In greco si definiva Elpis, in latino si chiama “spes”. Nel mondo attuale la speranza è un concetto maggiormente presente del mondo cristiano e religioso, molto meno nel mondo del soggettivismo e della finanza, se non come speranza di guadagno futuro, ma nel corso della vita ed individuale, per poter mantenere un certo stile di vita e acquistare cose costose senza alcun riferimento al poi ed ai concetti di comunità e popolo in cammino. Anche se pare che pure Epstein puntasse all’ immortalità per poi finire suicida, ammesso non sia stato ucciso perché non parlasse.

«La speranza non è ottimismo, non è quella capacità di guardare alle cose con buon animo e andare avanti», e non è neppure semplicemente un comportamento positivo, come quello di certe «persone luminose, positive». Questa «è una cosa buona, ma non è la speranza». «I primi cristiani la dipingevano come un’àncora. La speranza era un’àncora» che affondava saldamente nella riva dell’aldilà. La nostra vita è come camminare sulla corda verso quell’àncora e non accontentarci della nostra buona condotta cristiana. La speranza «è una grazia da chiedere»; poiché «una cosa è vivere nella speranza, perché nella speranza siamo salvati, e un’altra cosa è vivere come buoni cristiani e non di più…» – così San Paolo nella lettera ai Romani. (1).

Ci sarebbe molto da discutere sul concetto di speranza, ma non è questo il mio desiderio. Intendo invece sottolineare come, pure non mancando anche a lui momenti di incertezza, Mons. Pizzaballa possa, da Gerusalemme, ancora riflettere, in una terra martoriata dai demoni innominabili per legge italica, che hanno però un volto reale, sulla speranza, anche come strumento di fiducia nel Signore.  Appare strano che io scriva queste parole il venerdì santo, giorno in cui si ricorda una fine non un inizio. Ma a maggior ragione quando tutto pare perduto per la stoltezza umana bisogna imparare a guardare oltre e continuare a seguire la corretta via, rifiutandosi di pensare che ormai la fine di ogni etica cristiana e civile è giunta ed anche la guerra, uno dei mali assoluti, sia ormai inevitabile. Non lo sono e basta non volerli.

«Dio entra nella storia con la sua parola e la cambia innanzitutto attraverso Maria e attraverso tantissime persone che accolgono la parola di Dio e la ‘partoriscono’ in qualche modo, la rendono viva, presente, la generano con la lora azione nella vita del mondo. E questa è la speranza. È molto difficile specialmente qui in Terra Santa parlare di speranza perché tutto parla di distruzione e di paura che sono il contrario della speranza. Ma se alziamo lo sguardo possiamo vedere tantissime persone che ancora danno la vita anche qui (per aiutare gli altri) e non si arrendono a questa situazione così barbarica. Queste sono le persone che, incontrandole, ti danno la speranza, rendono concreta la speranza che abita già nel nostro cuore. E quella parola, colta da Maria e poi donata al mondo, diventa così vita concreta per tutti noi e per tutti voi, per essere nel mondo una parola diversa, una parola di vita, una parola di accoglienza, una parola di amore e di dono di sé che è lo stile cristiano lo stile dei michi, (degli uomini giusti che seguono la parola di Dio) che ereditano questa terra e la rendono, nonostante tutto, un luogo dove è ancora possibile far abitare la luce». (2).

La forza dei cristiani è la testimonianza – ha detto Pizzaballa- e più hai potere più è difficile rendere testimonianza. (3).

E sempre il Cardinale, alla domanda postagli da un giornalista, se di fronte a questo panorama di macerie fisiche, di macerie morali, di ferite, di morti, di sangue, si possa cogliere qualche segno di speranza, ha risposto:

«Ne vedo tanti a Gaza e anche qui tra israeliani e palestinesi. Li vedo nella nostra comunità di Gaza, li vedo nei medici e negli infermieri che, anche a rischio della vita e senza strumenti e medicinali, continuano inventarsi tutto il possibile per fare qualcosa. Li vedo in tante madri israeliane ma anche nei ragazzi che escono per strada per dire basta, con coraggio e anche sfidando l’incomprensione. Ho incontrato ragazzi diciottenni che sono finiti in carcere perché si sono rifiutati di andare a sparare. Questo mi fa dire che, nonostante tutto, c’è ancora tanta umanità che alla fine ci salverà. Saranno loro a salvarci». (4).

Quindi la speranza è insita nell’ umanità delle persone non al di fuori di essa, è in quel ritornare a: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso, è un pensiero che ci dovrebbe guidare contro ogni ‘barbarie’ e ora come ora per una nuova ‘resurrezione’ di cui questo mondo ha davvero bisogno. Ed è pure la ricerca di una resurrezione dal male che unì cristiani, cattolici, comunisti socialisti e persone di diversa fede in una unica lotta contro il nazifascismo e contro tutta quella sofferenza e tutto quel dolore che aveva creato da cui nacquero un mondo nuovo che avrebbe dovuto esser improntato sulla pace, la carta dei diritti umani e l’Onu. che ora si tenta di cancellare.

Guardate l’immagine degli uomini di governo israeliani, sionisti assetati di sangue anche bambino che hanno voluto e realizzato il genocidio a Gaza, che brindano alla pena di morte per ogni palestinese, considerato sempre e comunque un terrorista, e si capirà cosa è quel male che ritorna da un lontano abbastanza prossimo. Guardate i corpi straziati a Gaza e la terra, che è cosa viva, che trasuda sangue e strazio e li comunica al mondo. Guardate cosa sta accadendo in Iran, attaccato, cosa sta accadendo in Siria ed in Cisgiordania per mano dei soliti noti. Ma non dobbiamo, come esseri umani, abbandonare la speranza in un mondo migliore.  Io credo che non ci si debba far trarre in inganno dalle parole di chi vuole la guerra che ormai ritiene inevitabile e bisogna sempre ripetere ciò che disse Gino Strada: io non sono per la pace, io sono proprio contro ogni guerra. E termino ricordando che Bruno Cacìtti di Caneva di Tolmezzo, detto Brunone Cacìt, partigiano osovano mi disse un giorno che coloro che andarono partigiani lo fecero non per la politica dei rossi bianchi e verdi, che subentrò poi, ma per cercare di donare un mondo nuovo a coloro che sarebbero venuti dopo di loro e per donare alle famiglie anche Carnia un diverso avvenire.

Oggi parlavo con una persona della situazione attuale, del genocidio e delle guerre generate dai soliti Usa e Israele per accaparrarsi le risorse del mondo intero e venderle speculando ed imponendo. Ed egli mi ha detto: sono già abbastanza angosciato perché mi parli ancora di queste cose?

Io credo che anche noi europei siamo angosciati per i nostri figli e nipoti e la risposta può essere solo nella speranza, perché senza speranza non c’ è futuro. Ce lo hanno insegnato anche i partigiani. E non per nulla si dice che la speranza è l’ultima a morire.

E concludo questo articolo augurando a tutti: Buona Pasqua nel Signore. E speriamo che, nel momento in cui si ricorda la sua resurrezione, possa avvenire una svolta anche nella storia attuale del mondo e tacciano le armi e riprenda il dialogo tra i popoli nell’ insegnamento di Gesù che ha lasciato questo messaggio ai suoi apostoli: Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. E speriamo che infine la bestia urlante del male venga sconfitta, permettendo a giovani, bimbi e a noi vecchi che abitiamo questo pianeta di vivere in pace.

Laura Matelda Puppini

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NOTE. 

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Speranza
  2. Pizzaballa: difficile parlare si speranza ma non impossibile, in: https://www.youtube.com/watch?v=DSHYHWdlIag
  3. Terra Santa, il “quinto Vangelo”, in: https://www.youtube.com/watch?v=YmSR80S9e6U.
  4. La speranza tra le macerie. Un’intervista di Mario Calabresi al cardinal Pizzaballa, in: https://www.gliscritti.it/blog/entry/6772.

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L’immagine che accompagna l’articolo è la copertina dell’ Enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII, già da me utilizzata. L. M.P.

 

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