Un lettore di www.nonsolocarnia.info ha commentato il discorso dell’onorevole Serena Pellegrino scrivendo che una donna, secondo lui uccisa dai partigiani, Maria Kratter Valentinotti, era purtroppo la sorella di Stefen Valentinotti, antifascista ed antinazista, ucciso il 24 ottobre 1944 a Brandenburgo Görden (vicino a Berlino).
Ho risposto che detto commento non era comprensibile nel contesto dei morti della Val But e malga Pramosio, per ricordare i quali, uccisi da SS, corpo in cui militavano anche italiani e friulani, e da repubblichini, l’onorevole aveva tenuto il suo discorso. E ho invitato l’autore del commento a dire cosa volesse comunicarci. Ho anche detto che non sapevo nulla di Maria Kratter Valentinotti.

Ma, incuriosita, sono andata a cercare chi fosse e chi fosse suo fratello, sul quale, però non ho trovato nulla. Digitando il nome Maria Kratter Valentinotti, mi sono imbattuta in un’immagine, che pare quella del ricordino, post mortem, ritrovabile in: sterbebilder.schwemberger.at/picture.php?/109949.

Così recita, per quanto sono riuscita a tradurre, dato che non conosco tedesco, il testo:  «In ricordo dell’adorata Signora Maria Kratter nata Valentinotti, nata il 1° luglio 1894 a Bolzano, morta il 26 luglio 1944 a Sappada».  E sono sicura che la Signora Maria Kratter Valentinotti è morta il 26 luglio 1944, perché, con e-mail privata, me lo ha confermato il comune di Sappada, a cui mi ero rivolta per chiedere verifica (e- mail datata 30 ottobre 2015, della sig.ra M. Grazia Kratter dell’Ufficio servizi demografici del comune di Sappada).

Digitando Maria Kratter Valentinotti, si trova, però anche un articolo pubblicato in: http://blog.libero.it/ANPICADORE/5669817.html?ssonc=1089132507 di Walter Musizza e Giovanni De Donà, “I drammatici avvenimenti del 27 e 28 luglio 1944, tra attacchi partigiani e ritorsioni naziste. 60 anni fa gli eccidi di Sappada. La delicata posizione del paese cadorino sotto l’influenza della resistenza carnica”, datato 16 ottobre 2008.

Gli autori paiono non accorgersi che hanno intitolato l’articolo: 27 e 28 luglio 1944, (o chi ha editato lo ha fatto, non gli autori?) ma parlano, poi, del 26 luglio 1944. Essi affermano che l’azione partigiana, affidata al btg. Carnico, garibaldino, comandato da Italo Cristofoli, Aso, (il che non è vero perché secondo Mario Candotti in tale data detto btg. era comandato da lui, che sostituiva Tredici, ferito, ed in quei giorni si trovava in altra zona operativa, come da Mario Candotti, Ricordi di un uomo in divisa, ifsml, 1986,pp.169-170) portata contro la caserma della Feldgendarmerie di Sappada, avvenne il 26 luglio 1944, partì da Ovaro ( fonte? n.d.r.) e che «Finalmente il presidio, dopo una lunga sparatoria, si arrese ed i superstiti furono incolonnati ed avviati verso Cima Sappada, mentre un gruppo di partigiani iniziava a saccheggiare alcune abitazioni della borgata “Bach” ed un altro arrestava alcune persone iscritte in un’apposita lista di proscrizione: tra queste figuravano Pio Solero, Gabriele Kratter, il Podestà Fasil, Luigi Cecconi ed altri ancora. Dopo aver devastato alcune case, verso sera i partigiani tornarono a Cima Sappada, presso l’albergo “Alle Alpi”: qui uccisero il vice Comandante della Gendarmeria e, come recita il “Registro dei Morti” della Parrocchia di Sappada, “massacrarono” la signora Maria Valentinotti di 50 anni, accusata di essere la cuoca abituale della Gendarmeria».
Fonti? Il registro dei morti della Parrocchia di Sappada e racconti locali, di chi non si sa. Inoltre non si sa cosa intendisi per Registro dei morti. Esiste infatti un registro di anagrafe parrocchiale, che io sappia. Inoltre anche se esistesse tale “Registro” in che pagina si trova il riferimento alla signora Valentinotti, da che sacerdote è stato scritto, e quando?

Comunque questo testo compare su un sito Anpi, anche se gli autori non paiono, nel caso specifico,  essere dei grandi esperti in ricerca storica. Dei due autori sopraccitati ho trovato solo questo: «Quest’anno a ricevere il Pelmo d’Oro per la cultura alpina sarà il goriziano Walter Musizza, docente di lettere in pensione e da sempre appassionato frequentatore delle montagne del Cadore, cui ha dedicato molti libri, per lo più incentrati sugli eventi risorgimentali e sulla Grande guerra. Insieme al cadorino Giovanni De Donà, che condividerà con lui il premio, Musizza ha contribuito in questi ultimi 30 anni alla riscoperta degli impianti fortificatori tra Passo della Mauria e Val Zoldana, partecipando direttamente a vari progetti Interreg, mirati proprio alla valorizzazione del patrimonio storico della Grande guerra. Tra le sue pubblicazioni vanno ricordate pure quelle dedicate a Carducci e alla Regina Margherita, nonché alla Resistenza in Cadore, cui si aggiungono due mostre curate nel 2011 per il 150° dell’Unità a Pieve ed Auronzo di Cadore. La consegna del premio avverrà a Longarone sabato 27». (Il Piccolo, 6 luglio 2013). Leggendo quanto mi auguro che abbiano operato con più scientificità e rigore in altri loro scritti.

In ogni caso, visti i legami ipotizzati anche da Gianni Conedera (Gianni Conedera, “L’ultima verità”, Andrea Moro ed., 2005, p. 49), non si sa su che fonti, fra l’azione di un gruppo di partigiani del btg. Friuli, comandato da Italo Cristofoli, Aso, a Sappada, che in detta azione trovò la morte, e la fine di Maria Valentinotti,  ho iniziato una mia breve e veloce ricerca, di cui qui riferisco. Ma certamente una ricerca approfondita dovrebbe cercare e prendere in esame altre fonti archivistiche, per es. quelle del comune e parrocchia di Sappada, vedere se vi sia documentazione presso l’ifsml o anpi Ud, o a Belluno,  ecc…

Preciso, infine, che dall’elenco dei garibaldini carnici ed operativi in Carnia da me approntato ed ancora inedito, e dalla saggistica da me consultata (cfr. bibliografia in Marchetti Romano (a cura di Laura Matelda Puppini), “Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano”, Ifsml e Kappa Vu ed., 2013 e Laura Matelda Puppini, “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo … Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945”, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014), non risultano partigiani slavi operativi in Carnia tranne Mirko.Vi operò invece il btg. Stalin, composto da russi fuggiti da campi di prigionia.

Il primo problema che si pone, qui, è: quando avvenne l’azione partigiana contro la caserma di Sappada?

Il 27 luglio 1944, per alcune fonti:

Mautino Ferdinando, (a cura di), Guerra di popolo, storia delle formazioni garibaldine friulane, – Un manoscritto del 1945 – 1946, Feltrinelli, 1981, p. 81. e “Diario Storico della Divisione Garibaldi Carnia, in http://www.carnialibera1944.it/documenti/divisione_garibaldi_carnia/diario_divisionegaribaldi_2.html.
In ambedue si può leggere: « 27.7.44 – (Brigata Friuli) Sappada. Il compagno Aso organizza l’attacco al presidio tedesco; mancata la sorpresa per la denuncia di alcuni delatori si conduce l’attacco in forza e dopo un combattimento accanito, durante il quale si riesce a portarsi fin sotto (“dentro” in Diario Divisione Garibaldi Carnia) la caserma, il presidio si arrende. Il compagno Aso cade. Perdite nemiche: un maresciallo e tre soldati tedeschi morti; Nove tedeschi prigionieri». Solo in diario Diario Divisione Garibaldi Carnia: «Bottino: due mitragliatori, due mitra, numerosi fucili e munizioni abbondanti, grande quantità di equipaggiamento».

Scheda: Cristofoli Italo, in: AA.VV., Caduti, Dispersi e Vittime Civili dei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia nella seconda guerra mondiale, Udine, Ifsml, provincia di Udine, 2 tomi, 1987, p.694. Ivi si legge che Italo Cristofoli, coniugato, muratore, figlio di Antonio Cristofoli e di Perini Teresa, era nato a Prato Carnico il 24 novembre 1901. Partigiano garibaldino, nome di battaglia Aso, morì a Sappada il 27 luglio 1944, contro forze tedesche.

Osvaldo Fabian, (Osvaldo Fabian, diario inedito, in Archivio Giorgio Ferigo, fotocopia del 2 agosto 1983) riporta che salutò l’amico il 27 luglio 1944. (errando in battitura 1943), ad Ovaro.

Mario Candotti, in «Lotta partigiana tra Meduno Arzino Tagliamento, in Storia Contemporanea in Friuli, n.12, 1981, nell’elenco finale dei partigiani nominati nello studio, pone la morte di Aso il 27 luglio 1944.

Giovanni Angelo Colonnello, in: «Guerra di Liberazione, Friuli – Venezia Giulia – zone jugoslave», ed. Friuli, 1965, per il ventennale della liberazione, p. 74 e p. 212, pone l’azione e la morte di Aso il 27 luglio 1944.

Chi riporta che l’azione partigiana, ove morì Aso, avvenne il 26 luglio 1944?

La lapide che ricorda Italo Cristofoli, al cimitero di Prato Carnico riporta tale data per la sua morte.

Il comune di Prato Carnico. La signora Manuela Solari mi scrive, il 3 novembre 2015, su domanda, che per l’ufficio stato civile del Comune di Prato Carnico, Cristofoli Italo, nato il 24/11/1901 a Prato Carnico, è deceduto il 26/7/1944 a Sappada (atto di morte n. 12-II-C/1945 reg. Prato Carnico).

Giancarlo Franceschinis, in Osvaldo Fabian, Affinchè resti memoria, Kappa Vu ed. 1999, p. 135. Ora bisogna ricordare che esistono almeno 3 copie, non identiche fra loro, del diario di Osvaldo Fabian, ed una quarta edita, che io sappia avendola posseduta e perduta in un’alluvione forse nel 1991, e citata pure da Massimo Dubini nella sua tesi di laurea, copia per ora introvabile. Ma le copie potrebbero essere 5 se quella presso l’Anpi di Udine fosse ancora diversa da quelle note.
Solo se l’azione partigiana avvenne il 26 luglio (in momenti così difficili vi potevano esser stati errori di comunicazione o trascrizione in una data sia dall’una che dall’altra parte) allora la morte della signora Maria Valentinotti in Kratter sarebbe potuta avvenire nel corso dell’azione partigiana, o come sua conseguenza, ma bisognerebbe almeno capire quando avvenne l’attacco, cosa non comprensibile con questi dati.

Vi sono poi più versioni dell’accaduto, tutte però senza fonti rigorose.

Una è la versione di Angelo Sartor, di Sappada, (“Diario di guerra 1940-1945”, Comune di Sappada, Plodar Gemande n.4, documento informativo 22/12/2006, numero 2007, in: https://myportal.regione.veneto.it/), prima milite dell’R.S.I., poi nascostosi nei boschi, (mai partigiano) quindi lavoratore per la Wehrmacht a Termine di Cadore, ed infine, finito prima nel campo di concentramento di Bolzano,quindi in quello di Allach – Succursale di Dachau – gestito dalla Todt (http://www.lager.it/campi_detenzione.html.) non Allagh.(Angelo Sartor, op. cit., p.17).
Da quanto si comprende, però, anche Sartor riporta quanto udito perché all’epoca dell’attacco partigiano alla caserma di Sappada, pare si trovasse o a Lorenzago in servizio come milite della R.S.I., o nei boschi. (Ivi, p. 17).

« Nel frattempo venne attaccata la caserma a Sappada dai partigiani venuti da Forni Avoltri. In tale azione venne ucciso il comandante tedesco, la cuoca loro a Cima Sappada; nel combattimento morì anche un partigiano.
In quel giorno fu arrestato Cecconi Luigi, segretario della sezione fascista di Sappada, unitamente al Podestà Fasil a Cima Sappada; fu presa e portata con loro la moglie del pittore Pio Solero e lì devastavano e rubavano in casa sua. (…). I tre prigionieri Cecconi, il Podestà e la moglie del pittore furono portati nelle vicinanze di Prato Carnico. Dopo un paio di giorni il Podestà fu lasciato libero ma Cecconi Luigi e la moglie del pittore furono fucilati.
La fucilazione della donna era subordinata alle invettive che rivolgeva ai partigiani e ce ne erano anche di slavi e lei tedesca, nata a Monaco di Baviera, ha creato il fatto». (Angelo Sartor, op. cit. , pp. 17-18). Angelo Sartor, però è fonte orale non diretta, se trovasi altrove, e non cita altri a sostegno del suo racconto.

Gianni Conedera ricostruisce, pure, gli avvenimenti di Sappada, in L’Ultima Verità, op. cit., pp. 49-54, e cita, pure, a p. 51, Maria Valentinotti.
Egli scrive che la battaglia iniziò circa alle ore 19 del 26 luglio e durò 20 minuti, e che dopo la resa del presidio, «Furono tutti arrestati e condotti a Cima Sappada. Tra loro c’erano il Vice Maister (Non ho trovato Maister. Vi è un errore di battitura? Meister? Master? Che significa, dato che non lo so, in questo contesto? n.d.r.) e la cuoca della Gendarmeria, Maria Valentinotti di anni 50, originaria di Gries in Provincia di Bolzano. Questi due verranno uccisi a Cima Sappada, prima del rientro dei partigiani in Carnia.» Fonti? Ignote. Secondo lui, la moglie del pittore Solero, Maria Treichl Rosenwald, il cui figlio era amico di Italo Balbo, (Ivi, p. 53), all’epoca già morto in Libia da 4 anni, fu presa dai partigiani prima dell’azione. (Ivi, p. 49). Se la sarebbero portata dietro? Fonti?

Secondo una versione di Giancarlo Franceschinis, Checo, l’inizio dell’azione era prevista per le 17 (Osvaldo Fabian, Affinchè, op. cit., p. 136), per Conedera iniziò alle 19, per diario di Franceschinis in Osvado Fabian, diario inedito, p. 138, l’azione era prevista per le 19.25 circa.

Secondo Giovanni Angelo Colonnello,  il 26 luglio si svolse l’azione di Stramiz, il giorno dopo «venuta a mancare anche qui la sorpresa si attacca frontalmente il presidio tedesco di Sappada. È Italo Cristofoli (Aso) da Prato Carnico che comanda alcune forze del btg. Friuli. Il combattimento è accanito, e soltanto dopo che i partigiani si sono portati dietro la caserma il presidio si arrende. Sul terreno, morti, un maresciallo, tre soldati, e un partigiano Aso, colpito in pieno petto. Bottino: 2 mitragliatrici, 2 mitra, numerosi fucili, ingente munizionamento ed equipaggiamento; presi 9 prigionieri». ( Giovanni Angelo Colonnello, op. cit., p. 212).

In ogni caso la Signora Valentinotti avrebbe potuto solo trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Infatti da dove Gianni Conedera, che potrebbe aver influenzato altri, trae le informazioni sull’azione di Sappada, per la quale cita solo la figlia di Cecconi, e sul fatto che Maria Valentinotti fu uccisa a Cima Sappada, assieme al “Vice Maister”? (Gianni Conedera, op. cit. p.51). E che faceva sulla finestra o sulla porta, la figlia di Luigi Cecconi, mentre si sparava? Ed altrimenti da dove vide gli accadimenti che narra? E come fa a dimostrare quello che narra?
Quando il narratore è uno solo, è importante incrociare le fonti.

Secondo Giancarlo Franceschinis, che afferma di esser stato presente all’azione, e può darsi, ma io non ho trovato l’elenco dei partecipanti, «Alcuni compagni entrarono subito nella villa e scovarono in cucina una donna di Sappada che il Comando Brigata già ci aveva indicato come informatrice e delatrice, moglie del pittore locale Pio Solero». (Osvaldo Fabian, Affinchè resti, op. cit., p.140).
«Dopo la conquista di Sappada il sergente tedesco e la donna spia Solero vennero poi giustiziati dal reparto garibaldino al rientro nella Zona Libera, gli altri invece furono liberati: il paese pochi giorni dopo fu rioccupato dai tedeschi che vi istallarono una decuplicata guarnigione che si fortificò e noi non potemmo impedirlo per l’assoluta penuria di armi e munizioni». (Ivi, p. 141).

E dato che ci siamo: su Luigi Cecconi.

Luigi Cecconi, che era stato, secondo Gianni Conedera, Podestà e segretario del PNF, ma nel luglio 1944 non lo era più, (Gianni Conedra,op. cit., didascalia immagine a p. 51), morì sempre secondo lui, il 31 luglio 1944, fucilato dai partigiani nei pressi di Pradumbli. (Ivi). Fonte?

Su Luigi Cecconi, scrive anche Pier Arrigo Carnier, in: Interventi critici sul filmato “Carnia 1944 Il sangue degli innocenti – (di D. Ariis), in: http://pierarrigocarnierstoricoegiornalista.blogspot.it/2013/08/v-behaviorurldefaultvmlo.html, ove si può leggere:

«A fronte del paese dove ci trovavamo, alla destra del fiume Pesarina che scorre circa due,
trecento metri più sotto, stava dirimpettaio Pradumbli noto paese di anarchici dove, come io sapevo, il commissario della Garibaldi, diciamo di un battaglione della stessa, teneva in quel periodo la sua sede mobile acquartierato in un piccolo locale pubblico che funzionava da bar e trattoria. Lo gestiva allora una giovane simpatica donna, “M.” che ben conoscevo, nota perché mai la sua presenza mancava nelle balere della valle che anch’io frequentavo. Passando al fatto dell’uccisione, una delle tante, va detto che in quel periodo era in atto un programma di pulizia politica, che stava nelle regole della lotta partigiana comunista della Garibaldi con l’eliminazione di civili oppositori, collaboratori o fiancheggiatori dei fascisti o dei tedeschi sul terreno, o presunti tali. La vittima del giorno era Luigi Cecconi, podestà di Sappada, fucilato sulla destra del fiume ed ivi sepolto. Ai familiari come io seppi avendo in seguito, nel corso di mie ricerche, preso contatti con gli stessi (aveva moglie e cinque figli), con cinica finzione fu fatto credere, fino al tardo autunno, ch’egli fosse tenuto prigioniero, tant’è che gli stessi, tramite i partigiani, ritiravano la sua biancheria e gli facevano tenere il cambio. (…). Detto in breve a carico del Cecconi, come capo di imputazione per l’avvenuta condanna capitale, stava l’accusa di avere rifondato, nel comune di Sappada, la sezione del partito fascista sotto il nuovo nome di partito fascista repubblicano. Anni dopo, allorché mi capitava di passare per Pradumbi, perché di là passava la mulattiera che portava alle malghe, mi fermavo a salutare “M.” la barista locandiera. Tornammo più volte sul caso Cecconi. Lei diceva : “Lo fece fucilare laggiù prima del ponte e seppellire là in una buca scavata nella ghiaia, quel pover’uomo che implorava salvezza, padre di cinque figli. Sono stata male per un pezzo e ogni volta che mi ricordo sento pena, ma allora era così. Lui, il commissario, girava qui dentro nervoso con delle carte in mano, fazzolettone rosso al collo e spesso mano sulla pistola per darsi aria da guerriero “. Poi sarcasticamente “M.” aggiungeva :” Lo sai benissimo che il commissario era molto conosciuto nella valle di Gorto ed anche qui in val Pesarina era considerato una brava persona ma resta il fatto che eliminò quel bravuomo, podestà di Sappada, un vero galantuomo come tutti seppero essendosi sparsa la voce”.
“Del resto tu lo conoscevi bene il commissario così come conoscevi tutti gli altri del suo contorno: Ivo Toniutti (Ivan) Stefani Odino, detto il “Didi” ed altri ancora che si aggiravano qui dentro nel locale. Poco tempo dopo però morì anche lui, il commissario, si vede che era destino !”
E a questa frase ricordo che un vecchio, che stava seduto nel bar e aveva sentito i nostri discorsi, aggiunse :” Dio ha la mano lunga !”
Già allora io mi chiedevo ed oggi pure me lo chiedo come si spiega che si possa uccidere un uomo semplicemente perché fascista o perché aveva rifondato il partito, cosa a quel tempo normale nel clima della costituita Repubblica Sociale per cui considero quell’uccisione un crimine.
Una seconda vittima pure prelevata a Sappada ed uccisa lì in val Pesarina, fu la signora Maria Teresa Treichl Rosenwald, moglie del noto pittore cadorino Pio Solero. A fine luglio 1944, partigiani carnici della Garibaldi, dopo aver devastato la casa del pittore fracassando mobili ed asportato oggetti di valore, prelevarono la signora Maria Teresa viennese, che poi uccisero sospettata di essere una spia tedesca, abbandonandone il corpo senza sepoltura in una sterpaglia. Pio Solero, ex ufficiale degli alpini, valoroso combattente nella prima guerra mondiale ed amico di mio padre, […], affranto dalla perdita della moglie e con la casa invivibile in quanto devastata, si rifugiò, assieme ai due figli, a Cortina d’Ampezzo dove trovò generosa assistenza e riprese l’ attività di pittore».

Con tutto il rispetto per Pier Arrigo Carnier, quali sono le sue fonti? Senza fonti egli esprime solo sue opinioni, suoi pensieri, null’altro. Inoltre non pare che la moglie del pittore fosse viennese, tanto per dirne una, ed in guerra non vale il principio del: “Tiene famiglia”. Molti allora, pure tra quelli morti nei campi di sterminio nazisti, “Tenevano famiglia”. Le informazioni sulla biancheria, ecc. non si sa da dove provengono, e dovrebbero venir verificate. Come si fa infatti ad asserire, come fa Carnier, che: « Ai familiari come io seppi avendo in seguito, nel corso di mie ricerche, preso contatti con gli stessi (aveva moglie e cinque figli), con cinica finzione fu fatto credere, fino al tardo autunno, ch’egli fosse tenuto prigioniero, tant’è che gli stessi, tramite i partigiani, ritiravano la sua biancheria e gli facevano tenere il cambio»?

Fonti? E chi erano i partigiani che avrebbero svolto questo compito? E fino a quando? Inoltre il biglietto pubblicato da Gianni Conedera, a p. 54 del suo L’ Ultima verità, op. cit., a p. 54, non dimostra nulla di quello che egli vorrebbe significasse. Infatti non si sa se fosse indirizzato alla figlia di Pio Solero, non ha elementi identificativi per dire che provenisse dalla Brigata Garibaldi Carnia, non vi è perizia calligrafica a supporto che trattasi della scrittura di Ivan, non siamo neppure sicuri che Ivan abbia partecipato all’azione di Sappada, e quindi potrebbe, fra l’altro, non aver saputo nulla della moglie di Pio Solero, tanto per porre alcune osservazioni su detta fonte.

Ma continuiamo.

Dove si trovava la sede del Presidio tedesco a Sappada?

Secondo una versione del diario di Checo, l’avv. Giancarlo Franceschinis, esso, da quanto noto ad Aso prima di partire, si trovava accasermato «in una villa un po’ isolata, in una curva». (Diario inedito di Osvaldo Fabian, op. cit., p. 137). Nell’edizione del diario di Osvald Fabian, pubblicata da Kappa Vu, op. cit. a p. 135 si può leggere che: «Il presidio tedesco di Sappada è accasermato in una villa un po’isolata sull’ultima curva e controcurva della statale prima del rettilineo in discesa che porta al centro ed è posta su di un terrapieno». Gianni Conedera, nel suo “L’ultima verità”, a p. 49 scrive che detta caserma «era insediata in borgata Bach, in uno stabile di proprietà di un certo Piller Ubaldo, adibito a caserma (ora hotel Bladen) […].» Però non si sa da dove derivi questa certezza.

Sui processi partigiani.

È chiaro che, all’epoca dei fatti e della morte di Maria Kratter Valentinotti, indipendentemente dalla sua causa, si era in guerra, e che il nemico, per i partigiani, era rappresentato da tedeschi, fascisti/repubblichini allora detti repubblicani, (Renato Del Din, tanto per fare un esempio, morì in seguito ad un’azione contro la Caserma della Miliza Confinaria) , e cosacchi.
E come ogni esercito, anche quello partigiano di Liberazione, temeva, oltre i nemici, i traditori, e le spie. (Cfr., Laura Matelda Puppini, Caro amico ti scrivo …, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014). E se si prendeva una persona sospettata di essere una spia, o un traditore, ma anche un partigiano che avesse commesso un grave reato, quale per es. il furto, lo si sottoponeva a processo e quindi, o lo si liberava o lo si giustiziava. Infatti come fa ben notare Giorgio Gurisatti, n.b. Ivo, della Osoppo, nel suo “Nel verde è la speranza”, narrando la vicenda ed il processo del cuoco “Tamuk”: « […] va detto che le motivazioni per giungere a una sentenza capitale erano anche plausibili, nel contesto di emergenza in cui ci trovavamo: la difficoltà da parte nostra di tenere prigionieri, (…), il pericolo, in caso di fuga, di delazione nei confronti di compaesani,e così via. Tutte cose che apparivano abbastanza ovvie a tutti noi.» (Giorgio Gurisatti, n.b. Ivo, “Nel verde la speranza”, ed. A.P.O., 2003, p.71). Tamuk fu sottoposto a processo da parte dei partigiani osovani, e, dopo le parole dell’accusa e della difesa, la giuria passò ai voti. Otto partigiani ritennero Tamuk colpevole e quindi punibile con la pena di morte, 2 ritennero che la difesa avesse ragione. La votazione fu ripetuta, dando lo stesso esito. (Ivi, p. 72). Non era piacevole, da quanto riportato ivi, giustiziare una persona, ma i partigiani non avevano plotone di esecuzione, non avrebbero potuto neppure permetterselo, data la penuria di munizioni. Comunque Gurisatti, nel suo testo, parla di altri che avrebbero eseguito la sentenza, come vi fosse stato delegato più di un partigiano. Anche nel caso di Tamuk gli fu fatta scavare la fossa, e quindi fu fucilato. Gurisatti ammette che non era facile abituarsi a questi aspetti della Resistenza, dettati dalle circostanze. Fu poi chiamato a processo nel dopoguerra dai parenti del cuoco, ma seppe rispondere in modo adeguato. (Ivi, p.73, e nota 7 sempre p. 73). E credo che questa storia possa rappresentarne anche altre.

Ora può darsi, perché non ho visto fonti degne di tale nome, che Luigi Cecconi, la moglie del pittore Pio Solero, e Maria Kratter Valentinotti siano stati giudicati come spie o il Cecconi per fatti a lui attribuiti nel periodo fascista, e giustiziati, dopo processo partigiano. Ma non ci sono prove per affermarlo con certezza. Inoltre, mi pare che, anche a livello ipotetico, fra i tre il caso di Maria Kratter nata Valentinotti, sia il meno chiaro nelle motivazioni. Inoltre se l’azione partigiana avvenne il 27 luglio 1944, non si spiega come essa possa aver generato la sua morte, avvenuta il 26.
Il fatto poi, che relativamente ad un morto uno possa, all’osteria, dire che in fin dei conti era una brava persona è possibile. Ma una persona può asserire che uno era una brava persona “ pa no impaciasi” come magari imparato in tempo di guerra, o assentire ad uno che glielo domanda quasi con tono affermativo. Sono meccanismi psicologici noti nella comunicazione interpersonale, che un intervistatore deve tener presenti.

Infine sia Luigi Cecconi che Maria Valentinotti (sic, non anche Kratter, come del resto in Gianni Conedera), si trovano, (non si sa perché per la seconda, si può ipotizzare perchè per il primo), nell’elenco dei caduti dell’R.S.I.
In: Caduti R.S.I. http://www.inilossum.eu/cadutiRsi, si leggono, infatti, sia il nome di: Maria Valentinotti, civile, cuoca, di anni 50, fucilata il 26 luglio 1944, a Sappada, provincia di Belluno, sia quello di Luigi Cecconi, Civile, Pod Sappada, di anni 45, fucilato il 31/7/ 1944, Sappada Belluno.
Ed a questo punto mi chiedo: che legami con l’R.S.I. aveva Maria Kratter nata Valentinotti, per finire in questo elenco?

Aggiornamento Pio Solero.

Per quanto riguarda il pittore Pio Solero, Pier Arrigo Carnier, sostiene che Pio Solero, […], affranto dalla perdita della moglie e con la casa invivibile in quanto devastata, si rifugiò, assieme ai due figli, a Cortina d’Ampezzo dove trovò generosa assistenza e riprese l’ attività di pittore». Oggi 7 novembre 2015, ho trovato altra fonte che dice, invece che: 

«Nel 1943, quasi un decennio dopo la scomparsa del figlio aviatore in un incidente di volo, il Cadore gli rese il giusto tributo ospitando una mostra antologica nel Palazzo della Magnifica Comunità di Pieve.
I drammi dell’artista continuarono: la moglie morì nel 1944 ed egli fu internato nel carcere giudiziario di Baldenich.
Alla fine della guerra, provato e più solo, trovò spesso nel lavoro la forza di continuare. I suoi quadri divennero più cupi, più drammatici ed egli li portò in molte altre città italiane tra le quali Gorizia, Cagliari e Belluno, convinto della fedeltà alla tradizione nonostante il mutare del gusto.
Proprio a Belluno, città che aveva amorevolmente dipinto dalle prigioni di Baldenich in anni durissimi, espose ottantenne.  (Walter Abrami, Pio Solero (Sappada 1881 – 1975) – Articoli Online – in: www.artericerca.com. a cui si rimanda per la vita del pittore).

Considerazioni finali.

A parte il fatto che non sappiamo se l’azione partigiana si svolse il 26 o il 27 luglio 1944, pare che le narrazioni di chi scrive siano piuttosto imprecise, e si passa da “Eccidi” a 2 morti con processo partigiano. Poi c’è chi dice che i partigiani bruciarono case e saccheggiarono, chi no …  Inoltre parlare, come riportato nel titolo dell’articolo di Walter Musizza e Giovanni De Donà, op. cit., di : “ eccidi di Sappada” è proprio fuorviante e non rispondente al vero.

Bisogna ricordare che nel periodo della guerra di Liberazione esisteva anche il C.I.N.P.R.O. (Centro Informazioni Provinciale) creato per volere degli Alleati e del C.L.N. Provinciale, che, nei suoi bollettini, segnalava possibili spie, delatori, traditori, da processare ed eventualmente eliminare, se ritenuti colpevoli, ed una di queste fu la famosa Edda Turchetti, morta a Topli Uorch (erroneamente Porzûs) il 7 febbraio 1945, uccisa da un gruppo di garibaldini comandati da Giacca.

Inoltre per limiti delle fonti orali, rimando ai miei: Laura Matelda Puppini, Lu ha dit lui, lu ha dit iei. L’uso delle fonti orali nella ricerca storica. La storia di pochi la storia di tanti”, in: http://www.storiastoriepn.it, e Laura Matelda Puppini, lettera sulle fonti orali al Messaggero Veneto, pubblicata il 28 dicembre 2013.

Speravo di sapere qualcosa di certo su Maria Kratter nata Valentinotti, ma non l’ho trovato, tranne i dati anagrafici.  Pensavo di sapere qualcosa sull’azione di Sappada, ma non ho capito quando avvenne, e ritengo plausibile, per il suo svolgersi, le scarne note dell’Ufficio Storico delle divisioni garibaldine, in Ferdinando Mautino Guerra di Popolo, op. cit., nel Diario della Divisione Garibaldi Carnia, op. cit., ed in Giovanni Angelo Colonnello, op. cit.

Per quanto riguarda Luigi Cecconi e la moglie del pittore Solero, potrebbero esser stati processati dai partigiani, e, dopo sentenza a loro avversa, giustiziati, ma mancano fonti certe, motivazioni ecc.

Forse se si iniziasse a studiare il fascismo ed i suoi metodi, ed il ruolo di certi fascisti in Carnia o nei paesi carnici, si potrebbe capire di più, anche sul perché alcuni vennero ritenuti colpevoli dai partigiani o dal Cinpro, di reati, ed uccisi. Ma forse si è già persa questa possibilità, non lo so.

Non ho trovato nulla su Stefen Valentinotti. Ho invece trovato notizie sulla Brandenburg-Görden Prison, ma non vi sono per ora collegamenti fra il Valentinotti, citato dal commentatore, e da me per ora non reperito, e detta prigione.

Prego chi ha commentato e gli altri di precisare le loro fonti.

Senza offesa per nessuno, dopo aver perso sull’argomento, volontariamente, per cercare di saperne di più, un sacco del mio tempo, mi sento di dire che  così non si può andare avanti nell’informazione sulla e divulgazione della storia, secondo me.

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Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda l’articolo è tratta da Mario Candotti, Ricordi di un uomo in divisa, naia guerra resistenza, Del Bianco ed. 1986.

https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/partigiani-per-articolo-valentinotti-Immagine1.jpg?fit=782%2C549https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/partigiani-per-articolo-valentinotti-Immagine1.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniSTORIAUn lettore di www.nonsolocarnia.info ha commentato il discorso dell’onorevole Serena Pellegrino scrivendo che una donna, secondo lui uccisa dai partigiani, Maria Kratter Valentinotti, era purtroppo la sorella di Stefen Valentinotti, antifascista ed antinazista, ucciso il 24 ottobre 1944 a Brandenburgo Görden (vicino a Berlino). Ho risposto che detto commento non...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI