Carnici che scrissero la storia della democrazia: Giovanni Battista Mecchia, socialista, partigiano, deportato.
E deceduto Gio Batta Mecchia, partigiano e socialista tolmezzino. In ricordo vorrei proporre queste sue righe relative, in particolare, alla sua esperienza come deportato nei campi di concentramento, già pubblicate da me in: Marchetti Romano (a cura di Laura Matelda Puppini), Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, IFSML e Kappa Vu ed., 2013, pp. 399- 400.
Mecchia Gio Batta, nacque a Tolmezzo nel 1926, e fu un partigiano garibaldino del battaglione Cossutti, nome di battaglia Zane. Fu catturato il 25 ottobre 1944 dai cosacchi ad Assais di Versegnis e venne portato alla caserma degli Alpini di Tolmezzo. Così scrive Mecchia:<Fui trattenuto per due giorni e poi trasferito ad Udine. Sottoposto ad interrogatorio ed a violenze per ottenere i nominativi dei compagni, ricordo che il tedesco che mi interrogava mi fece vedere una lista dei nomi dei partigiani firmata dall’allora federale di Tolmezzo. Ai primi di novembre mi fecero salire su un vagone del treno merci a Udine per destinazione ignota. Dopo due giorni arrivai alla stazione di Dachau e da qui raggiunsi a piedi il campo di concentramento. Quando entrai nella baracca assegnatami, sentii <Zane, Zane, anche tu qui, ah dove sei capitato!>. Era Serini detto Piciul, di Imponzo, era molto miope e aveva perso gli occhiali, se ne stava raggomitolato sulla sedia. Fu l’ultima volta che lo vidi e non fece più ritorno a casa. Si pativa la fame e la sete, anche perché era scoppiato il tifo ed era proibito bere dalla fontanella della baracca. Ci facevano uscire all’aria al mattino e rientrare alla sera e, per riscaldarci un po’, ce ne stavamo in gruppo, tra una baracca e l’altra, ed a turno occupavamo i posti centrali. Ricordo che un giorno ci radunarono sul piazzale per farci assistere all’impiccagione di un polacco che si era ribellato contro un Kappo. Non mi resi conto del pericolo che correvo; dalle baracche si intravedeva un camino fumante e non si percepiva alcun odore. Dopo varie visite mediche mi trasferirono, ai primi gennaio 1945, a Brandeburg, cittadina ad 80 Km. da Berlino nello stabilimento della Opel. Lo stabilimento era stato bombardato e noi, deportati politici, dovevamo sgomberare macerie e morti: di giorno i bombardamenti degli americani, di notte quelli degli inglesi. Anche qui patii la fame ed il freddo, ci avevano dato vestiti borghesi e come distintivo attaccato sul petto, un triangolo rosso con la lettera I per individuare lo stato di provenienza. Nel mese di marzo iniziarono a circolare voci che le truppe russe erano alle porte di Berlino.>. Mecchia narra poi, che, temendo di esser fatti prigionieri dai russi e non essendoci più tedeschi, in 6 o 7 decisero di abbandonare il campo. <Camminammo di notte per sei sette giorni per timore di esser ripresi dai tedeschi e fucilati.>. Raggiunto il fiume Elba, mentre tentavano di attraversarlo camminando sui blocchi di cemento del ponte distrutto, i fuggiaschi si trovarono tra due fuochi: i tedeschi da una parte e gli americani dall’altra, che non volevano assolutamente lasciar passare a nessuno il fiume. <In questa situazione ci nascondemmo dietro ai blocchi per due giorni con la speranza di riuscire a raggiungere la sponda destra. Quando finalmente riuscimmo a raggiungere il nostro obiettivo, gli Americani ci rifocillarono e ci accompagnarono in un campo di raccolta, da loro gestito, in attesa di esser rimpatriati. Qui ci trattennero mi pare per un mese, e poi rientrammo in Patria sui soliti carri bestiame e da Innsbruck raggiungemmo Verona. Da qui ognuno prese il treno per casa.>. (Testimonianza scritta e firmata da Gio Batta Mecchia, a me pervenuta il 17 dicembre 2012). Gio Batta Mecchia si iscrisse nel 1946 al Partito Socialista e vi rimase sino al 1992. Nel 1970 fu eletto consigliere comunale a Tolmezzo, ottenendo sia la delega Pro- sindaco, sia l’assessorato ai lavori pubblici. Fu nuovamente eletto al Comune di Tolmezzo negli anni ’80 – ’90. Fu anche vice- presidente della Comunità Montana della Carnia, consigliere provinciale dal 1980 al 1985, e Presidente, dal 1982 al 1990, dell’ U.S.L. Carnica. (Fonte scritta: Gio Batta Mecchia). Romano Marchetti ricordava, stasera, che Tita Mecchia fu grande e fraterno amico di Enzo Moro.
Laura Matelda Puppini
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