Lucio Caracciolo. La rivoluzione geopolitica mondiale e le guerre. Il discorso del direttore di Limes continua.
Riprendo qui le interessanti considerazioni di Lucio Caracciolo a ‘Pianeta terra Festival’ il 14 ottobre 2025 che ci fanno pure comprendere quanto sta accadendo a livello mondiale.
La frase di Lucio Caracciolo con cui avevo terminato la prima parte di questo intervento proposta nell’articolo intitolato “Lucio Caracciolo. Gli Usa oggi. La fine di un impero e l’inizio di una rivoluzione geopolitica, nel segno del potere assoluto” è la seguente: «Ma fra qualche giorno sarà pubblicata la nuova strategia della sicurezza nazionale americana e, da quel che si dice, rispetto al passato, non viene più posto il problema della Cina che rischia di superare gli USA, ma viene posto il problema degli americani che rischiano di mettere in forse l’esistenza stessa dell’America».
Caracciolo ha continuato poi sottolineando che Trump, rivoluzionando quanto sostenuto in precedenza, ha affermato che gli States non possono più occuparsi di quello che accade nel mondo e che nessuno si può occupare del mondo tutto intero, che l’America ha completamente deviato dalla propria storia e dalle proprie capacità mentre il suo compito ora è quello di concentrarsi sulle proprie esigenze, sul Nord America e sull’emisfero occidentale, sposando la dottrina Monroe dell’Ottocento.
Gli Usa hanno il grande vantaggio, rispetto ad altri paesi, di avere a nord e sud stati per nulla minacciosi nei suoi confronti: Canada e Messico, e poi oceani ad est ed ovest a differenza degli imperi occidentali ai tempi di Monroe. Quindi nel primo secolo e mezzo di crescita, gli States si sono occupati principalmente di espandere l’impero interno ed il loro potere economico e commerciale ed anche di difendere le frontiere, ma senza la presenza di grosse minacce.
Oggi Trump ha ridisegnato la carta geopolitica degli States e del loro raggio di influenza che, rispetto a quella precedente dell’impero americano, è molto più specifica e ristretta e concentrata sul Nord America.
In rosso le zone dove gli Usa intendono avere un potere assoluto, che si irradia sui mari qui a strisce orizzontali arancione. Da: https://www.limesonline.com/rubriche/il-punto/rivoluzione-usa-occidente-bianco-re-trump-europa-20375950/.
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Una delle sorprese di Trump, all’inizio di questo secondo mandato, è stata quella di sostenere di voler annettere il Canada, paese amico anche se i canadesi ci tengono molto a non esser confusi con gli americani, e la Groenlandia. Ora però gli americani sostengono che il Canada viene condizionato dalla Cina, che il Fentanyl, droga e farmaco potentissimo, entra negli Usa attraverso la frontiera canadese, ma francamente paiono più scuse che altro, perché, secondo Caracciolo, il Canada non può esser considerato certamente una minaccia per gli States, mentre la Groenlandia, che è un’isola enorme, la più grande del mondo e che appartiene formalmente al Regno di Danimarca ed è abitata da 50.000 persone ed è molto ambita dagli strateghi per la sua posizione nell’Oceano Artico.
Questa ‘passione’ per il Nord nasce dal fatto che la posta in gioco decisiva dal punto di vista della competizione internazionale, secondo Trump e l’attuale classe dirigente americana, sono l’A.I. e le alte tecnologie. Ma puntare sull’A.I. significa aver a disposizione energia in quantità inimmaginabili, vuol dire avere data centers, vuol dire avere molta acqua dolce per il raffreddamento: da qui l’interesse per l’Artico. Ma questa zona è importante anche per altri paesi oltre agli Usa come per esempio per la Cina o la per la Russia.
E si sta aprendo una competizione, che andrà avanti per i prossimi venti o trent’ anni e che ci interessa pure direttamente: chi controllerà le rotte artiche. Controllare le rotte artiche significa controllare gli spostamenti dalla Cina all’America passando per il Nord Europa e lasciando perdere il Mediterraneo, guadagnando 10 giorni di navigazione con molti costi in meno. Per questi motivi tutto l’interesse geopolitico si sta spostando verso Nord.
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Ma come incide tutto questo cambiamento sulla vita di noi, italiani ed europei? Tutto questo cambiamento in corso ha avuto su di noi un effetto, anche psicologico, drammatico. Attualmente stanno succedendo nel mondo “cose molto strane”: gli americani cercano di mettersi d’accordo con i russi, perché agli USA dell’Ucraina interessa veramente poco per non dire nulla, cercano di trovare una qualche forma di compromesso con la Cina sulle grandi questioni commerciali, mentre quasi nessuno parla più di Taiwan non perché non rappresenti un pericolo, ma semplicemente perché, in questo momento, basta che i cinesi stiano fermi e andrà a finire che, fra qualche anno, Taiwan andrà a bussare alle porte della Cina. Questo perché i taiwanesi, come del resto gli europei, si sentivano protetti dagli USA, ma ora non più.
E noi europei siamo cresciuti in questa bambagia, che ci permetteva di non avere la necessità di costruire delle Forze armate capaci di fare la guerra, perché, in ogni caso, l’avrebbero fatta gli americani per noi. Ed anche se Caracciolo la ritiene una ipotesi discutibile, tutti ci credevano, questo era almeno il mantra, la convinzione. Ma ora gli stati europei si sentono meno sicuri e temono di dover affrontare una invasione russa. E è stata comunicata, addirittura, una data, il 2029 per detto attacco da est, ma alcuni parlano già di novembre (l’intervento di Caracciolo è del 14 ottobre 2025), altri di un evento che accadrà fra qualche anno … Insomma siamo in una fase, diciamolo pure, preoccupante da un certo punto di vista e pure caratterizzata da isterismi, in quanto sono accadute troppe cose tutte insieme, che hanno cambiato il nostro modo di vedere e che ci hanno istillato incertezza e paura, il che può essere molto pericoloso.
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Quindi Lucio Caracciolo ha continuato dicendo che egli crede che una parte di questa incertezza, paura, senzazione di pericolo imminente sia dovuta anche all’esperienza del covid, che ha accentuato una tendenza già visibile nelle società attuali, cioè quella a chiudersi in sé stesse. Ma questo fenomeno si potrebbe capire se si considera il fatto che, in Italia, vi sono statistiche che ci dicono che i nuclei familiari più numerosi nella nostra penisola sono quelli formati da una persona sola. Ora non si sa come si possa definire famiglia una persona che è sola, ma a parte questo, pare che sia accaduto qualcosa che ci sta mutando il cervello.
Ma in particolare quando succedono cose strane ed ancor più strane per il sentire comune, ecco che si tende a considerarle normali, e se uno dice: “Io voglio il Canada”, sembra una cosa da nulla, come se noi volessimo riprenderci la Libia. E questo comporta che si stiano aprendo scenari, anche improbabili però in zone vicino a noi, che potrebbero significare ‘guerra’. L’ipotesi peggiore di conflitto implica una terza guerra mondiale. Ma esistono già tre teatri principali di guerra: due caldi: la guerra ucraina e le guerre di Israele, ed uno che potrebbe esplodere: quello indo-pacifico cioè Cina contro Stati Uniti.
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QUINDI CARACCIOLO HA PARLATO DELLA SITUAZIONE IN UCRAINA E NEL MEDIO ORIENTE.
Cartina da: https://www.limesonline.com/rivista/fine-e-fini-della-guerra-d-ucraina-15823357/ Limes, n.4/24. È molto difficile trovare cartine che disegnino la situazione attuale ma questa dà una idea del territorio coinvolto nel conflitto.
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LA SITUAZIONE IN UCRAINA.
La guerra in Ucraina è iniziata il 24 febbraio 2022 e non era stata pensata come una vera e propria guerra ma come un “colpo di stato alla russa”, con l’invio delle truppe russe in territorio ucraino per impedire che l’Ucraina entrasse a far parte della Nato e del sistema occidentale a guida americana.
Ma forse questa guerra si sarebbe potuta risparmiare – ha sostenuto Caracciolo – se solo si fosse atteso un paio di anni: infatti ora la Nato non esiste più e questo perché il suo padre fondatore ha voltato pagina e ha detto che si occuperà solo del suo nemico interno. Però, ormai e purtroppo, il massacro in Ucraina continua mentre qui si persiste a guardare le carte della zona valutando quanto avanza uno ed indietreggia l’altro.
Ma questo non è il modo giusto di valutare cosa sta accadendo, perché vi è una differenza profonda tra come combattono i russi e come combattono gli ucraini. I russi combattono per il tempo e gli ucraini per lo spazio. Cioè i russi sono impegnati in una guerra di logoramento in cui poco interessa conquistare un metro in più o in meno, mentre gli ucraini stanno difendendo uno spazio che si sta restringendo sempre più e che sarà quasi impossibile ricostruire. E mentre nel 1992 in Ucraina c’erano 52 milioni di persone, ora ci sono poco più di 20 milioni di abitanti.
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Però l’intervento di Caracciolo è datato 14 ottobre 2025. Ora gli ucraini fuggono, se possono, ancor di più dall’Ucraina: fuggono perché manca l’energia elettrica, fuggono uomini e ragazzi per non essere arruolati in una guerra ormai persa, fuggono persino i soldati di ventura colombiani, mandati in prima linea e sottopagati. Inoltre una parte di coloro che abitavano in Ucraina e sono fuggiti e vivono all’estero non hanno nessun desiderio di ritornare nella loro terra, perché si troverebbero senza casa e senza lavoro, con stipendi 10 volte inferiori a quelli della Germania e con i reduci dal fronte a loro ostili che potrebbero domandare loro dove erano stati mentre altri rischiavano di morire.
In Ucraina è avvenuta una inutile strage, e, secondo Caracciolo – i russi continueranno a combattere finché le loro condizioni non verranno accettate. Da questa guerra, quindi, l’Ucraina uscirà depauperata dal punto di vista demografico, infrastrutturale ed economico e privata dello sbocco sul mare, la qual cosa permetterebbe alla Russia di controllarla senza grossi problemi. Ed allora non era ancora successo, e questo lo aggiungo io, il tentativo ucraino di uccidere Putin attaccando la sua residenza con un mare di droni, il che ha portato la Duma a considerare l’Ucraina come uno stato nemico terrorista.
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La nuova posizione americana verso la Russia ha portato L’Unione Europea a decidere che la guerra in Ucraina dovesse continuare ad oltranza, nonostante i paesi dell’Europa siano i più esposti, ed a continuare a sostenere, dopo l’abbandono degli Usa, che in Ucraina si deve combattere altrimenti i russi ci piomberanno in casa. Però più volte Putin ha precisato, e lo dico io ora, che non intende attaccare l’Europa se non viene attaccato.
E Caracciolo ha pure sottolineato che «molto di quello che ci viene raccontato non è vero» perché, quando è in corso una guerra e si fa parte di uno schieramento, non viene narrata a tutti la verità, ma quello che si vuol far credere. E così persino un generale francese si è convinto che la Russia sta per attaccare la Francia, senza pensare che Putin non sa che farsene della Francia.
Ma quando uno entra nell’ idea che andrà in guerra contro la Russia, cosa che presumibilmente al 95% non avverrà, parla che ti parla, potrebbe pure accadere. E quando uno ha, come ora in UE, una concentrazione militare così forte in pochi chilometri quadrati alle frontiere fra quello che resta della Nato e la Russia, soprattutto nel Nord dell’Europa, dove si trovano paesi che hanno avuto a che fare con la Russia per secoli e che continuano a rimuginare sulle battaglie ai tempi di Pietro il Grande, possono accadere fatti che nessuno vuole. Perché bisogna ricordarsi che quando l’attentatore di Sarajevo sparò all’Arciduca Francesco Ferdinando di Asburgo ed a sua moglie Sofia, non pensava certo di innescare la prima guerra mondiale.
E questo ci deve far riflettere sul fatto che le guerre, spesso, prendono spunto da un ‘accidente’, senza grandi progettazioni, perché vi è un mare di forza esplosiva concentrata in piccoli spazi, perché vi è molta gente che non ha il completo controllo di sé, per la presenza di una serie di fattori che prima non c’erano. Attualmente questi sono, per Caracciolo: le armi automatiche, la possibilità che, applicando la cyber war, si distruggano le ‘nervature’ di una nazione, il fatto che non ci sia più una vera e propria deterrenza atomica. E questo è un guaio. Perché ormai si parla della bomba atomica come si parla di un missile qualsiasi o di un fucile, come un mezzo per attaccare e non uno strumento per evitare ogni attacco.
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IL TEATRO MEDIORIENTALE.
Cartina da: https://www.corrispondenzaromana.it/guerra-in-medio-oriente-la-soluzione-e-uno-stato-palestinese/.
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Caracciolo ha esordito cercando di comprendere cosa significhino, nello scenario geopolitico mondiale, quelle che egli chiama “Le guerre di Israele” che sono scoppiate dopo il 7 ottobre. Ed anche nell’innescarsi di queste guerre, secondo Caracciolo, si nota la presenza di notevoli fattori accidentali.
Il 7 ottobre Hamas aveva preparato una operazione su larga scala che prevedeva di penetrare nell’ area dei Kibbuz dove si trovavano alcuni militari e di fare un bliz per portare a casa alcune centinaia di ostaggi da scambiare poi con i propri prigionieri nelle carceri israeliane. Questa azione è finita come è finita: con uno dei massacri più orribili che si possano immaginare soprattutto di civili. Ma è accaduto anche che, aperto il varco, dopo gli jadaisti sono arrivati abitanti vari di Gaza, assetati di sangue e di vendetta, che hanno fatto quello che hanno fatto. E lì c’è stata la decisione strategica da cui tutto è partito. A quel punto Netanyahu ha deciso che Hamas era una minaccia esistenziale e, contro il parere delle persone ragionevoli, ma chiesto il consenso delle Forze armate e dell’intelligence, che certamente volevano dare una bella botta ad Hamas impedendo che una cosa del genere succedesse nei prossimi 50 anni, ha pensato ed agito in modo da ottenere una vittoria decisiva.
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Ma una vittoria decisiva si può ottenere solo in guerre che hanno una soluzione, ma non in queste guerre di Israele, che hanno almeno un secolo di storia alle spalle.
Infatti in quella zona ci sono state tutta una serie di guerre e guerrette, ma la gestione da parte di Israele di questi episodi, anche particolarmente tragici, è stata sempre improntata alla strategia che gli israeliani chiamano “tagliare l’erba”. Cioè quando giungeva in Israele una serie di missili da Gaza che sembravano un po’ troppi, Israele interveniva in particolare bombardando, e per una decina di giorni puniva il ‘terrorista’ palestinese. Ma poi ci si metteva d’accordo anche perché Hamas, anche se ha una ideologia estremista, è pure molto pragmatico. Infatti Hamas può vincere solo nel momento in cui esiste, mentre Israele vince nel momento in cui vince.
Ed è questo aspetto che forse Netanyahu non ha colto o forse ha colto troppo bene tanto da dichiarare una guerra indefinita per potere impedire di cadere lui stesso, perché il suo governo era in una situazione molto critica dato che vi erano pure proteste interne per le riforme che egli voleva imporre al sistema giudiziario. Ma d’altro canto pensava pure che operando come poi ha fatto, si potesse costruire finalmente il grande Israele.
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Ma il “grande Israele” è una definizione indefinita, ovviamente, e uno può metterci dentro quello che gli pare guardando una carta con un sentimento biblico, perché ormai questo conflitto è diventato un conflitto non fra nazioni ma di religioni e fra fanatici religiosi. E coloro che oggi, nel governo di Netanyahu, ragionano sull‘espansione di Israele, e ce ne sono parecchi, non lo fanno sulla base di progetti specifici, ma lo fanno sulla Bibbia, o meglio su quello «che loro leggono sulla Bibbia ebraica», su come la interpretano. Così ora parlano di un grande Israele che va dal Nilo all’Eufrate e che comprende Damasco e Bagdad ed altri territori, ipotesi peraltro fantastica, ma il risultato è che attualmente Israele combatte su 7 fronti. E combatte su 7 fronti avendo una popolazione limitata a una decina di milioni di abitanti di cui, fra l’altro, 2 milioni sono arabi e quasi altrettanti sono ultraortodossi Haredim i quali, per autodefinizione, non riconoscono lo stato di Israele laico, o quel che resta dello stato di Israele laico come il proprio, perché loro credono che lo stato di Israele si realizzerà, come dicono i testi sacri, solo con l’ultimo giorno.
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Comunque quello che noi abbiamo sperimentato, in base all’autolegittimazione che Netanyahu ha dato a sé stesso ed alle forze armate israeliane di combattere gli abitanti di Gaza come se fossero tutti terroristi, sono una tragedia ed un genocidio in corso ormai da molto tempo che però, secondo Caracciolo, fino a ieri e speriamo non domani, ha lasciato relativamente indifferenti molti paesi e forse anche il nostro.
Abbiamo visto che le cose sono cambiate negli ultimi giorni (ma Caracciolo parlava il 14 ottobre 2025) ma ancora una volta si accettano delle cose che ieri sarebbero state inaccettabili come, per esempio, il programmatico massacro di una popolazione per vendetta. Si può, per carità, discutere se si possa vendicarsi o meno, ma non si dovrebbe discutere sul fatto che non si spara alle donne ed ai bambini. Ma comunque così è.
Quindi quello che noi vediamo è lo scenario di una guerra che non riesce a finire. Oggi ci dicono che Hamas ha accettato l’idea di liberare gli ostaggi però allo stesso tempo vuole che le truppe israeliane si ritirino, ma già Netanyahu dice che questo non va bene, mentre Trump cerca di spingere per salvare il suo piano di pace.
Ricominceranno i negoziati e si può e si deve sperare nei miracoli, anche se, aggiunge Caracciolo, egli ci crede poco. Ma può darsi che accadano. Certamente, però, questa guerra non finisce qui, e soprattutto non finisce perché non ha una soluzione razionale possibile.
Tra le soluzioni razionali possibili vi è quella, che continua a girare da 20 anni e che, secondo Caracciolo, il 99% di quelli che la sostengono sa benissimo che non può realizzarsi, cioè uno stato di Palestina accanto allo stato di Israele, che però sembra essere il rifugio dei peccatori che viene sventolato con una bandiera, mentre la strage continua.
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Cosa dice ancora Caracciolo? Che se si guarda semplicemente la carta della Cisgiordania, che dovrebbe pure venir aggiornata perché gli israeliani continuano ad avanzare con coloni che non sono solo violenti e decisi ma che sono pure appoggiati dal governo, non si sa proprio dove potrebbe sorgere uno stato palestinese, che forse potrebbe trovare realizzazione solo nel momento in cui Israele si suicidasse. E sta cercando di farlo, aggiunge Caracciolo che per questo dice di sentire particolare tristezza.
Infatti quello che si vede oggi, ha continuato, cioè la politica della guerra infinita che dovrebbe portare alla vittoria totale, sta invece lacerando una società, quella israeliana, che negli ultimi anni già denunciava una certa incompatibilità fra le sue varie tribù. Ed anche su Limes è stato analizzato il sistema tribale interno ad Israele, le differenze che non sono solo di sfumature ma che sono delle differenze identitarie, quelle che possono esistere tra un arabo, un ultraortodosso, un sionista laico e così via. E queste differenze sono addirittura codificate nei diversi sistemi pedagogici delle scuole, oltre che nella topografia e nella divisione degli spazi e dei quartieri. In Israele,poi, ci sono le città miste, che danno l’idea della polarizzazione di queste società fra loro.
Questo è il rischio che corre Israele, mentre, dall’altra parte, i palestinesi continuano ad andarsene per conto loro. E Caracciolo, a questo punto, cita solo un esempio macroscopico: come mai i palestinesi che vivono in Israele, che sono 2 milioni e non sono certamente cittadini di prima classe, specialmente quelli di Gerusalemme est, di fronte al massacro di quelli che dovrebbero essere i loro fratelli di Gaza non insorgono e non si rivoltano? E come mai quelli di Al-Fatah chiamano “cani” quelli di Hamas e viceversa, e come mai spesso si sparano addosso?
Ma come si fa a pensare che da una situazione del genere nasca qualcosa che si possa chiamare uno stato? Ma poi – ha continuato Caracciolo – guardiamo il contesto, in che parte di mondo siamo. Siamo in una parte di mondo che è sempre stata colonia di imperi altrui, ultimamente turchi, inglesi, francesi … dove quindi una nazionalità, una statualità, come vissuta e costruita in Europa dall’ età moderna in poi, non ha mai preso piede se non attraverso l’imposizione coloniale di un potere esterno su popolazioni locali che hanno tradizioni molto diverse e che hanno vissuto negli ultimi secoli, come minimo dalla fine dell’impero abbaside, cioè dal 1258, in situazioni di subordinazione a potenze esterne. Pertanto, secondo Caracciolo, l’idea stessa di uno stato nazionale tout court non è possibile.
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Quindi Caracciolo ha concluso dicendo che queste guerre in atto sono territorialmente molto vicine e quasi si stanno congiungendo l’una all’ altra. Ma, al di là del pericolo di un conflitto mondiale, cosa significa per noi italiani questa crisi del sistema orientale meridionale? – ha proseguito Caracciolo. Bisogna in primo luogo ricordare che, fra i grandi paesi europei, l’Italia è l’unica a non avere un accesso all’ oceano, cioè al circuito globale che dà la possibilità reale di commerciare ed importare le materie prime, che sono la base della produzione.
Ora per un paese che ha vocazione per l’esportazione e che non ha materie prime come l’Italia, un accesso all’oceano è determinante. Infatti non siamo né la Francia, né la Spagna né la Polonia né la Germania. Per fortuna resiste Gibilterra. Ma non abbiamo più la garanzia di potere attraversare Suez e Bab al-Mandeb (stretto che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden) che permette di raggiungere l’Oceano Indiano ma anche il Pacifico ed in sintesi il “cuore del mondo”.
E con questa situazione, il 50% dei traffici che passavano per il canale di Suez non ci passano più, a causa della rivolta degli Houthi, gruppo scita dello Yemen piuttosto ben armato anche di missili, che sta impedendo la navigazione. Siamo ritornati, secondo Caracciolo ed in sintesi, ai tempi di Vasco da Gama, e si deve fare la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza per andare dall’Europa all’Asia e viceversa, e questa non è certamente una soluzione ideale.
Questo aspetto, sommato al pericolo di una guerra che non solo non si spegne ma che tende a prolungarsi per incapacità o mancata volontà di spegnerla, comporta che si debba essere abbastanza vigili ed attenti su cosa sta accadendo sul pianeta.
E quello che dispiace è che quando si parla di queste cose, la si butta sempre in polemica politica. Ed i toni che vengono usati dal governo italiano, per esempio verso le manifestazioni sottolineando che sono di sinistra, ecc. ecc. non permettono di occuparsi di problemi ben più importanti. Ed il governo italiano si occupa di manifestazioni pacifiche invece che di guerre che mettono in pericolo il nostro paese in modo sempre più diretto e che sono assolutamente intollerabili perché fuori controllo.
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Se in Italia si incominciasse a separare il teatrino delle nostre polemiche politiche da questa realtà che caratterizza lo scenario mondiale, avremmo fatto un gran passo avanti, riconquistando quello spazio di realtà che ci può permettere di affrontare la rivoluzione in atto. Ma se in Italia si continua a vivere in uno spazio di rappresentazione o catastrofico o consolatorio, ma non realistico, che non corrisponde ai dati di realtà, si rischia di essere sopraffatti da ciò che sta accadendo, da questa rivoluzione in atto, e di non finire bene. E siccome siamo un paese che, malgrado tutto, ha delle risorse, ha una storia, ha un tessuto culturale come pochi altri al mondo, forse di dovrebbe fare onore a noi stessi ritrovando il senso della realtà, affrontando da protagonisti questa rivoluzione per poi, uno giorno, volgerla in positivo per noi, finendola con queste guerre. E non possiamo pensare che le guerre siano un destino, altrimenti continueremo a combatterle per sempre.
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Fin qui il professor Lucio Caracciolo, direttore di Limes, rivista di geopolitica, che ringrazio per la chiarezza espositiva, che ci ha dato una serie di spunti interessantissimi per leggere ciò che sta accadendo nel mondo. Per questo ho riportato, con 2 articoli, su www.nonsolocarnia.info questo suo intervento a ‘Pianeta terra Festival’ il 14 ottobre 2025, che anche a me ha fatto capire molte cose.
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L’immagine che accompagna l’articolo è la prima che is trova al suo interno.
Laura Matelda Puppini
https://www.nonsolocarnia.info/lucio-caracciolo-la-rivoluzione-geopolitica-mondiale-e-le-guerre-il-discorso-del-direttore-di-limes-continua/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/100842343-a0741b1a-cbd3-4a8e-bbca-55ac3aa0a1f7-1.webp?fit=1024%2C683&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/100842343-a0741b1a-cbd3-4a8e-bbca-55ac3aa0a1f7-1.webp?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀETICA, RELIGIONI, SOCIETÀRiprendo qui le interessanti considerazioni di Lucio Caracciolo a ‘Pianeta terra Festival’ il 14 ottobre 2025 che ci fanno pure comprendere quanto sta accadendo a livello mondiale. La frase di Lucio Caracciolo con cui avevo terminato la prima parte di questo intervento proposta nell'articolo intitolato 'Lucio Caracciolo. Gli Usa oggi....Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia








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