Ancora su Elda Turchetti ed Eligio Zampa, presumibilmente spie al soldo dei tedeschi, e la prima Brigata Osoppo: tante vite che si intrecciano da fine dicembre al 7 febbraio 1945.
Riprendo qui la storia di Elda Turchetti ed Eligio Zampa, ad integrazione di quanto scritto su di loro nell’ articolo intitolato: “Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus, sulla base dei documenti reperiti l’I.F.S.M.L. che confermano quanto già scritto e lo integrano.
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Segnalazione di Turchetti Elda come spia sul Bollettino del Cinpro in data 28 agosto 1944.
Chi segnalò la Turchetti come spia fu effettivamente il Cinpro (anche scritto su documenti C.in.pro) tramite il suo bollettino, n.9, del 28/8/1944. Ivi si legge, a p. 6, nell’ “Elenco delle spie e dei sospetti”, il nome, al numero 184, di «Turchetti Elda abitante a Pagnacco, impiegata alla Fonderia Broili di Udine – spia e corriere dei tedeschi. Potrebbe essere la stessa persona che si fa chiamare Wanda di cui al n.7 oppure agire in combutta con una Wanda reale». (1). Quindi la segnalazione definisce la Turchetti sicuramente come una spia non, come in altri casi, una persona sospetta o su cui indagare.
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Ritroviamo Elda Turchetti però solo ai primi di dicembre 1944, presso il Nucleo Investigativo della prima Brigata, proprio quando il suo comandante Gloster è stato sostituito con Tullio.
Dopo la segnalazione del C.in.pro, per un po’ non sappiamo più nulla di Elda Turchetti, finché non si presenta, di sua spontanea volontà ed accompagnata dal partigiano Marinaio (2), al N. I.S. o C.I.S. (3) della prima brigata, uno dei primi giorni del dicembre 1944. Ma cos’era accaduto allora proprio a quel servizio? Esistono due documenti, il primo datato 2 dicembre 1944 il secondo 4 dicembre 1944, che ci narrano come il patriota Gloster, Alfonso Linda, che operava al N.I.S. della prima Brigata comandata da Bolla, fosse stato collocato in licenza illimitata. Non conosciamo il perché ma forse, seguendo indicazioni della Osoppo aveva deciso, dopo il proclama Alexander, di attendere prima di riprendere la lotta, come fecero alcuni, forse era rimasto ferito in qualche scontro, forse ….
A sostituirlo era giunto Tullio Leonardo Bonitti (4), accusato pure, successivamente, di aver organizzato il presidio di Ravosa (5), e forse vicino al gruppo democristiano e conservatore ormai al potere nella formazione osovana. Per chiarire ancor di più questo aspetto, mi limito solo a dire che sul volume di Marco Cesselli si legge che, ai primi di gennaio 1945, dopo la Fine della Zona Libera del Friuli Orientale e dopo che presidi nazisti e successivamente cosacchi avevano occupato quel territorio vessando sempre più la popolazione, nacque l’idea, come abbiamo già visto (6), promossa dai maggiorenti di Ravosa e dintorni, di creare un presidio difensivo da proporre, ai fini della sua realizzazione, alle autorità fasciste in Udine, per contattare le quali fu incaricato Secondo Clocchiatti «uomo scaltro che riusciva a mantenersi in precario equilibrio fra Fascisti e partigiani». (7).
Quindi il Clocchiatti si recò dal Capitano Repubblichino Walter Pozzi che concordò sulla realizzazione del presidio, ma solo con forze R.S.I. ed a patto che non fossero attaccate o disturbate in modo alcuno dai partigiani. Ma pare poi che il Clocchiatti, per motivi ignoti, avesse «messo al corrente, sembra, l’osovano Bonitti il quale avrebbe a sua volta informato il Berzanti in modo che la partecipazione osovana all’iniziativa risultò prioritaria». (8). Queste righe sono importanti perché collegano il Bonitti (Tullio) della prima Brigata a Alfredo Berzanti che si può ipotizzare facesse parte del gruppo democristiano al potere nella formazione Osoppo e che era anche il Delegato Politico della 1^ Brigata guidata da Francesco De Gregori.
Ma i Delegati politici tenevano ore di formazione ai giovani partigiani, e da qui potrebbe esser derivato l’ostracismo di molti, facenti parte della prima Brigata, accomunati nella visione democristiana e conservatrice loro trasmessa, verso garibaldini e sloveni. Del resto, come ho già scritto, don Lino stesso aveva sottolineato come nella Osoppo i delegati politici fossero tutti favorevoli alla D.C. (9), dopo un po’ di sostituzioni, dico io, per esempio quella di Romano Marchetti con Angelino Coradazzi.
Quindi, inizialmente, il presidio, secondo Cesselli che ha come fonte quanto emerso al processo di Lucca, fu formato solo ed unicamente da 20 uomini della Guardia Nazionale Repubblicana (o Repubblichina che dir si voglia), comandati prima da un Tenente e poi da un Sottoufficiale. Ma successivamente il capitano fascista Pozzi decise di abbandonare il presidio ed a quel punto fu ricostruito da osovani e garibaldini. (10).
Ma preciso nuovamente che la gran parte degli osovani della sinistra Tagliamento, come quelli della destra, continuarono a lottare come potevano, dopo il Proclama Alexander, contro il nemico, anche se risultavano dimezzati e si trovavano in palese difficoltà, e nel caso della Ia Brigata ci sono documenti e testimonianze a riprova.
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Ma passiamo ai due documenti che comprovano la sostituzione di Gloster con Tullio.
Il primo documento che parla della sostituzione di Gloster con Tullio è intestato “Corpo Volontari della Libertà – Comando I^ Brigata Osoppo, è datato l’2/12/1944 e riporta l’o.d.g. 32 in cui si legge al punto I° che «Il patriota Gloster è esonerato dalla carica di Comandante del C.I.S. e collocato in licenza illimitata. Il patriota Tullio assume temporaneamente la carica di Comandante del C.I.S». (11). Il testo è firmato dal Delegato Politico Paolo e dal Comandante Bolla con firma autografa.
Il secondo documento, è intestato ‘Comando I^ Brigata Osoppo, o.d.g. n.4, è datato 4 dicembre 1944, e contiene un punto, il 4, che ha come oggetto “Sanzione nomine già in atto” ove sanzione (da sancire) significa conferma. Il testo è il seguente: «Patriota Tullio, in data I° dicembre 1944 è nominato vice – capo Ufficio Informatori del Reparto Comando». (12).
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Elda Turchetti si presenta a Tullio che la interroga ed accetta le dichiarazioni della ragazza.
Quindi, appena Tullio prese il posto di Gosler, Elda Turchetti si presentò a lui di sua spontanea volontà, per carità, ma forse con alle spalle qualcuno che la proteggeva e la indirizzava.
Ma ritorniamo alla storia di Elda Turchetti. Nell’archivio dell’I.F.S.M.L. troviamo copia dell’originale dell’accompagnatoria dell’invio, alla Ia Brigata, da parte di Tullio del Servizio Informazioni, dell’ interrogatorio di Elda Turchet il cui verbale fu dallo stesso, assieme alla giovane, consegnato a Topli Uork.
Il documento è il seguente:
“Ufficio Informazioni”. 11/12/1944
Ogg. Turchetti Elda, 11 dicembre 1944
Al “Comdo 1a Brigata Osoppo, Sua sede.”.
«Invio il processo verbale di Turchetti Elda, segnalata come spia accertata, da Radio Londra.
Attualmente si trova presso il nostro N.I.S. – N.1, ivi tradotta dal Patriota Marinaio.
Si è presentata volontariamente per risolvere la sua situazione.
Dato che non può essere trattenuta ulteriormente presso il N.I.S. N.1 per evidenti ragioni di sicurezza, si attendono disposizioni da parte di cod. Comando.
Si propone che la Turchetti sia internata (13) o fucilata, secondo le disposizioni del Comando, e comunque non rimessa in libertà perché potrebbe essere, anche involontariamente, pericolosa. Tullio». (14).
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Questo il testo dell’interrogatorio che Tullio fece allora alla Turchetti che, in sintesi, riassume solo quanto detto dalla Turchetti a sua discolpa.
“Ufficio Informazioni della 1a Brigata Osoppo”.
Ogg.: Processo verbale di interrogatorio di Turchetti Elda di Isidoro e Pitti Lucia, nata il 21. 12.23 a Povoletto e residente a Pagnacco, nubile – cotoniera.
«L’ anno millenovecentoquarantaquattro addì 11 del mese di dicembre, in zona operativa è presente Turchetti Elda, meglio indicata in oggetto, la quale opportunamente interrogata a domanda risponde:
a d.r. (sigla che sta per a domanda risponde n.d.r.): “Mentre uscivo dal lavoro in Broili ho incontrato Trangoni (Tragoni in interrogatorio di Eligio Zampa fatto da Bolla N.d.r.) Franco presso il caffè Bartilomei (?) verso metà giugno, il quale mi chiese se desideravo lavorare per la Questura Repubblicana.
a.d.r. Trangoni Franco mi ha presentato nel pomeriggio del medesimo giorno certo Zampa Eligio (15), dimorante a Branco, il quale affinché potessi essere arruolata nella Questura mi fissò un colloquio col noto Mauro Pietro da Reana (16), col quale la sera stessa parlai.
a.d.r. Il Mauro non mi ha specificato la qualità ed il modo come svolgere il mio servizio mi ha solo detto che avrei appreso con il tempo, dato che alle sue dipendenze si trovavano altre 30 donne. Mi ha pure fissato uno stipendio mensile di lire 2.000.
a.d.r. Circa sei giorni dopo ricevetti da parte del Mauro un avviso di presentarmi a Gemona in via XX Settembre, di fronte all’osteria nei pressi della Caserma, accompagnata dallo Zampa e da una signora, certa Gorasso Delma (già segnalata dal C.in.pro sempre sul Bollettino del 28 agosto ed in precedenza N.d.r.) da Basaldella, collaboratrice dei tedeschi, per prendere disposizioni dal Com. te.
a.d.r. La Gorasso Delma si trovava a Pagnacco, presso il deposito tedesco della benzina, attualmente a Pordenone.
a.d.r. Dopo circa 10 giorni di nuovo ricevetti un biglietto di presentazione assieme allo Zampa e alla Gorasso a Gemona.
a.d.r. Assieme allo Zampa, allora, ebbi il compito di girare per Gemona onde osservare quali fossero gli intendimenti della popolazione e riferire se contestualmente ci fosse qualcuno che si manifestasse antifascista.
a.d.r. Dichiaro di non aver mai fatto nomi di persone palesemente anti fasciste o anti tedesche.
a.d.r. Per altre volte fui a Gemona, però non in servizio di polizia.
a.d.r. Indi ho chiesto al Mauro di essere esonerata da tale odioso servizio, perché non mi sentivo in grado di compiere un servizio non chiaramente specificato al momento dell’assunzione.
a.d.r. Incontrata un giorno la Gorasso, la pregai di chiedere al Mauro di essere esonerata dal servizio e dopo una decina di giorni (31.7. 44) mi arrivò il congedo.
a.d.r. Durante tutto il mio servizio non ho mai fatto nomi di anti-fascisti né di Patrioti.
a.d.r. Dato che mai portavo informazioni, non fui per questo rimproverata dal Mauro.
a.d.r. Il Mauro non lasciò mai trapelare nomi di Patrioti o simpatizzanti, a carico dei quali si facevano indagini.
a.d.r. Pure spia è il Castenetto Gino, da Tricesimo, di professione meccanico.
a.d.r. Mi sono presentata volontariamente ai Patrioti in seguito alla segnalazione di Radio Londra che mi denunciava come spia accertata e da sopprimersi; desidero mettere in chiaro la mia posizione e mi rimetto alla giustizia (di) detto Comando dei Patrioti.
a.d.r. Se sono indispensabile, rimango volentieri anche coi Patrioti.
a.d.r. Come testimonianza che quanto riporto corrisponde a verità, chieggasi informazioni al sig. Broili fonderia, in via E. Muti.
a.d.r. Non ho altro da aggiungere.
Letto, chiuso, firmato, sottoscritto, in data e luogo di cui sopra.
Turchetti Elda. Tullio». (17).
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Come cerca di salvarsi la pelle Elda Turchetti.
Questo documento, che resterà l’unico di un interrogatorio della Turchetti e relativo ad informazioni sulla stessa, perché il Clnp non risponderà mai a Bolla, benché, come vedremo, egli avesse chiesto per ben due volte notizie sulla donna per poterla giudicare, ci dice che la Turchetti, come già scritto, aveva fatto nomi e cognomi di persone da lei definite o spie o soggetti che reclutavano informatori per i tedeschi e per la Questura, cercando però di salvare Pietro Mauro, segnalato ben tre volte come spia sui Bollettini del C.in.pro, l’ultima il 28 agosto 1944, e dando in pasto ai partigiani il nome di Eligio Zampa.
Interessante è poi il fatto che la Turchetti si metta subito a disposizione dei Patrioti: «Se sono indispensabile, rimango volentieri anche coi Patrioti», come tenti di ‘lisciare la pancia’ agli stessi: «mi rimetto alla giustizia (di) detto Comando dei Patrioti», come si precipiti a dire che non ha mai segnalato alcuno, e che referenze su di Lei possono esser date dalla ditta per cui lavorava, la ‘Broili’ di Udine che, presumibilmente, come ogni fabbrica, miniera, attività produttiva in Ozak era sotto controllo tedesco. Inoltre vedremo che ella segue, nelle sue dichiarazioni, uno schema simile a quello utilizzato, poi, in situazione similare, da Eligio Zampa. Questo potrebbe far pensare che ambedue fossero delle spie indottrinate pure su come rispondere in caso di cattura. Ma potrebbe pure dipendere dal fatto che l’interrogante fosse la stessa persona, Tullio, non molto abile in queste cose.
Ma, sia come sia, a me viene da pensare a questo punto, letta poi la contestuale dichiarazione del patriota Danilo all’arrivo della Turchetti al N.I.S., che narrò che la giovane poteva essere sì Wanda Merlini, ma non sapeva se fosse una spia, a maggior ragione che ella lo fosse stata davvero e che fosse pure molto furba e ben preparata da qualcuno che conosceva, che stava cercando di salvarla e che aveva predisposto ogni cosa in cambio dei nomi degli organizzatori della rete spionistica, che ella puntualmente fece a Tullio, in particolare quello di Eligio Zampa che in quel momento era nelle vicinanze.
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La dichiarazione al N.I.S. del partigiano Danilo sulla Turchetti, datata lo stesso giorno del suo arrivo da Tullio.
Parallelamente all’arrivo al N.I.S (chiamato dal Bonitti Ufficio Informazioni) della Turchetti l’11 dicembre 1944, Tullio redigeva un verbale di quanto gli aveva detto il partigiano Danilo sulla ragazza. Riporto qui il documento
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«Ufficio Informazioni della 1a Brigata Osoppo. Verbale di interrogatorio del Patriota Danilo.
L’anno 1944 addì 11 del mese di dicembre in Z.O. è presente il Patriota Danilo il quale, in merito alla spia Turchetti Elda, opportunamente interrogato, a domanda risponde.
o.d.r. Conosco la Turchetti Olga, (poi sopra Elda n.d.r.) ed ho pure parlato con lei.
o.d.r. Ho l’impressione che la Turchetti sia la nota Wanda Merlini.
o.d.r. Non sono in grado di sapere se la Turchetti abbia svolto attività spionistiche.
o.d.r. Non ho altro da aggiungere.
Letto, chiuso, firmato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra.
Danilo Tullio. (firma autografe)» (18).
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Quindi, per il partigiano Danilo, Elda Turchetti poteva essere pure Wanda Merlini, ma non sapeva se fosse stata una spia. Si viene così a capovolgere quanto scritto nella denuncia pubblicata sul Bollettino C.in.pro, che voleva la Turchetti spia accertata ma non con certezza Wanda Merlini.
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Elda Turchetti giunge alle malghe. Prima richiesta di informazioni al Cln di Udine da parte di Bolla e Paolo.
Quindi Leonardo Bonitti accompagnò la Turchetti alle malghe, ma pare che in quel momento Bolla non fosse presente ma invece c’era, per sua stessa ammissione, Alfredo Berzanti Paolo. «Ero presente quando venne alla baita la Turchetti Elda […]». (19). Così, fra l’altro, la sede della Ia Brigata partigiana osovana diventava automaticamente nota alla Turchetti, che era una presunta spia e che, una volta insediatasi alle malghe, poteva diventare una spina nel fianco di Bolla e conoscere molte cose. A me non pare davvero che sia stata una buona idea portarla lassù, a meno che non vi fosse un piano preciso per salvarla. Quindi, raggiunte le malghe di Topli Uorch, sembra che Tullio abbia lasciato ai presenti la missiva (formata da accompagnatoria e verbale di interrogatorio) e la donna senza che il comandante osovano sapesse nulla. E scrivo pare perché sono sicura di averlo letto da qualche parte, ma cerca che ti cerca non sono riuscita a trovare la fonte per questa informazione. Ma c’era comunque Alfredo Berzanti, delegato politico della Brigata.
Premetto comunque che Ottavio (20), che dirigeva il C.in.pro, aveva chiarito che «Tutti coloro che ricevono o hanno comunicazione del bollettino settimanale di questo centro, sono vivamente pregati, ed è retto loro dovere di patrioti, di cercare in ogni modo di controllare e completare le informazioni in esso contenute allo scopo di ottenere, mercè la collaborazione di tutti, che si conosca sempre la verità veramente vera». (21). Ora io mi chiedo però a cosa servisse il C.in.pro, se poi il suo massimo dirigente chiedeva di controllare le informazioni contenute, come e da parte di chi non si sa. Però è anche vero che questa specificazione compare solo nelle ultime righe del Bollettino del C.in.pro datato 28 agosto 1944, che indica pure la Turchetti come spia.
Quindi, rientrato in sede, il capitano e comandante Francesco De Gregori, ben conscio che il nome della Turchetti era comparso sul Bollettino C.in.pro e non sapendo nulla della donna tranne quanto giuntogli dal N.I.S. della Brigata, forse conoscendo le raccomandazioni di Ottavio ma sicuramente perché gli era giunto solo un verbale in cui la donna difendeva se stessa, scrisse immediatamente al Clnp, che aveva creato il C.in.pro da cui sapeva provenire la segnalazione, chiedendo gli elementi su cui era stata formulata l’accusa alla donna, senza i quali non avrebbe potuto giudicare.
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Riporto qui di seguito il testo della prima richiesta di informazioni su Elda Turchetti al CLN di Udine da parte del Comando I ^ Brigata
«Corpo Volontari della Libertà – Comando I^ Brigata Osoppo”. N. 00495 di prot. –
Zona lì 13/12/1944.
OGGETTO: Turchetti Elda di Isidoro e Pittia Lucia nata il 21/12/1923 a Povoletto e residente a Pagnacco – nubile – cotoniera.
Al Comitato Nazionale di Liberazione – UDINE.
Si è presentata a Questo Comando la signorina Turchetti Elda meglio identificata in oggetto, di sua spontanea volontà.
Ella, che dice di esser stata segnalata da Radio Londra quale spia accertata, si dichiara innocente del reato di spionaggio ed afferma di essere venuta da noi perché sia chiarita la sua personale situazione.
Ammette di esser stata in relazione, tramite altre persone, con il noto Mauro Pietro da Reana della S. D. (Sicherheitsdienst N.d.r.) tedesca; ma sostiene che non appena venuta a conoscenza che il suo preciso servizio doveva essere lo spionaggio non ne ha più voluto sapere, ed ha chiesto ed ottenuto di essere esonerata da ogni ulteriore impegno.
Le sue relazioni con il Mauro, (che ella asserisce di aver visto solo due o tre volte) sono durate dal 26 giugno alla fine di luglio u.s.
In detto periodo ella afferma di non aver compiuto alcuna azione di spionaggio, bensì di essersi prestata a portare del denaro a delle persone che le erano state indicate.
Siccome la signorina in oggetto è stata pure segnalata quale spia corriera dei tedeschi sul bollettino informazioni al N° 184 dell’apposito elenco, si prega di voler fornire con la massima urgenza a questo Comando tutti gli elementi in base ai quali ella è stata a suo tempo denunciata a modo che si possa ora procedere a giudicarla con tutta giustizia.
Il Delegato Politico Paolo. Il comandante Bolla.
(firme in penna autografe n.d.r.)». (22).
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Dal verbale di interrogatorio veniamo a sapere 1) che la segnalazione da Radio Londra era una dichiarazione della Turchetti, mentre era stata segnalata dal C.in.pro, come riporta anche il De Gregori, ma forse la giovane donna lo diceva o per ignoranza o per distogliere sé stessa da una ben più concreta menzione, 2) che aveva dichiarato di esser solo una portatrice di denaro. Ma a me non pare che nell’ interrogatorio fattole da Tullio avesse detto questo e solo questo.
Inoltre molto intelligentemente si era presentata ad un gruppo partigiano che non sapeva nulla di lei e lontano da qualsiasi informatore potesse dare ragguagli sulla sua attività spionistica, svolta a Gemona, mentre i partigiani si trovavano in una situazione difficilissima per l’invasione cosacca e l’inverno freddissimo e sotto il persistente attacco nemico dopo il Proclama Alexander e con comunicazioni ardue e lentissime. (23).
Ma il capitano/comandante Francesco De Gregori non ricevette risposta alcuna e così inviò una seconda richiesta di informazioni.
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Seconda richiesta di informazioni su Elda Turchetti al CLN di Udine da parte del Comando Ia Brigata.
Intanto i giorni passavano mentre la guerra continuava ad infuriare. De Gregori non intendeva però in alcun modo tenere con sé una presunta spia e quindi inviò una seconda missiva al Cln del capoluogo friulano. Questo il testo.
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«Corpo Volontari della Libertà – Comando I^ Brigata Osoppo. N. 0060 (?) di prot. – Zona lì 21/12/1944.
“AL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE DI UDINE.
Questo Comando si permette di sollecitare risposta al foglio n. 00495 in data 13 c.m. della Ia Brigata Osoppo riguardante la chiarificazione della situazione personale della signorina Turchetti Elda, segnalata da Radio Londra quale spia e corriera dei tedeschi.
L’urgenza di avere una risposta in merito è dovuta al fatto che la signorina in parola si trova attualmente presso questo Comando dove, come si può ben comprendere, la sua presenza serve da inciampo.
Si rende noto che, stando unicamente agli argomenti in possesso di questo Comando, la Turchetti non dovrebbe essere colpevole del reato che le è imputato.
IL DELEGATO POLITICO (Paolo) IL COMANDANTE (Bolla)». (24).
Il documento non presenta firme autografe per esteso di Paolo e Bolla ma solo un segno per Paolo e una B maiuscola per Bolla, forse perché quella salvata era la copia da carta carbone.
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Intanto problemi ben più importanti pressavano i partigiani tutti, dalla guerra in corso ai rastrellamenti dei nemici, dal cibo che iniziava a scarseggiare, tanto che la Ia Brigata dovette dar fondo alle riserve, al freddo intenso che faceva gelare i tubi dell’acqua nelle malghe di Porzûs. (25).
Neppure questa seconda domanda di informazioni sulla Turchetti ottenne però risposta, mentre il Comando doveva occuparsi, nell’ immediato e ben più concretamente di Eligio Zampa, segnalato come spia dalla Turchetti, e definito fa Bolla «reo di spionaggio e diretto collaboratore della nota spia M.P. (Mauro Pietro N.d.r.) di Reana» (26).
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La storia di Eligio Zampa, considerato una spia e che lo era, presumibilmente, come la Turchetti.
Questa è una storia che ha troppi documenti e pare pasticciata, quasi che ogni osovano che ne avesse preso parte, ma in particolare Leonardo Bonitti Tullio, avesse voluto sostituirsi ad un tribunale, assolvendo o condannando Eligio Zampa, il che potrebbe dimostrare certa imperizia come minimo di Bonitti, una possibile incidenza sulla valutazione del soggetto data da conoscenza personale dello Zampa da parte di chi lo doveva catturare, la voglia di protagonismo dei Patrioti della prima Brigata nella storia di uno che poi fu ritenuto una spia. Almeno questo è il mio pensiero dopo aver letto attentamente i documenti. E francamente io credo che se i partigiani osovani avessero agito come i garibaldini, cioè creando un gruppo partigiano giudicante, quindi portando a processo la persona e dando un giudizio definitivo di assoluzione o morte, anche lo Zampa avrebbe sofferto di meno.
Ma veniamo al dunque dopo aver precisato che Eligio Zampa era figlio di Angelo e di Tosolini Rosa, era nato l’8/11/1921 a Pagnacco l’8 novembre 1921, risiedeva a Branco, una frazione del comune di Tavagnacco, era celibe, svolgeva la professione di radio montatore (27) e venne denunciato come spia al N.I.S. della Ia Brigata da Elda Turchetti.
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In “Fondo Lubiana” esiste una accompagnatoria al verbale di interrogatorio di Eligio Zampa, datata 4 dicembre 1944, indirizzata “Al Com. do Gruppo Sua Sede”. Ma vi è un problema che resterà irrisolto: come mai l’accompagnatoria è datata 4 dicembre 1944 ed il verbale 4 gennaio 1945? Temo che non lo sapremo mai. Però se l’interrogatorio di Eligio Zampa veniva trasmesso in data 4 dicembre dal N.I.S. il soggetto doveva essere giunto lì, in un modo o nell’altro, prima della Turchetti, ma con la documentazione da me reperita, che riporto qui pari pari, è impossibile capirlo.
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Primo documento: la trasmissione dell’interrogatorio di Eligio Zampa fatta da Tullio.
Questo è il primo documento, in ordine di tempo, su Eligio Zampa, ed è una lettera di trasmissione di cui forse è andato perso il verbale, comunque datata 4/12/1944.
«Ufficio Informazioni.
Ogg. Zampa Eligio – 4/12/1944.
Al Com do Gruppo.
Sua Sede.
Allego l’unito verbale di interrogatorio di Zampa Eligio da Branco, denunciato dalla Turchetti Elda. Il Nis n.3 (com. te Niuel), avendo avuto la possibilità di catturarlo, mi ha chiesto l’autorizzazione.
Il Patriota Crispi, attualmente in licenza, mi ha chiesto il permesso di partecipare pure lui all’azione visto che il Zampa è suo compaesano, al quale io gliela ho concessa.
Non mi sembra il Zampa un elemento nocivo, e tale impressione l’hanno avuta i 2 prelevatori, visto il comportamento dello Zampa stesso.
Pertanto penso che sia il caso o di internarlo o inviarlo ad un battaglione lontano (però è preferibile l’internamento). Attendo una risposta urgente da parte di Cod. Com. do data l’impossibilità di trattenere in pianura lo Zampa in oggetto. Tullio». (28).
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Questo testo oltre al problema della data, ci dà una importante informazione. Nel territorio più basso della Zona Operativa della Ia Brigata, si trovavano anche partigiani appartenenti alla terza Brigata, quella più invischiata in contatti con il nemico e la più democristiana ed anticomunista, a cui appartenevano anche Vico e Goi, il primo referente per i contatti osovani con i nazisti, il secondo segnalato per i fatti di Conoglano di Cassacco, tanto per fare due nomi, che andavano per conto proprio anticipando la lotta al nemico occulto, pare, più che quella al nemico palese e creando grossi problemi a tutti. Però i partigiani della Terza Brigata a gennaio agivano singolarmente se è vero che «A metà dicembre la 3a brigata, che si era stabilita assieme al comando alle malghe di Porzûs, si sciolse […]». (29).
Ma chi non lo sapeva, come per esempio Giacca o altri gappisti e rappresentanti del P.C.I., avrebbero potuto attribuire agli uomini di Bolla azioni svolte da altra Brigata, non avendo la terza Brigata un comando con una sede precisa ed essendosi piazzato alle malghe di Topli Uork non invitato e senza dare alcun contributo fattivo alla lotta, come affermato pure dal De Gregori. (30).
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Verbale dell’interrogatorio, fatto da Tullio a Eligio Zampa, datato 4 gennaio 1945, il primo reperito.
Il verbale di interrogatorio che segue l’accompagnatoria datata 4 dicembre 1945 è però datato 4 gennaio 1945, non si sa perché. Comunque questo è il testo del documento.
«4.1.45. Ufficio Informazioni del Gruppo Brigate Osoppo dell’Est.
Processo verbale di interrogatorio di Zampa Eligio di Angelo e Tosolini Rosa nata a Pagnacco l’8/11/1921 e residente a Branco, celibe radiomontatore.
L’anno 1945 addì4 del mese di gennaio in Z.O. è presente Zampa Eligio, meglio indicato in oggetto, il quale opportunamente interrogato a domanda risponde.
a.d.r. Il giorno 7 luglio 1944 di mia spontanea volontà, viste le mie condizioni famigliari molto disagiate e viste le mie personali (invalido al lavoro poiché mutilato di guerra) ho deciso di arruolarmi nella Questura Repubblicana.
a.d.r. Ho incontrato Mauro Pietro a Branco, che mi ha arruolato nei ranghi della Questura, essendo il sunnominato caposquadra della zona di Gemona.
a.d.r. Giuro di non esser entrato nella Questura col compito di svolgere attività spionistica a danno di Patrioti, ma semplicemente per motivi finanziari.
Lì sono stato accoppiato pel servizio alla Turchetti Elda ed ho avuto come compiti precisi quelli di segnalare e pedinare tutte le persone filo-patrioti e anti-nazifasciste.
a.d.r. Avevo uno stipendio di circa 3.000 lire.
a.d.r. Ho prestato servizio presso la Repubblica Soc. per un mese circa e mi ha esonerato il Comando Tedesco in seguito alla visita per il richiamo obbligatorio di leva, dalla quale visita uscii inabile a qualsiasi servizio militare.
a.d.r. Non sono stato io a volere l’esonero dal servizio presso la Questura, bensì sono stato esonerato d’ufficio per il motivo precedentemente detto, cioè inabile a qualsiasi servizio di guerra.
a.d.r. Durante il mio servizio sono stato a volte con la Turchetti Elda a Gemona per motivi di polizia e per percepire i nostri stipendi.
a.d.r. Dichiaro di non aver mai agito, denunciato, segnalato o pedinato dei patrioti o degli antifascisti.
a.d.r. Non ho alcun sospetto sulla compagna di lavoro Turchetti Elda.
a.d.r. Un mese circa dopo la mia uscita dalla Questura, l’Opera naz. Mutilati mi ha procurato un impiego presso l’ufficio annonario del Comune di Udine, nel quale tutt’ora presto servizio.
a.d.r. Ieri sera 3 c.m. verso le ore 19 sono stato prelevato nella mia abitazione dai Patrioti Ninel (nome poco comprensibile comunque è sempre il comandante del N.I.S. della terza brigata N.d.r.) e Crispi e tradotto in Z.O.. Posso assicurare che sono stati dignitosi e corretti nei miei riguardi e nei riguardi della popolazione.
a.d.r. Non ho mai odiato i partigiani né mi sono mai espresso pubblicamente contro di loro, poiché se avessi avuto l’intenzione di nuocere nella mia zona a quest’ ora sarebbero una infinità di famiglie rovinate. (31).
Posso segnalare i seguenti nominativi di persone che svolgono tutt’ora attività spionistica contro i partigiani: Mauro Pietro di Reana attualmente a Malborghetto o Ugovizza. 2 – Deanna Renzo attualmente abitante in via E. Muti n.31.
Mi sembra una persona sospetta pure il genero di Lici (abitante alla fermata del tram di Branco).
a.d.r. Per quel che riguarda le notizie di carattere militare, certo Marcuzzi Elio di Reana mi ha riferito che fra circa 20 o 30 giorni (data imprecisata) ci sarà un nuovo rastrellamento nella zona.
a.d.r. Posso assicurare che gli impiegati del mio ufficio sono generalmente giovani e gran parte mutilati di guerra che desiderano solo esser lasciati in pace e pertanto stanno seduti su due sedie.
a.d.r. Sono contento di esser stato prelevato, anzi avrei desiderato prima venir a contatto coi responsabili dei Patrioti per chiarire la situazione.
a.d.r. Sono lieto e ben disposto pure a rimanere nelle file dei Patriottiche.
a.d.r. Per i miei ideali politici preferisco rimanere nelle Brigate Osoppo.
a.d.r. Non ho altro da aggiungere, solo (che) possono testimoniare sul mio passato i patrioti Ninel, Lionello, Crispi.
Letto, chiuso, firmato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra.
Zampa Eligio. Tullio (firme autografe)». (32).
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L’ interrogatorio della Turchetti e dello Zampa da parte del Bonitti ci suggeriscono pure che era noto ‘urbi et orbi’ che una volta catturati ed interrogati perché considerati collaboratori con il nemico o spie, se non condannati a morte si doveva accettare di passare con i partigiani o altrimenti si sarebbe stati eliminati per mancanza di luoghi – prigione gestibili dalle forze della Resistenza. Ma nonostante questo fosse noto, Tullio dell’Ufficio Informazioni ma anche persona che interrogava senza avere una forma di tribunale partigiano a farlo, continuava a proporre soluzioni impossibili da realizzare, sia per la Turchetti che per lo Zampa. Forse uomini della Osoppo non volevano adottare tribunali partigiani volendo distinguersi dai garibaldini, ma questo si rivelò, almeno nel caso dello Zampa, un pasticcio senza fine, seguito, comunque, dalla uccisione dell’uomo da parte osovana.
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Il giorno seguente, il 5 gennaio 1945, Eligio Zampa veniva interrogato dal Comandante Bolla.
Riporto qui integralmente il testo di detto interrogatorio.
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Verbale dell’interrogatorio di Eligio Zampa svolto da Francesco De Gregori dopo quello di Tullio.
«Zona, lì 5/1/1945. Processo verbale di interrogatorio di Zampa Eligio di Angelo e di Tosolini Rosa, nato a Pagnacco l’8 novembre 1921 e residente a Branco, celibe, radiomontatore. (Nell’ originale a lettere maiuscole. N.d.r.).
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L’anno 1945 addì 5 del mese di Gennaio, in zona di operazione, è presente Zampa Eligio, meglio indicato in oggetto il quale, opportunamente interrogato, a domande risponde.
a.d.r. La prima volta (7 luglio) che sono stato a Gemona ho avuto da Mauro il compito, assieme alla Turchetti, di pedinare un individuo (33) del quale ci danno solo i connotati: statura media, età 45-50 anni; che frequentava il caffè Nazionale, perché si trattava di elemento sospetto di svolgere opera patriottica.
a.d.r. Ci ha anche segnalato il posto dove questo tale era abituato a sedersi in caffè».
a.d.r. Dopo circa due ore che io e la Turchetti eravamo lì, è entrato è entrato e si è seduto al solito posto l’individuo da pedinare.
a.d.r. Uscito dal caffè lo abbiamo pedinato e lo abbiamo veduto entrare in una casa.
a.d.r. Non abbiamo riferito a Mauro quanto abbiamo visto, cioè la casa dove era entrato, perché non era mia intenzione fare male a nessuno.
a.d.r. Il mattino dopo siamo ripartiti e non ci siamo più visti, né abbiamo più lavorato, fino a quando, alla fine del mese di giugno, siamo tornati a Gemona a riscuotere lo stipendio. (L.3270).
a.d.r. In quel giorno non abbiamo avuto da Mauro nessun incarico, ma egli ci ha chiesto come avevamo svolto l’incarico avuto la volta precedente. Al che rispondemmo che non avevamo visto la persona indicataci.
a.d.r. La sera stessa siamo ripartiti per Udine.
a.d.r. La Turchetti mi è stata presentata da Tragoni Franco che le aveva precedentemente fatto la proposta di entrare nella Questura.
a.d.r. Nel primo colloquio avuto con la Turchetti, io le spiegai che il lavoro consisteva nel pedinamento di individui sospetti di essere antifascisti o partigiani.
a.d.r. La Turchetti dinanzi a questa prospettiva di lavoro rimase titubante e mi disse che mi avrebbe comunicato in seguito la sua decisione.
a.d.r. Pochi giorni dopo, venne a Branco Mauro, col quale mi recai dalla Turchetti a chiedere la risposta che, dopo quello che le disse Mauro, senza troppa fatica fu positiva.
a.d.r. Ho conosciuto Castenetto Gino a cui portai una lettera nel garage nella fermata del tram di Tricesimo.
a.d.r. Non ho portato altre lettere a privati se non quella di Castenetto ed un tesserino di riconoscimento alla Gorasso.
a.d.r. Non so come mai la Turchetti abbia abbandonato il servizio e non posso dire se lo ha abbandonato spontaneamente o se è stata mandata via.
a.d.r. Non posso dire quando la Turchetti abbia abbandonato il servizio.
a.d.r. Le mie relazioni con la Turchetti sono state esclusivamente relazioni di servizio.
a.d.r. Non posso dire se la Turchetti compisse il servizio con entusiasmo o con disgusto.
a.d.r. Quando la Turchetti, durante il primo incontro, recalcitrava ad accettare l’arruolamento, dicendo che si trattava di servizio pericoloso, io le dissi che facevo lo stesso servizio, alle dipendenze di Mauro, da più di un anno.
a.d.r. Ho detto ciò, che non era vero, per persuadere la Turchetti ad aderire, dato che, se non trovavo una donna, non potevo entrare in servizio (34).
a.d.r. Non ho mai conosciuto un ex-ufficiale aviatore rispondente al cognome Linda.
a.d.r. La Turchetti ha parlato con Mauro la sera dopo aver parlato con me.
a.d.r. In questo colloquio il Mauro ha detto di avere alle sue dipendenze altre donne, senza precisarne il numero.
a.d.r. Che io sappia la Turchetti si è vista con Mauro soltanto in mia presenza, ma non escludo che possa essere stata da lui anche da sola.
a.d.r. Non ricordo se Mauro abbia fissato, davanti a me, lo stipendio della Turchetti.
a.d.r. Mauro mi incitò, davanti alla Turchetti, nel secondo colloquio, a portare più notizie.
a.d.r. Precedentemente, incontrando il Mauro nel tram, gli avevo dato questa notizia: che a Branco avevano bruciato delle baracche vuote.
Letto, chiuso, firmato e sottoscritto.
Zampa Eligio. Bolla. (firme autografe n.d.r.)». (35).
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Però poi ritroviamo, in data 7 gennaio 1945, un’altra nota di Tullio relativa ad un nuovo suo interrogatorio aggiuntivo allo Zampa.
Non si sa perché, poi, Tullio abbia nuovamente interrogato lo Zampa in data 7 gennaio 1945, per farsi ribadire le spie già segnalate dal giovane, peraltro tutti appartenenti o che avevano appartenuto alle forze armate fasciste. E pare strano che a nessuno sia venuto in mente di chiedere allo Zampa di specificare qualcosa di più in merito ad un possibile rastrellamento che il nemico pensava di attuare nella zona, dallo stesso segnalato.
Comunque, sia come sia, questo è il testo della nota.
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«Ufficio Informazioni del Gruppo Brigate “Osoppo dell’Est”.
Processo Verbale di interrogatorio di Zampa Eligio di Angelo e Tosolini Rosa, nato l’8/11/1921 a Pagnacco, residente a Branco, celibe, radio montatore.
L’anno 1945 addì 7 del mese di gennaio, in questo Uff. Informazioni è presente Zampa Eligio meglio indicato in oggetto, il quale, opportunamente interrogato, a domanda risponde:
a.d.r. Del Fabbro Dante da Feletto Umberto svolge attività spionistica. Veste saltuariamente la divisa di Capitano della Milizia della 55a Legione.
a.d.r Del Fabbro Ugo, fratello di Dante, svolge pure lui attività spionistica e pure lui è un Ufficiale della Milizia.
a.d.r Del Fabbro Dario, fratello dei precedenti, cap. no della Milizia sospetto di spionaggio.
a.d.r. Sono secondo me pure delle spie i sottoelencati individui:
Candusso Giacomo, appartenente alla M.D.T. Tagliamento di Treppo Grande.
Segretario del Comune di Tavagnacco da Reana (ignoro il nome) attualmente in sede ad Udine.
a.d.r Per ora non ricordo altri nomi li comunicherò non appena li ricordo
Di vista conosco molti individui che presumo sospetti di spionaggio, però ignoro le loro generalità.
Zampa Eligio Tullio (firme autografe)». (36).
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Ma ritorniamo a Elda Turchetti, che Bolla non riesce a giudicare per carenza di informazioni e sul cancellare dal Bollettino, piano piano, la segnalazione come spia dopo la cattura di Zampa,
Proprio il giorno seguente all’interrogatorio dello Zampa da parte di Tullio ed il giorno stesso dell’interrogatorio fatto da Bolla, cioè il 5 gennaio 1945, sul Bollettino del C.in.pro che porta quella data troviamo queste righe, che chiudono l’elenco dei soggetti ritenuti presunte spie o accertate, righe che si trovano a fine elenco e che quindi avrebbero potuto esser aggiunte o battute a macchina anche poi, e che riguardano la Turchetti. Comunque detto documento ha come sua provenienza l’Archivio personale del prof. Candido Grassi (37).
«Turchetti Elda di Isidoro e Pittia Lucia, nata il 21/12/1923 a Povoletto e residente a Pagnacco, citata nel nostro bollettino 184/9, segnalata da Radio Londra, si è spontaneamente presentata al nostro comando protestando la sua innocenza. Occorre compiere diligenti ricerche sulla Turchetti e sulla sua condotta per poter adottare con tutta giustizia i provvedimenti a suo carico».
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Esiste però pure, in Fondo Lubiana, un riferimento alla Turchetti sul Bollettino C.in.pro n.17, ove testualmente si legge: «Urgono notizie richieste con precedente Bollettino circa la Turchetti Elda di Pagnacco che si è presentata in ostaggio ad un nostro reparto». (38).
Queste righe creano, a mio avviso, un precedente gravissimo, perché mettono in dubbio la veridicità delle segnalazioni di spie accertate da parte del C.in.pro. Ma nel mese di novembre 1944, a seguito della cattura di Ottavio, era cambiato pure il capo del C.in.pro che era diventato il colonnello Giuseppe Cosmacini, Caio. Era costui, secondo Giacomo Pacini, un personaggio fortemente anticomunista che dal 1946 al 1953 raccolse bollettini informativi di varia provenienza che vagliava per primo. Una volta visto e valutato il materiale giuntogli, trasmetteva le informazioni per lui importanti a Prospero Del Din e Olivieri, che erano ai vertici della seconda Osoppo, quella che vedeva in ogni comunista e sloveno il suo nemico. Inoltre sempre secondo Pacini, il colonnello poneva particolare attenzione ai preti sloveni, che venivano spiati pure durante le funzioni religiose. Ma spesso, sostenne poi, nel 1990, don Lino, queste informative erano frutto di mere insinuazioni e sospetti non provati. (39).
Ma questo procrastinare il giudizio di una persona considerata inizialmente una sicura spia, come del resto pare avesse testimoniato anche sua madre al Processo di Lucca (40), fu favorevole a Elda Turchetti che, a questo punto, si potrebbe presumere fosse coperta, raccomandata, da qualcuno potente, un ecclesiastico influente, un inglese, uno o più del comando osovano. Eppoi aveva fatto il nome di Eligio Zampa. Così la giovane, da spia accertata, passò a persona su cui, quasi colpevolmente, non si era indagato a sufficienza. Ed intanto il tempo passava, e l’accusa piano piano si liquefaceva come neve al sole, mentre si avvicinava la fine della guerra. Giacca ci narra, nella seconda intervista, che Bolla aveva sostenuto che teneva lì la Turchetti perché riteneva di processarla a fine guerra e che la Commissione Inglese, che era stata lì da poco, era d’accordo. (41).
Insomma pare che gli osovani non avessero potuto assolvere subito la Turchetti in cambio dei nomi dei capi della rete spionistica e di altre spie minori, ma per gradi: prima un partigiano della Osoppo dichiarava che la Turchetti avrebbe sì potuto essere Wanda Merlini ma egli non sapeva se fosse stata realmente una spia, scindendo il nome dalla attribuzione di attività, poi il Clnp di cui il C.in.pro era emanazione, non rispondeva a Bolla e Paolo che chiedevano informazioni sulla ragazza per ben due volte, poi veniva catturato Eligio Zampa, il cui nome era stato fatto a Tullio dalla Turchetti presentatasi al N.I.S..
Subito dopo sul Bollettino del Cinpro n. 26 del 5 gennaio 1945 si faceva marcia indietro dicendo che il caso della Turchetti doveva essere ben indagato e quindi non si era assolutamente certi che fosse una spia.
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Riprendo qui la storia di Eligio Zampa che ha a che fare con il rastrellamento cosacco dei primi di gennaio nella zona di Canalutto, dove c’era la sede del N.I.S. e dintorni.
Nel frattempo, il 4 gennaio 1945, un pattuglione di cosacchi circondava l’abitato di Subit senza che i materiali della Brigata lì giacenti e gli abitanti del luogo ne avessero danno, secondo Bolla.
Quindi i Cosacchi avevano abbandonato il paese ed erano discesi ad Attimis. Di questo fatto il Comando era stato avvertito però tardivamente, i quanto i partigiani osovani lì presenti erano stati colti di sorpresa.
Il 6 gennaio 1945, sempre secondo De Gregori, un gruppo di partigiani garibaldini e sloveni attaccava i cosacchi nei pressi di Racchiuso, che era pure un punto importante lungo l’unica via per i rifornimenti della Ia Brigata. Bolla precisava pure che i partigiani erano partiti «con lo scopo preciso di uccidere i cosacchi», ma non si capisce come proprio lui potesse aver scritto questa frase, essendo un militare di carriera e considerando i cosacchi suoi nemici. (42).
Il 7 gennaio reparti cosacchi effettuavano un rastrellamento nella zona di Racchiuso e di Canalutto «razziando in maniera feroce gli abitanti, uccidendo un giovane di Racchiuso e portando via tutti gli altri». (43). Da quanto De Gregori era venuto poi a sapere, i Cosacchi cercavano 4 partigiani del luogo dei quali conoscevano le complete generalità e qualche spia aveva detto loro l’esatta dislocazione dell’Intendenza e del N.I.S. n.1 e aveva pure comunicato i nomi dell’Intendente Astrakan e del Capo – Ufficio Informazioni Tullio.
Quindi, il giorno successivo, l’8 gennaio 1945, al mattino i cosacchi circondavano l’abitazione dove dormivano Astrakan e Tullio, che riuscivano però a fuggire a stento, salvando i documenti. Invece veniva catturato Alemanno, dell’Intendenza, che viveva in quella zona in borghese e con falsa identità. Pertanto De Gregori ed il Comando della Ia Brigata impartivano disposizioni di abbandonare la via di Racchiuso e di cercare di rifornirsi passando per Forame e Subit, oltre lo spostamento dell’Intendenza e della sede nel N.i.s. (44).
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Ed a questo punto riprende la storia ‘infinita’ di Eligio Zampa, spia.
Il 9 gennaio 1945 giungeva notizia a Topli Uorch che Zampa Eligio, che si trovava consegnato presso l’Ufficio Informazioni che aveva sede a Canalutto, approfittando del rastrellamento cosacco era riuscito a fuggire. E De Gregori così precisava nel suo diario: «Fortunatamente egli ignora la dislocazione del Comando e dei reparti perché è sempre rimasto a Canalutto, e l’unico interrogatorio che ha subito gli è stato fatto dal Comandante a Porzus». (45). Da questa ultima affermazione si può comprendere pure come Bolla ritenesse valido solo il suo interrogatorio allo Zampa. Infine in data 10 gennaio 1945, Bolla scriveva che gli era giunta notizia che il nemico intendeva, quanto prima, distruggere tutte le forze partigiane collocate in zona operativa della Ia Brigata e quindi il Comando dava disposizioni in merito. (46).
Ma cosa era successo ad Eligio Zampa?
Ce lo narra l’ennesimo documento dell’Ufficio Informazioni. Esso è datato 9 gennaio 1945, è stato steso da Tullio con presente il patriota Gustavo che comandava la squadra osovana a cui era stata affidata la sorveglianza di Eligio Zampa. Non metto in dubbio che possa essere andata così, ma questa potrebbe essere pure una versione di comodo data dal patriota Gustavo per non dire che se lo erano lasciati scappare.
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«Ufficio Informazioni.
L’anno 1945 addì 9 del mese di gennaio in questo Uff Inf è presente il Patriota Gustavo il quale, per quel che riguarda la cattura da parte dei Cosacchi dello Zampa Eligio, ha dichiarato quanto segue:
Dal Capo Ufficio Informazioni ho avuto l’incarico di affidare alla mia squadra affinché sia sorvegliato il sospetto Zampa Eligio. Durante questo periodo nonostante le continue fughe per le molteplici puntate cosacche, si è comportato molto bene. Non ha mai neppure lontanamente tentato la fuga, anzi era suo unico desiderio restare a lavorare con la Brigata Osoppo. Ha aiutato i miei tre uomini a distribuire per le famiglie 25 sacchi di farina procurati pochi giorni fa dal patriota Dario. Quando era imminente una puntata da parte dei Cosacchi era il primo che voleva allontanarsi.
Ieri 8 c.m., verso le 8.30 a.m. in seguito alla puntata cosacca su Racchiuso, i Patrioti Michele e Taranto accompagnarono lo Zampa in direzione Porzus non sapendo che anche a Porzus i Cosacchi avevano attaccato contemporaneamente.
Taranto era in testa, lo Zampa in mezzo, e Michele dietro allo Zampa.
Nei pressi di Porzus e precisamente sul versante che guarda verso Poiana, si imbatterono in una pattuglia Cosacca.
Taranto riuscì a schivarsi, Michele rimaneva ferito al piede, mentre lo Zampa, sfinito fisicamente viste le sue condizioni fisiche, poiché mutilato di guerra e piagato ai piedi per le continue corse, veniva all’ istante catturato dai cosacchi.
Gli furono bendati gli occhi, (fu) legato e incarcerato (?) assieme al Patriota Alemanno ed ai 19 uomini di Porzus. (46).
All’atto della cattura, aveva un aspetto terrificante e dato il suo comportamento avuto cogli uomini della mia squadra ritengo che non farà nomi, anche pel fatto che assieme a lui è stato catturato il patriota Alemanno che lo conosce personalmente.
Ho visto l’accaduto perché mi trovavo poco distante dal luogo dove è avvenuto il fatto, dato che sono stato l’ultimo della mia squadra ad abbandonare Canalutto.
Ritengo opportuno segnalare che secondo il comportamento personale che lo Zampa terrà attualmente si potrà decidere sulla sua sorte.
Il Patriota Gustavo. Tullio (Firme autografe). (47).
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La storia di Eligio Zampa volge alla fine, lasciando a noi molti quesiti sul modus operandi di Tullio. ….
Il documento successivo che troviamo in ‘Fondo Lubiana’ è una dichiarazione datata 23 gennaio 1945 che parla della cattura e morte di Eligio Zampa, è scritto sempre da Tullio e narra un succedersi di avvenimenti quando essi erano già avvenuti, senza pare aver relazionato sugli antefatti al Comandante De Gregori, il che fa pensare che il Bonitti facesse di testa propria anche se bisogna riconoscere che era difficile comunicare. Ma per esempio l’idea di mandare a catturare la prima volta lo Zampa da uno della terza Brigata che lo conosceva, essendo dello stesso paese, pare davvero poco accorto. E credetemi, talvolta penso a come doveva sentirsi Bolla, ufficiale di carriera, abituato a comandare militari addestrati, con principianti di questo tipo e forse un po’ supponenti, che pensavano, sembra, più al dopoguerra ed a distinguersi dai garibaldini che alla guerra in corso e che ben poco pareva conoscessero tecnica militare e fossero addestrati e preparati alla vita militare, tanto da mandare persone che ben lo conoscevano, a catturare un ricercato. Ma che De Gregori avesse dovuto anche arruolare nuove leve per la Osoppo che, appena formatasi era andata in crisi, è cosa nota, e ad alcuni mancava proprio la preparazione militare o potevano privilegiare discorsi politici al resto, però vivendo in un contesto bellico micidiale.
Ma andiamo avanti.
Il documento successivo relativo ad Eligio Zampa è datato 23 gennaio 1945, racconta della cattura e morte di Eligio Zampa, ed è firmato da Tullio. Questo il testo.
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«Ufficio Informazioni. 23/1/1945.
Ogg. Spia Zampa Eligio.
Al Com do di gruppo.
Sua Sede.
Nostri informatori mi hanno tempestivamente avvertito che la spia Zampa Eligio ha ottenuto dal com. do Cosacco una licenza di giorni tre.
Pertanto, in considerazione degli accertati atti spionistici fatti dallo Zampa al Comando Cosacco, ho immediatamente riunito una squadra al comando del Patriota Otto a Tavagnacco, col compito di catturare lo Zampa, vivo o morto.
Alle ore 19.30 la squadra era di ritorno con la pericolosa spia, la quale sarebbe stata ammazzata sul posto se il Patriota Lionello non fosse stato riconosciuto dal fratello dello Zampa.
Sentite le precise ed esplicite accuse a carico dello Zampa dai cittadini di Racchiuso ed in seguito alle dichiarazioni fatte alla squadra di Polizia da alcuni abitanti di Tavagnacco, dopo un sommario interrogatorio orale, ho incaricato la squadra di farlo proseguire per le malghe (Topli Uork N.d.r.), affinché sia immediatamente giustiziato. Ho raccomandato di fare senz’altro uso delle armi in caso di tentata fuga o di pericolo da parte dei cosacchi.
Verso le 23.30, nel tratto fra Racchiuso e Ravosa, forse presentendo la prossima fine, lo Zampa ha cercato in qualche modo la fuga, ed in tal modo il Patriota Nitia l’ha freddato con due colpi di pistola.
Il Capo Uff. Inf. Tullio (firma autografa)» (48).
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Qui Tullio si sostituisce a qualsiasi tribunale partigiano, e pare quasi abbia fatto tutto lui nel caso dello Zampa, che io, per quello che ho letto, ritengo fosse una spia in combutta con Elda Turchetti anche prima di ottenere un pass cosacco. Ma mentre la donna si salvava, almeno in questa fase, e pare avesse avuto, almeno allora, un angelo custode efficiente, lo Zampa no, eppure non era neppure stato segnalato dal C.in.pro, anche se da quanto dichiarato, io non ho dubbi che fosse una spia del giro di Pietro Mauro, non ancora identificata. (49). Però, ritornando alla sua morte, lo Zampa non doveva trovarsi molto lontano dal partigiano che aveva sparato, se venne freddato da due colpi di pistola dell’epoca. E si sa che allora si poteva giustiziare una persona anche facendo in modo che si mettesse a correre per poi spararle. Questo permetteva però di dire che in fin dei conti era colpa sua, e di non dover rispondere in futuro per aver ucciso qualcuno. Lo facevano anche i nazifascisti (50), ma non altri partigiani, che riunivano un tribunale, facevano un processo, e poi emettevano una sentenza, senza far scappare nessuno. Ma se un nominativo era già stato segnalato dal C.in.pro non mettevano in dubbio che il soggetto fosse da eliminare, nel contesto bellico in cui vivevano.
Inoltre se lo Zampa era tanto mal messo, come descritto dal Patriota Gustavo, come avrebbe fatto a fuggire successivamente?
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Quindi vi sono ancora due o tre documenti che riguardano la morte di Eligio Zampa.
Seguono poi altri due documenti relativi alla morte di Eligio Zampa, datati 24 gennaio 1945, che seguono la comunicazione del giorno precedente al Comando.
Il primo è la dichiarazione dei Patrioti presenti alla morte di Zampa. Questo il testo:
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«Ufficio Informazioni.
Al Com.do Gruppo.
Sua Sede. L’anno 1945 addì 24 del mese di gennaio avanti a me, sono presenti i sottonotati Patrioti, i quali hanno dichiarato quanto segue:
Ieri 23 c.m. alle ore 23. 30 circa, in una località tra Ravosa e Racchiuso, lo Zampa, impressionatissimo, ha cercato la fuga, e pertanto prontamente e giustamente il Patriota Natia ha sparato due colpi di pistola, freddandolo. In seguito è stato trasportato in un bosco vicino e sepolto.
(Illeggibile), Lionello, Virtus, Natia, Dich (firme autografe)». (51).
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Quindi il secondo documento.
«Al Comando Gruppo.
Sua Sede.
In seguito alla cattura da parte dei Cosacchi della spia Zampa Eligio, questo ha subito dichiarato al Com. te Cosacco che è stato catturato dai Patrioti, che appartiene alla S.D. e che è disposto a fare servizio spionistico a loro favore. Difatti, vestito da cosacco ed incorporato, è stato della massima utilità per i cosacchi, durante gli interrogatori.
Risulta infatti che lui è stato la causa prima dei disastri di Racchiuso e della cattura del Patrioti Alemanno e Gregorio.
Era pericolosissimo, poiché conosceva molti Patrioti e poteva benissimo esser inviato nella Zona a catturare i nostri.
Non so se è il caso di divulgare la notizia della sua morte come esempio per tutti gli italiani traditori ovvero avvertire i conoscenti della spia che lo Zampa è stato internato in Jugoslavia.
Attendo risposta in merito.
Ho elargito un premio alla squadra».
Tullio. (firma autografa.
P.S. Allego permesso cosacco». (52).
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Qui però c’è qualcosa che non torna con quanto riportato nel diario di Bolla e nel documento firmato sempre da Tullio e datato 9 gennaio 1945. Perché Tullio scrive che Eligio Zampa era stato la causa prima dei disastri di Racchiuso e della cattura del Patrioti Alemanno e Gregorio. Ma nel documento precedente riportava che l’attacco cosacco a Racchiuso era iniziato l’8 gennaio 1945 alle ore 8.30, e che allora lo Zampa era ancora con loro. Quindi si era allontanato con due partigiani osovani che lo scortavano, Taranto e Michele, verso Porzûs, ma si erano imbattuti, vicino a detta località, in una pattuglia cosacca. Infine Alemanno, dal diario di Bolla, era stato catturato sempre l’8 gennaio dai cosacchi, che poi lo torturarono ed uccisero, ma o questo era accaduto a tarda sera, o non si sa come la causa della sua cattura potesse esser stato lo Zampa. Non solo: mentre costui conosceva Tullio, non si sa quando avesse potuto conoscere Alemanno che girava in borghese e con documenti falsi, a meno che Tullio, invece di rinchiuderlo in una stanza, non lo avesse lasciato girare per il N.i.s..
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Inoltre si trovano, nel fascicolo relativo allo Zampa ed alla Turchetti in Fondo Lubiana, pure le ultime righe del documento precedente, scritte sempre a mano, come inviate al Patriota Gregorio, che pareva essersi dispiaciuto per la morte della spia. Ma non si capisce come mai fosse a piede libero dopo esser stato catturato dai cosacchi assieme ad Alemanno.
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«Gregorio,
Era pericolosissimo, poiché conosceva molti Patrioti e poteva benissimo esser inviato nella Zona a catturare i nostri.
Non so se è il caso di divulgare la notizia della sua morte come esempio per tutti gli italiani traditori ovvero avvertire i conoscenti della spia che lo Zampa è stato internato in Jugoslavia.
Attendo risposta in merito.
Ho elargito un premio alla squadra».
Tullio. (firma autografa).
P.S. Allego permesso cosacco». (53).
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Comunque, successivamente, vi fu chi riuscì ad avere il foglio di servizio dello Zampa che attestava che egli era stato arruolato il 17 febbraio 1940, che aveva combattuto in zona di guerra per un anno e sei mesi e 23 giorni in fanteria, e che era stato raggiunto lì da un colpo di arma da fuoco ad una spalla per cui era stato ricoverato all’Ospedale Militare di Genova, il 15 agosto 1941. Presumibilmente, quindi aveva partecipato all’invasione della Francia. (54).
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Quindi nel fascicolo relativo allo Zampa in I.F.S.M.L. ci sono pure:
un documento attestante che lo Zampa, residente in via Roma 23 a Branco, si era presentato ai tedeschi per essere arruolato, come obbligatorio in Ozak (vedi in documento prima riga: “Der Oberste Kommissar in der Operationszone Adriatisches Küsterland”) in base all’ Ordinanza sul servizio di guerra emanato il 28 novembre 1943, dai Nazisti che comandavano sul territorio, ma era stato dichiarato inabile, pare, dato che il timbro tedesco sovrasta l’esito, ma solo il 7 agosto 1944. Il pass cosacco in cirillico e una trascrizione tardiva dello stesso in lingua italiana, fatta in data 28 maggio 1984 da tale Veniera Zamolo sono reperibili presso I.F.S.M.L. Questo il testo della traduzione.
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«Archivio Istituto Friulano Storia Movimento Liberazione – Udine.
Fondo Lubiana. Busta 2 – Fac.51. Alleg. al doc. n. 6.
«Comandante del II° Reggimento di Fanteria
Cosacchi del Don.
LASCIAPASSARE.
22 gennaio 1945. TARCENTO.
È stato dato il lasciapassare oroginale all’italiano Zampa Eligio, collaboratore del secondo comando dei cosacchi del Don, perché gli sono stati concessi tre giorni di permesso per potere andare dai suoi genitori abitanti nel paese di Branco in via Roma 23. Il lasciapassare è valido fino al 25 gennaio 1945, fino alle ore 14.
Comandante di Reggimento Maresciallo Maggiore. (Firma illeg.)
Aiutante di Reggimento. Sotnik. (Grado militare cosacco N.d.r.). (Firma illeg.)
Traduzione di Veniera Zamolo. 28.5. 1984». (55).
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Appare chiaro, vista la data della traduzione del pass originale, che qualcuno si è interessato allo Zampa anche a 40 anni dalla sua morte. Ora veniamo a sapere che detto pass era solo per andare a casa e ritornare dai cosacchi, e che la colpa che aveva lo Zampa agli occhi di Tullio era principalmente non di essere stato una spia ma di conoscere molti Patrioti si presume della Ia Brigata e, pertanto, rappresentava un pericolo. Ma ogni partigiano e persona catturata da cosacchi e nazifascisti poteva rappresentare un pericolo. Inoltre non è chiaro da questi documenti come mai lo Zampa conoscesse tanti patrioti. Insomma lo Zampa non aveva un pass di libera circolazione ovunque, ne aveva uno a tempo e luogo definito anche se doveva pur svolgere una qualche attività presso i cosacchi se lo avevano tenuto con loro, ma non tanto segreta visto che i Patrioti erano persino venuti a sapere che sarebbe andato a casa per due o tre giorni.
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Ed infine la storia si chiude con la dichiarazione, sempre firmata da Tullio, che elenca quanto trovato addosso allo Zampa.
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«Ufficio Informazioni.
24/1/1945.
Al Com.do Gruppo
Sua Sede.
Dichiaro che lo Zampa Eligio era privo di oggetti di valore e di portafoglio. Nellee sue tasche, in seguito a perquisizione personale, furono trovate £ 100 ed il permesso cosacco. Tullio». (56).
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Diverso il finale per Elda Turchetti, segnalata dal C.in.pro come spia.
Ormai Bolla è passato al Comando definitivo del Gruppo Brigate dell’Est, e quindi egli e Berzanti, forse stanchi di attendere, assolvono la Turchetti solo sulla base dell’ autodifesa verbalizzata da Tullio, e tra l’altro, ormai, con tutte le giornate passate alle malghe, ella sa troppe cose per lasciarla andare. Però la via per raggiungere Udine era praticabile, don Lino era salito alle malghe sicuramente nel corso dell’inverno, e quindi quattro informazioni da coloro che gestivano il C.in.pro, che erano tutti osovani dell’area democristiana e conservatrice, poteva anche chiederle e riferirle. Ma a me pare proprio che qualcuno proteggesse la ragazza. Comunque questo documento è presente solo in A.O.R.F. (56) e risulta datato 1° febbraio 1945. Ma come mai De Gregori, nel suo diario, non cita mai la Turchetti, una donna segnalata come spia che era salita alle malghe, quasi si trattasse solo di una giovane pagata per fare le pulizie? Io non lo so ma questa documentazione relativa allo Zampa ed alla Turchetti spesso mi ha dato da pensare. Comunque questo è il testo del documento di assoluzione della Turchetti.
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«Gruppo Volontari della Libertà.
Comando Gruppo Brigate dell’Est.
Verbale di assoluzione in istruttoria della Sig. na Elda Turchetti di Isidoro e Pittia Lucia nata il 21 dicembre 1923 a Povoletto e residente a Pagnacco, nubile- cotoniera.
Questo Comando, costituito nelle persone del Comandante Bolla e del Delegato Politico Paolo,
visti gli incartamenti dell’Istruttoria della Signorina Turchetti Elda, accusata di spionaggio, sentiti i testimoni e le deposizioni di Zampa Eligio, coimputato con la stessa, dopo aver constatato che:
1° le deposizioni fatte dalla Turchetti Elda sono sostanzialmente corrispondenti alle deposizioni dello Zampa e dei vari testimoni;
2° la Turchetti Elda, dopo un mese di servizio al soldo del nemico, disgustata di tale servizio, ha abbandonato spontaneamente ogni contatto col nemico;
3° la Turchetti Elda si è presentata spontaneamente alle nostre formazioni, dopo la pubblica accusa fattale da Radio Londra, mettendosi a disposizione della giustizia partigiana;
4° la Turchetti Elda, durante il mese passato al servizio con il nemico, non ha compiuto alcuna azione che abbia danneggiato, sia pure in modo minimo, la nostra lotta:
5° la Turchetti Elda ha chiesto di far parte delle nostre formazioni con l’intenzione di riabilitarsi completamente dall’ errore commesso;
ha deciso di assolvere la sunnominata Turchetti Elda in istruttoria.
Zona lì 1° febbraio 1945.
Il Delegato Politico Il Comandante
(Paolo) (Bolla)» (57).
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Quello che non capisco però di questo testo è come mai si ritorni a parlare di segnalazione di Radio Londra.
Da questo documento presente solo in A.O.R.F H8 – 186 si può desumere che il Comando osovano non avesse ricevuto alcuna notizia ulteriore sulla Turchetti e, nell’ imminenza di trasferimento ad altro incarico, avesse deciso di lasciare la Turchetti alle malghe.
Però questa ‘affiliazione’ diciamo così alla Osoppo, che poteva esser avvenuta, ma non per una persona segnalata come spia, ma solo per persone non colpevoli di fatti gravi, non trova però preciso riscontro nella dichiarazione del partigiano Olmo (Eusebio Palumbo) che, in data 25 febbraio 1945, in relazione a quanto accaduto a Topli Uorch e quindi alla uccisione della Turchetti, dichiarava solo che «Ella era stata trattenuta presso il Comando di Gruppo in attesa che si fossero riuniti su di lei sufficienti elementi di giudizio» (58).
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Altro aspetto da segnalare: i documenti firmati da Tullio a mano paiono scritti con due grafie diverse, una più tonda e chiara, una più spigolosa, inclinata e con qualche problema di interpretazione per il lettore.
E per ora mi fermo qui per spiegare come in Z.O. del costituendo e poi costituito Gruppo Brigate dell’Est vi fossero persone che agivano troppo per conto proprio, come il Bonitti, al di là, a mio avviso, dei loro compiti. Infatti un Ufficio Informazioni non era un tribunale partigiano formato, tra l’altro, da un uomo solo. Inoltre nei paesi piccoli e nelle borgate tutti conoscono tutti e i Patrioti, essendo del luogo, subivano inevitabilmente gli influssi della conoscenza personale. E queste vicende poco belliche e molto politiche e pasticciate non avrebbero dovuto accadere in zone di guerra e nel corso di una guerra. Inoltre siamo sicuri che in Zona Libera del Friuli Orientale, essendo lì presente Giacca con il suo gruppo affiliato alla Picelli, era giunto il Bollettino n.28 che segnalava la Turchetti come spia accertata e l’informazione, il 4 settembre 1944, era stata pure divulgata con comunicazione interna che riportava più nominativi (59).
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E dobbiamo pure pensare che Giacca, i gappisti e i garibaldini sapevano della Turchetti solo quello che era stato loro comunicato formalmente. Quindi nel momento in cui qualcuno del gruppo di Giacca o Giacca stesso sparò alla Turchetti, sapeva solo che era una spia segnalata e quindi un nemico ed un pericolo.
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Questa è la mia ricostruzione dei fatti su base documentaria che mi auguro serva pure come traccia per un dibattito ampio su Porzus, che continua quasi fosse “La storia infinita”. E mi sento di dire che non mi pare che renda giustizia alla storia descrivere la Turchetti solo come una dalle “Guance bianche e rosse”, e creare intorno a lei quasi un mito. Inoltre di lei nessuno ha cancellato mai la memoria. E comunque era sta segnalata come spia certa. Milioni di persone sono state cancellate nella seconda guerra mondiale, morte ammazzate, torturate, bruciate vive. Migliaia di antifascisti, antinazisti, partigiani, ebrei hanno perso in Europa la vita. Ricordiamo prima loro cumulativamente. E mi scuso subito con Elsa Menon, a cui avevo già espresso il mio parere, in forma privata, all’epoca del mio primo articolo sulla Turchetti.
Senza voler offendere alcuno questo ho scritto ma solo per cercare di capire qualcosa di questo piccolo pezzetto di storia su base documentaria. Grazie ancora una volta all ‘I.F.S.M.L. DI UDINE ed alla FONDAZIONE GRAMSCI di ROMA.
Laura Matelda Puppini
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Note.
- Bollettino n.9 del 28 agosto 1944 foglio 6, in I.F.S.M.L. Fondo Ardito Fornasir n. 465- Cartella 47- fogli 7.
- Marinaio era il nome di battaglia di Ivo Feruglio. (https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Porz%C3%BBs).
- Troviamo due sigle diverse per il servizio guidato prima da Gloster e poi da Tullio: N.I.S. e C.I.S. Presumibilmente C.I.S. e N.I.S. sono la stessa cosa, ove N. indica Nucleo e C. Centro e ce ne era uno per Brigata. C.I.S. potrebbe significare Centro Servizio Informazioni o Centro informazioni Spionaggio o forse dall’ inglese Center Intelligence Service.
- Ho tratto il nome e cognome del partigiano Tullio, Leonardo Bonitti, da Alessandra Kersevan, “Porzûs dialoghi sopra un processo da rifare”, Kappa Vu 1997, p. 363 e risulta anche dal volume “Il processo di Porzûs. Testo della sentenza della Corte d’Assise d’ Appello di Firenze sull’eccidio di Porzûs” con prefazione di Gianfranco Bianchi e note di Silvano Silvani, avvocato, edizioni Ribis – La Nuova Base ed. 2004, p. 395. Però in: “Il diario di Bolla (Francesco De Gregori)” – a cura di Giannino Angeli – A.P.O., 2002, nota 21, p. 108, Tullio è identificato con Leonardo Bonetti. Inoltre la sede nel N.I.S. della prima Brigata osovana potrebbe esser stata locata a Canalutto.
- Fondazione Gramsci. “Archivi del Partito Comunista Italiano”. Direzione Nord. Fondo Massola. Porzus – Processo Porzus. Rassegna stampa, L’ Unità 22-11 – 1951.
- su www.nonsolocarnia.info l’articolo: Porzus. Storie osovane di carattere anche politico. Ove ho già scritto del presidio di Ravosa.
- Marco Cesselli, Porzûs due volti della resistenza, Aviani & Aviani ed., ristampa integrale, 2012, pp. 45-46.
- Ivi, p. 46.
- Alberto Buvoli, Le formazioni Osoppo-Friuli. Documenti 1944-45, I.F.S.M.L., 2003, Documento n. 35 Rapporto di don Lino alla DC sulla prima divisione Osoppo, pp. 152-153.
- Marco Cesselli, op. cit., p 46.
- Documento in: Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione (d’ora in poi qui: I.F.S.M.L.) – Fondo: Resistenza Italiana sul Confine Orientale in copia dall’ Istituto di Storia Contemporanea di Lubiana ( d’ora in poi qui con il nome originale: Fondo Lubiana) – Busta 1 – Fascicolo 27 – documento n .2.
- Documento in I.F.S.M.L – Fondo Lubiana Busta 1 – Fascicolo 27 – doc. n.4.
- Non si capisce dove la Turchetti avrebbe potuto essere internata. Infatti i partigiani non avevano né carceri né campi di concentramento.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana Busta 2 -Fascicolo 51 – doc. 1 allegato al verbale con l’interrogatorio della Turchetti.
- I dati anagrafici, di residenza, stato civile ed occupazione di Eligio Zampa si trovano nei documenti dai lui controfirmati dalla prima cattura fino alla sua morte. Essi sono i seguenti: Zampa Eligio di Angelo e Tosolini Rosa, nato a Pagnacco l’8 novembre 1921 e residente a Branco, celibe, radiomontatore”.
- Sul Bollettino Cinpro del 28 agosto 1944 si legge, al n. 200 dell’“Elenco delle spie e dei sospetti”: «Mauro Pietro di cui ai Bollettini n. 5 e 7 già a Reana del Roiale ora a Pordenone. Sembra che sia siciliano di origine. A Pordenone ha costituito una squadra di circa 25 uomini con la quale lavora attivamente per i tedeschi».
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana Busta 2 -Fascicolo 51 – doc. 1 in 3 fogli.
- Documento in: in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51 – documento n. 2.
- Marco Cesselli, op. cit., p. 49.
- Ottavio, comandante del C.in.pro era il colonnello Morra Eugenio, osovano, che guidava la struttura informativa assieme a Valerio, ma non so che nome avesse, e don Conte. Ma ai primi di novembre, Morra fu catturato dal nemico e sostituito dal colonnello Giuseppe Cosmacini, Caio. (Lao Monutti, Poscritti. Friulani sotto il tiro del Centro Informazioni Provinciale del Cln, ed. Magma, 1999, p. 7).
- Ho preso questa chiusa dal il Bollettino CI.N.PRO del 28 agosto 1944 ove è segnalata anche la Turchetti. Negli altri numeri non pare fosse presente.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 1 – Fascicolo 27 – documento n .13.
- “Il diario di Bolla” A.P.O. ed. 2001, che inizia l’8 dicembre 1944 e finisce il 6 febbraio 1945.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 41 – documento n 6.
- “Il diario di Bolla”, op. cit.
- Diario di Bolla”, op. cit., p. 76.
- Come già precisato le informazioni anagrafiche e di stato civile dello Zampa sono tratti dalla documentazione citata.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2– Fascicolo 51 – documento n.3.
- Tommaso Piffer, Sangue sulla Resistenza, Mondadori ed., Milano, gennaio 2025, p. 120.
- Per la terza Brigata a Porzus, in fuga da territori occupati dal nemico, e poi suo scioglimento, cfr. Giorgio Gurisatti, Nel verde la speranza, A.P.O. UD., PP. 179- 183.
- Qui Zampa informa di fatto i partigiani che vi erano molte famiglie antifasciste in Friuli. Ma una informazione di questo tipo non sarebbe servita ai partigiani che tendevano a puntare su persone singole o capi di movimento, non a tutta una popolazione.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2– Fascicolo 51 – allegato documento n.3.
- Qualcuno diceva che lo Zampa e la Turchetti fossero stati ingaggiati per pedinare il medico chirurgo Manlio Zagolin che lavorava a Gemona, fratello di Armando, medico condotto di Ampezzo e comunista, che si riteneva che aiutasse la resistenza come poi si saprà essere vero. Ma non ci sono prove che sia stato lui quello da seguire.
- Come visto nel caso della spia Margherita Gross, quando si trattava di lavoro di ascolto di soggetti segnalati in caffè ecc. poteva venir utilizzata una coppia che si faceva passare per innamorata. Cfr. su www.nonsolocarnia.info, per esempio l’articolo: Storia della bellissima spia Margherita Gross, di Aurelio Cocolla e c. e di Fortunato Picchi.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2– Fascicolo 43 – documento n.15.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2– Fascicolo 51 – allegato documento n.3.
- Centro Informazioni Provinciale del Comitato di Liberazione Nazionale. Bollettino Settimanale n. 26, datato 5 gennaio 1945. Da Archivio Osoppo della Resistenza – Udine. Provenienza: Archivio Prof. Candido Grassi.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 1– Fascicolo 19.
- Giacomo Pacini, Le altre Gladio, Einaudi ed., 2014, p. 119.
- Fondazione Gramsci. Archivi del Partito Comunista Italiano. Partito Comunista Italiano. Direzione Nord (Donazione Massola). Fascicolo 20. Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia. Processo Porzus. Rassegna stampa 1951.
- Intervista al Comandante Giacca”, a cura del Collettivo Propaganda di Rivoluzione, Quaderni di rivoluzione, Supplemento a ‘Rivoluzione’ Padova 2005, leggibile online su https://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/ComandanteGiacca.pdf”, p. 16.
- “Il diario di Bolla”, op. cit., pp. 75-77.
- Ivi, p. 77.
- Ivi, pp. 77-78.
- Ivi, pp. 78-79.
- Ivi, pp. 79-82.
- Attenzione che il comando era a Topli Uorch. Quindi i 19 partigiani sono un distaccamento a sé stante nel paese di Porzû
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51 – Documento n. 5.
- Ho ricontrollato su “Lao Monutti, Poscritti, op. cit. che riporta tutti i nomi dei segnalati dal C.in.pro e lo Zampa non era mai stato segnalato. Non so dove il Monutti abbia trovato tutti questi Bollettini anche se ne mancano alcuni, perché non lo scrive.
- il mio articolo: Ricordo di Vittorio Tempo, ucciso dopo esser stato portato alla caserma Piave di Palmanova, e del campo di concentramento di Gonars, dalla voce di Vittoria Tempo Not. Per non dimenticare. Vittorio Tempo venne prelevato nel suo esercizio commerciale dai nazisti, portato alla Caserma Piave e poi di lui non si seppe più nulla. Dopo la fine della guerra, un sacerdote disse alla moglie ed ai figli che, trovandosi su di un treno per esser portato in Germania, aveva cercato di scappare ed era stato colpito a morte dai militari presenti nel convoglio. Però sicuramente la moglie e la figlia maggiora Vittoria vennero invitate a vedere l’esecuzione di Odorico Borsatti, il che potrebbe far ipotizzare che Vittorio Tempo fosse stato torturato a morte dal Borsatti e quindi avesse così esalato l’ultimo respiro.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51 – Documento 8.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51 – Documento 6.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51. Allegato al Documento 6.
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51. Allegato al Documento 6.
- Copia dell’originale e trascrizione si trovano in: Documenti in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51. Allegato al Documento 6
- Documento in I.F.S.M.L. – Fondo Lubiana – Busta 2 – Fascicolo 51. Documento n.7.
- Documento presente in A.O.R.F H8 – 186 citato in: “Gianfranco Ellero, A Porzus manca un nome, edito in proprio il 23 aprile 2022, pp. 16-17”.
- Gianfranco Ellero, op. cit., p. 17.
- Esiste infatti un documento scritto a mano in Fondo Lubiana, con oggetto: «C.V.L. 1a Garibaldi Osoppo. Uff. Informazioni – Z. (qui sta per Zona) 4.9. 44. Bollettino settimanale n.3 (stralcio)», a cui seguivano i nomi delle persone ritenute spie o presunte tali riportate sul Bollettino Cinpro del 28 agosto 1944, e fra questi vi era Elda Turchetti, sicura spia. Fra l’altro in detto Bollettino si sosteneva che la spia era «Wanda Merlini (vero nome Elda Turchetti) da Pagnacco si fa accompagnare da due tedeschi per paura di rappresaglie dei Patrioti».
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L’immagine che accompagna l’articolo è la riproduzione della pagina del bollettino C.in.pro in cui Elda Turchetti è stata segnalata come spia. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/ancora-su-elda-turchetti-ed-eligio-zampa-presumibilmente-spie-al-soldo-dei-tedeschi-e-la-prima-brigata-osoppo-tante-vite-che-si-intrecciano-da-fine-dicembre-al-7-febbraio-1945/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/Immagine1.jpg?fit=729%2C621&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/Immagine1.jpg?resize=150%2C150&ssl=1STORIARiprendo qui la storia di Elda Turchetti ed Eligio Zampa, ad integrazione di quanto scritto su di loro nell’ articolo intitolato: “Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus, sulla base dei documenti reperiti l’I.F.S.M.L. che confermano quanto già scritto e lo...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





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