Il giorno seguente l’ultimo consiglio comunale a Tolmezzo, cioè il 28 novembre 2014, due donne mi parlarono di un intervento del consigliere Mauro Biscosi relativamente al punto 13 all’o.d.g. riguardante il femminicidio, dalle stesse ritenuto assai discutibile. Dato che non critico mai senza verifica, mi riservai di richiedere l’audizione di quanto detto dal noto esponente della destra cattolica, da me ritenuto per il suo pensiero, vicino ai seguaci di Marcel Lefebvre.

Ora, ad ascolto avvenuto, posso dire che, se non mi è piaciuto quello che mi è parso un mezzo comizio finale del consigliere Biscosi ed il termine feticidio, perché Mauro Biscosi sa, come me, che nei primi tre mesi trattasi di embrione e non di feto, e perché la Legge 22 maggio 1978, n.194, non era all’o.d.g., (ma pare che sia una tale fissazione per i cattolici che la richiamano dovunque), premesso che sono di pensiero laico e socialista, devo dire, però, che alcune questioni aperte da Mauro Biscosi non sono di poco conto e che alcuni problemi implicano un dibattito approfondito, a cui è finalizzato questo mio intervento.

Il problema principale, in Italia, anche secondo me, non è il femminicidio, che ovviamente deve venir perseguito come ogni omicidio, ma il mancato rispetto della donna come persona, in un quadro di mancato rispetto delle persone stesse, in particolare dei soggetti più deboli, collegato alla carenza di regole morali di comportamento ed al favore dato al privilegio degli interessi del singolo su quelli comunitari.

Come adulti educatori, genitori non possiamo che essere turbati da:

  • quel proporre e cercare di far vivere la donna solo come oggetto sessuale e “bella bambola” da parte della società attuale, ben rappresentata nel mito di Barbie;
  • quella mercificazione del corpo che pure alcune adolescenti, spinte anche da pubblicità ed altro, fanno, per guadagnare due lire per il superfluo non certo per l’indispensabile;
  • quelle situazioni in cui immagini di una fanciulla che si è lasciata andare all’amore, vengono sadicamente dal partner di allora diffuse via cellulare o facebook, tra amici e compagni;
  • quegli atti di violenza e bullismo anche fra giovani che spesso riempiono le pagine dei quotidiani;
  • quell’uccidere una persona solo perché omosessuale;

per fare solo degli esempi.

Ma anche in questi casi non si può dimenticare che pure donne possono in vario modo partecipare a situazioni così avvilenti: sia facendo le “pappone” cioè le sfruttatrici di fanciulle, ora come secoli fa, sia prendendo in giro altri/e, giungendo sino allo scherno più feroce. Infatti scherno e violenza verso altri possono esser posti in essere da rappresentanti di ambedue i sessi.

Bisogna pertanto, a mio avviso, esulando dalla retorica del buonismo femminile avverso la cattiveria tutta maschile, e dalla rigorosità cattolica, ripensare ai termini del problema, in riferimento alla società moderna che non rispetta più la persona, ma è capace di incensare i potenti e distruggere i deboli.

Nel 1948, all’indomani di una guerra che fece molte vittime ma distrusse anche il nazismo ed il fascismo ed i loro miti, riti, stereotipi e comportamenti, venne stesa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre di quell’anno, e che qui riporto solo in parte, rimandando, chi volesse, alla lettura del testo integrale posto su vari siti, perché ritengo che essa sia la base di quanto nelle scuole e nella società deve venir insegnato.

«DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

(…). Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

  • Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

  • Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. (…).

  • Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

  • Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; (…).

  • Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

  • Articolo 6 (…).
  • Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. (…).

  • Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

  • Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

  • Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

  • Articolo 11
  1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.(…).
  • Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13 (…); Articolo 14 (…); Articolo 15 (…);Articolo 16 (…); Articolo 17 (…);

  • Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

  • Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

  • Articolo 20
  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
  2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.
  • Articolo 21
  1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
  2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
  3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
  • Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

  • Articolo 23
  1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
  2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
  3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
  4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
  • Articolo 24

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

  • Articolo 25
  1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
  2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza.

Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

  • Articolo 26
  1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e

professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

  1. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. (…).
  • Articolo 27
  1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. (…).
  • Articolo 28 (…).
  • Articolo 29
  1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
  2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica. (…).
  • Articolo 30 (…). » (ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR…/itn.).

Credo che queste norme possano aprire un dibattito sul comportamento etico, che esula dal cattolicesimo, non essendo una prerogativa dello stesso, ma avendo però pur sempre alla base quel: «Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te stesso» che il cristianesimo insegna.

Ma per ritornare al “femminicidio” io credo che l’attenzione al rispetto della persona, sia il discorso principale, come sostenuto anche da Biscosi, indipendentemente dal sesso, non dal genere, perché ha ragione detto consigliere comunale quando afferma che nel caso di uomo e donna di sesso trattasi e non di genere. Il genere distingue in grammatica il femminile dal maschile, non nella vita umana ed animale.

L’emergenza non sta nel femminicidio in quanto tale, a mio avviso, ma nella mancanza di regole etiche di comportamento condivise, sta in una cultura del sopruso e della violenza e della corruzione, sta nella legge del più forte e del più “furbo” che sovrasta, sta nella sopraffazione dei più deboli, sta nella logica attuale che propone ai giovani, come finalità della vita, il primeggiare, creando, di riflesso, un esercito di frustrati e perdenti.

Inoltre ha ragione chi dice che le leggi punitive di reati esistono ma è anche vero che sarebbe da discutere su come vengano applicate, dando a molti un senso dell’impunità, ad altri la stessa.

Ed ancora: io credo che molta violenza si generi negli stadi, che certi fenomeni dovrebbero venir contenuti e che dovrebbero venir creati dei corsi per la tifoseria.

Infine ritengo che sia tempo davvero di riprendere l’educazione sessuale nelle scuole, anche come conoscenza e rispetto del proprio corpo e di quello altrui. E su tali temi intervenni nel 2012, e da detta mia lettera al Messaggero Veneto riprendo alcuni concetti.

Io credo veramente che l’atto sessuale sia un completamento di quell’intesa che deve avvenire anche ad altri livelli e che non possa esserci un darsi completo e reciproco senza affetto, stima, rispetto l’uno per l’altro. Ma dalla mia esperienza nel settore giovanile i ragazzi, e mi riferisco in particolare ai rappresentanti del sesso maschile, ben poco sanno sul legame tra amore e sessualità responsabile e spesso sono vittime di quanto propone, in vario modo, la società attuale attraverso i mass media o altro, senza poter avere un’ educazione ed informazione su dette tematiche in un’età che vede i loro ormoni “in effervescenza” e senza avere un riferimento, una guida, delle risposte anche da parte di adulti che talvolta, pare, inseguano gli stessi stereotipi sociali sui rapporti sessuali che influenzano le nuove generazioni. Secondo me è importante proporre ed attivare, nei modi possibili,  un punto di informazione o delle ore di informazione per i ragazzi delle superiori sul tema dell’amore, della sessualità responsabile e rispettosa dell’altro. A fronte, infatti, di giovani che non vogliono sentire perché pensano di sapere già tutto e che bruciano esperienze e talvolta la vita in modo irresponsabile, vi sono altri che desiderano parlare apertamente dei nuovi fenomeni che in età adolescenziale li “colpiscono” e mutano il loro corpo e la loro psiche e desiderano conoscerli.
Io credo che gli adulti debbano essere in primo luogo educatori delle nuove generazioni, con l’ascolto attivo, il dialogo, e soprattutto l’esempio, anche se non è sempre facile.

Infine preciso che queste mie note sono state scritte come contributo al dibattito ed alla riflessione su questi temi e sull’impostazione da dare a progetti futuri relativi all’argomento, non certo per sminuire il valore dell’attività della Regione o dei comuni nella lotta alla violenza alle donne, che può giungere sino la femminicidio.

Laura Matelda Puppini

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