Inizio questo articolo precisando che, a mio avviso, l’eccidio di Porzûs non ebbe come causa i contatti con il nemico della Osoppo, in quanto non esite prova alcuna che Francesco De Gregori abbia svolto attività marcatamente anti- garibaldina, né che facesse parte del gruppo democristiano di comando che, dall’ ottobre 1944, si configurò come il braccio armato resistenziale del vescovo, tentando di realizzare la sua linea politica. Ed anche i giudici si chiesero perché Giacca salì con un gruppo di uomini armati alle malghe di Topli Uork, ma non riuscirono a trovare una risposta adeguata.

 Non credo assolutamente, poi, che la Natisone fosse stata il mandante dell’eccidio perché non si capisce il motivo di questo invio di gappisti alle malghe ove si trovava la I Brigata osovana in quanto, tra l’altro, i gap non erano al suo servizio né il gruppo di Giacca, allora, sotto il suo comando essendo già in zona operativa slovena da Natale. Inoltre il comando della Natisone e della Picelli, colpita da attività anti-garibaldine, si mossero in altro modo. Infatti dalla missiva intestata “Corpo Volontari della Libertà – Divisione d’assalto Garibaldi “Natisone” 157^ Brigata Garibaldi “Guido Picelli” – Comando, datata 30 novembre 1944, con oggetto: “Relazione”, ed inviata al “Comando della Divisione d’assalto Garibaldi ‘Natisone’- Sua sede, (1), firmata da Banfi Vincenzo Marini ed Ettore Gino Lizzero, si viene a sapere che quanto accaduto a Cortale, per esempio, era stato risolto dai garibaldini della Picelli, a cui il danno era stato causato dagli osovani.

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Ma cos’era accaduto? «Siete già al corrente – si legge in questo documento – che alcuni giorni fa un centinaio circa di osovani, dopo aver bloccato il paese di Cortale, ha asportato con la forza un rilevante quantitativo di pasta, farina, già destinate e tenute a disposizione della nostra Brigata. Tali generi sono stati portati a Subit, in un magazzino della Osoppo.

Venuti a conoscenza dei fatti a seguito di regolare rapporto di elementi Gap, e già seccati per un diverbio intervenuto il giorno precedente tra il compagno Lucifero e il Patriota Astrakan (Armando Cuberli N.d.r.)  per una analoga questione durante il quale il nominato Astrakan si è espresso in modo offensivo nei nostri confronti, abbiamo ordinato al Btg. ‘Manin’ di provvedere immediatamente a recuperare i generi asportati; cosa che è stata fatta e che ha suscitato l’indignazione dei serafici Patrioti dell’Osoppo i quali hanno energicamente protestato con la lettera che vi allego in copia».

Ma il furto era stato segnalato anche nell’allegato 2 alla trasmissione dell’informativa del Comando della ‘Natisone’ al Corpo Volontari Della Libertà, alla Delegazione Triveneta Brigate “Garibaldi”, al Comitato Di Liberazione Nazionale A.I., al Comitato Di Liberazione Nazionale Provinciale, relativamente al passaggio sotto il comando operativo del IX° Corpo (2) che comprendeva anche, negli allegati, alcuni problemi avuti, prima del passaggio in Z.O. slovena, con la formazione Osoppo.

Per capire comunque la logica con cui la 157^ Brigata della Natisone cercava di risolvere i problemi con la Osoppo, dobbiamo continuare a tener presente il documento datato 30 novembre 1944 in cui si legge che, per quanto accaduto a Cortale, il comando della Picelli non aveva ancora dato risposta, «perché stiamo provvedendo a raccogliere elementi e dichiarazioni per risolvere la questione a nostro vantaggio anche dal punto di vista del diritto. Quando saremo in possesso della dichiarazione […] comprovante l’avvenuta requisizione dei generi da parte della Osoppo (questa dichiarazione dovrà venir fuori in ogni caso) è nostra intenzione rispondere nel modo seguente: Il Btg. Manin era stato incaricato di ritirare i generi a Cortale, e venuto a conoscenza che i generi stessi erano stati asportati con la forza dall’Osoppo, ha provveduto di iniziativa a riprenderli, dove erano stati trasportati. Concluderemo che l’azione lamentata dalla Osoppo non era ordinata dal nostro comando, che biasimiamo l’iniziativa del comando di Btg. interessato, e che reclameremo la restituzione della differenza dei generi ancora mancanti. Manderemo copia della nostra risposta a tutti gli enti cui la Osoppo ha diretto la sua protesta, meno naturalmente la missione inglese che c’entra come i cavoli a merenda». (3).

E così detto documento continua: «Riguardo ai rapporti con la Osoppo vi abbiamo esposto soltanto questi fatti incresciosi tralasciando molti altri e tutte le lamentele della popolazione che continuamente ci vengono riportate dalla pianura. Finora i rapporti con la Osoppo erano tesi soltanto in pianura; dopo i fatti della pasta siamo venuti ai ferri corti anche in montagna, dove i Patrioti non ci avevano molestati perché consapevoli della loro debolezza.». (4). Infine si diceva che si doveva trovare una soluzione ai problemi e che, presumibilmente, l’allontanamento dalla zona della Missione Inglese avrebbe favorito un avvicinamento. Infine così concludevano Banfi e Ettore cioè Vincenzo Marini e Gino Lizzero: «Riteniamo che da questa esposizione, se pur affrettata, possiate tranne una idea della nostra situazione e contemporaneamente consigliarci sulla linea di condotta che dovremo tenere.  La cosa ha carattere d’urgenza perché sussiste il pericolo che il btg. “Manin” sia indotto a risolvere radicalmente l’intricato problema». (5). 

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Ma abbiamo visto che, invece, proprio la Missione Inglese, nelle persone di un Maggiore e del suo aiutante tenente Tajlor, si era recato al comando della 157a Brigata “A. Picelli” – Natisone (6), prima del passaggio dell’intera Brigata nel Litorale Sloveno, avvenuta, come ci narra Annibale Tosolini, la notte del Natale 1944 (7), per chiedere ai garibaldini l’Unità nella lotta, non essendo ancora sconfitto il nemico, ricevendo un assenso da Ettore, Gino Lizzero e da Bruno, Brillo Bertolaso, che aveva preso il posto di Banfi. (8).

Ed al punto 4 di detto testo si legge pure che essi pensavano che: «date le nuove condizioni createsi, cioè la venuta di forze garibaldine- osovane dalla Carnia, una volta esclusi elementi reazionari si potrebbe anche giungere al Comando di Coordinamento proposto purché le forze osovane marcino veramente nel vero spirito democratico per cui tutti lottiamo in questo momento». (9). Quindi avevano terminato detta missiva scrivendo che, per quanto riguarda l’attività anti- garibaldina della Osoppo, la Picelli Natisone stava preparando «documentazione dei fatti intervenuti fra le formazioni garibaldine ed osovane, documentazione che vi verrà inviata successivamente». (10).

Ora è noto ora che il Comando osovano, in mano ai democristiani e conservatori aveva cercato contatti con il nemico, e questo aspetto fu confermato pure da Junio Valerio Borghese, per quanto riguardava la X Mas, nel processo a lui intentato per collaborazionismo con il nemico e per quanto aveva fatto la Decima, (11), ma nessuno disse mai che Bolla avesse tenuto detti contatti, come invece gli uomini della 3^ Brigata e del Comando osovano di fatto. Quindi i motivi che spinsero Giacca a salire alle malghe, potevano essere, come ho già scritto, quanto accaduto con la popolazione di Cancellier e Salandri ed altri riportati nelle interviste a Toffanin.

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Le motivazioni e la dinamica dei fatti come riportate nella prima intervista a Mario Toffanin.

Nella prima intervista, Toffanin dice, parlando in dialetto, che il 7 febbraio una squadra era andata «a far l’assalto al carcere con Valerio e Mancino (12), e una squadra ze vegnuda con mi al e malghe». (13). Ed alla domanda se l’ordine di salire alle malghe fosse partito da Lizzero, egli così risponde: «No, non, go fato tuto mi (14), anche le carceri. Lizero non lo go mai visto. Lo gavrò visto in tuta la guera una volta solo. Lizero non gera con noi. Stava sempre drio, in montagna». (15).

E così Giacca ha continuato: «Alora semo rivai lassù, gera tanta neve (16). Dentro una malga gavemo tovà Bolla e una dona che lavava i piatti. Mi non savevo che gera la Elda Turcheti. (17). Nisun la gaveva vista mai. Alora semo lì, no, quando un putel ruso de quindese ani, il ragazzo russo che gera con noi, savè no, quel che gera vegnuo in Italia con la ritirata de li alpini, e dopo se gera messo con noi gapisti, me tira per il braso e me dize: “Giaca è lei la Elda Turchetti, la spia dei nazisti! Se nol gera il ragazzo russo che la conosseva, no se gaveria savu niente. Alora Balila, il giovane Balila, quel de Cividale me dize: copemoli subito Giaca sti traditori.

Alora mi dimando a Bolla: come fai a nascondere e protegere una pericolosa spia denunciata da radio Londra. (18). Bolla dise che così gaveva deciso il Maggiore Mac Pherson (19). E dove ze questo maggiore Mac Pherson, domando mi.

È fuori in missione: torna fra due o forse tra quindeze giorni. Alora go deciso de far cozì: pra, pra, pra». (18).

Alla domanda dell’intervistatore se avrebbe ucciso anche Alfredo Berzanti o “il prete” don Redento Bello se fossero stati lì, la risposta era stata, ovviamente, di sì, ed avrebbe ucciso anche Macpherson se si fosse trovato lì. Questo però starebbe ad indicare che Toffanin, a Topli Uorch, era stato spinto dall’ira più che altro. Però Giacca si dissociava, in questa intervista, da quanto accaduto a Bosco Romagno, sempre secondo Bellato, dicendo: «Così go fato. A mi quei altri prigionieri no me interesava. Ga fato Marco, ga fato Valerio; non se podeva tenerli d’accordo, ma i ga fatto tuto loro; a mi mi saria bastà quello che gavevo fato alle malghe», (19) dove ‘saria’ è però traducibile con sarebbe.

Questa parte della trascrizione mi pare però discutibile e vorrei sentire l’originale, perché queste affermazioni non quadrano con altre informazioni: Se Valerio, infatti aveva partecipato al colpo alle carceri, come anche Toffanin afferma nel corso di questa intervista, allora non so se sarebbe riuscito a raggiungere subito gli altri a Bosco Romagno l’8 sera od il 9 al mattino, con una allerta tremenda di tedeschi e collaborazionisti. E secondo Marco Cesselli, gli altri partigiani osovani catturati a Topli Uorch furono passati per le armi i giorni strettamente successivi alla strage. (20). Inoltre, secondo i giudici, coloro che interrogarono i prigionieri furono Mazzaroli Leonida Silvestro e Angelini Felice Fuga; coloro che li uccisero altri, per ordine di Giacca. (21). Però su questo tema ritornerò in altro articolo.  

Il motivo per detta uccisione potrebbe essere chiaro a chi qualcosa di storia di sa, inserendo solo una virgola o un punto e virgola nella trascrizione di una frase detta da Toffanin a Bellato, riscrivendola così: «non se podeva tenerli, d’accordo; ma i ga fatto tuto loro», che significa: ero anch’io d’ accordo che non si poteva tenerli con noi (perché i partigiani non avevano carceri o luoghi di detenzione) ma di loro poi non mi sono occupato io ma altri.

E colpisce che Toffanin abbia dichiarato che chi si occupò di questa parte della strage siano stati Valerio e Marco, cosa che non ha trovato rispondenza neppure nei processi per i fatti accaduti a Topli Uork e Bosco Romagno, e che non ha altri riscontri, riuscendo così però a riportare ogni morte in capo al cosiddetto ‘triunvirato gappista’.

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Ma a proposito del cosiddetto triunvirato gappista, che si riteneva che avesse guidato la strage di Topli Uork e firmatario del documento datato 10 febbraio 1945 ed altri, ricordo che secondo Giampaolo Gallo, MARINO NON ERA GIACCA MA PIETRO SARDINO CHE AVEVA SOSTITUITO GIACCA AL POSTO DI COMANDO DELLA PRIMA BRIGATA 13 MARTIRI DI FELETTO E CHE MANTENNE DETTA POSIZIONE FINO ALLA FINE DELLA GUERRA (22). Detta Brigata gappista operava nell’Udinese e nelle Prealpi Giulie oltre che nell’Isontino, ed il suo Commissario Politico era Valerio. Infine un Pietro Sardino, espatriato nel 1947, ma non si sa se sia lui od omonimo, si trova pure nell’elenco degli italiani prima militari e poi ri- espatriati dopo la fine della guerra (23). Sempre secondo Giampaolo Gallo, nel dicembre 1944, le brigate gappiste erano tre: “La Brigata Battisacco, operativa a Latisana ed Aquileia, la Brigata Montina, operativa a Cervignano e Palmanova, la Brigata 13 Martiri di Feletto Umberto, che fu comandata per un periodo da Giacca, poi sostituito da Marino, mentre commissario era Valerio. Il Comando unificato era però formato da Ferruccio, Valerio Stella, commissario Aldo, Romano Fumis, e da Valerio. (24). A fine guerra il Gruppo Brigate Gap era guidato da Jolly, Giorgio Julita, commissario era Valerio Stella, Ferruccio, e Capo di Stato Maggiore era Martello, Ilario Tonelli. (25). E forse Giacca fu allontanato e sostituito dopo Porzûs, ma non ho elementi per ora per scriverlo con certezza. 

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Possibili motivi per salire alle malghe e quanto accaduto poi. Questo il racconto di Toffanin nella seconda intervista.

Quello che racconta Mario Toffanin in questa intervista è che già esistevano degli screzi fra osovani e garibaldini ai tempi della Zona Libera del Friuli Orientale, ma egli aveva incontrato Bolla una volta sola. Però sapeva che De Gregori era un monarchico, ufficiale dell’esercito italiano nel corpo degli Alpini. (26). Inoltre secondo lui i dirigenti della Osoppo erano tutti uomini della destra, opportunisti animati da forte anticomunismo. «Alla costruzione (della formazione partigiana n.d.r.) contribuirono gli Inglesi che operavano nella zona. Inoltre la chiesa, che in Friuli aveva una grande influenza, indirizzava gli uomini verso la Osoppo e contro i “cattivi comunisti”. La propaganda era che i comunisti volevano cedere il Friuli alla Jugoslavia». (27). Quindi egli correttamente imputa alla Osoppo anche il passaggio di militi del Reggimento Tagliamento, collaborazionista, alla Osoppo (28) ma questo avvenne solo a fine guerra.

Ora Marchetti ci ha narrato come la Osoppo fosse nata da un accordo politico fra la chiesa e la neonata Dc ed il Partito d’Azione a Udine il 14 febbraio 1944 (29) e non per volere inglese; e la situazione della formazione Osoppo come schierata contro gli sloveni e i garibaldini, è riferibile all’azione di alcune precise persone, facenti capo alla Dc ed all’Arcivescovo di Udine, dall’autunno 1944 in poi. (30).

Inoltre, dopo aver ricordato i presidi misti, Toffanin continua affermando che gli alleati mandavano qualcosa anche ai garibaldini, non solo agli osovani, ma si trattava di vecchi fucili italiani, usati in Abissinia, latte in polvere e sigarette. Inoltre detti aiuti erano condizionati dal presupposto che i garibaldini lasciassero perdere le liti con gli osovani. (31).

Infine alla domanda relativa non al motivo ma ai contesti in cui avvenne la strage di Topli Uork, così risponde Giacca: «Prima devo raccontarti un fatto importante. Era arrivato nelle nostre file, mi pare nel gennaio 1945, un certo Marcon Guido (Wolf) (32) che prima faceva parte della Brigata Osoppo. Questi ebbe sempre un comportamento sospetto. Impedì una azione rendendo innocuo l’esplosivo che doveva servire a far saltare i binari dicendo, successivamente, che sul treno viaggiava suo padre. Diceva per scherzo che aveva fatto catturare dei comunisti, poi diceva che voleva andarsene perché diceva che era venuto forzatamente e non volontariamente come noi. Scoprimmo che era una spia al soldo dei nazifascisti.

Nell’interrogatorio confessò due episodi in cui dei compagni erano stati uccisi per ordine dei responsabili osovani. Raccontò di sei garibaldini feriti, presi dai tedeschi grazie a lui ed a altri della Osoppo e di vari altri garibaldini feriti, finiti nelle mani della Osoppo e lasciati morire. Fece un elenco di spie con cui era in contatto e di borghesi che sostenevano la Osoppo nella speranza di non essere toccati e di garantirsi la propria attività alla fine della guerra. Marcon fu giustiziato alla presenza dei battaglioni del GAP alla fine del gennaio 1945.  (…)». (33).

«Era arrivato l’ordine di preparare l’assalto al carcere di Udine per liberare i prigionieri. Stavo preparando il piano per l’azione, che doveva avvenire due giorni dopo, quando il comandante Jolly (Giorgio Julite, comandante del reparto Tremenda dei GAP di Udine ndr) mi comunicò che due nostri uomini (due gappisti del suo reparto), che operavano in pianura erano stati uccisi. Chiesi se si sapeva chi erano stati: “i fascisti i borghesi, la Gestapo?” Mi rispose che i contadini che avevano visto il fatto avevano detto che erano stati uomini con il fazzoletto verde della Brigata Osoppo, che erano friulani e che li conoscevano. Decisi di andare in bicicletta a verificare cosa era successo, ed i contadini mi confermarono la versione dell’accaduto.

Era una cosa gravissima, un’ulteriore provocazione che andava chiarita subito. Così il giorno dopo, il 7 febbraio 1945, mentre il grosso di noi andava a compiere l’azione al carcere di Udine, decisi di andare con trenta uomini su in montagna a chiedere a Bolla come mai aveva mandato qualcuno ad uccidere due gappisti». (34).

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«Quella volta sono riuscito ad arrivare al comando di Bolla perché avevamo un corriere, Dinamite (35) in comune. Era un corriere che usavamo sia noi che quelli della Osoppo. Fu Dinamite a farci passare attraverso il cordone di guardia di Bolla (io ne avevo uno che non era neanche la metà di quello), dicendo che eravamo della pianura e che eravamo saliti perché giù c’era un’offensiva dei tedeschi. Ci fecero passare.

Arrivai nella postazione della Osoppo. Lì c’era Balilla (36), uno dei pochi gappisti ancora vivo (37), quando entrò un giovane di 15 anni che si girò e mi disse: “Giacca, guarda quella là, è la Elda Turchetti, quella ricercata”. Stupito da quella presenza, chiesi a Bolla se aveva ascoltato Radio Londra (38), […]. Mi rispose di sì, ma che aveva deciso di tenerla lì ed eventualmente processarla alla fine della guerra. Aggiunse che la Commissione inglese che era stata lì da poco, era d’accordo. Chiesi dove erano gli Inglesi e mi disse che erano andati da altre Brigate della Osoppo.

Dissi che allora l’avremmo eliminata noi, che lei era la prima e lui il secondo, e rivolto ad altri osovani dissi: “e voi che siete qui in tanti, non potevate ammazzarla voi? Tutti restarono in silenzio, come fulminati. Ero rimasto di stucco vedendo che avevano la Turchetti e in 20 non facevano niente.

Tre furono uccisi subito, (Il Comandante Francesco De Gregori, Bolla, il commissario politico Gastone Valente, Enea, e la spia Elda Turchetti, N.d.r.). Gli altri li portammo via per chiedere successivamente informazioni. Erano tutti dei reazionari figli di papà. Facevano gli attendisti armati, mantenevano rapporti con i fascisti. Erano tutti traditori dei combattenti per la libertà.

Due di loro confessarono e chiesero di passare nelle nostre file. Come segno di disponibilità ci portarono dove erano situati i depositi di armi e viveri della Osoppo, indicandoci dove erano state messe le mine (la zona era stata minata). Questo è stato Porzûs».  (39).

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In questa descrizione, verosimile nelle motivazioni con l’aggiunta magari di quanto accaduto a Cancellier e Salandri, ci sono fatti che però  non concordano del tutto con le successive ricostruzioni o meglio che non sono precisi nei dettagli. In primo luogo la Turchetti non era stata segnalata da Radio Londra, che ben pochi potevano ascoltare, ma dal Cinpro. Non consta che Bolla avesse deciso di tenere lì la Turchetti, giunta quando egli era fuori sede, e si sa dalla documentazione presso l’Ifsml che De Gregori era seccato per quella presenza femminile e che aveva scritto due volte al CLNP che aveva in gestione il Cinpro, per chiedere quali accuse fossero state mosse alla giovane per poterla giudicare, senza ricevere risposta alcuna. Pertanto è molto difficile che Bolla avesse detto che aveva deciso di tenerla lì fino alla fine della guerra, sia perché Bolla il 7 febbraio già sapeva che si sarebbe spostato ad altro incarico, sia perché voleva cavarsi dai piedi la Turchetti il più presto possibile, perché per lui rappresentava solo un peso ed un intralcio. Inoltre non consta che alla baita dove si trovava il comando e furono uccisi Bolla ed Enea ci fossero anche gli altri osovani presenti a Topli Uorch, che altre ricostruzioni dicono trovarsi nella seconda baita.

Ma per ora mi fermo qui, sapendo che Giacca non era Marino, che egli poteva esser stato il comandante della “13 Martiri di Feletto U”. per un periodo ma non di tutti i gruppi gappisti, incominciando a comprendere perché nella storia dei processi di Porzus fu coinvolto anche Valerio Stella, e ritenendo verosimile che i gappisti che salirono alle malghe con Toffanin potevano essere una trentina, non certo cento o 108, come disse un testimone oculare, neanche fosse riuscito a contarli. E certi tasselli del puzzle riescono a prendere forma solo pensando che vi furono due Porzus: quello reale e quello costruito pezzo per pezzo. Vedremo come.

Laura Matelda Puppini

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NOTE. 

1) Relazione inviata dalla 157^ Brigata Garibaldi Picelli al Comando della Divisione d’Assalto Garibaldi Natisone datata 30/11/1944, documenti per processo Porzus, n. 46, IFSML, Fondo n.24: Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali.

2) https://www.nonsolocarnia.info/un-documento-importante-la-trasmissione-dellavvenuto-passaggio-della-divisione-garibaldi-natisone-sotto-il-comando-operativo-del-9-corpo-darmata-sloveno-e-la/ – allegato 2.

3) Relazione inviata dalla 157^ Brigata Garibaldi Picelli al Comando della Divisione d’Assalto Garibaldi Natisone datata 30/11/1944, op. cit.

4) Ibidem. 

5) Ibidem. 

6) Ibidem. 

7) Cfr. la testimonianza di Annibale Tosolini in: https://www.nonsolocarnia.info/e-tu-seis-chi-a-contale-annibale-storia-di-un-partigiano-friulano-della-divisione-garibaldi-natisone/.

8) Cfr. il documento, datato 15 dicembre 1944, citato e riportato nel mio articolo: Laura Matelda Puppini. Porzus. Ma siamo proprio sicuri che nel caso dell’eccidio di Porzus il mandante fosse la Natisone? Secondo me no e, come scritto più volte, fu una idea di Giacca, che comandava i Gap.

9) Ibidem. 

10) Ibidem. 

11) Cfr. su Unità (Milano), 8 novembre 1951, l’articolo “Il traditore Borghese ammette i suoi rapporti con gli osovani, in cui si legge che, dopo aver sondato la disponibilità del prigioniero Boccazzi e sulla base di documenti presi nel corso dell’attività antipartigiana, egli incaricò Manlio Mario Morelli di contattare la Osoppo e così si giunse all’ incontro da me descritto in: I contatti della componente democristiana politicizzata della formazione partigiana Osoppo con i nazisti e la Decima Mas. (https://www.nonsolocarnia.info/i-contatti-fra-la-componente-democristiana-politicizzata-della-formazione-partigiana-osoppo-con-i-nazisti-e-la-decima-mas/).

12) Valerio è Aldo Plaino, gappista, colui che avrebbe invece firmato il documento, che io credo un falso, dell’azione a Porzûs datato 10 febbraio 1945. (Per detto documento cfr. il  mio: Divagando su alcuni documenti relativi a ‘Porzus’ e sui problemi che pongono. (https://www.nonsolocarnia.info/divagando-su-alcuni-documenti-relativi-a-porzus-e-sui-problemi-che-pongono/).

13) “Resoconto incontro con Mario Toffanin, comandante Brigate Gap Friuli avvenuto in Capodistria (Skoppie) l’11.12.93” in: https://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2012/10/Intervista-Giacca.pdf., p. 6.

14) Non si capisce perché qui Giacca si attribuisca l’organizzazione delle due azioni, quando quella alle carceri fu organizzata ad Orsaria, sicuramente da più, ad Orsaria. Bisognerebbe avere la registrazione intera per capire.

15) Come già scritto, Mario Lizzero passò l’inverno in condizioni precarie di salute a causa di una caduta in moto nell’ampezzano carnico, verosimilmente nel rifugio detto “grotta Zagolin” e scese in pianura dopo che l’eccidio era già avvenuto. A fine gennaio si trovava con Marchetti presso la casa di Ida e Gioconda Danelon a Feltrone e tornò in pianura dopo i fatti di Porzûs.

16) Anche ai processi si discusse se allora vi fosse molta neve o no alle malghe, ma pareva che non ce ne fosse molta.

17) Per Elda Turchetti, cfr. il mio su www.nonsolocarnia.info:  Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus.

18) Era il Cinpro che aveva segnalato la Turchetti non radio Londra. Che fosse stata la radio presumibilmente fu una informazione non vera uscita nel periodo post- bellico. Dalla ricostruzione dei fatti, anche ai processi per Porzus, la Turchetti era veramente una spia, secondo sua madre, e Bolla se la era trovata tra i piedi essendo lontano da Topli Uorck quando era giunta alle malghe. Invano chiese 2 volte al CLNP che gestiva il Cinpro che gli mandassero documentazione sulla donna per poterla processare, che continuava a restare lì perché Bolla non sapeva dove mandarla essendo stata affidata ai suoi, senza gran gioia di De Gregori, che non aveva mai concordato detto invio. Io credo che la storia della Turchetti fosse stato un modo per mettere in luogo sicuro la ragazza, dopo che aveva venduto il suo amico Zampa, e forse per cercare un modo di avere qualcuno che controllasse Bolla stesso o da usare come arma contro di lui.

19) Ronald Thomas (detto Tommy) Macpherson era nato a Edimburgo il 4 ottobre 1920. Nel corso della seconda guerra mondiale era un Maggiore delle forze Inglesi operanti in Ozak, ma dopo la fine del conflitto, rimase sotto le Forze Armate Britanniche, aumentò via via di grado fino a diventare divenne Colonnello. Nel corso della seconda guerra mondiale passò attraverso diverse peripezie, e nel novembre 1944 si trovava ad Udine, ove organizzò, con le forze partigiane, diversi attacchi alla ferrovia e quindi riuscì a rompere la linea nazista di difesa a Tarvisio. È morto il 6 novembre 2014. (https://en.wikipedia.org/wiki/Tommy_Macpherson).

20) Marco Cesselli, Porzûs due volti della resistenza, Aviani & Aviani ed., ristampa integrale, 2012, pp. 107- 115.

21) “Il processo di Porzûs. Testo della sentenza della Corte d’Assise d’ Appello di Firenze sull’eccidio di Porzûs” con prefazione di Gianfranco Bianchi e note di Silvano Silvani, avvocato, edizioni Ribis – La Nuova Base ed. 2004, pp.196-198.

22) Giampaolo Gallo, La Resistenza in Friuli 1943-1945, I.F.S.M.L., pp. 150, nota a p. 252 e p. 254.

23) Ministero degli Affari esteri – Unità di Analisi, Programmazione e Documentazione storico-diplomatica – Archivio Storico Diplomatico, Direzione Generale italiani all’estero – Ufficio I – Elenco Riespatrio ex militari (1946-1950). Elenco. Schedatura a cura di Francesco Ferrara, in: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/10/d.g.i.e._uff_i_1946-1950_elenco_riespatrio_ex_militari.pdf. Pagine non numerate.

24) Giampaolo Gallo, op. cit., p. 150.

25) Ivi, p. 254.

26) “Intervista al Comandante Giacca”, a cura del Collettivo Propaganda di Rivoluzione, Quaderni di rivoluzione, Supplemento a ‘Rivoluzione’ Padova 2005, leggibile online su https://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/ComandanteGiacca.pdf”, p. 13.

27) Ibidem. 

28) Cfr. su www.nonsolocarnia.info il mio: L.M.P. Storie partigiane e non, fra un avvicendarsi al comando della formazione Osoppo ed il passaggio, all’ultimo momento, di militi filonazisti del Rgt. ‘Tagliamento’ alla Osoppo.

29) Romano Marchetti, (a cura di Laura Matelda Puppini) Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita in viaggio nel ‘900 italiano, IFSML e Kappa Vu ed., 2013, p. 89 e nota 38, pp. 97- 98.

30) Su questi argomenti cfr. su www.nonsolocarnia.info i miei “I contatti della componente democristiana politicizzata della formazione partigiana Osoppo con i nazisti e la Decima Mas.”; “Topli Uorch, Porzus. Ancora sui contesti, su De Gregori e sui rapporti con il nemico del gruppo cattolico detentore del comando osovano.”; “ Storie osovane di carattere anche politico”.

31) “Intervista al Comandante Giacca”, op. cit., p. 14.

32) Per la storia del Marcon cfr. su www.nonsolocarnia.info il mio: “Topli Uorch, Porzus. Ancora sui contesti, su De Gregori e sui rapporti con il nemico del gruppo cattolico detentore del comando osovano. In esso scrivo che Antonio Friz, Wolf, era originario di Pontebba, ed era giovanissimo, neanche diciottenne, quando entrò a far parte della resistenza osovana. Ma nel corso di una azione condotta il 9 dicembre 1944, fu catturato dai tedeschi e, trovato con dell’esplosivo nelle tasche, secondo quanto scrive don Moretti al Vescovo, venne giustiziato. Quindi, spacciandosi per lui e prendendone il nome di copertura, tale Guido Marcon noto prima come Brontolo, chiese di entrare nei gap e fu accolto. Si noti che pure Marcon era di Pontebba ed era amico di Friz, almeno così pare. Ma i gappisti iniziarono a sospettare di lui e così lo inviarono a fare una azione di sabotaggio, dalla quale egli ritornò dicendo che il materiale fornito non era esploso. Quindi i sospetti si intensificarono e infine Guido Marcon fu arrestato dai gappisti, interrogato e, davanti alle sue ammissioni di essere una spia, giustiziato.

33) Prima di essere fucilato, Marcon ebbe però il tempo di accusare Bolla, ingiustamente a mio avviso, di dare informazioni al nemico sui movimenti dei garibaldini e degli sloveni, ed anche di aver dato l’ordine ai suoi di uccidere il compagno Ferruccio di Cussignacco (30), di sostenere che Bolla, Paolo e Centina si incontravano in centro ad Udine, al caffè Odeon, con i comandanti della guarnigione tedesca e con i repubblichini  e che ad osovani era imputabile la morte dei partigiani Giotto, Ardito ed Amor, a cui erano stati dedicati altrettanti battaglioni della “13 Martiri di Feletto U.. Inoltre vi fu chi sostenne che Marcon, dopo aver confessato di essere una spia, continuò a sostenere le accuse fatte a De Gregori. (Cfr. ““Topli Uorch, Porzus. Ancora sui contesti, su De Gregori e sui rapporti con il nemico del gruppo cattolico detentore del comando osovano.”, in: www.nonsolocarnia.info). Però ‘Amor’ da quanto scritto da Giovanni Padoan Vanni, era caduto a Peternel ed era un corriere del Btg. Mameli. (Giovanni Padoan (Vanni), Abbiamo lottato insieme, Del Bianco ed., 1966, p. 74 e p. 76).

34) “Intervista al Comandante Giacca”, op. cit., p. 15. Per inciso non credo proprio che Bolla avesse inviato suoi partigiani ad uccidere 2 gappisti, ma semmai, se il fatto accadde, due partigiani osovani uccisero due garibaldini ma senza ordine di De Gregori. Comunque o si tratta del caso di Conoglano di Cassacco, imputabile, da che si sa, a Goi Rainero Persello, o io non ho trovato altre informazioni nel merito.

35) Dinamite è il nome di battaglia di Fortunato Pagnutti. (Marco Cesselli, op. cit., p. 165).

36) Balilla è il nome di battaglia di Volveno Marcuzzi. (Marco Cesselli, op. cit., p. 166).

37) Intendisi ancora vivente ai tempi dell’intervista.

38) Chi nella realtà segnalò Elda Turchetti come spia fu il Cinpro, come già scritto. Cfr. nel merito su www.nonsolocarnia.info il mio: Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus.

39) Cfr. sempre su www.nonsolocarnia.info il mio: Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus.

40) “Intervista al Comandante Giacca”, op. cit., pp. 15 – 16.

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L’immagine che accompagna l’articolo è una elaborazione della copertina del diario di Bolla con cambio di colore. L.M.P. 

 

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