Leggo con vero disappunto l’articolo di Michele Bocci e Rosario Di Raimondo “Oggi curiamo noi!” la sfida ai medici dei nuovi infermieri, La Repubblica, 29 marzo 2016.

Che gli infermieri  vogliano trasformarsi in medici, meta pare tanto agognata, non è una novità, ma detto antico desiderio prima si esplicava, per poi venir subito smentito, almeno leggendo gli articoli in proposito. Ora però sembra che il governo anticipi, a mezzo stampa, che desidera far diventare, ope legis,  gli infermieri medici, se lo scrive la Repubblica, che pare la voce di Renzi e c., così, magari, da dare un contentino agli infermieri, portandoli dalla propria parte, (e sono voti), risparmiare, nel contempo, su nuove assunzioni di personale medico e creare un caos inaudito. Infatti come si regolerebbe a livello normativo, la figura dell’infermiere promosso medico dal governo? E così  gli oss con terza media o magari un isis professionale e un corsetto potrebbero fare gli infermieri … e via dicendo?

Nessuno ha chiesto però agli italiani, non politici, non raccomandati e non “intoccabili” (perchè per i politici, i raccomandati e gli intoccabili ci saranno sempre, secondo me, i medici migliori), se vogliano esser curati da un infermiere promosso medico dal governo. E neppure si è chiesto alle Assicurazioni se copriranno danni dati da infermieri promossi medici e via dicendo. Ma cosa vuoi che sia …

Questi sono i risultati del ssn, da noi pagato per anni, in totale mano ai politici ed a questo Governo, che toglie sanità e salute, mentre depenalizza l’evasione fiscale fino a 150.00 euro e non si dà da fare, almeno così pare, per lottare contro la stessa! E se erro correggetemi.

Abbiamo visto, in tono minore e con ben meno problemi, a cosa ha portato promuovere di fatto ope legis le assistenti di scuola materna a docenti, con la scusa che avevano lavorato per anni nelle scuole: chi aveva studiato per insegnare alla scuola per l’infanzia non trovò più posto, e il ruolo essenziale dell’assistente venne tolto, senza che nessuno più ne svolgesse le mansioni, se non talvolta bidelli, o collaboratori scolastici che dir si voglia, al di fuori del mansionario e senza alcuna preparazione specifica.

Cosa accadrà nel caso che gli infermieri vengano trasformati in medici, senza studi e titolo specifico, in specialisti, in chirurghi, in medici di base, portando gli oss a fare, senza titolo, gli infermieri, e assumendo una marea di generici, magari speranzosi in future promozioni? Chiediamocelo. Questo futuro mi pare invero agghiacciante! E si badi che le nuove norme, ipotizzate nel disegno di legge del 6 agosto 2015, che obbligano il paziente a dimostrare il possibile danno subito da parte dei medici, (Vitalba Azzolini, Sanità, quando il paziente chiede i danni al medico, 20 gennaio 2016, Il Fatto Quotidiano, http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/20/sanita-quando-il-paziente-chiede-i-danni-al-medico/2391535/), nel caso specifico scagionerebbero da responsabilità diretta qualsiasi infermiere parificato ai medici.

E quanto sin qui scritto, si badi bene, non è solo una serie di mie idee peregrine. Scrive infatti la dott. Mirka Cocconcelli il 7 marzo 2016: «Deve cessare anche la presa in giro di migliaia di infermieri italiani! I medici non sono infermieri e gli infermieri non sono medici! Il concetto è sottolineato dall’art.15 comma 6 D.Lgs 502/’92 e dall’art. 11 Legge 124/2015 e dalla UEMS (European Union of Medical Specialists) a cui aderiscono 37 paesi europei: “L’atto medico è una responsabilità del medico abilitato e deve essere eseguito dal medico o sotto sua diretta supervisione”. (…). Sarebbe indispensabile che il mondo politico comprendesse che il medico non può essere escluso dalla governance della salute e non si può assistere impassibili ad una confusa sovrapposizione di competenze, perché si arriverà al paradosso di non capire più, chi deve fare cosa, con ulteriori incertezze inerenti la responsabilità professionale civile e penale. (…).  

Sulla Sanità pubblica, si sta abbattendo la classica “tempesta perfetta”, rappresentata da ”Malessere della classe medica e paramedica, svalorizzazione del lavoro sanitario, eccessiva burocrazia, alto contenzioso medico-legale, corruzione, inefficienza, disservizio”.
 Grazie anche all’appoggio incondizionato di certa politica si sta affermando la “cinesizzazione” delle professioni sanitarie. Infatti, il progetto che discende dalla spending review, è quello di utilizzare gli infermieri, che costano meno dei medici, per svolgere atti che la legge attribuisce solo ed esclusivamente ai medici.
 Questa è la genialata, medici ed infermieri, pagati meno per lo stesso lavoro, che rappresenteranno una utile manovalanza a basso costo….i “nuovi cinesi” appunto, da spremere come nuova forza lavoro sottopagata, a fronte di 24.000 addetti in meno, tra medici ed infermieri, tra il 2009 ed il 2013.
 
Purtroppo le nostre due categorie, troppo occupate a combattersi, non capiscono che l’intera operazione è finalizzata ad esclusivo vantaggio dei vertici politico-gestionali-amministrativi, categorie del tutto estranee all’attività sanitaria, con il chiaro scopo di delegittimare la professione sanitaria in generale e quella medica in particolare.
 Assistiamo ad un “mercato delle vacche” in cui prevale la sotto-occupazione ed il precariato, alimentando una guerriglia infinita fra categorie, nel concetto del “divide et impera”.
 Gli infermieri non hanno capito che sono stati individuati, in termini di convenienza economica, per soddisfare l’esigenza della futura carenza della classe medica, da utilizzare in seguito all’esodo pensionistico dei medici del baby boomer.
 
E così il nostro Ssn che ha subito tagli tra il 2008 ed il 2015 per 17.5 mld, con 70.000 PL in meno negli ultimi 10 anni è precipitato al 21° posto (secondo l’EHCI), mentre la spesa sanitaria ha toccato un nuovo record negativo, essendo pari al 6,6% del Pil (livello più basso del decennio).
 In Italia, dove quasi 1 italiano su 10, rinuncia a curarsi (Rapp.2015 dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità), invece di combattere la corruzione che, nel 2015, la Corte dei Conti ha valutato per 87.7 milioni di danni erariali, si riducono posti letti ospedalieri, vengono accorciati i tempi di ricovero , si blocca il turn-over del personale sanitario, costringendolo a turni massacranti, mentre le Regioni continuano a sperperare, non riducendo ad esempio le 8.000 partecipate ancora in vita, o non riducendo  premi aggiuntivi di produttività dei DG (Direttori Generali) che, solo in Emilia Romagna nel 2012, ammontavano a circa 1 milione di euro, elargiti a tutti i DG indistintamente!  
 
Nell’ottica bieca degli attuali politici/economisti sostituire parte della classe medica con quella infermieristica potrebbe essere un modo conveniente per salvare dal tracollo un sistema sanitario pubblico italiano, già in default!
 Sarebbe indispensabile liberare la Sanità dalla politica, ma mi rendo conto che è pura utopia. La stessa politica […] ha capito che si poteva essere manager senza specifiche competenze in ambito sanitario, per colpa di una legge troppo generica, la legge 502/1992. (…). » (Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico, Bologna, Medici e infermieri venduti al “mercato delle vacche”, http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=37216).

Scrivo subito che ho letto che detto medico si firma anche come iscritto alla Lega Nord, partito a cui non aderisco, ma mi pare che il suo ragionamento non faccia una piega.

Inoltre quali competenze potrebbe ricoprire l’infermiere promosso medico dal governo? Il tappa buchi in assenza di un medico vero? E se non lo sa fare? Potrebbe usare il bisturi, fare una tracheotomia, o fare altre mille manovre che un medico per legge deve saper fare e può fare? Può scegliere i farmaci, gli accertamenti, diagnosticare, curare in emergenza? Ma con quale scienza e professionalità? O si sta volgendo ad una sanità, in Italia, che si sta trasformando in un settore pieno di “agenti esecutivi di protocolli governativi”, indipendentemente dai titoli acquisiti, ove basta fare quello che ha firmato il governo per non avere noie? Ma se un grave errore medico può esser definito dalle ass una “noia”, come potrebbe definirlo il paziente, anche se riuscisse, ma credo sia quasi impossibile, a dimostrarlo, ammesso che non sia deceduto a causa dello stesso?

E mi chiedo pure se debba esser letta in questa ottica di “cinesizzazione del lavoro” nel ssn, la presa di posizione della laureata in scienze politiche, primo dirigente amministrativo ed incarico esterno nella giunta regionale Fvg assessore alla salute Maria Sandra Telesca, che ritiene, da quanto si legge, che le ambulanze del ssn siano gestite dalla Croce Rossa. (I Comitati: “L’ambulanza di Chiusaforte è del 118 o della Croce Rossa?”, 13 marzo 2016, http://news.rsn.it/).

Oggi il chirurgo non c’è, opera l’infermiere promosso. Sarà così? E non mi si venga a dire che alcuni medici sono peggio degli infermieri ed alcuni infermieri meglio dei medici. Sarà certamente vero in alcuni casi, non lo so, non è neppure verificabile viste le diverse competenze, ma non si può togliere le professioni e gli studi all’egida del risparmio e del governo, in settore così delicato per la vita e la salute delle persone, dei cittadini, che hanno pagato e stanno pagando la sanità.

Scriveva il dott. Franco Lavalle, chirurgo del Policlinico di Bari il 30 dicembre 2013, nel merito del problema: « Non voglio fomentare alcuna conflittualità con gli amici infermieri, ma voglio solo far notare che vi sono delle diverse competenze derivanti dal percorso di studio. Quando i due percorsi di studio saranno sovrapponibili nell’entità del percorso e delle nozioni apprese, sarò ben felice di dire che le competenze sono uguali.
Al momento attuale ritengo che ognuno ha il proprio ruolo e sul quale le responsabilità sono piuttosto evidenti anche in sede giudiziaria». (Franco Lavalle, Competenze infermieristiche. Ad ognuno il proprio ruolo e responsabilità, in http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=18920).Come dargli torto?

 

Comunque io credo che quando i rappresentanti dei medici temono che gli infermieri possano trasformarsi in «“piccoli pseudo-Medici” a basso costo, e con competenza insufficiente a sostituire nelle sue mansioni il Medico di Medicina Generale. (…)» (Vergine Rocco, infermiere di Modena, Competenze infermieristiche. Promuovere ruolo infermiere in famiglia accanto a Mmg, lettera al Direttore, in: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=18933, 31 dicembre 2013), abbiano sacrosanta ragione, e credo che le patologie, ancor più se improvvise ed acute di un anziano come in un giovane, possano porre problemi di diagnosi e cura, veloce ed immediata, anche al medico più esperto. Non a caso da anni c’è chi chiede la specializzazione specifica per i medici di pronto soccorso, detti “urgentisti”.

 La richiesta degli infermieri pare si regga sul fatto che in Emilia Romagna di fatto alcuni infermieri hanno fatto già i medici, (Cfr. Rosario Di Raimondo, Bufera sui medici sospesi. “Basta visioni corporative”, http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/29/, articolo corredato da foto di infermieri del 118 giovani, sorridenti, belli e dalla scritta: “Noi siamo pronti”. A far i medici sottinteso? Così io ho capito), facendo diagnosi e prescrivendo farmaci, per ora coperti dai medici che sono stati sospesi per questo, e i tecnici di laboratorio abbiano svolto competenze da radiologi. Ma questo è scandaloso.

Non si dovrebbe chiedere una parificazione per legge del titolo, (unica via a meno che il fantasioso governo Renzi, con decreto legge, non ne trovi un’altra) ma invece citare in giudizio chi accetta simili pratiche come è accaduto a Bologna.  

Il sogno di alcuni politici, poi, sempre all’egida del risparmio, che gli anziani abbiano bisogno solo di assistenza è una pura follia, è come sostenere che gli over 65 debbano lentamente morire, abbandonati a se stessi, e con un approccio che prevede solo un po’ di ginnastica dolce che possono anche fare da soli, e qualche vitamina, ed un infermiere che chiede come va, ed esegue un prelievo, per finire, se fortunati, poi, in un cronicario governativo. Tanto di una morte si deve pur morire e se gli anziani hanno pagato la sanità chi se ne frega.

Inoltre sempre più il mondo del sistema sanitario italiano appare come un mondo chiuso, una specie di “castello di Kafka”, preso da logiche e problematiche interne, più simili a rivalse, ripicche, idee diverse sulla gestione della sanità, che diventano elementi di divisione  più che altro, ben descritti in: Enrico Virtuoso, Una professione spaccata non va da nessuna parte, in: http://www.infermieristicamente.it/articolo/5782/, che invito caldamente a leggere. Ed il rapporto con l’utenza? E che se ne …  Basta vi sia il rapporto con la politica, che è la via per la carriera, il resto cosa vuoi che sia … E credetemi non è questione di pubblico o privato, perchè se il servizio di pronto soccorso viene affidato ad infermieri  promossi medici dalla politica ed a volontari della Croce Rossa, siamo “tutti coinvolti”.

Dovremo ripristinare i famosi detti popolari: “Sans e lontans”, “Guai un mal di gnot (e di dì n.d.r.)” “Di un mal a si ha pur di muri”? Siamo alla “cinesizzazione” del sistema sanitario regionale e statale? C’è davvero da aver paura di questo governo, che non guarda in faccia nessuno e va avanti, pare, all’egida del raschiare il barile per i servizi e dell’ improvvisazione, distruggendo tutto ciò che funzionava come un rullo compressore.

Migrate figli, migrate.  Qui si inizia a capire che con questa nuova sanità, non solo per questo aspetto, si potrebbe rischiare la vita. E credetemi, non ce l’ho con gli infermieri, ma credo che ognuno ne abbia abbastanza e si possa ritenere soddisfatto se svolge bene il suo lavoro anche aggiornandosi.

Gli infermieri vanno all’estero perchè ce ne sono troppi, argomentano Michele Bocci e Rosario Di Raimondo nel loro articolo citato, per questo devono esser trasformati in medici, par di capire. Oddio, penso io, anche medici in Italia vanno all’estero, come molti laureati in varie discipline, ed altrettanti temo siano disoccupati. E medito su quanto disinformati possano essere i giornalisti, talvolta, ma anche sul lavoro che manca per tutti. Si assumano nuovi medici ed infermieri qui, invece di sognare promozioni di competenze senza titoli per svolgerle. E si limitino le dirigenze, gli stipendi dei manager, ed il personale amministrativo.

Questo articolo esprime opinioni personali che documento anche attraverso quelle di altri. Non intendo offendere alcuno, e mi scuso subito con chi si sentisse tale, ma non so come scrivere diversamente il mio pensiero, e se erro correggetemi.

Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda l’articolo è presa dal sito: www.comunisti-italiani.it solo per questo uso. Laura Matelda Puppini

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