Tranquilli, va tutto bene o quasi. Questo, par di capire, ha detto Agenas sulla sanità Fvg in III Commissione. Anzi, ci sono troppi lavoratori in sanità e troppi posti letto. Soluzione: largo all’accentramento, con la benedizione dell’assessore. Costo della consulenza 140.000,00 mila euro. Agenas è l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali.

Così commentava le diapositive (ora pomposamente definite slides) presentate da detta Agenzia, con dati superati ed aggregati, uno stupito Furio Honsell attraverso il comunicato datato 6 marzo 2024, dopo aver partecipato all’incontro della Commissione:

«Oggi in Commissione Sanità del Consiglio Regionale i plenipotenziari di AGENAS, che hanno ricevuto un incarico da 140mila euro per fornire all’Assessore Riccardi delle strategie per affrontare le criticità del Sistema Sanitario Regionale, hanno presentato alcuni dati.  I dati presentati però non erano molto recenti, e non erano disaggregati. Il quadro che è stato rappresentato non ha pertanto offerto risposte sul perché vengano chiusi i reparti per mancanza di personale, visto che secondo AGENAS, il numero di infermieri e di medici pro capite è molto alto. Non hanno offerto elementi per risolvere le criticità della sanità territoriale nelle aree montane e in quelle periferiche. Siamo rimasti molto sorpresi del suggerimento di AGENAS di un maggiore ricorso al privato accreditato, che ha calcolato essere molto basso in FVG. Nulla è stato detto sui tempi di attesa o sulle dimissioni volontarie. In conclusione come Open Sinistra FVG auspichiamo che se ci saranno altri contributi di AGENAS, questi possano essere più legati alla risoluzione dei problemi. Altrimenti l’investimento per la consulenza potrebbe non rivelarsi così efficace. “Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG».

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Ma se si guardano le diapositive presentate, si vede come i punteggi LEA 2019-2022 siano inferiori a quelli delle regioni limitrofe, e anche se Agenas dice che la spesa sanitaria pro- capite in FVG è superiore alla media nazionale nel 2022, non possiamo dimenticare che nel calderone della spesa totale suddivisa poi per il numero dei cittadini, vi è tutto il costo di gettonisti ed esternalizzazioni, oltre al ricorso ad altre regioni in particolare per operarsi. E solo per i medici gettonisti, 155 nel 2023, strapagati e iper utilizzati in particolare da Asufc diretta da Denis Caporale, la regione ha speso l’anno scorso ben 7 milioni di euro secondo la Corte dei Conti Fvg, a fronte di una situazione così descritta dalla stessa: «ritardi nell’erogazione delle prestazioni e ricorso frequente alle esternalizzazioni per fronteggiare la fuga dei professionisti». (La corte dei conti bacchetta la fragilità dell’offerta sanitaria in Fvg, in Il Piccolo, 2 marzo 2024).

 Ma di fronte alle chiare critiche di questo organo istituzionale, ecco qualche giorno dopo giungere le slides pagatissime di Agenas che non parlano del personale, anzi definito in esubero, che sanciscono la garanzia per i LEA ‘Urbi et orbi’ in Fvg, che sostengono che ci sono persino troppi posti letto e troppi ospedali, e che la situazione delle liste d’attesa sta nella normalità, par di capire, e benedicono la riforma riccardiana che va verso il privato convenzionato, che di fatto apre le porte al privato puro, e che risulta fuori da ogni controllo e da ogni analisi di qualità.

Pare che in sanità basti che la prestazione, buona o pessima, sia data ed in particolare pagata. Inoltre a quale urp ricorri se vi è qualche problema? A quello della ditta che eroga la prestazione? Ma per cortesia… E con il privato convenzionato imperante e ottimo per Agenas tanto da favorirlo, siamo alla bagarre più pura, secondo me, che l’ho provato ampiamente, e mancano spesso dati di riferimento per il MMG che dovrebbe tirare le fila e che ha emesso la prescrizione. Insomma in questa nuova sanità, che serve solo ai vari centri medici privati, in convenzione o meno, il paziente vive in un mondo in cui nessuno comunica e ove solo si vende e si compra, ma una visita o un esame radiografico non sono una fetta di gorgonzola, che se è pessima lo butti via.  

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Ma facciamo un passo indietro. Che compiti istituzionali ha Agenas?

Agenas, istituzionalmente, dovrebbe assicurare «la propria collaborazione tecnico-operativa alle Regioni e alle singole aziende sanitarie in ambito organizzativo, gestionale, economico, finanziario e contabile, in tema di efficacia degli interventi sanitari, nonché di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure». (https://www.agenas.gov.it/agenas/l-agenzia). Quindi in via teorica essa è un’istituzione piena di buoni propositi. Ma al di là delle finalità, si deve guardare poi a come essa realizza il compito che deve assolvere.  

Inoltre Agenas, sempre secondo il suo sito istituzionale, dovrebbe monitorare la spesa in base alle prestazioni erogate, ma allora non si sa come approvi il Fvg, dove va a finire che vai in privato per aver forse qualcosa, e non si sa come, dovendo monitorare i LEA (Livelli essenziali di Assistenza), possa dire che in Carnia i medici di vallata, l’ultima idea di Asufc, fuori da qualsiasi contrattazione, li garantiscano per la gente che abita nei monti, con detta zona che ha migliaia di persone, circa 10.000, sparse in paesi e villaggi, senza alcun medico di base che le prenda realmente in carico e distanze chilomeriche di strade talvolta pessime da percorrere per raggiungere l’ospedale di Tolmezzo o ancor peggio quello di Udine.

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E magari ci potrebbe pure chiarire come pensa che quelli che non hanno MMG possano vivere senza alcun rischio clinico, dato che è suo compito il verificarlo. Agenas poi si occupa anche di ‘tempi di attesa’, nel merito dei quali pare non abbia reperito alcuna problematica. Benissimo ve le dico io le problematiche. Visita presso il reparto di chirurgia vertebro – midollare ad Udine. Prescrizione interna post visita, prenotata mesi e mesi prima grazie ad un posto liberatosi, con richiesta di ulteriore accertamento, datata il 28/11/2023. Mi si dice però di non prenotare subito, e di vedere con la segretaria, dopo aver eseguito quanto richiesto, se vi è un posto libero, in modo da avere indicazioni su come procedere a livello curativo perché, legale o meno, se si chiudono le agende è perché posti non ci sono più. Dopo l’accertamento prescritto mi reco a prenotare: possibilità di visita di controllo: 28/10/2025! A questo punto gli esami svolti non hanno più senso perché saranno tutti da rifare. E non sono l’unica che si è trovata in questa situazione.

Inoltre uno può andare da un medico in privato per fare una visita per esempio ortopedica. Lo specialista gli dice di fare delle infiltrazioni articolari, cura seguita da molti. Fra l’altro e per inciso, le fiale per infiltrazioni non sono mutuabili ed hanno un prezzo non di poco conto, anche oltre 100 euro la fiala se è una, lo stesso, cumulativamente se sono tre. E questo per dire che sempre più spesso pure la spesa farmaceutica grava sul cittadino, ammesso che i farmaci si trovino. E quindi si passa al poi … Il poi è quello di andare dal medico di base, farsi fare l’impegnativa, passare per il cup … Ed anche qui i problemi non sono pochi perché i tempi di attesa sono lunghi …. Il finale è quello di sperare che vi sia un posto in privato. Ma per Agenas va tutto bene, anche se magari sulla prescrizione era scritto di fare una infiltrazione ogni 15 giorni.

Inoltre il su e giù per la regione per fare visite, esami e quant’altro, costa in termini di viaggi e pranzi, fa giungere stremati alla visita che spesso si presenta con handicaps diversi: locali ignoti, personale ignoto che non sa se crederti o meno, con il quale difficilmente si imposta anche un seppur minimo scambio verbale, referti e cure che risentono della soggettività del medico e della struttura erogante, strss psico fisico e anche articolare se uno presenta problemi di quel tipo e via dicendo. E se questo è un sistema sanitario che funziona bene, scusatemi, ma io sono Goldrake.

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Intanto nella Carnia dimenticata dagli uomini e speriamo non da Dio la situazione sta peggiorando.

Inoltre il problema dei medici di base in Carnia, è peggiorata da quando ho scritto, il 16 agosto 2023, il mio: https://www.nonsolocarnia.info/la-sanita-in-carnia-sta-toccando-il-fondo-mentre-langoscia-cresce-e-gli-anni-di-vita-persi-sono-fra-i-piu-alti-della-regione.

Se ne sono andati via, infatti, nel 2023, altri 4 MMG, senza che alcuno abbia preso il loro posto: Enea Bonutti medico a Tolmezzo; Corrado De Luca che esercitava a Sappada, Laura Di Centa, medico a Paluzza e Timau, e Simona Puntil medico a Comeglians, mentre il meritorio dott. Pousti Hamid Reza copre gli ambulatori di Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri e pure Ravascletto. Peggio di così … Ma tranquilli, Agenas ha detto, per 140.000 euro, che in fin dei conti c’è chi sta peggio di noi in Italia. Ma io, come penso molti nella Nazione Italia, non sono una fautrice di “Mal comune mezzo gaudio!”, come si suol dire. 

E questo significa che, come minimo altre 3000 o più persone in Carnia sono di fatto, che la si giri come si vuole, senza medico di base, fino a raggiungere il numero di circa 10.000 su circa 36.000 abitanti sparsi fra i monti e con una viabilità spesso in crisi. Ed i medici di vallata, cioè tappabuchi, sono 4: il dott. Paolo Mario Bruno, la dott. Chiara Rocco, il dott. Antonino Pontelli a cui si è aggiunta la dott.ssa Nadia Durigon che ho letto esercita ancora come specialista reumatologa presso il Policlinico Città di Udine: 3 pensionati, di cui 2 facevano i medici di base ed una dottoressa che esercitava come reumatologa presso l’ospedale di Tolmezzo, e la dott.ssa Chiara Rocco, che mi si dice essersi licenziata dal Pronto Soccorso e esser stata assunta da Asufc in questo nuovo ruolo inventato lì per lì al di fuori da qualsiasi contrattazione sindacale. (Cfr. Lo Snami Fvg contro gli ambulatori di vallata: sono fuori da ogni accordo! Inoltre il problema della carenza di MMG in Asufc deve venir discusso con i sindacati.).

Ma forse Agenas non conosce questa realtà e si appella al dato medio regionale che tutti sanno essere lacunoso perché se vi sono due pani e due persone, non è detto che ogni soggetto ne abbia uno, ma ambedue potrebbero essere in mano ad un individuo solo e l’altro non avere nulla e morire di fame. E questo esempio lo capiscono anche i bambini. Comunque dalla mia esperienza, consiglio a chi voglia capire qualcosa di statistica o applicarsi in tale scienza, il volume di Giovanni B. Flores d’ Arcais: Metodi statistici per la ricerca psicologica, edito da Giunti e Barbera, che ha avuto molte edizioni, e che io ho studiato con profitto all’ Università. Ma certamente ci sono volumi altrettanto validi, forse a carattere maggiormente divulgativo sull’argomento, e di statistica appicata a diverse discipline, ma resta il fatto che i principi generali, da cui non si può esulare, sono sempre gli stessi, e che l’approccio sistemico ai problemi è aspetto scientifico consolidato.  

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Ma per ritornare ai medici di vallata, che dovevano coprire solo l’emergenza, si ipotizza che essi operino alla scrivania, davanti ad un computer, attraverso quel mito irrealizzabile nella realtà che è la telemedicina applicata la rapporto medico paziente. Infatti non solo la scienza medica non contempla di non palpare, domandare, auscultare, ma spesso i computers li hanno solo i professionisti e non chi si rivolge loro, e spesso il cellulare, non sempre di ottima qualità, può risultare scarico o in un posto dove ‘non prende’.  Vi ricordate quella canzonetta, ‘Siamo il popolo dei selfie’ dal testo molto interessante che diceva: “Ma se ti porto nel bosco, mi dici portami in centro perché lì non c’è campo”? Infine cosa si può fare con una videochiamata? Chiediamocelo. Persino la dott. Maria Sandra Telesca, in un intervento in periodo elettorale, ha detto che la telemedicina non è applicabile per la fase diagnostico – curativa, ma solo per il rapporti e scambi di materiale, dati ed informazioni tra professionisti. Inoltre credetemi: un medico non può visitare diagnosticare e curare a computer, né porre, di conseguenza, le adeguate domande, a meno che non pensi che i pazienti siano tutti solamente ansiosi e da curare con due buone parole senza pacca sulla spalla.

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Ma ritorniamo ad Agenas che dovrebbe avere funzione di controllo sui LEA ovunque. Io vorrei sapere dal direttore della stessa, il dott. Domenico Mantoan, medico specialista in endocrinologia, che ha rivestito diverse cariche e che “è stato per 10 anni il Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, dopo essere stato Direttore Generale della ULSS 4– Alto Vicentino e Coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni e Province Autonome dal 2010 al 2015,   (https://health2022.wired.it/speaker/domenico-mantoan/?refresh_ce=) che ha presentato e firmato le slides intitolate “Accordo Agenas – Friuli Venezia Giulia. Principali temi”, presentate in Terza Commissione il 6 marzo 2024, come ha fatto a pensare che i LEA siano raggiunti in montagna ora, basandosi su questo dato per un accordo Agenas Fvg che dovrebbe essere previsionale e quindi partire dall’analisi della realtà attuale (si dice anche hic et nunc) quando molti cittadini si trovano senza medico di base e i tassi di popolazione sopra i 75 anni sono alti. Inoltre ho letto, sul sito Agenas, che detto ente ha come compito l’analisi sulle reti ospedaliere, ma qui bisognerebbe incominciare a pensare che ad un ospedale o Pronto Soccorso in Carnia si potrebbe non giungere mai, e che gli anni di vita persi in montagna, rispetto alla città potrebbero aumentare. (Cfr. su www.nonsolocarnia.info Pier Paolo Pillinini – Direttore del Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza di Tolmezzo. “Sanità e Pronto Soccorso in montagna, il presente e le prospettive”. Cfr. anche sempre sullo stesso sito per la situazione della montagna friulana e della regione quando si stava davvero meglio a livello di sanità: “Flavio Schiava: Demografia e salute in Alto Friuli. Introduzione di Laura M. Puppini”).

E credetemi, continuo a scrivere ed analizzare la situazione della nostra e della mia montagna, senza voler offendere alcuno, ma per riportare le mie perplessità, per cercare di capire se abbia sbagliato io, ma la mia impressione è che in Fvg ed in Carnia un sistema sanitario che risponda alle esigenze dei cittadini ammalati sia un treno ormai perso.

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Alcune riflessioni su una analisi dell’Agenas sulla fruizione dell’intramoenia, che porta soldi alle Aziende Sanitarie.

In compenso Agenas si proietta in un mondo virtuale e finanziario con studi come quello intitolato “Monitoraggi Nazionali ex ante dei tempi di attesa per l’attività libero-professionale intramuraria (ALPI) e volumi di prestazioni ambulatoriali e di ricovero erogate in attività Istituzionale e ALPI”, in: https://www.agenas.gov.it/images/2024/primo-piano/report-alpi/Report_Alpi_Anno_2022_13_02_2024_ultima_versione.pdf,  invece di occuparsi, con dati recenti, e siamo al 2024, del sistema in toto dalla base formata dai MMG fino al personale degli ospedali, che tutti sanno che qui è in affanno. Chi ha curato la parte relativa al FVG è Giulio Menegazzi, dell’Arcs regionale e operativo anche presso l’Università di Udine. (Ivi, p. 2, e https://it.linkedin.com/in/giulio-menegazzi-968215151). Ma se chi studia i dati per Agenas relativamente alla nostra regione è un quadro dell’Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute dell’Ente Regionale, allora, per cortesia, almeno ditecelo subito.

Dallo studio sopraccitato si nota come nel sistema sanitario FVG, pur avendo la regione ben meno abitanti che altre, (siamo a 1.195.792 (1.194. 647 per Agenas) residenti di cui la gran parte anziani) le aziende sanitarie ricavino ogni 1000 abitanti ben 22.027 euro per prestazioni erogate in Alpi, cioè con l’attività libero-professionale intramuraria, (Ivi, Tabella 9. p. 34. Per dati popolazione Fvg vedasi ibidem, tabella 10).

Inoltre quando Agenas pone il grafico per le “prestazioni strumentali – diagnostica per immagini – altri esami specialistici”, (ma per esami specialistici non si sa di quali si tratti), si nota come in FVG un numero basso di prestazioni venga erogato senza una priorità (Ivi, p. 36), e questo starebbe ad indicare che o i pazienti in detta regione vanno dal medico all’ultimo momento, ma esistono anche patologie acute che si possono presentare d’ improvviso, o che i MMG sono costretti a segnare una priorità per permettere al paziente di fruire in tempo del Servizio Sanitario regionale non intramoenia prima di un sicuro peggioramento e senza ricorrere al privato perchè , magari, non se lo possono permettere.

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Inoltre non si evidenzia in questo studio, per il Fvg, il fatto che gran parte delle prestazioni radiologiche ed ecografiche, importantissime perché funzionali alla diagnosi ed al prosieguo delle cure, viene svolto da privati, con o senza prescrizione, e spesso sulla base del passaparola sulla bontà delle strutture presenti. Tra l’altro il numero alto di prestazioni presso privati e non considerate dal sistema, porta a far ritenere, a livello statistico, che molte richieste siano inevase, mentre non è così. Infine a me è parso sempre discutibile che io, che faccio spesso risonanze magnetiche, non sia riuscita a farne una, dico una a Tolmezzo, dopo che, ai tempi di Serracchiani, su spinta però dei comuni, l’Aas3 aveva speso tantissimo per acquistare due apparecchi nuovi per risonanza magnetica uno per Tolmezzo ed uno per San Daniele, spendendo poi ulteriori milioni di euro per predisporre la stanza e il sistema elettrico adeguato. Quindi, sotto Fedriga – Riccardi le due apparecchiature hanno iniziato a funzionare solo per mezza giornata, e quindi potremmo parlare di sottoutilizzazione, ed ora non si sa più nulla. Ma temo che l’ospedale di Tolmezzo sia diventata una succursale per gli udinesi, che trovano utile venire a far visite ambulatoriali ed esami radiologici qui perché hanno la corriera diretta Tolmezzo Udine via autostrada ogni ora.  Così un servizio che era stato pensato perché andassimo noi carnici ad Udine si riversa contro di noi. Infine anche a Gemona ci sono apparecchi per tac e raggi, ma credo che il reparto sia spesso vuoto, come lo era stamani. Ma forse mancano radiologi disposti a prestare servizio in una struttura ormai nè carne nè pesce, dove fare carriera è difficilissimo.

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Se poi ho ben compreso dalle tabelle alle pp. 72 e 73 in: “Monitoraggi Nazionali ex ante dei tempi, op. cit. si nota come le “Prenotazioni ambulatoriali rilevate nei monitoraggi ALPI di gennaio, aprile, luglio e ottobre 2022, siano similari in FVG ed in Lazio, solo che il Fvg ha 1.194. 647 abitanti, il Lazio ne ha 5.720.272, cinque volte il FVG. Non solo: in FVG si nota un aumento, post – covid, dell’uso delle visite in intramoenia. Ma come ho già scritto i dati per il Fvg non sono attendibili perché l’uso del privato puro è spesso una prassi, e sfugge al controllo ma questo accade in ogni regione.

Inoltre dalla tabella a p. 24 sempre relativa a prestazioni erogate in libera professione intramoenia, si nota come in FVG, rispetto ad altre Regioni italiane, abbia il 100% di prestazioni intramoenia svolte esclusivamente all’ interno degli spazi aziendali, per quanto riguarda le strutture in rete, ma non viene evidenziato il numero di prestazioni erogate dal privato puro non in rete, che sfugge ai controlli. Quindi come avevo già fatto notare in altri articoli, l’intramoenia nelle aziende è un guadagno per le stesse, e le prenotazioni vengono fatte attraverso il cup regionale. Infatti come riportato nello studio ultimo citato a p. 31, nel 2022, a livello regionale, emerge che il ricavo dall’ intramoenia «per 1.000 abitanti è pari a 13.705 €, (e) le Regioni che superano tale valore sono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Marche, PA Trento, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto».

A livello nazionale, (ma che senso ha ora che ogni regione marcia per conto suo dare dati nazionali?) la visita cardiologica è la prestazione più erogata in ALPI, seguita dalla visita ginecologica, da quella ortopedica, dall’elettrocardiogramma e dalla visita oculistica. Ma chi ha letto il Messaggero Veneto del 10 aprile 2024, sa che in FVG ci sono reali problemi per le visite oculistiche, mentre Ester Maragò, nel suo Specialistica ambulatoriale. Tra possibile fuga nel privato e inappropriatezze scende la domanda di prestazioni dei cittadini nel post pandemia” in: https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=112748, precisa, su dati Agenas, che «a conti fatti, dal 2019 al 2022, la domanda per alcune prestazioni specialistiche nelle strutture pubbliche e private accreditate, si contrae. E con grandi differenze da Regione a Regione.
Scendono le richieste di ecografia addominale (-10,12%) e ginecologica (-6,14%) e quelle per un elettrocardiogramma calano di quasi il 23%. In discesa anche la richiesta di prime visite per la prestazione ginecologica (-14,46%) e quella neurologica (-13,53%). La Prima visita oculistica cala di quasi il 25%.
Comunque, in generale le prime visite anche per altre tipologie scendono del 14,43%.

Vanno giù anche le richieste per la visita di controllo, e non di poco (-15,83%). Ma in questo scenario ci sono delle eccezioni: le domande per la RM Muscoloscheletrica e la TC del Capo crescono rispettivamente del +6,85% e del +4,69%».

Sempre secondo lo stesso articolo, calano le richieste di ecografia addominale e «ma andando a spulciare i dati, nel confronto tra post e pre Covid, si scopre che le variazioni sono molto difformi tra le Regioni […]». E lo stesso dicasi per le ecografie ginecologiche, tenendo conto che siamo vicini all’ inverno demografico dico io, ma pure che molte ecografie di questo tipo sono comprese nella visita, ma calano, tranne che in Lombardia, anche le richieste di prima visita ginecologica. Si contrae un po’ dovunque la richiesta di elettrocardiogramma, pur essendoci molti che praticano sport, sempre secondo me, ma forse è prestazione che viene fatta nel privato con la visita sportiva.

Un problema di non poco conto in Veneto e FVG è rappresentato dalle visite oculistiche che in queste due regioni scendono di circa il 30%, mentre la nostra Regione supera la media nazionale nella richiesta di risonanza magnetica muscoloscheletrica. Per quanto riguarda, invece, il numero di visite di controllo, esso scende in tutte le Regioni: e si va da un -9,77% in Toscana ad un -35,54% nella Provincia di Bolzano. Ma forse qualcuno dopo aver raggiunto la prima visita a fatica e con tempi biblici, alla seconda non è giunto più.

Leggendo questi dati Agenas 2019 -2022 che Ester Maragò ha raffrontato nel suo articolo, si potrebbe ipotizzare che ove alcune prestazioni sono in calo nelle aziende sanitarie siano in aumento nel privato puro per lunghi tempi di attesa, mancanza di professionisti nelle vicinanze o invio a visita, in FVG, chissà dove, tanto che ormai si parla di ‘turismo sanitario’.

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Inoltre in: Monitoraggi Nazionali ex ante dei tempi, op. cit., da p. 41 a p. 49 si analizzano le richieste di prestazione con priorità, ma non si evidenzia che la sanità Fvg, per esempio, non riesce a rispettare i tempi di priorità. Quindi questa è presente sulla ricetta ma non è materialmente eseguita, e non certo a causa degli operatori del cup, ma del sistema sanitario che arranca ed è allo sbando. Per questo dati presentati così, ora come ora, non fotografano la situazione reale, che invece i cittadini hanno ogni giorno sotto gli occhi, in particolare in Fvg ed al suo interno sicuramente in Asufc.

Per quanto riguarda poi i ricoveri ospedalieri, forse Agenas non sa le reali difficoltà che esistono per i residenti in FVG, in diversi settori a farsi operare, anche perché se devi attendere oltre un anno e mezzo solo per una visita di controllo e lettura esami per avere una ipotesi operatoria ed essere messo in lista di attesa per una operazione, il tempo passa, e non è tutto così facile come lo fa Agenas.  Inoltre fanno sorridere queste righe, completamente fuori dalla realtà: «Il cittadino può decidere di orientarsi verso un ricovero in regime istituzionale o in ALPI in relazione alla propria scelta e non per effetto dei lunghi tempi di attesa». (Ivi, p. 50).

Infatti dall’analisi dei valori medi dei giorni di attesa per classe priorità, si rileva, come prevedibile, un’importante differenza tra i tempi di attesa delle prestazioni erogate in istituzionale ed in ALPI (a vantaggio degli interventi chirurgici in intramoenia), soprattutto in riferimento alle classi di priorità B-C-D. A titolo esemplificativo, nel 2022, per un intervento su naso, bocca e gola in classe B si è atteso in media 90 giorni in istituzionale, 40 giorni in ALPI, per la prostatectomia in classe A l’attesa è stata di 49 giorni in istituzionale, di 21 giorni in intramoenia. (Ivi, p. 51). Per quanto riguarda il Fvg, si nota inoltre, che dal 2019 al 2022 vi è stato un aumento delle prestazioni di ricovero erogate in intramoenia (da 243 a 447), rispetto a quelle in istituzionale, pur essendo in aumento anche queste. (Ivi, p. 52).

Se poi si dà un’occhiata alle rappresentazioni delle cartine da p. 89 a p. si nota come in FVG, la percentuale di prestazioni in ALPI aumenti dal 2021 al 2022 quasi praticamente per ogni tipologia di prestazione, e siamo ancora prima della crisi attuale. Inoltre, per esempio nel grafico a p. 149, si nota come nella nostra regione i maschietti con grossi problemi dati dal tumore alla prostata ricorrano sempre più al privato intramoenia per una prostatectomia per via uretrale. Non siamo però come in Sardegna, retta sinora dal leghista Solinas finalmente mandato a casa, ma il dato è ragguardevole se paragonato a quello di altre regioni. (Ivi, pp. 149).

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Infine ho visto le slides Agenas …

Infine ho visto le slides che sono costate ben 140.000 euro alla nostra regione, facendo sgranare gli occhi non solo a Furio Honsell, che ben conosce la sanità regionale. Non ho tempo di commentarle qui, ma credo che si potesse fare davvero meglio e ad un costo ben più basso. Certamente anche Agenas evidenzia il dato della mobilità verso il Veneto, ma non ci dice cosa deficia in Fvg per far spostare una massa di persone che vi abitano verso la regione contermine per curarsi. Le slides mostrano unicamente il nome delle strutture, spesso private ma convenzionate: la casa di cura Giovanni XIII di Monastier, polispecialistico privato convenzionato; la casa di cura Sileno e Anna Rizzola, centro polispecialistico privato e convenzionato con sede a San Donà di Piave, specializzato in fisioterapia e problemi alla schiena; l’ospedale Sacro Cuore – don Calabria, con sede a Verona, specializzato in chirurgia; la casa di cura policlinico San Marco di Mestre, convenzionata, che è specializzata in ortopedia e traumatologia, con ben 198 posti letto; la casa di cura Abano Terme – polispecialistica e termale, convenzionata per le cure e vari ospedali, da quello di Padova a quello di Treviso, da quello di Conegliano a quello di Vittorio Veneto a quello di Verona. Insomma il Friuli, affratellato alla Venezia Giulia, ha preso la valigia anche per curarsi. Almeno ricordiamoci dove si potrebbe andare, e grazie Agenas per questo. 

Infine i dati su medici e infermieri in servizio sono relativi al 2021, prima della grande diaspora post covid, quelli relativi all’ospedalizzazione per cura acuti e numero di posti letto relativo a me non sempre è chiara, la slide sulla rete ospedaliera ci dice solo che la sanità è concentrata in pianura dalla collinare San Daniele a San Vito al Tagliamento; l’occupazione letti nel 2022 poteva soffrire della situazione covid, che ha inciso profondamente sulla sanità e sui cittadini, oltre che dei tempi di attesa per prima visita e dei no vax, numerosi a mio avviso in regione, privi di green pass, mentre si era ancora ad una fase di riavvio e recupero, dopo un vero e proprio tsunami davvero mal gestito un po’ ovunque, e della carenza di personale, in fuga dal pubblico e, di riflesso, dall’ intramoenia. Ed anche questo  pagheranno le aziende. E i dati devono essere interagenti non presi uno alla volta in solitaria, infatti e per esempio, un numero alto di sale operatorie non significa che esse vengano utilizzate al massimo se mancano i chirurghi, gli infermieri strumentisti e non, se i posti letto sono vacanti, se le prime viste sono dopo mesi, tanto da rendere difficile ogni programmazione. Infine si deve sapere che ormai per curare alcune forme meno gravi di cancro alla prostata si usano anche radiazioni mirate, e che per usare in sala operatoria super robot Da Vinci, come Agenas vorrebbe, ci vuole personale particolarmente preparato. Infine la Asufc, in sofferenza, è quella che richiede più interventi chirurgici, ma al tempo stesso è quella che utilizza maggiormente gettonisti ed esternalizzazioni, pare, facendo emergere un preciso problema di forte carenza di personale fisso, preparato e fortemente specializzato.

Inoltre in tutte queste analisi mancano i dati relativi al privato puro anche per la nostra regione, su cui una politica poco accorta di fatto sta scaricando i pazienti, che vi si recano spontaneamente a cercare diagnosi e cure, visti i limiti del sistema pubblico, e quindi, dato che essa ha un peso sempre crescente e non è in rete, va a finire che la rappresentazione della realtà risulta inficiata. Infine manca nelle slides presentate in terza Commisisone qualsiasi accenno all’assistenza e medicina territoriale, sparita, ma l’Agenas si è occupata anche di questo secondo l’articolo intitolato: Cure sul territorio, Agenas mette nero su bianco le tariffe delle Regioni (quando ci sono) di B. Gob. e pubblicato da https://www.sanita24.ilsole24ore.com, a favore della creazione, sembra, di grossi centri che richiamino paganti, idea che pervade la nostra giunta, ma da dove non si sa, visti i chiari di luna a livello economico dopo l’inizio della guerra in Ucraina, che sta portando ad un grosso impoverimento anche della classe media ed alla fine dei risparmi.

Infine il dott. Riccardi sulla sanità da riformare, ha dichiarato che bisogna riorganizzare il sistema partendo dall’assunzione della verità del momento e non stare a guardare” (Sanità da riformare: Riccardi «necessaria un’operazione verità», in: Telequattro, 6 aprile 2024, https://www.youtube.com/watch?v=KJtKwkYVnuo06/04/2024).

Ma io credo che l’operazione di assunzione della verità l’abbiano già fatta e la siano facendo i cittadini, ma forse lui non se ne è accorto. E se erro su quanto ho scritto in questo articolo, correggetemi e scusatemi.

Laura Matelda Puppini.

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L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta il simbolo di Agenas ed è tratta da: https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2024-02-01/cure-territorio-agenas-mette-nero-bianco-tariffe-regioni-quando-ci-sono-122459.php?uuid=AFiUuuYC. L.M.P.

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2024/04/AGENAS_QUAD.jpg?fit=295%2C295&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2024/04/AGENAS_QUAD.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniSenza categoriaTranquilli, va tutto bene o quasi. Questo, par di capire, ha detto Agenas sulla sanità Fvg in III Commissione. Anzi, ci sono troppi lavoratori in sanità e troppi posti letto. Soluzione: largo all'accentramento, con la benedizione dell'assessore. Costo della consulenza 140.000,00 mila euro. Agenas è l’Agenzia Nazionale per i...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI