Porzus. Storie osovane di carattere anche politico.
Cari lettori, un problema mi ha sempre assillato: perché Giacca, con trenta dei suoi salì alle malghe? Perché ai processi per gli uccisi a Topli Uorh e Bosco Romagno, incentrati su italianità sloveni rapporti fra Pci e Pcs e dominati dal tentativo di coinvolgere il Pci tutto ed in particolare la Natisone, mi pare proprio non sia emerso con certezza il motivo preciso che spinse Giacca alle malghe con, presumibilmente, una trentina di uomini, il che resterà per sempre un mistero permettendo di aprire la via a più ipotesi ed allo stesso tempo a nessuna?. Però si legge pure che Marino, Marco e Valerio reputo in momenti diversi ed i primi due non ai processi, indicarono la causale che li avrebbe determinati a salire a Topli Uorh nel «tradimento che “certi comandanti della Osoppo” avrebbero commesso in danno ai combattenti del Corpo Volontari della Libertà», (1) facendo ipotizzare che qualcosa sapessero pure i gap sui rapporti con il nemico di alcuni comandanti osovani, e che, per questo, li ritenessero dei «traditori, reazionari e spie». (2). Ma non si sa cosa c’entrassero Bolla ed altri semplici partigiani in quanto andrò esponendo qui. Ma certamente bisogna aver sempre presente, in questa ‘dannata’ storia, il gruppo cattolico che univa Verdi, Aurelio, Mario in parte, Vico, Miro, Paolo/Berzanti, forse don Candido Redento Bello, Goi Raniero Persello, qualche altro e don Lino Aldo Moretti, che resta una fonte per tutte queste vicende come pure un protagonista.
Inoltre da ottobre 1944 sino al febbraio 1945 la Osoppo pareva essere in difficoltà e oggetto di non si sa quali malelingue, tanto che don Moretti scriveva pure alla Dc: «Si prega di far contropropaganda alle voci secondo le quali la Osoppo sarebbe in disfacimento, o sarebbe compartecipe di azioni d’una violenza riprovevole: tutti i nostri dovrebbero essere edotti della nostra vera attività e degli scopi che perseguiamo sia nel campo militare che nel politico». (3).
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Per quanto riguarda Francesco De Gregori, Bolla, romano, figlio di un funzionario vaticano, ufficiale effettivo del Regio Esercito Italiano con anni di formazione militare alle spalle nelle scuole fasciste e passato dopo l’8 settembre 1943 subito alla resistenza, non si può pretendere né che fosse filo- comunista né filo-slavo ma, leggendo il suo diario, pare proprio che egli tentasse, anche alla vigilia dell’eccidio, di comandare il suo gruppo, assottigliatosi parecchio dopo il Proclama Alexander, tra diverse difficoltà di approvvigionamento. Però egli comandò pure l’azione punitiva verso la popolazione locale di Cancelier e Salandri, che si era impadronita del risultato di un lancio per l’Osoppo, avvenuta a ridosso dei fatti detti di Porzûs, a mio avviso fatto di una certa gravità, ma che non ho letto sia stato preso in considerazione nel corso dei processi. (4).
Francesco De Gregori era cattolico ed era un ufficiale di mestiere, e non ci consta abbia avuto contatti diretti con il nemico. Inoltre Lino cita l’esistenza di più lettere che Paolo/Berzanti avrebbe indirizzato al CLNP di Udine circa dissidi sorti fra il comando della I Brigata, in mano a De Gregori e il Comando Divisionale osovano, ma era stato dato ordine ai democristiani di fermarle prima che giungessro a destinazione, mentre don Moretti aveva scritto a Paolo di tenere all’ interno le beghe personali. E così don Moretti: «Prego anche i responsabili di Udine (della D. C. n.d.r.) di orientare Paolo in modo che impedisca ad ogni costo una crisi in seno al comando che non avrebbe nessun motivo di essere, dato che nessuno mette in dubbio il valore e le capacità di Bolla». (5). E questo ci fa capire come non ci fosse unità di intenti fra un reale comandante militare e il giovane politico.
Quanto scritto da don Lino alla Dc udinese, (che di fatto con l’Arcivescovo, i sacerdoti partigiani, pare da questo testo interferisse continuamente con la lotta di liberazione per condurla a propri fini, persino intercettando e facendo sparire missive), ci fa capire quanto sia difficile comprendere alcuni aspetti della storia resistenziale in Friuli quando, forse solo qui, ci fu questa intromissione pesante della gerarchia ecclesiastica e del Partito dalla stessa dominato in aspetti bellici e politici. E temo che l’Arcivescovo guardasse a quanto accaduto in Spagna più di altri. Inoltre questa lettera di Lino alla Dc ci svela un conflitto tra Berzanti e De Gregori su come condurre la Brigata ai tempi del Comando Unico Bolla/Sasso, originato dal Berzanti, di cui nulla si sapeva. Presumibilmente Bolla era troppo uomo d’arme e ligio al dovere, lo ripeto, per un giovane politico democristiano come Paolo allora. Ed anche quando la Turchetti fu accompagnata alle malghe, inviata da Tullio, cioè Dino o Leonardo Bonitti, allora capo del Nucleo Investigativo a cui era appena giunto in sostituzione di un altro partigiano, Bolla non c’era e non fu entusiasta di trovarsela fra i piedi, anzi fu quasi stizzito. Pertanto scrisse e riscrisse al CLNP che, se doveva giudicarla lui, gli mandassero i capi di accusa, ma morì, guarda il destino, assieme a lei senza aver ricevuto risposta alcuna. (6).
Inoltre quando De Gregori morì egli era, di fatto, operativo solo con il piccolo gruppo della prima Brigata, mentre il più volte citato Gruppo Brigate Osoppo dell’Est al suo comando, già previsto nella riorganizzazione osovana, il 7 febbraio 1945 era stato da poco creato e forse Giacca, uccidendo Bolla, fece anche un piacere a qualcun altro. Ma non lo sapremo mai.
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Infine, per capire che potere avesse l’ala democristiana della Osoppo e la gerarchia cattolica udinese, bisogna ricordare che: essa aveva in mano il CINPRO, cioè il Centro Informazioni Provinciale del CLNP, che diramava un suo bollettino. Il CINPRO aveva due sedi che si trovavano ad Udine (allora la provincia di Pordenone non esisteva), una al Tempio Ossario ed una alla chiesa della Madonna del Carmine, ove operava attivamente don Valentino Pravisano, nome di copertura Conte. E così scrive l’osovano Chiesa in forze allo stesso. nel suo diario: «Collaboravo con Verdi e don Aurelio (don Ascanio de Luca), parroco di Colugna. Poco dopo entrai in contatto con Barni e assieme incominciammo a operare alla redazione di quel notiziario informativo che sarà chiamato CINPRO (Centro Informazioni Provinciali). Era un lavoro particolare che, oltre a fornire notizie a tutte le unità combattenti, consisteva nel preparare documenti contraffatti. I moduli in bianco ce li procurava “don Aurelio”. Ci si ingegnava, poi, a imitare firme e a costruire timbri falsi». Il bollettino veniva diramato dovunque e le informazioni, come per ogni esercito, giungevano dalle diverse componenti oltre che da operativi sul terreno. Il CINPRO era guidato da Ottavio, il colonnello Morra, coadiuvato da Valerio e dal già citato don Conte. (7).
E per comprendere che tipo fosse don Ascanio De Luca basta leggere cosa scrive di lui Giorgio Gurisatti, Ivo, della terza Brigata: «La sera del 18 luglio mi trovavo di guardia in quel luogo [Anduins N.d.r.] con la mia squadra quando capitò lì un comandante morale della Osoppo, uno dei suoi fondatori, don Ascanio De Luca (Aurelio) che stava recandosi a Tramonti per un ‘lancio’. In montagna indossava una divisa da ufficiale». (8). E, rivolgendosi a lui, Gurisatti lo chiamò ‘Comandante’ (9), e riporto questo perché ci si renda conto di quanta influenza avesse questo sacerdote fra alcuni partigiani, quando gli era stato dato, dopo la crisi di Pielungo, unicamente il compito di Cappellano militare in una della Divisioni OF, delegando ai sacerdoti la scelta di dove operare. (10).
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Invece è sicuro e plausibile che partigiani osovani, dopo l’accordo di passaggio della Natisone sotto il Comando Militare del IX° Corpo, avessero incominciato a parlar male dei garibaldini e degli sloveni, diffondendo informazioni false e tendenziose tra la gente, cercando pure di creare un ambiente ostile alle altre formazioni partigiane operative in quei luoghi, e sbandierando l’italianità come motivazione, quando c’erano ancora l’Ozak e mesi di lotta davanti. E il movimento partigiano poteva risentire notevolmente se la popolazione veniva messa contro di lui.
In quel periodo vi furono più contrasti con la Osoppo, alcuni da me riportati in quanto allegati al documento, datato 21 dicembre 1944, con cui il Comando della Divisione Natisone comunicava al Corpo Volontari della Libertà; alla Delegazione Triveneta Brigate “Garibaldi”; al Comitato di Liberazione Nazionale A.I. (Alta Italia); Al Comitato di Liberazione Nazionale P. (Provinciale) l’avvenuto passaggio della Divisione Garibaldi “Natisone” sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata Sloveno e la situazione creatasi in seguito a tale avvenimento. (11).
Inoltre la Picelli, con una sua missiva del 30 novembre 1944, ricordava che era giunta notizia in quel momento dell’uccisione del fratello del compagno Rocco, comandante di battaglione nella Picelli e già garibaldino dell’ex btg. Tarcento nei pressi del cimitero di Savorgnano, mentre stava rientrando in bicicletta. «Naturalmente anche qui si tratta dei soliti sconosciuti Osovani» (12)- riportava il documento.
Ma dallo stesso documento si viene anche a sapere che a Cortale un centinaio di osovani avevano asportato un grosso quantitativo di pasta e farina destinato ai garibaldini della Picelli, azione riportata poi anche in allegato alla missiva sul trasferimento della Natisone sotto il ocmando operativo del IX Corpo. Quindi detto bottino era stato recuperato grazie ai gap, ma ne era seguita una lettera degli osovani contro i garibaldini. (13). Insomma si lottava allora, in tempo di guerra, per il cibo. Comunque poi su di un altro documento si legge che il passaggio sotto il IX° Corpo della Picelli, con conseguente cambio di zona operativa, avrebbe posto fine a problemi similari con gli osovani, e quindi si era cercata una soluzione pacifica. (14).
Si ha notizia quindi di una possibile provocazione osovana avvenuta a Taipana, di cui parla una lettera intestata “Corpo Volontari della Libertà. Comando Osoppo Brigate Osoppo dell’Est – datato 25 gennaio 1945 – con oggetto “Incidente di Taipana, regolarmente protocollata. Essa era stata inviata al Comando del I° Battaglione Operationega staba za zapaduo primorsko in risposta ad una missiva del 18 gennaio 1945 con cui gli sloveni lamentavano che tre osovani dalla prima Brigata avevano parlato molto male, con la popolazione, delle Armate di Tito. Bolla e Paolo, firmatari della lettera, rispondevano di aver aperto una inchiesta interna da cui era risultato che non era vero. Comunque, a dimostrare come Bolla si comportasse in modo ineccepibile come ufficiale, chiedeva nuovamente agli sloveni un incontro diretto per parlare della questione. (15).
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Ma pure Guido Pasolini, Ermes, osovano della I^ Brigata, figlio di un militare di carriera, era entrato in conflitto con due partigiani sloveni a Cornappo il 10 dicembre 1944, che aveva fermato impedendo loro il passaggio. Egli quindi li aveva apostrofati esprimendo loro tutta la sua disapprovazione per il fatto che essi, pur essendo nati in territorio italiano ed educati in Italia, facessero parte di formazioni di combattimento sloveno. «Ha dichiarato ad essi, come risulta dall’accluso rapporto, che i Garibaldini della Divisione d’ Assalto Garibaldi “Natisone” non sono dei veri italiani e che non combattono per la libertà, ma per gli sloveni ed i comunisti. Ha detto, inoltre, che i veri italiani non sono quelli che si fregiano con la stella rossa, ma quelli che portano il tricolore. In seguito, dopo aver chiesto ai due compagni se essi fossero mobilitati o volontari, ha terminato invitandoli a raggiungere le formazioni osovane, seguendo l’esempio di altri partigiani, perché solo in quelle essi avrebbero potuto combattere per la vera libertà. Ha aggiunto, infine, che nelle formazioni osovane non avrebbero trovato i commissari i quali fucilano quelli che non condividono le loro idee. In seguito al rapporto dei due compagni sloveni, questo comando (della Divisione Natisone n.d.r.) ha provveduto al fermo del patriota Ermes, […]»
Rimando, per non ripetermi alle dichiarazioni difensive rese da Guido Pasolini verbalizzate, già riportate, come quanto aveva fatto, nel mio su www.nonsolocarnia.info: “Un documento importante. La trasmissione dell’avvenuto passaggio della Divisione Garibaldi “Natisone” sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata Sloveno e la situazione creatasi in seguito a tale avvenimento, con i 5 allegati presenti. Da: Istituto Gramsci.” (16).
Ma anche don Lino scrive tranquillamente che egli, fino alla fine di gennaio 1945, si era mosso per guadagnare e incrementare le simpatie verso la Osoppo, persuaso che il contatto diretto con le persone valesse più di tutto. E dichiarò pure di essersi portato in ben 45 paesi a parlare con persone influenti e a patrocinare “la nostra causa” perché la Osoppo venisse stimata ed appoggiata. Inoltre nel febbraio 1945 scriveva di aver avvicinato, sempre muovendosi in bicicletta, per altri 27 paesi, impegnandosi pure a creare dei propagandisti democristiani che potessero continuare il lavoro da lui svolto inizialmente. (17). Pertanto è presumibile che il giovane Pasolini facesse parte di questa rete, e pare che don Lino avesse proprio una sua base di appoggio nel gruppo osovano dell’est. (18).
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Poi … poi quando si avvicina la fine della guerra, ecco che Verdi e Aurelio, con Mario e Vico, i 4 comandanti osovani alternatisi al potere nella Osoppo, se si esclude la brevissima parentesi di Abba e Spartaco, decidono di chiedere conto anche a Lino del suo operato, mostrandosi risentiti nei suoi confronti ed accusandolo di ingerenza in cose che non lo riguardano, in quello che pare proprio un chiaro tentativo di estromissione dal potere futuro del noto sacerdote, dopo che il prete aveva cercato di organizzare un convegno dell’Osoppo dell’Est (19), da parte di coloro che paiono già essersi accordati e che gli chiedono conto di quanto fatto nella resistenza.
Moretti, in questa missiva, precisa pure che si era dato da fare per spedire al governo del Sud un tramite che perorasse la causa nazionale del Friuli (20), leggasi l’attività antislava e slovena. Per quanto riguarda poi la sua attività di propaganda per la Dc, di cui secondo lui era a conoscenza il Cln ma forse solo chi era di quel partito, la riteneva una rappresentanza conosciuta ma confidenziale e svolta alla buona, come se avesse potuto far diversamente, dico io. Inoltre si comprende da questa lettera che egli aveva avuto dei dissidi con Verdi od Aurelio che pare fossero i veri ed eterni capi della Osoppo. Infine all’ accusa dei quattro di aver lavorato e lavorare più per la Dc che per la Osoppo, rispondeva che non riteneva di dover esser lapidato per questo e di esser andato a cercare proseliti per la Osoppo negli ambienti dove aveva credito e cioè noti e cattolici (21). Ma questo non pare sia emerso nei processi di Porzûs. E se i gap sapevano questo e cosa andava a fare in giro Lino, con, presumibilmente e magari, una base di appoggio alle malghe, si potrebbe capire cosa voleva andare a vedere Giacca con una trentina di uomini, almeno un po’ di più. Ma non era Bolla quello con cui aveva maggiormente rapporti Lino ma Paolo/Berzanti, democristiano come lui e forse don Candido/Redento Bello.
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Infine pare che motivo di dissidio però fra i gap e alcuni partigiani fosse stata la creazione del presidio di difesa territoriale di Ravosa, di cui parla ampiamente il documento n.96 agli atti per i processi di Porzûs. (22), steso però unicamente da un professore di Cividale, preside incaricato del Liceo Paolo Diacono, che risulta esser stato fra i maggiorenti della zona. (23). Ed era notorio che dopo il 1948 nessuno poteva ambire ad avere un posto di preside incaricato se era in odore di comunismo. Inoltre detto testo non è datato. Ma in sintesi cosa era accaduto a Ravosa? Onde porre fine alle azioni cosacche contro la popolazione, nel mese di gennaio con mediazione di Secondo Clocchiatti del luogo, si ipotizzò un presidio difensivo del paese, formato da repubblichini, dopo l’approvazione del capitano Walter Pozzi e pare anche con l’appoggio dell’osovano Bonitti che fece partecipe del progetto anche Berzanti. Ma avvisò pure e pare anche un garibaldino: l’avvocato Scagliarini. E per Ravosa passava pure la via dei rifornimenti per i partigiani. In un primo momento il presidio fu formato solo da repubblichini, una ventina, il che «insospettì alquanto e suscitò una vera ondata di collera fra Gappisti». (24). In un secondo tempo, secondo Cesselli, il presidio passò in mano ai partigiani, ma se solo osovani o misto con i garibaldini non è dato sapere con certezza da documento d’ epoca alcuno. Certo, come scrive sempre Cesselli, ciò non toglie che «il compromesso realizzato fosse in aperta contraddizione con la linea politica e militare sostenuta dalle forze attive della resistenza». (25).
Per ora mi fermo qui, precisando che non intendo offendere alcuno che abbia combattuto per la nostra libertà, pur con uno sguado diverso al futuro, ma solo cercare di ricostruire contesti e la diversa realtà delle due formazioni partigiane friulane, dove una, la Garibaldi, si muoveva organizzata militarmente e gerarchicamente, mentre la Osoppo era troppo in mano a singole personalità che non sempre agivano coordinandosi e, dopo Pielungo, fu in mano a partigiani combattenti sì, ma che erano anche politici che ampiamente la condizionarono per la vittoria del cattolicesimo e della Democrazia Cristiana, contro quello che vivevano, essendo stati pure influenzati dal fascismo, come il pericolo rosso e il rischio di una invasione slava che suonava però molto come un pretesto per fare accoliti. Prossima puntata. I rapporti con il nemico. Però sono sempre gli stessi personaggi che si muovono, mentre la gran parte degli osovani cerca in qualche modo di sopravvivere all’ inverno, in situazioni difficili e rischiando la vita ed anche malattie, come del resto i garibaldini.
Questa la mia ricostruzione di alcuni fatti.
Laura Matelda Puppini
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Note.
1 – “Il processo di Porzûs. Testo della sentenza della Corte d’Assise d’ Appello di Firenze sull’eccidio di Porzûs” con prefazione di Gianfranco Bianchi e note di Silvano Silvani, avvocato, edizioni Ribis – La Nuova Base ed. 2004, p. 230.
2 – Ibidem.
3 – Alberto Buvoli, Le formazioni Osoppo Friuli. Documenti 1944-45, IFSML, 2003, “Rapporto di don Lino alla Dc sulla 1a Divisione Osoppo”, doc. n. 35, p.156.
4 – “Il diario di Bolla” (a cura di Giannino Angeli), A.P.O. ed, 2001, pp. 100-106. Cfr. anche il mio: Laura Matelda Puppini “Porzûs” – Topli Uorch. E se fosse stato un atto solitario, frutto di tensioni, senza mandante alcuno? Confutazione documentata di alcune tesi.
5 – Alberto Buvoli, op. cit., “Rapporto, cit. p. 154.
6- Cfr. su www.nonsolocarnia.info il mio: Elda Turchetti. Ricostruzione possibile della storia di una spia paesana, poi partigiana, uccisa a Porzus.
7- Ibidem. In quell’ articolo ho citato anche le fonti.
8 – Giorgio Gurisatti, Ivo, Nel verde la speranza. La mia esperienza partigiana nella Osoppo (maggio 1944- aprile 1945), A.P.O., Udine, 2003, p. 82.
9 – Ibidem.
10 – Alberto Buvoli, op. cit., “Verbaledella riunione dei comandanti dell’Osoppo del 28.8.44, doc.n.21, p. 102.
11 – Cfr. su www.nonsolocarnia.info il mio: Un documento importante. La trasmissione dell’avvenuto passaggio della Divisione Garibaldi “Natisone” sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata Sloveno e la situazione creatasi in seguito a tale avvenimento, con i 5 allegati presenti. Da: Istituto Gramsci.
12 – Relazione inviata dalla 157^ Brigata Garibaldi Picelli al Comando della Diviisone d’Assalto Garibaldi Natisone datata 30/11/1944, documenti per processo Porzus, n. 46, IFSML, Fondo n.24: Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali.
13 – Ibidem.
14- Documento intestato “Corpo Volontari della Libertà- 1^ Divisione d’ assalto Garibaldi – Natisone – Comando. Documento datato 6 dicembre 1944, n. prot. 23/40, inviato al Comando del IX° Corpo d’Armata, in IFSML, Fondo Lubiana, busta 3, fascicolo 56.
15 – Documento intestato “Corpo Volontari della Libertà. Comando Osoppo Brigate Osoppo dell’Est datato 25 gennaio 1945 prot. n. 00250 con oggetto “Incidente di Taipana”, inviata al Comando del I° Battaglione Operationega staba za zapaduo primorsko in risposta ad una missiva del 18 gennaio 1945, doc. 73, in: IFSML Fondo n.24: Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali.
16 – Il documento relativo all’ accaduto e le dichiarazioni di Ermes sono state da me riportate su www.nonsolocarnia.info nell’ articolo: “Un documento importante. La trasmissione dell’avvenuto passaggio della Divisione Garibaldi “Natisone” sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata Sloveno e la situazione creatasi in seguito a tale avvenimento, con i 5 allegati presenti. Da: Istituto Gramsci. Io sottoscritto Patriota ERMES della I^ Brg. “Osoppo”, interrogato dal Comando della 157^ Brg. Garibaldi “G. Picelli”, dichiaro quanto segue:
1°) ho fermato il giorno 10/12/1944 in Cornappo, due compagni sloveni con i quali ho avuto una conversazione, richiedendo loro viarie notizie di carattere militare e politico. Ho avuto con essi una discussione come sopra esposto, riguardo alla quale preciso quanto segue:
2°) – personalmente ritengo che bisogna combattere i fascisti e non il fascismo; il fascismo ha una sua teoria, il corporativismo, che in certi punti è buono, in altri condannabile e che bisogna combattere ciò che è stato praticato dai fascisti e non la teoria, che ha qualche cosa di buono;
3°) – per quanto riguarda la frase contestatami “”” i garibaldini non combattono per la vera libertà””” preciso che la libertà, nel senso più lato della parola, non può trovare una soluzione completa secondo il punto di vista dei comunisti; io nel discorso tenuto agli sloveni ho sostituito la parola “garibaldini” a quella di “comunisti” in conseguenza dell’errato concetto in uso nelle formazioni osovane per cui i due termini si equivalgono;
4°) – per quanto riguarda la lotta che i garibaldini conducono a fianco degli sloveni, non riesco a capire come degli italiani riescano a mettersi sotto gli ordini di ufficiali sloveni cioè di TITO, per favorire pretese politiche e territoriali slovene;
5°) – non ho affermato che i commissari delle brigate garibaldine cercano di eliminare gli elementi che non la pensano come loro, ma che essi non godono dei loro favori: questa convinzione si è derivata dal racconto di un ex garibaldino passato nelle file osovane, il quale, ex carabiniere, avrebbe riferito che all’atto del suo passaggio nelle formazioni osovane, sarebbe stato minacciato da un commissario;
6°) – ritengo che non tutte le azioni delle formazioni garibaldine abbiano un certo valore (ad eccezione di quelle di sabotaggio) es. attacco la presidio di Faedis composto di 100 cosacchi: perché queste azioni fanno scaturire azioni di rappresaglia contro i partigiani tutti che provocano disorganizzazioni di comandi e basi e razzie ai danni delle popolazioni;
7°) – ritengo, invece che bisogna lasciare la zona tranquilla per i nostri rifornimenti e per le popolazioni, e, in determinate circostanze, stabilire se è necessario degli accordi o delle tregue con il nemico per poi sferrargli un colpo decisivo;
8°) – mi sono interessato per motivi miei personali se i compagni da me fermati fossero mobilitati o volontari.
Zona,12/12/1944. In fede. F/to: Patriota Ermes, Banfi e Ettore».
17- “Lettera di don Lino a Verdi, Mario, Vico e Aurelio, datata Z.O. 17 aprile 1945, doc. n. 48 in Alberto Buvoli, op. citi, p. 206.
18- Ivi, p. 203 e 206.
19 – Ivi, p. 203.
20- Ivi, p. 207.
21 – Ivi, p. 205.
22- “I precedenti e la costituzione della Difesa Territoriale a Ravosa” firmato dal prof. Enrico Colletti, preside incaricato del Liceo Ginnasio di Stato ‘P.Diacono’ di Cividale del Friuli, doc. 96 in IFSML, Fondo n.24: Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali.
23 – Marco Cesselli, Porzûs. Due volti della Resistenza, riedizione integrale, Aviani&Aviani ed., 2012, p. 46 (Prima ed. intitolata ‘Gli Esempi’, La Pietra ed., 1975).
24 – Ibidem.
25 – Ivi, p. 47.
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L’immagine che accompagna l’articolo ritrae Francesco De Gregori ed è una di quelle già da me utilizzate. L.M.P.
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