Dopo averle lette, pubblico queste interessanti considerazioni sulla gestione acqua potabile e sul modus operandi della politica in Friuli come giuntemi da Aldevis Tibaldi, avvisando che questo grande ecologista e lottatore, che ha girato per lavoro il mondo, utilizza sempre toni direi un po’ forti nelle sue critiche, ma per questo non mi sento né di alterare il suo testo né di limarlo, perché se si deve essere sempre caramellosi anche nelle critiche, allora la democrazia è defunta come l’espressione personale del proprio pensiero. E pubblico ricordandomi anche i toni di certe accalorate discussioni nei consigli comunali ed in Parlamento, dopo la fine della seconda guerra mondiale, sentendone la mancanza. Inoltre penso francamente che bisogna avere un senso della misura, perchè ad ogni ‘et’ nemmeno le aziende dovrebbero ricorrere agli avvocati, uniche che lo possono fare perchè i cittadini non hanno denari per difendersi legalmente, ma semmai invitare a rivolgersi all’ urp, altrimenti non si sa che stiano a fare gli uffici relazioni con il pubblico, se funzionano realmente e non come servi del solito padrone. Naturalmente c’è diritto di critica e replica, e pubblico senza essermi documentata nel merito, speranzosa di aprire, su temi così importanti, un dibattito e ricevere informazioni. Laura Matelda Puppini.

«Niente è più penoso di un servizio pubblico che ha bisogno di riempirsi la bocca con la sostenibilità ambientale per coprire le sue inefficienze, per gestire il consenso degli organi di controllo e dei mezzi di comunicazione: quindi i soldi e la salute degli utenti.

Come sul far dell’alba la gazzella esce nella savana a suo rischio e pericolo e il leone si mette in moto per agguantarla, così non c’è giorno che un maggiorente di queste terre non se ne esca con la parola magica “sostenibilità” per giustificare ogni suo agire. In tal modo ogni cosa, anche il più sordido inganno, una volta incartato nella sostenibilità e affidato alle cure dalle testate giornalistiche amiche, si trasforma in oro colato. E, come tale, può essere contrabbandato senza suscitare il minimo dubbio in seno ad una popolazione svezzata nel disinteresse generale.

Siamo alle solite, cioè a quello che nei paesi civili chiamano un abuso di posizione dominante, e che per essere tale dovrebbe essere sanzionato: tanto più se incide sulla salute pubblica. Da noi no. Da noi si fanno sicure carriere all’ombra dei potentati e se a qualcuno viene lo schiribizzo di mettersi contro, gli arriva una pesante diffida dal migliore e più potente degli avvocati sulla piazza: avvocato in servizio permanente ed effettivo nonostante la salatissima parcella che, inutile dirlo, ricade pur sempre sulla bolletta di noi utenti.

Ma veniamo al dunque. Avantieri, in una caramellosa cerimonia riservata ai pochi intimi che possono andarci alle tre del pomeriggio, il Consorzio che gestisce i servizi idrici e fognari dell’intero Friuli (CAFC) ha inteso presentare il Bilancio di Sostenibilità, altrimenti denominato Bilancio Sociale per l’esercizio 2018.

Deliziose hostess alla reception, borsa aziendale, libro autocelebrativo di gran lusso, borraccia termica made in Cina e alla moda nell’ambientalismo radical chic: insomma nulla a che vedere con la concreta ruvidezza della precedente gestione.
Abiti alla moda, atteggiamenti da fare invidia alle “soap opera” di ultima generazione e una presentazione vuota, ma al tempo stesso infarcita di termini in inglese che fanno trendy e che vorrebbero alludere ad una indiscutibile competenza: quelli che Alberto Sordi avrebbe accolto con un sonoro “a Benigno, ma parla come magni!”.
Un discorsetto acchiappa merli, fatto apposta per un pubblico di bocca buona, per la maggior parte giunto per farsi vedere e per azzannare l’immancabile buffet. Inevitabile quindi l’autocelebrazione, condita di buoni propositi e non senza un continuo riferimento alla sostenibilità e all’ambiente, con tali argomenti da fare invidia alla “Laudato si’” di Papa Francesco.

Sono in gioco tanti soldi e, bontà sua, la presidenza ricorda che “gli investimenti richiedono una rendicontazione che si spinga oltre alle informazioni e i dati quantitativi obbligatoriamente pubblicati nel bilancio d’esercizio… In quest’ottica gli stakeholders, con le loro considerazioni, svolgono un ruolo fondamentale nell’identificazione degli impatti più significativi sulle tematiche relative alla sostenibilità, consentendo la loro qualificazione e quantificazione”.

Siamo alle solite! Si tira in ballo il consenso dei portatori di interesse quando è del tutto evidente che in questa Regione ogni dibattito è soffocato sul nascere e le istanze dal basso sono regolarmente cestinate o irrise, quando non addirittura scoraggiate da una disinformazione che le testate locali portano a termine con ineffabile puntualità e mirata precisione. Eppure certe reticenze circa gli affidamenti e i lucrosi contratti della CAFC sono sotto gli occhi di tutti, come del resto è plateale l’assordante silenzio del sindaco di Palmanova, responsabile del cosiddetto “Controllo Analogo”, funzione che per statuto ha l’onere di fare le pulci al Consorzio.

E dire che sono trascorsi solo pochi giorni dall’annuncio con il quale controllati e controllori hanno annunciato con gioia la decisione di ridurre l’esazione di un milione di euro, senza per questo dover incidere sulle prestazioni e gli impegni già programmati. Una scena di fantozziana magnanimità o semplice presa per il culo alla maniera dei saldi di fine stagione, quando il negoziante prima alza il prezzo per poi ridurlo?

Ma dove è cascato l’asino è stato nel momento in cui, anziché dibattere il Bilancio Sociale del 2018 e le sue zone grigie, il convegno è stato dirottato sugli scenari futuri, quelli per intenderci condizionati dal “provvidenziale” cambiamento climatico. Ecco allora la pensata di portarsi al tavolo dei relatori un pugno di ecologisti pronti a recitare a soggetto: per intenderci quelli che siamo usi chiamare gli “ambientalisti di regime”.
Come gli incolpevoli richiami che l’uccellatore sistema a dovere per attirare gli ignari uccellini di passaggio, così costoro si sono esibiti nella rappresentazione di un futuro a dir poco assai problematico. Cosicché, per meglio indirizzarli verso le CAFChiane finalità e scimmiottare una parvenza di dibattito fra quei pochi intimi, non è mancata neppure una moderatrice di razza, scelta opportunamente fra i redattori del benemerito e funzionale Messaggero Veneto. E allora come resistere a cotanto allarmante quadro?

Come non permettere al Consorzio di salvare i friulani dall’incombente disastro ambientale, di perseguire il piano diabolico ordito a suo tempo dalla Serracchiani e mettere mano a investimenti tali e tanti da dover necessariamente confluire nella onnipresente e onnipotente HERA?

Come ogni rito funebre che si rispetti deve concludersi con il “consolo”, così ogni ulteriore dolorosa riflessione fu troncata con l’annuncio del buffet e di un arrivederci a Lignano per accogliere l’arrivo della Goletta Verde. Ma a quel punto, non essendo abituati a farci prendere in giro, abbiamo preso la parola e denunciato quella messa in scena per mettere il CAFC e la classe politica che gli tiene bordone di fronte alle loro responsabilità.

Abbiamo ricordato come il Consiglio Regionale aveva cassato con l’inganno la nostra proposta di referendum sul servizio idrico integrato tanto da farsi beffe di una volontà diffusa e della autonomia gestionale dei Comuni per darlo ad una gestione troppo centralizzata e insensibile alle istanze del territorio e al confronto con i portatori di interesse: quelli veri e non quelli addomesticati alla bisogna.

Occorreva spostare il tiro su di uno scenario futuro per distogliere l’attenzione dalle gravi negligenze del presente? Troppo evidente era la perdurante, pessima gestione degli acquedotti a cui si imputano perdite prossime al 50% del totale trasportato. E, se tanto mi dà tanto, quali dovevano ritenersi le perdite del sistema fognario?

Oltretutto quale attendibilità potevano avere le previsioni future a fronte di un Piano di Tutela delle Acque per molti versi inattendibile, eppure mai messo in discussione dal CAFC? Ma più di ogni cosa era da temersi l’allegra gestione e programmazione del sistema fognante, troppe volte imposto ad amministrazioni del tutto inermi, quando non addirittura complici.

Emblematico era stato il caso di Porpetto dove la demenziale progettazione era stata tale che il giorno dell’inizio dei lavori l’impresa si è dovuta dare alla fuga per effetto di una nostra denuncia alla Corte dei Conti.

E che dire degli sversamenti effettuati dall’impianto di depurazione di Lignano nella laguna di Marano con la complicità degli uffici regionali e degli stessi mitili cultori che preferiscono fare i pesci in barile? Per non dire dei fanghi che da quello stesso impianto sono stati sparsi nottetempo nelle risorgive del territorio di Porpetto, senza per questo suscitare alcuna sanzione o protesta da parte di quel sindaco?

E che dire di quella intollerabile mancanza di adeguati controlli ambientali, tanto da evitare l’accertamento della salmonella e spingere l’ARPA a lasciar fare, tradendo quindi quello che è il suo dovere istituzionale?

E che dire infine dell’inerzia della magistratura, insensibile ai continui solleciti?

In un Paese normale si sarebbe aperto un confronto, invece in ossequio al sistema bulgaro hanno taciuto, certi che da quel luogo la verità non sarebbe trapelata. Cosicché il notiziario RAI ha trasmesso la solita velina e non ne parliamo del Messaggero Veneto, uscito con un titolone da far ridere i polli “La svolta verde del CAFC contro gli effetti climatici.”

Una cronaca a dir poco autocelebrativa, che nemmeno nella repubblica delle banane sarebbe arrivata a tanto. Un articolo non firmato e nemmeno corredato dalla dicitura “annuncio pubblicitario”, perché è bene che la gente comune non si accorga di nulla, paghi le bollette e tiri a campare.

E allora, inseguiti da un destino crudele non abbiamo fatto a meno di recarci anche a Lignano, alla presentazione dei dati di Goletta Verde e ad una sorta di tavola rotonda alla presenza di quattro amici al bar. La farsa di come si possa fondare un giudizio sulle acque di balneazione in base a due soli campioni, per giunta prelevati dopo intense precipitazioni, l’avverte anche un bambino. Eppure, la gioia con la quale è stato accolto il referto positivo la dice lunga, tanto più dopo i disertati controlli ambientali e sanitari, i dragaggi selvaggi, i travasi fognari in laguna, la comparsa dell’escherichia coli e della salmonella, il seguìto divieto di raccolta delle vongole nelle aree antistanti le balneazioni. Se al contadino non devi far sapere quanto è buono il formaggio con le pere, analogamente al bagnante le contaminazioni devi tacere.

In tal modo il presidente d Legambiente ha potuto mettere il broncio, il responsabile dell’Arpa si è detto disponibile per il futuro, il direttore del CAFC ha dichiarato inevitabile lo sversamento in laguna dei micidiali veleni delle acque di dilavamento e ha taciuto il fatto che l’impianto di depurazione non sia stato nemmeno collaudato.

Sebbene non invitati, né desiderati, abbiamo preteso di dire la nostra, di far conoscere a Goletta Verde le porcherie di un recente passato, le coperture politiche e soprattutto l’assenza dei veri proprietari della laguna, che non sono gli ambientalisti, né i politicanti o i turisti, bensì i Maranesi, espropriati a bella posta! Di ciò i ‘tengofamiglia’ hanno taciuto e allora ci siamo sentiti nel giusto!

Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale.»

Quello che mi preoccupa, non evidenziato da Tibaldi, è la proiezione sulla scarsità futura di acqua anche sotterranea, che si sta esaurendo a causa nostra, e che impensierisce anche la Nasa (Allarme della Nasa: sempre meno acqua in molte parti del pianeta, in: https://ilmegafono.org/2018/05/19/allarme-della-nasa-sempre-meno-acqua/), e il fatto che la sua erogazione pare stia andando a finire nelle mani di poche multinazionali, che possono decidere della vita di noi tutti e dell’economia. Essendo l’acqua bene primario (primary necessity or need of life) donato da Dio all’umanità, e con la scusa dei tubi finita in mano ad aziende amanti del fatturato e dei bilanci con attivi in salita, è chiaro che chi la vende può fare grandi profitti, senza neppure aver speso per comperarla. Infatti essa non è vendibile. E anche Cafc ne ha fatti, secondo Udinetoday: “Cafc in crescita, bene il bilancio 8 maggio 2019. Cafc: bilancio 2018, crescono tutti gli indicatori e il fatturato raggiunge i 65 milioni“ (ww.udinetoday.it/economia/cafc-bilanciocrescita-udine–8-05-19-10-33.html). Inoltre non capisco il ruolo dell’ Ato ora unica e regionale con l’aggiunta di alcuni comuni del Veneto dal 2016, se non erro, (https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/valutazione-ambientale-autorizzazioni-contributi/FOGLIA14/) che fa perdere, in un gran calderone, le diversità situazionali, e mi piacerebbe sapere se vi sono stati casi di chiusura di rubinetti per insolvenza (per i quali la Cafc di Gomboso era nota), togliendo un bene indispensabile per la vita a persone umane e se siano state rispettate le indicazioni Ato per le bollette. E il fatturato aziendale pare sia diventato il fine della nuova etica del mondo nuovo che velocemente va verso la sua fine con la terra, come i singoli in: ‘La grande abbuffata’, film di Marco Ferreri tra i più significativi che abbia visto, ma per inedia e mancanza di ‘alimento’ a causa di chi si è fatto abbuffate di tutto. E per ora mi fermo qui, ma ho alcune mie considerazioni da fare nel merito dell’acqua che pubblicherò fra un po’.  Senza voler offendere alcuno, ho scritto le mie due righe e pubblicato il testo di Tibaldi. 

L’immagine, elaborata nel colore, che correda questo articolo è stata tratta, solo per questo uso, dall’articolo del Messaggero Veneto “Bollette dell’acqua non pagate il Cafc taglia 1200 contatori”, pubblicato il 19 giugno 2015. Laura Matelda Puppini

http://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/07/cafc-Immagine1-1024x703.pnghttp://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/07/cafc-Immagine1-150x150.pngLaura Matelda PuppiniAMBIENTEDopo averle lette, pubblico queste interessanti considerazioni sulla gestione acqua potabile e sul modus operandi della politica in Friuli come giuntemi da Aldevis Tibaldi, avvisando che questo grande ecologista e lottatore, che ha girato per lavoro il mondo, utilizza sempre toni direi un po’ forti nelle sue critiche, ma...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI