Chi diceva che “il potere logora chi non ce l’ha”, commetteva un grave errore di valutazione. Il potere logora chi ce l’ha, se non possiede insieme adeguata preparazione e senso della misura. Il povero Masaniello, ma anche Napoleone Bonaparte, sono esempi storici di questa osservazione, che viene richiamata alla mia attenzione osservando il nostro attuale quadro politico. In una situazione di grave malessere nazionale per la crisi economica internazionale e di disordine della nostra situazione politica, il Presidente della Repubblica cerca una persona che possa essere al di sopra di tante spinte diverse: il quadro ricorda dolorosamente il 1922, anche se troppe forze ritengono di essere al di sopra di tale somiglianza.

A questo punto entrano in lizza forze nuove, che affermano di risolvere la situazione italiana nazionale ed internazionale con le riforme. Noi, gente comune, ci aspettavamo che obbligassero a far funzionare con regolarità, per prima e non costosa riforma, la esistente organizzazione statale, sfrondandola di costose sovrastrutture, eliminando numeri e benefici che le forze politiche si erano arrogate, rispettando con serietà la già troppo manomessa Costituzione, nata dall’ incontro di forze diverse, per ripristinare e salvaguardare Libertà e Democrazia.

 Nulla di tutto ciò: tutto deve essere distrutto e rifatto secondo idee nebulose, nate in Parlamento, ma non suffragate da risultati pratici, in quanto nella massima parte, infatti, paiono aumentare le spese anzichè diminuirle.

Zucchero sulle fragole: una legge elettorale che apre la strada alla dittatura nel modo più semplice.

Abbiamo già visto, infatti, qual è la potenza della martellante propaganda politica attraverso giornali e Tv.
Non è difficile perciò prospettare, anche in una unica tornata elettorale, la vittoria dello stesso Partito al Parlamento (quindi anche al Governo) e nei Consigli Regionali (quindi anche nel Senato diventato inutile): ci ritroviamo con questa trovata ai tempi del delitto Matteotti, quando gli allora democratici non ebbero il coraggio di affrontare i prepotenti in Parlamento […].

L’Italia intera ha scontato duramente il desiderio di pacificazione che suggerì quella volta di accettare la situazione; ma oggi noi sappiamo quale fu il seguito.

Sia pure con orientamenti diversi, ma con la stessa idea di base di Libertà, […], e di Democrazia […] siamo riusciti a riconquistare l’unità e l’indipendenza, che parevano distrutte. (…). Riteniamo che sia urgentemente necessario correggere questo andazzo […]. .

Il referendum di ottobre può essere l’occasione opportuna.

Paola Del Din, partigiana, Medaglia d’oro al valor militare.

(Paola Del Din, Una legge che porta al regime, Messaggero Veneto, 9 luglio 2016).

 

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