Con questo articolo termina quanto ha detto Franceschino Barazzutti sui Cosacchi. Buona lettura. Lmp.

Cosacchi in Russia tra concessioni già avute e nuove richieste.

Bisogna ricordarsi, pure, che i cosacchi tendono a fare sempre nuove richieste ed ad avanzare sempre nuove pretese al governo russo. Ed ultimamente cosa vorrebbero? Vediamolo da una copia del loro giornale: la ‘Gazeta’, che altro non è che il ‘Corriere cosacco’. Vi è una immagine che mostra il presidente degli Stati Uniti insieme al presidente del Kazakistan, a Boris Yeltsin, al Presidente della Bielorussia, ad Helmut Kohl ed al nipote di Tolstoj, che abita a Londra. Ma cosa c’entra questa immagine con i cosacchi? La didascalia così recita: “Il mondo cosacco si congratula con i nuovi Atamani onorari cosacchi”, informandoci, così, che i cosacchi hanno nominato questi statisti e il nipote di Lev Tostoj loro capi onorari. Ma c’è da chiedersi il perché.

Vediamolo sempre dal loro giornale. Esso riporta la notizia del congresso mondiale, tenutosi in Kazakistan ad Almaty, la vecchia capitale, di tutti i cosacchi della Russia e di quelli sparsi per il mondo. E chi allora tenne il discorso ufficiale fu un certo Yuri Filipovic Zakharov, che è il loro grande capo. Nel corso di detto congresso i cosacchi si sono definiti i veri difensori, in questo mondo ed in particolare in Russia, della fede in Dio. Ma partendo da questa definizione del loro ruolo, i cosacchi, in particolare per voce di Yuri Filipovic, specificarono, in quel contesto, una serie di richieste, approvate all’unanimità: il loro popolo deve essere riconosciuto come etnia ed essi devono essere riconosciuti come vittime dell’Olocausto perpetrato dal potere sovietico. Così, sulla base di queste asserzioni, decisero di chiedere a Putin di avere una propria terra, una patria mai avuta prima, che essi ritenevano dovesse essere di isola di Sakhalin, che sostenevano esser stata conquistata dai cosacchi. E vi potete immaginare che grattacapo ha rappresentato per Putin questa richiesta!

Per dire il vero io, alla presentazione del volume sui cosacchi a Paluzza, ho avuto modo di parlare con un Arcivescovo ortodosso Kobro, che segue i cosacchi in Germania ed in Austria. Dialogando con lui del più e del meno, gli ho chiesto pure cosa pensasse della richiesta cosacca di occupare l’isola di Sakhalin, commettendo lo stesso errore perpetrato dai cosacchi in Carnia: quello di voler diventare padroni di un territorio già abitato. E noi, allora? E gli abitanti originali dell’isola, ora? Perché l’isola di Sakalin non è deserta, ma abitata. Ma è evidente che i cosacchi non hanno imparato la lezione dal passato! Comunque l’Arcivescovo ortodosso mi ha risposto che egli non era d’accordo con quella richiesta.

Però anche vero che c’è una gara fra i capi Atamani a chi la dice più grossa, a chi chiede di più, ma quello che preoccupa è che la decisione di chiedere l’isola di Sakalin sia stata adottata all’unanimità, e sia stata siglata da un fortissimo: “Urrà, urrà, urrà, e grazie a Dio che siamo Cosacchi!!!!” E bisogna rendersi conto del problema politico che creano scelte di questo tipo, perché l’isola è abitata da popolazioni locali che sono state tutelate sin dai tempi del potere sovietico. Inoltre guardando una mappa costruita sulla base delle lingue locali parlate, si può notare come sull’isola e nei dintorni non esistano gruppi di russi riconducibili in modo alcuno ai cosacchi, che attualmente sono come minimo 7 milioni.

Inoltre io non capisco cosa vogliano i cosacchi: sono stati riammessi nelle loro terre, hanno avuto diverse concessioni ed un loro ruolo specifico nella Federazione Russa: perché andare a cercare notte? Ma c’è un precedente: quel ‘cattivone’ di Stalin aveva creato, ad un certo punto, la Yevreyskaja Respublika, la repubblica ebrea, sotto il lago Bajkal, e gli ebrei russi si adattarono ad abitare in quel territorio.

Autore sconosciuto. Gruppo di Nivchi. (Japanese book; Nostalgia for Karafuto; published by Kokusho-kankoukai. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3307960).

Ma vediamo chi abita da secoli l’isola di Sakalin. Questa enciclopedia dei popoli che vivono al nord della terra ed anche della Russia, che vi sto mostrando, è intitolata ‘Casa mia’ e ha una parte che descrive pure i popoli minoritari. In questa si trova che l’isola è abitata in prevalenza dai Nivchi (Nivkh o Gliachi) (1) che hanno la loro lingua, la loro religione, hanno ancora tamburi e lo stregone, hanno la loro economia ed il loro modo di vivere. E dove dovrebbero andare, se arrivano 7 milioni di cosacchi?

E se guardiamo la mappa della divisione amministrativa della Federazione Russa, vediamo che essa è composta da regioni e regioni autonome, ed all’interno delle regioni autonome, quando sono presenti popolazioni minoritarie, sono stati creati per loro dei circondari autonomi, dotati di autogoverno, onde impedire che tutti si riversino nelle città. Perché anche quando ero io in Russia, all’Università di Mosca, nella città arrivavano in massa contadini dalle campagne, a cercare lavoro e vita migliore. Ma questo creava pure allora problemi non di poco conto. E tutti cercavano, anche attraverso matrimoni, di mettere radici nella capitale e di ottenere la cittadinanza moscovita, perché una volta ottenuta, automaticamente, il Municipio della città doveva fornire l’alloggio. Questo inurbamento, d’altro lato, però, aiutava l’industrializzazione russa, perché la Russia è stata ed è una grande potenza industriale.

Ma per ritornare ai cosacchi, essi fecero una seconda richiesta: quella che il mondo cosacco fosse ritenuto patrimonio dell’umanità. Ed a me pare, francamente, che essi vogliano essere russi ma al di sopra dei russi. Ed allora credo che, per capirli, si debba ritornare a quell’invasione mongola da cui sono partito, che ha segnato anche i cosacchi nel loro volere la supremazia ed un ruolo di superiorità sugli altri.

E infine vi voglio mostrare alcune immagini che descrivono alcune situazioni   ….

Ma ora vi voglio mostrare alcune immagini sulla vita in Russia: la prima rappresenta la misera esistenza dei contadini nella Russia remota, medievale e post medievale, caratterizzata da una povertà assoluta e dalle carestie. Massimo Gorki (2), ne suoi primi racconti, narra di un contadino che ha chiesto ad una Ucraina appena arrivata in Russia: “Allora come state laggiù, in Ucraina?” E l’Ucraina gli ha risposto: “Laggiù non ci sono più neppure scarafaggi, abbiamo mangiato anche quelli! “. Questo per descrivere meglio la situazione di un tempo. E Gorki è vissuto non ai tempi dei mongoli, ma tra Ottocento e Novecento. E come vi ho già detto e ripetuto, le carestie hanno segnato la storia della Russia ed erano terribili. (3).  Ed anche le condizioni igienico- sanitarie erano quelle che erano.

E vi è un vecchio detto russo che così recita: “Se fa molto freddo d’inverno, uccide i microbi”. Ma questa credenza derivava dal fatto che, nella Russia meridionale, si susseguivano molte epidemie di diverso tipo, frammiste alle carestie, che colpivano l’intera nazione. Ed anche allora gli abitanti delle campagne cercavano di andare in città, in particolare di raggiungere qualche monastero, per trovare un boccone, la carità, qualcosa per sopravvivere. E su un giornale si può leggere la frase emblematica: “Fame e Siberia!” E l’immagine che correda l’articolo mostra una famiglia di poverissimi contadini, malmessa, che giunge in città con il carretto.  Ma anche i cosacchi in giro per la steppa inizialmente non erano ben vestiti o ricchi, a differenza di quelli che scrivono la lettera la Sultano, che paiono “ben pašûts”.

Inoltre voglio ricordare che non tutti i cosacchi, nella rivoluzione del 1917, erano con lo czar, perché una parte di loro andò con i rivoluzionari. Per esempio il generale o Maresciallo che dir si voglia Semën Michajlovič Budënnyj, di origini cosacche, combatté prima con l’Esercito Imperiale Russo, quindi, dopo la Rivoluzione di ottobre, si unì all’Armata Rossa. Egli guidò in particolare battaglioni di cavalleria, anche nel corso della seconda guerra mondiale. E ai tempi dell’Urss era un vero idolo.

Semën Michajlovič Budënnyj, Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons. (https://it.wikipedia.org/wiki/Sem%C3%ABn_Michajlovi%C4%8D_Bud%C3%ABnnyj…).

E quando venne Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica Italiana, in visita ufficiale in Unione Sovietica, la prima della storia, l’ambasciatore Luca Pietromarchi (4), un anziano diplomatico piemontese, chiamò alcuni di noi italiani che frequentavamo l’università in Urss, e ci disse che per lui era un diritto, per uno studente, scegliere un paese dove studiare. E dato che noi, italiani, avevamo deciso di studiare in Russia, rispettava la vostra scelta, ma riteneva che noi potessimo essere davvero utili per la Patria italiana! E con queste parole ci congedò, ma dopo averci dato 10 inviti alla cerimonia ufficiale per l’arrivo di Gronchi in Urss, per rappresentarci, che avremmo dovuto autonomamente scegliere a chi dare.  E noi, che eravamo circa un centinaio, decidemmo di consegnarli ai 10 che avevano raggiunto voti migliori negli studi, ed un invito toccò pure a me.

Così sono andato al ricevimento. E mi ricordo che c’era pure Semën Michajlovič Budënnyj, oltre a Nikita Krusciov e Yuri Gagarin. Comunque l’affermazione dell’ambasciatore Pietromarchi è stata veritiera, perché la gran parte di noi, persino i figli del Segretario Nazionale del Partito Comunista Italiano Pietro Longo, sono poi andati a lavorare nelle aziende italiane. Ed anch’io ho seguito, inizialmente, questo percorso, perché ho seguito, a Ryazan, città a sudest di Mosca, la Seima.

Ma per tornare alle immagini, ora vi mostro una che rappresenta la Piazza Rossa per la celebrazione della vittoria alleata nella seconda guerra mondiale, il 9 maggio 1945, ove si vedono pure dei giovani cosacchi. Perché? Già allora gli americani volevano avere una loro supremazia, e quindi pensarono che i cosacchi, che conoscevano come contrari al governo russo, avrebbero agito per loro come forza interna anticomunista in Urss. Ma Stalin fece schierare tutti i giovani cosacchi sulla Piazza Rossa, per indicare che quelli che avevano lottato contro l’Urss erano gli anziani, mentre i giovani erano con la Russia e con il suo governo.

Ora vi propongo, invece, una immagine tratta da un giornale recente. La didascalia così recita: “La macchia nera dei cosacchi del Don”, e mostra due generali. Uno è Vyacheslav Grigorievich Naumenko e l’altro è Andrej Grigor’evič Škuro, ambedue collaborazionisti di Hitler.

Questa, poi, è una fotografia tratta da un giornale attuale con la dicitura: “Perché i cosacchi? Perché la gente ha anche paura dei cosacchi”. Ma si capisce cosa vuole dire. Vi propongo poi la dichiarazione di Navalny, che è un dissidente russo, perseguitato. Egli dice che: “Anche attualmente i cosacchi vengono utilizzati per reprimere le manifestazioni”. E le manifestazioni, in Russia, ora, sono frequenti ma contro la corruzione, perché vi è una corruzione terribile. Ed i manifestanti sono per lo più giovani.

Inoltre, sempre per quanto riguarda i cosacchi, bisogna dire che il loro legame con la chiesa ortodossa è estremamente forte tanto che essi si ritengono i protettori della chiesa ortodossa russa, ed anche al Pope Kyrill, capo della stessa, va bene così perché dispone di una massa di sostenitori ad oltranza. E bisogna tener presente pure che, attraverso Kyrill, i cosacchi sono di appoggio al potere di Putin, perché la chiesa è uno dei pilastri del potere attuale; il secondo pilastro sono gli oligarchi, che hanno preso il posto della nobiltà. E Putin partecipa alle celebrazioni religiose.

Passando all’ immagine seguente, potete vedere, da una stampa attuale, una persona che pare un forsennato, ed è anche lui un cosacco. E sotto si legge: “Noi andiamo a Kiev a proteggere i luoghi santi dell’ortodossia!!!!”  Ma perché? Dovete sapere che le chiese ortodosse di Russia, di Ucraina e quelle sparse per il mondo, hanno come capo una specie di Papa che sta a Bisanzio, un tempo Costantinopoli e ora Istanbul. E c’ è ancora guerra tra Russia ed Ucraina per i territori dell’est, ed i russi hanno mandato a combattere in Ucraina, contro Kiev, anche i cosacchi. Ma cosa ha pensato di fare, in questa situazione, il capo supremo della chiesa ortodossa che sta ad Istanbul? Ha pensato di rendere autonoma la chiesa ortodossa ucraina, trovando ovviamente l’opposizione della chiesa ortodossa russa, da cui per ora dipende. Da questa scelta, deriva quindi la frase del cosacco, che si deve interpretare come: “se il Pope di Istanbul deciderà di rendere autonoma la chiesa ortodossa ucraina, noi presidieremo tutti i luoghi santi di Kiev, per impedirlo!!!” E vi ho posto questa immagine per darvi ulteriormente una idea dei Cosacchi oggi.

Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Cirillo I. (original author: Serge Serebro, Vitebsk Popular News; cropped by: Rlevente, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons. https://it.wikipedia.org/wiki/Cirillo_I).

Poi ci sono i Cosacchi che vivono all’estero, che sono i figli di quelli che, dopo aver lottato contro la loro terra, emigrarono o non furono consegnati, alla fine della seconda guerra mondiale, al KGB. E si sentono cosacchi, nonostante siano cresciuti non in Russia ma in altra nazione. Ora vi presento un mensile dei Cosacchi di Stoccarda. Io lo ricevo puntualmente, per me è un bel giornale, e mi permette, pure, di seguire le vicende dei Cosacchi. Inoltre vi posso dire che i Cosacchi di Stoccarda sono organizzati, predispongono pure corsi di lingua russa ed intrattengono rapporti con la Russia, ed anche loro hanno varie correnti interne e vari capi.

Quello che vi mostro ora è uno dei comandanti dei cosacchi in Russia: Melnikov, che ha istituito due musei sui cosacchi: uno a sud ed uno nei dintorni di Mosca, su terreni di sua proprietà. Ma è un estremista e nei suoi musei ci sono, per dirla così, troppe svastiche, tanto che pare che sia ben tallonato dai servizi segreti. E mi ricordo di aver letto, su un giornale, che doveva andare a non so quale convegno in Europa ma all’ufficio passaporti di Mosca si è trovato strappata la pagina con il visto di uscita.

Adesso vi mostro una foto dei cosacchi che sono venuti ad Alesso l’anno scorso ed anni precedenti. Notate quello in mezzo, con la divisa cosacca? Quello è uno dei loro massimi capi, ed è proprio Yuri Filipovic Zakharov, che tenne l’orazione ufficiale ad Almaty in Kazakistan, chiedendo per i cosacchi l’isola di Sakalin. Egli vive attualmente in Kazakistan, opera in un’immobiliare, possiede alberghi, e tiene vicino a sé gli altri cosacchi attraverso istituti di beneficienza da lui finanziati.

Ma per ritornare alla loro ultima visita ad Alesso, insieme è stata celebrata la messa, e c’erano cosacchi e c’era moltissima gente di qui. Ed ha cantato anche un coro.

Delegazione cosacca in visita ad Alesso nel 2010 con autorità locali. All’estrema destra, guardando, con un maglioncino chiaro e camicia azzurra, Franceschino Barazzutti, che ha tenuto l’incontro sui cosacchi, qui trascritto, a Cavazzo Carnico. (Da: http://cjalcor.blogspot.com/2010/05/tornano-i-cosacchi-sulla-piazza-di.html).

Ed in una foto compare pure la responsabile del gruppo di Stoccarda che si chiama Tatiana Mainenger.  Ad Alesso sono andato io anche perché so il russo, ma a Paluzza vi è altra persona che lo conosce bene, che è stato pure fotografato con Yuri Filipovic Zakharov.

Ma vi voglio dire anche che, quando i cosacchi hanno dovuto ritirarsi verso l’Austria, il Pope di Alesso ha lasciato in paese alcune icone, che ora si trovano nella chiesa di Alesso. ().  E vi propongo pure una immagine di Tatiana che fa ‘la venerazione’ all’ immagine più importante, secondo l’usanza ortodossa.

A questo punto, vi voglio mostrare un giornale russo, in cui vi è un articolo intitolato: “Novocherkassk, era in Italia?”, che precisa come Alesso fosse stato rinominato dai cosacchi proprio Novocherkassk, mentre Cavazzo Carnico era stato chiamato Krasnodar.

E desidero mostrarvi ancora questo libro scritto da Leonardo Zanier, poeta di Comeglians, che ritrae la vita quotidiana con i Cosacchi. Egli ricorda che a casa sua c’erano cosacchi ma principalmente nord-caucasici, che si riconoscono pure dagli abiti di pecora. Ed un architetto di Comeglians a cui ho dato anch’io un tempo una mano, quando lavorava con la Russia per sistemare l’arredo di alcune banche, lo ha fatto tradurre in Russo. Quindi ha chiesto a me se potevo cercare di farlo pubblicare da una casa editrice russa. Così l’ultimo viaggio che ho fatto in Russia, ho trovato la casa editrice ‘Vremya’, che significa in russo, ‘tempo’, che sarebbe stata disposta a pubblicarlo, se però si compartecipava alla spesa con il 50%.

Allora ho parlato direttamente con Leo Zanier, che avrebbe ben volentieri tirato fuori i soldi, ma subito dopo è deceduto. A questo punto sono andato a parlare con alcuni sindaci della Carnia, dicendo loro di chiedere un finanziamento magari alla Regione Fvg, perché questa sarebbe stata un’ottima occasione di scambio. Non solo: una volta pubblicato, si sarebbe potuta fare una bella presentazione, chiamando i rappresentanti del Comitato per i Cosacchi istituito presso la Presidenza Federale russa e pure le organizzazioni dei Cosacchi, nello spirito di un incontro culturale di un certo livello. Ah, dimenticavo; il volume di Leo Zanier si intitola: “Carnia / Kosakenland / Kazackaja Zemlja. Storiutas di fruts in guera / Racconti di ragazzi in guerra”. Il volume racconta dei giochi di bimbi, dei vari comportamenti di questi occupanti, e ricorda che, quando uno è andato via per sempre, avrebbe voluto tanto dirgli: “Tu resta”.

Ed è in questo modo, con la traduzione di un libro che condivide ricordi, che si creano incontri realmente culturali, perché altrimenti, in Italia come in Russia, si bada solo agli scambi commerciali, alla merce, e lo dico con cognizione di causa, perché ho diretto io, per un periodo, la Seima russa. Ma noi abbiamo bisogno anche di cultura, e pure sui cosacchi. Per esempio vi consiglio, su ‘La Patria dal Friûl’ un articolo in friulano di Angelo Floramo, direttore della Biblioteca Guarneriana di San Daniele, che racconta la venuta dei Cosacchi nel 1799, ed elenca, in modo puntuale, le ruberie che hanno fatto, le donne che hanno violentato … Ma Floramo, che insegnava alle superiori statali di Gemona, è anche quello che, con una collega, ha avuto l’idea dello scambio tra gli studenti di Gemona e di Krasnodar.

In sintesi dobbiamo cercare di mettere insieme i popoli, non di dividerli.

E aggiungo pure che, dopo il 2000, dopo il silenzio, in Russia le pubblicazioni sui cosacchi si sono moltiplicate. Ed è stata pure pubblicata una enciclopedia dei cosacchi. E questo revival sui cosacchi cammina pari passo con l’intenso revival della religiosità in Russia. Con la rivoluzione di ottobre la gran parte delle chiese vennero distrutte, perché ritenute il centro del totalitarismo e dell’oppressione, invece ora è l’opposto, ed i russi vanno in chiesa convinti. Ma questo ritorno alla religiosità come si è finanziato? Chiediamocelo.

Ai tempi di Yeltsin non c’erano soldi, ed il primo fanale che abbiamo costruito alla Seima russa, e lo so perché allora lavoravo lì, era per una macchina russa la Volga Gaz 3110, che era un vero e proprio carro armato. Ma quando siamo andati dalla casa produttrice per definire il contratto, ci hanno proposto di pagarci in automobili! “Ma scherziamo?” – ho risposto. Infatti noi volevamo che ci pagassero in dollari.

La Gas 3110 (https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:GAZ_3110_Volga.jpg)

Alla fine ci hanno pagato in rubli. Il nostro partner russo, quando siamo rientrati dopo aver concluso la trattativa, ci ha detto che avevamo fatto malissimo ad accettare rubli, perché era preferibile che avessero pagato la merce con automobili. Infatti le auto si sarebbero potute vendere ad un prezzo altissimo, perché se uno doveva acquistare l’auto seguendo le vie normali, dal momento della prenotazione a quello della consegna passavano circa tre anni. Così, se uno aveva i soldi, la comperava da chi ne aveva da vendere, anche ad un prezzo molto più alto di quello normale. Insomma eravamo tornati con Yeltsin quasi al baratto!

E questa era la situazione allora. E se volevi viaggiare con gli aerei, dovevi sapere che la sicurezza era carente. Ed in Russia vi erano giovani disposti a lavorare nelle nostre fabbriche, ma non erano formati per lavorare secondo i nostri criteri, ed abbiamo dovuto, per la Seima, formarli. Perché i russi non fanno le cose ben rifinite e perfette, e lassù fare uno stampo per i fanali era una cosa da pazzi, e così è andato a finire che gli stampi si facevano qui. Là non c’era precisione nell’esecuzione dei manufatti, tranne che nell’ambito industrial militare, ma devo dire che i russi sono invece fortissimi nella ricerca. E quando studiavo io là, le facoltà universitarie migliori erano la meccano – matematicistica e la facoltà di fisica.

E se vedevano che uno studente era veramente bravo, non gli facevano fare neppure tutti gli esami per la laurea, ma lo mandavano direttamente all’Accademia delle Scienze. E vi posso dire che, se è vero che in Russia alcune cose non funzionano come da noi, per esempio per quanto riguarda la democrazia, però è anche vero che alcune cose funzionano meglio e che dovremmo solo imparare dalla Russia. E là la ricerca è fondamentale e la scuola è basilare. Perché là il popolo era formato da una massa di contadini senza istruzione alcuna. Arrivavano all’università anche ragazzini provenienti dalla periferia con una gran voglia di imparare. Mi ricordo che nella succursale della casa dello studente, che accoglieva principalmente stranieri, nella camera eravamo in quattro da fuori: un siriano, io, un altro italiano ed un giovanetto che veniva dall’Ucraina per studiare biologia marina.

Mi ricordo che la scuola era fondamentale e l’università basilare e che il motto per gli studenti era: “ucìtsa, ucìtsa, ucìtsa” (studiare, studiare, studiare)! E lì le facoltà erano a numero chiuso, e l’ultima pagina del libretto universitario, che veniva compilata alla fine del corso di studi, portava la dicitura: “Indirizzato al lavoro a…!”. Questo anche per sottolineare che uno può dire quanto male vuole del potere sovietico, ma ha industrializzato la Russia. Perché la Russia, prima dell’Urss era fatta in prevalenza da poverissimi contadini. E Lenin ha detto: “Cosa significa socialismo?” “Socialismo significa potere sovietico più l’elettrificazione di tutta la Russia!” Perché prima c’erano solo quattro stecchi per far fuoco e candele, se ce n’erano.

Quando insegnavo io, durante le vacanze estive, accompagnavo i turisti in Russia, perché eravamo pochi a conoscere sia la Russia che il russo, e lavoravo con un’agenzia. E così ho girato tutta la Russia tranne i luoghi che erano chiusi per ragioni militari. Sono stato sul lago Bajkal d’estate e d’ inverno, e, quando si andava sul Bajkal, si andava anche fino a Bratsk, che è una città nuova nella Regione di Krasnojarsk che si estende fino al Mar Artico, e che è bagnata da un grande fiume, l’Angarà, emissario del lago Bajkal ed affluente dell’Enisej, che sfocia a nord, nel mar di Kara. Vi dico anche che i fiumi siberiani, come per esempio l’Enisej, sono tanto larghi, che spesso non vedi la sponda opposta. E sopra questo fiume hanno costruito una grande diga per una centrale idroelettrica. E mi ricordo che si ascoltava alla radio tutto l’avanzamento dei lavori per questa grande costruzione: “Oggi i lavori sono giunti a questo punto…” diceva il cronista. E il giorno dopo: “Oggi i lavori hanno raggiunto…” E così via. Insomma è stata un’epopea! Alla fine la diga è stata terminata dando origine ad un grande lago. E, da turisti, ci hanno lasciato entrare a visitare la sala macchine della diga e la sala delle turbine era all’interno della diga stessa, ed era enorme, e c’erano 18 turbine, una di seguito all’altra!

La diga sull’Enisej. (Foto inviatami da Franceschino Barazzutti).

Ma per concludere, vorrei dirvi che oggi la Russia sta facendo una politica espansiva verso l’Europa che non va bene all’America.  Io, invece, sono convinto che bisogna risanare l’Europa ma mantenerla e rafforzarla perché la sua presenza è indispensabile. Infatti ora come ora: la Bosnia è già filorussa, la Bulgaria è filorussa, la Romana è filorussa, e se continua così dovrete venire con me a lezione di russo!

Io chiuderei qui, perché ora basta. Per la verità avevo preparato per voi anche un filmato di un balletto cosacco, ma purtroppo non si riesce a proiettarlo, e mi dispiace perché avrei voluto terminare questo incontro così denso di contenuti in allegria». 

Con queste parole Barazzutti chiude l’incontro lunghissimo ed interessantissimo, ricco di informazioni ma anche di storia personale, culturalmente pregnante.

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L’incontro si è tenuto nei locali della latteria di Cavazzo Carnico il 14 novembre 2018, organizzato dall’ Associazione locale ‘Mille e una storia’, è stato registrato da me Laura Matelda Puppini e, da che mi consta, l’unica registrazione è la mia. Trascrizione di Laura Matelda Puppini. Testo visto e controllato da Franceschino Barazzutti. Prima pubblicazione in più articoli di Laura Matelda Puppini su www.nonsolocarnia.info. Testo coperto da copyright e non pubblicabile senza permesso della stessa. Le immagini e la grafica sono sempre di Laura Matelda Puppini.

Primo articolo intitolato: Franceschino Barazzutti. I Cosacchi. Parte prima. ( http://www.nonsolocarnia.info/franceschino-barazzutti-i-cosacchi-parte-prima/)

Secondo articolo intitolato: Franceschino Barazzutti. I Cosacchi. Parte seconda. (http://www.nonsolocarnia.info/franceschino-barazzutti-i-cosacchi-parte-seconda/).

Altre informazioni sui cosacchi sono reperibili su www.nonsolocarnia.info nei seguenti articoli:

I cosacchi del Grebegn. Da un racconto di Lev Tolstoj, di Laura Matelda Puppini  (http://www.nonsolocarnia.info/i-cosacchi-del-grebegn-da-un-racconto-di-lev-tolstoj/).

Alido Candido, Laura M. Puppini. Intervista a Maria Squecco ved. Puppini, nonna Mariute, cjavacine. Agosto 1978. (http://www.nonsolocarnia.info/alido-candido-laura-m-puppini-intervista-a-maria-squecco-ved-puppini-nonna-mariute-cjavacine-agosto-1978/).

Laura Matelda Puppini.

Note.

  1. Nivkh nella lingua del popolo Nivkh significa persona. (https://it.wikipedia.org/wiki/Nivchi).
  2. Maksim Gor’kij, italianizzato in Massimo Gorki, è lo pseudonimo con cui scrisse Aleksej Maksimovič Peškov, famoso scrittore russo, nato nel 1868 e morto nel 1936. La lotta contro la miseria, l’ignoranza e la tirannia furono le costanti di tutte le sue opere, tanto che fu considerato il padre del realismo socialista. Rimasto orfano a 10 anni, scappò di casa per andare a vivere dalla nonna, eccellente narratrice di storie popolari, da cui imparò l’amore per la narrazione dei fatti. Quindi girò la Russia facendo diversi mestieri per 5 anni, e imparò da un cuoco a leggere e scrivere. Giornalista e scrittore, aveva pure un teatrino dove rappresentava le sue opere, ma la sua popolarità e la sua vicinanza ai rivoluzionari, lo fecero entrare nelle ire dello zar Nicola II, che lo fece esiliare in Crimea. Sostenne la rivoluzione di ottobre e conobbe Lenin. Ammalatosi di tubercolosi, si recò per motivi di salute a Sorrento, e quindi, nel 1927, rientrò in Russia ormai Urss, dove morì nel 1936. Al suo rientro in patria scrisse le sue opere più note.
  3. La Russia fu colpita da una terribile carestia dal 1921 al 1923, ed anche navi del soccorso rosso giunsero in aiuto per sfamare la popolazione. Pure Tina Modotti partecipò a questa attività umanitaria. Ma in quel caso si mosse pure la Croce Rossa. Dal canto suo il governo dell’Urss spogliò le chiese ortodosse dagli ori e dalle ricchezze, per venderli e ricavarne cibo. (https://it.wikipedia.org/wiki/Carestia_russa_del_1921-1923).
  4. Nato a Roma l’8 marzo 1895 da famiglia nobile vicina alla Curia romana, Luca Pietromarchi partecipò alla prima guerra mondiale e svolse servizio in Eritrea come vice-commissario della regione del Bárca. Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1923, partecipò al concorso per la carriera diplomatica. Nominato vice-segretario di legazione nel luglio del 1925, fu in servizio a Ginevra presso la Società delle Nazioni come segretario di gabinetto del vice-segretario generale Bernardo Attolico, che era sposato con la sorella di Pietromarchi, Eleonora. Rientrato a Roma nel 1929, fu destinato alla Direzione generale affari politici e commerciali di Europa, Levante e Africa, dove andò a dirigere l’Ufficio III-A (Albania).Dopo aver partecipato alla Conferenza di Stresa nell’aprile del 1935, nell’agosto del 1936 fu nominato vice-direttore generale degli Affari Generali per poi, a fine anno, essere posto sin dalla sua istituzione a capo dell’Ufficio Spagna (Gabus). Nel 1939 assunse la guida dell’Ufficio guerra economica. Fu poi all’Ufficio armistizio-pace (Gabap), trasformatosi di fatto in Ufficio armistizi e territori occupati, con competenze su Francia, Grecia, Montenegro, Dalmazia, Slovenia, Croazia. Renzo De Felice si rifece alle pagine del suo diario, per i suoi studi sul fascismo. Posto a capo dell’Ufficio studi e documentazioni il 21 aprile 1943, fu a contatto con i vertici militari per la fuoriuscita dal conflitto. Non aderì però all’ R.S.I. (https://www.treccani.it/enciclopedia/luca-pietromarchi_(Dizionario-Biografico)/). Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel novembre 1945, fu epurato dal C.L.N. a causa della sua collaborazione attiva con il regime fascista. Nel 1947 il Consiglio di Stato riesaminò la posizione di Pietromarchi e annullò l’epurazione. Rientrò quindi in diplomazia e, nel 1950, fu nominato prima ambasciatore in Turchia, quindi, dal 1958, ambasciatore italiano a Mosca ove rimase per tre anni, fino al 5 maggio 1961, quando fu collocato a riposo per limiti di età. (https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Pietromarchi).
  5. Interessante è quanto scrive Romano Marchetti: i cosacchi avevano abbandonato delle icone in un luogo della Carnia. Ma grande fu il suo stupore quando un comandante osovano (Romano faceva il nome di Alessandro Foi, ‘Paolo’, cattolico, comandante della divisione Pal Piccolo/Carnia), gli chiese di aiutarlo a rivenderle. (Romano Marchetti, “Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita in viaggio nel ‘900 italiano, – a cura di Laura Matelda Puppini – Ifsml – Kappa Vu ed. 2013, p. 195). Vi è, se non erro, su di un bollettino parrocchiale di Cavazzo Carnico, che ora non trovo, una immagine di queste icone.

L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta un incontro con cosacchi ad Alesso ed è tratta da: http://cjalcor.blogspot.com/2019/12/venerdi-ad-alesso-la-presentazione-del.html. Con giacca chiara, alla sinistra guardando, si nota Franceschino Barazzutti. LM.P.

 

https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2021/01/12-La-delegazione-cosacca-in-chiesa.jpg?fit=1024%2C768https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2021/01/12-La-delegazione-cosacca-in-chiesa.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniSTORIACon questo articolo termina quanto ha detto Franceschino Barazzutti sui Cosacchi. Buona lettura. Lmp. Cosacchi in Russia tra concessioni già avute e nuove richieste. Bisogna ricordarsi, pure, che i cosacchi tendono a fare sempre nuove richieste ed ad avanzare sempre nuove pretese al governo russo. Ed ultimamente cosa vorrebbero? Vediamolo...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI