Valentino Zilli. Il lago di Cavazzo, come l’ho conosciuto e vissuto, per la sua rinaturalizzazione e per non vederlo spegnersi ogni giorno di più.
Pochi giorni fa ho notato su un profilo facebook che un paio di persone cercavano di leggere una copia scannerizzata o fotocopiata di questo articolo, scritto dal signor Valentino Zilli e pubblicato dal Messaggero Veneto il 4 febbraio 2025. Pertanto dato che è molto interessante, e possedendone una copia datami dall’autore, ho deciso di trascrivere il testo e pubblicarlo anch’io, anche perché è bene ricordare come fu il lago e continuare a chiederne a gran voce la rinaturalizzazione. Intanto grazie a Valentino Zilli. Per quanto riguarda il ricorrere in Europa, avevo anch’ io detto e ridetto a Franceschino Barazzutti che quella era l’unica via ancora percorribile, ma in questo articolo Valentino Zilli precisa anche a che legge europea appellarsi.
«È URGENTE CHE IL LAGO DI CAVAZZO TORNI ALLE SUE ORIGINARIE CONDIZIONI.
Il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, di origine glaciale, è rimasto naturale fino alla messa in esercizio della centrale idroelettrica di Somplago nel 1958, ad opera della Società Adriatica di Elettricità (SADE).
Fino a quando è rimasto tale, in occasione di grandi piogge locali, esso si innalzava talmente da invadere gran parte delle campagne di Alesso e Somplago.
Per risolvere questo problema era stato realizzato, negli anni ’30 del secolo scorso, un canale a cielo aperto, tuttora visibile, denominato “Tai” che fungeva da scolmatore, portando le acque in eccesso nei torrenti Palar e Leale che confluivano nel Tagliamento. Le sue acque erano in contatto diretto con la falda freatica sottostante.
Il ricambio dell’acqua era naturale e lo rendeva balneabile da fine maggio a inizio settembre, mentre durante il periodo invernale più freddo si ghiacciava superficialmente, tant’è che i bambini e ragazzi lo frequentavano per pattinare.
Allora il lago era pescosissimo, con la presenza soprattutto di Carpe (il Carpio), Tinche, Lucci, Trote, Cavedani, Persici, Anguille e Sanguinerole (le Paresie), tutte specie insediatisi nel lago. L’anguilla in particolare si era insediata nel lago stesso provenendo dalle lagune alla foce del Tagliamento; è da considerare che allora il lago medesimo, prima della realizzazione del suddetto canale artificiale “Tai”, in occasioni di grandi piogge, comunicava direttamente con il Palar, Leale e Tagliamento.
Era talmente pescoso (il lago) che, prima della seconda guerra mondiale, era stata costituita in loco una cooperativa di pescatori per la vendita del pescato. Il pesce vivo veniva conservato in apposite vasche per poter essere poi venduto nei paesi circostanti, compresi i centri di Tolmezzo, Gemona e Buia.
Questa cooperativa cessò la propria attività quando il lago, prima temperato, divenne freddo e fangoso e l’ecosistema originario venne perso, con un pesante impatto sulla flora e fauna ivi esistente.
La parte sud del lago, in cui l’acqua lambiva l’area pianeggiante verso Alesso, aveva una spiaggia prativa […], che si sviluppava dal monte Narujnt (facente parte del Brancot) al monte Narusceit – Faeit (facenti parte del Piciat – Paleic).
Ora questo bacino (…) ha l’acqua fredda e limosa, proveniente dai corsi d’acqua della Carnia e turbinata dalla centrale idroelettrica di Somplago. Praticamente da lago naturale traspirante da e verso la falda freatica, è stato trasformato in bacino artificiale con acqua fredda e fangosa nei suoi fondali, tanto da isolarlo dalla falda freatica sottostante. Ciò è stato evidenziato anche dalla ricerca dell’Ismar/Cnr di Bologna.
Uno studio sulle condizioni del Lago, ormai degradato, era stato presentato dall’ing. Macuglia ancora nel 1969, che sottolineava, fra l’altro, come il fango che si depositava sui suoi fondali era in media di tre cm. all’anno! Il risultato finale, quindi, dell’acqua fredda e del fango ha trasformato l’ecosistema originario in un fondale privo della sua originale vitalità.
Inoltre due separati studi effettuati e commissionati da Comuni e Comunità Montane interessate hanno stabilito che in 100- 110 anni il lago si trasformerà interamente in una palude.
Per questi motivi è urgente che il lago ritorni alle sue originali condizioni di naturalità e fruibilità come previsto dal Piano Regionale di Tutela delle Acque del 2018.
Un’opzione proponibile sarebbe quella che le acque in uscita dalla centrale idroelettrica di Somplago vengano convogliate in un bypass così da non essere più in contatto con il lago stesso e che venga inoltre eliminato il fango depositato nei fondali del lago di cui trattasi; in questo modo tale fango non ostacolerebbe più il flusso dell’acqua del lago da e verso la falda freatica.
Così facendo potrà migliorare anche il turismo nel nostro territorio, che offre tante altre attrazioni come la Casa delle Farfalle di Bordano, il centro storico di Venzone, il laghetto di Cornino con la Riserva Naturale Regionale – in cui si realizza il Progetto Grifone – il forte di Osoppo, la malga di Monte Cuar ed il Centro Storico di Gemona.
Ringrazio gli amministratori pubblici, i Comitati, le Associazioni e le persone che finora si sono impegnati e che si stanno impegnando tutt’ora per il ripristino del lago alla sua originaria naturalità.
Valentino Zilli – nato e residente a Trasaghis».
(Prima pubblicazione del testo: Messaggero Veneto, 4 febbraio 2025).
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Ricordo pure, sul lago, il mio si nonsolocarnia.info: Il Lago di Cavazzo, tra sogno, natura e sfruttamento.
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Sul Messaggero Veneto detto articolo era corredato da una fotografia della spiaggia prativa del lago, non in mio possesso, per cui l’immagine che accompagna questo articolo è una immagine del lago di Cavazzo scattata da me. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/valentino-zilli-il-lago-di-cavazzo-come-lho-conosciuto-e-vissuto-per-la-sua-rinaturalizzazione-e-per-non-vederlo-spegnersi-ogni-giorno-di-piu/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/FOTOLAGO1102.jpg?fit=1024%2C695&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/FOTOLAGO1102.jpg?resize=150%2C150&ssl=1AMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀPochi giorni fa ho notato su un profilo facebook che un paio di persone cercavano di leggere una copia scannerizzata o fotocopiata di questo articolo, scritto dal signor Valentino Zilli e pubblicato dal Messaggero Veneto il 4 febbraio 2025. Pertanto dato che è molto interessante, e possedendone una copia...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





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