Ricevo da Marco Puppini, che ringrazio, una versione da lui rivista del suo articolo intitolato: “Matanza de los Frailes” (uccisione dei monaci) e Guerra di Spagna. Due precisazioni”, già pubblicato l’ 8 settembre 2019 da: http://www.storiastoriepn.it/, che pubblico volentieri anche perchè mi ha dato lo spunto per ulteriori approfondimenti, pure su alcuni problemi sulle storie trasmesse, di cui vi farò presto partecipi. E per prima cosa mi chiedo: «Erano davvero tutti pii ed innocenti religiosi dediti solo alla preghiera, i frati e preti che parteciparono alla guerra di Spagna o erano anche sacerdoti soldati, armati e zelanti partecipanti ad una nuova crociata, lanciata dalla chiesa?» Infatti la Chiesa in Spagna, con determinazione e prontezza aveva benedetto, nella sua sostanza, l’Alzamiento nacional ed aveva esortato i cattolici a sostenerlo, prima con un’Istruzione pastorale dei vescovi di Vitoria e Pamplona (6-8-36), poi con una lettera pastorale del vescovo di Salamanca (30-9-36), e con quella del Cardinal Isidro Gomá y Tomás (1869-1940), arcivescovo di Toledo e Primate di Spagna (30-1-37). Poi, con la famosa “Lettera collettiva dell’Episcopato spagnolo ai vescovi di tutto il mondo” dell’1 luglio 1937. (https://www.radiospada.org/2019/07/por-dios-y-por-espana-la-rivoluzione-e-la-crociata-spagnola/). Pertanto saremmo in errore se pensassimo che la chiesa non ebbe parte attiva nel conflitto spagnolo e che fu solamente agnello sacrificale indifeso. Basta guardare questa foto, pubblicata da Gian Luigi Bettoli a corredo dell’ articolo di Marco Puppini su storiastoriepn.it, per capire che i sacerdoti parteciparono anche in armi alla lotta, e del resto non erano forse i cappellani militari equiparati a capitani dell’esercito, dotati di arma e attivi anche in scelte militari? Ma su questo aspetto mi soffermerò in seguito.

Foto di preti armati di fucile ritrovata nella casa del conte di Vallellano e pubblicata su “Solidaridad Obrera” del 1 agosto 1936 usata poi dal Commissariato per la Propaganda della Generalitat catalana. Ora all’International Institute of Social History ad Amsterdam.

Ed Alberto Caminiti nel suo: “La guerra civile in Spagna” in: https://www.ilpostalista.it/spagna/spagna_494.htm, ci ricorda che Padre Pietro da Varzi era un centurione fascista, ed un acceso sostenitore del Duce, e pubblica un volantino da lui firmato, rivolto ai Legionari miliziani fascisti, in cui il sacerdote afferma, in sintesi, che la fede e l’avvicinarsi ai sacramenti sono espressione del bravo Legionario. 

Ma passiamo al testo di Marco Puppini.

«Leggo che nelle parrocchie di Pieve d’Asio e Pinzano – Manazzons si è svolta il 18 agosto una memoria liturgica dedicata a don Martin Martinez Pascual, ucciso il 18 agosto 1936 da miliziani antifranchisti durante la guerra di Spagna. Non so se la cerimonia era pensata in relazione o contrapposizione a quella che si svolgerà il 29 settembre a Castelnovo del Friuli in ricordo dei volontari antifranchisti della zona di Spilimbergo che partirono per combattere quella guerra. Qualche riflessione sulle violenze anticlericali che avvennero in quel periodo va però comunque a mio parere fatta.

Certamente, le uccisioni di alcune migliaia (furono quasi 7.000, quasi tutti maschi, le monache furono pochissime) di frati e membri del clero durante la guerra di Spagna ad opera delle milizie repubblicane non è certo un fatto che faccia onore a chi le ha compiute ma che hanno cause e radici lontane. Uccisioni che avvennero tra luglio 1936 e gennaio 1937, poi si ridussero moltissimo di numero, come tutte le uccisioni di civili da parte antifascista, grazie all’azione dei governi repubblicani che avevano progressivamente riacquistato influenza. Appare ugualmente evidente che i combattenti delle Brigate Internazionali, di cui i volontari provenienti da Castelnovo fecero parte, non c’entrano con queste uccisioni, ed ancora meno con quella di don Martinez Pascual. I primi volontari delle Brigate arrivarono in Spagna alla fine di ottobre 1936, quando don Martinez era già morto da più di due mesi, e furono presenti quasi esclusivamente al fronte fino al febbraio 1939. In ogni modo qualche precisazione va fatta. Ricavo quasi tutte le notizie che riporto qui sotto dal bel volume collettivo curato da Alfonso Botti, Clero e guerre spagnole in età contemporanea (1808 – 1939) Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011 che consiglio di leggere per eventuali approfondimenti.

Il clero spagnolo è stato per secoli un clero strettamente legato al potere monarchico, e nei momenti di crisi un clero politicizzato e combattente che cercava di influire in tutti i modi sulla vita politica e sociale anche con le armi. L’Ottocento è ricco di esempi in questo senso, a partire dalle tre sanguinose guerre carliste che devastarono la Spagna in quel secolo. Guerre combattute tra i sostenitori della successione al trono della figlia di Ferdinando VII, Isabella II^ (i “cristini” dal nome della reggente Maria Cristina, madre di Isabella), o del fratello, don Carlos di Borbone (i “carlisti”). Ma in realtà divisi da una visione contrapposta della società, progressisti e orientati verso la secolarizzazione i primi, conservatori e ultra tradizionalisti i secondi. Gli esponenti del clero, in particolare del basso clero mentre l’alto, con alcune eccezioni, tenne un profilo prudente,  appoggiarono i carlisti con le armi, rivestendo pure cariche importanti nell’esercito. Le figure di preti e monaci a capo di bande armate che scorrazzavano trucidando i nemici sono diventate leggendarie con i romanzi di Ramón del Valle-Inclán (ad esempio il cura guerrillero, il prete guerrigliero Manuel Ignacio Santa Cruz, personaggio reale che aveva combattuto durante la terza guerra carlista). Un esempio di prete guerrigliero di lungo corso fu il cura Merino, già governatore militare di Burgos e poi guerrigliero, prima assolutista e poi carlista. E soprattutto il clero appoggiò i carlisti con la propaganda, dai pulpiti, dipingendo la loro guerra contro liberalismo e massoneria (poi quelle contro anarchismo, socialismo e  comunismo) come una guerra santa. I carlisti alla fine persero le loro guerre (ma rimasero presenti ed armati in alcune zone della Spagna, appoggiando nel 1936 il colpo di stato militare che darà inizio alla guerra civile) ma il Concordato del 1851 garantì alla chiesa cattolica una situazione di indubbio privilegio.

Questa situazione non era sostanzialmente cambiata sino agli anni della guerra civile del 1936 – 39. La “Lettera collettiva” dell’episcopato spagnolo del 1 luglio 1937 dava la misura dell’adesione della chiesa spagnola al colpo di stato militare di Franco giustificato anch’esso come “guerra santa”. Nell’estate del 1937 il canonico metropolitano di Buenos Aires, Gustavo Franceschi, dopo una visita in Spagna scriveva alla Santa Sede; “Credo di non calunniare il clero spagnolo, peraltro ammirevole nel martirio (…) se affermo che non sempre comprese fino in fondo la propria missione (,,,) è evidente che da ora in avanti dovrà lasciare in parte la politica per lanciarsi in un apostolato senza limiti” (Botti, p.37).  I vertici vaticani furono più cauti rispetto ai vescovi spagnoli nel loro appoggio a Franco, ma già nel 1953 il concordato tra Santa Sede e stato spagnolo legittimava definitivamente la dittatura franchista nella nuova Europa post-bellica. Questo clero politicizzato ed armato non era certo un esempio di vita morale, tanto meno di cultura, come dimostrano le numerose prese di posizione all’interno del mondo ecclesiastico su questi temi nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento.

Per reazione, vi erano state uccisioni di esponenti del clero da parte di chi si opponeva ad una visione tradizionalista della società, ed ogni moto popolare in Spagna era iniziato con incendi di chiese e caccia ai religiosi. La prima matanza de frailes (uccisione di monaci) dell’epoca contemporanea è del 1834 (un anno dopo lo scoppio della prima guerra carlista) ed avvenne a Madrid, in risposta anche a voci  che alludevano alla possibilità che i preti avessero avvelenato le fonti d’acqua potabile. Accuse certo false, che ricalcavano però singolarmente in forma rovesciata le accuse di avere avvelenato le riserve d’acqua che preti e monaci avevano rivolto nel medioevo ad ebrei ed eretici per giustificare le repressioni. E’ appena il caso di ricordare che al tempo delle guerre carliste non esisteva né partito socialista né le organizzazioni anarchiche, tanto meno il partito comunista. Incendi di chiese e uccisione di religiosi avvennero in seguito periodicamente sino allo scoppio della guerra civile nel 1936. Nel 1909, per protesta contro il decreto di arruolamento nelle truppe coloniali, a Barcellona scoppiò una rivolta repressa dalle truppe con le armi, nel corso della quale i rivoltosi incendiarono chiese e conventi e fecero un’ottantina di vittime tra i religiosi. Nel maggio 1931, dopo la proclamazione della Repubblica, si ripeterono analoghi episodi anticlericali in tutta la Spagna.

E questo si è ripetuto dopo il 18 luglio 1936, con la rivoluzione scoppiata dopo il fallito colpo di stato militare. Le violenze anticlericali avvennero nei primi mesi di guerra, quando il governo repubblicano aveva perso la sua autorità e le campagne erano in mano alle varie milizie. In seguito si ridussero di moltissimo, sia il governo centrale repubblicano che quelli autonomi, catalano e basco, si opposero a tali violenze, salvarono la vita a vari religiosi imbarcandoli su navi dirette all’estero. Nel frattempo anche i franchisti iniziarono a fucilare esponenti del clero. Alfonso Botti ne ha elencati 25, di cui 13 baschi, perché appoggiavano la Repubblica che aveva concesso l’autonomia alla loro terra. Come si vede, una storia complessa e secolare che ha caratterizzato la Spagna e che possiamo datare ben prima dell’epoca contemporanea.

Questo ovviamente non significa giustificare a priori l’uccisione di don Martinez Pascual, ma solo portare elementi di riflessione. Uccisione che non riguarda in ogni modo i volontari dello spilimberghese che andarono a rischiare e talvolta perdere la vita in Spagna per difendere libertà, democrazia, giustizia sociale, solidarietà internazionale».

Marco Puppini – Storico e Vicepresidente nazionale Aicvas (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna).

L’immagine che correda l’articolo rappresenta “Guernica” di Pablo Piccasso, ed è tratta da: http://www.artemagazine.it/attualita/item/274-guernica-il-reina-sofia-museum-di-madrid-nel-2017-celebra-con-una-grande-mostra-i-suoi-80-anni. Ho scelto questo dipinto a corredo, come fatto altre volte, per la sua forza evocativa pure delle violenze di ogni guerra. Laura M Puppini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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