Leggo il Messaggero Veneto di oggi, 4 dicembre 2021, e lo stupore mi attanaglia leggendo l’articolo di Giacomina Pellizzari: “Bini: «La famiglia è fatta da padre, madre e figli». Scoppia la polemica”, che riporta, a mio avviso una serie di opinioni personali molto salottiere, tanto per dir qualcosa, ben lontane da una reale riflessione sulla coppia e sul significato cristiano del Natale, e che, stancamente, trascina quel colpo di mano di Pietro Fontanini che voleva modificare lo statuto comunale udinese considerando famiglia solo quella sancita dal matrimonio, e magari benedetta da numerosa prole, e ci è mancato poco che dicesse pure che il matrimonio doveva venir contratto davanti a Dio sull’altare, e da cattolici. Mamma mia, penso tra me e me, quanto è vicino il Fvg con questa giunta al Medioevo!

Ma cosa si legge in questo articolo che pare riportare dei leziosi commenti di un salotto di dame alla corte di qualche monarca sei/settecentesco? Che Sergio Emidio Bini, assessore alle attività produttive e al turismo, ha detto, spero testuali parole: «dobbiamo avere il coraggio […] di dire con forza che il Natale è il Natale, il Crocefisso è il Crocefisso, di celebrare i riti della fede cristiana e di definire la famiglia come papà, mamma e figli» (1).  Ma perché ‘hic et nunc’ in Italia si dovrebbe aver paura di chiamare il Natale ‘Natale’, e, in sintesi, di essere cattolici praticanti o cristiani? All’assessore Bini risulta per caso che il Fvg sia stato invaso dall’ isis? O il leader di ‘progetto Fvg’ vede il futuro della nostra regione targato ‘integralismo cattolico a gogò’ da ora in poi? Ma gli integralismi non hanno mai fatto bene neppure ai mercati ed al turismo, per essere sinceri.

Però detto assessore ad un certo punto, forse memore di quanto ascoltato per il 25 novembre, giornata contro la violenza alle donne, che spesso subiscono di tutto entro le mura domestiche, ha precisato: «L’importante è che le persone si amino e si vogliano bene, ma vedo poco naturale due papà e due mamme» (2). La prima è una asserzione scontata e banale, la seconda è una chiara presa di posizione politica contro le coppie omosessuali.

Ma vediamo cosa ha detto Papa Francesco nel merito: «Gli omosessuali hanno diritto ad essere parte della famiglia (cristiana ndr). Sono figli di Dio e hanno il diritto ad una famiglia. Nessuno dovrebbe essere respinto, o emarginato a causa di questo. Quello che dobbiamo fare è una legge per le unioni civili. In questo modo sono garantiti» (3). Egli però ha posto una differenza tra il matrimonio come sacramento per il cristiano e l’unione civile. Infatti ha continuato dicendo che gli Stati hanno possibilità di sostenere civilmente sia gli omosessuali che tutte le persone che vogliano associarsi, e possono dare loro sicurezza, eredità, salute. Ma il matrimonio cristiano è il matrimonio cristiano. «Questo non vuol dire condannare gli altri – ha continuato Papa Bergoglio – sono fratelli e sorelle nostri, dobbiamo accompagnarli. […]. C’è il Pacs francese, ma niente a che vedere con il matrimonio come sacramento, che è tra un uomo e una donna» (4). Insomma gli aspetti civili devono essere disgiunti dagli aspetti di fede.

E comunque, dico io, chi è cattolico e cristiano sa benissimo che il sacramento del matrimonio è sancito dagli sposi, e il prete è solo un testimone di quello che viene detto. Infatti «secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso» (5). E quindi, anche se il sacerdote non ci fosse, il patto varrebbe lo stesso. Secondo la tradizione delle chiese orientali, invece, i sacerdoti, Vescovi o presbiteri non solo sono testimoni del reciproco consenso scambiato tra gli sposi, ma la loro benedizione è necessaria per la validità del sacramento (6).

Ma per tornare a noi, tralasciando la dott. Gibelli, che continua a parlare di sé stessa, (come del resto anche Bini) e pure lanciando l’anatema: «i presepi sono una tradizione e guai a chi me li tocca!», senza che nessuno sappia chi potrebbero essere coloro che vieterebbero i presepi o i possibili distruttori o denigratori degli stessi, pare ovvia la considerazione fatta da Salvatore Spitaleri relativamente al fatto che un pubblico amministratore nell’esercizio delle sue funzioni non deve confondere mai il proprio credo religioso o politico con quanto previsto dalle norme a tutela dei cittadini. (7). Infine Honsell ha ricordato come la Regione, nella propria legge, riconosca come ‘famiglia’ le unità anagrafiche, ed anche gli interventi a sostegno vengono fatti conteggiando l’isee del nucleo anagrafico (8). In sintesi in una società democratica non si può sostenere solo le famiglie cattolicamente unite.

Dal punto di vista metodologico solo un breve accenno ad un problema messo in luce da Cristiana Cattaneo nel suo: “Lottare per l’umano. La filosofia della famiglia di Giuseppe Riconda”. Papa Francesco ha esortato gli intellettuali, specie cattolici, a far sentire la loro voce sulle questioni che stanno sconvolgendo l’immagine dell’uomo e della natura, – scrive la Cattaneo – che riguardano la famiglia come istituzione umana e la stessa famiglia umana. Ma il problema è questo: chi si può definire ora come ora un intellettuale? Perché «Il risultato, dopo alcuni secoli di deriva, è un pensiero diffusamente asservito alle esigenze dei poteri di volta in volta dominanti (la prassi) che, nel più volgare intendimento della democrazia, dà fiato al singolo attraverso l’impulso alla rivendicazione, gli trae forza dalla polemica, soddisfazione nell’affermazione del proprio particolare, certezza dal presunto consenso generale» (9).

Ma io credo che, al di là di quanto sostiene Riconda sulla crisi della famiglia, come riportato nell’articolo della Cattaneo, alcuni non si sposino, in questa nostra epoca caratterizzata da una crisi profonda di valori etici e morali, neppure civilmente per motivi pratici, per non unire i redditi per esempio e pagar meno qualcosa, o per non dover affrontare una costosa separazione e poi un divorzio semmai andasse male, o per avere l’impressione di non essersi legati definitivamente all’altra persona per sempre, sentendolo angosciante. E bisogna ricordarsi che è matrimonio a tutti gli effetti per lo Stato anche l’unione civile tra due persone dello stesso sesso, al pari di quello tra due persone di sesso diverso. Semmai si dovrebbe iniziare a capire quali siano le difficoltà che le coppie spesso incontrano nel loro cammino di vita comune, ed ad analizzare come si potrebbero superare, anche se separarsi e divorziare è possibile,  ma questo è altro argomento, il che implica l’analisi delle condizioni di vita in questa nostra era, la perdita dei valori tradizionali, la commercializzazione della salute e medicalizzazione dell’esistenza, il non riuscire più a parlarsi presi dall’egoismo, dal cellulare, dalla mancanza di tempo disponibile, dalle distanze, dalle mille cose da fare, dalla predominanza sociale del sesso sull’amore e sull’affetto.     

Non da ultimo, non sempre la famiglia può essere formata da madre padre e figli. Perché in particolare in questa nostra era di proliferazione di batteri, di sperma poco prolifico e di maternità in età relativamente tarda per la donna, a causa pure del lavoro e della ricerca della coppia di sistemarsi prima di procreare, non sempre i figli giungono, ma anche un tempo non tutte le famiglie riuscivano ad averne. Quindi direi a chi sostiene ora che ogni famiglia che dicasi tale debba essere composta da padre, madre, figli, di guardarsi un po’ intorno e di leggere qualcosa prima di parlare, perchè esistono molte coppie che non riescono ad avere un bimbo. E le coppie dette sterili, già angosciate per questo, dovrebbero essere aiutate, non cassate.

Laura Matelda Puppini

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(1) Giacomina Pellizzari, Bini «La famiglia Bini: «La famiglia è fatta da padre, madre e figli». Scoppia la polemica”, in Messaggero Veneto, 4 dicembre 2021.

(2) Ibidem.

(3) https://www.ildubbio.news/2021/09/15/papa-francesco-si-alle-unioni-civili-ma-il-matrimonio-e-un-sacramento/.

(4) Ivi).

(5) https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c3a7_it.htm.

(6) Ivi.

(7) Giacomina Pellizzari, op. cit.

(8) Ivi.

(9) Cristiana Cattaneo, Lottare per l’umano. La filosofia della famiglia di Giuseppe Riconda,  in: https://interdependence.eu/joomlaorg/619-lottare-per-l-umano-la-filosofia-della-famiglia-di-giuseppe-riconda-2.html.

L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta l’opera ‘Lo sposalizio della Vergine’ di Raffaello Sanzio, che si trova alla pinacoteca di Brera,  ed è tratta da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Raffaello_-_Spozalizio_-_Web_Gallery_of_Art.jpg.  L.M.P.

 

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