Può accadere che si progettino centraline senza, forse, conoscere bene il territorio e la sua storia, e che questo sia il caso di quella che dovrebbe essere costruita in località San Candido. Può accadere poi che in una zona pericoli reali non siano noti a chi la frequenta, e non siano stati presi in seria considerazione. Leggiamo insieme cosa ci racconta il dott. Franceschino Barazzutti, già insegnante di scienze naturali, nel merito della rupe di San Candido e zona circostante, attraverso la pubblicazione di una lettera da lui inviata a più indirizzi, sperando che quanto scrive e documenta possa essere oggetto di valutazione approfondita. E già che ci sono, accolgo la richiesta di una persona che mi ha detto di scrivere, pure, di togliere il pesce rosso che abbrutisce il paesaggio. Laura M Puppini.

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«All’on. Debora Serracchiani, Presidente della Giunta Regionale, Trieste
All’Assessore Regionale all’Ambiente ed Energia, Trieste
Alla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Udine
dott.ssa Silvia Stefanelli, Regione Friuli Venezia Giulia, Trieste
Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA), Palmanova
Servizio Geologico d’Italia, (ISPRA), Roma
Servizio Geologico del Friuli Venezia Giulia, Trieste
Al Prefetto di Udine
Al Presidente dell’UTI della Carnia, Tolmezzo
Al Sindaco di Cavazzo Carnico
All’Ecomuseo della Val del Lago, Gemona
Alterenergy, Regione Puglia, Bari
Adriatic IPA, Regione Abruzzo, L’aquila
Ecuba Srl, Bologna
dott. Marco Pascolini, UTI della Carnia, Tolmezzo
ing. Valentino Pillinini, UTI della Carnia, Tolmezzo
Legambiente del Friuli Venezia Giulia, Udine
Legambiente della Carnia, Tolmezzo.

Oggetto: realizzazione di un impianto micro idroelettrico in località San Candido in Somplago

Cavazzo Carnico. Promemoria.

Egregi Signori,

leggendo il notiziario informativo del Comune di Cavazzo Carnico ho appreso che tra le opere pubbliche in progettazione figura la “centralina di San Candido”. Ben conoscendo i particolari problemi di tale località nella frazione di Somplago, essendo stato di questo Comune, gravemente colpito dal terremoto del 1976, vicesindaco dal 1975 al 1977 e poi sindaco ininterrottamente dal 1977 al 1995, ho cercato di documentarmi su tale centralina, tanto più che sulla opportunità della sua realizzazione la comunità locale non è stata coinvolta.

Fortunatamente, digitando “sorgenti di San Candido a Somplago” in internet, ho trovato lo “WP4 – Studio di fattibilità per la realizzazione di una centrale mini idroelettrica presso Somplago di Cavazzo Carnico (UD)” datato 29 luglio 2015. Tale studio porta le intestazioni di “Strategic Project alterenergy Energy Sustainability for Adriatic Small Communities, di Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione Centrale Ambiente ed Energia, di Let’s grow up together Adriatc IPA Cross Border Cooperation 2007-2013 e di Ecuba. (vedi allegato 1)

Ho letto attentamente tale studio ed ho constatato che non tiene minimamente conto del contesto in cui la centralina dovrebbe inserirsi, in particolare l’incombente rupe di San Candido, il che mi ha lasciato basito.
Per cui mi sono chiesto se gli estensori dello studio di fattibilità e gli altri enti e soggetti coinvolti si siano documentati sullo stato di quella rupe, ovvero, se siano stati informati dal vicesindaco di Cavazzo Carnico, che figura tra i collaboratori dello studio, e che necessariamente ne è a conoscenza, essendo stato dipendente del Comune nel periodo del mio incarico sindacale.

Dopo le scosse del 6 maggio 1976 su incarico dell’on. Giuseppe Zamberletti, Commissario Straordinario del governo per il Friuli terremotato, il Servizio Geologico Nazionale eseguì uno studio sulla parte della rupe soprastante l’abitato di Somplago, constatando l’esistenza di linee di frattura aperte, profonde, continue con isolati blocchi ciclopici potenzialmente instabili (vedi foto 1; 2; 3).

                                           

Foto 1 – fessurazione parallela al ciglio della rupe.                        Foto 2 – Fessurazione verso l’interno coperta da fogliame

Foto 3 – Prosecuzione della fessurazione con sostegni dei tensori

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Conseguentemente, il Commissario Straordinario assunse i seguenti provvedimenti in base alla simulazione della caduta dei blocchi:
– installazione di alcuni sensori, i cui sostegni sono tuttora visibili nonostante la ramaglia ed il fogliame sedimentati da allora, (vedi foto 4; 5; 6) segnalatori dei movimenti sulle linee di frattura collegati ai semafori sulla strada statale (ora regionale 512);
– sbarramento della stradicciola di accesso dalla strada statale alla località San Candido;
– tracciamento di una linea di rispetto che “tagliava” quasi un terzo dell’abitato di Somplago, la strada statale e terreni agricoli.

                                          

Foto 4 – Sostegni dei tensori su frattura ricoperta da fogliame.               Foto 5 – Sostegni di tensori su frattura

Foto 6 – Sostegni di tensori su frattura ricoperta da fogliame

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Per superare la grave situazione, da incubo per gli amministratori comunali di allora, si discusse ampiamente sulle possibili soluzioni: l’abbandono dell’esistente tracciato stradale e la costruzione di uno nuovo a monte dell’abitato che però avrebbe incontrato un ostacolo nell’autostrada in costruzione; d’altro canto l’elaborazione del piano particolareggiato di ricostruzione di Somplago si presentava estremamente problematico a causa della citata linea di rispetto, dei vincoli del tracciato autostradale e delle caratteristiche di non edificabilità dei terreni adiacenti a sud dell’abitato; un intervento sulla rupe, che poteva essere attivo con enormi “chiodi” fissanti la parete ed i suoi blocchi, oppure passivo con la barriera in cemento armato, che poi fu effettivamente realizzata (vedi foto 7).

Dal canto suo la Società dell’Oleodotto Transalpino (SIOT) provvide subito a stendere uno spesso materasso protettivo di terra sul tracciato dell’oleodotto esposto all’eventuale caduta dei blocchi dalla rupe e qualche mese fa ha ricaricato tale materasso in un tratto sotto lo sperone parzialmente isolato più a nord della rupe (vedi foto 8).    

Foto 7 –  Muro di difesa della SR 512 e dell’abitato


Foto 8 – Sperone isolato della rupe

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Già, la barriera! Mi chiedo se al Comune proponente, ai vari Enti e agli elaboratori dello studio di fattibilità sia sfuggito il fatto che la barriera protegge ciò che sta a valle della stessa, ma non può ovviamente proteggere ciò che sta nell’area a monte sino alla base della rupe. Invece, proprio lì si vuole costruire la centralina con prese, condotta e installazione della turbina! Proprio lì si vanno a collocare mezzi finanziari pubblici!Mi chiedo se hanno letto la Relazione geologico-tecnica e idraulica di adeguamento al P.A.I del Piano Regolatore Generale Comunale redatta dal dott. geol. Danilo Simonetti, datata marzo 2015, sulla pericolosità della rupe di San Candido e sul fatto che, addirittura, la stessa barriera non elimina la pericolosità, ma permette solo “di abbassarla a valle dell’opera a grado elevato, P3” (vedi allegati copertina, e geologia della rupe). La leggano i dirigenti dei vari Enti promotori della centralina e ne traggano le dovute conseguenze!Quello di garantire la sicurezza è un dovere primario di ogni ente pubblico. Ebbene, mi chiedo perché e da chi sia stata tolta la sbarra che precludeva l’accesso alla stradicciola per San Candido, di cui è rimasto solo il supporto di destra (vedi foto 9) e perché si permetta che la località sia normalmente frequentata da numerose persone con relativi autoveicoli (vedi foto 10).

Foto 9 – Strada per S. Candido senza lo sbarramento di un tempo.

                                                 

Foto 10 – Visitatori ignari     

Mi chiedo se la creazione di diverse vie di arrampicata sulla parete rocciosa (vedi foto 11), una addirittura da parte dell’Ecomuseo della Val del Lago con tanto di cartello (vedi foto 12) che attraggono numerosi frequentatori, abbia considerato le conclusioni sulla pericolosità della rupe del Servizio Geologico Nazionale del 1976 e la citata relazione del dott. geol. Simonetti del marzo 2015. Mi chiedo se i frequentatori di San Candido siano o no informati della pericolosità della sovrastante rupe. 

 

                                              

Foto 11 –  Arrampicatori ignari                               Foto 12 – La tabella dell’Ecomuseo della Val del Lago

Mi chiedo se sia responsabile ritenere – per labilità della memoria – che il terremoto, essendo un evento passato di 41 anni fa, non debba più colpire, mentre è sempre lì in agguato come ci ricordano i recenti terremoti nel mondo e i ciclopici massi staccati e precipitati nel corso dei secoli e millenni proprio dalla rupe di San Candido e che giacciono ben visibili lungo ed ai piedi del suo declivio. Mi chiedo se in questa situazione vi siano responsabilità che possano interessare l’autorità giudiziaria.L’inserimento delle opere relative alla centralina nell’area tra la base della rupe e la sottostante barriera difensiva investe alcuni importanti aspetti di carattere ambientale. Infatti, vista dalla postazione panoramica di Interneppo la notevole verticalità della rupe di San Candido, il suo profilo superiore e la pieve di Cesclans che si stagliano sullo sfondo delle montagne della Carnia costituiscono l’ammirevole scenario settentrionale del lago e della sua valle: ne sono il simbolo. (vedi foto 13).  

Foto 13 – Veduta del lago di Cavazzo verso nord 

Vista da una postazione più vicina da Somplago (vedi foto 14) si comprende maggiormente l’assurdità dell’inserimento delle opere di una centralina nel contesto di San Candido.

Foto 14 – Veduta da Somplago della SR 512, del muro, di una della cascate, della chiesetta e della rupe

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La sovrastante rupe, la sottostante chiesetta omonima (inattiva), i diffusi ruscelletti, le varie cascatelle che dalle sorgenti sparse lungo la base della rupe percorrono, animandolo, il sottostante declivio per alimentare la diffusa rete di acque confluenti nell’immissario del lago, rappresentano un unicum ambientale che non può tollerare l’inserimento di un corpo così estraneo come una centralina e che, pertanto va lasciato integro, così come è. Tanto più che la captazione delle sorgenti alla base della rupe potrebbe ripercuotersi negativamente sul sistema di sorgenti minori poste subito a valle.Che lo si guardi da lontano o da vicino il complesso di San Candido rappresenta l’immagine- simbolo di Somplago e dell’intera Val del Lago. Che la condotta alimentante la centralina sarebbe mascherata dalla vegetazione – come scritto nello studio di fattibilità – pare solo una trovata, poiché alla caduta delle foglie sarebbe ben visibile la sua bruttura, mentre l’esecuzione dello scavo per il suo interramento creerebbe instabilità del declivio e comporterebbe uno sconquasso anche del sistema delle acque. Pertanto, le acque di San Candido vanno lasciate scorrere libere come sono e, perché possano essere ben visibili ed ammirate, vanno – al contrario – liberate dalla vegetazione che a tratti ne impedisce la vista, mentre il lavatoio (vedi foto 15), anziché essere utilizzato come vano turbina, va conservato come testimonianza storica indipendentemente che sia tutelato o no dalla Soprintendenza.  

Foto 15 – Il vecchio lavatoio 

Mi sembra che la magistratura contabile potrebbe avere qualche perplessità in presenza della spesa di denaro pubblico in uno studio di fattibilità, progettazione e costruzione di una centralina senza considerare la pericolosità del sito. Inoltre, ove i proponenti volessero proprio costruire una centralina potrebbero costruirla sul Rio Vaat (vedi foto 16), località appartata nei pressi di Cesclans, in sicurezza geologica e senza particolari danni ambientali.

Foto 16 – Rio Vaat

Ancor meglio potrebbero battersi per l’attribuzione alla nostra Regione Autonoma di quei poteri di cui godono le Province Autonome di Trento e di Bolzano in forza dei quali i concessionari idroelettrici sono tenuti a consegnare a quelle province – che poi l’assegnano gratis o agevolata a vari Enti – una quantità di kW rapportata alla potenza dell’impianto.

In tal caso non servirebbero ulteriori centraline ed i ricavi della notevole produzione della vicina centrale a2a di Somplago resterebbero in parte in loco e non andrebbero ad irrobustire soltanto i bilanci degli azionisti Comuni di Milano e di Brescia, lasciando il lago di Cavazzo sconvolto dallo scarico dalla centrale di acqua gelida, che ha distrutto la fauna ittica, e di fango che finirà per interrarlo – se non si realizza un bypass che porti lo scarico fuori dal lago – nel tempo di 110 anni, come dimostrato sia dalla perizia del marzo 2011 dell’ing. Garzon, incaricato dai tre Comuni della Valle del Lago, dalle Comunità Montane della Carnia, del Gemonese e dal Consorzio BIM del Tagliamento, sia dallo studio dell’ing. Franzil “Lago, Energia, Ambiente”.Quella proposta è una centralina sbagliata nel posto sbagliato! 

Lasciamo, lasciate in pace San Candido e le sue acque! Restando a Vostra disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti porgo distinti saluti».

13 novembre 2017

dott. Franceschino Barazzutti, già sindaco di Cavazzo Carnico,

Via Marco Davanzo 9 – 33028 Tolmezzo(Udine) – franceschino.barazzutti@gmail.com.

Allegato 1. Copertina studio di fattibilità per la realizzazione di una centrale mini idroelettrica presso Somplago di Cavazzo Carnico.WP4-

Studio di fattibilità per la realizzazione di una centrale mini idroelettrica presso Somplago di Cavazzo Carnico (Udine).Studio di fattibilità per l’ipotesi di realizzazione di un impianto micro idro elettrico per la produzione di energia elettrica presso Somplago di Cavazzo Carnico. (Ud).  Data 29 luglio 2015. Somplago di Cavazzo Carnico Udine. 

 

Franceschino Barazzutti.

Ringrazio Franceschino Barazzutti per avermi inviato questo materiale ed avermi permesso di pubblicarlo. L’immagine che correda l’articolo è una di quelle che si trovano al suo interno, la numero 8, pervenutami senza autore, e rappresenta uno sperone isolato della rupe. L. M. Puppini

 

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/SAN-CANDIDO-8.jpg?fit=768%2C1024&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/SAN-CANDIDO-8.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniAMBIENTEPuò accadere che si progettino centraline senza, forse, conoscere bene il territorio e la sua storia, e che questo sia il caso di quella che dovrebbe essere costruita in località San Candido. Può accadere poi che in una zona pericoli reali non siano noti a chi la frequenta, e...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI