Correva l’anno 2021 ed erano i primi di agosto, quando i miei occhi cadevano su di uno strano articolo, pubblicato da radio studio nord news, intitolato: “Paularo, nuova strada camionabile in arrivo in località Spusinceis”, a firma della redazione. Iniziavo a leggerlo e, con mia grande sorpresa, mi imbattevo in queste parole:

 «Grazie ai fondi stanziati dalla Regione Autonoma FVG, sarà realizzata una strada camionabile attesa da decenni. “L’iniziativa – racconta Francesco Del Linz – è nata per puro caso, quando ho conosciuto Marco Clama e gli ho fatto notare che tutto il versante del bosco di Chiaulis non era servito da nessuna strada, cosa assurda a mio avviso dato che si tratta di un comprensorio dalle vaste potenzialità. Oltre alle mie proprietà, saranno servite una cinquantina di particelle private ed è quindi un beneficio per la comunità (non solo per il sottoscritto)”.

“Grazie alle politiche della regione – spiega Clama – che mirano a strutturare ed infrastrutturare la montagna friulana nel rispetto e a salvaguardia dell’ambiente, stiamo raggiungendo risultati a dir poco eccezionali. Il coinvolgimento e il benestare di molti proprietari che mettono a disposizione i loro appezzamenti per realizzare opere strategiche, rappresenta un passo fondamentale per lo sviluppo montano e per la valorizzazione delle proprietà private.”

“Il progetto – prosegue Clama – non è fine a sé stesso: tra un paio di mesi daremo il via ai lavori per raggiungere il Bosco di Chiaulis e, contemporaneamente, raggiungeremo con una strada forestale anche il versante più a Nord, verso loc. Valsavarion. Pare quindi logico ed è quasi scontato pensare ad un collegamento tra i due assi viari che sarà sicuramente preso in considerazione per i prossimi anni; non solo, stiamo studiando anche il raggiungimento di loc. Fuarmi, meta che può essere raggiunta sia da Valsavarion che dalla strada comunale che attraversa il rio Mueia.”

“Si tratta quindi – prosegue Clama – di interventi che, oltre alla valorizzazione economica del territorio, permetteranno di crescere anche dal punto di vista turistico e sociale garantendo anelli ciclabili ed escursionistici semplici, alla portata di tutti, in quota e panoramici. Un tanto anche in virtù del fatto che con la Regione si è condiviso un nuovo modo tecnico di concepire la viabilità forestale, privilegiando pendenze più dolci, riducendo l’uso del cemento a favore delle tecniche di bioingegneria naturalistica.”

A questo punto trasecolo. Io non so chi sia Marco Clama, che mi dicono però sia quello che ha firmato il progetto per la strada da Casera Plotta al rifugio Marinelli , ma pare che lui e la Regione Friuli Venezia Giulia siano la stessa cosa, e che si va da lui, che poi saprò essere un dottore in scienze forestali e libero professionista oltre che docente, se volete una strada ve la fa fare subito.

Io per dire la verità non avrei firmato mai il pezzo di Radio Studio Nord perché qualche dubbio lo avrei avuto sulla correttezza di queste dichiarazioni, e il fatto che la regione finanzi con soldi pubblici strade in montagna perché un privato vuol tagliare il suo bosco ‘mi fa un po’ specie’, e poi quel ‘noi’ che unifica regione a Marco Clama fa un po’ rabbrividire. Pertanto sicura che Radio Studio Nord magari non abbia capito bene, chiedo lumi alla regione Fvg ed in particolare a Massimiliano Fedriga che guida la giunta, nel merito.  Perché capite che quanto è scritto e pubblicato non è di poco conto.

Non solo: lo stesso articolo è ripreso in “Partono i lavori per la nuova strada forestale nel bosco di Chiaulis a Paularo” in: https://www.friulioggi.it/carnia/paularo/nuova-strada-forestale-bosco-chiaulis-2-agosto-2021/.

 

In rosso il percorso della nuova strada per la proprietà del Del Linz, costruita, pare in grazie a Clama. (Da: https://www.friulioggi.it/carnia/paularo/nuova-strada-forestale-bosco-chiaulis-2-agosto-2021/).

Detto questo, mi chiedo con quali fondi la Regione Fvg intenda finanziare questa nuova strada e quali siano le motivazioni per una spesa pubblica non di poco conto, quando per la sanità pare non ci sia una lira, quali sarebbero le tecniche di bioingegneria naturalistica di cui parla Clama, che permettono di passare a camion pesanti che trasportano tronchi in mezzo ad un bosco; se si è tenuto conto della friabilità del terreno, chi ha firmato la valutazione di impatto ambientale per quest’opera, se coloro che sono proprietari dei boschi che verranno attraversati dalla nuova strada siano stati avvertiti, e se sono consenzienti, oltre che quanto costano alla regione i vari contratti di compravendita, essendo per stessa ammissione del Del Linz quest’opera a servizio di un privato o più, e quindi non potendosi usare ed abusare della “pubblica utilità”.

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Ma perché questa ‘fregola’ regionale di fare strade anche per l’esbosco, senza sapere magari quante ne esistono già?

Infatti la brava massaia controlla pure quanti pacchi di pasta ha in dispensa prima di comperare un nuovo pacco, guarda che quelle piccole larve dette ‘farfalle della farina’ non abbiano intaccato il cibo, e tiene pulito l’armadio. Insomma attua nel suo territorio, prima di fare qualcosa di nuovo, una politica di controllo e manutenzione.

Non si sa invece cosa faccia la Regione Fvg, se abbia una mappa della viabilità montana aggiornata, se abbia mandato qualcuno a vedere lo stato di strade montane e sentieri, prima che non succeda ad una comunità intera di vedersi tagliata quasi fuori per un mese dal mondo come accaduto a quella di Collina di Forni Avoltri quest’ inverno. (https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2020/12/fvg-forni-avoltri-frazioni-isolate-collina-collinetta-sigilletto-frassinetto-f46149f9-8bf8-4e58-a09b-f87789cb8d9a.html). Bloccata il 5 dicembre 2020, la strada è stata riaperta un mese dopo a senso unico alternato con semaforo. «Da allora i cantieri sono fermi per diverse ed esposte ragioni». (https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/07/07/news/un-ordine-del-giorno-per-mettere-in-sicurezza-la-strada-del-fulin-1.40473775). E mi ricordo di aver pensato quale calvario avessero dovuto vivere gli amici di Collina, conosciuti ai tempi dell’incontro sul maestro Caneva promosso da Confcooperative. E invece di occuparsi di strade per la malga Collina grande, credo che sarebbe più importante che la regione si occupasse di mettere in sicurezza la normale viabilità fra Forni Avoltri e Collina.

Ora pare che alla Regione, anche secondo quanto riportato sui due articoli sopraccitati, sia venuta l’idea di strutturare ed infrastrutturare la montagna, senza limiti, quasi non ci avesse pensato nessuno prima, senza studi che dicasi tali, senza vagliare la reale necessità della spesa e per chi serva, se non per dare lavoro a qualche ditta edile. Inoltre talvolta pare che si appalti il lavoro, così non si potrà più facilmente bloccarlo, prima di aver studiato la reale utilità di una nuova strada, che potrebbe solo far comodo ad un gestore di rifugio o a qualche motociclista, come nel caso del Marinelli.

Inoltre appare invero almeno discutibile l’articolo “Nuova strada verso il Marinelli la Regione conferma: si farà”, dove, ai puntuali rilievi di Massimo Moretuzzo, l’assessore Zannier ha risposto sui costi ed altro, ma precisando che si farà comunque. A questo punto uno si chiede cosa stia a fare il consiglio regionale, tanto pare faccia tutto l’assessore di turno, e che la Regione sia un ente che impone ai cittadini e dispone del loro territorio seguendo proprie visioni del mondo e degli affari, per aiutare un gestore di malga o di un rifugio. Ma spero di sbagliarmi e se erro correggetemi.

E vi garantisco che io talvolta non capisco quale sia la politica regionale per la montagna, perché se le strade servono, non servono dovunque, ed abbiamo già piste forestali. Inoltre porre ulteriore asfalto togliendo alberi per fare strade in quest’ epoca di cambiamenti climatici, mi pare assurdo. E per tagliare piante e trasportare tronchi vi sono ditte, credo anche ora, che intervengono per via aerea, dopo accordo con vari proprietari. E di questo sono certa, perché così hanno tagliato un bosco di mia madre a Sauris ed uno di mio marito a Rigolato. Inoltre io credo che una progettazione globale per la montagna, che preveda pure eventuali strade forestali e come realizzarle, solo se necessarie per la comunità di Carnia non per singoli, debba passare attraverso il consiglio regionale ed una attenta valutazione dell’impatto ambientale.

Ed ha ragione Massimiliano Pozzo quando precisa che la regione deve cercare, in primo luogo, «di risolvere i problemi strutturali della nostra regione: calo demografico costante, emigrazione giovanile fra le più alte d’Italia, economia a rilento senza grossi benefici per l’occupazione, vocazione della regione che non si delinea».  (Massimiliano Pozzo, Alla politica regionale serve un risveglio, in Messaggero Veneto 20 luglio 2021). Ma non credo che sfregiando il territorio montano con nuove strade forestali, che si sommano alle già esistenti, si possano risolvere questi problemi che sono come una cancrena per la nostra terra.

Tronchi tagliati in zona Ligosullo Valdaier. 2017. Foto di Laura Matelda Puppini.

Io credo però che questa strada mania, questo voler asfaltare il futuro per produrre forse due formaggi in più in una malga in una stagione, per portare sulle vette sicuramente moto con o senza targa, per far andare su tutti ossessivamente con bici elettriche, che pesano, che sono pericolose in discesa, che contemplano un buon fisico, (cfr. https://www.visittrentino.info/it/articoli/outdoor-estate/e-mtb-istruzioni-per-l-uso), abbia anche a che fare con lo sfruttamento del bosco quando ora, (ma dico ora, non so se domani) il legno porta ad enormi profitti.
Allora via a far subito strade, per tagliare non due abeti, come in Austria, perché qui il peccio è distrutto dal bostrico, ma aghifoglie e latifoglie non si sa di quale valore, o che portano, come sul Marinelli dove non c’è bosco alcuno.

Ma andiamo per ordine. Il 20 luglio 2021 compariva sul Messaggero Veneto un interessantissimo articolo di Stefano Vietina intitolato “Prezzi alle stelle per il legname. Strategia di filiera per evitare le scosse”. Sottotitolo: “Tagliare di più e coordinarsi per trattenere in loco il valore”. In esso si leggono le dichiarazioni di Imerio Pellizzari, titolare della ditta Coradai, che si dedica a lavori boschivi, manutenzione stradale, produzione di cippato e sfalcio.  Egli non solo si augura un coordinamento anche in Friuli Venezia Giulia delle ditte che operano nel bosco ma dice pure che, dopo il covid, vi è stato un aumento dei prezzi di tutte le materie prime. Inoltre prima la Cina poi gli Usa hanno fatto incetta di legname sul mercato e così il legno scarseggia e costa il doppio rispetto a inizio 2021. Ed a questa situazione ha contribuito anche il 110% su lavori per migliorare la classe energetica delle abitazioni. E secondo Andrea D’Ambros, i preventivi ora valgono solo una settimana. Inoltre mancano pannelli lamellari e pannelli edili a scaglie pressate, il cui prezzo è aumentato dell’80%.  (Stefano Vietina, Prezzi alle stelle, op. cit.). E se il tronco schiantato di Vaia si pagava tre mesi fa 60 euro, ora si paga 90. (Stefano Vietina, Ecodolomiti punta su biomasse ed energie rinnovabili, in Messaggero Veneto 20 luglio 2021). Pellizzari, che però opera in Trentino, dice che si deve puntare alla filiera corta, per non dover portare i tronchi in Austria per poi farli ritornare sotto forma di tavole in Italia. E fin qui il ragionamento non fa una piega, peccato che noi abbiamo cancellato ogni segheria possibile ed immaginabile, o quasi, dal nostro territorio. E si potrebbe realizzare in loco cippato, e che l’industria di trasformazione debba restare vicino a quella di produzione, non è una novità per me, che sostengo tale idea da anni.

Invece preoccupa che si voglia subito tagliare il 60% del bosco, come Pellizzari dice si fa in Austria, ma dove non è noto. Perché se si creano piantagioni di pecci per il taglio e poi si tagliano al 60% è un discorso, se si taglia bosco misto è un altro, e diventa anche una questione di vitalità dell’intero sottobosco. Ed il Trentino, dove si taglia di più in Italia, si raggiunge il 30%, non il 60. E questo ragionamento non tiene conto dei tempi per far ricrescere il bosco, che dipendono anche dalla sua tipologia, ma solo, pare, del guadagno immediato. (Stefano Vietina, Ecodolomiti, op. cit.). Ma si sa che la domanda di una materia prima può variare sul mercato che ormai è mondiale.

 

Particolare di moderna segheria “dm diemme legno” in località Dobje. Val Canale. San Leopoldo/Laglesie/Leopoldskirchen/Villa Ecclesiae/Dipalja Ves. Foto di Laura Matelda Puppini. 2017.

Ed ecco allora cosa pensa Rinaldo Comino, che però non è un industriale del legno ma il direttore del servizio forestale della Regione Friuli Venezia Giulia: «In Italia – seppure con buone eccezioni […] mancano infrastrutture viarie adeguate per accedere in sicurezza, e a costi ragionevoli, ai boschi da diradare o rinnovare. E sono poi poche le reti di impresa fra le imprese forestali […]. (…).» Inoltre a suo avviso, come per Pellizzari, si dovrebbe stabilizzare il prezzo del legname, come non si sa, dato che noi della montagna friulana non possiamo fare filiera con la Cina o gli Usa.  Non da ultimo noi non siamo l’Italia, e se in Sardegna, per esempio, possono mancare strade forestali, la regione ci deve dimostrare, dati alla mano, che mancano anche in Fvg. Inoltre queste dichiarazioni del dott. Comino fanno a me un po’ paura, perché si ‘sponsorizza’ la creazione di nuove strade forestali, par di capire, per far passare grandi camion così il costo del trasporto dei tronchi si abbassa. Ed egli parla di boschi da diradare e non da tagliare normalmente, e da rinnovare. Per fare questo Comino ipotizza “contratti di concessione pluriennali” per le ditte, ma forse li stipulerà con loro solo Emil Eberhard, che possiede ettari ed ettari di bosco in Cadore ed in Carnia, e che forse ha già tagliato molto. (Le dichiarazioni di Rinaldo Comino sono riprese dall’articolo: Stefano Vietina, Prezzi alle stelle, op. cit. Su Eberhard cfr. http://www.nonsolocarnia.info/l-m-puppini-marco-lepre-eberhard-il-padrone-di-ettari-ed-ettari-di-bosco-carnico-e-limpianto-della-vinadia/).

E così dopo un lungo ragionamento ritorniamo alla mania attuale della regione di costruire strade forestali montane ampie, senza sapere neppure quelle che ha già, pare, per le ditte, per pochi, forse per far spender meno, in buona fede per carità e desiderando un ritorno locale, lasciando però e magari quelli di Collina con il semaforo per mesi, se dovesse nuovamente franare la strada. E non è l’unica strada che è franata questo inverno. Non ci resta che attendere il prossimo?

Senza voler offendere alcuno, ma solo per riportare quanto ho compreso, in attesa di precisazioni e commenti, anche che contestino la mia chiave di lettura dei fatti, questo ho scritto e firmo. E se erro correggetemi.

Laura Matelda Puppini

 

 

 

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