Cè un tale, consigliere regionale in Veneto, a me sconosciuto, ma che spero non rappresenti il livello culturale, emotivo e di conoscenza della nostra classe politica attuale, ex- leghista ed eletto nella lista di Luca Zaia (che si è subito dissociato dalle sue espressioni) ma ora ‘libero battitore’, a cui non è parso vero di rovesciare veleno, perché a mio avviso è così, sulla sorella di Giulia Cecchettin, Elena, per le sue dichiarazioni, i suoi abiti, il suo comportamento in pubblico, senza neppure sapere cosa significa ‘essere annichilito dal dolore’, essere increduli davanti a quanto accaduto, senza sapere che ci vuole tempo prima di elaborare un lutto così importante. E questo lo sapevano anche i nostri nonni, come conoscevano una serie di comportamenti da attuare verso persone profondamente legate al de cuius, che facevano parte della ‘tradizione popolare’ non scritta. Non entro poi neppure nel merito del commento sull’abito di Elena Cecchettin, quasi che uno che ha avuto un lutto spaventoso possa star a pensare al vestito, al look, a spiegare che la felpa indossata è una di una marca nota la “Thrasher”.  

I concetti espressi, a caldo, davanti ad una tragedia per lei immane, da Elena sono i seguenti: «Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I «mostri» non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling. Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura». (https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/venezia-mestre/cronaca/23_novembre_20/lettera-elena-cecchettin-a165ccdc-5bd8-4db1-bdaf-963424ba0xlk.shtml).

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Ora vediamo le statistiche dei femminicidi italici accertati, senza calcolare quelli possibili, relativi a donne scomparse di cui non si è trovato più il corpo. Anno 1912: 157 – Anno 2013: 179 – Anno 2014: 152 – Anno 215: 141 – -Anno 216: 145. In sintesi 600 omicidi solo in questi 4 anni, cioè dal 2012 al 2014. In questo periodo, quindi, è stata uccisa una donna ogni due giorni. (https://www.istat.it/it/files/2018/04/Analisi-delle-sentenze-di-Femminicidio-Ministero-di-Giustizia.pdf, p. 1).

E, da che si sa, più di 3000 donne sono state vittime di femminicidio in Italia dal 2000 al 2018. (https://www.panorama.it/news/femminicidi-dati-numeri-morti-anno). Molte sono state uccise in casa, alcune dal marito, altre da un uomo con cui avevano o avevano avuto una relazione amorosa. «7 su 10 vengono uccise a casa, 3 su 10 accoltellate, 2 su 10 uccise con arma da fuoco, 18 su 100 soffocate, 6 su 100 ammazzate di botte. E sono per lo più vittime di partner, ex partner o familiari» si legge su “Femminicidio 2015-2022”: i troppi volti della violenza sulle donne”, in: https://www.metropolitano.it/, articolo che presenta una mostra tenutasi a Treviso l’anno scorso, che riprende le immagini di Paola Volpato decisa a ricordare il volto di tutte le donne la cui vita è stata dolorosamente e violentemente interrotta in Italia da mano maschile. 

E per ritornare al testo relativo all’analisi delle sentenze su femminicidi cit, sullo stesso si precisa che per ‘femminicidio’ si intende l’omicidio di donne, «con la caratteristica della maturazione in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili». (Ibidem). Quindi ha ragione Elena quando sostiene che l’assassino di sua sorella non è un mostro isolato, ma il frutto di una educazione in una data società, perché o dovremmo riconoscere che l’Italia è un paese di mostri o dobbiamo arrenderci di fronte alla realtà delle cose.

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E certi comportamenti sessisti sono e sono stati propri anche di politici che non hanno fatto buona scuola nei confronti dei giovani. Non a caso due gruppi di donne napoletane, (“Arcidonna Napoli” e “Salute Donna Napoli”) hanno raccolto pazientemente comportamenti, gesti, parole, frasi ecc. di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, nella sua attività ufficiale volti a «un sistematico e lesivo atteggiamento mirante alla svalorizzazione della personalità femminile, alla lesione del suo patrimonio etico e morale, alla svalutazione della sua immagine e dignità come persona. La donna è rappresentata in numerose dichiarazioni pubbliche rese da Silvio Berlusconi, come subordinata all’uomo, come oggetto d’uso dello sguardo, del piacere e della sessualità maschile». (Cfr. il mio, che riporta quanto scritto dai due collettivi, su www.nonsolocarnia,info: https://www.nonsolocarnia.info/luniverso-femminile-visto-da-berlusconi-e-c-la-via-per-una-rinascita-della-donna-nella-mentalita-maschile-italica-preponderante-e-ancora-lunga-e-difficile/). 

Ed ancora, sempre citando le considerazioni di queste donne del Sud, che non le mandano a dire a nessuno: «Silvio Berlusconi, ovunque si rechi in veste ufficiale in Italia e all’estero nei discorsi di economia, di politica, di lavoro cita le donne sempre e solo come complemento gradevole della vita del paese, e nello stesso tempo come contorno, periferia, e non come struttura della vita economica, sociale e politica al pari degli uomini. Le donne sono, nella rappresentazione che ne fa Silvio Berlusconi, discriminate, inferiorizzate, ridotte a sollazzo per gli uomini». (Ivi).

Ma Berlusconi non fu il solo: come non dimenticare lo scandalo in cui fu coinvolto il marito di Alessandra Mussolini? Scoperto in un giro al Parioli che faceva sesso con minorenni, ha patteggiato nel 2015 per un anno di reclusione e 1800 euro di multa per il reato di favoreggiamento della prostituzione minorile. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/22/baby-squillo-parioli-marito-mussolini-patteggia-per-prostituzione-minorile/2151601/).

Ma non basta: gli insulti sessisti a Laura Boldrini hanno  portato pure alla reazione della nota donna politica, che li ha resi pubblici, e che era allora era Presidente della Camera dei deputati (https://www.elle.com/it/magazine/a2548/laura-boldrini-insulti-sessisti-resi-pubblici/). E così si legge in questo articolo nel merito: «Da quando Laura Boldrini è presidente della Camera […], non è passato giorno senza che le venissero indirizzati, in orribile crescendo, i più vomitevoli insulti personali: soprattutto, ma non solo, sui social network. Minacce d’impensabile violenza, improperi da voltastomaco, dettagliate descrizioni di fantasie criminali e malate, spia d’un sessismo feroce e diffuso cui s’aggiunge il razzismo (che è un’aggravante, e non una parziale giustificazione), visto che alla presidente viene imputato soprattutto un eccesso d’empatia nei confronti di profughi e migranti». (Ivi).

E, secondo me, «spesso si sprecano, credo, i soliti termini, uniti a verbi contestuali e ad aggettivi pertinenti, forse collegati a sogni sadic- erotici che i soggetti stessi non osano svelare, e sarebbero subito pronti a smentire; si parla, ritengo, di “punizione” e “castigo”, fra cui la morte e lo stupro, con altre possibili fantasticherie da masturbazione, e via dicendo. Se però una donna qualsiasi commentasse un’immagine qualsiasi maschile, forse rubata al fidanzato, con un “p…”, “m…”, “c…” ecc. verrebbe immediatamente attaccata dal mondo intero, ed anche giustamente.  Ma nel caso dei “commenti maschili” c’è voluta Laura Boldrini, se non altro per dare risalto al problema sollevato da Arianna Drago, clamorosamente censurata, e il sostegno di Enrico Mentanache ha chiesto a Facebook se sia contento di ospitare gruppi di Onanisti Anonimi. (Rosita Rijtano, Fb, quei gruppi di uomini che umiliano le donne. Boldrini: “Inaccettabile che il social censuri chi denuncia”, in osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/, http://www.lastampa.it/2016/11/25/italia/cronache/laura-boldrini-basta-insulti-sessisti-ho-chiesto-di-eliminarli-a-facebook-e-twitter-vKCfnVvLEpiXr4xEsTZuMO/pagina.html – citato nel mio: https://www.nonsolocarnia.info/donne-fra-sogni-maschili-e-realta-femminili/.

Infine in rete si può leggere che il senatore di Ala Lucio Barani ha fatto gesti osceni rivolti alla senatrice di M5S Barbara Lezzi in aula, sollevando indignazione. (https://www.positanonews.it/2015/10/riforme-gesti-osceni-di-barani-scoppia-la-bagarre-nellaula-del-senato/165657/).

E questi sono solo pochi esempi che riguardano uomini che rivestono cariche istituzionali e una donna che ha ricevuto un mare di insulti sessisti e che allora era la terza carica dello Stato. Insomma in certi momenti l’Italia pare più una terra di ‘bovari’, nell’accezione peggiore del termine, che di altro, con tutto il rispetto per i veri cowboys.  

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Pertanto credo che non si possa dire che Elena, a cui va tutta la mia solidarietà, abbia torto, e ci fa riflettere anche su alcuni che ci hanno governato. Ma spesso molti dediti al turpiloquio sessista, in particolare sui social, se la sono cavata facendo spallucce, tentando di minimizzare, e nessuno è finito in galera ed a nessuno, che io sappia, è stata comminata multa alcuna,  e nella attuale società italica, che guarda al possesso, all’individualismo ed all’immagine, insomma a tutti gli aspetti più deteriori dell’americanismo consumistico, credo che ben pochi per non dire nessuno abbiano pagato in qualche modo per essersi liberamente dati ad insulti e turpiloqui o a gesti osceni verso le donne. E se erro correggetemi.

E molte donne finiscono rapite ed uccise anche negli Usa, ed altrettante in Europa. Facesse almeno la Ue, retta di fatto dalla potentissima Von der Leyen, una riflessione su tutte queste morti al femminile per mano maschile, invece che interessarsi solo di provocare povertà e morte sostenendo guerre e fabbriche di armi! Ma invece, dopo il caso singolo, un po’ dovunque tutto cade nel dimenticatoio. 

E vi giuro che il titolo di un libro mi ha molto colpito, ed è quello di un volume scritto da Stieg Larsson, giornalista svedese, “Uomini che odiano le donne”, che mi pare che rappresenti, più di quanto appaia, una realtà molto diffusa. 

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E così continua Elena: «Viene spesso detto “non tutti gli uomini”. Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista. Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling alle passanti, rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che non sono altro che il preludio del femminicidio». (https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/venezia-mestre/cronaca/23_novembre_20/lettera-elena-cecchettin-a165ccdc-5bd8-4db1-bdaf-963424ba0xlk.shtml).

A me pare però che, se il problema è sociale, sia l’intera società a doversene fare carico. E non vengano i soliti magari pseudo-bigotti a fare distinguo su cosa insegnare o meno ai ragazzi, fino a negare che gli si insegni come è fatto un uomo e come una donna perché illecito: questo non fa che aumentare pruderie e pensieri malati, che favorire la diffusione di immagini e riviste pornografiche, che allontanare il sesso dalla sua reale funzione che è quella di procreare attraverso l’amore, e di giungere ad una unione piacevole e condivisa. Perché il sesso è vita, è forza originante, non è sopruso, affronto, possesso.

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Un discorso lungo meriterebbe la società patriarcale ancora diffusa in Italia, in particolare nelle destre, ed in ogni strato sociale, ove le donne erano sotto la completa autorità del padre, dei fratelli, del marito, e dove per alcune il farsi suore permetteva almeno un minimo di libertà personale e di sfuggire, anche se solo in parte, ai mille gioghi imposti dai maschi di famiglia. Ma se dovevi sposare tizio o caio o diventare una monaca affidata al convento con tanto di dote, veniva deciso d’autorità dal padre o, in assenza di questi, dai fratelli, dagli zii, insomma dai maschi di famiglia. E avere un figlio fuori dal matrimonio era peccato mortale anche perché si doveva essere sicuri di chi aveva dato origine ad uno di famiglia, ad uno a cui poteva andare, pure, l’eredità. Ed atteggiamenti di possesso e brutalità estrema sono stati riscontrati anche per giovanette di paesi carnici, che andavano a servizio fuori, ragazzine, e talvolta venivano non solo sverginate dai padroni di casa, che facevano di loro quello che volevano ritenendole una loro proprietà che valeva meno di nulla, ma pure venivano messe incinte e quindi rispedite al paese con tutto il carico della loro vergogna. 

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Ed ancora così Elena: «Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto».

Qui la frase più potente e condivisibile è la seguente: “Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere”. Poi cosa abbia voluto dire Elena con quel suo “Per Giulia bruciate tutto” non lo so, bisognerebbe chiederlo a lei, ma credo volesse dire ‘fate tutto il possibile, fino all’estremo limite’ non solo un minuto di silenzio.

Ed a sostegno di questa mia ipotesi viene anche quanto riportato in un articolo su fanpage.it che sottolinea cosa significhi per Elena questa frase: «Non fate un momento di silenzio per Giulia, ma bruciate tutto e dico questo in senso ideale, […] per far sì che il caso di Giulia sia finalmente l’ultimo, ora serve una sorta di rivoluzione culturale». (https://www.fanpage.it/attualita/elena-cecchettin-no-al-minuto-di-silenzio-per-giulia-bruciate-tutto-per-la-rivoluzione-culturale/).

Facciamo anche di questo messaggio lettera di Elena un obiettivo della nostra vita: “Basta femminicidi”, “Basta cultura patriarcale e maschilista”, basta “tu sei mia!”

Laura Matelda Puppini

L’ immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.metropolitano.it/femminicidio-2015-2022-i-troppi-volti-della-violenza-sulle-donne/, ritrae donne vittime di femminicidio, ed è di Paola Volpato. L. M. P.

 

 

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