Come promesso e per chiarire, a chi non lo avesse ancora compreso, che i partigiani lottavano per la Patria, pongo qui il primo numero di Carnia Libera, giornale in pochi numeri della “Garibaldi Carnia”. (Originale in archivio Ifsml). Dedico e simbolicamente dono per il suo compleanno, attraverso la pubblicazione, questo mio lavoro essenzialmente di scoperta delle fonti e di battitura, al partigiano dott. Romano Marchetti, autore di “Carnia”, osovano, che è in procinto di compiere 104 anni, che sempre desiderò l’unità partigiana e che condivise e condivide ancora i valori qui descritti. Laura Matelda Puppini 

CARNIA LIBERA.

Organo del Gr. Brigate Garibaldi Nord. 1 Marzo 1945.

-NOI SIAMO PER TUTTO CIÒ CHE CI UNISCE –

Sotto il nome di Popolo noi comprendiamo un’insieme di individui con interessi vari che si manifestano in varie tendenze politiche: poiché ogni espressione politica è in funzione di una esigenza economica. Schiavitù politica e dipendenza economica sono due mali della società intimamente collegati tra loro. Noi sappiamo che tendenza naturale e diritto di ogni uomo è la tutela dei propri interessi e naturale diritto logicamente la libertà politica. Per questa libertà noi lottiamo: e non è nome vuoto od astratto questo per cui tanti nostri compagni perirono, ma cosciente promulgazione ed accettazione di una legge che tutela con l’interesse del singolo quello della collettività. La lotta partigiana è lotta di Popolo per la libertà. Ed è concetto fondamentale nostro quello di riunire tutte queste forze al conseguimento del fine comune: Libertà di Popolo e libertà di Patria. Nome profanato e santo quello di Patria Nostra, ante diviso e vilipeso per troppi anni quello di nostro Popolo. Noi lottiamo per il riscatto di quel nome, per la valorizzazione, in tutte le sue forme, di questa entità politica. Fu la scissione delle energie che rese possibile renderci schiavi? E noi uniamoci per renderci liberi. Libertà ed unione: o meglio libertà nell’unione. Libertà nel più assoluto rispetto di ogni idea che non sia contraria al bene del popolo. Questo è nostro dovere chiedere. Questo nostro dovere con tutte le forze cercare di ottenere: dovere nostro e di tutti coloro che lottano e soffrono nel nome di Patria e Libertà. Tutti siamo figli di una stessa Italia, e per essa combattiamo. Ogni risentimento dovrà cadere, ogni rancore passato dovrà cedere il posto ad una intensa fattiva collaborazione. A chi regna dividendo, opporremo un blocco compatto di armati e di popolo: sarà questa la garanzia più sicura per la nostra libertà di oggi e di domani.  

-CHI SEI TU? –

Chi sei tu che nell’ombra trami ai danni della tua Patria, della tua famiglia, di te stesso? Tu non hai volto, non nome, non Patria.
Tu sei il più vile degli esseri: SEI UNA SPIA. Tutti ti disprezzano. La giustizia del Popolo ti colpirà: sarai maledetto in ogni tempo. Hai paura di essere povero: perciò vendi al nemico il tuo fratello che anche per te combatte. Non isperare pietà: grida vendetta il sangue di coloro che per la tua mano sono caduti.

-MARTIRIO –

Inverno 1916-17: quanti ricordi; quante sofferenze; quanto sangue versato sulle nevi delle montagne della Carnia! I nostri padri combattevano contro il nemico della nostra razza, contro il tedesco assetato di dominio. Ora, alla distanza di ventinove anni, su queste stesse montagne ammantate di neve, i figli di quegli eroici combattenti, i partigiani carnici, lottano contro lo stesso secolare nemico, imporporano con il loro sangue generoso la nostra terra. Ma quale differenza! Il nemico ora è più crudele, più assetato di sangue, è una fiera che si sente stringere la gola da una morsa d’acciaio, che vede prossima la sua fine e che vuole trascinare con sé nel baratro tutti i popoli d’Europa. È il nemico che ha invaso la nostra terra; che ci deruba del frutto dei nostri sudori; che si prepara allo sterminio finale. Contro questo nemico, contro i traditori suoi satelliti, i Partigiani hanno preso le armi, con pochi mezzi, ma con un entusiasmo e con una tenacia che supera ogni prova. Da tempo la Carnia va coprendosi di croci! Ogni croce segna per noi una dolorosa perdita, un compagno che non combatte più al nostro fianco. Ma ogni croce, ogni goccia di sangue versato è un passo verso quella Vittoria che sentiamo già prossima; ogni croce sarà domani simbolo di valore, della nostra volontà di lotta e di libertà.
O Genti Carniche, vegliate su queste croci: esse saranno un giorno il più caro segno della nostra libertà. O Genti Carniche, superate il martirio di questi infausti giorni. Ancora per poco l’odiato nemico farà scempio dei nostri focolari. Fra poco verrà la Vittoria, la Pace, la Libertà conquistata dal sangue dei vostri stessi figli.

-LA CARNIA ED I COSACCHI-

Chi sono i Cosacchi? Che fanno nella nostra Carnia? Molti si saranno fatti tale domanda in questo triste periodo invernale, ma pochi avranno trovato una risposta. Cosacchi sono i soldati zaristi del Cuban vendutisi ai tedeschi; fra loro ci sono anche le guardie ucraine. Queste guardie nere, datesi anima e corpo agli invasori nazisti, hanno terrorizzato la popolazione ucraina per tre anni; si sono resi colpevoli di efferati delitti, sono stati segnati dalla popolazione da essi conculcata, e quando, davanti alla marea russa le armate hitleriane si sono ritirate, essi, i condannati a morte, hanno seguito i loro padroni. Così sono stati inviati nei paesi occupati, contro i partigiani, vere armi cieche della sete di sterminio tedesca. E sono venuti anche nella nostra Carnia. A poco a poco hanno invaso le nostre valli, hanno occupato le nostre case, hanno distrutto i frutti del nostro lavoro, e ci tolgono l’ultimo tozzo di pane.
Ecco chi sono i cosacchi: essi sono qui per presidiare i nostri paesi, per lottare contro i vostri figli partigiani. Essi saranno quelli che non si vergogneranno di vendicarsi vilmente sull’inerme popolazione, che non rifuggiranno dal bruciare i nostri villaggi.
Genti Carniche, non lasciatevi ingannare dal loro sorriso: è il sorriso di chi tutto ha perduto, è il sorriso di un condannato a morte. Fra essi ci saranno i buoni, ma nell’ora dello sbaraglio saranno trascinati dai peggiori. La Carnia è stata loro venduta dai tedeschi. Sarà così o Genti Carniche? No se i Partigiani si leveranno contro di loro; se faranno loro comprendere che seguendo i nazisti hanno tutto da perdere e che se uccideranno saranno uccisi, se massacreranno saranno massacrati.
Contro un Popolo che insorge a nulla valgono i mercenari: la storia ce lo insegna.

-NOI GARIBALDINI-

Le Formazioni Garibaldine costituiscono il 73% delle forze partigiane combattenti nell’Italia invasa: sono tanti dunque questi Garibaldini. Ma non promesse di onori e di ricchezze li ha portati sul campo della lotta: solo il desiderio di essere liberi in libera terra. Per ogni uomo è compenso dei sacrifici la gioia del dovere compiuto: sarà il nostro compenso domani. Che ci chiederà ancora la Patria? Forse molto: noi lo sappiamo. Ma in questo nome noi sopporteremo ogni sacrificio con gioia. Patria per noi è famiglia: sono le giovani creature dei nostri fratelli maggiori, cui concederemo il diritto a noi vietato di apprendere, nei verdi anni, il vero nome della libertà. Patria: terra dei padri. Sia retaggio nostro questa nostra bella Italia nel cui nome e per il cui Popolo noi siamo partigiani.
Gli accusatori, più o meno in buona fede, ed i timorosi che nella nostra attività credono nascoste chissà quali manovre, si convincano. Il fazzoletto rosso che noi portiamo al collo è, materialmente, un lembo della camicia rossa del biondo eroe di Caprera; idealmente esprime tanta tanta passione di Popolo. Noi chiediamo e vogliamo si rispetti quanto viene dal popolo, e per il popolo è ragione di vita.
Vogliamo che a tutti siano aperte le urne dei voti. Vogliamo che ogni uomo dalla vita sofferta nel duro e mal compensato lavoro, diventi una entità politica conscia del proprio valore nella collettività. Vogliamo che gli occhi di ogni uomo siano aperti sul grande quadro economico e politico della nazione. Vogliamo ridare ai nomi di Libertà, Patria e Lavoro, il loro vero significato, che si sublima nella parola umanità.

-FORMAZIONI E POPOLO-

Le Formazioni armate partigiane rappresentano storicamente l’opposizione armata contro l’invasore; esse sono la più pura espressione del Popolo, la parte più sana, la più combattiva, la garanzia della rinascita, le forze della ricostruzione. Con la loro lotta e coi sacrifici derivanti da essa, essi coniano le monete con le quali il Popolo Italiano pagherà i suoi debiti di responsabilità; cancellano la ventennale vergogna fascista col sangue generoso dei caduti; dimostrano al mondo intero che il Popolo Italiano non è responsabile né del fascismo né della guerra. A tutti ormai è chiaro che il fascismo ha venduto l’Italia: orbene, essi la riacquistano; il fascismo tutto ha diviso, persino le fedi delle nostre mamme, i partigiani invece lottano per l’unità del Popolo Italiano, poiché è dimostrato storicamente che la disunione del Popolo Italiano prima, del tedesco poi, hanno permesso l’avvento del nazifascismo. Lottano per una ricostruzione democratica progressiva dell’Italia, per avere domani il diritto di professare qualsiasi credo politico, qualsiasi fede religiosa. A questi che sono i suoi figli migliori, il Popolo Italiano deve essere sempre vicino, perché è la sua volontà che li guida, la sua fede che alimenta la loro fede. Il Popolo Italiano ha verso di loro dei sacrosanti doveri: dare loro quella assistenza necessaria per la vita, sostenerli moralmente, valorizzare infine i sacrifici che esso stesso fa ed unirli a quelli dei Patrioti. La solidarietà tra Popolo e Formazioni è la garanzia di domani.

-IL VERO POPOLO-

Il susseguirsi degli avvenimenti politici dei nostri giorni, avvenimenti di sì grande portata da decidere delle sorti di popoli, di nazioni, di classi, impediscono a certi strati della popolazione di seguirne lo svolgimento, e, soprattutto, di orientarsi in modo rapido e sicuro. Niente di strano che una frazione di popolo italiano sia rimasta perplessa di fronte ad eventi come il crollo del regime fascista, il fallimento del Governo Badoglio, il collasso e la liquidazione dell’esercito, poichè un popolo che per venti anni è stato fuorviato dalla demagogia fascista ed avulso col terrore da ogni forma di vita politica, non è facile che si orienti spontaneamente e rapidamente di fronte al cataclisma odierno. Chi nel ventennio di regime fascista ha imposto la politica al nostro paese, non è il Popolo Italiano ma i grandi monopolisti. Chi ha venduto l’Italia ai nazisti e che oggi striscia ai piedi dell’invasore e collabora con esso, i fascisti traditori e vili, non sono il Popolo Italiano. Chi parla di viltà del Popolo Italiano, di innata incapacità ad assurgere a libera vita e di conquistarsi un sano e progressivo avvenire, non conosce la storia d’Italia, la storia delle lotte, delle sue classi popolari, la storia del movimento operaio italiano. Le pagine gloriose di cui va giustamente fiero il Popolo Italiano, e alle quali esso oggi ritorna per trarre incitamento alla lotta e alle quali è necessario riallacciarsi per far scaturire ciò che di più profondamente vivo vi è nelle tradizioni democratiche del Risorgimento, sono quelle che narrano le gesta eroiche dei popolani milanesi, nelle gloriose cinque giornate, e le leggendarie imprese garibaldine; sono quelle che narrano l’eroica resistenza delle repubbliche popolari di Roma e di Venezia, la partecipazione attiva delle classi popolari alle insurrezioni, alle lotte di strada a Napoli, a Genova, Palermo, Livorno. Quanti sacrifici! Ma questo è il tuo vero volto Popolo d’Italia: per la tua redenzione.

-AVEDRUGNO-

Ma non era più questo il nome dell’erma “casera”: i gerenti la avevano battezzata “Albergo Alle Alpi”. Ed era tale: provvisto di camere con fieno ed aria corrente e di campanello all’entrata. Certo! Un rugginoso “sampogn” annunciava i clienti nuovi e gli ospiti. Mi chiederete: chi erano i gerenti? Due graziosi somari color cannella dipinti sul portone d’entrata.
Spiccava netta, sul limitare, una dicitura: giovedì trippe, venerdì gnocchi, sabato cosacchi …!
E giunsero proprio di sabato i cosacchi. Era terminata la stagione invernale, ed ad attenderli c’erano solo gli afflitti gerenti! Che riconoscenza umana! Gli ingrati diedero l’Albergo alle fiamme.
Chi ci andasse ora troverebbe una scritta su un sasso annerito dal fumo: “Chiuso per restauri”. Solevamo dire agli amici che era “caricata” la malga: non già di variopinti greggi pascenti, ma di un’infinita turba di piccoli amici, i più piccoli: la diuturna compagnia del partigiano. Ricordi! Romanticherie! Ma nostalgia ci punge delle polente dure e delle minestre bruciate di malga Avedrugno. E ci ricorrono alla mente tante ore passate nella più spensierata allegria, alti sul piccolo mondo, abbarbicati alle cime più alte della nostra terra, ove giungevano notizie ora tristi ora liete, e, fra una chiacchiera e l’altra, si ricordava la mamma e la morosa. “Chiuso per restauri”: ma avremo ancora bisogno di te nella stagione dei fiori o solitaria casera?

-AFORISMI – 

Repubblichini: dura guerra che mi resisto. O meglio: finchè la dura».

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Fin qui il foglio della Garibaldi Carnia. Gli articoli non sono firmati, e le righe dedicate ad Avedrugno, dato alle fiamme nel marzo 1945, per chi non lo avesse capito, sono scherzose: la casera era sui monti, si dormiva nel fieno e pidocchi e parassiti non mancavano, come gli spifferi, nel duro inverno. Non vi erano gestori ma solo due somari dipinti sulla porta d’ingresso, dotata di campanaccio. Nonostante la durezza della vita partigiana, e la morte dietro l’angolo, vi era chi, tra i giovani, trovava ancora la voglia di scherzare, di sorridere, di cantare, di suonare quando possibile, o di muovere il “bredul” davanti al fuoco per cercare di conoscere il futuro.

La battitura a computer è mia. Si ringrazia l’IFSML, per gli originali, anche degli altri numeri presenti in archivio, di cui seguirà pubblicazione. L’immagine che correda l’articolo rappresenta la prima pagina del primo numero del foglio partigiano : Carnia Libera, datato 1 marzo 1945.  

VIETATA LA RIPRODUZIONE. CHE IO SAPPIA PRIMA PUBBLICAZIONE.

Laura Matelda Puppini

 

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