Mi giunge spesso “RSalute”, l’inserto di La Repubblica sulla salute, che leggo con interesse. Ieri, mentre guardavo il numero del 25 luglio 2017, l’occhio è caduto su di un articolo di Daniela Minerva, che descrive l’ultimo orrore del ssn e mi ha invero angosciato. «Guarda cosa hanno pensato questi geni della political sanità aziendalistica» – ho pensato fra me e me, inorridendo. La politica non può esercitare la professione medica ma ora lo fa di fatto con i suoi balzelli che sono tali che si dovrebbero mandare tutti coloro che li hanno decisi davanti al tribunale di Strasburgo.
L’articolo in questione si intitola: “L’Ultima spiaggia: il dottore con il cronometro”, ed è leggibile su: RSalute. La Repubblica 25 luglio 2017, ed online su: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/07/25/lultima-spiaggia-il-dottore-col-cronometro20.html?ref=search. Il testo sintetizza l’ultima trovata dalla sanità italiana in mano ai political burocrati- segretari-, che azzerano professioni e si ergono con i protocolli diagnostico- curativi a padroni della vita di ciascuno di noi, mentre loro ed i loro cari possono permettersi, con quello che guadagnano, lussuose cliniche private, e ci mostra fino a che punto di abisso è giunto il ssn, ormai di fatto cancellato e come non si possa più parlare neppure di professione medica ma di medici – operai nel nuovo taylorismo sanitario, (Per il taylorismo cfr. Laura Matelda Puppini, Da cittadini a sotàns? Fra Renzi, Poletti, il taylorismo, e la schiavitù, per ora di stranieri, in: www.nonsolocarnia.info, 29 novembre 2015), ed al diavolo i sani stili di vita, (se si è ammalati che sani stili di vita puoi permetterti?), le cure, e tante belle parole! E poi si andrà a finire alla paga del medico a numero di prestazioni, come i pazienti fossero dei pezzi di una catena di montaggio e tutti uguali? Con questa ultima nuova vi è un’unica possibilità: andare in privato e da uno bravo. Ma voglio permettere anche a voi, lettori, di capire che sta succedendo, ponendo qui l’articolo, con la speranza che Daniela Minerva non me ne voglia, ma non so come contattarla per chiederle il permesso di riproduzione.

«Daniela Minerva L’ultima spiaggia: il dottore col cronometro

LI CHIAMANO “TEMPARI”. Sono l’ultima trovata dei burosanitari per vessare medici e pazienti, nel nome del sacro budget. In sintesi: alcune regioni (Lazio e Lombardia, ma a breve arriverà anche la Sardegna e immaginiamo molte altre ancora) hanno messo nero su bianco il tempo che deve essere impiegato per un gran numero di prestazioni sanitarie. Una visita specialistica (neurologica, oncologica, ginecologica…) non può durare più di 20 minuti, nei quali il medico deve salutare il paziente, chiedere la ragione della visita e farsi raccontare dal malato storia clinica, sintomi e paure, visionare i test diagnostici, pensarci su e proporre una terapia; va da sé condividendola col paziente che deve capire bene tutto, esprimere i suoi dubbi, essere accompagnato dal dottore a decidere se una certa cura, i suoi effetti collaterali e il suo potenziale terapeutico sono giusti per lui, ovviamente esponendo nel dettaglio le diverse opzioni: sennò che fine fa l’umanizzazione delle cure? E poi deve trascrivere il tutto nella cartella clinica al computer. Alzi la mano chi non si sente preso in giro? Perché è ovvio che in 20 minuti tutto questo non si può fare. Che se un’ecografia deve chiudersi in 20 minuti, come ha fatto notare la presidentessa della federazione dei medici, Fnomceo, il ginecologo non potrà “attardarsi” a verificare se un feto è sano, ad esempio. Anche una mammografia deve chiudersi in 20 minuti, poi se c’è un tumore nascosto che in tutta fretta non si può vedere, pazienza: il cancro crescerà e la povera donna ne pagherà le spese. Mentre i burosanitari chiuderanno i bilanci in attivo. Una gastroscopia si fa in mezz’ora, con una concessione di 5 minuti se occorre una “biopsia di una o più sedi di esofago, stomaco o duodeno”. L’obiettivo di questa catena di montaggio è il taglio delle liste d’attesa. Insomma, per poter vedere tutti in tempi non biblici la trovata è quella di non soddisfare nessuno. È l’ultima spiaggia di un sistema che non riesce a fare quello che tutti gli esperti dicono si dovrebbe fare: evitare le prestazioni inappropriate (che sono la stragrande maggioranza), far lavorare gli strumenti H24, creare una rete specialisti-territorio che prenda sul serio in carico il malato e non lo lasci mai solo. E tenere i medici in ospedale a lavorare invece che farli scappare in clinica o nei reparti dell’ospedale stesso dove svolgono la cosiddetta attività libero-professionale.»

Daniela Minerva

Come non essere d’accordo con le osservazioni dell’autrice del pezzo e di Fnomoceo? E poi se un medico sbaglia, è causa sua o delle condizioni di lavoro? Perché un medico non è un operaio e non può lavorare nelle condizioni disumane in cui talvolta lavora il “Cipputi” di turno. E sui danni del taylorismo esiste più di un volume, ma la politica fa orecchie da mercante. E non chiamatemi, populista!!!!

Laura Matelda Puppini

L’immagine he correda l’articolo e utilizzata solo per questo, è tratta dal film “Tempi moderni” interpretato dal grandissimo Charlot, e si trova in : http://www.italialavoro.it/wps/wcm/connect/italialavoro/portaleil/root/magazine/recensioni/ct_charlot. Essa è stata da me scelta per mostrare la nuova idea dell’ esercitante la professione medica che hanno i politici italiani, tutti dediti a salvar banche. Laura Matelda Puppini

https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/08/cipputi-charlot.jpg?fit=489%2C310https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/08/cipputi-charlot.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniECONOMIA, SERVIZI, SANITÀMi giunge spesso “RSalute”, l’inserto di La Repubblica sulla salute, che leggo con interesse. Ieri, mentre guardavo il numero del 25 luglio 2017, l’occhio è caduto su di un articolo di Daniela Minerva, che descrive l'ultimo orrore del ssn e mi ha invero angosciato. «Guarda cosa hanno pensato questi...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI