Stamane, dopo aver chiesto un appuntamento a Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo, per porgli alcune domande, mi sono recata da lui per chiedere, per avere delle risposte anche da condividere con voi, non certo con intenti polemici. Io credo che il dialogo sia importante, in particolare fra un rappresentante istituzionale di una comunità ed i cittadini della stessa, e se si domandasse prima di lanciare coltelli alle spalle, tutti ne avremmo da guadagnare, ma, dall’altro lato, se si informasse la cittadinanza in modo puntuale, ci sarebbero meno perplessità. Almeno questo è il mio pensiero.

Voi, miei lettori abituali od occasionali, a cui va il mio sentito grazie, sapete che a me sta molto a cuore la sanità, a cui afferisce la salute dei cittadini, di tutti i cittadini, di destra e di sinistra, popolari e populisti, neonati, adolescenti, giovani e vecchi, e che spesso, fin dal lontano 2015, mi sono soffermata su argomenti relativi alla stessa ed alla sua organizzazione. Pertanto in questo tempo di tagli, di riorganizzazioni anche in Fvg, secondo me non sempre rispondenti alle esigenze dell’utenza ed iniziati con la precedente amministrazione regionale, la prima domanda che mi sono sentita di fare al Sindaco della mia città è stata sull’ospedale di Tolmezzo.

  «La prima cosa che interessa a me, Laura Matelda Puppini, Signor Sindaco, ma credo a molti che vedo un po’ in difficoltà a capire cosa sta succedendo, è: “Quale sanità si intravede in Carnia e quale sarà il ruolo dell’ospedale di Tolmezzo?»

Infatti c’è chi dice che l’ospedale di Tolmezzo ha ridotto alcuni servizi, ma sono voci circolanti non verificate, e vi è un abbandono dell’ospedale di Gemona del Friuli, ove mi raccontano che non funzionano più neppure gli ambulatori tutti i 5 giorni della settimana corta, per esempio quello oncologico funziona solo due giorni alla settimana, e non so se siano presenti, ambulatorialmente, tutte le specialità precedenti. Questa situazione potrebbe portare ad un possibile sovraffollamento e sovraccarico del nosocomio udinese, con problemi per tutti.

Ed informo pure Franceso Brollo che sul nosocomio gemonese ed il suo passaggio a succursale del ‘Gervasutta’ di Udine, aveva scritto un articolo anche la dott. Laura Stabile, senatrice F.I., dal titolo “Anche per la sanità di Gemona tagli certi e futuro incerto”, in: https://www.laurastabile.it/notizie/, che reputo interessante e invito tutti a visionare. In esso la dott. Stabile si chiede in che modo l’Istituto “Gervasutta” di Udine, hub regionale per la riabilitazione, possa essere presente anche a Gemona del Friuli orientandosi alla riabilitazione cardiovascolare, ed afferma che «Il razionale di questa scelta, non esplicitato, non è per nulla chiaro: si prevede forse di far confluire a Gemona da tutta la regione casi molto selezionati di pazienti che necessitano di trattamenti riabilitativi altamente specialistici, dato che le funzioni del “Gervasutta” sono di questo tipo?». Inoltre prosegue dicendo che detto presidio di alta riabilitazione sarebbe totalmente estraneo alla popolazione locale, che ha «bisogno di alcuni servizi di base, quali un presidio di pronto soccorso e un reparto di medicina in loco, anche dipendenti dall’ospedale hub, e di trasporti rapidamente accessibili ed efficienti per raggiungere in sicurezza il presidio principale, quando necessario». (Laura Stabile, op. cit.).

Ma ritornando a Francesco Brollo, così ha risposto alle mie domande e perplessità, dialogando con me.

Francesco Brollo. «Premetto che al Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) dove siedono i rappresentanti dei Sindaci di tutto il territorio regionale, io, che ero lì in rappresentanza della Carnia, fui l’unico ad esprimere contrarietà alla riforma che ridisegnava i confini dell’organizzazione sanitaria. Questo perché ero e sono molto scettico sulla capacità di un luogo decisionale accentrato, lontano dal territorio, di leggere i bisogni del territorio medesimo. Ed ho ribadito questa mia posizione anche in occasione dell’apertura del servizio di risonanza magnetica all’ospedale di Tolmezzo, presente l’Assessore Riccardi. E in quell’occasione ci fu pure uno scambio dialettico pubblico, nell’aula magna dell’ospedale, su questo tema.
E ritengo che questa mia posizione abbia sortito qualche effetto perché, poi, si è riscontrata una forte apertura ed una crescente sensibilità da parte dell’Assessore Regionale Riccardi e da parte del Commissario Aas3 prima, e poi Direttore generale dell’Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute, dott. Tonutti. (1).

Ma ora voglio raccontare, in sintesi, le rassicurazioni che ho ricevuto e i punti interrogativi che permangono. La rassicurazione che abbiamo ottenuto è che, cascasse il mondo, l’ospedale di Tolmezzo c’è e rimarrà, per questioni logistiche e di rappresentanza di un territorio montano. La fragilità del nostro territorio, rispetto ad altre situazioni, come può essere Gemona, ci dà il rovescio positivo della medaglia della nostra marginalità e difficoltà orografica, perché serve un presidio ospedaliero in territori come il nostro, altrimenti non si riuscirebbe a garantire tutta una serie di servizi. Quindi l’ospedale di Tolmezzo c’è e rimarrà, e questo lo ha detto anche l’assessore.

Inoltre questo dato di fatto viene rafforzato dagli investimenti sugli immobili ospedalieri: parliamo di una decina di milioni di euro ed anche più, ereditati in buona parte dall’amministrazione precedente ma confermati ed aumentati da questa, che andranno prima di tutto a favore dell’area di emergenza, che è uno dei nervi scoperti, e che ha bisogno di spazi e di risorse umane. Ed in genere, quando un’amministrazione investe su un immobile, significa che a quella struttura crede, altrimenti non vi investirebbe, anche se abbiamo avuto un triste precedente, che è dato dalla recente ristrutturazione del Tribunale e della Procura della Repubblica, ed in quel caso si trattava dell’Amministrazione dello Stato che ha investito, per poi, dopo due o tre anni, andare a chiudere detti servizi.

Abbiamo fiducia che l’Amministrazione Regionale, essendo più vicina al territorio rispetto allo Stato, dia corso agli investimenti con particolare attenzione allo stesso. Cosa significa? Che, salvaguardata, rafforzata, migliorata la scatola, bisogna badare al contenuto, perché è inutile avere un bell’ospedale rinnovato totalmente, con spazi nuovi, più sicuri e più confortevoli e più adatti, se all’interno le risorse umane non ci sono, non sono, parimenti, sostenute. E su questo si gioca la seconda partita, la più importante. Quindi da un lato speriamo e crediamo nelle rassicurazioni sul ruolo, corroborato dagli investimenti, che deve rivestire l’ospedale di Tolmezzo, dall’altro puntiamo su una dotazione adeguata di risorse umane, perché è inutile avere un contenitore senza adeguato contenuto.

Una parte della partita, però, credo si giochi sul famoso rapporto, come viene chiamato in Inglese, tra “Hub e Spoke” (2), quindi tra il centro e la periferia attraverso i raggi di collegamento, e credo proprio che questo aspetto avrà una notevole valenza sul nostro futuro. Sappiamo che, per diversi ambiti, Udine rischia di implodere se lo si sovraccarica, e quindi noi dovremo far leva anche su questo aspetto per dire: “Guardate che può essere intelligente decentrare a Tolmezzo determinati settori, determinate operazioni programmabili e programmate”, per esempio.
Così noi potremmo aumentare i numeri degli utenti e non farli calare, e, d’altro canto, l’ospedale di Udine potrebbe sgravarsi di un sovraffollamento che lo porterebbe a dare servizi di qualità inferiore. Teniamo poi presente che, tra le criticità, noi abbiamo certamente anche il settore delle nascite, e siamo in deroga sul punto nascita perché abbiamo numeri che vanno via via diminuendo rispetto al limite accettato ed accettabile di 500 parti annui che, secondo determinati parametri, dovrebbero essere 1000. E, fortunatamente, c’ è una grande qualità e professionalità in ostetricia».

A questo punto intervengo chiedendo al Sindaco se non potrebbe andare a finire che l’ospedale di Tolmezzo vada a servire gli udinesi che si spostano, non i locali e carnici, perdendo la sua funzione territoriale. «Come possiamo fare- chiedo a Francesco Brollo – a far in modo che questo resti un ospedale per noi»?

Brollo risponde che ciò può avvenire solo «mantenendo i numeri», cioè utilizzando l’ospedale per noi. «Perché se i numeri non ci sono – ribadisce – e, da soli, i numeri non li abbiamo, c’è il rischio che il professionista sia portato ad andare verso ospedali che hanno un numero maggiore di utenti, cioè più operazioni, se chirurghi, e più casistica. Noi dobbiamo, in qualche maniera, essere attrattivi per i pazienti che non risiedono sul territorio. Per esempio, ai tempi della scorsa azienda sanitaria, era stato fatto un “matrimonio” con San Daniele, discusso, discutibile, se vogliamo, ma che aveva portato alla “Breast Unit”, all’unità di diagnosi e cura del cancro alla mammella, che aveva permesso ai due ospedali, insieme, di raggiungere dei numeri che superavano quelli dovuti per legge in questo settore. E si era riusciti, in Aas3, così a memoria, a fare 170- 200 operazioni in un anno, proprio grazie a questa felice unione.

Purtroppo qui, in montagna noi siamo schiavi dei numeri e non solo in sanità, – continua il Sindaco – e siamo costretti a vivere in deroga. Perché se facciamo affidamento solo su chi è presente in montagna, se facciamo per il nostro territorio solo un discorso numerico, uno dovrebbe chiudere tutto e consegnare le chiavi dei comuni, anche perché, in questo momento, non è in auge una politica ridistributiva, che sa guardare alla montagna. Ed è altresì chiaro che noi non potremo mai avere il numero di residenti che ha la pianura.

Quindi, mio avviso – prosegue Brollo – sarebbe importante che il nostro ospedale venisse valutato non tanto sulla base dei numeri, ma sulla base degli esiti, dei risultati; non tanto sulla base numero delle operazioni, ma sulla loro riuscita, e questo potrebbe rappresentare un primo punto. Ma quello che mi infonde fiducia è il fatto che, già su certi aspetti particolari, noi siamo riusciti ad ottenere attenzione dalla nuova azienda sanitaria, l’Asufc: e mi riferisco al progetto di odontoiatria sociale per disabili chiamato “Orchidea”(3), che potrebbe apparire marginale ma che interessa, nella realtà, decine di persone, e che in precedenza era presente a San Daniele ma non a Tolmezzo. Noi siamo riusciti a portarlo qui, ed è notizia di queste settimane. E sarà operativo qui un dentista sociale, all’interno di questo progetto, che fruirà anche della collaborazione del reparto di anestesia, nello specifico del dott. Loris D’ Orlando, che ha dato la sua disponibilità.

Ci siamo accorti, poi, che, per quanto riguarda le attività che devono svolgere coloro a cui viene ritirata, per un motivo o per l’altro, la patente, il punto di riferimento era stato chiuso a Tolmezzo, e i soggetti interessati dovevano andare a San Daniele. Ed è notizia di questi giorni che detto servizio verrà riaperto. Queste sono piccole cose che, se vogliamo, ai più possono sembrare sciocchezze, ma che dimostrano una attenzione del centro verso la periferia che ci ha favorevolmente sorpreso».

A questo punto intervengo informando il Sindaco che mi dicono essere in crisi urologia, perché è stata chiusa l’attività a Gemona e mancano urologi, tanto che pare sia rimasto solo il dott. Bruschi, perché uno specialista è andato in quiescenza e l’altra pare abbia chiesto trasferimento, ma su ciò non ho certezza alcuna. Ma se dette informazioni troveranno riscontro, è chiaro che il dott. Bruschi da solo, non può sostenere il carico di lavoro di un reparto di urologia. E ricordo al Sindaco come un decoroso ed efficiente servizio di urologia sia importante per gli uomini della Carnia, in particolare anziani.

Quindi chiedo al Sindaco se fosse al corrente di questo problema e se si stia pensando a far venire qualche altro urologo qui.

Brollo risponde che «l’urologia, come la chirurgia vascolare sono due settori che sono fondamentali per il mantenimento di un ospedale. Ed un ospedale si regge sia sulla chirurgia che sulla medicina, quindi su di una serie di aspetti che si trovano alle spalle del “front office” emergenziale dato dal pronto soccorso. Anche secondo noi – continua – l’urologia è indispensabile, e conforta in ciò la casistica, ed andrò ad approfondire il problema, perché non voglio dirLe qualcosa nel merito senza informarmi.
Comunque noi abbiamo evidenziato, anche in sede politica, l’importanza di avere a Tolmezzo sia una efficiente urologia che la chirurgia vascolare, che sono settori importanti per l’ospedale, senza i quali si va ad indebolire il servizio sanitario per la popolazione del territorio».

Quindi, intervengo nuovamente dicendo che, essendo qui la popolazione anziana, se serve per gli uomini l’urologia, serve per le donne non solo una buona ostetricia ma anche una ginecologia che possa fare azione di prevenzione, attraverso visite annuali e quando necessarie, del cancro e dei disturbi all’apparato riproduttivo femminile. E Brollo su questo aspetto concorda.

Quindi continuo sostenendo che sarebbe importante che anche il percorso riabilitativo post-operatorio dei pazienti fosse garantito e programmato prima degli interventi, con la presenza di un numero adeguato di logopedisti per adulti con relativa attrezzatura e di fisioterapisti.

Perché per esempio l’Aas3 aveva due logopediste infantili, ma solo una logopedista per adulti e per la riabilitazione post operatoria, che doveva lavorare a Gemona del Friuli, San Daniele e Tolmezzo, praticando un servizio spezzettato e poco rispondente, non certo per colpa sua, alle esigenze dell’utenza. Qualora, poi, un servizio riabilitativo non fosse presente a Tolmezzo, sarebbe importante che il reparto chirurgico prendesse subito contatto con Udine per organizzare la riabilitazione post – operatoria. «Infatti se l’operazione è stata eseguita nel tuo ospedale, tu devi garantire il corretto percorso riabilitativo, e se non lo puoi garantire in loco, tu ti metti in contatto con Udine per programmarlo. E ci sono dei servizi a metà, fra quelli che l’ospedale può direttamente dare con le sue chirurgie e il riprendersi del soggetto operato, che sono quelli riabilitativi che spesso risultano deficitari.  Ed anche per gli operati alla prostata, l’ospedale di Cattinara di Trieste prevede la ginnastica post operatoria e, nello specifico ma anche per singole patologie, fornisce ai pazienti utilissimi libretti informativi ed esplicativi, presenti anche in pdf e scaricabili, che potrebbero rappresentare una guida, ed essere proposti e di ausilio agli specialisti.

E il percorso riabilitativo, che in ogni caso deve venir programmato con congruo anticipo, non può, a mio avviso, comportare spostamenti rispetto alla sede operatoria, se possibile, e deve avvenire, almeno inizialmente, con la collaborazione del chirurgo.
Brollo annota il problema e quindi aggiunge: «Sono d’accordo che bisogna prestare attenzione non solo ai numeri ed agli esiti delle operazioni, in riferimento a quello che dicevamo prima, ma anche al percorso riabilitativo post-operatorio del paziente, che è essenziale. Comunque io ritengo, sulla base di quanto sinora so, che sia importante avere a Tolmezzo una buona urologia e una buona chirurgia vascolare, a cui competono tutta una serie di patologie diffuse tra la popolazione, e sul potenziamento di questi due settori insisterò con la Regione, perché sono strategici per il territorio.

Ma, continua poi, «ci sono altri settori ove invece è volontariato a collegarsi con i professionisti. E parlo dell’Associazione Oncologica, per esempio. Detta Associazione fornisce un servizio di accompagnamento alle cure ad Udine per chi non ha possibilità di organizzarsi da solo, e dà pure un aiuto psicologico ai malati, ma manca a Tolmezzo un palliativista, mentre prima era presente. Ora l’Asufc dovrebbe, per sua autonoma decisione, ripristinare la figura con l’attuazione di un bando di concorso, perché non può restare scoperto un settore così importante come quello della terapia del dolore oncologico. La sua presenza fa parte di quelle sensibilità venute avanti negli anni, e di cui non si può più fare a meno. Insomma senza salvaguardare alcuni aspetti ed alcune presenze, l’ospedale potrebbe rischiare di diventare un cronicario».

Terminato questo argomento, riprendo a parlare io, ed informo il sindaco che anche sul territorio montano alcuni scelgono di andare a curarsi altrove, per esempio in Veneto in particolare se il paziente presenta problemi ortopedici, ma non solo, od in Austria se un paziente abita in Canal del Ferro e Val Canale. Insomma certe incertezze organizzative ed altri aspetti possono favorire la fuga dalla sanità regionale. E non so se il possibile depotenziamento dell’ospedale triestino di Cattinara, che è stato certamente un ospedale di eccellenza, possa favorire fughe verso la Slovenia o verso est.
Ma se si giunge ad una situazione in cui i residenti fuggono perché la sanità regionale non è più attrattiva, allora la strada si presenta tutta in discesa. E non ci possono essere grossi problemi organizzativi per esempio per mancanza di personale, perché basta che un caso di problematiche riscontrate, per rendere diffidenti molti. Perché le voci circolano, e spesso chi narra non è un fanfarone ma è persona affidabile. E il fatto che, se va avanti così, Udine si intaserà, è più che prevedibile e quasi un dato di fatto.

Quindi passo a sollevare il problema della medicina interna di Tolmezzo, che copre tutti gli ambiti: cardiologico, oncologico, infettivo, relativo alle malattie infiammatorie, ecc. ecc., per cui Udine ha singoli reparti, già sollevato dal dott. Pietro De Antoni nel marzo del 2015, (4). Ora, soppressa l’indispensabile, per il territorio e per noi tutti, medicina interna di Gemona del Friuli, quella di Tolmezzo, mi si dice e l’ho constatato con mia madre, si trova senza un adeguato numero di posti letto per coprire le sue esigenze, che derivano anche, da che ho visto, dal trasferimento di operati ad Udine, residenti in Carnia, per fare in loco il post operatorio. Inoltre la medicina interna si trova il problema di dover tenere, per un tempo congruo, anche le persone che abitano in piccoli paesi di montagna, perché la soluzione r.s.a. di Tolmezzo è poco praticabile in casi complessi, come un post infarto od un post- operatorio, essendo in servizio un solo medico di base, almeno era così quest’estate, che presta servizio per un paio di ore al giorno ed anche meno, un’infermiera per distribuire i farmaci e molte operatrici sociosanitarie, che hanno compiti assistenziali e non medici.

Pertanto, dopo essermi confrontata con chi ben sa più di me, posso dire, senza tema di smentita, che medicina interna necessita di più posti letto e di dotazione adeguata di personale, che è ipotizzabile che, se va avanti così, continuerà a mostrare le sue criticità, presenti dopo l’eliminazione del reparto di Gemona, e che si dovrebbe almeno recuperare spazi al quinto piano del nosocomio tolmezzino, nell’ala occupata ora da servizi amministrativi, se ciò non è già avvenuto.
E così proseguo: «Quindi, chiedo a Lei, Signor Sindaco, un’attenzione particolare per medicina interna, anche prima che per altri aspetti, perché senza reparto di medicina interna adeguato alle esigenze della popolazione anche del cosiddetto Alto Friuli, non andremo molto avanti. Perché il crollo del Gemonese lo sentiamo anche noi, se non ci danno più posti letto e più medici».

Brollo concorda e dice che è lo stesso problema che ha vissuto e vive il pronto soccorso, dopo che ha chiuso, tra virgolette, quello di Gemona.  «Ed è successo – aggiunge poi – che ci siamo trovati sovraccaricati qui, senza che fossero stati predisposti prima spazi e persone, per poter farsi carico di tutti. Ma questo è un altro tema».

Ed io parlando con il sindaco, mi chiedo anche che significato possa avere l’appartenenza ad un distretto sociosanitario se lo stesso non ha i mezzi, gli strumenti, le persone per curare, per gestire tutte le situazioni, per esempio quando Udine, anche lei ridotta all’osso, rimanda allo stesso per competenza. Ma secondo me sarebbe stato importante mantenere il laboratorio analisi come era in precedenza, prima che fosse accorpato a quello udinese, ma ormai pare tardi per riportarlo in montagna. Inoltre pare che non abbiano, per le analisi, neppure molto personale ad Udine, anche se non ho dati in proposito.

Brollo risponde che bisogna «mettere i riflettori sopra la medicina interna di Tolmezzo», per vedere bene la situazione, per studiarne le criticità e gli interventi possibili. Ma questa è storia nota, e lo stesso primario Di Piazza, ora in quiescenza, aveva fatto notare alcune problematiche presenti. E dato che uno può scegliere di andare a farsi operare anche in un centro specializzato ove vi sia maggiore sicurezza clinica, o può esser inviato allo stesso, però poi potrebbe esser mandato, per il post- operatorio qui, a patto che ci siano spazi e personale per seguire ogni caso in modo adeguato. «Non è infatti negativo – prosegue il Sindaco – che uno della Carnia vada ad operarsi ad Udine, e che il post- operatorio venga seguito qui, ma a condizione che ciò sia possibile».

 Verso la fine del dialogo, io parlo, succintamente, a Brollo dei limiti degli orari dei medici di base e pediatri, che possono anche visitare, per contratto, solo su appuntamento, e questo non a causa del coronavirus. In questo modo, l’utenza va a gravare sul pronto soccorso ed i bambini sulla pediatria di Tolmezzo, a cui si può accedere, non si sa perché, solo attraverso il pronto soccorso, tenendo magari, se vi sono più persone che attendono il triage, un bimbo in una stanza non ampia e piena di persone sofferenti, mentre, a mio avviso, l’accesso diretto, come avveniva in precedenza, sarebbe più indicato. Inoltre la notte risulta quasi scoperta, perché l’ospedale di Tolmezzo ha solo un pediatra reperibile per urgenze. E Brollo aggiunge che, da quello che egli sa, vi è anche una carenza di pediatri di base in Carnia.

Con queste considerazioni si chiude la parte dell’incontro dedicata alla sanità ed all’ ospedale tolmezzino. Abbiamo parlato anche di Tolmezzo sporca e talvolta incivile, io e il sindaco, ma quanto ci siamo detti farà parte del prossimo articolo.

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Questo articolo, che si basa sulla mia registrazione dell’incontro, talvolta qui sintetizzato o modificato nella forma per rendere la stessa più scorrevole, non è stato sottoposto prima della pubblicazione al Sindaco Francesco Brollo, pertanto mi scuso con lui se vi sono delle inesattezze, e, lo prego, se del caso, di correggere e precisare. Per quanto mi riguarda, questa conversazione, direi informale, è stata interessante, e ringrazio il Signor Sindaco di averla permessa e di aver permesso che vi informassi su quanto detto.

Tolmezzo, sede municipale, 27 febbraio 2020.

Laura Matelda Puppini

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Note:

(1). Il dott. Giuseppe Tonutti ricopre, dall’ 1.01.2020 la carica di Direttore generale dell’Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute, mentre il nuovo Direttore generale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Occidentale, dalla stessa data, è il dott. Massimo Braganti. (https://asufc.sanita.fvg.it/it/personale/Direzione/braganti_massimo.html).

(2). In effetti “hub” significa in Inglese “centro” e “spoke” raggio, e la teoria degli ospedali “hub e spoke” fa riferimento ad un ospedale maggiore centrale ed agli altri minori sul territorio in collegamento tra loro.  Ma la dott. Laura Stabile, senatrice eletta nelle file di Forza Italia, e segretario della 12a commissione permanente (Igiene e sanità), già Direttore Struttura Complessa Medicina d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero/Universitaria di Trieste dal 2010 e Componente direzione Nazionale ANAAO ASSOMED dal 2014, sostiene che «si giustifica il tutto parlando di modello “hub & spoke”, ma questo è un’altra cosa che non fa correre professionisti avanti e indietro per le strade della regione. Il modello “hub & spoke” funziona se viene declinato realmente, forse chi pianifica dovrebbe informarsi». (http://www.nonsolocarnia.info/laura-stabile-parlando-delle-criticita-della-sanita-fvg-a-trieste-26-ottobre-2019-caffe-tommaseo/).

(3). Cfr.  https://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2017/10/03/gorizia-mal-di-denti-tutti-al-pronto-soccorso-31.html. In detto articolo, firmato da Alessandra Ceschia, e datato 2017, si legge che «A programmare una serie di investimenti per dare più slancio al programma di odontoiatria sociale avviato la scorsa primavera è l’Azienda per l’assistenza sanitaria 3 dell’Alto Friuli collinare Medio Friuli, che ha acquistato due nuove postazioni da destinare al presidio ospedaliero per la salute di Gemona, uno per l’ambulatorio odontoiatrico dell’ospedale di Tolmezzo e uno per la casa circondariale di Tolmezzo. Gli acquisti, che ammontano a un totale di 23.345 euro, se da un lato vanno a sostituire postazioni obsolete a Tolmezzo, dall’altro sono destinate a potenziare quelle esistenti a Gemona, dove nel marzo scorso è stato attivato il pronto soccorso odontoiatrico dell’Aas3, aperto tutti i giorni al mattino (l’unico assieme a quello dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, in provincia di Udine). (…). L’Ass3 ha dislocato le varie attività del programma per l’odontoiatria sociale sul territorio. San Daniele, che vantava già una lunga esperienza attraverso il Centro di cure odontoiatriche per disabili gravi attraverso il Progetto orchidea, è rimasto il riferimento per l’odontoiatria sociale legata alle protesi destinate agli utenti con limitazioni di reddito. Tolmezzo si è specializzato in un’attività di nicchia, ovvero quella legata alla prevenzione dei tumori del cavo orale, a Gemona, invece, è stato attivato il pronto soccorso odontoiatrico, cui un numero crescente di famiglie si stanno rivolgendo, e proprio per potenziare questa attività è stato deciso il raddoppio delle postazioni, usufruendo dei diversi finanziamenti che sono stati erogati all’Aas3 dalla Regione proprio con questa finalità». Ma nel 2014 si parlava di un connubio San Daniele Tolmezzo, sul progetto Orchidea. (Cfr. https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/collina-e-carnia-buoni-alleati/3/136445).

(4). Messaggero Veneto del 25 marzo: il dott. Pietro De Antoni sul San Michele di Gemona. Ospedali: destini legati in Alto Friuli, in: www.nonsolocarnia.info.

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L’immagine, che ritrae l’ospedale tolmezzino, che accompagna l’articolo,  è tratta da: http://www.coesitalia.eu/blog/investita-a-due-passi-dallospedale-di-tolmezzo-deve-aspettare-lambulanza-da-paluzza/ e non è precisato che sia coperta da copyright. L. M. P.

 

 

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