Forse qualcuno, anni fa, avrebbe desiderato che io parlassi di sentimenti personali qui o là, ma si può provare anche affetto verso la propria terra, ferita, segnata, piegata.

Ed è questo sentimento che mi ha spinto anche lunedì scorso, 25 maggio 2020, ad andare a sentire l’ultima, che poi tanto ultima non è, sull’utilizzo delle acque nostre per fini loro, per dirla alla Barazzutti.  Il nostro ambiente montano è pieno di centrali e centraline, mentre il clima è cambiato ed a tratti piove tantissimo, a tratti impera la siccità, nevica sempre di meno ed i ghiacciai lentamente si sciolgono, qui come là.

Questi aspetti dovrebbero far riflettere, far pensare ai modi con cui tesaurizzare l’acqua dolce per poterla utilizzare per gli usi che servono alla nostra vita, per bere, lavarci e lavare, per l’agricoltura, essendo un bene indispensabile alla vita, ma invece … Dopo che la Sade, creata nel 1905 per volontà di Giuseppe Volpi conte di Misurata, poi fascistissimo, ha catturato le acque carniche per produrre elettricità desertificando i fiumi, ora tocca ai rii della Val Canale e Canal del Ferro, ed in particolare si pensa di sfruttare intensivamente il fiume Fella.

Non che l’idea non fosse venuta prima a qualcuno, per esempio alla stessa Sade, fermata, poi, dal disastro del Vajont e dalla nazionalizzazione dell’energia idroelettrica, e successivamente all’Enel tanto che, nel 1982, detto Ente aveva ottenuto la concessione di derivare dal bacino orientale del Tagliamento per una nuova una centrale idroelettrica da costruirsi ad Amaro, con salto lordo di 259 metri e potenza di 62 MW cioè di 62.000 chilowatt, su progetto del 1975. Ne erano interessati: il fiume Fella, il torrente Chiarsò, il Glagnò il Variola e l’Ambruseit. (1).
Ma non se ne fece nulla grazie all’opposizione delle popolazioni e dei comuni interessati da detto progetto: Amaro, Arta, Chiusaforte, Dogna, Moggio, Paularo, Pontebba, Resia, Resiutta, Tolmezzo e Venzone urlarono il loro ‘no’ alla nuova centrale, come del resto le Comunità Montane della Carnia e del Canal del ferro – Valcanale, che furono invitate, dall’allora Assessore ai Lavori Pubblici della Regione Fvg, ad esprimere il loro parere sul progetto entro il 31 dicembre 1986. (2). E già allora si parlava di «assalto generale alla montagna e alle sue risorse» (3). I comuni e forse le Comunità Montane, per opporre motivi validi alla realizzazione della centrale di Amaro, diedero, tra l’altro, mandato al geologo dott. Iginio Visintini di stendere una relazione sull’impatto ambientale della stessa, ed egli dimostrò, in sintesi, che la centrale avrebbe comportato la morte del fiume Fella. (4).

Progetto centrale di Amaro, 1975, da materiali della Comunità Montana della Carnia. Provenienza: Franceschino Barazzutti. Ho segnato in arancione sia la posizione della centrale sia i fiumi Chiarsò e Fella, i maggiormente interessati dalla derivazione per la nuova centrale.

Sfumata questa ipotesi, qualcuno pensò addirittura di costruire tra Fella e Tagliamento una centrale a carbone, (5) ma, per fortuna, questa brillante idea venne lasciata decadere.  

Ora siamo nell’era delle centraline, che sfruttano i contributi per le energie rinnovabili creando grossi problemi di impatto ambientale qui come là (6), e che, poste in sequenza ravvicinata, non permettono ad un corso d’acqua di fatto di sopravvivere, come accaduto al torrente Raccolana, ove «L’acqua è sparita, in alcuni tratti va in subalveo, in altri appena esce viene presa». (7). Infatti sono state costruite sul corso di detto torrente ben 4 centraline, su terreni in comune di Chiusaforte, tutte gestite da “Idroelettriche Gestioni Friulane s.p.a.” (8).  Ed in sintesi tale società, in un modo o nell’altro, e legalmente, si è presa un torrente intero, senza dar nulla, pare, in cambio. Perché, ci ricordava lunedì scorso Silvio Vuerich, citando a sua volta Barazzutti, il produttore privato (diverso dal soggetto cooperativa) ha l’obbligo, per legge, di consegnare l’energia elettrica prodotta al convettore e non può quindi, in alcun modo, distribuirla direttamente al comune od al territorio locale: in poche parole l’energia prodotta entra nella rete elettrica nazionale e può andare in luogo ben lontano da quello di produzione. (9).

Il povero torrente Raccolana, con segnate in arancione le prese, in azzurro le centraline. Immagine datami alla conferenza stampa di Udine il 25 maggio 2020.

Ma ormai, come ha detto Franceschino Barazzutti nel corso della Conferenza stampa tenutasi ad Udine nel palazzo della Regione il 25 maggio 2020, il prelievo forzoso di acqua per la produzione di energia elettrica in montagna è diventato un business per alcuni ed una tragedia per altri , e Cristian Sergo, consigliere regionale per M5S, ha dichiarato che «Su questa tematica è importante fare fronte comune contro chi prende il territorio e i beni comuni per un bancomat». (10).

Si era salvato solo il Fella, ma poi il Comune di Malborghetto presentava una domanda di concessione di derivazione di detto fiume per utilizzarne le acque con una prima centralina. Successivamente la Società Hydro Alpe Adria privata, con sede a Laglesie San Leopoldo, progettava e dirigeva i lavori per «opere da presa, condotta e centrale idroelettrica sul Fella», di cui sarebbe stata anche il gestore. (11). Ma se vedete i progetti per centrali idroelettriche sul sito della Società Hydro Alpe Adria e non solo, chissà perché vi viene in mente, a livello di sfruttamento delle acque montane, la centrale di Amaro, solo costruita per gradini, per piccole centrali, grazia anche ai contributi per le energie rinnovabili.

Infatti solo sul sito citato si trovano i seguenti progetti: “ Derivazione acque dal fiume Fella per l’impianto idroelettrico S. Leopoldo – Pontebba; Progettazione esecutiva e direzione lavori per la costruzione delle opere di presa, condotta e centrale idroelettrica sul Fella – Malborghetto; Progetto e DL relativi alla “Concessione di derivazione acque pubbliche ad uso idroelettrico sul torrente Chiarsò” (comune di Paularo), oltre altri due che non interessano detto territorio, ed ad alcune modifiche previste per l’impianto idroelettrico sul rio Barman, in comune di Resia, richieste dal Cosint, con l’istallazione di una nuova turbina da 0,45 MW.  (12).

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Secondo Silvio Vuerich e Franceschino Barazzutti, vi sono di fatto ora tre centraline che prevedono di sfruttare il fiume Fella: una richiesta dal comune di Malborghetto-Valbruna con presa in corrispondenza dell’ansa del Fella presso il forte Hensel e centrale a San Leopoldo, il cui progetto definitivo è prossimo ad entrare in autorizzazione unica; la centrale  già realizzata ed operativa della Hydro Alpe-Adria che preleva le acque a Malborghetto e le rilascia a San Leopoldo con condotte interrate nel sedime dell’ex-ferrovia oggi pista ciclabile (potenza nominale di concessione di 2981 kilowatt ossia 2,981 megawatt), e per la quale la società Hydro Alpa Adria già nel 2015 risultava inserita fra le “Ditte concessionarie per le quali è stato già emanato specifico decreto per la corresponsione del sovracanone rivierasco” (13), ed infine una terza centralina, quella oggetto dell’incontro del 25 maggio 2020, con Società proponente e gestore  ‘Idroelettrica Fella srl’ con sede a Venzone, subentrante a ‘Idroelettrica Val Gleris’, che prevede una presa dell’acqua sulla sponda sinistra idrografica del fiume Fella, immediatamente a monte della briglia già esistente in località San Rocco nel Comune di Pontebba, e la restituzione delle acque sulla sponda destra del fiume, in località Braiduccis, nella frazione di Pietratagliata sempre in Comune di Pontebba, con un salto complessivo di metri 56,75. (14).

Per detta ultima centralina, la società ‘Idroelettrica Fella’, che la vorrebbe costruire e sfruttare, secondo Silvio Vuerich ha già ottenuto tutte le autorizzazioni. «Il Decreto di concessione a derivare acqua ad uso idroelettrico è stato rilasciato il 12 ottobre 2016 e prevede una durata della concessione di 30 anni (fino al 2046). La portata massima concessa in derviazione è pari a 7600 Litri/secondo, la portata media è pari a 4440 Litri/secondo; sulla base della portata media di 4440 Litri/secondo (4,44 mc. /sec), moltiplicata per il salto di m. 56,75 e per l’accelerazione di gravità g = 9,81 m./sec si perviene ad una potenza media di concessione di 2.470 Kilowatt ossia 2,47 MW». Ma dette opere contemplano, pure, la costruzione di un elettrodotto interrato che riporti l’energia elettrica in territorio di San Leopoldo dove è prevista la costruzione di una grande cabina primaria di trasformazione da media tensione ad alta, non strategica per la rete nazionale, ma che impensierisce. (15).

Progetto della terza centralina di Pontebba, con presa in località San Rocco, e rilascio nei pressi di Pietratagliata, commissionato inizialmente da Idroelettrica Val Gleris, e poi passato a Idroelettrica Fella, società con sede a Venzone. (Immagine da Silvio Vuerich). Ma le due società hanno lo stesso presidente, il signor Gianni Tondo, imprenditore.  

Ma ora siamo giunti al 2020, e la centrale non è stata ancora, per fortuna, costruita. Infatti il progetto prevede di passare su fondi collettivi, e così, nel dicembre 2019, poco prima di Natale, il Consorzio Vicinale del villaggio di Laglesie, o San Leopoldo o Leopoldskirche, o Lipalja vas che dir si voglia, si è opposto all’esproprio, da parte del Comune di Pontebba, dei terreni necessari per la costruzione della cabina primaria, in quanto beni in comunione familiare in territorio montano, facenti parte di un antico patrimonio collettivo, che, sulla base della legge statale 20 novembre 2017 n. 168, sono caratterizzati dal regime giuridico dell’inalienabilità, dell’indivisibilità e dell’impossibilità ad uso-capirli, e sono vincolati dalla perpetua destinazione agro-silvo-pastorale e dalla comproprietà intergenerazionale. (16).

Detto comune, infatti, si era proposto quale Autorità Espropriante su richiesta del promotore dell’espropriazione, cioè la società ‘Idroelettrica Fella srl’ (17).
Ma come poteva il comune fare una cosa del genere, cioè, pare proprio, espropriare terreni per favorire l’opera di una società privata?
Semplice: il Decreto di Autorizzazione Unica alla costruzione della centrale, datato 29 Gennaio 2015, sanciva la pubblica utilità dell’opera, anche se la lettera comunale per l’esproprio citava un Decreto del Servizio Energia dell’1 Marzo 2016, che però costituiva solo una proroga del termine di inizio lavori per la realizzazione di questa seconda centrale. (18).

A questo punto, a seguito della lettera comunale, il Consorzio Vicinale di San Leopoldo promuoveva, a fine febbraio 2020, un ricorso al TAR FVG, impugnando l’Autorizzazione Unica per la realizzazione dell’impianto e la lettera del Comune di Pontebba, sul presupposto di non essere stato tempestivamente coinvolto nel procedimento amministrativo di approvazione del progetto e di essere proprietario di beni collettivi la cui natura giuridica è del tipo para-demaniale, vincolati, e che non possono essere espropriati per la realizzazione di un impianto di sfruttamento privato. Non solo: la lettera di esproprio del Comune di Pontebba incuriosiva altri cittadini, che sentivano l’esigenza di un approfondimento sull’argomento: tra loro si trovavano pure due soggetti privati interessati dalla procedura di asservimento coattivo.

Essi inviavano al Comune di Pontebba ed alla Regione FVG una missiva per avere chiarimenti in particolare su due aspetti:

  1. In forza di quale delega ricevuta dalla Regione, il Comune di Pontebba aveva potuto qualificarsi quale autorità espropriante, posto che l’autorità procedente in seno al procedimento di Autorizzazione Unica (da cui scaturisce poi la dichiarazione di Pubblica Utilità dell’opera) era la Regione FVG – Servizio Energia, e dato che, sulla base del Testo Unico degli Espropri per opere private, la competenza  nel procedimento espropriativo è dell’autorità dalla quale deriva la dichiarazione di pubblica utilità, nello specifico la Regione Fvg.
  2. Posto che il Decreto di Autorizzazione Unica risaliva al 29 Gennaio 2015, si chiedeva quale fosse il termine espressamente fissato nello stesso per l’emanazione del decreto di esproprio ; infatti, sempre sulla base del Testo Unico degli Espropri, è previsto che, qualora detto termine non sia espressamete fissato oppure non siano state concesse proroghe, su istanza motivata o anche d’ufficio, lo stesso termine si intende di 5 anni ; e, in mancanza di emanazione del Decreto di Esproprio entro il predetto termine, anche la pubblica utilità decade. Pertanto si poneva il dubbio fondato che la pubblica utilità dell’opera fosse decaduta al 29 gennaio 2020 (5 anni dalla data del decreto del 29 gennaio 2015).

La Regione FVG – Direzione Centrale Infrastrutture e Territorio rispondeva ai due soggetti con nota dei primi di Aprile 2020 comunicando agli stessi che effettivamente la pubblica utilità dell’opera era decaduta in data 29 Gennaio 2020 e che, quindi, il procedimento di asservimento/esproprio a carico dei loro terreni si era interrotto. (19).

Mappa delle utilizzazioni di acque superficiali in regione Fvg. In rosso: utilizzo idroelettrico. (Da Franceschino Barazzutti).

Così chi si veniva a trovare in una strana posizione era il Comune di Pontebba, guidato, dal 2014, dal p.i. Ivan Buzzi, professionalmente appartenente alla categoria: imprenditori titolari e amministratori  delegati di imprese commerciali (20), che nel frattempo, però, si era costituito, il 23 marzo 2020, in giudizio al TAR FVG contro il ricorso promosso al TAR dal Consorzio Vicinale di San Leopoldo, per far valere le proprie ragioni che però nessuno sa quali siano. Infatti che vantaggi riceve il comuna di Pontebba dalla realizzazione dell’opera, oltre il canone rivierasco di circa 16.000 euro? Mistero. E dato che al Comune serviva un avvocato che andasse a rappresentarlo al Tar, la giunta comunale di Pontebba decideva che le spese legali del proprio avvocato sarebbero state sostenute dalla stessa società privata Idroelettrica Fella srl, sulla base della già pervenuta nota di impegno della società a favore del Comune. (21).

Ed infatti la Delibera giuntale del comune di Pontebba n.39/2020 così precisa, dopo aver dato mandato al Sindaco di conferire l’incarico di patrocinio legale all’Avv. Sergio Antoniazzi, con studio in Pordenone, di rappresentare in giudizio l’Ente e di porre in essere ogni atto ritenuto opportuno per la migliore tutela dei suoi interessi, «le spese relative alle competenze per lo svolgimento dell’incarico saranno rimborsate al Comune dalla società Idroelettrica Fella Srl con sede in Venzone (UD), come da nota di impegno in narrativa citata». (22).

Ma a questo punto sono io che non capisco il modo di procedere del Comune di Pontebba, e che compiti istituzionali debba svolgere lo stesso, se magari quello di far cassa con i proventi largiti a comune rivierasco, ma sarà l’età, ma … e chiedo subito scusa per questi miei dubbi. Ma il territorio del comune di Pontebba è interessato, pure, dall’impianto idroelettrico progettato per conto della società Val Gleris s.r.l. che propone lo sfruttamento del rio Pricot (23), e anche il comune di Malborghetto ha un’altra centrale, che sfrutta il torrente Uque.

E sapete cosa penso? Questa sì che è una telenovela, con oggetto lo sfruttamento intensivo senza progettazione globale del territorio e senza alcun corrispettivo, e per corsi d’acqua che, fra l’altro, non hanno prezzo perchè sono bene comune e l’acqua è bene primario per la vita! Ma cosa volete, nel mio ‘Coronavirus in rapporto ai miti e valori della società contemporanea’, ho già sottolineato come l’etica dominante è ormai quella del profitto.

Comunque per ritornare alla centralina San Rocco Pietratagliata, in data 30 aprile 2020, la Società Idroelettrica Fella srl  ricorreva chiedendo la sospensione e l’annullamento delle note regionali che avevano deciso il decadimento della pubblica utilità per l’opera e il termine dell’autorizzazione unica. Il motivo era legato alla mancata emanazione del decreto di esproprio nei tempi previsti dalla legge, cioè entro 5 anni dalla dichiarazione della pubblica utilità dell’opera.
A questo punto la Regione si rimangiava il decadimento dell’autorizzazione unica, perché la Direzione regionale Infrastrutture non si riteneva competente a produrre atti efficaci in materia, essendo compito specifico del Servizio Energia, che non si è mai espresso nel merito, ma manteneva la fine della possibilità di ritenere la centralina di pubblica utilità. Nel frattempo anche due privati cittadini, interessati all’ esproprio, chiedevano lumi alla Regione, come già scritto, che chiariva anche ai privati come la pratica di esproprio non dovesse aver più luogo perché non erano stati previsti i tempi sanciti dalla legge.  (29 gennaio 2015 autorizzazione- 29 gennaio 2020 termine ultimo). In sintesi attualmente la realizzazione di detta centralina è interessata sia dal ricorso del Consorzio Vicinale di San Leopoldo che da quello dei privati proprietari. Ma è decaduto pure l’inizio lavori, dichiarato in essere in data 28/7/2019, perché, non essendo state acquisite le aree ove i lavori dovevano essere svolti, essi non potevano dirsi iniziati. (24).

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Inoltre Silvio Vuerich ci ricorda che l’elenco dei terreni da espropriare è molto lungo, perché il progetto prevede si debbano realizzare, tra le altre cose, un lungo tunnel di adduzione dell’acqua che scende verso Pietratagliata e un cavidotto altrettanto lungo per il trasporto dell’energia elettrica prodotta che ritorna a nord oltre Pontebba, verso l’abitato di San Leopoldo, dove deve essere realizzata una cabina primaria che assicurerà il collegamento con la rete elettrica nazionale di Terna, e che impensierisce tutti. Ed è per realizzare questa cabina primaria (CP) di trasformazione MT/AT (Media Tensione/Alta Tensione) che il comune di Pontebba si è prestato ad espropriare, per conto della società Idroelettrica Fella s.p.a., presieduta dal signor Gianni Tondo di Venzone, imprenditore privato nel campo edile e idroelettrico, e presidente pure della società Val Gleris.
Ora pare, comunque, che qualcuno abbia pensato di superare il problema della localizzazione della cabina elettrica di trasformazione, da costruirsi a spese di Enel distribuzione spa, che dovrebbe sorgere sui terreni del Consorzio Vicinale spostandola, ma esiste un progetto definitivo per l’opera già approvato nel 2015, che non comporta varianti sostanziali. E uno umanamente si chiede se detta cabina non sia stata progettata in funzione di un futuro di altre centrali sul territorio. (25).

Laura Matelda Puppini. Edicola votiva a San Leopoldo locata nei pressi del fiume.

Comunque, in un modo o nell’altro, si sta cercando di superare persino, nello sfruttamento delle acque, la proposta per la centrale di Amaro, senza calcolo dei disastri ambientali possibili, e portando il Fella, presumibilmente, ad una situazione simile a quella del torrente Raccolana. Ma cosa vuoi che sia … E cosa accadrà al Tagliamento in cui il Fella si getta? Tranquilli, lo sapremo pare vedendolo di persona, perché sembra che nessuno si sia occupato di altro se non della produzione di energia e del suo trasporto altrove e del profitto dei privati. E tutto questo senza chiedere ai comuni a sud se siano contenti di questa grande trovata, non solo permessa dalla legge ma anche finanziata dai certificati verdi, che paghiamo noi cittadini.

Ma pare cosa intelligente per la Carnia, Canal del Ferro e Val Canale riempire fiumi, torrenti, rigagnoli di centraline progettate senza tener conto dell’insieme, e che poi segneranno, anche quando abbandonate, per sempre l’ambiente? E quale turismo si pensa possibile in una valle sottoposta a questo scempio? Inoltre giova ricordare che lo stato ecologico del Fiume Fella, in gran parte del suo percorso, risulta sufficiente, ora come ora, il che contempla che una serie di qualità importanti di detto corso d’acqua non risultino alterate, insomma, in sintesi, il sistema fiume è stato per ora abbastanza tutelato a livello pure della sua qualità idromorfologica, e dalla sua artificializzazione. Ma ridurre le portate del fiume in alveo per le tratte definite dal progetto implica la riduzione della qualità ecologica, il che va in direzione opposta a quanto definito dagli obiettivi europei per i fiumi, che comportano che, entro il 2027, lo stato ecologico dei fiumi diventi buono. Inoltre la costruzione di centraline va ad incidere su un regime idrogeologico già messo in difficoltà dalle modificazioni climatiche, a causa della riduzione della nevosità e dell’aumento della siccità. E se si combinano questi fattori con quelli prodotti dalla riduzione delle portate ottenuta artificialmente, si può ritenere che d’estate avremo molti corsi montani e fiumi in asciutta, indipendentemente da quanto dice la legge sul minimo deflusso vitale.

A questo punto bisogna far in modo che i comuni non depredino il capitale naturale ed i servizi ecosistemici associati. Bisogna porci questo problema anche nel corso del dibattito sulle aree interne, incentivando i comuni a seguire strumenti economici innovativi rispetto al passato. Inoltre pochi giorni fa è stato licenziato dal consiglio europeo un regolamento che definisce la nuova tassonomia che identifica quali sono i criteri affinché un intervento possa considerarsi ecosostenibile. E se uno interviene in qualche modo sull’ambiente, non può incidere sulla qualità e sullo stato ecologico dello stesso, e quindi anche di un fiume, in senso negativo. Quindi occorre un cambio di mentalità complessivo nell’affrontare il problema degli interventi sul territorio. (26).

Nel ringraziare Franceschino Barazzutti, Silvio Vuerich, Sandro Cargnelutti, per i materiali su cui ho scritto questo articolo più loro che mio, ed i consiglieri regionali Giampaolo Bidoli, Luca Boschetti, Massimo Morettuzzo, Cristian Sergo per la loro attenzione verso i temi della montagna, ricordo pure che Stefano Mazzolini ha dichiarato «Non sono favorevole alla realizzazione di nuovi impianti idroelettrici come ad esempio sul rio Zolfo a Malborghetto, a Paularo, a Prato Carnico ecc, ecc. Non solo, la mia posizione è molto chiara, le risorse che si trovano in montagna devono essere destinate alla popolazione che vive in montagna e non che ne traggano beneficio soggetti terzi che sfruttano la nostra regione per arricchirsi». (27).

Infatti “cui prodest”, a chi giova, fare queste centraline? A  chi le costruisce e ottiene le concessioni per lo sfruttamento dei corsi d’acqua. Infatti, nel caso della centrale pontebbana, se ho ben compreso, la Società che la gestirebbe dovrebbe pagare come corrispettivo € 14,38 per Kw di potenza, cioè € 35.418,00 in totale, con possibilità di ricavi forse milionari. Quanto ci guadagnerebbe il comune di Pontebba? Circa 16.250 euro all’anno, il che non è nulla rispetto a quanto dato, ed al fatto che il comune, in questo caso, si e posto, poi, per sostenere l’opera, contro il Consorzio Vicinale formato da suoi cittadini . (27). Un introito deriverebbe anche al Bim, ma neppure detto Ente ha fra le sue finalità, presumo, quello di ricavare utili, quasi fosse una azienda in proprio. E neppure un comune è una società srl, che ha come fine preminente quello di far cassa. (28).

Bene, è ora di passare dalla teoria ai fatti, perchè qui la partita che si gioca è grossa: si tratta di non consegnare di fatto l’ambiente ed una valle ai privati, perchè possano arricchirsi lasciandoci poi, quando non servono più, condutture e manufatti in loco.

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Senza offesa per alcuno, ma per portare in evidenza un grosso problema per la nostra montagna e per il nostro futuro e per informare, ho preparato questo testo. Se vi sono inesattezze, sicuramente per colpa mia, mi scuso e prego di rettificare con commento o con email.

Laura Matelda Puppini.

  1. Franceschino Barazzutti, Ultime acque addio, in Nort, N.4, gennaio 1985.
  2. L’ora della verità sulla centrale di Amaro, in. Nort, n.11, 1986. Tra l’altro, come precisato da Franceschino Barazzutti il 25 maggio 2020, alla conferenza stampa tenutasi ad Udine presso il palazzo della Regione, il progetto, fortemente impattante per l’ambiente, prevedeva la creazione di una grande diga dietro il monte Amariana, la realizzazione di uno scarico sotto il Tagliamento e la costruzione di una galleria artificiale che attraversava la montagna di Cavazzo Carnico.
  3. Franceschino Barazzutti, assalto generale alla montagna ed alle sue risorse, in: Nort, n.5, febbraio/marzo 1985.
  4. Intervento di Franceschino Barazzutti alla conferenza stampa del 25 maggio 2020, citata.
  5. Franceschino Barazzutti, Alto Friuli. Alta tensione, in: Nort n.12, febbraio/marzo 1987.
  6. Comunicato del Comitato Acque delle Alpi sulla perdita di corsi d’acqua per speculazione a fini incentivi idroelettrici, in: nonsolocarnia.info.
  7. https://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2018/07/29/gorizia-business-dell-acqua-stop-alle-centraline-una-societa-pubblica-gestisca-l-energia-37.html.
  8. http://www.provincia.udine.it/economia/zone-montane/sovraccanoni/elenco-impianti-situazione-al-14-04-2015-2.pdf.
  9. Da: Note inviate da Silvio Vuerich in data 25 maggio 2020.
  10. https://friulisera.it/nuova-centralina-idroelettrica-sul-fella-moretuzzo-e-bidoli-stop-alle-speculazioni-sui-torrenti-naturali/.
  11. https://alpeprogetti.it/progetti_tags/hydro-alpe-adria-srl/.
  12. https://alpeprogetti.it/progetti/centrali-idroelettriche/. Per la nuova turbina per l’impianto idroelettrico sul Rio “Barman” in comune di Resia, cfr. https://alpeprogetti.it/progetto/1652/.
  13. http://www.provincia.udine.it/economia/zone-montane/sovraccanoni/elenco-impianti-situazione-al-14-04-2015-2.pdf.
  14. Informazioni fornitemi telefonicamente da Franceschino Barazzutti, che ringrazio, in data 27 maggio 2020 e da: Note inviate da Silvio Vuerich in data 25 maggio 2020.  
  15. Note inviate da Silvio Vuerich in data 25 maggio 2020.
  16. Ivi.
  17. Ivi.
  18. Ivi.
  19. Ivi.
  20. http://www.comune.pontebba.ud.it/index.php?id=554. Il sindaco Ivan Buzzi è stato eletto a tale carica già nel maggio 2014, ed è stato sindaco dal maggio 2014 fino al maggio 2019, quando è stato rieletto e nominato nuovamente sindaco. Attualmente la giunta del Comune di Pontebba è formata, oltre che dal sindaco Ivan Buzzi, da Rudy Gitschthaler, vice sindaco, Anna Anzilutti, Antonino Alongi, Arianna Donadelli. Rudy Gitschthaler, Anna Anzilutti e Arianna Donatelli facevano parte anche del consiglio comunale precedente. Bisogna notare che il comune piccolo, tanto che i voti validi erano, nel 2014, 192, ed il sindaco fu eletto con 35 preferenze. Inoltre attualmente il comune è retto da lista unica, e quindi non esiste contradditorio. Ma non vi erano altre liste presenti alle elezioni e si rischiava il commissariamento.
  21. Note inviate da Silvio Vuerich in data 25 maggio 2020 e da registrazione della conferenza stampa tenutasi ad Udine nella stessa data.
  22. Delibera di Giunta del Comune di Pontebba, datata 27/3/2020, pervenutami da Silvio Vuerich.
  23. lexview-int.regione.fvg.it/serviziovia/documentazione/VIA543/DOCUMENTAZIONE PROPONENTE/RELAZIONI PDF/ELAB.L_STUDIO DI INCIDENZA.PDF e http://lexview-int.regione.fvg.it/serviziovia/documentazione/SCR1498/DOCUMENTAZIONE%20PROPONENTE/DISEGNI/TAV.%201_COROGRAFIA_CTR.PDF.
  24. Note di Silvio Vuerich ed interventi alla conferenza stampa del 25 maggio 2020, di cui posseggo registrazione.
  25. Informazioni dagli interventi alla conferenza stampa del 25 maggio 2020, di cui posseggo registrazione.
  26. Dall’intervento di Sandro Cargnelutti, Presidente Regionale Legambiente, alla conferenza stampa tenutasi ad Udine il 25 maggio 2020.
  27. https://www.studionord.news/mazzolini-ln-no-a-nuovi-impianti-idroelettrici-in-montagna/.
  28. Informazioni dagli interventi alla conferenza stampa del 25 maggio 2020, di cui posseggo registrazione.

Sulla dissennata politica di riempire il territorio nazionale di centraline, con la scusa dei contributi per le rinnovabili, cfr.

Comunicato del Comitato Acque delle Alpi sulla perdita di corsi d’acqua per speculazione a fini incentivi idroelettrici, in: nonsolocarnia.info.

L’immagine che accompagna l’articolo mostra la tragedia del torrente Raccolana, con ben 4 centraline della stessa Società. Immagine già utizzata all’ interno del testo. LMP.

 

 

 

https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/Immagine1-raccolana-_LI.jpg?fit=1024%2C745https://i1.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/Immagine1-raccolana-_LI.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniAMBIENTEForse qualcuno, anni fa, avrebbe desiderato che io parlassi di sentimenti personali qui o là, ma si può provare anche affetto verso la propria terra, ferita, segnata, piegata. Ed è questo sentimento che mi ha spinto anche lunedì scorso, 25 maggio 2020, ad andare a sentire l’ultima, che poi tanto...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI