Gentilissima Debora Serracchiani,

da tempo sto studiando il problema della promozione di un turismo artistico ed allo stesso tempo ambientale/ paesaggistico, per evidenziarne le possibilità in Carnia, avendo molto viaggiato in Italia ed Europa.

Ho così potuto notare che nelle pievi, chiese e chiesette, tre/ quattro/cinquecentesche, dei paesi carnici esistono opere di carattere artistico anche di pregio: affreschi di noti pittori, come Gian Francesco da Tolmezzo, o Pietro Fuluto; altari e cornici lignee pregevoli; altari lignei a portelle di Michael Parth, tanto per fare solo alcuni esempi.

Non nascondo che ero rimasta particolarmente colpita dagli affreschi sulla vita e sui miracoli di San Nicola,  che si trovano nella chiesetta allo stesso dedicata a Vuezzis di Rigolato, le cui immagini sono state pubblicate sul n.9 dei Quaderni dell’Associazione della Carnia degli amici dei musei e dell’arte, chiedendomi in che stato si trovassero e che fine avrebbero fatto. Il culto di San Nicola non è recente, ed io ho visto pure a Firenze, nella basilica di Santa Croce, cappella Castellani, un ciclo di affreschi sulla vita e sui miracoli di detto Santo, attribuito ad Agnolo Gaddi – 1385, di notevole interesse, non integro ma valorizzato.

Ho inoltre ascoltato il convegno sui Rupil, capomastri, e le chiese, gotiche, da loro edificate, (riferivano Gilberto Dell’Oste e Fabio Coden), venendo a sapere di una collaborazione interdisciplinare transfrontaliera tra università sul tema, anche se detto denaro e forze, a mio avviso, avrebbero potuto esser volti ad una progettualità più ampia. Comunque, per chiarire quali chiese siano oggetto di detto studio, e possano far parte di una progettualità turistica, allego queste righe dalla guida alla provincia di Udine, recentemente edita dal T.C.I.

«Rappresentano un vero e proprio elemento caratterizzante il paesaggio le ottocento chiesette votive del Friuli, sparse nella pianura, situate lungo i corsi d’acqua, nascoste tra il verde delle colline, poste a dominare le ampie vallate della zona montuosa. Sono per lo più costruzioni di poco conto dal punto di vista architettonico, dal momento che ripetono schemi fissi sia nella facciata sia nel vano interno. Per la maggior parte databili tra Trecento e Cinquecento, (anche se alcune furono edificate in epoca barocca ed altre in tempi a noi vicini) non era affatto richiesto l’intervento di architetti di genio per la loro costruzione.

In esse si specializzarono, invece, “fabri muratores atque cementarii” di alcuni dei quali è anche rimasto il nome, come i Roupel (o Rupil) della Val Pesarina, che operarono in Carnia e nel Comelico, o alcuni capomastri sloveni tra cui Andrea da Skofja Loka, attivi, tra Quattrocento e Cinquecento, nelle valli del Natisone e del Torre. A unico vano, hanno spesso un campaniletto a vela in facciata e talvolta sono precedute da un piccolo portico di ingresso […] illeggiadrito dal caratteristico pedrat (acciottolato) di tradizione friulana, con panche di legno e di pietra, addossate alle pareti laterali […]. All’interno, spesso, opere d’arte anche di pregio, altari lignei, statue, dipinti ed affreschi, […]. ».  (Giuseppe Bergamini, Chiesette votive, in: Touring Club Italiano, Guida di Udine e Provincia, 2007-2009, p. 22).

Dopo aver letto, poi, i quaderni curati dal dott. Antonio Giusa e dalla dott. Michela Villotta, del Centro Regionale di Catalogazione dei beni culturali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, relativi alla Carnia, pubblicati però circa una ventina di anni fa, ed essermi fatta un’idea del problema grazie ad uno schema, parziale, da me approntato, anche con schede sugli autori delle opere d’arte incontrate, ho iniziato a pensare che la mia idea di puntare molto, in Carnia, sulla salvaguardia dei beni ecclesiastici non fosse poi così peregrina.

Sono venuta poi a sapere che l’Arcidiocesi ha fornito ad ogni parroco un elenco dei beni di proprietà ecclesiastica presenti nelle chiese a lui assoggettate, su CD, e descrizioni di altari lignei, interni, ecc. sono presenti su libri e su diversi siti locali.

Alcuni di questi beni artistici ecclesiastici sono stati restaurati o da Villa Manin (si veda catalogo on line) o da privati (per fare un esempio il magnifico coro ligneo di San Pietro e Paolo a Tarvisio è stato restaurato a spese della Fondazione Crup, ma manca il restauro degli affreschi, pregevoli, purtroppo non ben conservati, di cui uno, da quanto ho letto, rappresenta il passaggio di Carlo V a Tarvisio), o forse con denaro di fedeli od in altro modo.

Sarebbe pertanto opportuno, sulla base degli elenchi sia presenti in Arcidiocesi e consegnati ai Parroci della Carnia, sia presso il Centro Regionale di Catalogazione, in collaborazione con l’ufficio beni culturali dell’Arcidiocesi, far vagliare da esperti, per esempio da quelli di Villa Manin  o dalla Sovrintendenza, lo stato attuale dei più pregevoli beni ecclesiastici in Carnia, che abbelliscono le chiese (evitando in prima battuta di prendere in considerazione pianete e paramenti, che possono trovare collocazione secondo me solo in un museo), e se ve ne siano con necessità di restauro o di manutenzione anche ordinaria, compilando, se necessario, una scaletta di priorità sulla base del valore artistico, anche come arredo, del bene, per poi procedere operativamente al restauro degli stessi, onde promuovere poi un turismo religioso ma non di fede, come si usa dire oggi. (Cfr. Laura Matelda Puppini, Carnia. Per una porgettualità futura di salvaguardia e promozione turistica dei musei e siti ecclesiali: l’incontro di Ovaro, in: www.nonsolocarnia.info).

Un’altro problema che presto farà capolino, è quello della manutenzione di dette chiesette e chiese carniche, locate in frazioni e comuni, qualora venissero a mancare uomini e donne, spesso non giovanissimi, che si prestano, gratuitamente, al loro abbellimento ed alla loro manutenzione, con grande dedizione. E non sempre si può pensare di continuare con mano d’opera volontaria. Per tenere aperte le chiese ed eventualmente piccoli musei, come per esempio quello della Pieve di Gorto, ai turisti nel periodo estivo, e per la loro salvaguardia e manutenzione, ed anche per la conservazione in buono stato del terreno adiacente, si potrebbero utilizzare giovani pagati con voucher, per esempio, o associati in cooperativa a questo scopo.

Il problema della manutenzione, apertura e fruizione delle chiese con le loro opere d’arte e piccoli musei o raccolte annessi, è di primaria importanza per ogni progettualità futura, che volga alla loro valorizzazione ed a quella delle feste tradizionali di riferimento. Nessuno nega, poi, di porre un biglietto di pochi euro, od un’offerta libera, per la visita ad una “sagrestia”, organizzata in forma museale, ad una cripta: ormai all’ estero, in un modo o nell’ altro, in Spagna come in Portogallo, due euro sono la prassi.

Per completare detta progettualità sarebbe poi importante, reperire e semmai acquisire, qualora non siano già presenti nella biblioteca dell’ arcidiocesi, i vari volumi e volumetti scritti, nel tempo, sulle varie chiese e chiesette, e sulle loro opere d’arte, od almeno averne un elenco aggiornato, come dei siti.

Alcuni volumetti, anche di produzione locale, potrebbero esser stati dimenticati o esser semi – perduti, ed è importante riportarli alla memoria collettiva, onde unire bibliografia a beni. Si tenga conto però che alcune persone di buona volontà ma non esperti nel settore, possono aver scritto sentito dire ed aver dato attribuzioni di opere ad artisti anche se non certe.

Infine si potrebbero studiare dei tracciati facili e non di forte dislivello, che possano esser percorsi anche da parte delle famiglie, come marcia non competitiva pure a chilometraggio variabile, come si faceva un tempo. Io e la mia famiglia aderivamo alle marce organizzate, in Friuli,  dalla  Fiasp (Federazione Italiana Amatori Sport per Tutti), che ha una sede anche ad Udine, e che trovai sempre piacevoli ed interessanti, ma anche a marce organizzate da comitati locali, come quella, anche non competitiva, di Oltris di Voltois, in comune di Ampezzo, più impegnativa, o quella che si svolse mi pare per tre anni di seguito in comune di Enemonzo. Mi ricordo che si iniziava con la marcia del primo maggio a Buttrio, ogni anno.

Il vantaggio di dette “marce” o “percorsi” che dir si voglia, è la possibilità di conoscere l’ambiente naturale nelle sue accezioni storiche ed antropiche (anche attraverso l’illustrazione del tragitto, su foglio, per i partecipanti), e degli edifici da visitare e conoscere, come per es. le chiesette, con le loro opere d’arte.

Inoltre dato che detti percorsi in genere si svolgono dalle 9 alle 13, è facile che i partecipanti, anche famiglie, si fermino a mangiare in loco.

E’ importante fissare questo tipo di progettualità, come accadeva un tempo, sia in Carnia che in Friuli, con realizzazione dal mese di aprile a quello di ottobre, e scambio reciproco di conoscenze.

Infine e per inciso, la fotografa carnica Ulderica Da Pozzo si chiedeva che fare delle sue fotografie relative alle rogazioni, cidulas, i tre re, ecc. riguardanti in sintesi, aspetti legati alla tradizione popolare da lei scattate, che potrebbero far parte di una collezione, anche museale, e le cui immagini potrebbero accompagnare percorsi  ed incontri tematici a carattere ambientale. Per esempio i brevi percorsi delle rogazioni potrebbero essere riproposti sia come “marcia” sia come aspetto culturale. Ma esistono anche altri fondi fotografici, oltre quello della Da Pozzo, per esempio quelli del gruppo Gli Ultimi.

Invio quanto ai fini di una progettualità per la Carnia, nell’ambito degli ormai terminati, mi si dice ora, stati generali della montagna, onde Regione, Enti Locali  ed Arcidiocesi, come proprietaria dei beni ecclesiali, possano concordare forme comuni di intervento e promozione, facendoli entrare nei fondi concessi per la montagna.

 

Tolmezzo, 1 settembre 2015.                                                                                       Laura Matelda Puppini

 

Questa lettera viene inviata in forma personale al Presidente della Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia e pubblicata per tutti su: www.nonsolocarnia.info

L’immagine, di autore ignoto,  che correda questa lettera rappresenta la chiesetta di San Martino a Socchieve, è stata pubblicata in: www.alpifriulane.com e da me è stata presa solo per questo uso.

Laura Matelda Puppini

 

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