Ricevo da vicinia@friul.net, e volentieri pubblico come spunto di riflessione, l’intervento di Delio Strazzaboschi, Segretario Coordinamento della Proprietà Collettiva Friuli Venezia Giulia, tenuto nel corso dell’incontro: “Pubbliche e private. Esperienze e prospettive di gestione sostenibile”, svoltosi a Paluzza il 16 settembre 2017.

«Il Coordinamento delle Proprietà Collettive del Friuli-VG è un’associazione di promozione sociale, nata oltre 20 anni fa per tutelare i diritti civici, le terre collettive, e per assistere in ogni loro necessità le Comunità che gestiscono ed utilizzano i propri beni civici. Tali beni collettivi sono diffusi in ogni angolo della Regione Friuli- V.G.: aree di pesca, di campagne, di boschi e di pascoli, riconosciuti per legge come proprietà indivisibili, inalienabili, vincolate nella destinazione agro-silvo-pastorale e con un’eminente valenza ambientale.

Oggi il Coordinamento regionale rappresenta 10 Amministrazioni di beni civici formalmente costituite, 24 Comunelle del Carso (+ 5 in via di riconoscimento), 8 Comunioni familiari della ValCanale/Canal del ferro (+ 6 informali) e 2 Comunioni familiari riconosciute del Friuli (+ 9 in procinto).
Ma in Regione ci sono ben 46 Comuni con patrimoni accertati in base alla legge statale 1766/1927 (ovvero potenziali Amministrazioni di beni civici), cui vanno aggiunti i Comuni ove operano le Comunioni familiari costituite ai sensi alla legge regionale 03/1996.
Pertanto si possono stimare, per difetto, oltre 420mila cittadini coinvolti (pari al 35% della popolazione regionale), su una superficie di 3.640 chilometri quadrati (pari al 45% del territorio del Friuli-VG).
Noi riteniamo che, se gestiti in maniera attiva ed innovativa, i beni comuni possano produrre oggi, soprattutto, valore di scambio oltre al tradizionale diritto d’uso, ovvero costituire le basi patrimoniali di attività economiche imprenditoriali di tipo collettivo, elementi propulsivi di un’economia solidale e auto-sostenibile in grado di portare a una crescita dell’economia e della società locale e della sua capacità di autogoverno.

Per ottenere questo risultato, tuttavia, non ci si può più accontentare della salvaguardia dei beni, ma passare dalla riduttiva concezione di solo prelievo e rendita fondiaria ad una vera gestione economica e patrimoniale (in senso civilistico) dei beni, pur nel rispetto del principio secondo cui la proprietà delle terre civiche appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse.
In questo contesto e con queste motivazioni era nata l’iniziativa di gestione forestale associata delle proprietà boschive delle valli Degano-Pesarina, progetto che coglieva la crisi del comparto forestale come un’occasione e una sfida per le Comunità titolari di beni collettivi. Le due valli comprendono 5 Comuni amministrativi, per una superficie territoriale complessiva di 30mila ha ed una superficie forestale di 16mila ha circa.
In questo territorio, oltre ai 5 Comuni, sono presenti 4 Amministrazioni di beni civici, 3 Consorzi privati e 2 Comunioni familiari. Infine, diversi proprietari privati, singoli o, più di frequente in proprietà indivise con numerosi partecipanti, possiedono boschi di discreta superficie. Il bosco di produzione complessivo di questo territorio, con certificazione ecologica PEFC come si evince dai Piani di Gestione Forestale, ammonta a ben 5.400 ha.
Il volume complessivo dei tagli programmabili risulterebbe perciò pari a circa 20.000 mc/anno.
Gli obiettivi generali del progetto di gestione forestale associata tendevano a:
– garantire ragionevoli certezze riguardo i tempi di esecuzione dei lotti e soprattutto la corrispondenza fra legname tagliato e fatturato;
-superare la frammentarietà della proprietà forestale e permettere economie di scala, di scopo e risorse;
– estendere l’integrazione orizzontale fra i diversi proprietari forestali; – concorrere alla cura e alla salvaguardia del territorio;
– sviluppare infine un’autonoma forma di coordinamento economico prima e politico poi dei diversi soggetti locali.

Indirettamente, ci si proponeva anche un maggior sviluppo della viabilità forestale delle singole proprietà, la manutenzione ambientale e la realizzazione di piccoli tagli per conto terzi e l’erogazione di servizi civici alla popolazione (come la vendita agevolata di legna da ardere pronta).

​Nello specifico, si trattava di:
– gestire modernamente il patrimonio forestale ed ambientale, con lavorazione diretta dei lotti boschivi e vendita diretta del legname a piazzale;
– effettuare le utilizzazioni boschive per area omogenea, intervenendo su tutte le proprietà dei soggetti ivi presenti, per aumentare i volumi prodotti e migliorare i risultati economico-finanziari per commessa, raggiungendo finalmente una produttività allineata ai livelli europei;
– instaurare, attraverso il soggetto capofila, un sistema di vendita snello, efficiente, trasparente ed efficace;
– conseguire un adeguato livello di meccanizzazione, individuando un soggetto capo-fila che si dotasse di quelle macchine ed attrezzature moderne, non alla portata del singolo o semplicemente antieconomiche se non destinate a adeguate superfici forestali da utilizzare.

In 5 anni furono realizzati diversi lotti boschivi, per complessivi 10mila mc, tramite una proprietà collettiva che con le sue risorse umane e materiali ne eseguiva la lavorazione, mentre il soggetto proprietario civico curava la vendita del legname assortimentato a piazzale. L’accordo temporale, di tipo etico più che economico (no rendita parassitaria da un lato e no sottrazione ingiustificata di risorse potenziali dall’altro, ma partecipazione paritaria dei soggetti) prevedeva il riconoscimento al proprietario del 50 % dei ricavi di vendita del legname.
Nel medio periodo tale impostazione ha prodotto risultati soddisfacenti per entrambe le parti, risultando compensati da un lato le differenze dei costi di utilizzazione e dall’altro quelle dei ricavi ottenibili dal mercato.
Infatti, i diversi soggetti hanno conseguito nel periodo margini lordi medi del 16%: l’impresa boschiva civica rispetto al pareggio economico di commessa e la proprietà boschiva civica rispetto alla vendita del lotto in piedi. Ma il progetto non decollò, come dimostrato dai limitati volumi lavorati e venduti (1/2 del potenziale annuo in 5 anni).

Tralasciando i Comuni, che operano in modo casuale o tramite Consorzio Boschi Carnici, la causa principale si identifica agevolmente nella mancata collaborazione, per non dire diffidenza, di 6 proprietari collettivi delle valli Degano-Pesarina (2/3 del totale). L’impresa collettiva capofila non poté conseguentemente incrementare i propri investimenti in macchine ed attrezzature, né moltiplicare il numero dei lavoratori dipendenti impiegati. D’altro canto, ad esempio, non fu possibile modernizzare il diritto civico di legnatico (oggi tecnicamente impraticabile), attraverso il cottimo di lavorazione di faggio di proprietà collettiva e la conseguente vendita a prezzo agevolato di legna pronta alla propria comunità degli abitanti.

Eppure, come dimostrato tanto in letteratura quanto dal progetto illustrato, non ci sono alternative: bisogna arrivare ai cottimi di lavorazione del lotto boschivo e alla vendita del legname a piazzale. Qualsiasi altra strada, rivolta ad un passato inefficiente come la vendita in piedi o a un indesiderabile futuro come il mandato di gestione, è sbagliata, in particolare per le Proprietà Collettive, che abbisognano della programmazione di risorse certe per poter eseguire investimenti (mediante leva finanziaria, ovvero il co-finanziamento di contributi regionali, nazionali, europei), a favore del patrimonio civico (terreni, ma anche edifici) e delle proprie comunità (servizi commerciali di prossimità, cultura, turismo, artigianato).

Le politiche regionali dovrebbero perciò distinguere e premiare molto diversamente chi vende i lotti in piedi rispetto a chi fa eseguire i cottimi di lavorazione e vende il legname a piazzale. Ma, anche sulla base della esperienza qui esemplificata, andrebbero finalmente finanziati in toto progetti di vallata che, senza costituire formalmente nuovi soggetti, promuovano con vincolante determinazione l’organizzazione pratica della gestione forestale associata.
Infine, come Coordinamento regionale delle Pp Cc (Proprietà Collettive ndr) , dobbiamo rimarcare che ostacoli normativi e burocratici dissuadono ancora molte realtà dal cimentarsi in forme nuove di partecipazione comunitaria e che, in ambito politico e amministrativo, permangono pregiudizio ideologico e inaccettabile ignoranza sul principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale che le Amministrazioni civiche concretamente rappresentano.
Ma il Senato della Repubblica ha recentemente approvato la nuova legge sui domini collettivi, ed entro breve lo stesso accadrà alla Camera dei Deputati. Molto e molto presto, sentirete ancora parlare di noi».

Delio Strazzaboschi – Segretario Coordinamento Proprietà Collettive Friuli-VG.

L’immagine che correda l’articolo è stata da me scattata tra Valdaier e Ligosullo nel settembre 2017. Laura Matelda Puppini

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