Questa volta vorrei parlarvi di “giovani e sballo”, di “giovani e nichilismo”, proponendovi alcune interessanti considerazioni da Umberto Galimberti, L’ospite inquietante. Il nichilismo ed i giovani, Feltrinelli 2008. Lo faccio anche per far capire ai comuni che promuovere lo sballo non è azione educativa anche se può essere economicamente gratificante.

L’autore, nell’ introduzione, dice di aver voluto scrivere un libro sui giovani «perché i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro pensieri, cancella prospettive ed orizzonti […]. Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più che fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulla via del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita […]».  (Umberto Galimberti, L’ospite inquietante. Il nichilismo ed i giovani, Feltrinelli 2008, p. 11).

Leggendo queste righe, sono ritornata mentalmente al film “La storia infinita”, tratto dal romanzo omonimo di Michael Ende, dove il nemico dell’eroe Atreiu, che si è posto un’alta finalità nella sua vita, quella di salvare dalla malattia l’infanta imperatrice del regno di Fantasia, è il Nulla, che tutto rende grigio e cancella nel suo vortice ed avanzare. Ed il destino degli abitanti di Fantàsia, quando vengono risucchiati dal Nulla, è quello di finire nel mondo degli umani trasformati in menzogne. (https://it.wikipedia.org/wiki/Atreiu).

Nel volume traspare la positività di Atreiu, orfano ed allevato da tutti, appartenente alla tribù dei Pelleverde di cui porta l’abbigliamento ed i simboli, che deve superare una grande prova per diventare uomo, che non è quella tradizionale di cacciare il grande bufalo, ma quella di salvare il regno di Fantàsia dalla distruzione e dall’esser travolto dal Nulla.

Il Nulla è il nemico più acerrimo di Atreiu, più della tristezza che infonde la palude, più dell’indifferenza della tartaruga Morla, ed Atreiu può superare le prove che incontra solo grazie all’ aiuto di altri e cercando di conoscere chi gli si oppone, per vincerlo.

Ma ora, ritornando ad Umberto Galimberti ed al suo volume, pare che in molti giovani invece dei valori positivi, quali il riconoscersi parte di una comunità, il cercare di vincere la noia, il tedio, il darsi alti valori nella vita ed il cercare di raggiungerli grazie alla collaborazione con altri, il nulla abbia preso il sopravvento nella vita delle nuove generazioni,  permettendo di abbinare a loro il termine nichilismo, (da nihil nulla in latino) termine filosofico coniato nel 1700  e ripreso, in ambito sociale, per significare «atteggiamenti o comportamenti ritenuti rinunciatari oppure volti alla distruzione di qualsivoglia istituzione o sistema di valori esistente». (http://www.treccani.it/vocabolario/nichilismo/).

E pare che spesso, nel mondo attuale del capitalismo e del consumismo, il nulla spazzi via ogni Atreiu insito nell’animo giovanile, ogni idealità anche se difficile da raggiungere. Così i giovani diventano sempre più incapaci di dare un senso alla loro vita, di superare le prove per diventare adulti nel contesto reale, annegando nel nulla circondati e persi nella droga, nell’alcool, nella musica da discoteca, fortemente ritmata ed alienante, in sintesi nello sballo che rimanda ogni problema da affrontare e pone un illusorio e momentaneo piacere personale alla base dell’agire. E dietro al nulla ci sono spesso abili Mangiafuoco che tirano le fila, ed incassano i proventi.

Si potrebbe quasi parlare dell’incapacità di molti giovani di diventare adulti, di acquisire la capacità di affrontare la vita ed i suoi problemi anche con l’aiuto degli altri, rifugiandosi in un eterno ‘rimandare’, in un eterno egocentrismo, in un eterno provare sensazioni che distaccano dalla realtà, fino a bruciarsi il cervello e la vita.

GIOVANI I CUI PROGETTI HANNO LA DURATA DI UN GIORNO, E CHE VIVONO DI EMOZIONI IMMEDIATE.

Grazie poi ad una scuola appiattita, da sei garantito spesso dalla sola frequenza ed impegno minimo e da docenti che talvolta ti chiedi da quale università siano stati formati, pare che in Italia «sia in corso – come scrive Marco Lodoli – un genocidio di cui pochi si stanno rendendo conto. A essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso di ogni società che vuole distendersi verso il futuro. (…). I processi intellettivi più semplici, un’elementare operazione matematica, la comprensione di una favoletta, ma anche il resoconto di un pomeriggio passato con gli amici o la trama di un film sono diventati compiti sovraumani […]». (Marco Lodoli, Il silenzio dei miei studenti che non sanno più ragionare, La Repubblica 4 ottobre 2002, citazione in: Umberto Galimberti, op. cit., p. 98).

I giovani, soli od uniti in branco, sono capaci di violentare e violare fino ad uccidere senza movente “perché ci va”, rompendo il nesso fra causalità ed azione. Si uccide per gioco, per provare un’emozione, per realizzare quanto visto in un videogame, e, secondo me anche per provare a sé stessi che si è capaci di farlo, per dimostrare il proprio potere sull’altro. Ed alcuni di loro giungono sino ad uccidere perché vivono «senza regole né civili né primordiali», come i ragazzi del cavalcavia che, annoiati, lanciano sassi sulle automobili sottostanti in transito. Loro lo chiamano bravata, noi omicidio intenzionale. (Ivi, p. 108).

C’è chi parla di questa generazione di ragazzi come del “pianeta degli svuotati” o come della “generazione degli sprecati” in ogni caso indecifrabili ed «i loro progetti hanno il respiro di un giorno, l’interesse la durata di una emozione, […] l’azione esaurisce il gesto. La passione imprecisa non sa se aver legami con il cuore o con il sesso e non riesce a decidere con chi dei due entrare in intensa relazione. L’aggressività non sa se scatenarsi su di sé o sugli altri, e l’ira di un giorno è subito cancellata da una notte nella cui vigilia si celebra l’eccesso della vita oltre ogni misura concessa […] fino al limite dove è il codice della vita a confondersi con quello della morte. […]».  (Ivi, p. 127).

I giovani fanno violenza verso gli altri, aggrediscono, uccidono e si uccidono.  «Le giovani generazioni sono in balia di una società ormai priva di punti di riferimento come la famiglia, l’educazione, il lavoro. I giovani sono molto spesso lasciati soli; persi in quel mondo virtuale che si costruiscono: mondo ingannevole e privo di senso. Il malessere spesso sfocia in rabbia e violenza e le periferie esistenziali sono lo scenario opaco di tanta solitudine». Questo un passaggio dell’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, in occasione del pontificale in onore di Sant’ Agata […]  nella cattedrale di Catania». («Quei giovani lasciati soli nelle periferie esistenziali», in:  http://ilsismografo.blogspot.it/2018/02/italia-quei-giovani-lasciati-soli-nelle.html, ripreso da Avvenire).

Però, a questa “tribù del malessere” vuotata di ogni ideale, viene attribuita dalla società odierna consumistica e capitalistica una “valenza di mercato” e su di essa si gettano le nuove aree di profitto, che hanno fatto proprie le istanze stilistiche, comportamentali ed espressive tipiche della condizione psichica di questa generazione […]». (Umberto Galimberti, op. cit., p. 128).

Quando lavoravo all’isis “F. Solari” di Tolmezzo, mi ricordo che i ragazzi narravano che non eri nessuno per un certo gruppo se non avevi la maglietta firmata, l’orologio di grido al polso, il taglio di capelli alla moda. E non a caso Galimberti cita un pezzo di Stefano Pistolini che parla di mito del modello americano, dove l’America, per i giovani diventa «uno stato mentale, in certi casi un desiderio di appartenenza o un’evidente condizione di felicità aprioristica». (Ivi, p. 128).

Parlavo un giorno con una sedicenne di un signore che era andato per lavoro in America, ed ella mi disse che era stato fortunato, ritenendo che solo in America ci potesse essere la felicità.

Così la non cultura americana e l’omologazione planetaria su modelli dettati dal consumo stanno prendendo il sopravvento nelle nuove generazioni anche in Italia, che fu terra di profonda cultura, cancellando comunità ed identità. Ed i giovani, riempiti di musica e di falsi miti «imboccano quella strada a senso unico che compensa la carenza di identità con la sicurezza concessa dall’appartenenza alla tribù, fuori dalla quale resta solo la solitudine dell’anonimato sociale». (Ivi, p. 129). Ed adolescenze vuote di desideri e progetti per il futuro annunciano esistenze mancate (Ivi, p. 33), ed anche quando vi siano desideri, essi spesso sono in conflitto con la realtà che viene rimossa per rifugiarsi nel sogno. (Ibid).

GIOVANI TRA SESSUALITA’ PRECOCE E MANCATA EDUCAZIONE AI SENTIMENTI.

Anche il rapporto con il prossimo, fino all’ amore, si regge spesso, nelle nuove generazioni, solo su simpatie ed antipatie, senza ulteriori approfondimenti personali, e le valutazioni degli altri avvengono, sempre più, solo sulla base di impressioni soggettive, senza che vi sia più “educazione al cuore”, ai sentimenti. (Ivi, p. 36 e p. 38).

In questa società, l’”io”, ripetuto ossessivamente, ha sostituito il “noi”, che viene usato solo per il branco, (Ivi, pp. 40-41), anche quando vengono compiute azioni di bullismo che non sono mai solitarie ma che necessitano del sostegno del gruppo, di chi guarda ed approva.

Il bullismo si attua anche a scuola e «lo sfondo è quello della violenza sui più deboli, è quello della sessualità precoce ed esibita sui telefonini e su internet», dove i bulletti fanno circolare le immagini delle loro imprese, di «queste loro azioni piene di una emotività carica e sovreccitata». (Ivi, p 41).  E non vi è più capacità di riflessione in un contesto caratterizzato da: «raffreddamento riflessivo, stordimento emotivo, indifferenza». (Ivi, p. 42).

Umberto Galimberti, nel suo volume, parla di incapacità della famiglia e della scuola a promuovere una corretta educazione emotiva, anche a livello di semplice alfabetizzazione (Ivi, p. 47), mettendo a rischio, a suo avviso, la stessa sopravvivenza della specie, che ha come fondamento l’istinto di solidarietà e non la sopravvivenza del singolo. (Ivi, p. 50).

E la sessualità, quando c’è, è tecnica corporea, e la sua esplicitazione è collegata ad una idea di presunta emancipazione che porta pure a ballare e sballare fino all’esplosione, che comporta anche atteggiamenti di noia, insincerità e violazione della privacy altrui, di quella intimità ed interiorità di ciascuno che è sacrosanta. E secondo Galimberti, programmi come “Il grande fratello” non hanno fatto altro che legalizzare l’indiscrezione, favorendo la spudoratezza di chi guarda e mettendo alla gogna chi vi partecipa. (Ivi, pp. 60-61). 
Egli mette anche in guardia da simili atteggiamenti e programmi che li favoriscono, perché, «[…] il risultato è tutto politico, perché la publicizzazione del privato è l’arma più efficace impiegata nelle società conformiste per togliere agli individui il loro tratto più discreto, singolare, intimo». (Ivi, p. 61). 

Ma è anche vero che i giovani non vengono abituati a vivere una sessualità positiva e sentimentale, non vengono educati alla sessualità ed alle modifiche che avvengono nel loro corpo e nella loro psiche. E mi ricordo un ragazzino dell’ isis F. Solari, che, dopo che avevo parlato ai giovani, nel corso di un incontro sull’abuso di alcool, degli ormoni che frizzano alla loro età e del rischio di bruciare in una sera la possibilità di costruire un rapporto importante con una ragazza, magari a causa dell’abuso di alcool, un giorno mi vide e mi chiese perchè non continuavo a parlare loro di questo.  

ANCHE LA DROGA HA UN SUO POSTO IN QUESTA MACCHINA DEL NULLA.

In questa “macchina del nulla” giovanile, trova una sua precisa collocazione lo sballo «come piacere negativo e desiderio insaziabile» (Ivi, p. 65), come strumento di trasgressione, ricerca di felicità ed alienazione dalla realtà, la cui diffusione ed utilizzo sono diventati un problema sociale oltre che personale. (Ivi, p. 67). Ma per raggiungere questo stato di “sballo” spesso i giovani ricorrono non solo a droghe ma anche ad un mix delle stesse con farmaci, togliendo al farmaco la sua valenza meramente curativa. Non a caso una canzone si intitola “Paracetamolo”, e nulla ha a che fare, nel suo testo, con l’utilizzo di detto farmaco, più noto come tachipirina, per abbassare la febbre, mentre si sa che esso è usato per tagliare la cocaina e l’eroina. (https://www.parmateneo.it/?p=1595; https://it.blastingnews.com/opinioni/2016/04/sequestrata-eroina-tagliata-con-tachipirina-continua-l-uso-diffuso-tra-i-giovani-00864651.html).

Giovani e meno giovani cercano nuove alienazioni dal lavoro schiavistico e false felicità nella droga, invece di unirsi per lottare per migliori condizioni di vita, cercano un costoso scacciapensieri che diventa continua necessità, richiedendo continue emorragie di denaro, di forza, di vita, e creando dipendenza anche dallo spacciatore. E chi usa droghe non si interessa dei possibili effetti finali del loro uso, ne diventa sempre più inconsapevole, cercando una “anestesia dalla realtà”, una risposta all’insaziabilità delle proprie pulsioni, uno stato di euforia, la perdita della sensazione di paura e dei freni inibitori e l’annullamento della mente. (Ivi, p. 65-70). E vorremmo sapere se tante barbarità commesse al di fuori da discoteche non abbiano avuto come protagonisti soggetti ripieni di una qualche sostanza illecita.

Non si può certamente negare che droghe, cioè sostanze stupefacenti, venissero utilizzate anche un tempo ma il loro uso avveniva in un contesto preciso prevalentemente iniziatico e religioso e comunque codificato e sotto controllo sociale.   

Galimberti propone, anche per la droga, una campagna informativa nelle scuole ed in altri ambiti comunitari, ma io non credo sia sufficiente a disincentivarne l’uso ed il provarla, perché ciò è possibile solo attraverso un’educazione dei giovani al futuro, alla progettualità, a sentirsi qualcuno senza uso di stupefacenti, e la società attuale non aiuta molto in tal senso. Ma non si può non provare.
E bisogna insegnare ai giovani ad essere orgogliosi di se stessi, ed a cercare di sviluppare le proprie capacità, a non essere perdenti prima di affacciarsi alla vita. Ma per fare questo ci vuole meno degrado, mezzi di sostentamento e servizi pubblici per una vita dignitosa, meno falsi miti e più educazione genitoriale.  

Ho conosciuto giovani all’isis Fermo Solari di Tolmezzo, ed ancor prima al Villaggio del Fanciullo di Opicina, dove ho lavorato per tre anni come educatore, ed ho notato che chi è meno fragile nella vita è chi ha una aspirazione anche vaga od un progetto personale per il futuro; chi non subisce violazioni ingiuste dalla classe docente od in famiglia, formando una personalità frustrata o ripiena di odio verso gli adulti; chi viene accompagnato nella crescita e nello sviluppo dei propri “talenti” fino al raggiungimento dell’autonomia cioè di quello “spiccare il volo” che è diritto di ciascun giovane; di chi trova risposte alle proprie domande, ed anche no decisi. È più sicuro di sé, a mio avviso, chi ha introiettato delle regole piuttosto che chi non ne ha e fluttua nell’incertezza, fra stati di euforia e di depressione, senza riferimenti, senza riuscire a prendere coscienza della realtà.  Avere dei sogni fa bene a tutti, vivere nel modo dei sogni molto meno.

MUSICA COME SBALLO.

Anche la musica può diventare fonte di sballo. «La musica giovanile, scrive Galimberti, lungi dall’ essere un discorso lineare e costruttivo, […] lungi dall’ essere lo specchio dell’essere, si muove tra essere e non essere, sempre sul ciglio di un abisso, metafora della vita […]». (Ivi, p. 150).

I giovani pare abbiano bisogno di musica «di cui sembrano assettati» (Ivi, p. 152), che rappresenta quell’ossessione settimanale che li ammassa nelle discoteche. (Ibid.). E folle assiepano i concerti, dove la solitudine giovanile e tante singole solitudini si riempiono di musica sparata nelle orecchie. I giovani cercano ritmi primitivi, cadenzati, mentre la folla e la musica sparata a volumi altissimi non concedono più comunicazione diretta e capacità di pensare e favoriscono il sesso come dimensione orgiastica non fusione personale, che si esprime nel «battere e levare, battere e levare, uno/due» (Ivi, p. 152), che simula il ritmo del cuore, che simula il ritmo del respiro.  (Ibid.).

Ed è proprio il corpo che sta al centro di questa ricerca di risposte nello sballo della musica, con il suo astrarsi dal pensiero e con il suo scaricare, nel ritmo incessante ripetuto sino allo sfinimento, tensione fisica, accumulo emotivo, fino allo sfinimento, che non permette risposte alle proprie domande ma solo un rimandare. (Ivi, p. 153).

COSA FARE PER FAR CRESCERE LA GENERAZIONE DEGLI INDIFFERENTI?

Scrive Galimberti nel suo volume che questa generazione di giovani è caratterizzata dagli “abbastanza”. «Vanno abbastanza d’accordo con i genitori, che concedono loro abbastanza libertà e hanno abbastanza voglia di diventare adulti, ma non troppo in fretta». (Ivi, p. 130). E questa, secondo me, è la generazione del “tutto e subito”, senza sapere cosa siano fatica ed umiltà senza applicazione se non nello sport che la fa da padrone, e non si sa chi abbia accomunato alla cultura. Non che lo sport non abbia un suo valore, per carità, ma attualmente lo sport tende ad essere unicamente competitivo, non amatoriale e per tutti, senza competizione. Almeno un tempo tutti facevano reale educazione fisica a scuola, ora invece le ore ad essa dedicate possono diventare preludio allo sport agonistico presente fuori, emarginando alcuni, favorendo altri, e se erro correggetemi. E tutti quelli che gareggiano sperano di essere un ‘up’ senza pensare che per ogni ‘up’, uno superiore agli altri, con il corredo di frustrazioni create poi dalla relatà del non esserlo, vi sono molti ‘down’, molti che non si eleveranno mai.

Cosa fare per questa generazione che rischia di bruciarsi, mentre Mangiafuoco muove i fili, prima di vivere? La risposta sta sempre in “La storia infinita”: insegniamo loro a prendere confidenza con i libri, i significati, i linguaggi, la fantasia che contempla la bellezza non l’abbruttimento, facciamo in modo che i giovani riprendano a sognare ed a volare alto, anche imparando a disciplinare se stessi, a fermare corpo e mente dalla frenesia sociale ed a riflettere, ma diamo anche loro la possibilità di farlo. E eliminiamo in loro l’idea che tutto il mondo si regga sulla competizione.

Mostriamo loro dei buoni libri e lasciamo che scelgano loro, aiutiamoli a pensare da soli, a ragionare da soli, a scegliere da soli a ricercare da soli, e riportiamo alla luce non il pensiero conforme a quello altrui, ma quello divergente. Inoltre senza un po’ di umiltà, senza la consapevolezza di non sapere tutto, senza amore e piacere anche nello svolgere attività culturali, di studio ed artistiche, non si fa più nulla. Riqualifichiamo l’università, e non riempiamo le pagine dei giornali solo di cosa ha detto un politico ed un manager. Certi articoli di politica e certi dibattiti ora sono di una noia infinita e per fortuna che esiste ancora Marco Travaglio, con la sua ironia sottile.

I GIOVANI VIVONO IN UN MONDO VIOLENTO E ATTUANO VIOLENZA RIPROPONENDO UN MODELLO DI VITTIME E CARNEFICI.

Stasera ho visto un film interessante, “Tonya” che raccontava la storia vera di una notissima pattinatrice su ghiaccio americana, vissuta in un mondo di balordi, vittima di un mondo di balordi, che, condannata per un fatto non da lei voluto, a essere radiata dalla società delle pattinatrici, in lacrime dice al giudice che preferisce 18 mesi di prigione che non mettere mai più i pattini ai piedi perché l’unica cosa che sa fare è pattinare. E dopo una condanna così crudele per un fatto non da lei commesso, si ricicla nella box femminile, in un cosiddetto sport che forse le fa anche scaricare l’aggressività ma accende solo gli animi degli spettatori di medio bassa estrazione sociale, intorno a due donne che si picchiano a sangue.

E Tonya cerca in questo modo di essere ancora “qualcuno”, come tanti giovani, che però, (come il marito balordo di Tonya ed i suoi amici, una banda di violenti dediti all’alcool, che non esitano a dimenticarsi cosa sia bene e cosa sia male, pur di fare qualcosa da gradassi per poi andare a narrare al primo venuto che lo hanno fatto) non sanno che pasticciare al massimo facendo magari, messi alle strette, ricadere la colpa di tutto su chi non era colpevole. E guardando il film, si nota la fragilità emotiva di questi balordi che vivacchiano, che fanno violenza senza neppure valutarne le conseguenze.

Ed alla violenza nichilista finalizzata al nulla, oltre che al “rito della crudeltà” dedica sul finire del suo volume alcune righe Umberto Galimberti. (Ivi, pp. 138-139). Per quanto riguarda la violenza negli stadi, egli dice che detta violenza è senza ideale, e pertanto non ha finalità che, raggiunta, la plachi. E sostiene che sinora, in Italia, la giustizia ha inflitto pene troppo basse ai violenti, ricorrendo anche a patteggiamenti, il che comporta che gli atti violenti si reiterino, con la quasi certezza di una mezza impunità.

Al termine del suo lavoro, Umberto Galimberti sostiene che ai giovani deve esser insegnata la vita come sperimentazione, (Ivi, p. 141) ed io credo che anche alcune ore di lavoro ai giovani dai quattordici anni in poi, in forma di apprendistato leggero, potrebbero essere una cosa interessante, ma non in un contesto scuola lavoro come quello definito dalla norma voluta dal governo Renzi nel 2015, che toglie ore alla scuola e non fa fare sufficiente esperienza lavorativa, che si configura solo come un escamotage.

Inoltre Galimberti crede che si debba guardare al passato per forgiare il futuro, (Ivi, p. 148) ma a mio avviso siamo molto lontani da questo ideale, perché conosciamo poco e male il passato, spesso giuntoci in una versione falsata anche da una chiesa cattolica più interessata al secolare che al sacro, e non sappiamo ancora quale sarà il nostro futuro. Non da ultimo, Galimberti ritiene, seguendo gli insegnamenti di Maurizio Mancuso, che i giovani debbano riappropriarsi della propria giovinezza, con il suo essere età di mezzo, di sperimentazione, di crescita di espansività, di accettazione di sé stessi.

E scrivendo queste righe mi vengono alla mente ragazzi che ho conosciuto, che ora avranno magari ora 50 anni, alcuni dei quali si sono realizzati, altri che si sono “persi nel bosco della vita”. E con queste parole termino questo articolo relativo ad un interessantissimo libro che scopre aspetti che dovrebbero far riflettere anche i politici, e rammento pure che don Pino Puglisi, proprio per aver cercato di educare i giovani a qualcosa di diverso dal modello proposto dalla società mafiosa, fu ucciso dalla mafia.

Inoltre, sempre secondo Umberto Galimberti, per impostare una reale azione educativa «Ascoltare i giovani è molto più utile che leggere o ascoltare le considerazioni di psicologi, insegnanti, educatori che se ne occupano». (https://rinascimentoculturale.it/rassegna/umberto-galimberti-i-giovani-generazione-del-nichilismo-attivo/). Ma quanto li ascoltiamo davvero e quali modelli proponiamo loro? 

Laura Matelda Puppini

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta, solo per questo uso, da: http://www.officina-benessere.it/il-nichilismo-dei-giovani/. Ricordo che ho già pubblicato, nel merito dei giovani, su www.nonsolocarnia.info, i seguenti articoli: 

Alcol e giovani. Perché, oggi, i ragazzi alzano troppo il gomito?

Dal Messaggero Veneto del 20 marzo 2005: “Pianeta giovani”. Da allora è cambiato qualcosa?

Droghe, sballo, nichilismo, lotta al narcotraffico ed allo spaccio. Perché no all’iniziativa del sindaco di Tolmezzo.

Giochi di guerra con ‘elmo e fucile’ a Forni Avoltri per i ragazzi del comune. Quale educazione stiamo dando ai nostri giovani? E due considerazioni sul progetto Movimento in 3 S.

Martina Carpani su: ‘Fascismo, antifascismo e i giovani d’oggi’.

Laura Matelda Puppini.

 

 

http://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/07/Nichilismo-diagio-giovanile.jpghttp://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/07/Nichilismo-diagio-giovanile-150x150.jpgLaura Matelda PuppiniETICA, RELIGIONI, SOCIETÀQuesta volta vorrei parlarvi di “giovani e sballo”, di “giovani e nichilismo”, proponendovi alcune interessanti considerazioni da Umberto Galimberti, L’ospite inquietante. Il nichilismo ed i giovani, Feltrinelli 2008. Lo faccio anche per far capire ai comuni che promuovere lo sballo non è azione educativa anche se può essere economicamente...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI