibattito era Luciano Patat, giornalista free lance che collabora con il Messaggero Veneto. L’incontro era stato promosso da Anpi – Paluzza e Spi Tolmezzo, nel contesto della 6° Festa delle Resistenze.

Ho registrato l’incontro per poterlo porre qui, ma essendo molto lungo, lo dividerò in due articoli, per permettere che il pensiero degli intervenuti possa esser esplicitato nella sua interezza. Del resto mi pare che i temi trattati meritino un po’ di spazio, vista la loro importanza.

Dopo i saluti di rito del sindaco di Paluzza, Massimo Mentil, che ha ribadito l’importanza del lavoro in montagna, per evitare l’emigrazione, e di Aulo Maieron del Sindacato Pensionati Cgil di Tolmezzo, è stato invitato sul palco Villiam Pezzetta, segretario regionale della Cgil.

VILLIAM PEZZETTA – SEGRETARIO GENERALE REGIONALE CGIL.

Pezzetta ha ribadito la centralità, nella società odierna, del tema ‘lavoro’, e come il lavoro dia dignità alle persone ed una decorosa qualità della vita. Ha sottolineato, inoltre, come in Fvg, negli ultimi anni, lavoro ed occupazione siano stati problemi di spessore, e come la montagna abbia pagato un prezzo non di poco conto con la chiusura di molte aziende, su di un territorio dove perdere 10 posti di lavoro è come perderne 100 in pianura. E la crisi, a suo avviso, è ancora presente. Dice poi che, per alcuni, il momento di difficoltà è ormai alle spalle, perchè ora la regione può contare su 500.000 occupati, ma costoro dimenticano che molti di questi occupati sono precari, e molti hanno contratti di collaborazione: insomma tanti lavorano in condizioni di lavoro fragili. Pertanto, a suo avviso, non si deve solo parlare di occupazione e lavoro, ma anche di qualità del lavoro e di buona occupazione. E la situazione attuale impone al sindacato di trattare i temi della precarizzazione e frammentazione del lavoro. Fin dai tempi di ‘rilancimpresa’ si è cercato, in regione, di investire nei settori che davano più occupazione, ed a premiare le imprese che riuscivano ad avere un numero maggiore di occupati, ma non basta. Ci vuole, secondo Pezzetta, anche un cambio di mentalità, ‘un cambio di passo’, e soprattutto bisogna fare una lotta dura al precariato, cercando di avere una cultura diversa, che molto spesso non è presente.   

MAURIZIO LANDINI – SEGRETERIA NAZIONALE CGIL.

Luciano Patat ha posto una prima domanda a Maurizio Landini: cosa ne pensa del decreto dignità, e se esso crei lavoro e come, se renda possibile un lavoro meno precario e possa portare dei benefici anche alle aziende, dopo aver ricordato che il tema del dibattito era: “priorità lavoro”.

Landini, dopo aver ringraziato della possibilità datagli di parlare e discutere, ha sostenuto che il lavoro non si crea con le leggi, e non si favorisce togliendo diritti o facendo norme con cui è più facile, per il datore di lavoro, licenziare. In questo modo, infatti, il lavoro si precarizza. Il problema di fondo, per sostenere il lavoro, è, a suo avviso, quello di far ripartire gli investimenti pubblici e privati, e soprattutto affrontare i grandi processi di cambiamento che sono in atto, per esempio sul piano tecnologico. E continua dicendo che, quando parla di investimenti, lo fa tenendo ben presente che non si può parlare solo avendo come riferimento l’industria o nuovi servizi, ma anche la tutela del territorio e lo sfruttamento, nel nostro paese, delle potenzialità dello stesso, per esempio attraverso il turismo.

Per quanto riguarda il decreto chiamato ‘dignità’, Landini ritiene che abbia sicuramente di positivo il fatto che con lo stesso si è iniziato a cambiare leggi sbagliate, fatte nel nostro paese in questi anni. E continua: «Io lo dico con molta franchezza: non c’è da cambiare solo il jobs act, che la mia organizzazione non ha mai giudicato positivamente, io penso che ci siano da cambiare più leggi che sono state fatte negli ultimi vent’anni, […]  che di fatto hanno messo in discussione molti diritti, molte tutele. Se oggi si parla con un giovane, o con un qualsiasi adulto e gli si chiede quale parola darebbe maggiormente l’idea del lavoro che fa, […], l’80%, 90% delle persone risponde ‘la precarietà». E è proprio la precarietà del lavoro il punto da cui partire, secondo Landini, perché la precarietà non solo determina uno stato di povertà anche per chi lavora, ma crea, pure, «una competizione fra le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare, […] cosa profondamente sbagliata».

Landini continua poi ribadendo che egli vede alcuni aspetti del ‘decreto dignità’ come positivi, perché indicano l’inizio di un cambiamento, ma precisa come esso non affronti tutti i problemi sul tappetto, e pertanto non si può ritenere esaustivo o conclusivo.
Egli considera positivamente la reintroduzione delle causali nei contratti a termine (1), ma se il decreto lo avesse fatto la Cgil, avrebbe messo le causali anche sui 12 mesi, non solo dai 12 mesi in poi. Ma ripristinare le causali, per Landini, è importante, perché quello che è accaduto in questi anni è che i contratti a termine sono diventati la norma. Ma- continua il noto esponente della Cgil – « il contratto a termine non può essere la forma normale di rapporto di lavoro. E da questo punto di vista, tornare a dire che per usare il contratto a termine ci devono essere determinate condizioni, credo sia importante, come è utile incentivare le assunzioni a tempo indeterminato».

Inoltre Landini considera pure positivamente che si sia cercato di trattare il tema delle delocalizzazioni in un modo nuovo, ponendo il principio che se una azienda ha preso soldi pubblici, e vuole delocalizzare, deve ritornare indietro i soldi pubblici che ha preso, anche per correttezza verso chi ha delocalizzato o delocalizza ma i soldi pubblici non li ha avuti. Ma sicuramente è da affrontare in toto il problema delle delocalizzazioni, nell’un caso e nell’altro.
Altro argomento sul tappeto è quello dei contratti di somministrazione.(2).

Ma ci sono – sempre secondo il noto sindacalista – anche temi che non vengono affrontati nel ‘decreto dignità’.  Egli sottolinea, come il jobs act abbia fatto dei disastri, anche perché ha ridotto gli ammortizzatori sociali. Nel caso di aziende che delocalizzano o cessano l’attività, fino a qualche anno fa, c’era lo strumento della cassa integrazione per cessazione d’attività, che permetteva ai lavoratori delle stesse di non trovarsi dalla sera alla mattina licenziati, ma di avere un periodo congruo in cui erano coperti, sia contributivamente che per la cifra per vivere, e di avere due anni di tempo per trovare altre soluzioni occupazionali. Il jobs act ha cancellato la cassa integrazione per cessazione di attività, ma sarebbe utile ripristinarla. Inoltre oggi costa meno ad una azienda licenziare che non ricorrere ai contratti di solidarietà od alla cassa integrazione, ed anche questo è un errore.

Lo jobs act ha, pure, cancellato l’articolo 18, e cioè ha tolto il reintegro del lavoratore davanti a licenziamenti ingiusti, che va ripristinato, per la Cgil. L’ articolo 18 era importante, e, a suo tempo, nel 1970, fu votato, in Parlamento, da tutti i partiti, tranne che dal Pci, che si astenne perché lo considerava allora troppo debole, visto che c’era la soglia dei 15 dipendenti. Ma anche lo Statuto dei Lavoratori fu votato da tutto l’arco costituzionale, da destra, centro, sinistra. L ‘art. 18 difendeva la persona che lavorava da un licenziamento ingiusto, e sanciva il diritto, per il lavoratore, nel caso specifico, di essere reintegrato.
Ma la nuova legge, lo jobs act, ha capovolto la tutela, perché, addirittura, tutela chi fa il licenziamento ingiusto, che al limite paga un po’ di soldi e così risolve ogni problema senza reintegro alcuno.  Ma se le persone che lavorano diventano una merce, che può essere comperata e venduta, c’è qualcosa che non va, è sbagliato proprio come concetto, e questo è certamente un tema da affrontare.

Si deve però dire anche – prosegue Landini – che gli imprenditori seri non licenziano, ma se uno ha fatto una legge che tutela, fra gli imprenditori, quelli che fanno i furbi, non sembra proprio che abbia fatto un buon servizio al suo paese, incentivando, al limite, gli imprenditori non a fare gli imprenditori ma qualcos’ altro.

Inoltre se è vero, come si legge sui giornali, che in Parlamento, ove si sta discutendo il ‘decreto dignità’, vi è chi vuole reintrodurre i voucher, allora Landini dice che non è possibile annunciare che si vuole cambiare ciò che di errato è stato fatto, intervenendo sui contratti a termine, per poi reintrodurre i voucher!

«Se c’è una cosa che è fuori da ogni grazia di Dio- sostiene – […] sono i voucher. E se quelli che sono in Parlamento pensano che i voucher siano così importanti, io sono per fare una proposta: paghiamo con i voucher quelli che sono in Parlamento!» Si vogliono reintrodurre per il lavoro stagionale in agricoltura, nel turismo – continua – ma ci sono già strumenti contrattuali per queste fascie. Infatti il voucher non serviva per il lavoro stagionale ma per il lavoro occasionale. Per il lavoro stagionale, per esempio, vi è il contratto a termine stagionale, anche a giornate. Ma se si reintroducono i voucher per i l lavoro stagionale in agricoltura e nel turismo, già normato, non si fa altro che permettere di pagare meno un lavoratore dandogli pure meno diritti.

E Landini chiude questa prima parte del suo intervento sottolineando come egli e la Cgil non dicano ora queste cose perché c’è un nuovo governo, ma che le hanno già dette prima, a prescindere dalla tipologia del governo in carica. «E se per noi i voucher erano una cazzata da non fare», continuiamo a pensare nella stessa maniera, anche se cambia il governo. Infatti un sindacato deve pensare in termini di autonomia, cioè deve giudicare ciò che viene fatto, e guardare a che politiche si attuano per le persone che, per vivere, devono lavorare: se migliorano o no le loro condizioni. La Cgil- dice poi- ha presentato in parlamento una proposta di legge sul lavoro, ove si regola anche il lavoro occasionale, ma davvero tale, sostenuta da un milione e mezzo di firme, ed ha fatto già un incontro con il nuovo parlamento sulla stessa, e sta incontrando tutte le forze politiche, e chiedendo che venga discussa. In quella proposta di legge si chiede di riscrivere tutto il diritto del lavoro, non solo di cambiare il jobs act, ma di cambiare le cose sbagliate fatte pure dal centrodestra precedente, ed anche, per chiarire, quelle che nel 1999 fece Treu. E all’interno della proposta di legge, la Cgil propone pure di affrontare il tema degli appalti, e sostiene che un nuovo statuto dei lavoratori è necessario, non di ritornare a quello del 1970, perché i tempi sono mutati, ma che garantisca i diritti anche alle cosiddette forme di lavoro autonomo: partite iva o altro.
Perché una serie di diritti fondamentali: il diritto alla malattia, agli infortuni, ad avere una paga minima oraria legata ai contratti nazionali, deve essere per tutti. E questo è un discorso non solo sindacale ma anche sociale. Infatti ‘noi’ dobbiamo impedire che ci sia competizione fra chi deve lavorare e che si debba lavorare con riduzione di diritti. Perché quando ad una persona si dice che o accetta di lavorare a certe condizioni, o, se non gli va bene, gli si mostra la porta perché dietro la porta ci sono altri dieci che, anche per un euro in meno, sono disposti a lavorare pur di lavorare, non è socialmente accettabile e queste situazioni devono venir combattute, perché non fanno male solo a chi lavora, ma anche al modello sociale che abbiamo in mente. Pertanto si deve mettere al centro il tema ‘lavoro’, e la Cgil giudicherà il governo per ciò che farà, e se farà proposte che vanno nel senso voluto dal sindacato, esso è pronto a discutere, se invece intende dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, allora … nessuno è giocondor … .

STEFANO MAZZOLINI – LEGA NORD.

Il Vice presidente del consiglio della Regione Fvg si dice d’accordo con Landini su molti aspetti e ritiene che chi governa debba garantire l’occupazione e consolidarla. Per esempio ci sono persone che giungono ad una certa età, a 38, 40, 45 anni, che non riescono più a trovare lavoro. Non ci sono garanzie, ci sono tutele, ma forse non è il termine esatto. Ci sono persone di trent’ anni che forse possono ambire, al massimo, ad un contratto triennale, e magari poi restano disoccupate, e questo rappresenta un grande problema. Il governo ha avuto responsabilità importanti nell’aver permesso situazioni di questo tipo, ma ora pensa che, con il nuovo esecutivo, le cose volgeranno al meglio. Ribadisce poi che a suo avviso i sindacati hanno, rispetto al governo, il compito di consigliare, e di portare al Ministro del lavoro le esigenze dei lavoratori, che ritiene però siano allo stesso note.

Mazzolini precisa, poi, che egli parla pure da imprenditore, perché ha una azienda. In essa ci sono persone che lavorano da vent’ anni, e, a suo avviso, un bravo imprenditore non licenzia. Per quanto riguarda l’uso di voucher, invece, egli dice di averli utilizzati per lavori occasionali, non stagionali. E fa un esempio. Dice che la sua azienda, composta da due ristoranti, ha esternamente un grande parcheggio. D’ inverno, quando esso si riempie di automobili, assume un parcheggiatore che è già in pensione. L’unico strumento per farlo lavorare 4 ore il sabato e 4 la domenica, era ed è utilizzare i voucher, che non sono spariti, esistono ancora. Infatti una azienda può ancora acquisirli, con un conto corrente specifico ed una trafila lunghissima.

In precedenza il lavoratore veniva registrato un’ora prima dell’inizio del lavoro, e doveva lavorare per tutte le ore segnate. Ma se ci sono imprenditori seri e corretti, vi era però anche qualche furbacchione, che registrava al lavoratore un’ora al giorno, e quello poi ne faceva dieci. Ma questo comportamento non va bene e va perseguito sia dal punto di vista fiscale che penale. Però i voucher vanno ancora bene, per Mazzolini, se permettono ad un pensionato di arrotondare la pensione minima, lavorando occasionalmente nel settore turistico. Dice invece di non conoscere i problemi occupazionali in agricoltura.  Porta quindi l’esempio di un pensionato a 700 euro al mese, che andava sabato e domenica a lavar piatti in un albergo, veniva retribuito con voucher e poteva, così, arrotondare le sue misere entrate, una vergogna, con altri 400 euro al mese, e poteva anche andare a mangiare la pizza fuori con la famiglia.

Pertanto la verità non sta mai da una parte sola, ma nel centro, mentre l’obiettivo prioritario è quello di creare occupazione, non certo solo per tre anni, ma per quanto riguarda i voucher, essi sono necessari in alcuni settori.

MASSIMO MORETUZZO – PATTO PER L’AUTONOMIA.

Il sindaco di Mereto di Tomba, consiglere regionale per Patto per l’Autonomia, ha esordito dicendo che più che in veste di consigliere regionale, interviene come imprenditore. Egli ha una piccola azienda di servizi per l’edilizia, settore che ha subito una crisi non di poco conto, con una quindicina di dipendenti in zona industriale ad Udine. Da imprenditore, egli sostiene che la precarietà ed i voucher che ne rappresentano l’emblema, non sono strumenti funzionali allo sviluppo delle imprese.  Il lavoro deve esser visto, al di là di ciò che è accaduto negli ultimi anni, come un valore. Rispetto poi al rinnovare il contratto precario tre, quattro, cinque volte per lo stesso soggetto, egli sostiene che un imprenditore vero non ha bisogno di fare questo, perché capisce subito se il lavoratore si impegna per l’azienda o meno, ma vi è pure un problema di qualità della classe imprenditoriale.

Altro tema importante è quello della competitività delle imprese, che non si può giocare sul ribasso sul piano del lavoro, ma che si gioca su quello degli investimenti, sul fare gli investimenti che servono, come sostenuto da Landini, in un momento storico dove si deve aver chiara la direzione di marcia.

«Ci sarà sempre qualcuno più ad est di noi – prosegue- ci sarà sempre qualcuno che gioca le dinamiche del precariato in modo più forte ed accelerato delle nostre imprese, e se vogliamo giocare la partita su quel terreno, io credo che l’abbiamo persa in partenza».  Invece, a suo avviso, la partita va giocata sul terreno della valorizzazione di quello che qualcuno chiama il ‘capitale territoriale’, cioè le imprese locali devono essere in grado di valorizzare le competenze, le qualità, il contesto storico e sociale del territorio in cui si trovano. La storia della nostra regione è costellata di storie di aziende anche venute da fuori che hanno beneficiato di incentivi forti ed importanti e poi, ad un certo punto se ne sono andate, per esempio la De Longhi. Invece si deve ‘avere in testa’ un modello di sviluppo di un territorio legato, fortemente, alle caratteristiche dello stesso, puntando a sviluppare le sue peculiarità storiche, sociali, ambientali e le diversità linguistiche che lo connotano. Ed è questa la strada che permette di guardare ad un futuro che sia di speranza. Se invece ci si arrocca sulla competitività basata sulla precarietà del lavoro e sul costo del lavoro, allora si parte con l’ottica sbagliata.

CRISTIAN SERGO – M5S.

Il consigliere regionale pentastellato, relativamente al ‘decreto dignità’ ed ai voucher, afferma che il decreto, come sostenuto da Landini, è un primo passo verso una riforma del lavoro e del mondo del lavoro. Egli dice, poi, che va sottolineato e sostenuto lo sforzo profuso da Luigi Di Maio fin dai primi giorni del suo nuovo incarico come Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, per dare un segnale ai lavoratori precari che questo governo è dalla parte dei lavoratori e dei cittadini, e non dalla parte delle lobby e delle grandi imprese, come spesso è successo. Ed è in questo senso che vanno gli interventi riportati sul ‘decreto dignità’, che si muove pure contro la ludopatia e le lobby del gioco d’azzardo. Ed anche  quanto proposto per i ‘riders’, i giovani della ‘gig economy’, che comprendono pure coloro che portano pizze a domicilio, e che lavorano senza tutele in situazione di sfruttamento, permesso pure da tutti i meccanismi che sono stati prodotti, va in tal senso. E si augura che il governo possa continuare su questa via riformatrice di una situazione che ha portato, pure, all’abbassamento dei salari. Quelli che hanno fatto sovltare il lavoro verso la precarizzazione e salari poveri, hanno agito sulla base del ‘loro comodo’, senza di fatto ottenere un avanzamento dello sviluppo economico del paese, perché è bene ricordare che, nonostante tutto quello che è stato fatto ai danni dei lavoratori italiani, siamo comunque uno dei paesi che cresce di meno in Europa e nel mondo.

Per quanto riguarda i voucher, di essi non si parla all’interno del ‘decreto dignità’, e se qualcuno vorrà affrontare il tema in parlamento, M5S vedrà come verrà presentato il problema, e chi lo presenterà.
Egli dice, poi, di aver sottolineato, come consigliere regionale nella precedente amministrazione, un piccolo problema presente in Fvg: lo sfruttamento dei voucher come forma di pagamento lavorativo, trasformando in lavoro occasionale quello che non lo era, e che doveva esser disciplinato da un contratto. E ciò è stato permesso, a suo avviso, anche dalla mancanza di controlli, che forse sono giunti troppo tardi.  Inoltre il pagamento con voucher è stato esteso a tutte le attività produttive, mentre all’inizio era previsto solo per alcuni settori, ed a questo semmai si dovrà ritornare, evitando una apertura troppo eccessiva a questa forma di dare lavoro e retribuirlo, perché non venga utilizzato come forma di sfruttamento.

Né va dimenticata la situazione lavorativa presente nel commercio, con le aperture domenicali, tema discusso anche fra la nuova e recentissima amministrazione regionale, sindacati e Cobas, il 12 luglio 1918. Questi incontri fra le parti portano ad un nuovo interesse verso i lavoratori e la loro tutela, e che non si parli più solo di grandi imprese, multinazionali, grande distribuzione organizzata e quant’altro.
E si augura che questo orientamento, questa barra, «venga tenuta dritta il più possibile», onde poter raggiungere risultati concreti per tutti i cittadini.

SERGIO BOLZONELLO – PD.

Il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale esordisce dicendo che inizierà il suo intervento dai voucher, per poi passare ad un ragionamento di tutt’altro tipo. È evidente che i voucher hanno avuto, nel loro utilizzo, una distorsione, che sono stati adoperati in modo troppo ampio. Ma il problema di fondo, a suo avviso, come emerso già dagli altri interventi, «è quello di coniugare un nuovo modello sociale con la tutela del lavoro».  In Italia la sfida del futuro è quella di creare un modello sociale che sia sostenibile ed in grado di dare prospettive a lungo termine, ed al tempo stesso tuteli realmente la dignità del lavoro. Il vero problema è, però, quello che non riusciamo ancora ad intravedere il nostro futuro, verso quale futuro il paese voglia andare, e questa incertezza è presente anche all’interno della stessa maggioranza regionale attuale, come del resto era presente nella maggioranza precedente. Ma si deve giungere ad una conclusione di questo tipo, in termini non filosofici ma reali, e detta conclusione può avere solo come fondamento un ragionamento sul lavoro.

Non è accettabile, per esempio, che il lavoro venga sottopagato in tutti i settori. E precisa come egli abbia sempre combattuto, testimone Sergo, in consiglio regionale per la ‘qualità del lavoro’, perché non è problema secondario. Non si «deve lavorare e basta»; si deve lavorare sì con maggiore certezza, ma anche con una qualità del lavoro più alta, mentre oggi essa non è presente. A suo avviso, quindi, una delle vere tutele che dovranno essere create, che dovranno per forza di cose esser messe in campo, è quella di coniugare le esigenze degli imprenditori da un lato, con la certezza non solo di avere un lavoro non precario, ma anche di avere delle paghe in grado di tenere in piedi le famiglie, dall’altro. Perché altrimenti si parla del niente. Ma oggi molti lavoratori di quasi tutti i settori non portano a casa una paga che riesca a mantenere la famiglia.

E per finire sui voucher, se essi verranno reintrodotti, lo saranno solo per alcuni micro settori, diversamente sarebbe una follia perché ci riporterebbe indietro in un far west, che non porta a tener conto che c’è bisogno di una solidarietà complessiva verso le persone.

GIULIO MAGRINI – PD – INTERVENTO DEL PUBBLICO SU AUTOMOTIVE LIGHTING DI TOLMEZZO. QUALE FUTURO?

La più grande fabbrica della Carnia: è ‘Automotive Lighting Italia Spa’, per ‘noi’ vecchietti ora impropriamente Seima, del gruppo F.C.A. – Marchionne, unico posto dove non esiste la Cgil, dove la FIOM non può essere presente. Da mesi si legge che F.C.A. sta pensando di liquidare MagnetI – Marelli. (Automotive Lighting è la divisione di Magneti Marelli con sede a Reutlingen, Germania, dedicata allo sviluppo, alla produzione e alla vendita di prodotti di illuminazione automotive da esterno per le maggiori OEM internazionali. Ndr).

Ora ‘Automotive Lighting’ è fabbrica con 1000 occupati qui e tecnologie elevatissime, che verrebbe messa sul mercato. Pare che vi siano gruppi cinesi interessati alla grande tecnologia presente in Automotive.

E se Marchionne decide di vendere Magneti Marelli, che va a finire ai cinesi, trascinando con sé Automotive Lighting di Tolmezzo, si potrebbe creare qui un nuovo problema di delocalizzazione, per una industria che è stata aiutata in modo rilevantissimo dalla Regione Fvg.. Cosa si può fare davanti ad una situazione di questo tipo? – si chiede Magrini. Si tratta infatti di una azienda con 1000 occupati, che fanno un prodotto sofisticato, di alta tecnologia, e se salta …. Quale futuro?

Ho posto l’intervento di Giulio Magrini in fondo alla prima parte della trascrizione, anche se avvenuto alla fine dell’incontro, prima di parlare di nuova società, partite iva, alcune mie considerazioni nel secondo articolo, perché tratta di delocalizzazione e problemi importantissimi per la Carnia.La registrazione dell’incontro è mia, la trascrizione non letterale pure.  Mi pare che a questo importante appuntamento, però, mancassero molti amministratori locali, e mi dispiace, francamente.
Per ora mi risposo un po’, almeno un paio di giorni, prima di proporvi la seconda parte dell’incontro. L’ immagine che accompagna l’articolo è tratta da: http://www.humanwareonline.com/wordpress/?p=4735.

Laura Matelda Puppini

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NOTE:

(1). Pare che poi, però, la ragioneria dello stato, o il governo, o altro, abbia modificato unilateralmente il testo del ‘decreto dignità’ togliendo proprio le ‘causali’, non si sa se solo agli stagionali od a tutti (Decreto dignità, per il rinnovo dei lavoratori stagionali non servirà la causale, in: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-07-12/decreto-dignita-testo-finale-entra-deroga-gli-stagionali-non-serve-causale-131347.shtml?uuid=AENMgrKF),  permettendo che «i contratti per attività stagionali possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle causali, le motivazioni che l’azienda deve fornire per giustificare la proroga dei contratti a termine, come voluto fermamente dal presidente di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino: (http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-firma-decreto-dignita-7f7977bc-33e1-4fe6-ba6e-cc6887a2e896.html). Inoltre sconcerta che Matteo Renzi, che di fatto è ancora il Pd, ironizzi su detto decreto, spostando ulteriormente il suo partito verso la destra. (Renzi: ‘Decreto dignità’? Chiamatelo pure decreto gelosia”, in: http://www.lapresse.it/video/renzi-decreto-dignita-chiamatelo-pure-decreto-gelosia.html).

(2) Il contratto di lavoro somministrato, ex lavoro interinale, è quello che viene stipulato tra un lavoratore ed un somministratore che lo assume e retribuisce, inviandolo a svolgere la propria attività presso l’utilizzatore, cioè una impresa, azienda, ecc.. Il fatto che il lavoratore venga assunto da un soggetto (agenzia di somministrazione, titolare dell’obbligazione retributiva e contributiva e del potere disciplinare) diverso da quello che effettivamente utilizzerà la propria prestazione di lavoro (impresa utilizzatrice, titolare del potere direttivo e di controllo) costituisce l’elemento caratterizzante di tale tipologia contrattuale. L’attività di somministrazione non può essere svolta da chiunque ma è riservata solo alle “agenzie per il lavoro” che, dimostrando di possedere determinati requisiti (tra cui una certa solidità finanziaria), siano state preventivamente autorizzate dal Ministero del Lavoro e risultino iscritte in un apposito Albo informatico affidato alla Direzione generale per il mercato del lavoro. (http://www.cliclavoroveneto.it/le-tipologie-di-lavoro-dipendente-il-contratto-di-somministrazione-lavoro).

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Rimando pure ad altri contributi sul lavoro in www.nonsolocarnia.info, come per esempio:

Marco Puppini. Cantieri Navali di Monfalcone, la morte sul lavoro.

Economia, beni primari, ed Aree dette ora “interne”, nel quadro dell’ Europa della finanza.

Quale Carnia vorremmo domani?

Primo maggio 2016. Più lavoro, più diritti, più dignità!

Bosco tra “asset strategico” e tutela di territorio e paesaggio. Alcune considerazioni ai margini di un convegno.

Montagna, imprenditorialità, cooperazione: con l’anpi a Paluzza.

Immigrati e residenti: un problema da affrontare in un’ottica globale.

Sanità: sui risparmi e sulle competenze. Verso la “cinesizzazione” del lavoro nel ssn?

Sul primo maggio festa del lavoro, mai dei fiori, e su quel primo maggio 1944 in val Pesarina.

Natale 2015: fra Babbo Natale e la piccola fiammiferaia.

Laura Matelda Puppini

 

 

http://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/lavoro-di-gruppo.jpghttp://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/lavoro-di-gruppo-150x150.jpgLaura Matelda PuppiniECONOMIA, SERVIZI, SANITÀSono andata a Paluzza, il 12 luglio, ad ascoltare Maurizio Landini, già segretario nazionale della FIOM, Sergio Bolzonello, vice-presidente regionale con la giunta Serracchiani, Stefano Mazzolini, Lega Nord, attuale vice- presidente del consiglio regionale, Massimo Moretuzzo, Patto per l’Autonomia, Cristian Sergo, consigliere regionale M5S, parlare sul lavoro e su...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI