Oggi, dopo aver partecipato alla Messa ed alla celebrazione in ricordo dei caduti civili e partigiani nell’ottobre 1944 a Casanova, mi sono fermata a bere un caffè ed a leggere il Messaggero Veneto. Con mia grande sorpresa vi era un articolo relativo al Duomo di Venzone, e si parlava, pure, di una misteriosa lettera del prof. Remo Cacitti, mio amico da una vita, docente universitario di Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso l’Università Statale di Milano, ed in precedenza docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Cosa era accaduto? Perché Remo aveva preso la penna in mano, per scrivere il suo disappunto?

Dovete sapere che, nel 1976, subito dopo la terribile scossa del 6 maggio, quando andrai a trovare Remo, Clara e loro padre Bruno a Venzone, nella loro villetta nuova, Remo mi mostrò una camera ove aveva posto parti di affreschi del duomo, mentre Brunone Cacìt, uomo pratico, mi faceva presente che egli disapprovava vivamente che in tempi calamitosi si salvassero pitture invece che recuperare formaggi.

Poi conobbi l’impegno diretto di Remo per quella chiesa e per la cittadina murata, tanto che divenne «l’ispiratore del progetto di recupero del centro storico e del duomo di Venzone» (Giacomina Pellizzari, Venzone pietra su pietra. Il grazie dei friulani all’ideatore del restauro. La consegna del premio Maquôr Rusticitas a Remo Cacitti. Lo studioso lo ha diviso con il progettista e chi non c’è più, in Messaggero Veneto, 5 giugno 2016), ma mi resi anche conto, nel tempo, come a fronte del riconoscimento del suo lavoro da parte di alcuni, vi fossero altri che non lo apprezzavano sufficientemente, forse volendo emergere. Non è stato un sindaco della ricostruzione Remo Cacitti, pensai fra me e me sconsolata, ricordando il lavoro da lui svolto per Venzone anche con amici professionisti di Milano, fra cui Maria Pia Rossignani, archeologa, in accordo con il Monsignore, mentre leggevo una lettera apparsa sul Messaggero Veneto nel 2016, in cui se non erro un ex- vicesindaco venzonese lamentava il troppo risalto dato a Remo ed il poco dato al Sindaco di allora, dimenticando che la ricostruzione di Venzone fu fatto corale.

Comunque per ritornare all’oggi, incuriosita dalla pagina del Messaggero Veneto, ho telefonato a Remo per sapere qualcosa di più, e mi ha narrato che si era tenuto, venerdì 5 ottobre 2018, a Venzone un Convegno intitolato “Un volto ricomposto”, dedicato al coronamento della ricostruzione del Duomo, a cui, per inciso, non era stato neppure invitato. Aveva quindi manifestato il suo pensiero, sulla memoria di quella ricostruzione, con una lettera. Ho pregato Remo di darmi il testo della stessa, indirizzata a Paola Fontanini dell”Associazione Amici di Venzone’, di cui Remo per anni ed anni fu Presidente, che pubblico con il suo permesso.

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«Prof.ssa Paola Fontanini,
Presidente Associazione Amici di Venzone,
Sua sede.

e p.c. Dr.ssa Simonetta Bonomi,
Soprintendente ABAP del FVG,
Sua sede.

Dr. Andrea Alberti,
Soprintendente ABAP del Veneto Orientale,
Sua sede.

Cara Presidente,

mi giunge tra le mani proprio oggi il programma del convegno <<Un volto ricomposto. Il Duomo di Venzone: collocate le sculture del coronamento e completato il cantiere della ricostruzione>> che si terrà dopodomani nella Sala Consiliare del Palazzo comunale.

Indirizzo questa mia riflessione a te perché terrai – anche se per un brevissimo intervento – l’unica relazione che ricorda uno dei maggiori protagonisti della ricostruzione del centro storico con il suo Duomo: nella Guida a quell’edificio, approntata nel 1995 da Isabella Vaj, era stata infatti usata l’immagine della meridiana e del suo gnomone – rispettivamente il centro storico e il suo Duomo – per indicare come la meridiana, senza quell’asta, non rappresentasse altro che una muta serie di numeri, mentre lo gnomone, senza il piatto della meridiana, avrebbe invano proiettato la sua ombra.

Mi rendo conto che il convegno che sta per inaugurarsi desideri prioritariamente celebrare la recente collocazione delle copie delle statue che, appunto, dovrebbero “ricomporre il volto” della Pieve di Sant’Andrea Apostolo ma, nello scorrere l’elenco dei relatori e dei titoli dei loro interventi, non posso fare a meno di domandarmi se questa, pur benvenuta, attenzione ai “tratti somatici” del Duomo non rischi di comprometterne la storia e l’identità.

Quelle statue, infatti, poggiano oggi, non solo idealmente, sulla grande mobilitazione popolare che seppe resistere, all’indomani del terremoto, a tutte quelle ovvietà e a tutti quegli schematismi politici, culturali e amministrativi che volevano il Duomo lasciato in rovina a <<tragica testimonianza>> della catastrofe in una Venzone riedificata su moduli prefabbricati lungo la Pontebbana. Questa mobilitazione popolare, già stabilmente irrisa tramite l’identificazione con un freno – piccolo e marginale – nell’immaginifico grafico della “macchina della ricostruzione” della permanente Tiere-motus, è del tutto assente dalle riflessioni di questa giornata di studi.

La ferma richiesta di partecipazione popolare all’intero processo di ricostruzione in Friuli si articolò in Venzone nel lavoro del Comitato di recupero dei Beni culturali, che ebbi l’onore, su mandato della Giunta comunale, di presiedere: fu grazie a questo Comitato che la città poté godere della collaborazione entusiasta e generosa di numerosi e preparati giovani tra cui, desidero ricordare, l’allora giovanissimo architetto che di seguito avrebbe firmato, con i suoi collaboratori, il Progetto esecutivo di riedificazione del Duomo. Il Comitato costituì davvero la porta di accesso a personalità ed Enti di assoluto prestigio e mi limito qui a rievocare la figura di Maria Pia Rossignani – responsabile di gran parte della catalogazione delle pietre del Duomo –, a rendere omaggio a Marisa Dalai Emiliani e, chiudendo un elenco poco più che evocativo non certo complessivo, a ricordare l’Istituto Regionale per i Beni culturali della Regione Emilia Romagna, allora diretto da Giovanni Losavio, che finanziò e patrocinò, per l’intelligente curatela di Pier Luigi Cervellati e Andrea Emiliani, il primo restauro per anastilosi a Venzone, quello della chiesa di San Giacomo.

Il testimone del Comitato passò di mano, dopo le repliche del settembre 1976, al Comitato 19 Marzo, un pugnace gruppo di cittadini che per tre anni – dal 1977 al 1980 – rappresentò, tramite il foglio settimanale Chjase Nestre, la coscienza critica della ricostruzione a Venzone. Nello specifico, per quanto concerne il Duomo, per iniziativa dell’allora pievano, mons. Giovanni Battista Della Bianca, venne riattivato un ormai obsoleto Istituto, la Fabbriceria del Duomo, che in pochi anni assunse un ruolo cruciale nella formulazione delle fondamenta culturali su cui basare il progetto di riedificazione, facendosi promotrice presso l’Arcivescovo di Udine, Alfredo Battisti, dell’istituzione del Comitato Internazionale per il ripristino del Duomo di Venzone che riunì, dall’Italia e dall’estero, taluni tra i migliori igeni dei vari saperi scientifici necessari all’opera.

E come, per altro, dimenticare l’inesausta attività di promozione culturale che si concretizzò, a partire dall’edizione, nel 1980, presso la Casa Editrice Einaudi, de Le pietre dello scandalo. La politica dei beni culturali nel Friuli del terremoto, in una serie di pubblicazioni di cui è buon testimone la raccolta dei Bolletini dell’Associazione Amici di Venzone e nell’organizzazione di Convegni di alto profilo scientifico e culturale, tra cui mi limito a ricordare 1976-1986. Prima e dopo. Per una Carta dei Diritti dei Beni culturali nella catastrofe e Fabrica ecclesiae, specificamente dedicato al Duomo

Mi auguro, e spero che questo auspicio sia anche il tuo, che questo convegno, con le sue troppe omissioni, non voglia configurarsi come un tentativo di dimenticare, più che di ricordare, per confezionare una storia meno conflittuale, che tutti avremmo certo voluto ma che di fatto non vi fu, rappresentando in tal modo il primo passo di un itinerario che condurrebbe il Duomo a diventare <<tragica testimonianza>> di quella rimozione della memoria che connota questi anni.

Ti pregherei, cara Presidente, di inviare questa mia lettera a tutti i componenti dell’Associazione Amici di Venzone; per parte mia, ho ritenuto doveroso indirizzarla, per conoscenza, ai Moderatori delle due sessioni del convegno.

Nel formularti i più fervidi voti di saluto e di augurio, ti prego di credermi tuo obbligatissimo,

Remo Cacitti    3 ottobre 2018».

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Per terminare pongo qui interventi ed intervenuti, coordinati da Andrea Alberti, Soprintendente ABAP del Veneto Orientale, al convegno “Un volto ricomposto. Il Duomo di Venzone: collocate le sculture del coronamento e completato il cantiere della ricostruzione“, titolo neppure molto originale, che richiama quello del volume di Elio Ciol ed L. Pressinotto “Venzone, un volto da ricomporre“, edito dall’ Istituto per l’enciclopedia del Friuli Venezia Giulia nel1978.

10.00-10.15 Guido Clonfero, uomo di parola – Paola Fontanini, Associazione Amici di Venzone. 10.15-11.15. La ricomposizione virtuale e reale delle 9000 pietre. Riflessioni a distanza di tempo – Francesco Doglioni (IUAV), Alba Bellina (Arichitetto), Alessandra Quendolo (UNITN). 11.30-12.00. Il Duomo di Venzone nel confronto tra culture della ricostruzione applicata al Patrimonio in luoghi diversi del mondo – Luisa De Marco (ICOMOS). 12.00-12.30. Il territorio colpito dal terremoto dell’Italia Centrale. Un progetto per la ricostruzione? – Carlo Birrozzo, Soprintendente ABAP delle Marche. 14.45/18.30 Il collocamento delle sculture – coordina Simonetta Bonomi, Soprintendente ABAP Friuli Venezia Giulia. 14.45-15.15. Le sculture del coronamento del Duomo di Venzone. Aspetti storico-artistici – Concetta di Micco, Catia Michelan, Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia. 15.15-16.30. La realizzazione e la collocazione delle copie delle sculture del Duomo di Venzone – Guido Biscontin (UNIVE), Claudio di Simone, Michela Scannerini, Silvia Vanden Heuvel (ESEDRA r.c. srl), con Dumitru Jon-Serban (Scultore) e Alberto Moretti (ingegnere), 6.40-17.00. La valorizzazione degli spazi interni del Duomo e delle sue pertinenze per una ipotesi di sistema museografico integrato – Sandro Pittini (UNIUD). (http://www.venzoneturismo.it/un-volto-ricomposto-5-ottobre-2018/).

Beh, io credo francamente che Remo Cacitti abbia qualche ragione ad essere amareggiato per non esser stato invitato al convegno. Inoltre leggendo l’articolo di Giacomina Pellizzari dedicato alla consegna del premio Maquôr Rusticitas, si coglie come la ricostruzione abbia rappresentato primieramente una sfida contro i poteri che volevano l’antica Venzone azzerata, ma anche un esempio di ricostruzione del popolo intorno alla sua chiesa, non solo un fatto architettonico, come ben ricorda qui Remo Cacitti. 

Senza offesa per alcuno ma per capire l’accaduto. L’immagine che accompagna l’articolo è tratta dal Messaggero Veneto del 5 giugno 2016, ed è una di quelle che corredava l’articolo di Giacomina Pellizzari citato.

Laura  Matelda Puppini.

 

 

 

 

 

 

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