No alla Motocavalcata. Grazie Uti della Carnia.

Riprendo, con questo articolo, temi ambientali, come la Motocavalcata in Carnia, che mi ha visto sempre contraria, finalmente bocciata dall’Uti;  lo sfruttamento intensivo delle acque riportando uno degli interventi fatti il 26 gennaio 2019 ad Udine contro le centraline in montagna, che depauperano ulteriomente il territorio,  e la salvaguardia dei fiumi, riprendendo l’importante proposta di legge regionale di Giampaolo Bidoli e Massimo Moretuzzo per salvare il Tagliamento. E mi soffermerò anche su quanto detto dalla biologa dell’Arpa dott. Raffaella Zorza, su detto fiume e sui fiumi.

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Inizio ringraziando l’Uti della Carnia per aver detto No alla motocavalcata della Carnia, già in precedenza contestata (Marco Lepre. Lettera al Presidente dell’Uti ed ai Sindaci della Carnia sulla Motocavalcata delle Alpi Carniche 2018, in: www.nonsolocarnia.info) e che avrebbe portato centinaia di moto su un terreno fragile e già colpito dall’alluvione. Questo no è stato dato tenendo conto delle nuove decisioni prese dai Comuni della Carnia.

«È stato approvato dall’Assemblea dell’Unione il nuovo regolamento disciplinare riguardante i transiti sulle strade forestali, in particolare quelli relativi alle manifestazioni motoristiche, per l’elevata concentrazione di mezzi su tracciati piuttosto estesi» – si legge su di un articolo in: ‘Alto Friuli oggi’, che così continua: «L’intento dall’assemblea dei sindaci dell’Uti della Carnia è quello di tutelare al meglio la risorsa boschiva, chiedendo alla Regione di adottare un apposito regolamento prevendendo, per alcune strade forestali, la possibilità di istituire un pedaggio e utilizzare i ricavati per la manutenzione della viabilità.
In riferimento alle motocavalcate, è stato ritenuto indispensabile un confronto tra le amministrazioni locali per il rilascio delle autorizzazioni, per valutare l’effettiva percorribilità e la sostenibilità delle manifestazioni.
È necessario che la circolazione sulle strade forestali non comporti depauperamento, danno o minaccia a specie selvatiche ad ecosistemi e habitat esistenti, nonché all’esercizio di varie attività del territorio. Tali esigenze sono state sottolineate soprattutto a seguito dei danni dovuti al maltempo di fine ottobre 2018». (http://www.altofriulioggi.it/tolmezzo/tolmezzo-motocavalcate-uti-carnia-23-aprile-2019/).

Così è stata annullata la 13^ edizione della Motocavalcata delle Alpi carniche che era in programma a Sutrio l’8 e 9 giugno. A comunicarlo è stata l’organizzazione con Marco Fachin, presidente dell’associazione Moctus Ovaro che segnala come l’Uti della Carnia abbia negato l’autorizzazione a compiere questa manifestazione che ha un carattere internazionale richiamando piloti da tutto il mondo». (https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2019/06/02/news/motocavalcata-delle-alpi-l-uti-cancella-l-edizione-1.33401654).

Questa volta devo dire: ‘Grazie Uti’, che pensi anche agli abitanti di questa terra infelice e martoriata, e non solo a chi vuole sfruttare, per suo divertimento, piste e sentieri. E credetemi, all’ estero ed in Europa non lasciano fare a motociclisti locali e foresti quello che vogliono sul territorio e nei boschi. Non da ultimo ricordiamo a Marco Fachin che le piste forestali sono state costruite con soldi nostri. 

Motocavalcata. (Da: https://www.youtube.com/watch?v=xmeBzt-rBsU).

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No ad una centralina anche sull’ immissario del lago inferiore di Fusine, ma temo si farà.

Ma ora ritorniamo alle centraline, ed a quello che è stato detto su quella che dovrebbe sorgere sfruttando il rio Lago immissario del lago inferiore di Fusine.

L’intervento finale, nell’ incontro di Udine del 26 gennaio 2019, è dedicato alla ipotesi di centralina da costruirsi sfruttando le acque del lago di Fusine. Dovevano relazionare sulla stessa, di persona, il dott. Michele Tofful e la dott. Francesca Iordan, che sono due esperti naturalistici, che si sono occupati di stendere le osservazioni su di uno dei progetti che riguarda la centralina su rio del lago che è l’emissario del lago inferiore di Fusine. non hanno potuto però essere presenti qui ed hanno inviato in forma scritta il loro intervento.

«Mentre leggevamo le carte dell’impianto idroelettrico denominato ‘Fusine’, non potevamo che sgranare i nostri occhi: ci trovavamo davanti ad un ‘opera di grande impatto ambientale, realizzata in un’area con più vincoli di tutela, in cui vivono specie rare e tutelate.

Il Comune di Tarvisio intende costruire una centralina idroelettrica prelevando le acque del rio del lago, l’emissario del lago di Fusine inferiore. L’area di intervento ricade all’ interno dell’area Natura 2000 denominata Conca di Fusine, identificato con il codice: IT3320006. Il sito inoltre, confina, verso la Slovenia, con il sito di importanza comunitaria e con la zona di protezione speciale denominate entrambe sulla ‘julis card’.

Come non bastasse, le opere di presa ed i primi metri di tracciato della condotta, ricadono all’ interno dell’area di reperimento prioritario del Laghi di Fusine; infine, a 550 metri dalla centralina, si trova un’altra area protetta di enorme importanza: il biotipo naturale della torbiera di Scichizza.

Ma, come dicevamo, in questo caso non abbiamo solo a che fare con aree protette, ma anche con specie rare e protette, prima fra tutte la lontra. Inoltre il bacino dello Slizza – Gail, a cui afferiscono anche i laghi di Fusine ed il rio del lago, rappresenta un’area estremamente importante per la conservazione di questa specie, in quanto costituisce una delle pochissime vie per ritornare a colonizzare la rete idrografica del nord Italia. E proprio lungo il tratto in cui verrebbe captata l’acqua, è stata documentata la presenza della lontra.  

Ma in quella zona vive anche il gambero di torrente, un’altra specie estremamente rara, tanto che nel Tarvisiano sopravvivono le ultime quattro popolazioni italiane di questo tipo di crostaceo. In queste zone del bacino danubiano italiano, il gambero di torrente risulta fortemente minacciato sia per l’estrema localizzazione e per l’isolamento delle sue popolazioni, sia per la sempre più ridotta funzionalità ecologica delle aste fluviali, soggette a forte impatto antropico, sia per il progressivo generale degrado della qualità ambientale» Così terminava il breve intervento scritto fatto pervenire e letto da Marco Lepre.

Ma i due studiosi non si sono espressi solo in questo modo e sede relativamente alla centralina sul rio che alimenta il lago inferiore di Fusine.

E per concludere questa seconda parte, riporto queste parole da Friulsera, che sottolinea, pure, come le centraline siano remunerative grazie agli incentivi per le rinnovabili. «Le domande di concessione sono tantissime, molte provenienti da soggetti estranei al territorio e si sommano ad una situazione per molti versi già critica. Nel solo comprensorio montano della Carnia, ad esempio, sono già operanti 72 derivazioni: 39 del sistema Edipower, 6 della vecchia Comunità Montana, 10 del sistema Secab, 16 di privati, 1 comunale». (https://friulisera.it/la-montagna-friulana-sotto-attacco-energetico-si-tenta-un-nuovo-sacco-delle-acque-deviando-e-impoverendo-sorgenti-e-torrenti/).

Ed ancora: «Questi ed altri esempi fanno capire perché, per gli abitanti dei nostri territori montani, l’utilizzo di una delle rare risorse di cui potrebbero disporre sia diventato sinonimo di “rapina”, di “sfruttamento in stile coloniale”, oltre che di produzione di disastri ambientali e paesaggistici. Non ci sono dubbi che l’energia idroelettrica vada preferita rispetto a quella che si ricava con l’utilizzo di fonti inquinanti, ma, nonostante questo, non è detto che sia del tutto priva di conseguenze negative e che vada promossa e preferita ovunque e comunque. Nel territorio delle nostre Alpi essa è da tempo abbondantemente presente e le numerose richieste per la realizzazione di piccoli impianti non sono ormai in grado di dare un apprezzabile contributo in termini di incremento della produzione. Più logico e opportuno è dunque incentivare l’impiego di altre fonti rinnovabili, come il solare, e la pratica del risparmio e dell’efficienza energetica. Nello stesso tempo appare necessario ristabilire nelle valli quell’utilizzo “plurimo” dell’acqua che ha caratterizzato la cultura e la civiltà alpina nel passato, ben prima che arrivassero le sacrosante direttive della Comunità Europea a determinare gli obiettivi di miglioramento della qualità ecologica dei corpi idrici. L’acqua non serve infatti solo a muovere turbine, ma, come avveniva un
tempo, quando faceva girare le pale dei mulini, alimenta gli acquedotti; è un elemento essenziale per la biodiversità, ospitando specifiche comunità animali e vegetali; grazie al trasporto solido consente di evitare problemi idraulici e assicura alle spiagge di rigenerarsi; viene utilizzata per l’irrigazione; favorisce la diluizione degli scarichi dei depuratori ed è, soprattutto, un elemento qualificante del paesaggio, un fattore di sviluppo turistico anche attraverso la pratica di attività sportive e ricreative. Tutte queste forme di utilizzo vanno assicurate e tenute nella dovuta considerazione, perché l’acqua è un bene comune, un elemento di identità di un territorio, da impiegare all’interno di un quadro di sostenibilità». (Ivi).

Il progetto ‘Fusine’ per la costruzione di una centralina idroelettrica che non so però se sia la stessa, si può leggere in: http://www.hydroprogetti.it/index.php/progetti-mainmenu-67/impianti-idroelettrici-mainmenu-58/68-impianto-idroelettrico-fusine.

 

Centralina su rio. (Da: https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/05/22/news/tarvisio-nuova-centralina-sul-rio-del-lago-1.11476435).

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Tagliamento. La proposta di Bidoli e Moretuzzo per la sua salvaguardia e l’intervento della dott. Zorza di Arpa Fvg.

Lungo e lemme correva il Tagliamento, largo nel suo letto, in una immagine di Vittorio Molinari scattata dalla strada che porta dal comune di Verzegnis a Villa Santina. Ma ora che è rimasto di questo fiume, che talvolta a me è parso, nel corso degli anni, ridotto ad un rigagnolo?

Eppure sembra che gli uffici regionali vedano solo virtù in questo fiume strapazzato dalle centrali idroelettriche. Infatti pare che, per la dott. Raffaella Zorza, biologa dell’Arpa, dopo l’introduzione, nel 2008 – 2009, di una rete di monitoraggio molto ampia dei fiumi, in particolare del Tagliamento, si colgano maggiormente aspetti positivi, almeno a me così è parso risentendo il suo intervento a Tolmezzo, il 14 febbraio 2019, al convegno intitolato: “Mini idroelettrico in montagna. Impatti e problematiche”, promosso dalla sezione C.a.i. della cittadina carnica.  Io avrei preferito che ci avesse narrato luci ed ombre dell’ ambienti  fluviali, ma non è stato così. Comunque detta dottoressa ci ha pure informato che esistono, in regione, 400 stazioni di monitoraggio dei fiumi, che permettono di conoscere lo stato dei grandi corsi d’acqua, e di poter, di conseguenza, intervenire per migliorare la loro situazione e per avere un approccio sostenibile alla risorsa idrica.

E, nel merito, ha accennato pure ad uno studio intitolato “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Friuli Venezia Giulia”, prodotto dall’Arpa- Fvg (visionabile in: http://www.arpa.fvg.it/cms/istituzionale/consulta/Pubblicazioni/Rapporto-sullo-Stato-dellAmbiente-2018.html). In una sintesi di detto studio, si può cogliere la versione ‘positiva’ dello stato dei fiumi, ed infatti così si può leggere: «I monitoraggi delle acque (superficiali, sotterranee, di transizione e marino-costiere) sono effettuati da Arpa sulla base di quanto previsto dalla Direttiva quadro europea 2060, che prevede per tutti i corpi idrici uno stato di qualità ecologico e chimico “buono” già a partire dal 2015. Dei 424 corpi idrici superficiali presenti in Friuli Venezia Giulia, più del 50% (di quelli monitorabili) hanno raggiunto l’obiettivo di qualità raggiungendo uno stato ecologico “elevato” o “buono”; sui rimanenti corpi idrici vanno individuate azioni di miglioramento per ridurre le pressioni (sfruttamento della risorsa idriche, idromorfologia degli alvei, scarichi urbani, pressioni antropiche) ed aumentare conseguentemente lo stato di qualità». (http://www.arpa.fvg.it/cms/ufficio_stampa/comunicati/Presentazione-RSA-2018.html). Non ho trovato invero quali fossero i fiumi analizzati, ma sarà limite mio, lo ammetto, ma se “più del 50%”, che non è un dato poi tanto preciso, degli stessi per Arpa vive bene, quanto male stanno gli altri, che potrebbero rappresentare il 49% dei corsi d’acqua regionali? E quanti sono i corsi d’acqua totali in Regione, e dove si trovano quelli monitorati? Non sarà che anche in Regione si sposa la teoria di Giovanotti: «Io penso positivo finché son vivo, finché son vivo?»

Ma andiamo avanti.

La dott. Zorza ci ha informato, pure, sul fatto che i prelievi di acque superficiali più importanti in Regione riguardano l’idroelettrica (e quindi, per inciso, non si sa perché favorirne di ulteriori, ma questo è pensiero mio); che i danni più rilevanti dati, pare, anche da detti prelievi sono di carattere morfologico e di alterazione degli habitat, il che non è davvero aspetto di poco conto, e che non siamo i soli ad avere situazioni di questo tipo, perché situazioni similari si trovano in più parti d’Europa ( interessano più del 40% dei corsi d’acqua europei) il che non mi sembra però debba esser visto come una scusante. Infatti la biologa dell’Arpa ci ha detto che «in Europa uno dei problemi più rilevanti è proprio quello delle alterazioni determinate da prelievi idroelettrici» oltre che da modifiche idromorfologiche. (Raffaella Zorzi, relazione tenuta al convegno “Mini idroelettrico in montagna. Impatti e problematiche”, Tolmezzo, 14 febbraio 2019).

Ed ha continuato dicendo che qualsiasi impianto di derivazione va ad influenzare l’habitat e la sua composizione, ed ha quindi ripercussioni non solo sulla fauna ittica ma anche sulla vegetazione fluviale e nel suo insieme. E questi aspetti devono venir collocati in un contesto che subisce pure variazioni climatiche in evoluzione, e presentatesi in modo repentino. Pertanto necessita tenere sotto controllo le modifiche ai corsi d’acqua e le variazioni che ogni variabile analizzata comporta per gli stessi. Infatti si sono viste modifiche significative nelle portate, determinate pure dagli eventi piovosi eccezionali, e gli aspetti climatici vanno ad influire certamente anche sul regime idrogeologico. Ma si sono notate, per esempio nel 2017, anche diminuzioni significative delle portate di acqua nei fiumi per siccità, indipendentemente da quelle prodotte dalle derivazioni. E per quanto riguarda le stesse, va posta particolare attenzioni ai tratti del fiume ove vi è meno acqua a causa della loro presenza.  (Ivi).

Arpa, applicando le leggi europee ed italiane- ha proseguito Zorza – valuta la possibilità di un fiume di mantenere la sua capacità di autodepurazione e la capacità di permettere la vita di comunità animali e vegetali specifiche. E per esempio in alcuni tratti del Tagliamento tali condizioni vengono mantenute. (Ivi). Peccato però che la dott. Zorzi non abbia evidenziato i tratti dove tali condizioni sono venute a mancare.

Infine ella ha terminato il suo intervento parlando dei piani di distretto (ma il corso di un fiume come il Tagliamento coinvolge, penso distretti diversi) che già hanno portato alcune indicazioni su dove sia possibile o meno fare derivazioni sulla base degli stati ecologici rilevati. Ma par di capire che, se lo stato ecologico del corso d’acqua è buono, la derivazione può essere concessa, senza porre alla base della concessione stessa la proiezione dell’impatto ambientale futuro della derivazione sul corso d’acqua interessato. La biologa dell’Arpa ha anche precisato che non sono permesse nuove derivazioni idroelettriche o varianti significative su di un bacino, quando sia presente la condizione dell’inferiorità dei 10 kmq, se ho ben compreso, perché la registrazione non è perfetta. Ed ha accennato anche al minimo deflusso vitale, che bisognerebbe però vedere in quali condizioni viene rilevato, come ci è stato detto nel corso dell’incontro del 26 gennaio 2019 ad Udine. Perché un grosso problema italiano è quello dei controlli ambientali e del personale, sempre più carente, che li dovrebbe fare.

Inoltre la Regione ha evidenziato pure alcuni siti, ad alto grado di biodiversità, in cui il prelievo di acqua sarà vietato, ma ciò afferisce al futuro. Ed il presente? Io non ho capito, ma pare che quello che ormai c’è resta tale, mentre comuni continuano a fare concessioni per derivazioni in modo che pare essere fuori controllo, sognando ad occhi aperti che ciò porti benessere o timorosi di negarle, e come ogni corso d’acqua fosse una realtà a sé stante, con tratti a sé stanti non collegati fra loro, e non facente parte di una rete idrica naturale regionale, già fortemente intaccata.

Il fiume Tagliamento. (Da: http://www.riservacornino.it/la-tua-visita/attivita-per-le-scuole/fiume-tagliamento/).

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Ma ho citato il Tagliamento perché giorni fa è comparso, su Alto Friuli, il seguente articolo che riporto integralmente:

«La nuova proposta di legge per salvare il Tagliamento.

Il Tagliamento è il fiume più importante del Friuli-Venezia Giulia, nonché un ecosistema estremamente prezioso, essendo l’ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi. Infatti, per buona parte del corso, l’intervento invasivo dell’uomo è stato pressoché nullo e le dinamiche fluviali presentano un grado di naturalità unico in Europa.

Ma per la tutela di un fiume così significativo da essersi meritato l’appellativo di “re delle Alpi” si sta facendo abbastanza? Per il Gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia no. E’ per questa ragione che ha depositato una mozione che impegna la Regione a porre in essere tutte le azioni volte alla maggior tutela possibile del fiume, dalle sorgenti alla foce, e a realizzare una nuova ZSC-Zona Speciale di Conservazione derivante dalla fusione delle attuali due ZSC individuate come “Greto del Tagliamento” e “Valle del Medio Tagliamento”, creando un’area più ampia di tutela che includa anche l’alveo del fiume compreso tra il ponte di Cimano e quello di Pinzano, zona di particolare ricchezza naturalistica.

Un passo necessario per assicurare una salvaguardia maggiore al Tagliamento, già tutelato nel quadro della normativa europea relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (la cosiddetta Direttiva Habitat).

“L’unificazione delle due attuali ZSC “Greto del Tagliamento” e “Valle del Medio Tagliamento” è quanto mai opportuna per una migliore tutela del fiume, anche alla luce dei progetti infrastrutturali che insistono sull’area – hanno spiegato i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, promotori dell’iniziativa». (https://www.altofriulioggi.it/cronaca/tagliamento-nuova-proposta-legge-salvera-fiume-5-giugno-2019/).

Grazie Bidoli e Moretuzzo, e speriamo che la proposta vada in porto. Ma da http://www.ilfriuli.it/articolo/politica/tagliamento,-bene-comune-da-tutelare/3/199791, che ho appena letto oggi, 22 giugno 2019, sembra che non vi sia una vera e propria proposta di legge ancora, ma solo una mozione.

E per ora, scusandomi per la lunghezza dell’articolo, mi fermo qui. Senza offesa per alcuno, e mi piacerebbe avere qualche commento, integrazione, precisazione, se per esempio non ho ben compreso l’intervento della dott. Zorza.

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L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle pubblicate al suo interno.

Laura Matelda Puppini

http://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Fiume-Tagliamento-1024x683.jpeghttp://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Fiume-Tagliamento-150x150.jpegLaura Matelda PuppiniAMBIENTENo alla Motocavalcata. Grazie Uti della Carnia. Riprendo, con questo articolo, temi ambientali, come la Motocavalcata in Carnia, che mi ha visto sempre contraria, finalmente bocciata dall'Uti;  lo sfruttamento intensivo delle acque riportando uno degli interventi fatti il 26 gennaio 2019 ad Udine contro le centraline in montagna, che...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI