Questo mio articolo segue i miei precedenti, pubblicati sempre su www.nonsolocarnia.info, intitolati: “Divagando su “Porzûs”, in modo documentato. E se …”, “Dal diario di Bolla, il Capitano Francesco De Gregori”, e “La Zona Libera del Friuli Orientale”, ed è relativo alle condizioni durissime che anche i partigiani della Divisione Garibaldi Natisone, come gli osovani di Bolla, indipendentemente da quale dopoguerra sognassero, dovettero affrontare nell’autunno- inverno 1944-1945, come del resto quelli della Carnia ed altri, in particolare dopo la fine del sogno dell’arrivo imminente degli Alleati e dell’insurrezione finale, ed il Proclama Alexander.
Vi erano ancora i nazisti, vi erano ancora i cosacchi, vi erano ancora i repubblichini … allora detti repubblicani. Non vi era da mangiare e ci si rubava l’un l’altro gli alimenti, come vedremo in un prossimo articolo, e la fame, il freddo, il nemico, le spie, segnarono la vita di chi restò in montagna.

Alcuni hanno letto certi avvenimenti scordandosi di questi piccoli particolari, si fa per dire, come tutto fosse determinato solo e già dal Pci, dalla Dc, e dai vertici dei partiti che stavano magari nella Roma liberata, e dagli Sloveni, di cui allora, sui documenti, si scriveva appartenenti al IX° Corpo d’Armata, non del IX° Korpus, secondo la scrittura slava, poi adottata ampiamente, quasi a distinguere uno dall’altro, quasi non vi fossero fame, freddo, mancanza di collegamenti, incertezza e nemico in azione per tutti. Ed in quell’autunno, inverno, primavera, gli Alleati utilizzarono la Zona Libera Slovena anche per i collegamenti aerei con il sud, ed esisteva ancora l’O.Z.A.K.. E non bisogna dimenticare che Belgrado fu liberata solo il 20 ottobre 1944, dopo aspri combattimenti. (Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Offensiva_di_Belgrado). Altro aspetto da ricordare è che per i vincitori, per gli Alleati, per Churchill in particolare, l’Italia era perdente, nell’ottica del dopoguerra che si andava delineando.
«L’atteggiamento verso l’Italia, in Churchill, -scrive Paolo Spriano- è strettamente connesso a quello verso la Grecia e in generale l’area mediterranea, in chiave anticomunista. (…). L’Italia, come nazione, come Stato è sempre considerata un Paese vinto. I vincitori hanno diritto di dettare ad essa le loro condizioni.» (Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, V° volume, Einaudi, Torino 1975, p. 422 e p. 425).

Dopo la fine della Zona Libera del Friuli orientale, le due Brigate della Divisione Natisone, la 156^ e la 157^ si attestarono nella zona a nord-est della stessa. Quindi, nel novembre 1944: «si procedette, con il parere favorevole del Comando Regionale del CVL, alla formazione della terza Brigata, e cioè della 158^ Brigata “A. Gramsci” composta da tre battaglioni: il “Mazzini” […], il “Gregoratti” […], il “Mameli”». (Giovanni Padoan (Vanni), Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni al confine orientale, Del Bianco ed. Ud. 1966, p. 205. Notizia della creazione della nuova brigata si trova anche in: “Guerra di popolo, storia delle formazioni garibaldine friulane, – Un manoscritto del 1945 – 1946”, a cura di Ferdinando Mautino, Feltrinelli, 1981, p.124 e pp. 127-128). Nel frattempo, l’8 od il 10 ottobre giungeva al Comando della Divisione Natisone l’invito del Comando del IX°Corpo ad un colloquio (Giovanni Padoan (Vanni) Abbiamo op. cit., p. 207). Ebbero così inizio le trattative per il successivo passaggio della Divisione, accettato anche dal CVL, alle dipendenze solo operative di detto Corpo d’Armata dell’esercito di Liberazione jugoslavo, rifiutato dalla Osoppo. Ma di questo parlerò in altro mio successivo articolo.

La zona ove si era ritirata la Divisione Natisone era più ampia in larghezza della Zona Libera del Friuli Orientale ma al tempo stesso era più ristretta in profondità, e confinava con la retrostante Zona Libera del Litorale Sloveno in mano al IX° Corpo d’Armata. Inoltre spaziava dal Collio alle valli del Natisone e dello Judrio in un terreno montuoso, che obbligava ad attacchi ed azioni militari per nuclei, abbandonando il sistema di vita e di combattimento delle grandi formazioni. (Guerra di popolo, op. cit., p. 124).

Una parte dei partigiani della Divisione Garibaldi Natisone si trovava, come il comando, in una zona accanto a quella ove si era attestata la I^ Brigata Osovana. «Ed erano anche quelli della Osoppo vicino lì. “Bolla” era a là di Porzûs […], a l’ere a lis Farcadicis par furlan, Canebola, Porzûs, Claps, a Robedischis e verso Platischis e Montmaiôr, tutti quei paesi lì insomma» – ci ricorda Annibale Tosolini. (Laura Matelda Puppini, “E tu seis chi a contale, Annibale… Storia di un partigiano friulano della Divisione Garibaldi Natisone”, in www.nonsolocarnia.info).

Le condizioni in cui vivono i partigiani, sia osovani che garibaldini dopo la ritirata, sono difficilissime e ben poco miglioreranno, per la Natisone, con la dipendenza dal IX° Corpo d’Armata che governa la Zona Libera Slovena, almeno nell’immediato, mentre il nemico attacca in continuazione.
Inoltre viene a mancare la possibilità di utilizzare l’armamento di posizione, i partigiani si trovano con equipaggiamento estivo nell’approssimarsi dell’inverno, senza rifornimenti, con le strade bloccate, coi reparti dislocati a varie giornate di marcia, mentre bisognava star attenti ad acqua e cibo. Infatti vi era stato un tentativo di avvelenamento del btg. Gregoratti, che si trovava in zona Collio, da parte di due spie e di collaboratori del nemico, individuati dalla polizia della terza Brigata, e passati per le armi. (Guerra di popolo, op. cit., pp. 124-125).
Da un rapporto inviato dalla Ia Divisione d’assalto Garibaldi-Natisone del Corpo Volontari della Libertà al Comando del IX° Corpo d’Armata, datato: Zona, lì 12 dicembre 1944, firmato da Vanni, Virgilio e Sasso, veniamo a conoscenza della situazione in cui versa la Divisione.

Le tre pagine, fittamente riempite da scrittura battuta a macchina, narrano di fame, lotta e difficoltà: una puntata, fatta dal nemico, contro la 157^ Brigata, in particolare contro il Btg. Verrucchi, in zona Zapatok-Kala, aveva costretto il battaglione a spostarsi verso Montefosca; la passerella di Pulfero era presidiata da 60 tedeschi; le forze tedesche e cosacche, composte complessivamente da 800 elementi si erano concentrate nuovamente in zona Montaperta, Colp, Bergogna, mentre altre forze avversarie si muovevano verso Canebola, vicino a Robedischis, ove allora si trovava il Comando, costringendolo a portarsi a Montemaggiore, mentre la 157^ Brigata si attestava a Montefosca. (Rapporto del Comando della Ia Divisione d’assalto Garibaldi-Natisone al Comando del IX° Corpo d’Armata. Comando”, datato Zona, lì 12 dicembre 1944, firmato da Vanni, Virgilio e Sasso, in Ifsml, Fondo Lubiana).

Il 9 dicembre il btg. Verrucchi ed il btg. Scuola, che formavano la retroguardia, venivano attaccati, con forti raffiche di mitraglia, dal nemico all’altezza del cimitero di Prossenicco, e riuscivano, nonostante il tentativo avversario di tagliare la ritirata, a passare fra il fuoco dei nemici. Si lamentava però la mancanza di informazioni su quattro partigiani, forse riparatisi nei fienili accanto al luogo dell’agguato, in quanto non risultavano deceduti. E non si sapeva nulla pure di una pattuglia del btg. Pisacane, mandata in ricognizione sempre l’8 dicembre, non catturata, ma neppure rientrata. (Ivi).

L’11 dicembre, invece, il battaglione Scuola, con 15 uomini, aveva attaccato un gruppo di Cosacchi, tra Montaperto e Taipana, che andavano a depredare la popolazione, infliggendo perdite al nemico, che cercò di fuggire verso Taipana, cadendo in un’imboscata condotta da III° btg. Sloveno del Comando Operativo, che uccise altri 2 cosacchi, che si aggiungevano a quelli ammazzati nello scontro a fuoco dai garibaldini, e ne prese prigionieri 5, mentre 3 riuscirono a fuggire. Ma fuggirono o perirono anche i cavalli con cui il nemico si muoveva e così non ne restò che uno, come bottino, oltre armi e munizioni, che vennero equamente divise.
Nell’azione rimase gravemente ferito il comandante del btg. Scuola, che si sperava di salvare.

Unico neo: l’azione degli uomini della Natisone e quella degli uomini del battaglione sloveno non erano state anticipatamente concordate, e questo, per il Comando della Natisone, rappresentava un punto debole, in quanto il Capo di Stato Maggiore della Garibaldi Natisone si era accordato con il Vice commissario del btg. Sloveno perché il comando della Natisone fosse avvertita di ogni azione militare da parte slovena, in zona operativa comune.
Anzi, Sasso, Vanni e Virgilio, in forza dell’essere il loro comando operativo quello di maggior grado alle dipendenze del IX° Corpo d’Armata, chiedevano al Comando dello stesso che il gruppo sloveno, che agiva nella zona vicino alla loro, passasse, a livello operativo, alle loro dirette dipendenze. «Questo è necessario in quanto militarmente è giusto» – aggiungevano. (Ivi).

Vi erano quindi, in quell’inverno che si annunciava difficile per i partigiani, ancora delle incomprensioni, dei diversi desiderata, nelle discussioni, fra sloveni, animati da spirito nazionalistico, come precisa Vanni (Giovanni Padoan (Vanni), Abbiamo, op. cit, p.211) e garibaldini, mentre il nemico attaccava.
Poi, nel documento citato e datato 12 dicembre 1944, Sasso, Vanni e Virgilio passavano a trattare del problema più grosso, quello dell’Intendenza, che ancora non funzionava.

«La più grande lacuna è costituita dall’intendenza -scrivevano Sasso, Vanni e Virgilio al Comando del IX° Corpo-. Fin’ora l’intendenza nella sua nuova conformazione deposta (sic! Probabilmente disposta n.d.r.) dal compagno Skala, v. comandante del IX° Corpo, […] non ha avuto esisto alcuno, perlomeno ad occidente del Natisone. Non solo la 157^ Brigata non ha viveri -continuavano- ma nemmeno il Comando di Divisione, che è tutto un dire. Non c’è polenta, non ci sono patate, non c’è pane. Quello che finora abbiamo potuto procurare è la carne, però in scarsa quantità. Urgono provvedimenti seri. La situazione dopo il nostro ultimo rapporto è peggiorata di molto. Perciò vi preghiamo di dare le disposizioni del caso al Podroĉje (reparto amministrativo sloveno n.d.r.) perché provveda». (Rapporto del Comando della Ia Divisione d’assalto Garibaldi-Natisone, op. cit.).

Vi erano, poi ed in aggiunta, problemi per i collegamenti: «La situazione, per quanto riguarda i collegamenti, è semplicemente disastrosa. La via di Pulfero è tagliata in quanto il presidio tedesco si mantiene sempre e tende a rafforzarsi. Non abbiamo nessun collegamento né con la 156^ Brigata né colla 158^ Brigata. Non sappiamo nemmeno dove si trovino con precisione suddette unità.
Gli apparecchi radio del IX° Corpo non sono ancora arrivati». (Ivi).

Come si può vedere difficoltà simili accomunavano, in quel freddo inverno, osovani e garibaldini usciti dalla Zona Libera del Friuli Orientale, come la fame, il nemico che faceva rastrellamenti ed azioni, la mancanza di collegamenti, e poco si poteva sperare dagli alleati, visto il contenuto del Proclama Alexander, diffuso via radio il 13 novembre 1944, e quindi probabilmente noto anche a tedeschi, cosacchi, repubblichini, il che non facilitava la vita ai partigiani ancora in armi, che avrebbero dovuto, non si sa come, mantenerle per il futuro.

Ma per la Natisone i problemi erano tali che il Comando decideva, momentaneamente, di sciogliersi, dando ampio potere ai comandi di Brigata.

«In seguito a questa situazione il Comando è stato costretto a prendere una decisione molto seria: sciogliere il Comando momentaneamente per ricostruirlo a breve scadenza, quando cioè avremo le condizioni per farlo. (…). Perciò abbiamo deciso di rafforzare le Brigate con rappresentanti la Divisione nel modo seguente: Vanni e Virgilio rimarranno presso la 156^ Brigata, per rafforzarla dal punto di vista politico-militare, senza però cedere o diminuire il comandante ed il commissario.
Presso la 156^ Brigata si troverà pure il centro della Divisione per tutti i rapporti, sia con il 9° Corpo sia per tutte le altre relazioni di autorità Divisionale.
Dato che la 158^ Brigata politicamente è la più forte, ma dovrà ricevere tutti i mobilitati, presso questa Brigata si reca il compagno Sasso per renderla più combattiva.
La 157^ Brigata militarmente è la più forte ma necessita di un certo lavoro di Partito. Inviamo ivi il compagno Bruno, (Brillo Bertolaso, da non confondersi con Bruno Mario Blason n.d.r.), rappresentante del Partito nella Divisione, per approfondire questo lavoro. Abbiamo altresì deciso che il periodo di permanenza del Comando di Divisione presso le Brigate si protrarrà al massimo 30 giorni. Entro questo periodo dovranno risolversi tutti i problemi, se non completamente almeno in gran parte.

D’ altro canto voci persistenti indicano un rastrellamento in grande stile come quello avvenuto giorni or sono in Carnia. Sicché non si può per il momento mantenere nemmeno una Brigata su un territorio ristretto quale occupavano sinora le nostre unità. A questo proposito ci interessa la seguente questione: codesto comando non avrebbe nulla in contrario se, in vista a questo grosso rastrellamento che è in vista, (sic!) una Brigata o due passassero l’Isonzo? Certamente questo lo faranno in caso di estrema necessità». (Ivi).

Si presume che la risposta sia stata affermativa, e le Brigate della Divisione Natisone passeranno l’Isonzo, il 24 dicembre, la notte di Natale, (Guerra di popolo, op. cit., pp. 131-132) mentre gli osovani di Bolla verranno inviati via via a casa. Per la verità un battaglione della Natisone, il Mazzini, (Ivi, p.127), aveva già attraversato l’Isonzo ed era passato in Zona controllata dal IX° Corpo il 28 novembre 1944, pare autonomamente, ponendosi alle dipendenze della XXa Divisione slovena. Detto battaglione rientrerà nella Divisione Natisone, dopo aver subito forti perdite, solo nel febbraio 1945. (Ivi).

Dal documento datato 12 dicembre 1944 citato, si capisce pure che i comandi avevano informatori ma si chiedeva, al Comando del IX° Corpo, di intervenire anche in detto settore.

Per quanto riguarda la Carnia, per esempio, il Comando della Divisione Natisone sapeva che in Carnia, al rastrellamento iniziato alla metà di novembre ed ancora alla data del rapporto in corso, avevano partecipato «sei Divisioni nemiche: una Divisione SS, una Divisione Mas; una Divisione Mongola, una Divisione di “Brigate Nere”, e due Divisioni di “Repubblicani”». (Rapporto del Comando della I^ Divisione d’assalto Garibaldi-Natisone, op. cit.).

E si capisce pure che, mentre i vertici dei partiti ecc. parlavano di aspetti relativi al dopoguerra, magari discutendo in un albergo della Roma liberata, mentre gli Inglesi si erano già accordati con l’Urss sulla spartizione delle zone di reciproca influenza, attraverso il colloquio tra Churchill e Stalin avvenuto il 9 ottobre 1944 a Mosca, ed avevano iniziato lo smantellamento, per esser benevoli, del movimento partigiano greco, (Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, Einaudi, 1967-1975, v° volume, 1975, pp. 420-429) i partigiani del Corpo Volontari della Libertà, fossero essi osovani o garibaldini, vista sfumare l’ipotesi dell’arrivo immediato degli Anglo Americani, condividevano mille difficoltà pratiche, con i monti coperti di neve, il nemico ovunque presente ed in agguato, la fame e la mancanza di contatti, sfiniti e con i nervi a fior di pelle. Molte vite di patrioti (e si noti che così venivano definiti sia gli osovani che i garibaldini, cioè tutti i combattenti contro i nazifascisti anche nel dopoguerra) verranno recise in quell’inverno e nella primavera del 1945, molte spie alimenteranno catture e torture. E quello che caratterizzerà ancora il movimento partigiano sarà la lotta ai nazifascisti ed alle truppe collaborazioniste e di fatto dipendenti, come quelle della RSI.

Per concludere non nego di essermi chiesta perché questo documento, che spiega i motivi del passaggio dell’Isonzo da parte delle 3 Brigate della Divisione Natisone, non sia giunto ai giudici del processo per i fatti di Porzûs, ove si doveva anche decidere se la Divisione Natisone avesse o meno tradito la Patria, e perché una copia non sia stata data almeno a Candido Grassi, Verdi, che negli anni sessanta esponeva a Lubiana, ove si recava tranquillamente. (Cfr. Candido Grassi 1910- 1969, in: http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/grassi.htm).

Non lo so, forse nessuno cercò documenti, forse nei processi si predilessero le discutibili fonti orali, forse … . E per ora mi fermo qui. Riprenderò l’ultima parte di questo documento in altro articolo, per sostenere come, secondo me, non vi siano elementi in detto scritto, integrato con altri, per sostenere che fu il IX° Corpo d’Armata dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo a dare l’ordine di compiere la strage detta di Porzûs.

Laura Matelda Puppini.

L’immagine che correda l’articolo è la copertina del volume “Guerra di popolo” a cura di Ferdinando Mautino, in mio possesso. E’ vietata la riproduzione dell’ articolo e sue parti  senza citare la fonte. Ogni testo pubblicato su www.nonsolocarnia.info è coperto da copyright.  Questo sito/blog è mio, non gode di sostegno economico alcuno tranne che il mio personale, ed è libero ed indipendente. Laura Matelda Puppini

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