Oggi è la giornata mondiale della terra. Vorrei gioire ma invece ciò che noi stiamo facendo alla terra in cui viviamo e quindi al nostro habitat, variegato ma strutturato in un insieme, mi spaventa ben più del coronavirus, che pare essere un effetto secondario del primo aspetto.

In un inserto del Corriere della Sera “Pianeta”, pubblicato il 23 febbraio 2020, vi è un articolo di Carlo Rovelli intitolato: “Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi” (1). In esso si può leggere: «L’emergenza ambientale è grave. (…). Abbiamo già cominciato a subirne avvisaglie con danni ingenti e morti causati da ondate di calore, mega-incendi, inondazioni in regioni costiere, siccità, problemi per la pesca, uragani, riduzione delle risorse idriche, altro». (2).  E per inciso, dico io, questa è la primavera più secca degli ultimi sessant’anni, con ciò che può comportare anche per la lotta al coronavirus, che non viene naturalmente dilavato. «Ma la politica – continua Rovelli – anche la più illuminata fa fatica a muoversi senza consapevolezza e sostegno dell’opinione pubblica. (…).. Nell’ ultimo report, l’IPPC (Commissione inter-governativa sui cambiamenti climatici ndr) indica che, per evitare catastrofi maggiori, l’innalzamento della temperatura debba essere tenuto entro un grado e mezzo rispetto ai livelli pre- industriali; riuscirci è possibile, ma richiede uno sforzo coordinato dell’intero pianeta, che arrivi a zero emissioni di gas a effetto serra entro il 2050». (3).
Il problema è che «anche se gli attuali impegni presi (per ora in generale solo a parole) fossero rispettati, l’aumento di temperatura risulterebbe di almeno 3 gradi». (4).

«L’innalzamento della temperatura è l’aspetto di punta di un’emergenza ambientale che va al di là del clima. L’inquinamento, l’ubiqua presenza dell’umanità, hanno innescato cambiamenti che appaiono sempre più irreparabili. La conseguenza drammatica è un’estinzione di massa che è già iniziata. Le specie viventi spariscono con una rapidità che non ha uguale nella storia del pianeta. (…).
Cambiamenti negli equilibri ce ne sono stati molti nel passato del pianeta, ma mai così rapidi, e quando ci sono stati hanno spesso spazzato via moltissime specie viventi. La nostra potrebbe facilmente essere inclusa. L’impatto dell’umanità sta alterando gli equilibri del pianeta con effetti che dureranno millenni. La biosfera assorbirà il colpo. La questione è se lo assorbiremo noi». (5).

Naturalmente non è che nessuno abbia pensato di fare qualcosa, e per esempio l’Italia nel 2017 «aveva adottato una strategia per ridurre le emissioni e sviluppare energie alternative, ma poco è stato fatto. Si era impegnata a eliminare gradualmente le centrali a carbone entro il 2025, ma non si vedono molte misure di attuazione». (6).

E così, ci ricorda Luca Mecalli su “Il Fatto Quotidiano” del 19 aprile 2020 (7), le temperature nell’Italia del Nord, mentre imperversava ed imperversa il Covid- 19, hanno raggiunto i 26- 28 gradi, (10° più della media stagionale), ed a rompere la “calda quiete” è giunto un freddo vento da Nord- Est, il 14 aprile, con raffiche a 90 Km/h anche a Bologna, che ha abbassato di colpo le temperature, ed ha fatto sollevare, dai campi riarsi, una nube di polvere, che ha trasformato la pianura padana in uno scenario da deserto Australiano. (8).

Ma eravamo e siamo in buona compagnia. Nel Sud degli Stati Uniti, a Pasqua, si sono formati 120 tornado dalla costa atlantica al Texas, mentre a Cuba la temperatura notturna, il lunedì di Pasquetta, era di 26°. In compenso in aprile è nevicato parecchio a Boulder in Colorado, cosa mai accaduta in quel modo. Non da ultimo, la siccità interessa, in questa primavera, gran parte d’Europa «con tempeste di polvere in Polonia e un grande incendio presso Chernobyl che ha emesso nell’aria particolato contaminato da Cesio- 137, che però non è giunto per ora in Italia in quantità rischiose, mentre alluvioni flagellano il Medio Oriente che è già pieno di problemi di altro genere, ed è giunto Covid – 19, che potrebbe però «essere poca cosa di fronte a certi disastri ambientali all’orizzonte: se non rallentiamo subito i cambiamenti climatici, già entro il 2030 avverranno improvvise e irreparabili estinzioni di specie ad iniziare dai mari tropicali […]». (9).

Però bisognerebbe convincere Donald Trump, che ha cancellato la disponibilità di Obama verso il clima. E senza offesa per alcuno, gli Usa dovrebbero scegliere in modo più oculato i loro Presidenti, ma anche il Brasile. Infatti, «I disboscatori della Foreste non sono in isolamento, anzi, approfittano dell’attenzione incentrata sul Covid-19 e del disinteresse istituzionale del governo del presidente Jair Bolsonaro verso il medio ambiente, per agire indisturbati in Brasile. Chi ha deciso di devastare la foresta ha battuto il record nei primi tre mesi dell’anno». (10). E sparisce foresta in Parà, Amazonas e Mato Grosso, cioè negli stati del Nord del Brasile. Per cosa si distrugge la terra? Per allevare animali, per coltivare soia, per fare strade in funzione dell’agroalimentare, per vendere legno pregiatissimo, vendita che è stata permessa dopo che Bolsonaro è andato al potere, togliendo i vecchi vincoli legali. E detto legno si trova in genere nelle riserve degli Indios, dove la foresta è ancora vergine. (11). Non solo: il presidente del Brasile «grande protettore e beniamino di cercatori d’oro e ‘madereios’ (disboscatori) ha licenziato il direttore dell’Istituto ambientale dell’Ibama, Olivaldi Azevedo, il quale aveva ordinato una mega operazione per reprimere il traffico illegale di legname e d’oro». (12).

Ma nonostante Bolsonaro, anche in Brasile è giunto il Covid-19, ed detto Stato è, per diffusione del virus, «il primo nella classifica regionale e l’infezione cresce in modo esponenziale, settimana dopo settimana».  (13). Ma Bosonaro, “negazionista” fin da principio, non vuole sentir parlare né di quarantene né della sospensione delle attività economiche, misure che, invece, vorrebbero adottare i governatori delle zone più colpite dal virus in Brasile, incominciando dalle città di San Paolo e Rio, e si trincera dietro dichiarazioni del tipo “È solo un banale raffreddore” o “L’epidemia è pura isteria”. (14). Ma questa posizione non ha fatto altro che acuire, secondo Lucia Capuzzi, la lotta interna in Brasile, ampliando la frattura fra le Forze Armate che avevano sostenuto l’elezione di Bolsonaro nel 2018, ed il Presidente. Così sta andando a finire che, in Brasile, «l’instabilità si somma all’emergenza sanitaria ed alla prevista recessione» (15).

E ritorniamo ad oggi, “Giornata della Terra”, che è stata istituita in ricordo di una grandissima manifestazione, che coinvolse venti milioni di Americani, tenutasi negli Usa il 22 aprile 1970, cinquanta anni fa. In seguito alla stessa ci ricorda Luca Mercalli – nell’America del Nord vennero emanate le prime leggi in difesa dell’aria e dell’acqua. (16).

Ma poi cosa accadde? La cura dell’ambiente e la sua tutela furono vissute come impedimenti al moloch della crescita economica, «un fastidio per caccia, pesca, agricoltura, allevamento, deforestazione, motocross… Perfino il sindacato (in Italia ndr) quando ha visto negli anni Ottanta che le norme ambientali potevano minacciare lavoro e salario, ha spesso privilegiato questi ultimi rispetto alla salute dei lavoratori e dell’ambiente. Il resto in Italia è storia nota, dall’eternit di Casale all’ Ilva di Taranto, alle colate di cemento su coste e pianure, tutta roba venduta come ottima crescita economica, che oggi rivela danni irreversibili». (17). Ma questo accade anche perché nessuno consulta mai, prima di fare tragiche scelte, ecologi, climatologi, zoologi, biologi, oceanografi, glaciologi, idrologi, geomorfologici, che formano il complesso degli studiosi della Scienza della Terra, – sottolinea correttamente Mercalli- ma solo economisti. (18). E «chi avverte del rischio ambientale è un guastafeste, al limite gli si lascia un ruolo decorativo». (19). Ed intanto i danni climatici aumentano, mentre molti giocano alle tre scimmiette, senza pensare che l’aria irrespirabile e l’aumento del calore farà male anche a loro, ai loro figli ed ai figli dei loro figli. Ma cosa vuoi che sia, basta avere qualche euro in più ed un buon Pil, produrre, vendere, comperare e arricchirsi, come voleva pure Paperon de Paperoni.

Laura Matelda Puppini

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  1. Carlo Rovelli, Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi, in Pianeta, inserto allegato a Corriere della Sera 23 febbraio 2020, p. 2-3.
  2. Ivi.
  3. Ivi.
  4. Ivi.
  5. Ivi.
  6. Ivi.
  7. Luca Mercalli, Il virus è poca cosa rispetto al disastro ambientale futuro, in: Il Fatto Quotidiano, 19/4/2020.
  8. Ivi.
  9. Ivi.
  10. Giuseppe Bizzarri, Governo “distratto” dal virus: Amazzonia, il saccheggio avanza, in: Il Fatto Quotidiano, 19/4/2020.
  11. Ivi.
  12. Ivi.
  13. Lucia Capuzzi, In Brasile il “negazionista” Bolsonaro scatena le ire di militari e governatori, in Avvenire, 19 aprile 2020.
  14. Ivi.
  15. Ivi.
  16. Luca Mercalli, Oggi è la Giornata della Terra, l’ecologismo è scienza sprecata, in: Il Fatto Quotidiano, 22/4/2020.
  17. Ivi.
  18. Ivi.
  19. Ivi.

L’immagine che accompagan l’articolo è tratta da: https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/giornata-della-terra-2020/ L.M.P.

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