Tavagnacco, 15/05/2017

Gent. Signora,
ho ricevuto dall’amico Cesare Lasen la sua mail con la richiesta di commentare quanto da lei scritto a proposito dei boschi della Carnia. Cercherò di risponderle molto brevemente.

Circa la parte iniziale del suo scritto in cui parla del libro recentemente pubblicato, devo congratularmi con lei per essere riuscita a leggere un scritto tecnico di molte centinaia di pagine, non certamente pensato come strumento di divulgazione della realtà forestale regionale.
Per quanto riguarda le informazioni che lei riporta, non ho particolari osservazioni da farle non essendoci sostanziali errori d’interpretazione. Quello che emerge, tuttavia, è che il linguaggio usato non è sempre appropriato, come d’altra parte non si può pretendere da una persona non addetta ai lavori.

Circa la seconda parte, in cui si discute delle regole che interessano la gestione forestale, non spetta a me dare delle risposte alle sue incertezze e perplessità. Ma anche se volessi mi riuscirebbe piuttosto difficile. Infatti, tutte le attività tecniche, come quelle svolte dagli ingegneri, dai medici, dagli urbanisti, comportano l’applicazione di un corpus legislativo complesso, il cui uso richiede specifiche conoscenze che si acquisiscono dopo lunghi studi universitari e esami di abilitazione alla professione. Se questo sia giusto non lo so, ma è così!!!!!.
Quello che posso fare è cercare di darle una chiave di lettura dell’attuale realtà.

In primo luogo, è da ricordare che, negli anni ’70 del secolo scorso, lo Stato ha trasferito alle regioni le competenze nel settore forestale. Di conseguenza, ogni regione ha poi agito diversamente, con il risultato che non vi è in Italia una comune ratio nella gestione forestale. In ogni caso le regioni del nord-est si sono sempre dimostrate all’avanguardia nel pianificare e regolamentare la gestione forestale, producendo un complesso e articolato insieme di specifiche leggi e regolamenti.

In secondo luogo, è da ricordare che fino agli anni ’50 del secolo scorso, l’attività forestale e con essa il legno costituivano una delle risorse principali dell’economia italiana, in particolare delle aree montane. In quel periodo lo sfruttamento dei boschi era molto spinto, tanto che lo Stato ritenne opportuno emanare varie leggi di controllo e disciplina, nonché di istituire uno specifico corpo con funzioni sia tecniche sia di polizia: il Corpo Forestale dello Sato, fra l’altro recentemente assorbito dall’Arma dei Carabinieri.

Il rapido sviluppo industriale e le grandi migrazioni verso le aree urbane, avvenute negli anni ’60 del secolo scorso, hanno portato a un progressivo abbandono dell’utilizzazione del bosco, attività divenuta sempre più marginale. Questa ha avuto, come effetto positivo, la possibilità di ridurre progressivamente l’entità della massa prelevata, permettendo così al bosco di “ricostruirsi”.

Nel frattempo, grazie all’attività di varie associazioni ambientaliste si è sempre più diffusa l’idea dell’importanza della conservazione della natura. Ciò ha favorito, ad esempio, l’ampliamento fino al 30% della superficie nazionale destinata a parco, nonché l’emanazione di leggi e normative che regolano e pianificano le varie attività connesse con l’ambiente e quindi anche con il bosco, determinando spesso momenti di sovrapposizione e di conflitti di competenze con chi svolge l’attività forestale, divenuta peraltro sempre più marginale.

La recente crisi economica, iniziata verso il 2008, e la riscoperta del legno come materiale da costruzione (edilizia secca) hanno ridestato l’interesse nei riguardi del bosco anche come risorsa economica. Ciò spiega, ad esempio, il perché molti proprietari boschivi si stiano nuovamente occupando delle loro proprietà, prima dimenticate, non tanto per pensare alla ripresa di un’attività, ma piuttosto per la vendita, ovviamente a chi sia disposto a pagare un giusto prezzo, sia esso italiano, sloveno o austriaco.

Per concludere, credo che per chi vive in montagna si stia aprendo una nuova possibilità di sviluppo, da cogliere al volo e da non lasciar scappare, che forse non porterà ricchezza, ma se non altro permetterà di evitare la progressiva urbanizzazione delle popolazioni montane, problema che io considero come il peggiore dei mali ambientali. Tutto questo alla ricerca di un equilibrata convivenza fra uomo e ambiente e fra ambiente e uomo.

Cordiali saluti

Roberto Del Favero

Roberto Del Favero è professore ordinario di Assestamento Forestale e Selvicoltura nell´Università di Padova, fa parte di vari Comitati tecnici e scientifici predisposti da Enti Pubblici, è consulente di varie Regioni per le tematiche relative alla gestione delle risorse forestali, è autore di diversi volumi sul bosco e la selvicoltura anche alpina. Ringrazio Cesare Lasen per aver girato la mia email, come domandato, al prof. Roberto Del Favero, che pure ringrazio per aver accolto la mia richiesta di commento. Attendo di capire qualcosa di più sulla normativa regionale dagli addetti ai lavori, per me e per voi. L’immagine che correda l’articolo è tratta, solo per questo uso, da: http://www.cleup.it/boschi_regioni_alpine.html, e ritrae la copertina di uno studio del prof. Roberto Del Favero. Lettera pubblicata con il consenso dell ‘autore. Laura Matelda Puppini

https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/boschi-delel-regioni-alpine-8871788915.jpg?fit=324%2C469https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/boschi-delel-regioni-alpine-8871788915.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniAMBIENTETavagnacco, 15/05/2017 Gent. Signora, ho ricevuto dall’amico Cesare Lasen la sua mail con la richiesta di commentare quanto da lei scritto a proposito dei boschi della Carnia. Cercherò di risponderle molto brevemente. Circa la parte iniziale del suo scritto in cui parla del libro recentemente pubblicato, devo congratularmi con lei per essere...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI