Politica nazionale e regionale: accentramento pericoloso per la democrazia e sanità verso il nulla con il sogno del privato.
Non mi sento di fare alcun augurio di Buon Anno nuovo perché con quanto deliberato a suon di decreti legge dal governo Meloni, stiamo finendo, pare, con il controllo dei tre poteri legislativo esecutivo e giudiziario in mano al governo, che ha incominciato a intervenire anche sulla Corte dei Conti, e che cerca, quindi, di sfuggire ad ogni verifica contabile. E se la dottrina politica non è una opinione, la situazione creatasi in Italia a livello governativo si potrebbe quasi definire un sistema totalitario di potere o oligarchia che dir si voglia.
Nel nostro caso non trattasi però di un unico partito che comanda e controlla il paese intero attraverso i suoi rappresentanti e con meccanismi similari a quelli in auge in sistemi che tendono al totalitarismo, ma di tre partiti fusi che perseguono gli stessi obiettivi: Fd’I, Lega e F.I., ed ormai il parlamento pare una caricatura di sé stesso. Quindi la democrazia e la Costituzione appaiono in agonia, ed il dibattito politico è uscito definitivamente dalle aule dei Palazzi romani e così da quelli delle Regioni che marciano ognuna per conto proprio con quelle di destra che pensano a copiare il governo nel metodo. E poi, con questi chiari di luna, vi è ancora qualcuno che si chiede perché i giovani, spesso laureati, se ne vanno, prima di finire in un incubo totale, nella miseria e magari in guerra, e per giunta in una guerra cercata. Ma se erro correggetemi.
Ed anch’ io incomincio a pensare di curarmi solo se necessario, per lasciare due soldi ai miei figli e nipoti per farlo, pensando a loro, ed io credo che la sanità privata in Italia succhi soldi pubblici ma abbia gli stessi problemi del ssn, e si configura più come uno specchietto per allodole che altro, sperando così i partiti al potere di mantenere consensi.
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Ed il governo ha perseguito, in questi anni, non certo i nostri interessi ma quelli delle agenzie di rating e questo lo dice chiaramente Matteo Renzi. Ma esse non danno da mangiare agli italiani, ha aggiunto.
E potete vedere anche voi un grafico che ci narra che negli anni ottanta del novecento la posizione dell’Italia, con la lira, con meno duci e ducetti un po’ ovunque e meno accentramenti e con servizi ai cittadini pubblici e solidi (sanità, istruzione ecc.) occupava una posizione anche nelle agenzie di rating ben più alta di adesso, vertiginosamente più alta, e che da allora, con Berlusconi e c., con Ue e company, tra Monti e Draghi, siamo scivolati sempre più in basso. (2). Quindi non è vero che avere solidi servizi pubblici non aiuta la nazione a più livelli, anzi. E che “il privato è bello” è quello che le destre ed anche un Pd senz’ anima ci hanno voluto far credere.
Finito poi in mille rivoli il tesoretto dei nostri padri, e svenduto un patrimonio ingente come la autonomia energetica attraverso il mantenimento della nazionalizzazione della rete elettrica, non è rimasto altro alla politica governativa, tranne forse la breve parentesi di Giuseppe Conte Presidente del Consiglio che fu caratterizzata dall’emergenza, che privare improvvisamente i cittadini dei servizi pubblici, depotenziando ampiamente il loro finanziamento e portandoli quasi al collasso, agendo senza strategia previsionale alcuna e lasciando gli italiani in un quadro futuro di massima povertà, con conseguente prevedibile crollo del terzo settore ma anche di quello industriale ed agricolo.
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Si spera in sanità e scuola che il privato riempia i buchi se ben foraggiato con milioni di soldi nostri ma non sarà così: intanto perché anche negli Usa la sanità privata è anche finanziata da privati ed ha ormai pure strutture solide mentre qui si è salvata con i soldi pubblici ed i lauti pagamenti nostri come pazienti, ma tende a coprire i settori più remunerativi, non è assolutamente preparata a coprire ogni spazio lasciato dal pubblico, soffre degli stessi problemi di quest’ ultimo, San Raffaele di Milano docet. Ma pure il settore assicurativo non è preparato ad una svolta epocale che lo veda protagonista indiscusso. E ancor oggi, almeno in Fvg, nella sanità privata lavorano per lo più medici pensionati dal sistema sanitario pubblico mentre ai poliambulatori gestiti dal privato non servono infermieri, ma qualora servissero, sarebbe una catastrofe comune. E si ricordi che meno sanità per la popolazione significa più possibilità di diffusione di virosi o infezioni senza saper far fronte alla situazione se non incrociando le dita da parte dei cittadini, e facendo magari riti woodoo, propiziatori alla fine della pandemia, da parte dei politici al governo.
Inoltre una società privata che ha sempre fini di lucro, come spiegato in un incontro anni fa da un industriale, non verrà mai in montagna perché i pazienti sono anziani, anzianissimi, con pluri – patologie e in genere solo con la pensione da poter spendere per vivere e curarsi, e non sono dei consumatori appetibili. Quindi la sanità privata si configura come una sanità per le città e per i ricchi senza nessuno studio sulla sua sostenibilità, il che significa che potrebbe andare “tutto in vacca”, per essere schietti.
E chissà perché mi sovviene quanto mi insegnò Giorgio Ferigo. Politici al potere possono pure appellarsi all’ emergenza per mettere in pratica soluzioni esecutive senza dibattito alcuno e proseguire in questo modo. Secondo voi si può applicare anche in sanità Fvg?
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Ma passo alla mia regione per completare il discorso sulla rete oncologica.
Io ancora mi chiedo cosa abbia fatto Riccardi con il piano oncologico regionale Fvg. Ne fa approvare uno, che poi non applica per mancanza del coordinatore che doveva nominare lui, promettendo invece al consiglio che il problema sarebbe stato risolto entro il 2022, poi inizia a tagliare reparti, non si sa su che piano di rete oncologica di appoggio nel 2024, perché il secondo documento vale solo per il 2025-2027 ed il primo non riporta una soluzione pratica reale; all’ ultimo momento nomina un referente che sarebbe poi il coordinatore di rete che rinuncia subito, mentre sempre la giunta nel merito ha approvato anche un breve documento nel 2023, che però è avulso dal contesto anche se riguarda lo stesso argomento ed è relativo a denaro da utilizzare, ma senza piano attuativo di riferimento. Con questa confusione, l’assessore però non accetta critica alcuna, mentre Fedriga va a Atreju a dichiarare che il ssn è finito così com’ è senza dire come sarà in futuro. Ma ditemi un po’ voi … A me sembra che l’improvvisazione imperi, una improvvisazione per noi del Friuli Venezia Giulia ed italianissimi, pericolosissima. Fra l’altro nel primo piano oncologico, del 2019, che non si sa da chi sia stato steso, è scritto che la materia è in capo all’ Arcs, ed ecco comparire il secondo piano a tempo della stessa, (considerando il primo il breve testo però specifico del 2023) quello 25-27. Poi nel ’28 si vedrà o ne farà un altro Arcs, o uno diverso ogni dg o …. Potrebbe magari entrare il privato anche in questo settore delicato, con medici argentini, del Pakistan … aspetta che ti aspetta, o che ne so, mentre gli specialisti migliori andranno all’estero. Ma se sono troppo pessimista o erro nel mio pensare, correggetemi.
Però l’assessore può gioire: infatti il Rapporto Agenas sullo stato di attuazione delle Reti Oncologiche Regionali, almeno relativamente al 2024 su dati 2023, dice che in Fvg la situazione è migliorata grazie al piano di riorganizzazione in corso (3), realizzato su quale testo preciso non è dato sapere. Infatti il primo non si sa da chi sia stato redatto, ed anche la risposta all’interrogazione di Walter Zalukar dell’assessore (4), precisava che il piano ROR era ancora da realizzare da parte di Arcs, ma Arcs ha redatto solo quello 2025- 2027. A me, ve lo giuro, pare solo un gran pasticcio guidato dalla solita mano e dai soliti dg. Ma può essere errore mio.
Nella realtà il rapporto complessivamente fa guadagnare qualche posto al Fvg, che ha dietro di sé, ora, la Provincia Autonoma di Trento ma non l’intero Trentino Alto Adige, la Sicilia, l’Umbria, la Sardegna, la Basilicata, le Marche, la Calabria e il Molise (5).
Si noti poi che Agenas prende come indicatore pure la “Mobilità sanitaria oncologica […] ovvero l’analisi degli spostamenti dei pazienti per ricevere cure oncologiche in regioni diverse da quella di residenza” (6), ma dovrebbe calcolare anche gli spostamenti interni se gravosi. Infine per Agenas gli interventi sotto soglia (25-30 interventi all’anno) in Fvg, rispetto alle altre regioni, sono stati ben pochi, ma pochi rispetto alle altre regioni sono anche gli interventi in generale, vista la bassa popolazione della nostra regione. (7).
Per quanto riguarda i centri di radioterapia, il FVG è penultimo, con 3 centri, seguito solo dalla Basilicata che ne ha 2, (8), ma nessuno ci dice se verranno potenziati o meno e le loro caratteristiche. Eppure la radioterapia è sempre più il presente e rappresenta il futuro nella cura dei tumori. Inoltre 9 su 10 di dette apparecchiature, tutte di tipo Linac e Tomoterapia per cura radioterapica di alcuni tumori, hanno più di 10 anni. (9).
Infine «L’analisi approfondita dei singoli indicatori sottolinea come ci possa essere una netta differenza tra le Regioni/P.A. totalmente performanti, anche in accordo con la loro organizzazione/governance di rete (Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte/Valle d’Aosta, Veneto e Lazio), rispetto a Regioni/P.A. in cui il raggiungimento della performance di esito è legato maggiormente alla produttività di singoli centri che avocano a sé elevata capacità produttiva e soddisfacimento della domanda interna ed esterna alla rete, anche se tuttavia non integrato in un sistema di rete (Lombardia e Friuli Venezia Giulia)». (10).
Quindi si legge anche su questo testo che il Piano Fvg per la rete oncologica è quello del 2019, e «sono presenti atti relativi alla governance della Rete, tuttavia non sostenuti da finanziamenti dedicati sulla base di analisi epidemiologiche e dei volumi di attività (come da PNE) inerenti alla governance, alle strutture e al personale necessario al funzionamento della Rete, che assicurino la sostenibilità delle strategie di continuità operativa» (11). «Inoltre, viene dichiarato che è stato avviato il processo di digitalizzazione della rete mediante cartella clinica oncologica informatizzata presente e un sistema efficace e riconosciuto di collegamento in rete tra l’attività ambulatoriale/screening e il FSE del paziente». (12).
Ma in Fvg fra le strutture che erogano servizi di oncologia ce sono molte private, che quindi esulano dal controllo pubblico e non sono tenute ad avere cartella clinica oncologica alcuna visibile ad altri, e sono Policlinico città di Udine o Casa di cura Città di Udine, Sanatorio Triestino S.p.a., Salus, Casa di cura San Giorgio di Pordenone.
Agenas ha quindi posto come suggerimento all’Assessore, dato che pare faccia tutto lui: l’importanza di incentivare lo stato di attuazione dei processi di governance e dei percorsi del paziente con particolare attenzione alla attribuzione di risorse economiche adeguate allo sviluppo e implementazione della rete; di attivare e portare a compimento i processi per la transizione digitale. (13). Quindi Agenas non ha mai detto di sopprimere qualcosa su mero dato aritmetico senza studiare bene il problema.
Ha poi sottolineato l’importanza di focalizzare l’operato della Rete in una reale continuità dell’assistenza al paziente tra i nodi per ottimizzare il percorso, ridurre i tempi di attesa (chirurgia, diagnostica, terapia) ed assicurare la prossimità delle cure mediche specie per i pazienti oncologici in fase avanzata/cronica di malattia. (14).
Ed ha evidenziato che, per quanto riguarda l’ottimizzazione dei servizi e la sostenibilità delle chirurgie ad alto impatto e ad alta specialistica (toracica, addominale come chirurgia del pancreas e dello stomaco, e ginecologica in particolare l’ovaio) si nota che: per il tumore della mammella: 7 centri sono sottosoglia, e sarebbe importante concentrare la casistica; per il tumore del polmone: concentrare la casistica nei due centri di Udine e Trieste; per il tumore della prostata: concentrare la casistica nei centri già individuati dalla regione; per il tumore dell’ovaio, stomaco e pancreas: concentrare le chirurgie maggiori individuando due soli centri regionali per l’ovaio e lo stomaco, un unico centro per il pancreas e vie biliari con GOM e approccio multidisciplinare. (15).
Anche ad Agenas pare che non sia chiaro il percorso di presa in carico del paziente oncologico e raccomanda di porre in essere le azioni necessarie per la definizione dei PDTA e conseguente diffusione. (16).
In relazione alle prestazioni ambulatoriali per chemioterapia e radioterapia, si nota una ottimale presa in carico dei pazienti residenti su tutto il territorio, in particolare in provincia di Pordenone e di Trieste che gravita sui centri oncologici di riferimento. Per la provincia di Udine si fa presente che l’indice risente anche della geografia ed orografia della azienda. (17). Quindi Agenas dice all’assessore di tenere conto del dato geografico per Udine e delle distanze. Ma non dovrebbe essere l’assessore o solo un dg, che ci continua a parlare solo di lavori pubblici ospedalieri (18), a decidere su temi così complessi, che non si affrontano certo lamentandosi o alzando armi o scudi.
E risulta un problema per il malato oncologico o che potrebbe avere un tumore anche l’avere o non avere un medico di base, problema non evidenziato da Agenas.
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In Fvg attualmente mancano molti medici di base e parlano i dati.
Il primo articolo che ho trovato che fotografa la situazione catastrofica del Fvg a livello di sanità territoriale si intitola: “Troppo pochi i professionisti. Gli Asap non sono la soluzione”, è stato scritto da Francesco Fain ed è stato pubblicato da ‘Il Piccolo’ il 29 dicembre 2025, e tratta, dati alla mano, della carenza catastrofica di medici di medicina generale in tutta la regione, con particolare riferimento al goriziano. Lì il servizio di medicina di base è ricoperto dagli ASAP, cioè dagli Ambulatori Sperimentali di Assistenza Primaria, soluzione provvisoria come quella dei medici di vallata, che seguono esclusivamente i cittadini «che in seguito alla cessazione del proprio MMG e dell’esito negativo di tutte le procedure previste dall’ACN per il conferimento di un nuovo incarico, sono rimasti senza la possibilità di effettuare la scelta di un nuovo medico». (19). Tutto questo per dire che è un servizio provvisorio per chi è rimasto senza MMG perché l’Azienda Sanitaria non trova medici di base da assumere, ma è meglio, nei testi ufficiali, dare sempre la causa al cittadino. Inoltre i medici nella Asp non sono sempre gli stessi e questo non permette un dialogo tra paziente e professionista.
L’ articolo dice che così non si può andare avanti, e concordo, e riassume la situazione regionale riportando dati precisi: nel goriziano 19.275 pazienti risultano essere senza Mmg, di cui 6.000 nella sola città di Gorizia; con la punta maggiore nell’alto isontino; in Carnia il 33,3% dei residenti risulta sprovvisto di Mmg, ma qui, dico io, la situazione è tragica per le distanze e l’accentramento di servizi sanitari ad Udine, che può distare anche 100 chilometri dal paese di residenza; a Trieste, divisa in due distretti sanitari, la situazione non è migliore: manca il medico di base al 14% della popolazione in un distretto, al 20% nell’altro, che sommati danno un 34% di abitanti nella più grande città del FVG senza medico di base.
Ma in provincia di Udine non va meglio. Lara Boccalon, nel suo: “Le zone carenti di medici di medicina generale” Sottotitolo: “La regione ha pubblicato il nuovo avviso sul bollettino ufficiale. Resta alto il numero di posti scoperti. Posizioni differenziate tra i sindacati” (20) scrive che «Le zone carenti di medici di medicina generale in regione sono sempre poco più di 400, 404 per la precisione: 137 in Asugi, il grosso a Trieste e Gorizia città e a Monfalcone, 153 nell’Azienda sanitaria Friuli centrale con l’ambito di Udine che da solo ne conta 27, il più scoperto, ma non va meglio nell’Alto Friuli, nella Bassa friulana e nel codroipese. Nell’azienda sanitaria Friuli occidentale sono 114, con Pordenone e Sacile che insieme ne contano più della metà. (…). Non pare esservi inversione di tendenza, il ricambio è minimo, commenta il presidente regionale dello Snami Stefano Vignando secondo il quale i numeri confermano che così come è oggi la medicina generale non attira più i giovani. A suo avviso per la sempre troppa burocrazia, il futuro incerto con il ruolo unico e le Case di Comunità, il trattamento economico non più attrattivo vista la perdita del potere d’acquisto di oltre il 60% in 30 anni […], l’assenza di vere tutele, soprattutto per le donne sempre più numerose nella professione». (21).
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In questa situazione del sistema sanitario nazionale e regionale, che tende ad essere sempre meno pubblico e sempre più regalato ai privati, veniamo a sapere dalla Caritas che in Italia ormai ci sono 5,7 milioni di poveri assoluti, con un aumento esponenziale negli ultimi 10 anni, pari al 43,3 % (22) su una popolazione di 58,9 milioni di abitanti, in che significa quasi il 10% degli stessi. E non si sono ancora applicate le nuove trovate dell’ultimo decreto economico. Ditemi voi come si fa ad attuare, per una popolazione stremata, un sistema sanitario privato anche solo parzialmente intaccando la legge relativa all’ istituzione del ssn, senza far cadere tutta l’economia, dato che se si spende in salute, fra l’altro senza certezza dei risultati, quello che si ha, magari indebitandosi, non si può spendere in altro.
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Alcuni dati per le Aziende sanitarie del Fvg, poco confortanti e molto: “Speriamo che me la cavo”.
La situazione a Trieste vede recentissimamente e pomposamente inaugurare la Casa della Comunità dell’Ospedale Maggiore, con gran articoli sulla stampa locale, ad iniziare il nuovo corso Fedrighiano e Riccardiano “largo alla medicina territoriale” … Ma ahimé, Adesso Trieste e Patto per l’Autonomia ci avvisano che «L’apertura della Casa della Comunità dell’Ospedale Maggiore sta […] producendo effetti negativi su un sistema di sanità territoriale già in forte difficoltà, a partire dalla chiusura di due Microaree come Vaticano e Campi Elisi, avvenuta senza alcuna comunicazione agli utenti.
Questa operazione evidenzia – continuano i due gruppi politici nel loro comunicato congiunto – una gestione opaca e contraddittoria delle politiche sanitarie: invece di rafforzare i servizi di prossimità, si spostano risorse e personale da presidi già fragili per alimentare nuove strutture, che rischiano di rimanere scatole vuote. Il trasferimento delle figure di riferimento delle Microaree nella nuova Casa della Comunità conferma un approccio che indebolisce il modello territoriale, con la complicità delle istituzioni coinvolte nei protocolli che avrebbero dovuto tutelarlo». (23).
Quindi passiamo a Pordenone. Qui la situazione è quasi comica.
Infatti dopo una inaugurazione fasulla poi contestata dal Ministro Ciriani, ora si è giunti a quella reale con ulteriori squilli di tromba, con un aumento persino di posti letto in medicina, reparto però ingestibile per mancanza di personale infermieristico che è pochissimo visto il numero di ricoveri per il picco influenzale. Ma mancano anche i posti letto. Ed ecco allora la soluzione emergenziale, tanto tutto è sempre emergenza quando nulla è pianificato e programmato, alcuni pazienti sono spostati nel vecchio ospedale, (24) con il personale sanitario carente. Complessivamente in medicina 1 e 2 mancano 20 infermieri (25) e almeno 7 medici e quelli presenti corrono qui e là, e solo 16 medici su 29 possono lavorare di notte perché alcuni sono specializzandi e non possono prestare servizio da soli. Infine da mesi il reparto dialisi ha un numero insufficiente di infermieri costringendo quelli in servizio a turni massacranti ed anche di 12 ore. (26). Insomma più che di professionisti della salute ormai coloro lavorano in sanità Fvg, settore pubblico, paiono trasformati in novelli “Cipputi”. E se nessuno vuol più venire al lavorare qui, un motivo ci sarà.
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Asufc. Azienda sanitaria o per lavori pubblici ed immobiliari?
Poi parliamo succintamente di Asufc, ove si sta perdendo ogni speranza. Denis Caporale continua a pensare che fare una politica ‘immobiliare’ in sanità sia fondamentale quando serve urgentemente personale. Infatti dall’articolo già citato in nota 18, intitolato: ““Ospedali ed ex- Micesio. Piano da 200 milioni dell’Azienda Sanitaria”, in Messaggero Veneto, 30 dicembre 2025, si viene a sapere che il Direttore Generale spenderà ben 200 milioni, (oltre forse la cifra per l’acquisto della palazzina credo già sborsata), per adeguare l’edificio ex- Micesio, che apparteneva a La Quiete, per farne, se ho ben capito, una specie di centro per malati mentali. Inoltre Caporale ha in programma, per la sanità friulana, la demolizione di una palazzina del Santa Maria della Misericordia e l’allargamento dei locali del Pronto Soccorso di Tolmezzo già per oltre metà privatizzato, di quello di San Daniele e Palmanova. Peccato che nessuno sa chi vi andrà a lavorare.
Inoltre Asufc ha fatto un altro acquisto di un immobile, pagato Dio solo sa quanto, a Gemona del Friuli, e trattasi dell’intero palazzo che ospitava l’agenzia delle Entrate, di cui è già stato acquisito (e pagato sempre con soldi nostri) il progetto per l’adeguamento, che servirà poi per non ben precisi “servizi sanitari”, e a Latisana Asufc investirà un milione per completare la radiologia, che potrebbe finire o è già finita ai privati. (27).
In sintesi io, che sono però anziana, e se erro vi dico subito di correggetemi e mi scuso per aver pensato questo, ritengo che si costruiscano sempre a nostre spese edifici nuovi e belli, spendendo un mare di soldi nostri in altro invece che nel sistema sanitario pubblico ed in personale, per poi passarli al privato con la scusa che non si trova medici ed infermieri che vogliano venir a lavorare in questa accozzaglia di pubblico e privato, mentre noi cittadini boccheggiamo. E basta vedere che mentre si sogna ancora un po’ in Asufc, di costruire pure piramidi, nel periodo natalizio è rimasta in servizio il primo giorno del 2026, quasi un segnale premonitore per il futuro, UNA SOLA GUARDIA MEDICA PER 160.000 CITTADINI per Udine e dintorni, fra l’altro di stanza a Feletto Umberto. (28). Io i disares ancje: cumò vonde. Infine con una semplice nota Asufc ha informato i cittadini che gli ambulatori di Assistenza Primaria di Cervignano, Santa Maria La Longa, San Giorgio di Nogaro, Palmanova – Ialmicco, Gonars e Marano Lagunare sarebbero rimasti chiusi dal 2 al 5 gennaio 2026. (29). E già, mi vien da pensare, chi ben comincia è a metà dell’opera.
Quindi , sempre sul Messaggero Veneto del 30 dicembre 2025, è comparso un altro articolo, a fianco del precedente, intitolato: “Gli obiettivi di Caporale “Liste di attesa ridotte e più servizi territoriali”, ove pare che il Direttore Generale di Asufc già ci prepari all’accentramento, come vorrebbe anche Riccardo Riccardi, di alcune tipologie di malattie oncologiche, con il rischio di far saltare tutto il sistema, ma seguendo pari pari la linea assessorile, con una fissazione quasi punitiva direi, nel togliere la chirurgia della mammella a Tolmezzo, senza ragione, ma se erro correggetemi. Infatti io ho letto il Rapporto Agenas e l’ho scaricato, e non obbliga alcuno tassativamente a tagliare qualcosa. Ma cosa volete, la Carnia vale poco in termini di voti.E ci parla pure di un opera a cui Caporale si dedicherà da aggiungere alle altre: la realizzazione di un grande parcheggio al Santa Maria della Misericordia.
In compenso hanno aggiunto un numero di telefono unificato 116117 (Numero Europeo Armonizzato che non so cosa voglia dire) che nessuno ricorderà mai, in particolare se legge le cifre a 2 a 2, che però, se ho ben capito, non raggiunge i numeri con prefisso o a cui non serve porre davanti un prefisso, che dovrebbe esser utilizzato per risposte a problemi di continuità assistenziale. In questo nuovo servizio lavoreranno ben 44 operatori ma poi …. (30). Figurarsi, qui ormai funziona tutto circa – quasi … magari in attesa dei privati che sono pieni zeppi di medici stranieri o pensionati dal pubblico … e senza controllo alcuno essendo ditte private, appunto …. Ma poi a me pare che il problema sia che questi politici e dirigenti fanno tutto sulla carta come se il personale non servisse in sanità, e continuano a parlare di telemedicina a cui si può applicare il detto, valido inizialmente per l’araba fenice e lievemente modificato: “Che ci sia ciascun lo dice, cosa sia nessun lo sa”! O tempora o mores!
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Solo perché non mi si dica che sono fissata con la sanità che va malissimo, ma per portare dati, considerazioni e riflessioni a sostegno del mio pensiero, questo articolo ho scritto, senza voler offendere alcuno. E se ho capito male qualcosa mi scuso subito e se sbaglio correggetemi. Buon 2026 a tutti, politici e dirigenti sanitari Fvg compresi. Ma potreste pensare con i nostri soldi di assumere medici ed infermieri e cambiare la vostra ottica che pare vada contro il sistema pubblico? Perchè Noi “CHE SIAMO IL FVG” vorremmo curarci in un sistema efficiente e vicino, cioè territoriale non solo a parole. Grazie.
Laura Matelda Puppini
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Note.
- Dove stiamo andando a finire con questo governo, mentre Fedriga si lamenta e concorda ad Atreju sul por fine al ssn e sul limitare il numero di ospedali sul territorio. In www.nonsolocarnia.info.
- https://www.key4biz.it/trentaquattro-anni-di-rating-sullitalia-il-lungo-crollo/429941/
- Reti oncologiche: AGENAS presenta dati Rapporto 24 in: aiop.it.
- Interrogazione orale di Walter Zalukar all’assessore Riccardo Riccardi, del 28 aprile 2022, risposta dell’Assessore. (Da registrazione).
- Sesta indagine Nazionale sullo stato di attuazione delle Reti Oncologiche Regionali. Rapporto 2024 su dati 2023. Allegato a: 27 maggio – AGENAS ha presentato lo stato di attuazione delle Reti oncologiche, in: https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/2583-27-maggio-agenas-presenta-lo-stato-di-attuazione-delle-reti-oncologiche, p. 37.
- Ivi, p. 39, che non mi pare siano pochi ma sono espressi in valore assoluto.
- Ivi, p. 56- 61. Si noti che in queste pagine le regioni sono poste in grafico in ordine alfabetico.
- Ivi, p. 62-63.
- Ivi, p. 63.
- Ivi, p. 64.
- Ivi, p. 183.
- Ivi, p. 195.
- Ibidem
- Ivi, pp. 195-196.
- Ivi, p. 196.
- Ibidem.
- l’articolo “Ospedali ed ex- Micesio. Piano da 200 milioni dell’Azienda Sanitaria”, in Messaggero Veneto, 30 dicembre 2025.
- https://asugi.sanita.fvg.it/it/schede/medico/asap.html.
- In: https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2025/11/le-zone-carenti-di-medici-di-medicina-generale-5ac70391-1b26-4e84-9e1c-2709d99180d5.html.
- Ibidem.
- https://tg24.sky.it/economia/2025/11/15/poverta-assoluta-italia-dati-caritas.
- Comunicato Adesso Trieste- Patto per l’Autonomia, 30 dicembre 2025. https://www.facebook.com/adessotrieste?locale=it_IT
- “Virus e poco personale. Pazienti spostati nel vecchio ospedale”, in: Il Gazzettino, 31 dicembre 2025. (Foto Parziale dell’articolo in: https://www.facebook.com/groups/osservatoresanitariofvg/posts/1920645301861740/.
- Ferie e malattie, ospedali in crisi, in: Il Gazzettino, cronaca di Pordenone, 24 dicembre 2025. Per la situazione dell’ospedale di Pordenone cfr. anche: Nuovo ospedale, più posti letto ma non ci sono infermieri: “Una presa in giro per i malati”
https://www.pordenonetoday.it/politica/aumentano-posti-letto-carenza-infermieri-tomasello.html - “Virus e poco personale, op. cit.
- Chiara Dalmasso, “Ospedali ed ex- Micesio. Piano da 200 milioni dell’Azienda Sanitaria”, in Messaggero Veneto, 30 dicembre 2025. Per la possibilità di privatizzare la radiologia di Latisana, così si legge in: https://www.facebook.com/TgrRaiFVG/posts/dopo-la-privatizzazione-del-pronto-soccorso-di-latisana-ora-si-parla-di-privatiz/973110755003917/: «Dopo la privatizzazione del Pronto Soccorso di Latisana ora si parla di privatizzare la sala gessi, parte della radiologia e anche altri 2 ambulatori dello stesso ospedale». 25 marzo 2025.
- Guardia medica, una per 160mila abitanti, in Il Gazzettino, 2 gennaio 2029.
- Ibidem.
- “Sanità territoriale, arriva il 116117: ecco come funzionerà in Regione, in Il Gazzettino, 2 gennaio 2026.
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L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.corrierenazionale.net/2025/11/30/privatizzazione-del-servizio-sanitario-nazionale-i-dati-che-nessuno-vuole-vedere/. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/politica-nazionale-e-regionale-accentramento-pericoloso-per-la-democrazia-e-sanita-verso-il-nulla-con-il-sogno-del-privato/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/foto-copertina.png?fit=600%2C600&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/foto-copertina.png?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀNon mi sento di fare alcun augurio di Buon Anno nuovo perché con quanto deliberato a suon di decreti legge dal governo Meloni, stiamo finendo, pare, con il controllo dei tre poteri legislativo esecutivo e giudiziario in mano al governo, che ha incominciato a intervenire anche sulla Corte dei...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




Su https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/03/disuguaglianza-sanitaria-rinuncia-cure-istat-notizie/8240180/ è comparso un articolo a firma di Giuseppe Pignataro intitolato “In Italia la diseguaglianza ha una nuova forma: il tempo di attesa per curarsi. Così un diritto diventa privilegio”. In esso si legge che in Italia, per quanto riguarda la salute, esiste una nuova forma di diseguaglianza creata, quella che risponde al quesito: “Quanto tempo puoi aspettare?” … per una visita, per una diagnosi, per un referto, per una cura. “Tempo che quando manca si trasforma in rinuncia”. E quando la rinuncia diventa un’abitudine statistica, un diritto costituzionale smette di essere un diritto: diventa una speranza. Nel 2024 secondo l’Istat, ha rinunciato a visite ed accertamenti pur avendone bisogno, il 9.9% della popolazione, circa 5,8 milioni di persone. Un anno prima erano il 7,6%. La gran parte rinuncia per le liste di attesa, altri per motivi economici altri ancora per la scomodità di raggiungere i servizi.
Parallelamente è aumentato il ricorso al privato. E vi sono segni chiari di “fatica strutturale” nel reggere del ssn e vari ssr al seguito, con questa impostazione post covid. E la rinuncia alle cure attraversa ogni classe sociale, è più comune fra le donne e il picco si osserva nella fascia di età fra i 45 ed i 54 anni. Nel frattempo e con questa situazione, le famiglie hanno pagato ben il 22,3% della spesa sanitaria totale di tasca propria, cifra che si colloca oltre la soglia del 15% raccomandata dall’Oms per non mettere a richio accessibilità ed uguaglianza. “Quasi un euro su quattro è sborsato dai cittadini: è la privatizzazione come gesto quotidiano, non come riforma”. Questo dato è causato da un sistema sanitario pubblico che promette ancora universalismo mentre distribuisce attese ed al contempo da un mercato che offre velocità a chi può pagare, ma non bontà delle cure e capacità dei professionisti dico io. I dati parlano chiaro, è inutile che i politici ci vendano fumo.