Pongo queste note sulla storia della festa del primo maggio, tratte dal sito della cgil lombardia, per ricordare l’ importanza della festa del lavoro e dei lavoratori e per dire no al tentativo, ormai pare riuscito,  di sostuirla a Tolmezzo, con la festa dei fiori, che fu una delle predilette dalla fascistissima Opera Nazionale Dopolavoro ( “La città e la guerra. Novara 1940-1945. L’ Opera Nazionale Dopolavoro”,  in: http://www.isrn.it/dvd/citta_guerra/la_vita_quotidiana/3_12.htm), assieme a quelle per la vendemmia, ed alla Befana fascista.

E ricordo che  il fascismo proibì la festa del 1° maggio sostituendola con il Natale di Roma, il 21 aprile. É vero che la festa dei fiori caratterizza paesi del Veneto, in particolare, ma si ha il buongusto di non farla coincidere con la festa del lavoro.

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« Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all’interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi.

Le origini

Dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori – la Prima Internazionale – riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”.
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell’ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

1886: I “martiri di Chicago”

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887. Il ricordo dei “martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.

1890: 1 maggio, per la prima volta manifestazione simultanea in tutto il mondo

Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che “una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tutte le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore”.
La scelta cadde sul primo Maggio dell’anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 Maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l’evento anche per 1891.
Nella capitale la manifestazione era stata convocata in pazza Santa Croce in Gerusalemme, nel pressi di S.Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti.
Nel resto d’Italia e del mondo la replica del 1 Maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori.

1891: la festa dei lavoratori diventa permanente

Nell’agosto del 1891 il II congresso dell’Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D’ora in avanti il 1 Maggio sarebbe stato la “festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà”.
Il primo maggio durante il fascismo
Nel nostro Paese il fascismo decise la soppressione del 1 Maggio, che durante il ventennio fu fatto coincidere con la celebrazione del 21 aprile, il cosiddetto Natale di Roma. Mentre la festa del lavoro assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse (dal garofano rosso all’occhiello, alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alla riunione in osteria) l’opposizione al regime. Il 1 Maggio tornò a celebrarsi nel 1945, sei giorno dopo la liberazione dell’Italia.

1947: L’eccidio di Portella della Ginestra

La pagina più sanguinosa della festa del lavoro venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra, dove circa duemila persone del movimento contadino si erano date appuntamento per festeggiare la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, mentre cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale. La banda Giuliano fece fuoco tra la folla, provocando undici morti e oltre cinquanta feriti. La Cgil proclamò lo sciopero generale e puntò il dito contro “la volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori”.
La strage di Portella delle Ginestre, secondo l’allora ministro dell’Interno, Mario Scelba, chiamato a rispondere davanti all’Assemblea Costituente, non fu un delitto politico. Ma nel 1949 il bandito Giuliano scrisse una lettera ai giornali e alla polizia per rivendicare lo scopo politico della sua strage. Il 14 luglio 1950 il bandito fu ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale a sua volta fu avvelenato in carcere il 9 febbraio del 1954 dopo aver pronunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella.

Il primo Maggio oggi

Le profonde trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini, la progressiva omogeneizzazione delle abitudini hanno profondamente cambiato il significato di una ricorrenza che aveva sempre esaltato la distinzione della classe operaia. Il modo di celebrare il 1 maggio è quindi cambiato nel corso degli anni.
Da diversi anni Cgil, Cisl, Uil hanno scelto di celebrare la giornata del 1 Maggio promovendo una manifestazione nazionale dedicata ad uno specifico tema. E’ diventato un appuntamento anche il tradizionale concerto rock che i sindacati confederali organizzano in piazza San Giovanni a Roma.»

(http://www.cgil.lombardia.it/Root/Archivio/Ledatedaricordare/1%C2%B0maggioFestaInternazionaledelLavoro/tabid/1285/Default.aspx).

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QUEL PRIMO MAGGIO 1944 IN CARNIA, NELLA VAL PESARINA, IN CUI LE BANDIERE ROSSE SFIDARONO TEDESCHI E FASCISTI. ( dal diario di Osvaldo Fabian, copia inedita, c/o Archivio Giorgio Ferigo, fotocopia datata 1983, pp  112- 113).

«I° MAGGIO 1944.

Magrini ed altri mi dettero l’incarico di stilare e predisporre due manifesti da affiggere in tutte le borgate della Carnia. Ed eccone il testo integrale.

I° Maggio 1944 –
Il tracotante nemico, contro il quale vi siete battuti così valorosamente nel  passato, ha occupato ancora una volta le nostre contrade.
Sorretto, in questa nefasta opera, dai segugi fascisti che hanno portato l’Italia alla rovina. Il barbaro invasore vuole i vostri figli e sposi. Vuole predare il vostro bestiame e le misere risorse.
CARNICI!
Un gruppo di animosi, figli della nostra terra, ha levato alta sui monti la bandiera di Garibaldi. La bandiera della Libertà. Con le armi in pugno. Sono i vostri figli.
Aiutateli, sorreggeteli!
Uomini e donne, siate tutti uniti nella lotta comune.
CARNICI, IN PIEDI!
Né pace né tregua al nemico.
IL COMITATO  ZONA DEL P.C.I. »

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I° MAGGIO   1944.

LAVORATORI!
Dopo venti lunghi anni di ignominosa schiavitù, le rosse bandiere del Lavoro garriscono un’altra volta al vento di primavera.
Simbolo di Riscossa nella tremenda e feroce mischia che insanguina l’umanità.
Il nazifascismo tiene occupato, con le sue orde, il nostro Paese. Orrori, lutti e rovine ovunque.
Il popolo italiano è in armi, per riconquistare la propria libertà, per lavare l’onta infame del fascismo.
In questo I° maggio mandiamo il nostro fraterno saluto agli eroici soldati dell’Armata Rossa, che strenuamente lottano contro la bieca furia dei nazisti.

LAVORATORI!
Siate uniti e compatti in questa ora grave!
Il socialismo vincerà! IL COMITATO ZONA DEL P.C.I. »

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Va da sé che questi due manifesti sollevarono molta impressione in Carnia. Era una presa di posizione ufficiale, inconfondibile di fronte a tutta l’opinione pubblica.

A Prato Carnico il I° maggio venne quasi spontanemente organizzata una manifestazione con bandiere rosse e alti cartelloni. Un quadro di Garibaldi spiccava.
La nostra fanfara, in testa la lungo corteo, dopo tanti anni, diffondeva nell’aria le note marziali dell’Inno dei Lavoratori. Molti erano commossi e piangevano.
Contemporaneamente, e proveniente da Pradumbli, un piccolo reparto di  Partigiani della Garibaldi, in divisa, comandati da Aso, fecero la loro prima comparsa nella piazza centrale del Comune, in fila indiana, ordinati e disciplinati. A questo punto si produsse un’involontario equivoco.

All’apparire dei Partigiani, con le loro divise, vennero scambiati per tedeschi. La folla si sbandò, impaurita, e vi fu un generale fuggi fuggi. Molti passammo il fiume, per portarci al sicuro, ed evitare possibili guai.
Potevamo però essere sicuri che il prepotente nemico, non avrebbe potuto tollerare impunemente quella nostra clamorosa manifestazione.
Sapevamo che la rappresaglia si sarebbe ben presto scatenata contro l’inerme popolazione. I igorni seguenti restammo tutti attivi e vigilanti».

 

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Ora il linguaggio del testo di Osvaldo Fabian e l’azione di questi comunisti della val Pesarina possono esser difficilmente comprensibili, ma allora i comunisti parlavano in questo modo, ed anche i fascisti avevano un loro linguaggio “aulico”, e gli uomini erano abituati a sfidare la sorte, visto che la possibilità di morire in vario modo era comunque altissima. Spesso sento dire: la popolazione sarebbe stata bene se loro non si fossero messi di mezzo…  chi pensa così pare molto lontano dal comprendere come si viveva a quei tempi, come dall’inizio della prima guerra mondiale non si fossero visti che fame, paura, distruzione, morti in famiglia da soldati nelle patrie guerre di conquista, e come spesso azioni dimostrative potessero venir fatte anche per orgoglio, contro la strafottenza, l’olio di ricino, le umiliazioni di fascisti e nazisti, il non poter parlare, e per segnalare la propria presenza. E senza contestualizzare, con la sensibilità di oggi, non è possibile comprendere e capire fatti storici di allora.

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L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.udinetoday.it/cronaca/primo-maggio-fvg-festa-lavoro-lavoratori-manifestazioni-friuli-venezia-giulia.html.

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Laura Matelda Puppini.

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