Riporto, da Patria Indipendente, 24 febbraio 2018, questo interessantissimo intervento di Martina Carpani sul successo delle destre fasciste in questa nostra Italia, chiedendo di riflettere sulle sue parole. Inoltre sarebbe importante domandarsi perché, molti di noi che da anni condividiamo i valori della sinistra italiana, non abbiamo voluto assolutamente votare Pd. Io ho già parlato di questo nel mio: Recenti elezioni amministrative. C’erano una volta destra e sinistra che non passavano per il centro…, pubblicato il 29 giugno 2017, su: www.nonsolocarnia.info. Ma vediamo insieme cosa dice la giovane Martina Carpani, che scrive prima del 4 marzo 2018.

Intervento di Martina Carpani.

«Non necessariamente sarò politically correct; sono in parte d’accordo ma in parte no con quello che diceva Margherita. (Margherita Frau, altra voce al dibattito Fascismo, antifascismo e i giovani d’oggi, da cui queste considerazioni sono tratte.  Ndr).  In parte, perché mi sembra che alcune considerazioni siano un po’ autoassolutorie. Cioè distinguerei tra reale e virtuale. Il reale esiste, il reale è la crisi della politica e in particolare delle organizzazioni sociali che, mentre CasaPound distribuisce i beni alimentari ai poveri, si limitano a fare convegni sull’antifascismo, o assemblee d’istituto o convegni dentro l’università. Una modalità con cui si insediano nel territorio. Mi riferisco proprio a quello che dicevi tu, Gianfranco, (Gainfranco Pagliarulo, altro intervenuto al dibattito) dell’associazionismo.

Si svolgono in tutta Italia assemblee di quartiere in una modalità apparentemente neutra. Io sono di Brindisi, dove prima non esistevano gruppi neofascisti. Oggi si manifestano in assemblee di quartiere e parlano dei migranti da cacciare. Ora vivo a Roma, nel quartiere Tiburtino III e lì è accaduta la stessa cosa. Cioè, assemblee che sembrano neutre, ma in realtà non fanno solo proselitismo, ma anche quello che per noi era il mutualismo, una cosa che la sinistra non fa più, perché è diventata un’altra roba, evidentemente. Quindi, da un certo punto di vista, credo ci sia anche da fare una profonda autocritica. Perché la destra, oggi, si rafforza, per dirla in breve, non in quanto sostegno ai ricchi, ma in quanto destra sociale. E questo è un tema su cui riflettere.

Premetto che mi ha fatto molto piacere ricevere l’invito a questa conversazione, perché di solito si parla dei giovani con un pizzico di paternalismo senza mai invitare il giovane a dire quello che pensa. Credo che la crescente presenza dell’estrema destra nel sociale debba far riflettere su noi stessi, come organizzazioni sociali grandi e piccole di giovani e meno giovani. Cosa facciamo noi per evitare l’avanzata delle destre? Non è sufficiente la sola battaglia culturale. Occorre il radicamento nel territorio, un nuovo mutualismo, un’altra azione politica che dia punti di riferimento diversi. Questa è la prima questione.

Seconda questione: l’elemento culturale, che resta centrale. Tu oggi non hai intellettuali di sinistra che propongono alcuni tipi di valori; invece hai a destra il proliferare di case editrici, nuovi giornali, come quello di CasaPound uscito quest’anno per la prima volta in edicola (il Primato nazionale), la possibilità cioè di trovare contenuti, che poi non sono neanche così distanti dai contenuti che la stampa mainstream, purtroppo, fa vedere. Il primo spazio dato alle destre è stato anche quello di Mentana, di alcuni giornali e programmi Tv nazionali. Non solo: oggi mancano degli spazi organizzati dal basso, come era prima nelle organizzazioni sociali, che sicuramente erano più forti e sapevano imporre valori culturali differenti. Mancano gli spazi e gli intellettuali di riferimento. Io non saprei dire chi è un mio intellettuale di riferimento.

Dall’altra parte penso che ci sia un tema strutturale, cioè la società liquida: il neofascismo non si rafforza utilizzando il web, perché l’odio sul web preesisteva; più semplicemente, chi propone questi valori negativi sul web riesce a portare maggiormente acqua al suo mulino. Come i populismi si costruiscono nei media mainstream, così si costruiscono nel web, dove è più facile avere più “mi piace” che dire una cosa sensata. Vi sono, però, delle precise responsabilità politiche.

Se, per esempio, l’odio verso gli omosessuali cresce, è perché insieme a Lotta Studentesca (ndr: organizzazione giovanile di Forza Nuova) che faceva gli striscioni contro i gender nelle scuole c’erano anche i pro-life e i cattolici; se cresce l’odio verso i migranti, è perché insieme a chi parlava delle questioni di migranti c’erano anche i partiti. La Lega, ma non solo. In qualche modo, alcune dichiarazioni di Minniti sono molto preoccupanti. Credo sia stato lasciato uno spazio politico alle destre. Questo non vale solo per il fascismo. Se noi leggiamo dell’elemento valoriale, vediamo subito una crisi dei punti di riferimento.

È una lettura che oggi molti sociologi fanno anche per quanto riguarda, ad esempio, il fenomeno che riguarda il terrorismo, i foreing fighters, eccetera. Cioè il nichilismo generazionale, l’idea di ricerca di valori. Evidentemente, per loro natura, le organizzazioni neofasciste hanno l’idea del branco, del capo maschio che ti dice cosa devi fare, ed è una risposta molto più facile nella generale assenza di risposte; e soprattutto se sei giovane, non sai cosa fare da grande, sei precario, ogni sei mesi cambi contratto: una cosa che vivo anche su me stessa, non so dove sarò fra sei mesi perché devo fare il tirocinio, magari cambierò città, non so se devo lasciare l’affitto, non so quando mi posso laureare, non so come pagarmi gli studi, eccetera.

Per di più tutto ciò avviene nella crisi generale che è una crisi anche dei partiti e delle istituzioni, che non riescono a dare delle risposte. Questo fenomeno assume volti diversi; in Italia è più legato al neofascismo, in altri Stati ad altro, ma il tema è che la risposta politica non può essere emergenziale. Non può esserci ora esclusivamente la rincorsa degli appelli alla responsabilità, come è stato fatto anche a seguito dei fatti di Macerata. È il momento di alzare un attimo le maniche e mettersi a lavorare sui territori, capendo come davvero risolvere il tema dei bisogni materiali, come provare a dare delle proposte politiche sensate.

Io mi pongo anche altre domande. 7 giovani su 10 non andranno a votare alle elezioni politiche: questo dicono i sondaggi. I sondaggi però dicono anche che è aumentata la partecipazione sociale dei giovani, non specificando in quale direzione. Esistono oggi nuove forme di partecipazione sociale. Che non sono le stesse di una volta, perché non abbiamo visto piazze piene in questi anni. Forse ci si dovrebbe interrogare su come occupare questi spazi come organizzazioni della sinistra sociale diffusa. È quello che secondo me andrebbe fatto nelle scuole, nelle università, nei quartieri, nelle città in generale, e su cui bisogna però avvicinarsi con tanta umiltà, perché non c’è più la politica per come l’abbiamo conosciuta e non è facile per nessuno. Trovare risposte nuove vuol dire leggere con umiltà il contesto che hai intorno. Forse noi non siamo umili abbastanza».

Intervento di Martina Carpani al dibattito: Fascismo, antifascismo e i giovani d’oggi, Patria Indipendente, 22 febbraio 2018. Una tavola rotonda promossa da “Patria Indipendente”. Web e violenza, presenza sul territorio e rappresentanza, sicurezza, crisi del Paese e proposte “forti”, appiattimento della politica sul presente e necessità di ricostruire un orizzonte progettuale, a cui hanno partecipato. Gianfranco Pagliarulo, Margherita Frau, Martina Carpani, Jacopo Buffolo, Davide Conti, Valerio Strinati, leggibile in: http://www.patriaindipendente.it/idee/ulisse/fascismo-antifascismo-e-i-giovani-doggi/.

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: http://salvatoreloleggio.blogspot.it/2017/08/allarmi-siam-fascisti-anni-60-un-film.html, e correda un pezzo che ricorda le disavventure del film All’armi siam fascisti, firmato da tre cineasti della sinistra socialista, Lino Del Fra, Cecilia Mangini e Lino Miccichè, uscito nel 1961, che Pier Paolo Pasolini definì un «film stupendo, una delle più emozionanti opere cinematografiche che abbia mai visto», che fu ammesso a stento al festival di Venezia, e che fu «maledetto a destra e, nella sostanza, rimosso a sinistra».

Laura Matelda Puppini.

 

 

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