Ho letto della proposta di modifica dell’articolo 604-bis del codice penale, presentata da Luca Ciriani (1) pordenonese, impiegato,  di Fratelli d’ Italia all’attenzione della Commissione giustizia del Senato. Detta proposta intende far inserire, accanto alle pene da  due a sei anni per la propaganda e l’istigazione e l’incitamento alle discriminazioni fondate sulla «negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah» o «dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di  guerra», dopo la parola Shoah, anche «dei massacri delle foibe». (2).

Ora questa variazione pone diversi problemi di fondo, al di là del fatto che sono contraria alle leggi contro i negazionisti, perché limitano la libera espressione sancita dalla costituzione e qualsiasi dibattito, ingessando  materia storica in un dettato legislativo, ed impedendo la via dell’ educazione e della ricerca della conoscenza. Infatti io vorrei sapere, per prima cosa, cosa intendano gli storici, non i politici, per ‘massacri delle foibe”. Perché se il legislatore vuole punire un reato deve aver chiaro di che trattasi, ma in questo caso pare che ci siano pochi dati e molte visioni ideologiche, utilizzate pure per portare all’odio etnico verso sloveni e slavi, basta vedere che immagini truci degli jugoslavi ha diffuso tra gli studenti Elena Donazzan, con i suoi fumetti donati agli studenti, con una storia romanzata di Norma Cossetto.  

https://ilnuovoterraglio.it/nelle-scuole-la-storia-a-fumetti-di-norma-cossetto-e-un-opuscolo-di-guido-rumici/.

Ma perché dico romanzata? Perché i dati reali che ha lo storico sulla morte della Cossetto sono pochi, e relativi, principalmente, al recupero del suo corpo, infoibato che, «stando al verbale dei Vigili del Fuoco di Pola che lo estrassero, si presentava intatto, senza segni di sevizie. Inoltre vi è la testimonianza di Arnaldo Harzarich dei Vigili del fuoco di Pola, […], citata anche nel Bollettino dell’Unione degli Istriani n. 28, sett. dic. 1998, pag. 5, che confermerebbe il verbale dei Vigili del Fuoco di Pola. Soltanto in seguito, in una serie infinita di ricostruzioni, peraltro contraddittorie, si cominciò a parlare di torture, di seni ed organi genitali straziati, eccetera. Anche lo storico triestino Roberto Spazzali, nel suo libro Foibe: un dibattito ancora aperto’,  edito nel 1996 dalla Lega Nazionale di Trieste, […] ha scritto: “L’ampia letteratura di quegli anni e del dopoguerra dedicherà un consistente spazio alla morte e al rinvenimento di Norma Cossetto, intrecciando incontrollate fantasie e presunte testimonianze”». (3).

Pertanto una modifica all’articolo 604-bis del codice penale, potrebbe, paradossalmente, istigare all’ odio verso popolazioni confinanti, portando alla realizzazione di un reato già previsto e punibile dalla stessa  legge.

Ma questo è solo uno degli aspetti. Infatti tale modifica, contro il parere dello stesso Raoul Pupo, uno dei massimi esperti sulla storia delle uccisioni e deportazioni impropriamente definite ‘foibe’, compiute da Jugoslavi, e di altri storici non certo minori, fa rientrare dalla finestra quel concetto di genocidio degli italiani che vorrebbe parificare quanto accaduto per 6 milioni di ebrei a quanto successo, in modo diverso e per alcune migliaia di individui, ex fascisti, repubblichini e militi collaborazionisti inseriti pure in forze naziste Ozak (liberamente), principalmente nel 1945, parificando, in tal modo, pure la storia della genesi ed evoluzione del nazismo a quella della Jugoslavia invasa, e facendo, bellarmente, di tutte le erbe un fascio.

Inoltre sul volume: Zdenko Cepic, Damijan Guštin, Nevenka Troha, La Slovenia durante la seconda guerra mondiale, ifsml, 2013, si legge, alle pp. 374-375:
«La fine della guerra significò […] anche una resa dei conti e fu un periodo di vendette contro il nemico sconfitto. (…). Si sa che l’Esercito jugoslavo e i suoi servizi di sicurezza eseguirono le cosiddette operazioni di pulizia, comprendenti anche le uccisioni dei collaborazionisti catturati, nelle zone già liberate prima ed in Bosnia ed in Croazia. Si conservano però anche documenti in cui si ordina di consegnare i prigionieri di guerra alle truppe di retrovia e avviarli verso l’interno del paese. Ciò valse in particolare per i tedeschi catturati […]. Si trattò di circa 175.000 fra soldati e ufficiali.

Vi furono in Jugoslavia, a guerra finita, anche molti prigionieri di guerra italiani. Si trattava di militari delle varie armi, arrestati nel maggio 1945 nel territorio della Venezia Giulia, o anche di militari, questi erano molti di più, che erano stati ancor prima prigionieri dei tedeschi. Tutti furono considerati soldati dell’esercito che fu, fino al settembre 1943, forza occupante in Jugoslavia ed erano pertanto tenuti a collaborare alla ricostruzione del paese, cui avevano causato ingenti danni. Furono peraltro liberati, con frequenza più o meno intensa e senza interruzione, per cui il loro numero continuava a cambiare. Alla fine della guerra ammontava a circa 50.000 il numero di coloro che erano stati militari dell’esercito di occupazione. Dopo alcuni mesi ne ritornarono 35.000, ma erano questi in maggioranza soldati italiani che dopo l’armistizio si erano aggregati ai partigiani jugoslavi. Dei prigionieri “veri”, i primi a ritornare furono gli ammalati ed i feriti.

In base ai dati forniti dalle autorità jugoslave alla Croce rossa internazionale, in Jugoslavia c’erano, nell’ottobre 1945, 17.000 prigionieri di guerra italiani, nel gennaio 1946 ancora 12.000, nel febbraio 1947 si erano ridotti a mille, che furono quasi tutti liberati entro il settembre dello stesso anno».  Ed ancora: «Gli arresti furono massicci tra il 2 e l’8 maggio 1945 e furono eseguiti sulla base di elenchi preparati già durante la guerra che venivano costantemente aggiornati. Chi fu trattenuto nelle carceri, e in parte anche chi fu fucilato nei giorni successivi, era stato prima interrogato nelle sedi della Difesa popolare o dell’OZNA.
Gli arrestati facenti parte di unità militari furono inviati in campi per prigionieri di guerra, fatta eccezione per quelli che vennero fucilati nei giorni immediatamente successivi all’arresto ovvero per quelli che furono sospettati di crimini di guerra e di collaborazionismo con le truppe occupanti. Questi ultimi, assieme ai civili arrestati, furono consegnati all’OZNA e trattati come prigionieri politici, con l’esclusione di quelli che furono incolpati di delitti di competenza delle corti militari».  Mancano i numeri degli arrestati, ma si sa che gli arresti furono molto maggiori a Gorizia rispetto a Trieste, e molti arrestati furono poi liberati nel giro di pochi giorni o settimane, mentre altri furono inviati in campi di raccolta nel Litorale sloveno, e da qui in Jugoslavia o uccisi. Il maggior numero di esecuzioni si pensa sia stato eseguito fra il 2 ed il 15 maggio 1945». (4).

 

 

Domobranci. Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Domobranci_(4).jpg.

 

Ma secondo gli stessi autori, moltissimi furono i nemici croati di Ante Paveliċ e gli jugoslavi collaborazionisti che furono arrestati nel territorio liberato.

«Militari e civili croati, cetnici bosniaci, montenegrini e serbi, la gran parte delle truppe collaborazioniste slovene, e parte dei domobranci sloveni (che si erano, all’ultimo momento, unificati dandosi il nome di Esercito nazionale sloveno) si arresero agli inglesi, e furono chiusi nel campo di concentramento di Viktring, vicino Klagenfurt. Quindi, il 4 maggio 1945, il comando alleato decise di non accettare la resa di collaborazionisti jugoslavi, e così 26.000 appartenenti per la gran parte alle forze armate dello Stato indipendente croato di Ante Pavelić, furono consegnati agli jugoslavi. (…). I domobranci sloveni e qualche centinaio di civili, come altri croati, serbi, montenegrini, furono rinchiusi nei campi di Šentvid e Thearje.  Alcuni furono uccisi subito, altri furono trasportati in una area carsica, furono fucilati e gettati nelle foibe (6). . Pertanto non è vero che furono giustiziati solo italiani perché erano tali, ma che vi fu una epurazione, di cui erano a conoscenza pure gli alleati, di collaborazionisti, filonazisti, filofascisti, sia italiani che di altre nazioni, e che questi ‘nemici’ furono uccisi e gettati nelle foibe carsiche o internati, indipendentemente dalla loro nazionalità. E ricordo che chi consegnò i cosacchi all’Urss, come da accordi internazionali, sapendo benissimo a cosa sarebbero andati incontro, furono gli Inglesi. Insomma spesso parliamo della seconda guerra mondiale come fosse stato un gioco, come essa avesse interessato solo italiani e sloveni che si contendevano un po’ di terreno, povero e magro, nella cosiddetta Venezia Giulia, dimenticando i contesti mondiali ed europei ed anche la shoah, che fu di proporzioni enormi, con la morte di circa 6 milioni di ebrei, (questo sì un genocidio a pieno titolo) niente a che vedere, anche se qualcuno lo vorrebbe, con i numeri dei morti complessivi a fine guerra tra i collaborazionisti dei tedeschi o ritenuti tali.  

Non a caso su ‘Internazionale il gruppo che si firma Nicoletta Bourbaki, parla, per la visione ideologica di fatti accaduti nella seconda guerra mondiale ed alla sua fine, di un “estetica dell’appiattimento” ove, a ‘livello iconografico, «fotografie sono usate in maniera indifferenziata: i profughi francesi che scappano dai nazisti diventano esuli istriani, immagini di fosse comuni naziste valgono per l’holodomor (la grande carestia ucraina del 1929-1933). Le didascalie cambiano, ma stranamente il crimine ritratto è quasi sempre fascista». (7). E così continua: «Un altro effetto è l’utilizzo sempre più frequente della parola “genocidio”. Il termine è stato coniato in ambienti ebraici durante la seconda guerra mondiale e ratificato nella Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio nel 1948 con la risoluzione 260 dell’Onu: “Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro”.

Tale definizione, come si vede, non menziona le persecuzioni politiche. Ciononostante, dato il capitale morale che deriva dall’accusa di genocidio, c’è una tendenza a usare il termine per un’ampia gamma di massacri e persecuzioni, abuso che ne ha mutato profondamente il significato e il valore di condanna eccezionale». (8).

Non da ultimo, io credo che in questi casi si possa ipotizzare, pure, visto il solito Partito proponente, un uso politico della storia, di cui furono maestri proprio il Duce e i fascisti, con la loro esaltazione spregiudicata di Roma, e confondendo, a loro uso e consumo,  la Serenissima con l’Italia. (5).  Perché se è vero che resti dei romani occupanti si trovano nella penisola jugoslava, uniti a resti di chiara influenza veneziana, risalenti a quando la Serenissima ampliò i suoi confini, è anche vero che non si può parlare di Italia, nello specifico, perché nessuno, neppure il più ignorante,  direbbe che l’impero romano fu l’impero italiano, o che sino al Bosforo giunse l’Italia e non Venezia.

Immagine a mio avviso antislovena proposta dal comune di Pistoia per il giorno del ricordo. (Da: https://www.comune.pistoia.it/news/giorno-del-ricordo-le-iniziative-pistoia).

Infine, dalla lettura analitica degli arrestati a Gorizia da me pubblicati, si nota come alcuni fra gli arrestati erano jugoslavi con cognome italianizzato, ed anche molti profughi presumibilmente erano tali, e cercavano in Italia  migliori condizioni di vita. Ed io ne ho conosciuti a Trieste, in quella Trieste che fu abbandonata da centinaia di suoi cittadini che se ne andarono in Australia in cerca di lavoro. E fu anche questo un ‘esodo’, come tanti altri nel corso del Novecento. Infatti anche molti friulani ed italiani se ne andarono dopo la prima e la seconda guerra mondiale altrove, in cerca di lavoro. Solo che non fu più emigrazione stagionale ma definitiva, di interi nuclei familiari.

E se volete proprio saperlo, io vedo questa proposta del senatore Ciriani, per altro non nuova,  come un tentativo di porre un bavaglio agli studiosi, di rinfocolare quell’ odio etnico che la legge vieta e punisce, di creare una verità di stato, per dirla pure alla Gobetti, (9) che non ci fa onore.  

Infine il modo in cui si ragiona nello specifico pare quello dell’ assunto a priori: dato per scontato che questa, che noi vogliamo sia la verità, (perché pare che sinora le destre e le associazioni ormai composte da figli e nipoti di esuli etc. abbiano di fatto cercato, negli ultimi anni, di impedire l’analisi seria dei problemi posti in essere dalla storia dei rapporti italo sloveni e slavi, e di impedire di operare a chi cercava di fare una onesta analisi storica, e se non è così correggetemi), allora essa deve diventare verità di Stato, e chi non dice quello che dice il partito del proponente deve essere punito. Ma chi ragionava così? Per esempio il fascismo. Dato aprioristicamente che il Duce era ‘la luce’ e la guida degli italiani, quasi un nuovo Dio, questo aspetto venne assunto come verità di Stato, e chi non vedeva nel Duce la propria guida finiva male, come chi diceva male di qualsiasi dittatore.  

Inoltre come non ricordare il modus operandi della chiesa e della società ai tempi di Galileo Galilei? Posto allora come assunto che la terra si trovasse al centro dell’ universo, chi osava, dati scientifici alla mano, mettere in dubbio detta verità a priori, veniva inquisito e costretto all’abiura. Stiamo tornando al medioevo?

E con questa considerazione,  termino questo mio testo, senza voler offendere  alcuno, sperando di non finire in galera, in democrazia, per non aver voluto sposare la versione di alcuni fatti storici che hanno contesti ben precisi, data da un partito di estrema destra, e rivendicando il mio diritto di ricercare ed esprimere ciò che trovo.

Per la democrazia ed in nome dell’ articolo 21 della Costituzione.

Laura Matelda Puppini

(1) Il senatore Luca Ciriani, di Fratelli d’ Italia, è nato a Pordenone il 26 gennaio 1967, è un impiegato che ha svolto anche consulenze per la regione Fvg. Attualmente risulta presidente del gruppo di Fratelli d’ Italia al Senato e membro della Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia);  Membro della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza; Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Iniziativa Centro Europea; Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. E’ stato eletto nel collegio di Udine, ed è alla sua prima legislatura.

(2) https://www.editorialedomani.it/fatti/fratelli-ditalia-vuole-equiparare-le-foibe-alla-shoah-ybsgieb5.

(3) https://ilnuovoterraglio.it/nelle-scuole-la-storia-a-fumetti-di-norma-cossetto-e-un-opuscolo-di-guido-rumici/. Anche Giacomo Scotti, nel suo “Foibe” riporta le poche informazioni che si hanno su Norma Cossetto, ritenendo altre frutto di ricostruzioni ‘immaginifiche’ perché senza dati scientifici a riprova. Vi è chi dice che tali ricostruzioni furono fatte dalla sorella di Norma, Licia anni dopo, citando però testimoni oculari in modo generico e pertanto non verificabili. (https://it.wikipedia.org/wiki/Norma_Cossetto).

(4) Zdenko Cepic, Damijan Guštin, Nevenka Troha, La Slovenia durante la seconda guerra mondiale, ifsml, 2013, si legge, alle pp. 374-375. Citazioni da me riportate anche in: http://www.nonsolocarnia.info/laura-matelda-puppini-per-la-giornata-del-ricordo/.

(5) nonsolocarnia.info/mode-storiche-resistenziali-e-non-solo-via-i-fatti-largo-alle-opinioni-preferibilmente-politicamente-connotate/.

(6). Zdenko Cepic, Damijan Guštin, Nevenka Troha, op. cit. ,p. 373.

(7) Nicoletta Bourbaki, La storia intorno alle foibe, in: Internazionale, 10 febbraio 2017.  

(8). Ivi.

(9) https://www.editorialedomani.it/fatti/fratelli-ditalia-vuole-equiparare-le-foibe-alla-shoah-ybsgieb5.

L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle inserite nell’articolo. L.M.P. 

 

 

 

 

 

 

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