Inizio queste mie righe, rimandando al mio “Sistema sanitario nazionale e regionale verso il baratro?” in: www.nonsolocarnia.info, 5 agosto 2016, e precisando che piano piano viene a cancellarsi il punto di domanda sostituito da un punto fisso, e ricordando che l’assessore Telesca ha affermato, nel 2015, nella sede triestina dei Rotary: «Abbiamo iniziato due anni fa: ci furono incontri con i medici e gli organi rappresentativi degli utenti ed in un primo tempo tutti erano concordi nell’affermare che la nostra sanità regionale era di ottimo livello e quindi non si capiva il perché si dovesse cambiare quello che dimostrava di funzionare. Ed era vero, soprattutto se consideriamo quello che era la sanità in altre Regioni non virtuose. Perché quindi cambiare quello che va bene? Ma, la politica ha il compito di guardare lontano, non fermarsi al presente e pensando al futuro e alle generazioni che verranno, adeguando le proprie idee al mondo in continuo cambiamento». (http://www.rotarytriestenord.it/media–news/dicono-di-noi/relatori-alle-conviviali/maria-sandra-telesca-140415.html).

Vediamo insieme quali problemi ha creato questo desiderio di modificare tutto, senza, tra l’altro, avere analizzato quello che andava bene, nel campo dell’ emergenza/urgenza.

Il 20 febbraio 2016, il Messaggero Veneto pubblicava un articolo di Maura Delle Case, “Piano dell’emergenza è braccio di ferro fra sindacati e giunta”. Sottotitolo: “Disertato il tavolo convocato ieri dall’assessore Telesca. De Monte difende la riforma. Sarà un modello per il paese”, ed a fianco un articoletto di una colonna, intitolato: “Ecco i 23 esperti che hanno riscritto il sistema del 118”, di cui venivano riportati nomi e cognomi ed incarichi, in precedenza, pare, ignoti.

Il riferimento era alla riunione convocata, il 19 febbraio 2016, dall’Assessore, con la  presenza (ma pare senza che fosse stato comunicato anticipatamente),  di detti “esperti” (che non si sa su che base abbiano deciso che si doveva modificare il piano emergenza/urgenza provinciale se persino l’assessore aveva affermato che tutto funzionava al meglio, rispetto alle altre regioni) disertata da quasi tutte le sigle sindacali mediche tranne Cimo e Fesmed, ed avente come oggetto il nuovo piano emergenza/urgenza, approvato dalla giunta regionale con delibera n. 1674 del 28 agosto 2015. (Testo in: http://mtom.regione.fvg.it/storage//2015_1674/Allegato%201%20alla%20Delibera%201674-2015.pdf.).

Esso era già stato contestato da ANAAO – ASSOMED, CIMO, AAROI-EMAC, MEDICI CGIL, FVM, FASSID, CM Federazione Cisl Medici, FESMED, ANPO -ASCOTI -FILAS MEDICI, UIL FPL, con un documento che veniva allegato alla delibera di approvazione (Testo ivi, in appendice). Si noti, per inciso e vedremo poi perché, che detto piano, a p.9 prevede per l’emergenza urgenza solo Ambulanza di tipo BLS-D; Ambulanza di tipo ALS; Automedica o ambulanza medicalizzata AM; Elicottero HEMSSAR.

Ma ritornando alle critiche espresse dalle associazioni di categoria, vediamo cosa rilevavano al piano emergenza/urgenza.

«Le OOSS in intestazione esprimono parere assolutamente contrario al Piano in oggetto, in particolare per quanto riguarda la riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale in esso contenuta. Gran parte delle motivazioni del nostro diniego sono già state anticipate dall’ANAAO in data 3 Ottobre 2015 in una relazione tecnica precisa, puntuale e dettagliatamente circostanziata che merita un ruolo centrale nel dibattito che la Riforma Sanitaria attuale sta scatenando in tutta la regione. Vista l’assoluta mancanza di considerazione della compagine di maggioranza nei confronti del documento citato e di molti altri dello stesso tenore, primo fra tutti quello dell’AAROI EMAC del 14 ottobre 2015, al fine di evitare inutili ripetizioni dei concetti già espressi nei documenti citati, riteniamo opportuno ribadire e sintetizzare alcune criticità (con particolare riguardo alla riorganizzazione del soccorso territoriale) che, a nostro avviso, inficiano in toto il Piano dell’Emergenza stilato dalla Giunta Regionale.

La fotografia della situazione attuale, cioè i dati riguardanti interventi eseguiti e mezzi utilizzati negli anni precedenti su cui è imperniato il progetto, risulta, almeno per le Aree a noi note, incompleta e fuorviante. In molte parti del testo si rilevano inesattezze e contraddizioni interne, l’unico riferimento citato per quanto riguarda la Verifica e Revisione di Qualità (VRQ) “Metodi ed analisi preliminari per la valutazione della qualità del Sistema 118 del Friuli Venezia Giulia” non è allegato e non è reperibile in alcun modo in internet, non risulta che sia mai stato pubblicato altro in proposito negli ultimi 10 anni. Ne consegue che tutto ciò che viene calcolato sulla base dei dati riportati (in particolare il fabbisogno di mezzi di soccorso) non può essere preso in considerazione, prima di un’accurata verifica delle informazioni di partenza.

La “formula matematica” riferita come guida al calcolo del fabbisogno previsto di mezzi di soccorso (IERI divenuto IFI in corso d’opera), non dettagliata nel piano in oggetto, non è comprensibile ai tecnici e nemmeno ad esperti del settore statistico, epidemiologico e matematico. Oltre a ciò applicando la formula dichiarata dalla Regione i dati che si ottengono non sono sovrapponibili a quelli riportati nel piano, incredibilmente invece i risultati collimano se si applica il calcolo utilizzato nel resto dell’Italia, cioè la formula che ha guidato la riorganizzazione sanitaria di molte Regioni italiane, pubblicata nel 2011 dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali (Agenas) nel suo trimestrale Monitor n. 27 (“Il piano di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria nelle Regioni in Piano di rientro”, pag. 12) in un articolo ben circostanziato, in cui tra gli autori spicca il nome del Dr. Pier Paolo Benetollo attuale Direttore Generale dell’ASS3. Il documento, disponibile sul sito dell’Agenas, è allegato alla presente per rapidità di consultazione. Si ritiene che in un ambito così delicato come la Salute Pubblica la strada dell’autoreferenzialità non sia assolutamente percorribile.

Sempre in tema di “autoreferenzialità” nel Piano dell’Emergenza non risultano né i nomi né le firme del comitato di esperti che lo ha stilato, l’unica notizia certa è che l’ex Direttore del 118 di Udine (recentemente approdato alla pensione, attualmente Consulente a titolo gratuito dell’Assessore fino a Maggio 2016) viene definito dai mass-media il “padre della riforma sanitaria” (“Messaggero Veneto” 16/12/2015; “Il Gazzettino Friuli” 7/12/2015, p.13). Inoltre recentemente è apparsa sulla stampa locale una dichiarazione dell’Assessore alla Salute da cui si evince che la commissione di esperti consta di 10 persone (“…collaborazione di dieci professionisti di riconosciuta competenza ed esperienza..”, Messaggero Veneto 10/1/2016, p. 40), anche se all’atto della presentazione del Piano la Dr.ssa Telesca lo descriveva come frutto dell’impegno di un gruppo molto più nutrito di “tecnici” (“…lavoro di approfondimento di una commissione di 23 esperti…”, Conferenza stampa di illustrazione del Piano di Emergenza, 28/8/2015). Emergono spontanee due considerazioni:

  1. Se la commissione di esperti era formata inizialmente da 23 persone, come mai nelle dichiarazioni attuali dell’Assessore questo si è ridotto di oltre la metà? Come mai, nell’ottica della trasparenza e dell’assunzione di responsabilità, i nomi dei tecnici “superstiti” non è riportato nella stesura definitiva?
  1. Per quale motivo l’ex Direttore del 118 di Udine ha soppresso a Maggio del 2014 il Servizio di Automedica dell’AOUD suscitando forti reazioni dell’opinione pubblica ed ora ripropone nel Piano dell’Emergenza la costituzione del medesimo servizio?

Nell’ambito di una più ampia riflessione sulle competenze dei sanitari che operano nel soccorso territoriale (Infermieri e Medici), si sottolinea che la confusione fra Mezzo di Soccorso Avanzato e Mezzo di Soccorso (vedi Analisi Tecnica ANAAO, pag. 4) è fuorviante e pericolosa per la salute della comunità, non permettendo una “copertura di sicurezza” completa del territorio, anche perché in nessuna parte del documento in oggetto sono esplicitati i requisiti (certificazioni nazionali o internazionali o altri indicatori di competenza) del personale che salirà a bordo di questi mezzi con ovvie ripercussioni sulla responsabilità legale, oltre che morale dei professionisti coinvolti.

Il modello caratterizzato da “ambulanze medicalizzabili” (utilizzato da più di un decennio nel territorio di Udine, Trieste e Gorizia), benché assolutamente condivisibile e necessario, pur migliorando la qualità del soccorso territoriale grazie alla flessibilità e velocità delle Automediche, non espande di molto il raggio di azione dell’equipaggio ad elevata professionalità (che idealmente è composto da Infermiere e Medico ben addestrati) a bordo di questi mezzi, vincolati comunque a limiti territoriali ben determinati, non estendibili certo oltre i 350 Kmq previsti dal DM 2 Aprile del 2015.

 Fatta questa premessa, non si può non rilevare l’evidente sproporzione con le risorse previste nel resto del territorio italiano (ed esempio la regione Marche, ben confrontabile con la nostra per popolazione ed estensione, risulta avere un rapporto mezzi medicalizzati/abitanti pari a 1/50.600 con una copertura territoriale 1/303 Kmq, non paragonabile a quello friulano che risulta 1/205.900 con copertura 1/1309 Kmq). Accettare tutto ciò, oltre a contravvenire all’Art. 32 della Costituzione Italiana in materia di tutela della salute pubblica, significa porre in capo agli Infermieri responsabilità legali e morali non sostenibili».

Successivamente, il 19 febbraio, giorno del tavolo promosso dall’Assessore alla salute, ANAAO ASSOMED, AAROI – EMAC, FVM, FASSID, CISL MEDICI, ANPO – ASCOTI – FIALS MEDICI, UIL MEDICI, diramavano questo comunicato, disertando l’incontro già citato all’inizio.

 «Le recenti esternazioni dell’Assessore alla Salute sul Piano Emergenza e sulle richieste avanzate dalle Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria destano non poco sconcerto: è immediatamente evidente la dissonanza fra la disponibilità apparentemente dichiarata e le pesanti insinuazioni su una presunta strumentalizzazione, fra il tono di rammarico e il contemporaneo attacco mediatico, atto a screditare le Organizzazioni dei professionisti, che “scapperebbero” dal confronto.

Nelle parole di Telesca non vi è neppure il minimo accenno a quelle che sono state realmente le richieste delle scriventi OO.SS., e che continuano a non avere risposta: trasparenza innanzitutto, esplicitazione di dati corretti e metodi utilizzati, e una puntuale verifica della fattibilità e sicurezza del Piano, al fine principale di tutelare la salute dei cittadini, tutte queste condizioni preliminari e indispensabili per un confronto serio e costruttivo. Neppure l’incontro con professionisti che hanno contribuito alla stesura del Piano (della cui presenza però nessuno ci aveva informato al momento della convocazione) sembra poter essere di qualche utilità: un confronto costruttivo, oltre ad avere disponibili tutte le informazioni necessarie, deve anche essere sereno, mentre sembra, invece, che la Regione voglia dividere i professionisti in due schieramenti che si contrappongono alla presenza dell’Assessore.

Ma richieste analoghe a quelle sul Piano Emergenza potrebbero essere estese a molti aspetti della programmazione sanitaria regionale. In quasi un anno e mezzo, dopo l’approvazione della Riforma sanitaria, la Regione, con successivi provvedimenti, ha disposto la soppressione di 80 reparti ospedalieri e quasi 600 posti letto per acuti, ha deciso, per risparmiare, di sottrarre l’organizzazione della sanità pubblica alla competenza dei medici e dirigenti sanitari, che però resteranno responsabili di risultati e conseguenze, ma delle decisioni prese da altri (personale che costa meno).

In tutto questo periodo non vi è stato alcun incontro con i rappresentanti dei medici e dirigenti sanitari, non una volta la Regione ha ritenuto di prendere in considerazione opinioni e suggerimenti espressi da questi, dichiarando però di aver lavorato con professionisti, dei quali non ha mai voluto rivelare, se non l’identità, almeno i criteri della scelta.

E nessun coinvolgimento, e neppure informazione, continua ad esservi sul Protocollo di Intesa Regione – Università, che proprio in questi giorni si sta definendo, con il rischio che la Regione, prima responsabile dell’assistenza sanitaria ai cittadini, affidi quest’ultima in gran parte a un’istituzione che ha altri interessi e finalità, quali la didattica e la ricerca, rinunciando al governo delle due maggiori aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia.

Le Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Friuli Venezia Giulia: ANAAO ASSOMED, AAROI – EMAC, FVM, FASSID, CISL MEDICI, ANPO – ASCOTI – FIALS MEDICI, UIL MEDICI».

Non hanno forse ragione da vendere? – mi chiedo.

 Ora siamo nuovamente al discorso personale di politico che risponde a politico, se si dà credito all’ articolo intitolato: L’assessore Telesca a Zilli (Ln): piano urgenze entro l’autunno, in Messaggero Veneto 13 luglio 2016, mentre sull’attuazione del piano emergenza/urgenza nulla ancora si sa, tranne qualche trovata balzana come Zulu, che ci costa anche in via sperimentale.

In detto scritto, rispondendo alla consigliera regionale Barbara Zilli, l’assessore affermava: «Mi complimento con la consigliera Zilli e la ringrazio: ha finalmente riconosciuto la necessità di attuare quanto prima il piano dell’emergenza che la Giunta ha varato a seguito della riforma sanitaria»  E continuava affermando: «Posso ugualmente rassicurare […] che il personale che farà parte del nuovo centro regionale di emergenza è stato individuato e nominato da mesi e sono tutte persone che operano da anni nell’emergenza. Il Comitato regionale emergenza urgenza (Creu), che non ha peraltro compiti operativi ma solo di indirizzo, si è già riunito diverse volte». «La selezione per gli infermieri che lavoreranno al 118 unico – ha precisato l’assessore – è imminente e subito dopo partirà una formazione specifica».

A parte che io non sapevo di pagare, come cittadina, il Comitato regionale emergenza urgenza, di cui non so nè componenti, nè funzioni nè costi, come credo i più, in questa dichiarazione resa alla stampa la dott. Maria Sandra Telesca passava, disinvoltamente, dal piano emergenza/urgenza deliberato, alla centrale unica 118, quasi fossero la stessa cosa, al personale sicuro, e mentre ciò che era stato distrutto appariva sempre più evidente, come si sarebbe costruita la nuova sanità per i nostri figli, diventava sempre più nebuloso. Inoltre il personale già operativo in altra sede, non chiedeva, come avrebbe voluto l’assessore, il passaggio alla centrale unica 118, che comportava, pure, il diventare dipendenti da altro Ente, non più dall’Ass (Alessandra Ceschia, Centrale unica per il 118 in Fvg, ma il bando è già un flop. Sottotitolo: Su 99 dipendenti solo sette hanno fatto domanda di mobilità. Il Nursind: passando all’Egas rischiano di diventare dei centralinisti, in Messaggero Veneto 22 agosto 2016). Secondo Andrea Ussai di 5 stelle, il bando per la mobilità volontaria dedicato agli infermieri era «Un flop annunciato da tempo», ed egli si augurava che la causa di ciò non fosse, come il solito, attribuita al personale, reo di non aver fatto domanda. (Centrale unica Gli infermieri disertano il bando Fvg, in: Il Piccolo, 24 agosto 2016).

Da detto articolo si viene pure a conoscenza che, secondo il consigliere di 5 stelle, «Qualcuno in Regione vocifera della possibilità di assumere personale attingendo dalla graduatoria del “concorsone regionale”. Con questa soluzione il ruolo di operatore di centrale 118, però, sarebbe ricoperto da personale privo di esperienza specifica, oppure, nel caso di neolaureati, privo proprio di esperienza lavorativa» (Ivi), che sono aspetti di non poco conto, in settore così delicato, e che non basta certo un corso a colmare.

Per difendere il suo piano emergenze/urgenze l’assessore Telesca, pare stizzita, quasi fosse ancora una questione personale, rispondeva, credo ai politici, unici riconosciuti come interlocutori:  «Ci sono operatori che stanno garantendo cure di altissimo livello ed è altamente offensivo per le persone che lavorano nel sistema continuare ad attaccare e mettere in discussione il suo buon funzionamento». (“Sulle emergenze solo attacchi strumentali”, in Messaggero Veneto 24/8/2016).

Insomma secondo la logica perversa di Telesca, se qualcuno critica il sistema emergenza urgenza da lei approntato e approvato dalla giunta della regione Fvg, critica, invero non si sa come, i colleghi o quelli che lavorano in sanità, o se stesso se opera in sanità e vive sulla sua pelle i limiti della riforma, dopo le potature al sistema sanitario. Beh, questa non si può proprio sentire, e pare una presa in giro.

E il sistema emergenza/ urgenza territoriale, ed anche della montagna, e delle cosiddette zone marginali,  non solo di Udine caput -mundi di cui si interessavano le associazioni mediche?

Boh, si vedrà …

Seguo un paio di profili facebook che trattano di sanità ed ogni tanto resto di stucco per quanto riportato, spesso con fonte la stampa locale. E mentre la regione paga spot pubblicitari sia cartacei che via radio ecc. con i nostri soldi per magnificare la bontà della sua riforma, leggo su Il Piccolo Trieste del 24 agosto 2016 l’articolo di cui si discute su una pagina facebook: Laura Tonero, “Due moto al fianco del 118 per velocizzare i soccorsi. Convenzione fra Azienda sanitaria e Ase onlus. Mezzi con defibrillatore, kit per la rianimazione e per medicare”, e trasecolo davvero, non essendo detti mezzi lontanamente previsti dalla delibera sul piano dell’ emergenza/urgenza. Detta convenzione, di cui nulla si sapeva, è a carattere sperimentale, e ha valore dal 10 agosto al 30 settembre, con finalità di 118. E chi fa la diagnosi dato che questi, volontari o pagati da ditte private, non sono medici nè infermieri del ss regionale e chi permette che curino in urgenza non si sa che cosa? Infatti A.S.E. che sta in Androne Almerico d’Este 7, c/o Zenna, a Trieste è una onlus, con profilo facebook che reclamizza i servizi, che ha foto di motociclisti infortunati sul profilo, ed il suo servizio come 118 pone miriadi di problemi legali e di congruità dell’intervento. Inoltre, (e sottolineo che non ho nulla di personale con la onlus in questione) il servirsi della stessa in un settore così delicato come l’emergenza/urgenza crea un gravissimo precedente, e fa volgere sempre più al caos in sanità.

A causa, poi, di Usa ed Europa, si cerca di introdurre il numero unico di chiamata per ogni evenienza e relativo alla richiesta di intervento sia di pronto soccorso sanitario, che di vigili del fuoco, polizia e carabinieri, già rivelatosi un flop a Roma (Rinaldo Frigniani,«Ritardi, incomprensioni, doppioni: il nuovo 112 è tutto da cambiare», in: Corriere della Sera, Roma, 5 aprile 2016) programmato senza tener conto che le esigenze della polizia, per esempio, non sono quelle della sanità e mentre alla polizia servirebbe una centrale unica, è impensabile un unico grande pronto soccorso. (Giuseppe Marino, Il caos del 112, numero unico risposte più lente, in: Il Giornale, 8 aprile 2016).

Ma l’assessore Telesca non parla di numero unico 112, ma di unico servizio centralizzato di emergenza/urgenza 118, con elisoccorso da Palmanova, creato sul nulla, ed impensabile, anche se idea non nuova. E non credo che, qualora qualcuno abbia evidenziato criticità, lo abbia fatto per questioni di campanili o politiche, (Non decolla centrale unica del 118, Messaggero Veneto 14 gennaio 2014) o personali, ma semplicemente perché la centrale unica non poteva né può funzionare. Ora Trieste ass1 si mette anche ad affidare settore così delicato e che deve essere e restare pubblico a onlus… con personale della stessa … pare per velocizzare …  Ma il servizio di emergenza/urgenza non ha come mission o finalità il velocizzare l’arrivo sul posto, ma in particolare il salvare vite, con una tempestiva diagnosi e cura, non pasticciando in troppi. Infatti solo per fare un esempio, se un anziano è svenuto a Barcola a ridosso del mare, chi dice che egli soffrisse solo per il caldo, senza sapere chi è, che farmaci prende, ecc.ecc. tutto di competenza medica?  E chi attribuirebbe il codice nel caso specifico? Inoltre non sarebbe meglio che venisse l’ambulanza in ogni caso, con medico a bordo e personale specializzato, a sirene spiegate? E se un operatore privato su moto, non si sa da chi formato, ma con compiti di 118, fa un errore? Ma poi gli anni scorsi quanti sono morti a Barcola perché non era giunto uno in moto con un defribillatore? E come fa un operatore di questo tipo a sapere che il paziente non ha nulla di serio, e che può esser mosso, ecc.? Ed anche i servizi privati si pagano.

Confesso che ho pensato: Chissà fra un po’ che cosa balzerà alla mente di qualcuno, in posizione tale di potere da realizzare ogni sua geniale trovata sulla nostra pelle, “in via sperimentale”? Per fortuna che non si possono  attivare Superman, ed i  suoi cloni …

Beh se questo è l’ulteriore tassello di quella sanità che l’assessore e questa giunta vogliono lasciare ai nostri figli, stravolgendo quanto andava bene, secondo me rappresenta tali elementi di pericolosità da invitare caldamente gli stessi ad andarsene dall’Italia.

Si paghi invece un buon corso di primo soccorso a tutti, almeno perchè si sappia cosa non si deve fare, se non cosa fare.

Senza voler offendere alcuno, ma per esplicitare il mio pensiero in modo documentato e per diffondere documentazione per me importante.

Laura Matelda Puppini

 L’ immagine riproduce una pagina di un documento ANAAO – ASSOMED, ed è tratta da:   Valutazione ANAAO FVG (sindacato medici dirigenti) sulla RIFORMA …ospedaleagemona.altervista.org.

Laura Matelda Puppini

 

 

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