La “fiaba” del campioncino di salto in alto e altre storie senza lieto fine.

 La vicenda di Luca Bombardier – il tredicenne campione di salto in alto, costretto ad allenarsi nel salotto di casa a causa della mancata sostituzione del “saccone” danneggiato dal fortunale abbattutosi sul campo di atletica di Tolmezzo nello scorso agosto – ha stupito molti cittadini, destando sconcerto e suscitando anche interrogativi e sentimenti contrastanti. Quella che è stata raccontata nelle scorse settimane sul Messaggero Veneto (gli articoli sono apparsi l’8 e il 10 marzo) ha, infatti, tutte le caratteristiche di una “fiaba” dei nostri tempi. C’è una giovane vittima innocente – questo è l’unico dato incontrovertibile – verso la quale non si può che provare immediatamente simpatia e solidarietà; c’è un “cattivo”, rappresentato da una burocrazia regionale insensibile e ottusa che nega, per un “cavillo”, l’assegnazione di un contributo; c’è, infine, un eroe “buono”, impersonato dal dirigente della società sportiva che si batte per difendere i diritti del ragazzo e degli altri atleti. Non manca, poi, il “lieto fine”: nonostante le avversità, Luca è riuscito a vincere il titolo regionale nella categoria ragazzi con un balzo di 143 centimetri e la sua “impresa” è valsa ad intenerire i responsabili del Palaindoor di Udine e della Polisportiva Malignani, che sono venuti provvisoriamente in soccorso donando l’attrezzatura mancante, recuperandola tra quella usata che a loro volta stanno sostituendo.

Tutto bene, dunque? A ben guardare le cose non appaiono esattamente chiare, né tanto meno risolte. Francesco Martini, presidente della società per la quale gareggia Luca, ha espresso forte amarezza e se l’è presa senza mezzi termini con la burocrazia regionale, responsabile di aver escluso la Libertas Tolmezzo dalla graduatoria dei beneficiari dei contributi concessi per l’acquisto di nuove attrezzature sportive. L’ostacolo sarebbe costituito dall’impossibilità di dimostrare di avere in affidamento la gestione del Campo di Atletica per almeno un anno, dal momento che il contratto in vigore con il Comune scade tra qualche mese. Il mancato acquisto del “saccone”, come è stato sottolineato, potrà avere delle conseguenze ulteriori, perché l’impianto tolmezzino rischia di rimanere, prima o poi, privo di un’attrezzatura fondamentale, impedendo, in futuro, di effettuare le gare di salto in alto. Giusto, quindi, chiedersi di chi sia la colpa e quale sia la reale causa di questo inaccettabile disservizio.

Ora, sulla base delle cose raccontate proprio da Martini, appare evidente anche senza essere degli “addetti ai lavori” che, se le attrezzature sportive dell’impianto di atletica appartenessero tutte – come logica vorrebbe – all’ente proprietario della struttura, cioè al Comune di Tolmezzo, verrebbe meno l’ostacolo burocratico e non ci sarebbe stato alcun problema nell’assegnazione del contributo regionale e nella sostituzione del “saccone” danneggiato. Luca e i suoi compagni di allenamento avrebbero potuto, cioè, continuare a saltare tranquillamente. Dal momento che non è immaginabile che il presidente della Libertas Tolmezzo abbia commesso l’errore di presentare una domanda per sostituire un’attrezzatura danneggiata che non è di sua proprietà, rimane da capire come mai, a soli cinque anni dal completo rinnovo dell’impianto di atletica, mancasse la dotazione fondamentale di un “saccone” per il salto in alto, tanto che la società che gestisce temporaneamente la struttura del capoluogo carnico era stata costretta a “prestare” il suo. Forse c’era stata una dimenticanza da parte della Giunta Comunale al momento dell’acquisto degli attrezzi? Forse, per qualche motivo, non c’erano fondi sufficienti a disposizione? Oppure la legislazione regionale privilegia le società sportive private rispetto agli enti pubblici proprietari degli impianti? Martini, che, oltre che Presidente della Libertas Tolmezzo, è stato fino a tre anni fa Assessore Comunale allo Sport, forse potrebbe chiarire questi aspetti e fugare i dubbi su un possibile “conflitto di interessi”. Se, infatti, le società sportive che gestiscono impianti pubblici vengono agevolate nell’acquisto della relativa attrezzatura, potrebbero presentarsi in condizioni di vantaggio rispetto ad altre, nel momento dell’indizione di una nuova gara di appalto.

 Al di là di questo deprecabile caso, rimane il fatto che, in Carnia, l’atletica leggera continua ad essere trattata come una “cenerentola”. Eppure, si tratta della disciplina “regina” delle Olimpiadi, nella quale questo territorio ha espresso il suo più grande campione, quel Venanzio Ortis, vincitore giusto quarant’anni fa del titolo europeo dei 5000 metri ai Campionati di Praga, che è stato superiore ai suoi stessi cugini Di Centa, olimpionici dello sci di fondo, ma in una disciplina meno praticata e universale rispetto alla corsa. Se l’atletica viene “bistrattata”, la burocrazia regionale però non c’entra. Le colpe sono invece da ricercare in una cattiva politica e in un modo di amministrare poco saggio e previdente.

La storia dell’impianto di atletica di Tolmezzo è, in questo senso, emblematica. C’è voluta  una lunga attesa, durata fino alla metà degli anni Ottanta, per la sua realizzazione e poi altri ritardi per il suo completamento ed in seguito, quando il Comune preferì dare priorità agli sport motoristici con la cosiddetta “pista di guida sicura”, anche per il rifacimento del manto usurato. Ogni volta che ci si è messo mano, poi, si sono verificati clamorosi errori, che hanno finito per pesare oltretutto sui conti pubblici per varie decine di migliaia di euro. Basterà ricordare, nel 2008, la sciagurata decisione di costruire uno spogliatoio nel posto sbagliato, con la conseguenza di dover abbattere una delle due tribunette per il pubblico e di compromettere notevolmente la visibilità che si ha da quella superstite. Nel 2012, grazie ad un finanziamento della Comunità Montana, c’è stato poi l’indispensabile rifacimento del manto sintetico della pista, con un aggravio imprevisto dei costi dovuto ad un vero e proprio “capriccio”. Il costo aggiuntivo di 25.000 euro, si ebbe, infatti, a parità di materiale impiegato, per una improvvisa ed improvvida personale scelta “estetica” dell’Assessore allo Sport Francesco Martini, il quale, nonostante il parere del Direttore dei Lavori, impose di sostituire l’iniziale colore “rosso mattone” con uno azzurro. Qualche mese prima, con la scusa di ricavare un ristretto ed improbabile spazio dedicato al “riscaldamento degli atleti”, c’era stata la rimozione della siepe protettiva lungo la recinzione, che, oltre a creare una gradevole sensazione di isolamento durante la pratica dell’attività sportiva, aveva una importante funzione di separazione visiva ed acustica dalle trafficate vie adiacenti e, in una certa misura, svolgeva anche una utile funzione “frangivento” che, forse, avrebbe limitato i danni alle attrezzature in occasione del fortunale dell’estate scorsa.

Infine, per tornare al tema delle “ingiustizie” subite da alcuni atleti, è bene sottolineare che, nell’unica struttura di questo genere esistente in Carnia, sistemata, come detto, con un contributo della Comunità Montana, i residenti nei paesi, che già sono costretti ad accollarsi le spese di trasferimento, devono pagare una tariffa oraria per l’uso individuale che è il triplo rispetto a quella riservata ai residenti di Tolmezzo. Ciò significa, per un atleta che si allena un paio d’ore per tre volte alla settimana, pagare quasi 450 euro all’anno invece di 150. Non mi sembra che sia esattamente questo il modo per aiutare i ragazzi della montagna che praticano sport e per frenare l’abbandono delle valli. Il provvedimento risale ai tempi in cui Francesco Martini era assessore, ma, purtroppo, non è stato ancora modificato dall’attuale amministrazione comunale.

 

Tolmezzo, 26 marzo 2018      Marco Lepre, appassionato di atletica leggera e tesserato FIDAL . Tolmezzo

Inserito da Laura Matelda Puppini. L’immagine che accompagna l’articolo di Marco Lepre è quella che correda l’articolo di Alessandra Ceschia, Il campioncino ha vinto: arriva il saccone per il salto, in: Messaggero Veneto, 10 marzo 2018. Si prega di avvisare se l’immagine è coperta da copyright, nel qual caso verrà immediatamente rimossa. Laura Matelda Puppini.

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