Il 30 gennaio 2017, il Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche inviava al Presidente della Repubblica, una richiesta di incontro, finalizzato a presentare possibili correttivi al decreto 2 aprile 2015, n. 70, recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. La richiesta, tramite la Presidenza della Repubblica, veniva inviata al Capo di Gabinetto del Ministero della Salute, Cons. Giuseppe Chinè, che rispondeva, in data 29 maggio 2017, che non era più possibile modificare il decreto in questione, sul quale si erano espressi, pure, la Conferenza Stato-regioni e il Consiglio di Stato e a detto decreto tutte le regioni si stanno conformando, riorganizzando la propria rete Ospedaliera e definendo gli standard delle strutture ospedaliere e territoriali, tenendo conto delle specificità delle diverse aree del Paese, tra cui le aree disagiate e periferiche.

Pertanto invitava Emanuela Cioni, Presidente del Coordinamento, pur non potendo assecondare la richiesta, ad inviare comunque al suo Ufficio iniziative finalizzate a migliorare l’assistenza sanitaria nelle aree disagiate e periferiche del Paese, manifestando la disponibilità degli Uffici tecnici del suo Dicastero ad esaminare tali proposte, anche nel corso di un apposito incontro.

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Per il Coordinamento rispondeva, al dott. Giuseppe Chinè, Cons. Responsabile Capo Gab. del Ministero della Salute, la presidente Emanuela Cioni, con lettera datata: Porretta Terme 7 settembre 2017, inviata per conoscenza anche a Simone Guerrini, Direttore Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica.

 Ella faceva presente che il Coordinamento accoglieva con favore l’invito a partecipare ad un incontro con il Dicastero, al fine di formulare proposte per una migliore interpretazione ed applicazione delle norme scritte nel Decreto 70 del 2 aprile 2015.

Emanuela Cioni, poi, prendendo atto delle considerazioni del dott. Chinè in merito al fatto che su tale Decreto si fossero pronunciati la Conferenza Stato-Regioni ed il Consiglio di Stato e sul fatto che ormai tutte le regioni stessero adeguando e riorganizzando le strutture ospedaliere e territoriali, in base alle linee guida del DM 70, tenendo conto delle diverse specificità territoriali del Paese, tra cui le aree disagiate e periferiche, faceva però notare che «interpretazioni differenti e difformi l’una dall’altra sull’applicazione delle linee guida del DM 70 da parte di Regioni ed ASL diverse, genera una disomogeneità di risposte applicative nelle varie territorialità del Paese, comprese le aree disagiate e periferiche, mettendo in enorme difficoltà le popolazioni ivi residenti che non trovando più garanzie e risposte sanitarie alle loro esigenze nelle zone di appartenenza e si sentono abbandonate ed in netta disparità con altre aree più servite».

Pertanto a nome del Coordinamento chiedeva che l’incontro avvenisse al più presto.

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Quindi il Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, (CISADeP) diffondeva un comunicato stampa, datato 11 settembre 2017, in cui informava dell’incontro concesso e faceva alcune considerazioni. In primo luogo precisava che il Coordinamento:
Rappresenta le diverse aree interne nazionali, infatti siamo presenti in quasi tutte le regioni.
Rappresenta aree interne periferiche che quotidianamente vivono problemi di collegamenti viari, di fatto aggravati dalle condizioni metereologiche in alcuni periodi dell’anno e da una rete viaria spesso interessata da movimenti franosi e scarsa manutenzione, e territori ad alto rischio sismico, con un patrimonio artistico, culturale, enogastronomico e di biodiversità immenso;
Rappresenta la tradizione e quanto di bello la nostra Italia offre.
Rappresenta territori dove i tagli ai servizi, in nome dell’esigua popolazione, e l’impossibilità di accedervi da parte dell’utenza, a causa delle distanze e la mancanza di collegamenti, ha portato alla rinuncia alle cure delle fasce più deboli della popolazione, in particolare i nostri anziani.
Rappresenta la presa di coscienza di cittadini comuni di fronte a problemi sempre più grandi.

E aggiungeva: «Non facciamo politica, denunciamo i problemi che viviamo, siamo il prodotto e la presa di coscienza di oltre 20 anni di completo abbandono da parte della politica».
E ribadiva che la popolazione aveva scelto di vivere in quelle terre, non di morire abbandonata da tutto e tutti, che educava i figli a vivere la vita a testa alta, che voleva per loro un futuro fatto di servizi sanitari sicuri con le stesse possibilità di cura e sicurezza che hanno i loro coetanei nelle città.

E proseguiva: «Chiediamo attenzione per i nostri problemi, non ci bastano disegni di legge presentati e lasciati in un cassetto. Non bastano i richiami della Conferenza Stato Regione in merito all’organizzazione dell’assistenza pediatrica nelle aree disagiate e interne. Non accettiamo la chiusura dei punti nascita in nome di una sicurezza tanto decantata ma assente nella pratica. Quale sicurezza diamo ad una partoriente affidata nel momento del travaglio ad un’ambulanza del 118 in condizioni climatiche avverse e collegamenti difficoltosi?
Desideriamo lavorare e collaborare con le istituzioni unicamente per garantire pienamente a tutti noi che abitiamo in queste aree disagiate e periferiche il diritto alla salute, garantito dall’Art. 32 della Costituzione, mediante la progettazione, il mantenimento, l’attivazione, l’organizzazione di veri, efficienti, efficaci, adeguati e sicuri servizi sanitari di emergenza/urgenza ospedalieri, territoriali e rispondenti alle situazioni concrete dei nostri territori che consentano a tutti di poter continuare a condurre dignitosamente, prevenendo i disagi, la loro esistenza in queste aree».

Sottolineava, quindi, come per presentare proposte concrete e lineari, il Coordinamento avesse chiesto con urgenza e in maniera pressante il confronto con il Ministero della Salute e poi con la Conferenza Stato Regioni, «onde arrivare ad un miglioramento effettivo, efficace e funzionale, del Decreto n. 70 del 2015 e di tutta la legislazione relativa, che non aveva affrontato compiutamente i problemi delle aree periferiche e disagiate, lasciando molte questioni irrisolte e molti aspetti incompiuti, lacunosi, soggetti alla libera interpretazione dei singoli e spesso senza indicazioni nell’organizzazione dei servizi sanitari, che non possono essere ricondotte e considerate identiche a quelle urbane […]», e come si stia così giungendo all’abbandono sanitario delle popolazioni, favorendo la desertificazione del territorio, aspetti per cui non c’ è «più tempo da perdere».

E concludeva: «Vogliamo non solo essere ascoltati da chi pratica la politica per professione, vogliamo attenzione concreta alle nostre problematiche, niente e nessuno può farci desistere, ne va del futuro e la sicurezza dei nostri figli, dei nostri padri, di noi stessi. Siamo qui per costruire fatti concreti».

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I testi da cui ho tratto questa sintesi mi sono giunti oggi, 12 settembre 2017, da Emanuela Cioni, presidente del Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, con preghiera di diffusione, e volentieri lo faccio.

Laura Matelda Puppini

 

 

 

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