Don Pierluigi Di Piazza per la domenica dell’ulivo 2020.

Una domenica degli ulivi del tutto inedita, con il tempo sospeso che chiede significati. Il ramoscello di ulivo in mano da parte di tante persone in una comunità festosa che canta non è possibile, ma diventare ed essere bambini e bambine, ragazzi e ragazze, giovani, donne e uomini di pace è possibile ugualmente.
Il dramma che stiamo vivendo ci ricorda ogni giorno che siamo fragili, vulnerabili, interdipendenti. Ci insegna che abbiamo bisogno di responsabilità condivise, di cooperazione e solidarietà a tutti i livelli.
Tante volte ci siamo ricordati che la pace non è solo il contrario, l’assenza di guerra, ma che è molto di più: è un progetto di equilibrio di se stessi con se stessi, dei rapporti con gli altri: persone, comunità e popoli; con la madre terra e tutte le espressioni della vita; è concretezza di giustizia, del rispetto concreto dei diritti umani uguali per tutti o non più tali. È rifiuto della violenza nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. La pace è lavoro, cibo, acqua, salute, istruzione, dignità, uguaglianza, rispetto, fraternità, libertà, dialogo, democrazia, accoglienza, memoria, futuro.

Sgomenti e insieme pensierosi e istruiti da quanto sta avvenendo ci chiediamo a che cosa servano la fabbricazione e il commercio e l’uso delle armi, le guerre spaventose con milioni di morti, che di fatto non servono a nulla nei confronti di un nemico invisibile e terribile come il coronavirus. Ci chiediamo se queste vertiginose spese non dovrebbero invece essere finalizzate alla ricerca medica, alla costruzione di un sistema sanitario diffuso e rispondente nei territori e nelle diverse strutture ospedaliere.
Ci chiediamo cosa significhi la sicurezza e constatiamo l’insignificanza dei decreti sicurezza, come la disumanità dell’avversione e dell’inimicizia verso l’altro diverso, in particolare l’immigrato.
Nella domenica degli ulivi si legge anche la Passione del Signore. La mancanza delle celebrazioni nelle chiese oggi come anche in tutta la prossima settimana può favorire la percezione della solitudine di Gesù di Nazaret: nell’arresto, nel processo, nella tortura della flagellazione, nel tragitto verso il Calvario, luogo dell’esecuzione, nella morte sulla croce. Ha vissuto fino in fondo la solitudine perché possiamo sentirlo accanto nella nostra solitudine.

(http://www.centrobalducci.org/easyne2/LYT.aspx?Code=BALD&IDLYT=359&ST=SQL&SQL=ID_Documento=3770).

Don Pierluigi Di Pizza per il giovedì Santo. – 2020.

La terribile situazione in atto verifica pensieri, convinzioni, atteggiamenti. L’impossibilità di celebrare nelle chiese paradossalmente può favorire una estensione della sensibilità spirituale, anche laicamente intesa, una percezione del messaggio rivoluzionario di Gesù di Nazaret liberato, per così dire, da modalità che spesso lo tengono prigioniero e separato.
Ricordo il dialogo con Margherita Hack, il suo definirsi atea e insieme il suo riconoscersi nella massima aurea: “Non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facciano a te” e ancora nel “Ama il prossimo tuo come te stesso”; e ancora nel riconoscere Gesù come grande maestro dell’umanità. Un’atea con riferimenti evangelici anche nelle scelte di vita.

(http://www.centrobalducci.org/easyne2/LYT.aspx?Code=BALD&IDLYT=359&ST=SQL&SQL=ID_Documento=3771).

 

Gino Strada: Coronavirus? La guerra è altra cosa, ed ulteriori spunti di riflessione.

«Ho sentimenti di dolore per i tantissimi morti- ha detto Gino Strada. – ma anche sentimenti quasi di rabbia. Vedo che in questo momento nel nostro paese, dove dovremmo davvero essere tutti uniti e fare qualcosa per la nostra comunità, si ragiona sul fare commissioni per due sottomarini. Qualcosa come 2,3 miliardi di euro. Questo è un crimine sociale».

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«Stiamo chiudendo le fabbriche, tranne quelle, come dire, ‘non essenziali’” – continua – Ma la nostra politica ritiene che le fabbriche di armi siano essenziali, perché allo stato attuale sono tutte aperte. E vanno avanti con le commesse militari. Una follia, anzi un crimine».

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«Ogni ospedale dovrebbe essere munito di quello che serve proprio per le emergenze. Ma la preparazione per le emergenze non si può fare durante le emergenze. Va fatta prima. E la protezione del personale degli ospedali è la primissima cosa da fare».

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«La guerra è un’altra cosa. Nella guerra non ci sono solo i morti per i bombardamenti, c’è la fame, c’è la mancanza d’acqua, c’è la mancanza di un tetto, c’è l’incertezza totale rispetto all’ora successiva. Fortunatamente la maggior parte di noi questa incertezza non ce le ha».

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«In questo momento c’è chi fa e c’è chi parla. Chi fa cerca di aiutare, chi parla spesso parla a sproposito; specie se è un giornalista, se vuole sapere cosa fa Emergency o chiunque altro, basta una telefonata o andare su internet».

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(https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/03/coronavirus-gino-strada-col-costo-di-un-f35-si-realizzerebbero-2mila-posti-di-terapia-intensiva-il-mio-grazie-a-infermieri-di-cui-non-si-parla-mai/5758702/ e ttps://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/03/30/coronavirus-gino-strada-guerra-altra-cosa_79fgxjKBoRfHeQRzycaL0K.html; https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_30/gino-strada-coronavirus-c-chi-fa-chi-parla-bergamo-stiamo-facendo-l-ospedale-l-ana-operativo-sabato-fa6e3c50-7251-11ea-bc49-338bb9c7b205.shtml).

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Ed intanto le guerre sono sparite dai media ma non dai territori.

Intanto Giampiero Gramaglia ci ricorda che in più luoghi del pianeta la vita è sempre la stessa, perché «la guerra continua lontano dai riflettori. «Il coronavirus cancella le guerre: Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan, i capitoli più cruenti del Grande Medio Oriente e la Libia, a due passi da noi. Sparite. Detto così un dato positivo: l’epidemia si porta via un sacco di anziani dalle nostre case, ma riduce lo spreco di vite di giovani sui fronti dei conflitti.
In realtà non è così: il contagio cancella sì le guerre ma solo mediaticamente dai notiziari radio e tv dai siti e dai giornali; non ne azzera gli orrori. Anzi, in qualche caso – sta certamente accadendo in Afghanistan e Libia – vi sono belligeranti che cercano di approfittare del disinteresse generale per acquisire vantaggi sul terreno […]. (…). Non parliamo poi dei conflitti già di solito più dimenticati: nell’ Africa Sub- sahariana per esempio, o nel Dafur o nel Sinai […]. …. Quando usciremo dall’ incubo della pandemia, scopriremo che le guerre di cui non si parla hanno magari fatto nel frattempo più morti del Covid – 19». Questo scrive Giampiero Gramaglia, nel suo: “Siria, Libia e Yemen. La guerra continua lontano dai riflettori” in: Il Fatto Quotidiano 28/3/2020.

Beh, non ci si può sentire di fare a queste persone, che le guerre le subiscono, con il loro bagaglio di terrore, orrore, malattia, distruzione e morte, gli Auguri di Buona Pasqua.

Ed il Papa nel giugno 219, ha detto che bisogna mettersi in ascolto: «del grido di molti che in questi anni sono stati derubati della speranza: penso con tristezza, ancora una volta, al dramma della Siria e alle dense nubi che sembrano riaddensarsi su di essa in alcune aree ancora instabili e ove il rischio di una ancora maggiore crisi umanitaria rimane alto. Quelli che non hanno cibo, quelli che non hanno cure mediche, che non hanno scuola, gli orfani, i feriti e le vedove levano in alto le loro voci. Se sono insensibili i cuori degli uomini, non lo è quello di Dio, ferito dall’odio e dalla violenza che si può scatenare tra le sue creature, sempre capace di commuoversi e prendersi cura di loro con la tenerezza e la forza di un padre che protegge e che guida. Ma – ha aggiunto il Papa – a volte penso anche all’ira di Dio che si scatenerà contro i responsabili dei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre». (https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/10/papa-francesco-lira-di-dio-si-scatenera-contro-coloro-che-parlano-di-pace-e-vendono-le-armi-per-fare-queste-guerre/5244950/).

MAI PIU’ GUERRE. BUONA PASQUA E BUONA FESTA DELLA PRIMAVERA E DELLA FECONDITÀ A TUTTI.

Laura Matelda Puppini.

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Vi invito anche a leggere, sempre su www.nonsolocarnia.info:

Sulla guerra e contro la guerra, per la pace, ai margini di un convegno al centro Balducci.

Gino Strada. Abolire la guerra unica speranza per l’umanità. “Sono un chirurgo e ho visto … ” Una riflessione per il Natale.

Gino Strada, premio “Sunhak peace”: Against war. Riflessioni in occasione del Natale 2017.

Pace e Pacificazione: dell’ambiguità dei termini, dei concetti e dei contesti, nella lettura di fatti storici.

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.paginainizio.com/genio/perch%C3%A9-la-colomba-bianca-%C3%A8-il-simbolo-della-pasqua.html. LMP. 

 

 

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