È una giornata grigia, di quelle che preannunciano l’inverno. Il bosco di Rigolato, che scende inesorabile verso il paese, si è acceso di varie tonalità che vanno dal bruno al giallo intenso, rompendo il verde cupo degli abeti.

Guardo le case di Ludaria e penso alla fatica degli uomini per mettere pietra su pietra, all’orgoglio ed al rito di porre un alberello, una frasca, sul colmo. Ma quanto hanno potuto essi godere quanto hanno edificato? O forse, guerra dopo guerra, invasione dopo invasione, quelle pietre, fredde, non hanno visto che il pianto sconsolato di vedove, il gridare di bimbi orfani, il tossire di vecchi?

Consumo il pasto assieme ad Alido e Leo, i cui ricordi pian piano si accendono, come il bosco: «Ti ricordi del calzolaio?» – Sai quando G. gli portò le scarpe ad aggiustare, sporche di terra, egli glielo fece notare: «Tu podevas ben netâlas!». E G. di riporto: «No tu varas migo las mans di dotôr tu?» – e ridono di cuore. Personaggio dopo personaggio, cognome dopo cognome, il passato comune riemerge, aiutato dalla breve visita in cimitero.  – Come si chiamava la moglie di … ed il marito di…? Concordano sul marito di Lidia, su altri hanno dei dubbi.

Certo quello ha avuto il figlio morto giovane, l’altro la moglie che lo ha lasciato anzitempo … Ricordo dopo ricordo, compreso il nome di un partigiano “di un che al ere proprit comunist”, lo spazio si riempie di anime che hanno lasciato ivi la loro traccia, che hanno calpestato il pedrât, che hanno litigato, urlato, pianto gemuto, amato, cantato, riso.

Si giunge così a parlare del poeta di Ludaria: Enrico Fruch. Racconto ad Alido e Leo la storia di suo figlio Manlio, promettente medico, che aiutava la Resistenza. Tradito da una spia, morì giovanissimo in un campo di sterminio. Non sapevano nulla di Manlio, morto per la libertà, mentre conoscono a memoria i nomi dei preti che si sono succeduti, fino a don Carniello, che si prodiga nella cura d’anime.

Sull’onda del ricordo di Enrico Fruch, Alido decide di portarmi a conoscere un poeta locale: Ezio Candido, prima lavoratore, poi pensionato.

Egli vive da solo, ma accanto a lui abita Pierino, un po’ più giovane di lui, e si fanno compagnia, vedono le partite dell’Udinese insieme e ne discutono.

«Scrive sempre, Ezio» – mi dicono – ma se ama scrivere perché non lo dovrebbe fare? – penso. Spesso la Carnia ha espresso buoni poeti. Parrebbe la poesia una attività femminile, non da rudi montanari, ma non è così …

A Rigolato anche Guido di Nart, Guido Candido, è conosciuto per i suoi versi, come altri ed altre in Carnia.

Ma ritorniamo ad Ezio, ed al suo esprimersi. Luciana Schneider Durigon ha dedicato, nel 2010, ad Ezio, alcuni versi scritti in carnico “rigoladotto” intitolati: “Ezio e la sua poesia”, di cui riporto alcune righe tradotte: «Egli scrive con gentilezza ed ironia/ su persone di ogni tipo/ su quelli che abitano qui/ sui suoi amici/sui suoi paesani che sono andati via./ Racconta con amore la bellezza della natura/il vivere quotidiano/l’affetto per il suo paese/ e quelli che non ci sono più.»

Riporto, a riprova, qui alcune poesie di Ezio, che mi furono data da lui tempo fa, come quella di Luciana a lui dedicata, per mostrare il suo sentimento e le sue capacità ed un altro volto della Carnia.  

Lu cerisâr
Cjanto Cjanto
passer di strado
tra jù ramats dal cerisâr.
Cjanto vuio, encje deman,
la çiançon dei inamorâts
cjantilo in sordino
di no sveâ che pupino
roubi un cjavèl
como un riguart
a che fruto cusì bielo
como i fluors
blancs dal cerisâr.
Ezio Candido
Il ciliegio.
Canta, canta,
passero di strada,
tra i rami del ciliegio.
Canta oggi, canta domani,
la canzone degli innamorati,
cantala in sordina
per non svegliare quella bimba.
Ruba un capello
come ricordo
a quella ragazza così bella
come i fiori
bianchi, del ciliegio.
Ezio Candido

Canzone per Monica, morta troppo presto.

 Monica di Beto.
Murî devant da vivi.
Nita, no sta vaî,
che Monica da lassù nu rit  
e nu cjale jù.La sô cort,
la sô scjalinado,
e la sô cjaso.
La strado da latario e l’ostario,
che nus fâs rifleti e pensâ,
ei sio ultims moments
che a nu lascio un tic pi contents.
Tu començavos a fâ  i prins pas
che un buf di vint primaverîl
a ti a puartado su tal cîl,
dongje il Signuor,
dongjo Pierino, gna’Catin.
Al di là di chel cunfin
che nuo mortâi
i podin nomo immaginâ.
Uno albo senço sarìali,
un tramont senço stelos,
uno luno inrabiado
devôr dai nûi a si è platado,
e no san dâsci uno reson
a un dolûor cussì profònt.
Al ere tant timp
Ch’i cji volevi fâ uno poesio,
la cuscienço a mi roseâvo,
e cumo chi mi soi liberât,
i dìs al Signôr che al a sbalgjât.
Ezio Candido
Monica di Beto.
Morire prima di vivere.
Nita, non piangere,
che Monica, da lassù
ci sorride e ci guarda.Il suo cortile,
la sua scalinata,
la sua casa,
la strada della latteria, e l’osteria,
che ci fanno riflettere e pensare
ai suoi ultimi momenti
che ci lasciano un po’ più contenti.
Iniziavi i primi passi,
che un soffio di vento
ti ha portato in cielo,
vicino al Signore,
vicino a Pierino e Caterina,
al di là del confine
che noi mortali
possiamo solo immaginare.
Un’alba senza cielo
Un tramonto senza stelle,
una luna arrabbiata,
nascosta dietro le nubi,
non sanno darsi ragione
di un dolore così profondo.
Era tanto tempo
Che volevo scrivere una poesia,
la coscienza me lo chiedeva,
ed ora che l’ho fatta,
dico al Signore che ha sbagliato.
Ezio Candido

Altre poesie di Ezio sono state pubblicate su “Ago Frescjo” Sfuei Parochial, Parrocchia di S. Giacomo Apostolo, Rigolato, numero unico,  agosto 2015.

Vi invito a leggere queste poesie ed altre, per coltivare lo spirito, in un mondo sempre più lontano dalla sensibilità, dal silenzio, dal pensiero, connotato sempre più da slogan, pubblicità, rumore, forme di sballo, competitività, fretta, ove anche la pace della montagna è rotta dal rombo dei motori, e per valorizzare maggiormente la dimensione personale ed umana. Grazie ad Ezio Candido, Eligio Nassivera, Guido di Nart, ed altri ancora per averci dato questa possibilità.

Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda l’articolo è tratta, solo per questo uso, da http://it.123rf.com/profile_crisferra, contenuti digitali royalty free, «”Ramo di albero con fiori bianchi di ciliegi fiorisce sul cielo blu”, – spazio copia gratuita». Laura Matelda Puppini

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