Su quel ssn che sta sparendo fra le mille soluzioni regionalistiche anche piuttosto fantasiose.
Leggo ancora di sanità, questa volta catastrofica anche a livello nazionale, quasi una bella addormentata per risvegliare la quale non ci sarà bacio di principe che tenga, caratterizzata da regioni che si muovono in ordine sparso creando un guazzabuglio impossibile che ha però un unico comun –denominatore, almeno pare, quello di cercar di far pagare e decidere sempre di più al paziente, fra una trovata e l’altra.
E in questa povertà non solo energetica ma anche sanitaria in cui sta piombando l’Italia, se non è già piombata, si leva alta la voce dell’ Emilia Romagna, ma non per avere maggiore efficienza e servizi, ma per protestare contra l’alto numero di migranti sanitari, che rischiano di far collassare un sistema che non tiene più. (1). Ma alle spalle di un discorso meramente legato al denaro, ci sono storie di pazienti che intraprendono viaggi della speranza da regioni disastrate verso poli super specialistici che almeno offrono loro qualcosa, mentre a casa loro si sentirebbero dire un “mi dispiace ma … le liste di attesa sono lunghe, le agende sono chiuse …”, detto con voce incolore, quasi da disco registrato, da chi ha fatto della faccia di bronzo davanti alle disgrazie altrui una professione. E se erro correggetemi.
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Comunque, sia come sia, per Agenas, «L’indice di mobilità attiva, che rappresenta la quota di ricoveri attratti da una regione rispetto al totale della sua produzione sanitaria, evidenzia che il Molise è la regione più attrattiva d’Italia (42,08%) e a seguire l’Emilia-Romagna (22,07%) e la Basilicata (19,37%). Al contrario, le regioni meno attrattive, considerando sempre la loro produzione sanitaria, sono la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, penalizzate anche dalla loro posizione geografica. (2).
In termini di volumi assoluti di ricoveri in mobilità attiva, nel 2023 le regioni più attrattive sono risultate essere la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto, che insieme hanno assorbito il 57% dei ricavi complessivi derivanti dalla mobilità sanitaria. (3).
E per Daniela Barbaresi, segretaria nazionale della Cgil, il responso è netto: «I dati Agenas certificano la crescita della privatizzazione della salute e delle diseguaglianze tra persone e territori. Chiaro indicatore delle politiche del Governo Meloni: cure per chi può pagare e può permettersi di spostarsi, mentre lavoratori e pensionati sono sempre più poveri e 4,5 milioni di persone rinuncia a curarsi». (4).
Inoltre dal rapporto Agenas sappiamo pure che il 33% dei pazienti migranti sanitari soffrono di malattie e disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico e connettivo’ (5), ma vi sono persone che si muovono pure per sottoporsi ad indagini diagnostiche ed analisi (6).
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Ora non è che gli spostamenti per cure e per lo più per ricoveri ospedalieri non siano normati in funzione della spesa, ma esistono delle prestazioni che non hanno tetto fra cui rientrano interventi altamente complessi e urgenti come i trapianti; cure legate all’oncologia chirurgica e medica; il trattamento di grandi ustioni, i traumi gravi; la neuroriabilitazione e i ricoveri in urgenza tramite pronto soccorso. Queste prestazioni vengono finanziate senza restrizioni di volume, garantendo l’accesso alle cure necessarie senza vincoli di spesa predefiniti. (7).
Ma è innegabile che gli indicatori di monitoraggio della mobilità sanitaria rappresentano uno strumento fondamentale per i decisori politici, consentendo loro di acquisire una conoscenza approfondita delle dinamiche del fenomeno delle migrazioni sanitarie, oltre che di conoscere e quindi poter analizzare le criticità legate alla soddisfazione dei bisogni di salute della popolazione, oltre le aree che richiedono interventi correttivi. (8).
Ma temo che non ci siamo a questo livello, perché in Italia ad indagine segue indagine, a rapporto segue rapporto, ma i correttivi restano nei cassetti mancando la programmazione, essendoci venti sistemi sanitari diversi, essendo, in certi casi, tutto affidato alle fervide menti degli assessori con dg al seguito, come in Fvg ed un occhio al privato.
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Comunque, per ritornare allo studio Agenas qui preso in considerazione, a p. 20 si trova uno schema per indice di fuga per regione ove il Fvg, che conta però un esiguo numero di residenti, occupa una posizione centrale e cioè il dodicesimo posto, con un 10% della popolazione che si sposta per problemi sanitari. In vetta alla classifica: Molise, Basilicata, Calabria, Umbria e Abruzzo, il che significa che i residenti ivi hanno poca fiducia nei loro medici ospedalieri in particolare, o il sistema sanitario è in difficoltà. In fondo is trova la provincia di Bolzano, che è la zona che meno subisce questo fenomeno (9) , il che potrebbe far pensare, pure, ad un alto indice di gradimento della propria sanità, mista, forse ad un desiderio di bilinguismo.
E, sempre per Agenas, «Oltre un terzo della spesa in mobilità passiva è assorbito da ricoveri classificati con DRG di alta complessità verso strutture private accreditate» (10) non andando, quindi, ad arricchire il settore pubblico. Ma un’altra parte di tale mobilità fuori regione è dovuta a pazienti che ricercano un dato professionista. (11). L’ospedale più attrattivo è il pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, di proprietà del Vaticano, mentre per gli adulti al top della classifica c’è l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, in Lombardia, seguito dall’ospedale Gemelli di Roma. (12).
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Un dato che incide sulla mobilità, per la stessa fonte, è anche la vicinanza o meno di una struttura al paese di residenza, che aumenta la cosiddetta ‘mobilità di confine’ anche fra una regione e l’altra, con una marcata tendenza a presentarsi nelle regioni del nord. (13). Ma anni fa anche gli abitanti del Tarvisiano sceglievano la sanità austriaca piuttosto che quella udinese. E non a caso la Regione che più di tutte è caratterizzata da ricoveri in mobilità di confine è il Veneto (14), il che dovrebbe far pensare Riccardo Riccardi, assessore, con pieni poteri in materia di salute, in Fvg, datagli da Massimiliano Fedriga presidente di giunta, e mai eletto.
Ma in ogni caso, «sia per i ricoveri in mobilità di confine che per quelli non di confine, le strutture private accreditate assorbono costantemente circa due terzi della spesa stimata complessiva». (15).
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Interessante, poi, il dato che vede cercare, al di fuori della propria regione ed in cliniche private convenzionate, qualora non si tratti di soggetti con patologie strettamente fisiche, “pazienti che necessitano di disintossicarsi da abuso di alcol/droghe e con disturbi mentali organici indotti” , e come questa categoria di soggetti sia quella con la maggiore tendenza al ricovero extraregionale (41,95%), (16). il che la dice lunga sia sulla privacy sia sull’etichettatura sociale sia sui pregiudizi imperanti e sui modelli presenti in questa nostra Italia.
Infine le «regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana e la Provincia Autonoma di Trento (…) dimostrano non solo la capacità di soddisfare i bisogni sanitari interni ma anche di attrarre pazienti da altre aree del Paese, mentre Regioni come la Provincia Autonoma di Bolzano, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte si collocano in una posizione di quasi equilibrio tra domanda e offerta di cure. Al contrario, la maggior parte delle regioni meridionali, e in particolare la Calabria, (…) rientrano tra quelle che non riescono a soddisfare adeguatamente la domanda interna». (17).
Però se guardiamo la tabella del saldo economico in sanità per area e regione a p. 41 dello studio Agenas, che riporta i dati dal 2018 al 2023, notiamo la debacle del Fvg che, nel 2018, aveva un attivo di 2,3 milioni di euro, retaggio degli anni precedenti, poi passato, nel 2019 ad un passivo di 3,5 milioni di euro, e precipitato ad un ulteriore passivo che nel 2023 ha raggiunto i 14, 1 milioni di euro. Sono cifre che fanno riflettere. In attivo solo Veneto, Toscana, Piemonte e Trento che recuperano passando da un passivo ad un attivo, ed il Molise, la Lombardia e l’ Emilia Romagna, regioni attrattive. (18).
Infine quando si misura la possibilità, che aveva nel 2023 il sistema sanitario italiano, diviso in sistemi regionali, di rispondere alle esigenze dell’ utenza per regione, si nota come il Fvg sia tra le realtà che rispondono positivamente all’ indicatore, che però somma città a campagna, montagna e bassa lagunare. (19). Non solo: io credo che al di là dei dati forniti dalle regioni, magari come medie, bisognerebbe avere qualche altro indicatore che provenga dall’utenza e non solo dalla politica che spesso si auto-incensa, analizzando tutte le variabili, per esempio, per la Calabria, anche la presenza di medici cubani molto bravi e ricchi di esperienza sul terreno.
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Inoltre questi dati rispecchiano il 2023, ma poi siamo andati, sicuramente in Fvg, di male in peggio. Infine: come fa una regione che ha cittadini migranti che si rivolgono a strutture esterne al proprio ssr a definirsi come una che soddisfa la domanda interna? Mistero. Ma pare che anche il presidente di giunta dell’Emilia Romagna voglia più denaro per curare coloro che vengono da fuori che però mettono sotto stress il sistema sanitario di quella regione con il rischio che non dia servizi decenti né a migranti sanitari né ai cittadini di competenza, e che, di conseguenza e dopo le dichiarazioni di De Pascale, questi ultimi vedano come “barbari invasori” che vengono a mangiare il pane altrui coloro che affluiscono nelle loro città e nei loro ospedali o centri privati per cure dal di fuori.
E se la sindacalista Barbaresi ritiene che il principale problema della sanità siano i finanziamenti inadeguati, esso rappresenta solo una faccia di una medaglia dai molteplici aspetti. Per esempio la Regione Fvg ha soldi a bizzeffe, ma non sa spenderli con oculatezza, perché manca di una programmazione precisa e studiata nelle sue variabili e nella loro interconnessioni ed a me pare che l’assessore sia più interessato a mettersi in mostra che altro, ed ad arrabattarsi, ma se erro correggetemi, per non risolvere nulla e ‘dover’ ricorrere al privato donandogli parti del sistema sanitario pubblico, il che è discutibilissimo a dir poco, perché così si scompagina tutto e non si controlla nulla, pur trattandosi di soldi pubblici.
E fra una dichiarazione e l’altra, anche a livello nazionale tutto resta come prima, quasi che fare un’ indagine conoscitiva di un problema fosse solo un pro- forma.
Poi ci siamo noi del Fvg, che non sappiamo quasi nulla della nostra sanità, solo che funziona tra maluccio e malissimo, presentando diverse criticità.
Un limite dello studio Agenas è che non analizza la medicina territoriale che si regge su Mmg e Lea per i quali vale il detto: “che ci siano ciascun lo dice, cosa siano nessun lo sa”.
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Ma anche la voce di chi contesta questo modo di gestire la salute pubblica e privata va affievolendosi, tra un bla bla, bla e l’altro della politica, ed è questo che mi preoccupa: che ormai nel mondo politico, che domina su tutto, nulla sia più certo, ed uno dica ‘a ‘ ed uno ‘b’, per un motivo o l’altro, mentre niente è più credibile e le promesse appaiono più quelle da marinaio che altre. E senza dati certi e credibili, nulla è programmabile. Siamo giunti,poi, ad una situazione in cui si cambiano commi di leggi già scritte e pubblicate, e se ne inventano delle nuove “ad usum delphini”, almeno così pare. Infine i problemi in sanità sono sempre quelli da qualche anno a questa parte, ma i politici in carica non paiono interessati a risolverli in modo scientifico ed organico, e mai che ad una indagine si faccia seguire una analisi risolutiva dei problemi, quasi fosse un peccato mortale il farlo! Ma se erro correggetemi. E credo che neppure la tanto decantata A.I. potrebbe dare soluzioni efficaci a problemi sanitari, mancando appunto dati certi su cui operare e da gestire.
Inoltre questa destra imperante e tendente alla colpevolizzazione altrui, non volendo assumersi responsabilità alcuna, non fa che scaricare costi, scelte e problematiche sui pazienti, chiamandosi fuori mentre è dentro fino al collo, in primo luogo con le privatizzazioni come quella pordenonese della radiologia, dove pare che il servizio non funzioni affatto, e poi in altri casi. L’alternativa è dare ordini impossibili ai cittadini, creando ulteriore caos, come quello di non servirsi del pronto soccorso se non è necessario. Ma il paziente ha dei sintomi, che in alcuni casi sono di tipo generico (mi fa male qui, ho mal di pancia) mica sa fare diagnosi!
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Infine vorrei sapere se in Fvg, al di là dei testi dei contratti con aziende private, chiamate a gestire il sistema sanitario pubblico frantumandolo, per volontà dei direttori generali delle aziende sanitarie e con la benedizione dell’assessore, si sia trovato magari il modo di derogare ai titoli richiesti di specializzazione per medici, in particolare di P.S., mentre la Fondazione Gimbe (20) , nel suo 8° rapporto sul ssn, scrive, in riferimento al DPFP del 2 ottobre 2025, di una possibile discesa della stima di crescita economica a fronte di un ssn che non regge se le regioni non interverranno ampiamente con fondi loro a sostenerlo e se i pazienti non passeranno massicciamente al privato puro. Ed anche l’ordine dei medici è contrario all’ assunzione di sanitari provenienti dall’estero che non sono obbligati a iscriversi all’ordine e quindi sfuggono ogni controllo.
Insomma: si sta creando una situazione in cui solo i politici e loro familiari avranno la sanità, e reputo quella migliore, gratuita, mentre con i salari che non aumentano, pur aumentando il costo della vita, e il lavoro che va precarizzandosi, nessuno può pensare ad un sistema all’ americana, con la salute appesa al bancomat. Non solo: quando non c’è sufficiente ssn e si deve ricorrere al privato o aspettare lunghe liste di attesa, va a finire che uno rinuncia alle cure se sta male, e nella società non esiste più la situazione di un tempo, dove i medici di medicina generale, comunali, curavano molto e facevano analisi per proprio conto. Inoltre, senza adeguati servizi di igiene e profilassi territoriali, che non significa assolutamente solo affidare vaccinazioni a medici di primo pelo, potrebbe accadere che chi non si cura possa trasmettere malattie alla comunità, contribuendo a diffondere epidemie. Ed il covid ci ha insegnato che l’impreparazione sociale e nazionale ad affrontare un grandissimo problema epidemico, sperando poi in un vaccino dell’ultima ora pagato a privati a peso d’oro non è via percorribile per le comunità, trasformate in una marea di inconsapevoli cavie.
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Ma passiamo brevemente alla sanità Fvg, dove in Carnia è giunto un nuovo medico di base, con il plauso di tutti, quando prima averlo era un diritto, mentre in Puglia si pensa, con delibera regionale, di sostituire anche nelle R.S.A. gli introvabili infermieri con Oss, creando il caos nel caos ed una sanità al ribasso. (21). Detta proposta è vecchia di secoli, ma come altre, “a volte ritorna” e dai oggi, dai domani, ad un certo punto, con le destre benedicenti, prenderà piede, con risultati catastrofici magari non palesi, ma nascosti, come la polvere, sotto il tappeto.
La nostra Regione FVG poi, si è trincerata dietro il non permettere di diffondere informazioni sul ssr, che non provengono dai vertici, che è come permettere che un prodotto venga presentato solo da chi lo produce e lo magnifica, impedendo di dar voce al consumatore. Insomma sappiamo solo quello che propaganda vuole, e che viene diffuso attraverso la stampa locale, ormai assoggettata per lo più alla politica della maggioranza a Trieste.
Così se è vero che uno non ha elementi per fare un discorso critico fino in fondo, anche perché poi capita subito che qualcuno senza dato alcuno dica che, a suo parere, va tutto benissimo, è anche vero che un povero cittadino è autorizzato a pensare che la sanità Fvg sia uno sfacelo.
Ma ci sono pochi dati certi: le lunghissime liste d’attesa problema non risolto neppure dando una barca di soldi ai privati per visite specialistiche, e l’ inconsistenza del Fascicolo elettronico personale, perché i privati non sono obbligati a caricare i loro refeti sullo stesso. E vi garantisco che è preferibile non trasmettere ad alcuno il mio fascicolo sanitario pieno di buchi che sono voragini e che è praticamente impossibile costruire.
Inoltre posso pensar bene del Santa Maria della Misericordia come male, tanto non si sa nulla, e almeno vorrei sapere se chi mi ha visitato al pronto soccorso, con invio del medico di base che mi aveva detto di rivolgermi, se si fossero presentati nuovamente alcuni sintomi, al Pronto Soccorso, era del sistema pubblico o del privato. Perché sarebbe un mio diritto saperlo. Ma se il contratto con i privati è andato in porto, dovrebbe essere un medico privato operativo nel sistema pubblico. Ma tanto credo usino sempre la stessa carta intestata e carichino i loro referti.
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Ed intanto “gli anni passano ed i figli crescono” senza che nulla di migliorativo compaia all’ orizzonte in sanità, quando anche il ssn è ormai, secondo l’ 8° rapporto Gimbe, ai limiti, e soggetto alle più strane alchimie.
Per esempio in Emilia Romagna, la Regione ha vietato di prescrivere ai Mmg 2100 esami diagnostici, senza consultare alcuno, e ha proposto pure un davvero piccolo incentivo ai medici di base per ogni analisi non prescritta, ma anche in Fvg la politica sanitaria urla, un giorno sì e l’altro anche, che i MMG prescrivono troppi esami, che, tanto così per dire, si chiamano anche diagnostici. Ma se uno non prescrive esami come diagnostica? Con la sfera di cristallo? Così per fare delle analisi anche di uso comune, un paziente dovrà recarsi da uno specialista, il che è “fuori da ogni seminato” perché con le liste d’attesa lunghissime, obbliga i pazienti a rivolgersi al privato puro. E anche lo Snami ha detto no a queste ipotesi, che limitano il libero esercizio della professione medica per i MMG e la relega a mero schematismo burocratico che ,da che mondo è mondo, non ha mai fatto guarire qualcuno. Inoltre vorrei capire dalla politica come si dovrebbe muovere un medico se ha sbagliato diagnosi e conseguentemente cura, non avendo la sfera di cristallo. (22).
Io però non so cosa accada nelle regioni rette dalla destra, tranne in Fvg il passaggio a privati di parte consistente del sistema sanitario pubblico, perché l’Emilia Romagna è tutto sommato, una che ha una buona sanità anche per i suoi residenti.
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Tutto questo avviene mentre un altro sindacato dei medici di Medicina generale la Fimmg ha fatto presente che «la medicina generale è in codice rosso» in quanto il numero di MMG cala in continuazione, la loro età sempre più avanzata, ed i carichi di lavoro sono oltre il massimo previsto. (23).
Inoltre in questo articolo viene messo in risalto come medicina territoriale e pronto soccorso siano strettamente collegati: se manca la prima il secondo esplode. Ma tranquilli: vi sarà sempre qualche politico con altri al seguito pronto a dichiarare che le persone si rivolgono ai P.S. perché sono ansiose.
Eppure nessuno che abbia questo problema, come il Fvg, riesce a risolvere quello di recuperare un numero sufficiente di medici di medicina generale. Ed in Italia, a fonte di circa 320mila medici in servizio, 260 mila (l’81,2% del totale) sono specialisti, e solo 40.000 sono medici di base o di famiglia o MMG che dir si voglia. Ed il 60% di questi ha almeno sessant’anni. Inoltre negli ultimi 10 anni si sono persi 7220 MMG, E IL 51,7% di quelli in servizio supera il massimale di 1500 assistiti. (24). E questi dati sono riferiti al 2023: figurasi ora!
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Eppure per la Fimmg gli interventi da prevedere sono chiari: orientare con urgenza l’offerta verso i settori carenti a partire dalla m4edicina generale; coinvolgere le Università per creare una cultura della sanità territoriale, attribuendo crediti a esami e tirocini in setting territoriali; valorizzare tesi relativamente a questo ambito e formalizzando rapporti strutturati fra atenei e Asl territoriali per favorire la didattica pratica continuativa; istituire una specialità specifica in medicina generale con un coinvolgimento diretto della stessa nella didattica. Inoltre è essenziale che la specializzazione in medicina generale sia strutturata come le altre specializzazioni, conferendole pari valore. (25).
A me pare che queste proposte, pubblicata da Quotidiano Sanità il 9 novembre 2025, siano più che condivisibili, ma invece il governo che fa? Taglia fondi e minaccia di cancellare l’intramoenia, così da favorire l’abbandono del servizio pubblico da parte di un alto numero di professionisti.
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E Riccardo Riccardi con i dg delle Aziende Sanitarie al seguito, che fa, oltre privatizzare? Non lo so, ma mi pare la giunta regione non abbia prodotto nessuna proposta seria per risolvere alemno parzialmente i problemi della sanità che sono sempre più gravi, mentre i medici spariscono anche dai siti e compaiono solo le prestazioni. Ma vivaddio, uno vorrebbe anche sapere a chi affida la sua salute! Se poi ha avuto esperienze discutibili per non dire pessime in sanità, ancor di più. E se ho errato qualcosa in questo testo, correggetemi. E mi farebbe piacere se qualcuno scrivesse le sue impressioni nel merito come commento od in privato.
Laura Matelda Puppini
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Note.
(1) Il paradosso della sanità che funziona troppo bene: perché arrivano così tanti pazienti da fuori regione (e quanto ci costa)) in: www.forlitodayt.it).
(2) Agenas, La Mobilità Sanitaria in Italia, secondo rapporto. Edizione 2024, in: https://farmaciavirtuale.it/wp-content/uploads/2025/07/5512-Agenas-La-mobilita-sanitaria-in-Italia-Edizione-2024.pdf., p. 37.
(3) Ibidem.
(4) https://www.collettiva.it/copertine/welfare/mobilita-sanitaria-dz9rl30e
(5) Agenas, La Mobilità Sanitaria in Italia, op. cit., p. 4.
(6) Ibidem.
(7) Ivi, p. 11.
(8) Ivi, p. 12.
(9) Ivi, p. 20.
(10) Ibidem.
(11) Ivi, p. 14.
(12) Ivi, p. 24.
(13) Ivi, p. 28.
(14) Ivi, p. 29.
(15) Ivi, p. 32.
(16) Ivi, p. 34.
(17) Ivi, p. 40.
(18) Ivi, p. 44.
(19) Ivi, p. 60.
(20) “8° Rapporto Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale, in: https://www.gimbe.org/.
(21) Zairo Ferante, Ognuno faccia il proprio mestiere. Soprattutto quando è il proprio, in www.quotidianosanita
(22) Medicina generale. Emilia Romagna rivede le prescrizioni, è scontro con lo Snami, in: https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=131225.
(23) “Manovra. Fmmg “Medicina generale in codice rosso: MMG in calo, età avanzata e carichi oltre i massimali. Serve un piano Marshall, in www.quotidianosanita.it.
(24) Ibidem.
(25) Ibidem.
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L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta la fatica a sostenere il ssn in Italia, ed è tratta da: http://www.sossanita.org/archives/4476. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/su-quel-ssn-che-sta-sparendo-fra-le-mille-soluzioni-regionalistiche-anche-piuttosto-fantasiose/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/SSN-FATICA.jpg?fit=275%2C183&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/SSN-FATICA.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Senza categoriaLeggo ancora di sanità, questa volta catastrofica anche a livello nazionale, quasi una bella addormentata per risvegliare la quale non ci sarà bacio di principe che tenga, caratterizzata da regioni che si muovono in ordine sparso creando un guazzabuglio impossibile che ha però un unico comun –denominatore, almeno pare,...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Ieri è comparso un articolo su https://www.rainews.it/ che riporta i medici di MMG carenti in Fvg intitolato: “Le zone carenti di medici di medicina generale. La regione ha pubblicato il nuovo avviso sul bollettino ufficiale. Resta alto il numero di posti scoperti. Posizioni differenziate tra i sindacati.” a firma di Lara Boccalon. Esso non è molto preciso e sopratutto implica, per la montagna, una souzione al ribasso ed improponibile: il fornire il territorio di infermieri facenti funzione di MMG! Tanto in Carnia siamo gli ultimi degli ultimi, e cosa volete che sia … E poi,secondo una certa vulgata, ai carnici basta un taglietto, una foto, e quattro storielle sul pericolo rosso quando i rossi non esistono e sulle invasioni di migranti che non vengono da noi, per votare destra e Mazzolini, ma questo è pensiero mio. E:”Carnici di destra, svegliatevi”! Noi dobbiamo pretendere un MMG per i nostri paesi, non solo soluzioni improponibili. NOI NON SIAMO PAZIENTI DI SERIE B!
Ma passiamo ai dati nell’ articolo, che sottolinenano le carenze cittadine dimenticandosi di noi montanari. Le zone carenti (o il numero di Mmg carenti) sono 137 in Asugi per lo più nei poli cittadini di Trieste, Gorizia e Monfalcone, data, dico io, la concentrazione della popolazione dell’ Azienda in queste tre città, e coprendo Asugi poco altro; 153 MMG mancano in Asufc, (parificando le zone ai MMg carenti) il numero più alto in assoluto ma l’azienda ha anche un territorio vasto), di cui 27 mancano nel comune di Udine, e per il resto “non va meglio” precisa laconica l’autrice del pezzo. In Asfo mancano 114 medici di base, per lo più a Pordenone e Sacile. Ma sono comuni ‘falcidiati’ dalle privatizzazioni. che c’entri qualcosa?
E così i sindacati: “Non pare esservi inversione di tendenza, il ricambio è minimo commenta il presidente regionale dello Snami Stefano Vignando secondo il quale i numeri confermano che così come è oggi la medicina generale non attira più i giovani. A suo avviso per la sempre troppa burocrazia, il futuro incerto con il ruolo unico e le Case di Comunità, il trattamento economico non più attrattivo vista la perdita del potere d’acquisto di oltre il 60% in 30 anni, rammenta, l’assenza di vere tutele, soprattutto per le donne sempre più numerose nella professione. Tutti problemi sul tavolo di confronto da anni e che il decisore pubblico non risolve – sottolinea il presidente dello Snami che dopo la protesta dello scorso 5 novembre annuncia altre due o tre giornate di sciopero consecutive tra gennaio e febbraio prossimi” (Ivi).
“Dimostra più ottimismo il segretario regionale della Fimmg Fernando Agrusti che pur riconoscendo che la carenza di medici di famiglia resta elevata conta sull’ultimo accordo integrativo regionale appena sottoscritto con la Regione da tutti i sindacati di categoria che auspica possa contribuire ad invertire la tendenza”.
NOI IN MONTAGNA, INTANTO, IN QUELLA CARNIA CHE DEVE CONTINUARE A COMBATTERE PER UNA SANITA’ TERRITORIALE ED OSPEDALIERA EFFICIENTE, CHIEDIAMO SUBITO ANCHE ALLA COMUNITA’ DI MONTAGNA DI AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA CARENZA DI MMG, CERCANDOLI, non proponendo soluzioni impossibili come quella di trasformare in medici, con la bacchetta magica, gli infermieri, dappertutto per altro carenti. Politici troppo tempo è passato muovetevi senza cercare toppe! Senza medici territoriali non viviamo nè noi nè il turismo.