Non uno spettro, ma una nuova speranza si aggira per il mondo. Si chiama Comunità. Quando il mercato non soddisfa bisogni e non valorizza risorse, quando aree interne e montagne sembrano non avere più speranza, Comunità è la nuova parola d’ordine.

Si considerino ad esempio le ancorché limitate e pur recenti esperienze delle cosiddette Cooperative di Comunità, soggetti che si fanno imprenditori per rispondere a interessi collettivi a favore di un territorio definito, secondo i princìpi di sostenibilità sociale e ambientale.

Analogamente, ove presenti, i Domini Collettivi possono produrre beni e servizi con attività multisettoriali, per incidere in modo stabile e vantaggioso su aspetti fondamentali della qualità della vita delle persone, e massimizzare i benefici collettivi a favore della maggior parte dei soggetti del proprio territorio.

Creare valore e rigenerare il tessuto economico e sociale, fornire lavoro alle persone, reinvestire gli avanzi di gestione nel potenziamento e nell’espansione delle attività e nel progressivo ampliamento degli interessi coinvolti. La Comunità degli abitanti, fattasi impresa di produzione attraverso il proprio Dominio collettivo, è peraltro anche collettività di consumatori, come avviene nelle filiere corte alimentari ed energetiche.

In Italia ci sono 5 mila 683 Comuni con meno di 5 mila abitanti (il 70% del totale), nei quali vivono oltre 10 milioni di persone (il 17%). A fronte delle carenze del mercato e delle difficoltà delle aree interne più montuose e isolate, con popolazione molto ridotta, gli abitanti stessi delle Comunità spingono dal basso affinché qualcuno faccia qualcosa, invocando anche l’indispensabile partnership pubblica.

La Comunità locale può diventare allora l’attore rilevante del proprio destino mediante l’Amministrazione del Dominio collettivo, strumento di servizio per il territorio e la cittadinanza. In funzione delle attività che incidono sul proprio ambiente, essa esercita maggiore partecipazione e controllo attraverso i suoi cittadini, stimolando ad esempio trasparenza verso l’interno e l’esterno o una frequente rotazione delle cariche.

Produrre ricchezza e contribuire alla ricchezza della Comunità locale, secondo criteri e rapporti anche diversi dal puro scambio economico, definisce il valore sociale del Dominio collettivo. Ma tutto questo può avvenire soltanto se c’è la capacità di attuare un numero ingente di investimenti. In questo senso, le Amministrazioni del Dominio collettivo non soffrono della debolezza strutturale delle Cooperative di Comunità (insufficienti capitali iniziali e necessità che i soci si indebitino), possono ottenere contributi pubblici a ogni livello, mentre lo stato patrimoniale della Proprietà collettiva costituisce lo zoccolo duro che può garantire i finanziamenti a medio termine destinati agli investimenti stessi (che a quel punto possono essere maggiori).

Di seguito, alcuni possibili nuovi ambiti di intervento delle Comunità, mediante i propri Domini collettivi, alla luce delle nuove opportunità sancite dalla legge statale 20 novembre 2017, n. 168 “Norme in materia di domini collettivi”, entrata in vigore il 13 dicembre scorso.

  • Servizi pubblici di comunità, quale risposta ai processi di impoverimento, spopolamento e abbandono (bar, alimentari, consegna a domicilio della spesa o dei farmaci);
  • Servizi patrimoniali di Comunità (acquisizione di edifici dismessi – come ex-latterie/scuole/caserme ecc. – e loro recupero e valorizzazione, ad esempio realizzando sale multimediali, centri benessere, spazi espositivi e di commercializzazione dei prodotti locali);
  • Servizi per la produzione e distribuzione di energie rinnovabili locali, per il fabbisogno energetico di Comunità (biomasse, piccolo idroelettrico, teleriscaldamento di villaggio);
  • Servizi turistici di Comunità (anche scolastici), per favorirne l’“incoming” (gestione posti letto extra-alberghieri, itinerari naturalistici e culturali, organizzazione eventi, corsi – marketing esperienziale – su natura e cultura locali, tradizioni, mestieri, gastronomia e manifatture tipiche);
  • Servizi ambientali di comunità (manutenzione del verde e del territorio, interventi idro-geologici).

 

Delio Strazzaboschi – Segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.

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 L’immagine che accompagna l’articolo mi è stata inviata da vicinia@friul.net a corredo di questo testo, con email 2 gennaio 2018, ed è stata scattata il 2 dicembre 2017 in occasione dell’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione della vecchia Latteria di Givigliana di Rigolato, ove il Comitato frazionale ha allestito l’Hostario Pura Follia. Da sinistra si vedono:  il presidente della Proprietà collettiva di Givigliana e Tors, Adriano Faleschini; Caterina Tamussin di Collina, che gestisce il nuovo locale, e Delio Strazzaboschi.

Laura Matelda Puppini

 

 

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