Siccità estrema anche in Fvg, mentre il Danubio è in secca e nessuno sa che fare.
In un inserto del Corriere della Sera “Pianeta”, pubblicato il 23 febbraio 2020, vi è un articolo di Carlo Rovelli intitolato: “Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi” (1). In esso si può leggere: «L’emergenza ambientale è grave. (…). Abbiamo già cominciato a subirne avvisaglie con danni ingenti e morti causati da ondate di calore, mega-incendi, inondazioni in regioni costiere, siccità, problemi per la pesca, uragani, riduzione delle risorse idriche, altro». (Sono anni che scrivo su questo blog che bisogna prestare attenzione all’acqua dolce, sono anni che ribadisco lo stesso concetto prendendo anche da altre persone, per finire a scoprire che la Regione ha dato, senza mandato preciso né ancora linee guida, la gestione dell’ intero patrimonio idrico friulano al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ente pubblico ma privato nel senso che è formato da un gruppo di soci ignoti e notoriamente interessato alla produzione di energia elettrica ed a bagnare i campi.
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Oltre a questo, la Regione, su semplice domanda, permette a aziende varie di pescare direttamente dalle falde senza controlli, senza bilanci dell’acqua prelevata senza … tanto cosa vuoi che sia. Eppure qualcosa la siccità del 2022 avrebbe dovuto insegnare, ma il motto di molti è: guardiamo avanti! – quando voltarsi indietro sarebbe cosa saggia. Ma accade quello che sta accadendo oggi anche perché, a mio avviso, la Regione ha delegato la gestione dell’acqua dolce, bene indispensabile e necessario per la vita ad una ditta privata, senza pare concorso di Cafc che ora sembra interessarsi, da quanto si legge, allo smaltimento dei rifiuti. Eppure Dio, all’ atto della creazione, aveva dato acqua per tutti e mari, fiumi ruscelli e sorgenti, oltre che pesci di salata e dolce pure come cibo.
La nostra Regione Fvg in particolare, vuole copiare la peggiore America ed Europa da anni, ed ha deciso di donare tranquillamente la gestione dei beni indispensabili per la vita come l’acqua dolce in Friuli alla gestione privata di fatto cioè al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, ente pubblico ma con precisi soci, mostrando non solo la sua scarsa per non dire nulla avvedutezza, ma anche una miope visione del futuro.
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E come non condividere quello che ha detto Greta Tunberg, quando afferma che su problemi vitali per la sopravvivenza, molti “barano”. «Ma non dobbiamo dimenticarci che se possiamo ingannare gli altri, e persino noi stessi, non possiamo imbrogliare la natura e la fisica». (1).
E così scrivevo nell’ aprile 2022 «Ed anche la stampa ed i mass media ci hanno dato e ci stanno dando segnali di ciò che sta accadendo: nuovi virus che sorgono, nuove malattie all’orizzonte, come la nuova forma di epatite che colpisce i bambini, effetti nocivi dell’inquinamento sul corpo umano, spermatozoi in affanno generativo, gravidanze sempre più medicalmente assistite, la desertificazione che avanza, il clima torrido che imperversa, migliaia e migliaia di persone che muoiono di fame e di sete. Eppure non pensiamo a questi problemi, pensiamo solo a guerre e ad aumentare le spese per le armi: ma vi sembra logico tutto ciò? Infatti le armi sono distruttive, mai costruttive». (2).
Ed in un mio precedente articolo riportavo, dall’ inserto ‘Pianeta’ del Corriere della sera, le seguenti considerazioni di Carlo Rovelli, pubblicate il 23 febbraio 2020 con titolo: “Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi”. «L’ emergenza ambientale è grave. (…). Abbiamo già cominciato a subirne avvisaglie con danni ingenti e morti causati da ondate di calore, mega-incendi, inondazioni in regioni costiere, siccità, problemi per la pesca, uragani, riduzione delle risorse idriche, altro». (3).
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E sempre nel mio: Per la Giornata della Terra 2020, fra Covid-19, disboscamento della foresta amazzonica ed allarmanti cambiamenti climatici. riportavo da Luca Mercalli su “Il Fatto Quotidiano” del 19 aprile 2020, che le temperature nell’Italia del Nord avevano raggiunto i 26- 28 gradi, (10° più della media stagionale), ed a rompere la “calda quiete” era giunto un freddo vento da Nord- Est, il 14 aprile, con raffiche a 90 Km/h anche a Bologna, che aveva abbassato di colpo le temperature, ed aveva fatto sollevare, dai campi riarsi, una nube di polvere, che aveva trasformato la pianura padana in uno scenario da deserto Australiano. (4).
Ma eravamo già allora in buona compagnia. Infatti, in quell’ aprile 2020, nel Sud degli Stati Uniti si erano formati 120 tornado dalla costa atlantica al Texas, mentre a Cuba la temperatura notturna, il lunedì di Pasquetta, era di 26°. In compenso, sempre nel mese di aprile, era nevicato parecchio a Boulder in Colorado, cosa mai accaduta in quel modo. Non da ultimo, la siccità interessava, in quella primavera, gran parte d’Europa «con tempeste di polvere in Polonia e un grande incendio presso Chernobyl che ha emesso nell’aria particolato contaminato da Cesio- 137, che però non è giunto per ora in Italia in quantità rischiose, mentre alluvioni flagellano il Medio Oriente che è già pieno di problemi di altro genere, ed è giunto Covid – 19, che potrebbe però «essere poca cosa di fronte a certi disastri ambientali all’orizzonte: se non rallentiamo subito i cambiamenti climatici, già entro il 2030 avverranno improvvise e irreparabili estinzioni di specie ad iniziare dai mari tropicali […]». Però di questi aspetti si sarebbe dovuto convincere Donald Trump, che aveva cancellato la disponibilità di Obama verso il clima. (5).
Ma sappiamo che Trump ed alcuni altri soffrono ancora di una specie di ‘delirio di onnipotenza’ mentre le condizioni di vita, a causa della globalizzazione capitalistica, stanno peggiorando e nessuno è mai riuscito a produrre artificialmente acqua dolce nella sua complessità, la cui importanza per la vita e necessità di salvaguardia è stata sempre sottolineata dalle religioni, ora messe nel cassetto.
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E sempre nello stesso mio articolo datato 2020, riportavo pure queste considerazioni, mentre topi, insetti, parassiti vari noti ed ignoti, stanno prendendo il sopravvento sulla terra, senza che alcun ‘pifferaio magico’ riesca a fermarli: «La cura dell’ambiente e la sua tutela furono vissute come impedimenti al moloch della crescita economica, «un fastidio per caccia, pesca, agricoltura, allevamento, deforestazione, motocross… Perfino il sindacato (in Italia ndr) quando ha visto negli anni Ottanta che le norme ambientali potevano minacciare lavoro e salario, ha spesso privilegiato questi ultimi rispetto alla salute dei lavoratori e dell’ambiente. Il resto in Italia è storia nota, dall’eternit di Casale all’ Ilva di Taranto, alle colate di cemento su coste e pianure, tutta roba venduta come ottima crescita economica, che oggi rivela danni irreversibili». (6).
Ma questo accade anche perché nessuno consulta mai, prima di fare tragiche scelte, ecologi, climatologi, zoologi, biologi, oceanografi, glaciologi, idrologi, geomorfologici, che formano il complesso degli studiosi della Scienza della Terra, – sottolinea correttamente Mercalli- ma solo economisti. (7). E «chi avverte del rischio ambientale è un guastafeste, al limite gli si lascia un ruolo decorativo». (8). «Ed intanto i danni climatici aumentano, mentre molti giocano alle tre scimmiette, senza pensare che l’aria irrespirabile e l’aumento del calore farà male anche a loro, ai loro figli ed ai figli dei loro figli. Ma cosa vuoi che sia, basta avere qualche euro in più ed un buon Pil, produrre, vendere, comperare e arricchirsi, come voleva pure Paperon de Paperoni. (9)».
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In sei anni non abbiamo imparato nulla, come occidentali e mentre intorno tutto precipita: dai valori umani perché il capitalismo vuole che osanniamo le sue stragi e politiche, alle possibilità di vita per i nostri nipoti, uomini di Israele chiamati coloni e difesi dall’ IDF continuano a sradicare olivi, credendo di poterli ripiantare e far crescere nel tempo di un ‘lampo’ con la benedizione di nuovi potenti, in USA Trump definisce come nemici coloro che non pensano esattamente come lui potenziando i poteri dell’ ICE senza pensare minimamente al clima, vengono sperimentate qui e là nuove terribili armi e l’Europa ha deciso di investire in strumenti di morte, devastazione, orrore e terrore, le sue risorse e quelle delle generazioni future, invece che in sanità lavoro vita e benessere. “Plui stupitz” di così, mi verrebbe da dire, ma se erro correggetemi. Ed invano Papa Francesco, facendo una azione coraggiosissima, ha pubblicato e siglato con il suo sigillo l’enciclica “Laudato si’” monito per il futuro e redatta con l’aiuto di scienziati di notevole fama. (10).
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Ma veniamo all’ oggi. Qualcuno mi ha chiesto perché ritengo importante la notizia che il Danubio è in secca.
Mentre la UE continua ad occuparsi delle sue fissità invece che dei problemi reali, trascinandoci sempre più giù, per mancanza di visione a lungo raggio e per una immagine distorta della realtà che la caratterizza, come chi soffre di un disturbo ossessivo- compulsivo ed agendo al di fuori della realtà concreta, ci sono notizie che impensieriscono davvero e dovrebbero venir trattate in sessioni urgenti del Parlamento Europeo.
La prima è: Il Danubio è in secca. Avete mai visto il Danubio, miei lettori? Ė un fiume amplissimo, pieno di acqua a livello tale da esser o meglio esser stato navigabile. “Danubio in secca, trasporti ed energia sotto pressione in Europa” intitola un articolo di redazione, pubblicato il 9 agosto 2026, il sito: https://italia-informa.com/. Sotto titolo illuminante: “Le chiatte sul tratto serbo viaggiano con appena il 30-40% del carico. Paks è scesa al 10% della capacità e la Romania difende con interventi d’emergenza l’ultimo reattore di Cernavodă”, E così nell’ articolo: «Più a nord, in Ungheria, la centrale nucleare di Paks è rimasta in funzione a circa il 10% della potenza. Più a valle, in Romania, uno dei due reattori di Cernavodă è stato fermato e le autorità hanno fatto ricorso a dragaggi, esplosioni controllate e opere provvisorie nel fiume per mantenere abbastanza acqua verso l’impianto». (11) mentre in Fvg la politica al governo si riempie la bocca di centrali atomiche per produrre energia ipotizzo per terzi, perché per una popolazione di circa 1.200.000 abitanti e molti anziani ed anzianissimi, ce ne abbiamo quanto basta e quanto avanza.
E sempre detto articolo ricorda che: «Sono tre conseguenze della […] estate eccezionalmente secca, ma mostrano anche tre vulnerabilità diverse. Il Danubio è contemporaneamente una via commerciale, una fonte d’acqua per il raffreddamento delle centrali e una risorsa per la produzione idroelettrica. Quando la portata scende molto, i problemi si sovrappongono: le navi devono alleggerirsi, alcune banchine diventano difficili da raggiungere, le turbine idroelettriche producono meno e gli impianti termoelettrici o nucleari possono essere costretti a ridurre la potenza per ragioni di sicurezza». (12).
Ma i nostri politici europei si interessano d’ altro, con la Russia vissuta come nemico nel cuore, invece che di questi problemi concreti, ed in tal modo siglano la loro lontananza dalla realtà.
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Intanto in Romania «il 20 luglio la portata all’ingresso del Danubio nel Paese era scesa a circa 1.700 metri cubi al secondo, contro una media di luglio intorno a 4.700. All’inizio di agosto il flusso è calato ancora, fino a circa 1.400 metri cubi al secondo, un valore indicato dalle autorità come eccezionalmente basso. La scarsità d’acqua ha già sospeso alcuni collegamenti in traghetto, lasciato ferme chiatte per il trasporto dei cereali e imposto limitazioni all’irrigazione in alcune aree del sud-est del Paese». (13). Ma cosa volete che sia …
Ed ancora: «In Serbia la scarsità d’acqua colpisce sia la logistica sia la generazione. A Djerdap 1, la più grande centrale idroelettrica del Paese, la produzione era scesa a circa il 20% della capacità alla fine di luglio. Anche le centrali a carbone di Kostolac hanno dovuto ridurre l’attività perché il basso livello del Danubio ha creato problemi ai sistemi di raffreddamento. Nello stesso tempo, la minore profondità del canale navigabile ha obbligato petroliere e chiatte a viaggiare molto più leggere. Il risultato è un paradosso costoso: proprio quando l’energia diventa più preziosa, anche trasportare combustibili lungo il fiume diventa più difficile». (14).
Inoltre «Per il commercio fluviale il problema è soprattutto il pescaggio, cioè la parte dello scafo che resta immersa. Più una nave è carica, più affonda. Quando il livello dell’acqua cala, l’unico modo per continuare a navigare in sicurezza è ridurre il peso oppure interrompere il viaggio. (…) Questo fa salire il costo per tonnellata trasportata, richiede più viaggi e sposta una parte delle merci verso camion e ferrovia, dove però la capacità non è illimitata. Sul basso Danubio la difficoltà riguarda in particolare cereali, prodotti petroliferi e altre merci sfuse.
Ma perché questo ci interessa? Perché la Romania è uno dei principali esportatori agricoli dell’Unione europea e il Danubio è una delle arterie attraverso cui il raccolto raggiunge i porti del Mar Nero. Nei tratti più critici alcune chiatte sono rimaste ferme e diversi porti interni hanno funzionato con forti limitazioni. Per gli agricoltori significa tempi più lunghi e maggiori costi logistici proprio nella fase in cui siccità e caldo stanno già comprimendo le rese di alcune colture. Il Joint Research Centre della Commissione europea, nel rapporto sulla siccità di luglio, ha segnalato precipitazioni molto scarse nell’Europa centrale e orientale, umidità del suolo e portate fluviali sotto la norma e un crescente stress per la vegetazione e l’agricoltura.». (15). Ed anche in Carnia i prati ingialliscono e gli alberi si stanno coprendo di foglie gialle che cadono, quasi fosse autunno.
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Ma non è in difficoltà solo in Danubio, lo è anche il Reno. «Il Reno ha registrato restrizioni alla navigazione e in Francia alcune centrali nucleari hanno ridotto la produzione a causa della temperatura o del livello dei corsi d’acqua. In Austria la società elettrica Verbund ha stimato che condizioni idrologiche sfavorevoli abbiano ridotto di circa 370 milioni di euro i risultati del primo semestre rispetto a un anno con disponibilità d’acqua normale. È la dimensione economica di un fenomeno che finora veniva spesso trattato come un problema stagionale». (16).
«Per il bacino danubiano, però, l’idea che i bassi livelli siano soltanto un incidente estivo è sempre meno sostenibile. La Commissione del Danubio ha scritto già in primavera che la maggiore volatilità idrologica e le fasi di magra stanno cambiando le condizioni operative della navigazione. Da anni anche la Commissione internazionale per la protezione del Danubio indica tra gli effetti attesi del riscaldamento una maggiore frequenza e durata degli episodi di siccità e di bassa portata, soprattutto nelle aree meridionali del bacino, comprese Ungheria, Romania, Serbia e Bulgaria». (17).
«Copernicus rileva che l’Europa si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro continente e che negli ultimi trent’anni la temperatura è aumentata a un ritmo di circa 0,56 gradi per decennio. Nel 2025 il 70% dei fiumi europei ha registrato portate annuali inferiori alla media. La conseguenza per governi e imprese è molto concreta. Dragare i canali può mantenere aperti alcuni tratti navigabili; alleggerire le chiatte consente di continuare a trasportare merci; importare elettricità può compensare temporaneamente una centrale ridotta; modificare le opere di presa può proteggere un reattore per qualche giorno. Ma una rete energetica e logistica costruita sul presupposto che il fiume garantisca sempre determinate quantità d’acqua deve ora fare i conti con periodi in cui quella disponibilità non è più assicurata». (18).
Tutto questo avviene mentre incendi devastano l’Europa e l’acqua serve per spegnerli.
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Intanto in FVG pare che nessuno sappia cosa fare …. Con la siccità piombata in periodo di ferie.
Rientrata da Roma a fine giugno, ho iniziato a seguire, distrattamente i problemi locali, fra cui quello del nuovo ponte a Dignano funzionale a nuove strade che sottrarranno nuovo suolo alle Regione che ne ha ancora ben poco (19). Ma non manca solo suolo nella nostra regione che fu bellissima manca anche acqua dolce, ma cosa vuoi che sia …. E non era un mese fa o più un mistero, visto il misero rigagnolo a cui era ridotto il Tagliamento, qui come là.
Il 15 luglio 2026 su https://www.friulioggi.it/, compariva un articolo di Alessio Pilotto intitolato: “Friuli senza piogge, scatta il piano anti-siccità: razionata l’acqua per l’agricoltura”, che prendeva in considerazione un problema importantissimo per la regione ed il Friuli, mentre il Consiglio Regionale era occupato a ascoltare dalla giunta come intendeva ripartire soldi nostri fra uno e l’altro.
Dall’ articolo venivamo a sapere che, mentre la giunta regionale Fvg era in altre faccende affaccendata, il Consorzio di bonifica Pianura friulana, ente pubblico/privato aveva attivato il “Piano della gestione di siccità emergenziale“, portando il livello di severità del problema verso l’alto ed annunciando una serie di misure progressive per fronteggiare la carenza d’acqua che stava colpendo il territorio (19), agendo come fosse la Regione stessa ma senza mandato specifico a farlo, pare. Inoltre se i cittadini del Fvg, secondo me, dovrebbero seguire quanto dice la Regione nelle cosiddette calamità naturali, nessuno impone agli stessi di seguire un Consorzio di Bonifica che ha come obiettivo di fare gli interessi dei suoi soci. E se erro correggetemi.
La decisione del Consorzio che per noi cittadini non rappresenta nulla, era arrivata dopo il confronto con le organizzazioni agricole e con l’ANCI, alla luce di un quadro definito dal Consorzio come una crisi idrica straordinaria data da piogge insufficienti da mesi, falde in calo, livelli dei corsi d’acqua sotto la media e impossibilità di aumentare ulteriormente i rilasci dalla diga dell’Ambiesta, (20) mentre la Regione pare si stesse interessando fra l’atro, del triangolare udinese di calcio per il quale aveva stanziato un cifra enorme verso la fine del mese id giugno pari a euro 2.440.000 euro. (21).
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Il 16 luglio usciva un articolo sul Messaggero Veneto intitolato: “Siccità in Friuli. No a irrigazioni e rogge ridotte” di Lucia Aviani, che precisava, in sottotitolo, che pure le falde erano in sofferenza. L’ articolo riportava poi che era sospesa, pare dal Consorzio di Bonifica, l’irrigazione di giardini ed orti, mentre sempre dallo stesso ente, che pare diventato il padrone delle acque domestiche del Friuli intero, veniva annunciato il ridimensionamento, secondo dettami ignoti perché fatti da un ente pubblico/privato, delle rogge di Udine e di Palma, appena pare cementificate sempre dallo stesso ente, e della Cividina. Inoltre sempre detto Consorzio, diventato il padrone dell’acqua dolce friulana, di fatto, aprirà e chiuderà a piacimento impianti irrigui, senza avere alcun obbligo di perseguire il bene dei cittadini. Ma a questo argomento ho già dedicato alcuni articoli che cito in nota ed a cui rimando. (22). E nessun territorio ha dato al Consorzio, che io sappia, questo compito, e neppure l’ordine di cementificare i letti delle stesse e di rasare il territorio circostante che non fa parte del demanio irriguo.
E questo ci fa ritenere che sia indispensabile mandare a casa, al più presto, Fedriga e c, che ci hanno pure riempito di campi di calcio di erba sintetica, vietata dalla Ue (23) in quanto produce microplastiche e certamente non mantiene un minimo di umidità creando una difficoltà ulteriore per chi gioca sotto la calura. E così si legge su di un articolo del 2025 (ma il problema è presente da anni): «Esiste un apposito regolamento che mette mano ai campi da gioco sportivi in erba sintetica, ed è la revisione di queste regole che ora impone a tutti i governi, nazionali e locali, la sostituzione dei campi di calcetto e ogni altra superficie in erba non naturale, viste le limitazioni di concentrazioni di otto idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nei granuli e nei pacciami utilizzati come materiale di riempimento. Inoltre, dal 2031, micro-plastiche e granuli di gomma saranno messi al bando».
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Ma per ritornare alla siccità, dalla data ‘x’ quando l’informazione sul problema è incominciata, mentre la Regione pare continuasse ad occuparsi di altro, alcuni articoli sono stati pubblicati nel merito, non certo confortanti, mentre la risoluzione del problema pare sia stato sempre quello di domandare soldi al governo. Solo non è dato sapere chi li chiederà e gestirà. Forse il Consorzio pubblico privato di bonifica della pianura friulana che per statuto pare perché non l’ho trovato neppure sul sito, deve fare gli interessi dei suoi soci? Non lo so, chiediamocelo, e per cortesia vorrei che qualcuno me lo dicesse.
Nel frattempo per sostenere il sistema irriguo, A2A, privata che gestisce di fatto le nostre acque, «ha deciso di integrare i rilasci dal serbatoio dell’Ambiesta, superando i 10 milioni di metri cubi immessi nella rete. Tra il primo giugno e il 10 luglio 2026 sono stati derivati 9,057 milioni di metri cubi, una quantità superiore anche al periodo considerato più critico del 2022, quando nello stesso arco temporale erano stati derivati 8,334 milioni di metri cubi» (24).
Così si sta forse realizzando, sottotraccia, il sogno inziale del Consorzio di bonifica della Pianura friulana, per cui ha imposto a noi abitanti del FVG il canale di prelievo acqua dal lago di Cavazzo: quello di una gestione ‘privatistica’ dell’acqua dolce condotta dal Consorzio stesso e da A2A per il Friuli, che ha degli investitori e azionisti di cui deve tenere conto e ora siamo alle prove generali senza aver potuto dire nulla nel merito come abitanti della regione?
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Infine, nonostante Fedriga, rimasto un po’ indietro di informazioni, abbia ipotizzato di prelevare acqua dal Tagliamento al minimo deflusso vitale, anche se io ho molti dubbi che sia ultimante stato rispettato, visto il fiume a nord come al ponte di Pinzano che rischia di esser costruito per le ghiaie, si sa dall’articolo di Lucia Aviani citato e scritto il 16 luglio 2026 (25), che il grande fiume non superava i 2 metri di livello idrometrico, segno di deficit prolungato di acqua. Mentre le falde, da cui pescano, con permesso regionale, acqua dolce molte aziende, accusano, sempre secondo lo stesso testo (26), un calo significativo.
Ed ha ragione Serena Pellegrino, consigliera regionale di AVS quando, in un suo recentissimo comunicato scrive che «L’importante stato di siccità sta devastando il nostro territorio e le azioni di chi governa la nostra Regione dovrebbero essere tutte protese verso una risoluzione del problema a lungo termine. Le formule per invertire la rotta ci sono da decenni ma sono in evidente contrasto con gli interessi di chi continua ad arricchisci con un modello di sviluppo palesemente obsoleto. A questo si somma la miopia di chi, nella piccola scala di governo, vede il nemico nei fusti e nelle fronde degli alberi ignorando totalmente l’emergenza climatica. Nel corso della discussione della legge di assestamento di bilancio, sono stati clamorosamente bocciati gli emendamenti mirati a stanziare fondi concreti ad esempio per la creazione dei cosiddetti ‘rifugi climatici’ che altro non sono che delle aree verdi dove trovare riparo e refrigerio soprattutto per le fasce più fragili della popolazione». (27).
Sempre l’8 luglio il Messaggero Veneto ha pubblicato un articolo intitolato in seconda pagina, Siccità, allerta massima “Stato di emergenza” ed in prima “Siccità, chiesta l’emergenza”, dove in sottotitolo viene riportata una delle solite dichiarazioni lampo di Massimiliano Fedriga: “Ottimizziamo l’utilizzo delle risorse” senza precisare come desideri rendere nella pratica questo principio. Si chiederà lo Stato di emergenza nazionale, come nel 2022, ma non pare che qualcuno nella giunta abbia un piano da proporre, ed i soldi non ottimizzano l’acqua né la producono. Inoltre candidamente il presidente Fedriga ha pure precisato che egli e i suoi non hanno nessuna capacità di far piovere.
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Infine mentre l’acqua manca, i boschi e le montagne bruciano anche sulle sagre, e nessuno sa come fermare gli incendi dato che, fra l’altro, in Regione si è innescato il conflitto fra Protezione Civile e Vigili del Fuoco, e io non so se, grazie a Riccardi, la convenzione con i vigili del fuoco sia stata rinnovata. Ma c’è sicuramente chi sta peggio di noi: a causa delle sanzioni alla Russia, la Spagna ha fermi i suoi aerei spegni- incendi perché non può acquistare i pezzi di ricambio e in Francia i cittadini di un paesino sulla costa francese hanno accusato le autorità di aver pensato prima a salvare i ricchi di Cap – Ferret, piuttosto che loro, le cui case sono state lasciate in preda alle fiamme. (28).
«Ci hanno sacrificati», è la terribile convinzione di un gruppo di abitanti di Le Porge, il comune del bacino di Arcachon più colpito dagli incendi, dove quasi 200 case sono state distrutte dalle fiamme. Non solo abbandonati da un sistema di soccorso inefficiente, ma anche sacrificati in favore della vicina Cap-Ferret e delle sue ville lussuose, residenze secondarie di tanti ricchi parigini e non solo. Sono oltre 500 a partecipare a un gruppo WhatsApp in vista dell’azione giudiziaria già affidata a un avvocato di Bordeaux, Sylvain Galinat. «Sicuramente verrà presentata una denuncia penale, è ovvio — ha detto il legale a France info —. Probabilmente ci saranno anche azioni sul piano amministrativo e civile. La determinazione dei residenti è chiara, così come la mia». – hanno dichiarato cittadini esasperati anche dai soccorsi giunti all’ ultimo momento.
Intanto il mais in Friuli soffre perché richiede molta acqua, ma inutilmente ho parlato nel mio Salviamo il lago di Cavazzo e sposiamo la rinaturalizzazione e il by pass. Se non ora, quando? dell’aridocoltura, che rappresenta il futuro, mentre a livello nazionale anche il Po è in gran difficoltà. Ma non sperate in una analisi della situazione anche prospettica, in una fine delle guerre che i potenti vogliono a tutti i costi per poter giocare, secondo me, a soldatini dal vero, al termine della orribile mattanza per mano israeliana di donne uomini e bambini palestinesi che chiamasi genocidio ma che pare in Europa non si possa dire di aborrire. Per ora sappiamo solo che sarà difficile affidarci per l’acqua anche alla danza della pioggia, e più non dimandare ….
Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, e se erro correggetemi.
Laura Matelda Puppini
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Note.
- “Tante parole ma pochi fatti”. Greta Thunberg scrive una lettera appassionata sugli obiettivi “veri” che dobbiamo darci ora, in: https://www.vogue.it/news/article/giornata-mondiale-terra-greta-thunberg-lettera-crisi-climatica. Parti di tale lettera sono state da me riportate nel mio, su nonsolocarnia.info, E siamo giunti ad un’altra giornata mondiale della terra …
- E siamo giunti ad un’altra giornata mondiale della terra …
- Per la Giornata della Terra 2020, fra Covid-19, disboscamento della foresta amazzonica ed allarmanti cambiamenti climatici. In nonsolocarnia.info. Citazione da Carlo Rovelli, “Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi”, inserto ‘Il pianeta’ in Corriere della Sera, 23 febbraio 2020.
- Cfr, Luca Mercalli, Il virus è poca cosa rispetto al disastro ambientale futuro, in: Il Fatto Quotidiano, 19/4/2020
- Ibidem.
- Luca Mercalli, Oggi è la Giornata della Terra, l’ecologismo è scienza sprecata, in: Il Fatto Quotidiano, 22/4/2020, citato da me in: Per la Giornata della Terra 2020, fra Covid-19, disboscamento della foresta amazzonica ed allarmanti cambiamenti climatici., op. cit.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Considerazioni di Laura Matelda Puppini riportate nel suo: Per la Giornata della Terra 2020, fra Covid-19, disboscamento della foresta amazzonica ed allarmanti cambiamenti climatici., op. cit.
- L’enciclica ‘Laudato si’” è leggibile on -line sul sito: https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html ed è scaricabile in pdf.
- l’articolo di redazione: “Danubio in secca, trasporti ed energia sotto pressione in Europa” in: https://italia-informa.com/, pubblicato il 9 agosto 2026.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem
- Ibidem.
- Alessio Pilotto. Friuli senza piogge, scatta il piano anti-siccità: razionata l’acqua per l’agricoltura”, in https://www.friulioggi.it/
- Ibidem.
- Quanto ci costa il torneo da Champions voluto dalla Regione? La spesa, le polemiche e la ragioni della scelta, in: https://www.udinetoday.it/dossier/potere/quanto-costa-triangolare-udinese-barcellona-forrest.html.
- Cfr. su nonsolocarnia.info in particolare il mio: Regione FVG, Consorzio di Bonifica e demanio idrico regionale: alcune considerazioni nel merito. ma anche gli articoli intitolati: Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ed opere allo stesso commissionate che pongono più di un problema. e Le opere di cementificazione di canali e rogge del Consorizio di Bonifica della Pianura Friulana: l’ennesima telenovela del FVG.
- https://www.eunews.it/2025/09/04/i-governi-ue-rischiano-procedure-di-infrazione-per-il-calcetto/.
- Alessio Pilotto, Friuli senza piogge, op.cit.
- Lucia Aviani, “Siccità in Friuli. No a irrigazioni e rogge ridotte” Messaggero Veneto 16 luglio 2026.
- Ibidem.
- Comunicato della consigliera regionale Serena Pellegrino, intitolato “Crisi idrica: madre terra ci dà lo sfratto”, pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo profilo facebook.
- https://www.corriere.it/esteri/26_luglio_30/roghi-in-francia-tra-incendi-e-lotta-di-classe-noi-abbandonati-ville-in-salvo-bf739951-1bfd-475a-ba9f-2fc235677xlk.shtml.
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L’immagine che accomapgan l’articolo è tratta da https://www.lastampa.it/cronaca/2022/10/20/news/siccita_il_report_choc_europa_in_zona_rossa_preoeccupa_il_caso_italia-12179605/ ed è stata scatta nel 2022. Ora non siamo in una situazione migliore. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/siccita-estrema-anche-in-fvg-mentre-il-danubio-e-in-secca-e-nessuno-sa-che-fare/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-111559729-f15505dd-875d-4572-8b8c-faee6756b2b5.webp?fit=710%2C400&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-111559729-f15505dd-875d-4572-8b8c-faee6756b2b5.webp?resize=150%2C150&ssl=1AMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀIn un inserto del Corriere della Sera “Pianeta”, pubblicato il 23 febbraio 2020, vi è un articolo di Carlo Rovelli intitolato: “Si può vivere senza orsi, ma la crisi può spazzare via noi” (1). In esso si può leggere: «L’emergenza ambientale è grave. (…). Abbiamo già cominciato a subirne...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




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