C’è un arcangelo che mi turba un po’ per la spada che porta in mano pronta ad uccidere il drago, ed è San Michele arcangelo, invitto e presente nelle tre grandi religioni monoteiste (1) e colui che sostituisce Mitra nella grotta, comportandosi diversamente con il toro, e salvandolo invece che ucciderlo. (2).
Ma io non voglio qui attardarmi sul santo alla cui festa, il 29 settembre, tutti i debiti dovevano venire pagati ed importantissimo nel calendario liturgico e non solo di un tempo, ma introdurre la triste storia e la fine quasi annunciata dell’ospedale dedicato a San Michele presente a Gemona del Friuli, che, prima del 1976, si trovava in centro, nei pressi del Duomo, e che era presumibilmente collegato anche alla cappella di San Michele, eretta nel 1447, che prima si trovava entro le mura e poi fu demolita tra il 1884 ed il 1885, ed infine ricostruita all’esterno. (3).
Ma seguiamo più da vicino la storia del nosocomio che era stato eretto per servire la comunità della cittadina friulana e quindi, in tempi ben più recenti, in unione con il Sant’ Antonio di Tolmezzo, tutto l’Alto Friuli, in sintesi la Carnia, il Canal del Ferro, la Valcanale, sino al Tarcentino, dando pure lavoro a molte persone ivi residenti.

Il bastone di Esculapio, simbolo della professione medica. (Da: https://www.ordinemedicilatina.it/il-bastone-di-esculapio-simbolo-della-professione/).

L’ospedale Santo Spirito di Ospedaletto e il San Michele di Gemona.

Il primo ospedale del Gemonese fu forse quello di Santo Spirito in Ospedaletto, fondato agli inizi del 1200 che, «durante la sua esistenza, fu il centro spirituale, politico ed economico attorno al quale gravitò la comunità. Affiliato all’omonimo istituto romano dell’ordine degli Ospedalieri di Santo Spirito, al suo massimo splendore, vantava possedimenti in molte zone del territorio gemonese, in Carnia, lungo la Val Canale-Canale del Ferro ed importanti rendite in Carinzia». (4). La prima testimonianza certa della sua esistenza si trova in un atto di del 1213. All’epoca veniva citato come “Hospitale Beate Sante Marie vie stricte de Canale de Carantana”. (5), e, sin dal 1285, la sua importanza era tale che il villaggio dove sorgeva venne chiamato ‘Villa Hospitalis’. «La sua crescente potenza causò inevitabilmente una certa frizione con il Comune di Gemona, con il quale non mancarono episodi di aperto contrasto per varie ragioni. Dopo oltre cinque secoli di storia l’ospedale venne abolito dal doge di Venezia nel 1785» (6). Rimase invece l’ospedale entro le mura di Gemona, dedicato a San Michele.

L’Ospedale San Michele di Gemona nacque nel 1259 grazie a un lascito di un nobile locale Rodolone, a cui oggi è intitolato il piazzale antistante il nosocomio, ed era collocato di lato al Duomo nel Centro Storico della Città. (7). Esso servì per secoli la cittadina, e San Michele non ebbe motivo di preoccuparsi, forse decidendo, pure, di abbassare la spada sguainata.
Purtroppo però il terribile terremoto del 6 maggio 1976, che fece 1000 morti in Friuli, di cui la maggior parte a Gemona, ed un numero indicibile di feriti, cancellando paesi interi, Gemona compresa, lesionò il nosocomio antico, di cui, però, fu recuperata una parte che è diventata di proprietà dell’Ater Alto Friuli, che ne ha ricavato diversi alloggi popolari». (8).
Nel 1976 era pure in costruzione, nel sito dell’attuale Ospedale, una grande struttura ospedaliera, a carattere provinciale a 9 piani con 300 posti/letto, che doveva essere di riferimento per tutto l’Alto Friuli, che però, vista anche la sua altezza, fu dannneggiata irrimediabilmente e venne demolita negli anni successivi. (9).

Immagine della demolizione del nuovo ospedale di Gemona, che doveva servire l’intero Alto Friuli, dopo il terremoto del 1976. (Da: ‘Purtroppo si deve demolire oltre il terremoto, Giorno per giorno sulle prime pagine del Messaggero Veneto, 12 aprile 2021).

Nel frattempo, «una struttura provvisoria trovò sede in una scuola nel Centro Studi e in alcune baracche e parte del personale fu staccato in altri ospedali della zona. (10). Ed in detta struttura iniziò la possibilità, innovativa, data alle donne incinte e che non esisteva in Friuli e neppure al Burlo di Trieste a fine anni ’70 ed inizio anni ’80, di partorire con la presenza del padre del bimbo e con la musica, il che contribuì ad attrarre coppie da tutto il circondario e non solo. (11).

La provvisorietà del nosocomio ebbe termine nel 1985 con la ricostruzione dell’attuale San Michele, dopo una lotta dei cittadini per riaverlo, in quanto, secondo Claudio Polano, detta ricostruzione fu «subdolamente osteggiata da potentati politici carnici, sandanielesi e udinesi di diverso colore, che cedettero solo quando la popolazione scese in piazza, portata da un Comitato che era sorto nell’immediato post – terremoto». (12). Ed ancora una volta San Michele, con la sua spada, vinse ‘una guerra’.

L’attuale ospedale di Gemona. (Da: https://www.friulioggi.it/gemona-del-friuli/ospedale-gemona-preoccupazione-futuro-fratelli-italia-5-novembre-2020/).

Polano sottolinea però che il nuovo ospedale non fu eretto con fondi della ricostruzione, ma bensì con quelli dati da una legge ordinaria di bilancio statale, e che la sua costruzione, richiesta “a furore di popolo”, durò alcuni anni e terminò, appunto, nel 1985 consegnando a Gemona, che dopo il 1976 si trova nella fascia, contraddistinta dal colore viola, di maggior rischio sismico, un ospedale antisismico di primo grado, in condizione di resistere e continuare ad essere operativo in presenza di sismi del nono Mercalli, come dichiararono gli ingegneri che lo progettarono. (13).
«Esso è formato – continua Polano – da un edificio modulare, di circa 5000 mq, implementabile alla bisogna, collocato in una zona pianeggiante, facilmente raggiungibile dalla terra e dal cielo, dotato di vasto parcheggio e a servizio di circa 40000 abitanti del Gemonese, Canal del Ferro/Valcanale e di parte del Tarcentino». (14).

«Ma i guai cominciano – sempre secondo Polano – subito, in particolare con Tolmezzo, capitale della Carnia, che forte dei suoi appoggi politici, operò continuamente per sottrarre servizi e funzioni a Gemona». (15).  In effetti anche a Tolmezzo si ebbe sentore di questa ‘guerra’, che i sostenitori del nosocomio carnico facevano a quello del Gemonese, che si configurava, a mio avviso, come una guerra tra poveri che ben poco interessava all’utenza, mentre la posizione corretta sarebbe stata quella dell’integrazione fra i due nosocomi.
E questa ‘guerra’ è continuata negli anni sotto forma di  una sottrazione da parte di Tolmezzo di servizi ai gemonesi, come una ambulanza che doveva essere per il pronto soccorso gemonese finita al nosocomio carnico, o la tac, che sostituiva quella donata al San Michele dalla Banca Popolare di Gemona, finita non si sa perché a Tolmezzo. (16). Ma anche a me, una volta che mi sono recata a fare un esame prescritto a Gemona nel 2005, è stato detto da un medico che, come molti ormai, lavorava sia in una struttura ospedaliera che nell’altra, palesemente di recarmi a Tolmezzo. (17).

Iniziò così quella “politica del carciofo” verso l’ospedale di Gemona, a cui si toglieva una foglia dopo l’altra fino a giungere al cuore, e fu paragone molto azzeccato che ebbe come autore il sindaco gemonese Virgilio Disetti. (18). Ma a me pare, francamente, che neppure Tolmezzo e la Carnia abbiano avuto poi molto, solo che Gemona e Tolmezzo, neppure quando il personale che lavorava in ass3 iniziò ad operare in ambedue i nosocomi, invece di unirsi per lottare insieme per una sanità territoriale, continuarono a coltivare, con maggiore o minore successo, il loro orticello. Gemona però muoveva la popolazione, Tolmezzo sperava solo nella politica. Ma in questo modo si è fatto solo il gioco dei potenti, perché il motto “Divide et impera” è noto.
E purtroppo San Michele, l’invitto, che è il protettore del nosocomio gemonese da secoli, non comprese i nuovi metodi di lotta di chi lo voleva distruggere, perché era abituato solo allo scontro frontale ed a colpire il drago con un colpo solo, essendo rimasto all’antica. Ma la gente di Gemona era più moderna dell’Arcangelo e capì, comprese ciò che stava accadendo.

Guido Reni. San Michele si accinge a colpire Satana. (Da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:GuidoReni_MichaelDefeatsSatan.jpg).

Sull’ ospedale San Michele, nel 1995, 10 anni dopo la sua inaugurazione, si abbatteva, come su altri, la scure della legge Fasola.  

E giungiamo al 1995, quando, dopo forse una serie di scaramucce, la riforma sanitaria contenuta nella Legge Regionale  27 febbraio 1995, n. 13 “Revisione della rete ospedaliera regionale”, meglio conosciuta come legge Fasola, dal nome dell’Assessore leghista alla Sanità di allora, sferrò un duro colpo all’ ospedale gemonese come del resto ad altri, in particolare a quelli di Cividale del Friuli, Maniago, Sacile e Spilimbergo. Essi dovevano venir trasformati e riconvertiti in modo da poter erogare «prestazioni diverse dal ricovero per acuti, con contestuale attivazione delle nuove funzioni delle strutture stesse e con potenziamento dei servizi territoriali» (19).  E, fino alla suddetta attribuzione, fermo restando quanto previsto dall’art. 3, comma 1 lettera c), in tale presidio ospedaliero dovevano venir assicurate «le funzioni di pronto soccorso area dell’emergenza e le degenze di medicina generale e di chirurgia» (20), oltre che venir attivate, nel San Michele, «le funzioni di residenza sanitaria assistenziale e poliambulatoriali specialistiche e diagnostiche». (21).

Ma anche l’ospedale di Cividale, che allora aveva 250 posti letto ed era, come quello gemonese, un ospedale completo, finiva nell’occhio del ciclone della legge leghista, e Claudia Chiabai, interessata alla sopravvivenza di quest’ ultimo nosocomio, precisa, in un suo articolo, che lei c’era, in consiglio regionale, quando si discusse la legge di riforma sanitaria che porta il nome di Gianpiero Fasola medico.
«Sì io c’ero – scrive – quando in consiglio regionale si discuteva della Riforma. Andavamo, con la mia Panda sgangherata, io e la mitica Isolina di Tarcetta, ad assistere al dibattito durante il quale l’assessore Fasola (Lega) e i Consiglieri Giorgio Mattassi (D.S.) e Roberto Molinaro (P.P.I.) cercavano di convincerci che il ridimensionamento dell’ospedale fosse la scelta migliore per la nostra comunità» (22), e scrive che c’era quando il consigliere regionale e Segretario della Lega Beppino Zoppolato, «al culmine del dibattito in un clima infuocato, «non trovò nulla di meglio da fare che lanciare in aula una fialetta puzzolente, in spregio ai molti cittadini che assistevano al dibattito» (23), e riporto questo dalla Chiabai per far capire il clima in cui, allora, si discusse di temi così importanti.

Dopo l’approvazione della legge regionale, i primi a saltare a Gemona furono il Punto Nascita ed il reparto di Ostetricia/Ginecologia, che erano stati il suo fiore all’occhiello nel post terremoto. A questa botta, Gemona rispose creando il Gruppo “Cicogna “, a maggioranza femminile, se ben ricordo, e l’Amministrazione comunale gemonese portò avanti una durissima battaglia di opposizione contro questo scippo. (24).
«Ma l’Amministrazione regionale dell’epoca a guida leghista (Presidente Guerra), con Popolari e Sinistra ebbe la meglio» secondo Polano – e, negli anni a seguire, continuarono «da parte di Tolmezzo le sottrazioni di funzioni e servizi, contestate dal Comitato popolare» creatosi. (25).
E non sono mancate negli anni, da parte dei Gemonesi, anche forme divertenti di protesta come quando misero con dei fili una serie di reggiseni dentro e fuori l’ospedale. E forse in quel momento l’arcangelo, avrà girato un po’ gli occhi discostandoli da quella forma di contestazione, che però giocava a suo favore. (26).

La protesta dei reggiseni. (Da https://www.udinetoday.it/cronaca/ospedale-gemona-protesta-reggiseni-mammografia.html 3 febbraio 2015).

Intanto, per capire come stavano le cose per il povero ospedale di Gemona, dopo un po’ di anni come in ogni struttura prefabbricata a tetto piatto dei dintorni, incominciò a piovere dentro, e l’acqua, ad ogni temporale o pioggia continua, riempiva di pozze il pavimento, in particolare, dai miei ricordi, nella zona prelievi per analisi ma non solo, con le infermiere ed oss che correvano a porre teli e lenzuola per terra per tentare di asciugare quel che potevano: ma nessuno, un anno dopo l’altro, fece nulla, nessuno pensava ad aggiustare il tetto, fino a tempi recentissimi.

Altra caratteristica del San Michele era quella che, ad ogni nuova dirigenza dell’ass3, cambiava la disposizione di ambulatori e servizi, per i più svariati ed ignoti motivi, tanto che pareva soggetto continuamente a riorganizzazioni logistiche interne, con gran confusione per l’utenza, ma anche per i medici ed il personale. E, volendo la politica trasformarlo nella sede del Policlinico Universitario udinese, ipotesi poi scartata con la creazione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Udine, giunse ad ospitare, pure, dermatologia e neurologia di Udine, poi rientrate a casa loro, ed anche urologia per un breve periodo.

Divertente quasi esilarante se non fosse apparsa  paradossale, risultava poi, l’ultima riorganizzazione del servizio di urologia, dal 2017 o giù di lì, quando, per rimettere a posto la sala operatoria maggiore e la sala operatoria minore,  quella detta della cistoscopia e la zona per svestirsi, con l’ipotesi, pure, di dividere gli spogliatoi in maschili e femminili, almeno così mi  è stato detto, andò a finire, presumibilmente perché non vi era altra soluzione,  che i pazienti di urologia dovettero seguire un percorso per lo meno discutibile per accedere alla sala dove doveva avvenire la prestazione.
Finale della storia anche di questi disagi che avrebbero dovuto durare pochissimo ed invece perdurarono? Il servizio di urologia è sparito ed è stato accentrato a Tolmezzo. Ed i lavori per le sale operatorie? Mistero, ma forse le hanno modernizzate, con quale spesa non si sa. Per che farne, se poi al San Michele non pare prevista attività chirurgica?
E intanto San Michele si dissanguava lentamente, senza che alcuno volesse porre rimedio, mentre il suo ‘esercito popolare’ continuava a combattere. La burocrazia e politica italiana e regionale di tagli su tagli e disorganizzazione avanzante non erano a lui note come nemico, e quindi sarebbe finito forse per soccombere.

Gemonesi e politici incatenati a sostegno dell’ospedale di Gemona. Fra di loro: Urbani, allora sindaco; il presidente della Provincia Pietro Fontanini; il sindaco di Latisana Salvatore Benigno; i consiglieri Roberto Novelli (Fi), Barbara Zilli (Ln), Roberto Revelant (Ar), i sindaci Roberto Sabbadini (Torreano di Cividale), Sergio Chinese (Resia) e Claudio Sandruvi (Montenars)”, di cui alcuni poi spariti da questo tipo di lotte. (Da: https://friulisera.it/preoccupazione-per-le-sorti-dell-ormai-ex-ospedale-di-gemona-gli-incatenati-di-ieri-oggi-al-governo-regionale-hanno-solo-perso-tempo/).

La trasformazione del San Michele, salvabile con il decreto Balduzzi, da ospedale a generico ‘presidio ospedaliero’, termine coniato di fresco.

Con la riforma sanitaria votata dal consiglio regionale FVG nell’ottobre 2014 essendo presidente della giunta Regionale Deborah Serracchiani, quattro ospedali, quelli individuati dalla legge Fasola, che, sino a quell’anno, avevano servito egregiamente la popolazione dei comuni di riferimento e non solo, in un sistema sanità Fvg che si reggeva su di un equilibro consolidato anche se sempre in bilico: Sacile, Maniago, Gemona e Cividale venivano trasformati in presidi ospedalieri (27) ed il mio impegno per una sanità al servizio del cittadino prendeva corpo prima come ospite sul blog pordenonese www.casadelpopolo.org/, poi sul mio www.nonsolocarnia.info, creato nel 2015, su cui riportavo pure gli articoli già pubblicati sulla sanità in precedenza. (28). Era allora assessore alla salute la mai eletta dal popolo e potentissima Maria Sandra Telesca, che iniziava la tecnica di non ricevere e sentire alcun gruppo di cittadini ed alcuno, ma di continuare a fare seguendo la propria logica, coadiuvata dal dirigente Adriano Marcolongo venuto da altra regione, apparendo però, un giorno sì e l’altro anche, sul Messaggero Veneto o sui mezzi di informazione a parlare, a dire, ad assicurare, quando l’inizio dello sfacelo era sotto gli occhi di tutti. Però molti medici e politici, abbagliati a mio avviso, inizialmente credettero che la politica di centralizzazione e tagli potesse funzionare, per poi capire che non era così.

Ed iniziava, per la montagna, quella che io ho chiamato la sanità “on the road”, foriera di fatica, difficoltà, rischi e spese accessorie per i cittadini, e la ‘cinesizzazione’ dei servizi sanitari aziendalizzati. (29). Allora il motto era: Meno ospedale più territorio, con il risultato che non si ebbe né l’uno né l’altro, se non a spizzichi. Ed è inutile che ora si dica che non si trovano medici di base, perché l’Anaao Assomed aveva evidenziato questo problema da tempo, mentre la tanto decantata sinergia tra territorio ed ospedale territoriale, se prima c’era, ora si è dileguata di fatto. E non tutto dipende dal covid.

Vignetta di Vauro. Da: http://vauro.globalist.it/Detail_News_Display?ID=8110, è datata 8.12.2011, ed è intitolata “Evitare la catastrofe. Servizio pubblico”.

Diventando Presidi per la Salute, i 4 ospedali, tra cui il San Michele di Gemona, che ancora oggi sono sulla breccia per le proteste dei cittadini, cessavano la loro originale funzione per acuti, ed i loro Pronto Soccorso diventavano Punti di Primo Intervento solo per codici bianchi e verdi, mentre i loro reparti di medicina, passo dopo passo, sparivano venendo trasformati. E tutto questo, nel 2014/2016, accadeva senza che la Regione avesse fatto una analisi delle problematiche per l’utenza, una mappatura dell’esistente, un progetto ed una proiezione, ed agendo, come anche poi, sull’onda dell’improvvisazione e dell’‘arrangiatevi’, anche se non previsto, per i cittadini.

Inoltre veniva riorganizzata l’ass3, che si trasformava in Aas3, con l’accorpamento della Carnia e del Gemonese con il Sandanielese ed il Codroipese in un’unica azienda, che dava il via ad uno spostamento/carosello continuo di personale, che però non aumentava a fronte dell’aumento dell’utenza. Gemona del Friuli aveva già perso prima il suo laboratorio analisi, funzionale all’ospedale, ora lo perdeva anche Tolmezzo, mentre dalle sue pagine il Messaggero Veneto, che si configura spesso come “la voce dell’ospedale di Udine e dei vertici regionali in sanità”, sosteneva i vantaggi di questo accorpamento, appoggiato anche da Francesco Brollo, magnificandone le sorti, e Paolo Agostinis, medico internista ospedaliero, rischiava sanzioni e doveva essere sostenuto con una raccolta firme per aver ritenuto che non fosse proprio una opzione assennata. (30). E con questa scelta ben poco lungimirante per i cittadini, il lavoro per il laboratorio analisi di Udine aumentava, sino all’attuale ‘intasamento’, con code di ore per un prelievo (31); e si iniziava a sperimentare i limiti dell’uso protratto del computer e del sistema accentrato 112, fra un black out e l’altro, fra un ritardo ed un altro, mentre il sistema emergenza urgenza entrava in crisi.  (32).

Immagine per Black out qui da me posta intendendo la mancanza di luce in sanità in più modi e pure a simbolizzare lo smarrimento dei cittadini davanti a tagli su tagli e ‘riorganizzazioni’. (Immagine da: https://www.quotidianopiemontese.it/2020/01/05/blackout-nellarea-a-sud-del-quartiere-borgo-vittoria-a-torino-guasto-a-un-cavo-di-una-centralina/).

Invano nel 2015, Pietro De Antoni, medico urologo operativo al San Michele cercava, con un’intervista rilasciata al Messaggero Veneto, di salvare le sorti dell’ospedale gemonese, specificando che bisognava mantenere i posti in medicina (perché, per inciso, Tolmezzo da sola non ce l’avrebbe mai fatta, come poi accadde, ed Udine era stracolma), essendo regolarmente occupati al 90%, e lavorava ivi «un gruppo di medici giovani, preparati, impegnati» ma pur a fronte di queste evidenze, qui «si vuole disfare tutto». (33). Non solo: La chirurgia era ormai svolta in week surgery, vale a dire che alle 18 di venerdì il reparto spegneva le luci e gli interventi più impegnativi che richiedevano maggiori giorni di degenza, finivano a Tolmezzo.

Quindi il dott. De Antoni, proponeva, per il San Michele di Gemona, mentre la ‘riforma’ del sistema sanitario avanzava, almeno questo: «Facciamo del San Michele un ospedale di servizi. Centrale rispetto al territorio dell’azienda. Dotiamolo della risonanza magnetica che non serve a ospedali per acuti. Portiamo qui la week surgery, il day hospital, alleggerendo gli altri nosocomi della provincia” […], guardando a un futuro alternativo per il San Michele, minacciato oggi da più di una spada di Damocle, visti i rischi chiusura che incombono sull’ emergenza, la medicina e ancora sul pronto soccorso». E sottolineava pure come l’ospedale di Udine fosse già oberato di lavoro e pieno di pazienti e che il San Michele poteva diventare «un centro provinciale se non regionale per la chirurgia in day Hospital e in week e day surgery». (34). Ma anche lui non fu seguito, e la dott. Telesca gli rispose il giorno dopo, con una inusuale solerzia, che i medici parlassero tra di loro, ma di che non è dato sapere, guardandosi bene dal proporre di aprire un dialogo tra professionisti dell’Alto Friuli e Regione e tra i primi e le aziende, ma sostenendo solo il dialogo tra le aziende sanitarie e la Regione. Inoltre disse che avrebbe garantito al San Michele degenze e servizi, senza specificare per chi. Infatti anche una R.S.A. prevede degenze e servizi. Sulla sopravvivenza della chirurgia silenzio tombale: si sarebbe dovuta attendere la decisione dell’azienda sanitaria, stranamente in questo caso. (35).

Lentamente, grazie al connubio della politica del centrosinistra, affratellata a quella del centro destra seguente, il sistema sanitario regionale finiva distrutto, e l’ospedale di Gemona diventava un tappabuchi, non solo per l’emergenza covid, e veniva privato prima del Pronto Soccorso, trasformato in punto di primo intervento, con il risultato che molti pazienti dovevano poi essere spostati a Tolmezzo, poi, lentamente, del reparto di medicina, quindi della chirurgia prima maggiore poi del tutto, credo, ma chiedo conferma, mantenendo l’Rsa, per cui non serve un ospedale, qualche ambulatorio che Polano mi dice funzionare a singhiozzo, (presumo utilizzando personale dell’ospedale di Tolmezzo), e terminando, infine, la sua riconversione in punto covid si spera momentaneo. Ed i pazienti? Beh, l’arte di arrangiarsi è una grande arte.

E il peso di queste trasformazioni, all’urlo: basta ospedali mal utilizzati (e che costano), vi daremo più sanità territoriale che, come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa, travolgeva, se così possiamo dire, l’utenza ed il personale, come si fosse giunti ad una deriva a cui nessuno riesce a mettere freno, indipendentemente dall’emergenza covid, perché non esiste solo il virus. Ed ormai i comitati gemonesi sono finiti a lottare a mani nude ed all’ultimo sangue, si fa per dire, sempre in nome di e per il San Michele, fra l’interesse di alcuni in regione, ed il disinteresse di altri.

Lotta a mani nude, si presume da un vaso o piatto dell’antica Grecia. (Da: https://mmaarenablog.com/2019/12/02/pancrazio-larte-sacra-degli-dei/).

 Da rilevare, tra l’altro che, come ci ricorda Claudio Polano, i nosocomi di Gemona, Cividale e Maniago, trasformati con un battito di ali in presidi ospedalieri, afferiscono direttamente a zone montane o pedemontane, dove poteva essere applicato il Decreto Balduzzi, che permetteva la loro sopravvivenza come ospedali a pieno titolo.

Contro la Legge regionale 16 ottobre 2014, n. 17, relativa al riordino dell’assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria, ben nove Comitati in Regione chiesero, a suon di firme, un referendum abrogativo della stessa, che fu bocciato dalla maggioranza in Consiglio Regionale per inammissibilità, dato che era previsto, per legge, il suo parere vincolante. Per la verità è come se tu dovessi chiedere a uno se puoi pestargli i piedi, secondo me, ed ovviamente quello ti dice di no, ma così va la vita in un paese presumibilmente democratico.

Protesta davanti ad una delle porte di accesso ai reparti dell’ospedale. (Da: https://www.studionord.news/43328-2/)

Secondo Claudio Polano in questi anni per la sanità in Friuli sono stati spesi milioni di euro, e ne sono previsti ulteriori 10 per ampliare l’area di emergenza di Tolmezzo ed altri per l’ospedale di San Daniele, per migliorarne l’antisismicità. (36).  Ed al povero San Michele di Gemona? Secondo Claudio Polano non è arrivato nulla. Povero San Michele declassato!

Nel frattempo alla giunta di sinistra è succeduta quella di destra, con Massimiliano Fedriga presidente e Riccardo Riccardi assessore alla salute, mai eletto dal popolo come Maria Sandra Telesca, e si è giunti ad un nuova legge di riforma della sanità (37), ad una nuova organizzazione che si regge però su poco personale e scarsi servizi, tanto che le liste di attesa continuano ad essere lunghe e i pazienti devono andare in giro per tutta la regione, che non è un francobollo, spostandosi con mezzi propri perché i mezzi pubblici non sono poi così comodi, quando ci sono (provate ad andare da Tolmezzo a Gemona o da Gemona a Tolmezzo per una prestazione con i mezzi pubblici, in particolare quando non ci sono gli studenti, e lo sperimenterete in proprio), e poi ci si è messo anche il covid. Ora io capisco che l’Italia intera non aveva pensato al domani ed a realizzare il richiesto piano pandemico, ma poi ci si poteva attrezzare, e si poteva almeno controllare quella marea, anche in Friuli, di no masch, no così, no colà, e della categoria “faccio i fatti miei” che circolavano contagiando. Ma dopo la debacle tutta italica del recente rave party, cosa si può sperare?

Ora come sta il San Michele? Dopo aver chiesto incontri su incontri a Maria Sandra ai tempi che furono, senza averne uno o quasi, la lotta per l’ospedale continua grazie ai tre Comitati: Gruppo Cicogna, Comitato San Michele e Gruppo Facebook ” io voglio l’Ospedale a Gemona “, sinergici tra loro.

La nuova legge di riforma del sistema sanitario regionale, (tante volte cambiato e mai con una prova di verifica della sua tenuta, tanto da sognare almeno una qualche forma di Invalsi), coniata dal centrodestra, all’articolo 29, prevede per il San Michele di Gemona del Friuli, dopo la cancellazione di botto dell’ Aas3 trasportata nel mare/calderone della nuova Asufc, (enorme e quasi ingestibile, che va dal Cogliàns a Lignano) una nuova riconversione fornendolo di un reparto di riabilitazione cardiologica e uno di riabilitazione neurologica, succursali del presidio ospedaliero: “Istituto di medicina fisica e riabilitazione ‘Gervasutta’ con una trentina di posti/letto. E qualcuno, da che mi dicono, confidò che tale riabilitazione fosse anche per la popolazione, ma se un servizio è provinciale è provinciale, se è regionale è regionale, sperando che almeno un cardiologo ed un neurologo giungano a Gemona, facendo ‘ripartire’ l’ospedale. «Ma qual è signora, il bravo cardiologo o neurologo che vengono a Gemona? Quelli vanno in ospedali più grandi dove possono far carriera!» – mi ha precisato telefonicamente qualche giorno fa Claudio Polano, pieno di senso della realtà.

E se il sindaco di Gemona sperava in qualcosa, non così i consiglieri di minoranza di “Progetto Gemona” in comune, che laconicamente dichiararono che in tal modo non si sarebbe fatto alcun passo avanti, ed il San Michele sarebbe rimasto senza pronto soccorso, senza reparto di medicina, senza reparto di chirurgia, senza trasformarsi in ospedale di rete, in sintesi sarebbe rimasto un “Presidio per la salute” come in precedenza, andando a perdere pure la chirurgia di giornata (Day surgery).  (38).

 

(Immagine da Messaggero Veneto 23 giugno 2019).   

Passano i mesi e arriva il Covid. – termina Polano. – «A Gemona, il 27 Ottobre 2020 viene chiuso il Punto di Primo Intervento, in cui era stato trasformato il Pronto Soccorso, vengono ridotti i posti/letto della RSA e del DIP, e buona parte degli ambulatori. La Radiologia viene interdetta agli esterni e relegata solo in funzione dei degenti del reparto Covid, creato nel frattempo». (39). Invano i tre comitati che sostengono l’ospedale San Michele: Gruppo Cicogna, Comitato San Michele e Gruppo Facebook ” io voglio l’Ospedale a Gemona ” chiedono l’immediata riapertura del Punto di Primo Intervento, che continua a rimanere chiuso.  Invano domandano posti di medicina ed il ritorno del San Michele ad ospedale: quello che viene loro proposto è il mantenimento di punto covid se la situazione peggiora, e un congruo numero per vegetativi ed hospice, senza legame alcuno per il territorio.

Anche la consigliera del gruppo Simona Liguori, medico e specialista, si è mossa per la riapertura immediata almeno del Punto di primo intervento di Gemona, con una interrogazione. (40).

E quella lotta iniziata dalla popolazione di Gemona pare debba continuare ancora, a meno che non si esaurisca per sfinimento, perché già il 27 settembre 2012 il Messaggero Veneto pubblicava un articolo dal titolo: “Gemona si compatta a difesa dell’ospedale”. Non solo: veniamo a sapere dallo stesso, che erano iniziati lavori per il reparto dialisi. È stato terminato? E se sì, che fine ha fatto? perché credo sia costato abbastanza, tanto da chiederselo. Inoltre già l’8 giugno 2021, veniva pubblicato sempre dal Messaggero Veneto un pezzo di Renato Revelant intitolato: “La sanità a Gemona. Calvario per i malati” ed allora nessuno immaginava come saremmo andati a finire. Revelant allora sottolineava come i malati oncologici non potessero fare più le sedute di chemioterapia a Gemona, ma dovessero spostarsi a Tolmezzo, con disagi enormi, ricerca di accompagnamento, viaggi, lunghe attese. E la situazione non migliorava se, nel giugno 2018, si veniva a sapere che la regione Fvg era tra le cinque d’Italia senza un piano obbligatorio per uniformare e migliorare le terapie dei pazienti con il cancro, in sintesi era priva di una rete oncologica, che permette pure l’utilizzo di farmaci innovativi.  (41). Non solo: l’ass3 ha speso somme ingenti per l’accreditamento Joint Commission degli ospedali di Gemona e Tolmezzo, andati in fumo (42), e ha speso denari sonanti per risonanze magnetiche e loro collocazione senza che possano funzionare a pieno regime, e che non rappresentano una necessità all’ interno dell’organizzazione sanitaria.

Ma per tornare all’oggi, secondo Polano: «[…] la pandemia ha purtroppo dimostrato come l’attuale sistema sanitario dell’Alto Friuli sia carente di posti/letto e servizi. Questo territorio, con i suoi 76000 abitanti dispone oggi solo dei 180 posti/letto di Tolmezzo, visto che la RSA è un servizio distrettuale e che il DIP è una funzione riabilitativa. Il 3×1000 di posti/letto, previsto dal Decreto Balduzzi, già insufficiente, porterebbe i posti letto a circa 230. Una grave carenza che forse spiega perché la mortalità dell’Alto Friuli è la più alta della regione. Da qualche mese siamo ripartiti con la battaglia per riavere le funzioni che avevamo ante Serracchiani, non per spirito di campanile ma per dare la giusta risposta sanitaria a un territorio che ne ha estremo bisogno, con la popolazione più anziana della Regione». (43).

Ma riuscirà San Michele, l’invitto, a farcela anche stavolta? Non lo so.

Attualmente, poi, sono scesi in campo anche gli ex- primari dell’ospedale di San Daniele per dire che così non si può più andare avanti, e protestano Cividale, Maniago e Sacile, mentre Tolmezzo boccheggia, e Udine ha chiuso una medicina per ferie, e il sistema emergenza urgenza fa acqua da tutte le parti e nella regione intera. (44).

L’immagine che correda l’articolo ritrae Riccardo Riccardi, è stata da me elaborata in arancione, ed è tratta da: https://www.ilfriuli.it/articolo/salute-e-benessere/sanita-i-sindacati-denunciano-mesi-che-chiediamo-un-confronto-con-la-regione/12/225124.

Il recentissimo pensiero dell’assessore alla sanità e salute della Regione Fvg Riccardo Riccardi.

Ma cosa pensa l’assessore ora Riccardo Riccardi, non sul San Michele, ma in generale sulla sanità? Lo apprendiamo da una intervista che egli ha rilasciato a Diego D’ Amelio e pubblicata il 22 agosto 2021 dal Messaggero Veneto. (45).

Per quanto riguarda le «prestazioni non covid decimate», dice (non si sa rivolto a chi dato che l’assessore è lui) che non si può andare avanti così, quando lui ha riconvertito reparti e ospedali, preceduto da Maria Sandra Telesca, e che il problema è solo quello che manca personale da assumere, anche se le aziende sono pronte a farlo. Ma forse l’assessore non si ricorda che bravi medici, a causa delle riforme regionali, hanno abbandonato la nave e se ne sono andati altrove, dove stanno meglio, non li spremono come limoni, li ascoltano e li pagano di più. (46). E quando dice che mancano medici di base, si dimentica che il problema è stato evidenziato, anni fa, grazie principalmente ad Anaao Assomed (47) ma che la rete territoriale sanitaria non funziona per vari motivi, e manca tutto, dagli infermieri di comunità ai fisioterapisti sul territorio, ai consultori.

Sull’ Arcs (Agenzia Regionale di Coordinamento per la salute), che pare proprio non coordini i bilanci aziendali, l’omogeneità delle prestazioni, a cominciare da tre diversi piani pandemici, ha risposto che queste sono «critiche strumentali», (non si sa però da parte di chi) e che il covid ha rallentato tutto, ma forse l’assessore ha dimenticato che magari aver un unico piano pandemico lo avrebbe potuto aiutare ed avrebbe aiutato anche noi poveri cristiani.  E poi ha forse torto chi pensa che l’Arcs, se si chiama così, dovrebbe coordinare?

Inoltre per l’assessore Riccardo Riccardi, il piano dell’emergenza urgenza, da cui dipendono le nostre vite e quelle di altri, è «diventata una questione politica», ma ci penserà a risolverlo per quello che è possibile, almeno io ho capito così, ed alla domanda sulla organizzazione della sanità sulla base della riforma di centrodestra ha risposto «abbiamo già sistemato le reti fra ospedali hub e periferici», ma, mi scusi Riccardi, in funzione del covid, ritengo. Perché noi poveri cristiani non pensiamo che sistemare sia togliere i raggi e lasciare il perno, ed anche quello in difficoltà.

Ma se è così, noi avremo bisogno del rosario e del manuale fai da te nei limiti del possibile, e San Michele non ha speranza: dovrebbe abbassare la spada ed andarsene.  Ma invece i comitati cercano ancora dialogo e servizi. E poi con il deserto ospedaliero tranne Tolmezzo e San Daniele in forte affanno a nord di Udine, con lo snodo di Gemona cancellato e con pochi medici di base, come si pensa di chiamare qui persone e famiglie a vivere stabilmente? Chiediamocelo.

Senza voler offendere alcuno, agli amici Gemonesi ma anche Tolmezzini dedico questo articolo, senza voler pendere per un ospedale o per l’altro, ma enucleando un tema per parlare ancora di sanità regionale, e lo  pubblico sperando che San Michele, coadiuvato da San Antonio, a cui sono dedicati i nosocomi di Tolmezzo e San Daniele, ci protegga e ci aiuti ad avere un mondo più giusto e sanità per tutti. E ricordo ai politici talvolta disattenti, che il sistema sanitario è fondamentale per il benessere di una regione e di una nazione. Se vi è qualche errore in questo articolo, vi prego di comunicarlo.

Laura Matelda Puppini

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Note.

(1) Ebraismo, cristianesimo, islamismo. (https://it.wikipedia.org/wiki/Arcangelo_Michele).

(2) Cfr. le leggende presenti sia a Monte S. Angelo in Puglia (http://www.abbazie.com/sanmichelearcangelo/apparizioni_it.html) che a in Abruzzo.

(3) Claudio Polano, L’Ospedale San Michele di Gemona, dattiloscritto inviatomi dall’autore, che ringrazio e https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/gemona-del-friuli-ud-la-chiesa-di-san-michele/.

(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedaletto_(Gemona_del_Friuli).

(5) Ivi.

(6) Ivi.

(7) Claudio Polano, op.cit. e Mons. Pio Paschini nel suo: Notizie storiche della Carnia da Venzone a Monte Croce Carnico, Libreria ed. Aquileia, 1960, cita, a p. 76 l’ospedale di S. Spirito di Ospedaletto, e a p. 83 l’ospedale di Gemona a causa dell’esazione di “certe mute” che portarono, nel 1356, ad una lite fra il Patriarca Niccolò ed il duca d’Austria.

(8) Informazioni tratte sempre da Claudio Polano, op. cit.

(9) Ibidem.

(10) Ibidem.

(11). Una giovane donna residente a Trieste, amica di mio marito, andò a partorire lì, con la presenza del suo compagno, dopo una attenta ricerca dei posti migliori e più adatti per la donna, oltre che più umani, e disse sempre di essersi trovata molto bene, e che molte coppie avevano fatto analoga opzione. E mi ricordo che raccontava che i futuri genitori potevano andare a vedere prima la struttura, accompagnati da personale del reparto, e che bisognava firmare di voler partorire lì, perché il servizio era molto richiesto. Ed era il 1979, se non erro. Questa possibilità fu data, secondo Polano, dal fatto che a Gemona era confluito personale medico ed infermieristico di San Daniele e Cividale.

(12) Claudio Polano, op. cit.

(13) Ibidem.

(14) Ibidem.

(15) Ibidem.

(16) Il cambio della tac e cosa accadde allora mi è stato narrato da Claudio Polano nel corso di una recente telefonata.

(17). Non intendo, con questo, dir male del nosocomio tolmezzino e bene di quello di Gemona, ma semplicemente narrare quanto accaduto, per amore di verità.

(18) Fonte: Claudio Polano, telefonata del 19/8/2021.

(19) Legge Regionale  27 febbraio 1995, n. 13 “Revisione della rete ospedaliera regionale”, parte citata in: https://www.chiabai.it/_it/news/SI_IO_CERO__STORIA_DI_UN_OSPEDALE/158. L’autrice si riferisce all’ospedale di Cividale. L’intero testo di legge con le sue modifiche è reperibile in: https://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/xmllex.aspx?anno=1995&legge=13.

(20) Ibidem.

(21) Ibidem.

(22) Ibidem.

(23) Ibidem.

(24) Claudio Polano, op. cit.

(25) Ibidem.

(26) https://www.udinetoday.it/cronaca/ospedale-gemona-protesta-reggiseni-mammografia.html

(27) https://www.casadelpopolo.org/su-quei-presidi-ospedalieri-che-sono-non-solo-per-il-ministero-dei-no-sense-e-su-quegli-ospedali-soppressi-dalla-riforma-della-sanita-marcolongo-telesca/. Queste considerazioni ed altre pubblicate su casadelpopolo.org, sono state da me ripubblicate su: http://www.nonsolocarnia.info/sulla-riforma-sanitaria-e-suoi-problemi-sintesi-del-gia-scritto-ocn-una-piccola-aggiunta/.

(28) Il primo articolo che scrissi sulla riforma del sistema regionale sanitario ha avuto come oggetto una critica della proposta di riforma, uscita nel luglio 2014, ed approvata, senza colpo ferire, pur con qualche assessore perplesso, nell’ottobre 2014. (Cfr. nel merito: Note sulla riforma sanitaria in Friuli Venezia Giulia (Prima pubblicazione agosto 2014 su: https://www.casadelpopolo.org/2014/08/page/12/, seconda pubblicazione http://www.nonsolocarnia.info/note-sulla-riforma-sanitaria-in-friuli-venezia-giulia/) ed il mio impegno sull’argomento non è mai terminato.

(29) Cfr. Laura Matelda Puppini, Sanità: sui risparmi e sulle competenze. Verso la “cinesizzazione” del lavoro nel ssn?, in: www.nonsolocarnia.info.

(30) Cfr. su www.nonsolocarnia.info i miei sull’argomento:  – «Ghe pensi mi» No grazie. Sui problemi etici della sanità, sulla sua politicizzazione, sul laboratorio analisi tolmezzino;Se perdo te … ancora due considerazioni sul laboratorio analisi dell’ospedale tolmezzino …; – Su quel laboratorio analisi tolmezzino, dalla sorte incerta, almeno pare;Ancora su quel laboratorio analisi tolmezzino e il caso Agostinis; Divagando su quel laboratorio analisi tolmezzino tra medicina e pronto soccorso; – Ancora sulla riforma della sanità, sulle criticità comuni, su quel laboratorio analisi, piano emergenze, proposte per il San Michele di cui nulla si sa, e sulle parole che seguono a parole…. –
In quel frangente coniai, su facebook, mutuandolo da quello francese “Je suis Charlie” coniato da un giornalista dopo gli attentati alla sede del giornale satirico ‘Charlie Hebdo’, il motto: “Je suis Agostinis”, ripreso poi da altri su facebook.

(31) https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/07/13/news/fino-a-tre-ore-di-coda-in-ospedale-per-le-analisi-del-sangue-l-invito-dell-azienda-sanitaria-prenotatevi-1.40494309; ttps://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/08/18/news/tornano-le-code-per-i-prelievi-all-ospedale-in-estate-meno-esami-in-convenzione-1.40611400.

(32)  Solo per fare alcuni esempi, cfr. il mio: “E come non bastasse, in Fvg anche la centrale unica dell’emergenza urgenza 112 di Palmanova è andata in tilt, come altre volte, però ….” in: www.nonsolocarnia.info, 21 aprile 2021, ed ancora: http://www.costituzione32.it/notizie/black-out-centrale-112-necessario-riesame-dellorganizzazione/ datato 3 maggio 2017; https://www.udinetoday.it/cronaca/guasto-insiel-black-out-nue-112-118-sores-disservizi.html; https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2018/07/21/news/tre-black-out-in-dieci-giorni-la-centrale-del-112-senza-pace-1.17080849; https://www.triesteallnews.it/2020/02/nue-112-in-tilt-blackout-alla-centrale-di-palmanova/; https://www.nordest24.it/blackout-alla-sores-112-di-palmanova-parte-il-centralino-di-riserva/.

(33) https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/25/news/gemona-palla-al-piede-i-medici-di-san-daniele-e-tolmezzo-ci-ostacolano-1.11119908 e http://www.nonsolocarnia.info/messaggero-veneto-del-25-marzo-il-dott-pietro-de-antoni-sul-san-michele-di-gemona-ospedali-destini-legati-in-alto-friuli/.

(34) Ibidem.

(35) https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/26/news/telesca-de-antoni-ha-ragione-basta-guerre-i-medici-si-parlino-1.11121562.

(36) Claudio Polano, op. cit.

(37) Legge n. 27 del 17 dicembre 2018. Per la nuova riforma del centrodestra, cfr. http://www.nonsolocarnia.info/laura-m-puppini-sanita-fvg-senza-peli-sulla-lingua/.

(38) Piero Cargnelutti, Gemona. Polo per la riabilitazione. L’ospedale si specializza ma la minoranza attacca, in Messaggero Veneto, 23 giugno 2019.

(39) Claudio Polano, op. cit.

(40)https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne//Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID=706316

(41) Elena Del Giudice, Rete oncologica, Fvg assente ingiustificato, in Messaggero Veneto, 23 giugno 2018.

(42) Tagli alla sanità, la Uil se ne va. Sottotitolo: Stillicidio per l’ospedale San Michele di Gemona: non si può in un territorio vasto togliere servizi, in Messaggero Veneto 21 marzo 2014.

(43) Claudio Polano, op. cit.

(44)  Cfr. https://www.ilfriuli.it/articolo/salute-e-benessere/continua-la-battaglia-per-i-piccoli-ospedali-fvg/12/242830; per Sacile: https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/08/03/news/via-un-altro-pezzo-il-servizio-dipendenze-trasferito-a-pordenone-1.40565761; https://www.telefriuli.it/cronaca/protesta-cividale-salvare-lospedale/2/208611/art/; ttps://www.studionord.news/?s=San+daniele+primari+; ed altri.

(45) Diego D’ Amelio, Cautela e più vaccini bisogna evitare un altro anno di servizi sanitari rallentati, in: Messaggero Veneto, 22 agosto 2021.

(46) “Il Ssn risparmia sulla “pelle” di medici e operatori sanitari: oltre 1 miliardo solo nel 2017. Lo studio-denuncia dell’Anaao” in: https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=77128.

(47) Anaao – Assomed, in una ricerca di Carlo Palermo, Fabio Ragazzo, Domenico Montemurro, Matteo D’ Arienzo, intitolata: “2016 < 2030. Fabbisogno di personale medico nel ssn. La relazione tra pensionamenti, accessi alle scuole di medicina e chirurgia, formazione post-laurea”, in “d’! Dirigenza medica, n. 10/2017, 27 dicembre 2016”, già evidenziava come nelle Asl del ssn operassero 354.000 medici, con età che non superava i 70 anni, di cui 102.204 (senza calcolare odontoiatri e veterinari) con contratto a tempo indeterminato, 7.750 con contratto a tempo determinato, 6.530 con contratto atipico, 8.537 medici universitari, 8.469 specialisti ambulatoriali  attivi, mentre nel 2014 si erano avuti di fatto 2083 pensionamenti cioè cessazioni dal servizio non per passaggi, esternalizzazioni, licenziamento. (AA.VV., 2016 < 2030. Fabbisogno di personale medico nel ssn, cit., p. 5). Con il limite alle assunzioni, dato dalla legge 191/2009, (finanziaria 2010), solo il 25- 50% dei medici che ha cessato il servizio può essere sostituito. (Ivi, pp. 10-11). Già in precedenti analisi, datate 2011 e 2014, Anaao Assomed aveva evidenziato il problema del possibile depauperamento progressivo del personale medico operante nel ssn, a causa dell’aumentare dei pensionamenti, con il rischio di decadimento della qualità del servizio per la perdita di medici esperti e con elevate capacità professionali. (Ivi, p. 4).

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L’immagine che accompagna l’articolo ritrae l’ospedale Gemonese ed è tratta da: http://www.aas3.sanita.fvg.it/it/chi_siamo/azienda_cifre/presidio_ospedaliero_salute_gemona.html. L.M.P.

 

https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2021/08/unnamed.jpg?fit=512%2C343https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2021/08/unnamed.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniECONOMIA, SERVIZI, SANITÀC’è un arcangelo che mi turba un po’ per la spada che porta in mano pronta ad uccidere il drago, ed è San Michele arcangelo, invitto e presente nelle tre grandi religioni monoteiste (1) e colui che sostituisce Mitra nella grotta, comportandosi diversamente con il toro, e salvandolo invece...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI