Per prima cosa, senza premesse, vorrei che vedessimo insieme chi erano questi personaggi e poi vi dirò il perché e da dove li ho ricavati.

Aleggi Bruno.   

Secondo AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili dei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia nella seconda guerra mondiale”, Udine, I.f.s.m.l., 1987- 1992, Aleggi Bruno, sarto, residente a Fiume Veneto, nato il 19 marzo 1915 ad Udine, morto il 18 giugno 1944 a Travesio ed ivi tumulato, risulta ucciso dai partigiani sempre a Travesio.
Secondo “Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana”, a cura di Arturo Conti, (https://www.fondazionersi.org/caduti/AlboCaduti2018.pdf), p. 25, risulta, invece, esser stato un lavoratore per la Todt, cosa che molti erano, per volere nazista, ed anche partigiani del Btg. carnico ‘Gramsci’, rientrati a casa nell’ inverno 1944-45, furono mandati a lavorare per la Todt a Tarvisio. (Mario Candotti, La lotta partigiana in Carnia nell’inverno 1944-1945, S.c.in F. n. 11, ed. Ifsml, nota 52 alle pagine .41-42). Pertanto se l’Aleggi fu ucciso da forze partigiane per un motivo, questo non era certo perché era un lavoratore per la Todt. (Cfr. http://www.nonsolocarnia.info/analisi-di-un-testo-su-foibe-ed-infoibati-del-1949-e-considerazioni-nel-merito/).

Ricordo inoltre che si era nel corso della seconda guerra mondiale, che non fu uno scherzo, e che allora operava il Cinpro, Centro informazioni provinciale, con sede al Tempio Ossario e presso la parrocchia del Carmine ad Udine, e gestito dagli Alleati. Esso pubblicava un Bollettino periodico in cui indicava ai gappisti e partigiani le spie da uccidere. Bruno Aleggi è riportato anche in Laura Matelda Puppini, Analisi di un testo su foibe ed infoibati del 1949, e considerazioni nel merito, in: www.nonsolocarnia.info.

Bozzer Giovanni Giacomo.

Secondo AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., Giovanni Bozzer, di Giuseppe e Businello Ilde, nato a Spilimbergo il 19 gennaio 1927 e ivi residente, celibe, era un Milite dell’R.S.I., Btg. “Fascisti Friulani”, caduto a Zancan di Travesio il 23 luglio 1944 in combattimento contro ff. partigiane, e tumulato a Spilimbergo. Mai infoibato, mai giustiziato.

Anche secondo “Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 130, Bozzer Giovanni Giacomo, nato a Spilimbergo il 19 novembre 1927, era un milite della GNR MDT, in sintesi una camicia nera, ma era inquadrato nel 5^Rgt.Btg. Vol. fascisti. Per detta fonte, che non cita mai la documentazione per le informazioni individuali, era morto il 3/7/44, in località Travesio Zancan, allora in provincia di Udine non ora, «imb», che non si sa cosa significhi perché non specificato il “legenda”, ma forse in battaglia.

Camurri Renzo.

Il suo nome non si trova in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., mentre è presente in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 162.  Qui egli risulta essere nato a Curtatone il 2 giugno 1915, essere un milite, in sintesi una camicia nera “CP.MO-633^” cioè in servizio al Comando Provinciale (CP) della Guardia Nazionale Repubblicana, ma per il resto della sigla non è dato sapere cosa significhi perché non reperita in “legenda”, in missione ad Udine, e deceduto il 13 settembre 1944 a San Quirino di Spilimbergo, per motivi ignoti al lettore.

Canderan Giacomo.

Canderan Giacomo, civile, in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., risulta figlio di Candido e Facchin Vincenza, esser nato il 19 ottobre 1897 a Tramonti di Sopra ma abitare a Spilimbergo, ed esser stato ucciso il 22 aprile 1945 da forze partigiane a Gradisca di Spilimbergo ed ivi tumulato.

Per: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p.163, Canderan Giacomo, stessa data e luogo di nascita, risulta essere l’esattore di Spilimbergo ed essere stato ucciso a Gradisca di Spilimbergo non si sa da chi. Egli compare come volontario Rsi, il che potrebbe significare che lavorava volontariamente per l’R.S.I., in sintesi che poteva essere un informatore. Accanto alla data ed al luogo di morte, compare una ignota sigla: «agg», non presente in “legenda”.

Colonnello Lino.

Lino Colonnello di Enrico e Moro Regina, nato a Spilimbergo il 26 ottobre 1919 ed ivi residente, era, per AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., un agricoltore di professione, poi diventato Milite del 5° Reggimento della Milizia di Difesa Territoriale, (ex Gnr) in Ozak, ed era morto a Tauriano il 26 aprile 1945 a causa dello scoppio di un deposito di munizioni, ed era stato ivi tumulato. Il suo nome non compare in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit.. Comunque la sua fine ci riporta al fatto che, in guerra, si poteva morire in mille modi.

Comis Guido. 

Per Comis Guido si rimanda all’articolo “Come si reinventa la Storia (con un po’ di fantasia, e poca serietà): il caso di Guido Comis “infoibato a sua insaputa”, su: storiastoriepn.it, a firma di Gigi Bettoli. Egli è morto nel suo letto dopo aver raggiunto gli ottant’anni. Fu portato in un campo di concentramento jugoslavo e quindi fece ritorno a casa.

Dalan Giovan Battista. 

In: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., Dalan Giovanni Battista, di Arnaldo e Roussel Elisabetta, nato a Udine il 13 luglio 1903 e residente a Spilimbergo, medico veterinario, fu ucciso il 7 settembre 1944 da forze partigiane a Campone di Tramonti di Sotto e tumulato a Spilimbergo. Secondo Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 254, egli era un volontario dell’Rsi, in sintesi, par di capire, un collaboratore dei nazifascisti, fu prelavato a Provesano, (fonte?) e seviziato, (se sev. vuol dire questo), aspetto non si sa appreso da quale fonte. Perché ucciso dai partigiani non vuol dire automaticamente seviziato, ma una vulgata filo repubblichin fascista anche ora intende così. Ma la storia non si scrive sui desiderata di una parte politica o dell’altra. Inoltre qui egli risulta ucciso a «Campone – Selvac», località non rintracciata.

Dozzi Giacomo.

Egli era figlio, per AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., di Luigi e Tazza Giuseppina, era nato il 28 maggio 1902 a S. Martino al Tagliamento ove risultava residente, e fu ucciso da forze partigiane a San Giorgio della Richinvelda il 7 settembre 1944, e tumulato al suo paese. Nessuna informazione sul fatto che fosse stato infoibato. Invece per: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 290, egli era nato il 25 febbraio 1902 a Spilimbergo, che è a due passi dal San Martino al Tagliamento, ma non è la stessa cosa, era un ufficiale giudiziario, che da volontario prestava la sua opera per i fascisti, ed era stato ucciso dai partigiani, come scriveva ben prima l’Ifsml, a San Giorgio della Richinvelda.

Giacomello Arturo.

Giacomello Arturo, di Sante e Galasso Rachele, nato a Spilimbergo il 5 giugno 1925 e ivi residente, risulta In: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit, esser stato un Milite del 5° Reggimento M.D.T. Tagliamento, in sintesi uno del Rgt. Tagliamento comandato da Ermacora Zuliani, collaborazionista dei nazisti ed utilizzato, in Ozak, contro i partigiani, e risulta deceduto il 19 maggio 1944 in combattimento contro forze partigiane a Tolmino.

Invece per Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 372, egli era caduto a Càmina Vollaria, che è vicino a Tolmino, sul «fronte orientale», ma ben altro era, nel 1944, con in corso la seconda guerra mondiale, il fronte orientale, ma qui pare si giochi sulle parole.
La dicitura “Alpino” inserita tardivamente nel nome del Rgt. Tagliamento, per fuorviare e fuorviante, non deve essere letta come appartenente al corpo degli Alpini, disciolto con il Regio Esercito Italiano, ma come milite volontario del Reggimento Tagliamento nazifascista.

Loffri Rinaldo.

Egli non risulta citato in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit, mentre in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 441, risulta esser nato a Cassano di Magnano il 20 novembre 1916, esser stato un caporale dell’Esercito repubblichino, che prestava servizio presso il deposito di munizioni di Spilimbergo. La sua morte, per questo elenco, si data 1° novembre 1944. Su detto Albo è segnato che fu prelevato, ma non si sa da chi è perché, e men che meno se sia vero.

Malanga Maria. 

Malanga Maria, di Michele e Francescato Lucrezia, nata il 9 aprile 1907 in Romania, residente a Spilimbergo, civile, per AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit, era stata uccisa da forze partigiane a San Giorgio della Richinvelda il 17 settembre 1944, ed era stata tumulata a Gradisca di Spilimbergo.
La stessa persona risulta, in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 463, esser stata la segretaria della sezione femminile del Partito Fascista Repubblichino di Spilimbergo e morta nella data e luogo presenti anche sull’elenco dell’Ifsml.

Martinuzzi Giuseppe.

Interessante e singolare è la storia di Giuseppe Martinuzzi, di Pietro e Polo Del Vecchio Luigia, nato ad Aviano il 14 dicembre 1916 ed ivi residente, che in AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., risulta essere un partigiano garibaldino, fucilato dai tedeschi alla centrale elettrica di Giais il 26 febbraio 1945, tumulato ad Aviano, e considerato da quelli che hanno messo la lapide come un infoibato filo nazista!  In questo elenco, per la verità, esiste anche un altro Giuseppe Martinuzzi, ma nato nel 1900, e deceduto per cause belliche, cioè perché si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato o altro motivo.

Ma, sorpresa delle sorprese, Martinuzzi Giuseppe, nato il 14 dicembre 1916 ad Aviano, e quindi sempre la stessa persona, risulta esser stato, per Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 488, niente di meno che il segretario del Partito Fascista Repubblichino di Spilimbergo, ed esser stato ucciso il 26 febbraio 1945 lungo la strada che da Udine porta a Spilimbergo, da chi non è dato sapere. Perché in questo elenco si ipotizza, senza neppure leggere bene quanto già scritto, potendo finire nel ridicolo, come per il caso di Comis Guido.

Mecchia Luigia Gilda.

Questa persona non è presente in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., mentre in Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 501, Mecchia Luigia Gilda risulta nata il 30 aprile 1889 a Pinzano al Tagliamento ed esser stata la Segretaria della sezione femminile del Partito Fascista Repubblichino di Spilimbergo, (ma adesso mi perdo io, perché la segretaria di tale sezione era già stata indicata in Malanga Maria). La Mecchia, secondo detta fonte, risulta esser morta il 6 agosto 1944 a Monte Prat di Pinzano, ed esser stata seviziata, ma nessuno sa da chi e su che base lo si scriva. Sapete, poi, su cadaveri già in putrefazione la vedo dura capire se uno sia stato seviziato o meno.

Montalti Guerrino.

Non risulta in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., mentre per: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 526, egli risulta esser nato a Cesena il 26 novembre 1886, essere stato un Maresciallo dell’ Esercito Repubblichino, in sintesi una camicia nera, facente parte della 204^CMR-TS, ed essere morto, saltando sulle mine se ho ben compreso, a Istrago di Spilimbergo il 26 agosto 1944. Cosa c’entri con eroi ed infoibati Dio solo lo sa.

Pinarelli Adamo.

Sconosciuto in AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit.. In Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 617 egli risulta essere stato il Segretario della sezione, si spera maschile, del Partito Fascista Repubblichino di Spilimbergo, e risulta deceduto il 21 ottobre 1944, magari per malattia, dato che non è specificato. Ma il segretario di detta sezione non era forse Martinuzzi Giuseppe?

Quargnolo Eno.

Quella di Quargnolo Eno è altra storia interessante. Per AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., egli risulta figlio di  Augusto e Zanini Maria, nato il 24 settembre 1919 a Basiliano ed ivi residente, autista dei reparti R.S.I. e nella vita agricoltore e deceduto il 10 giugno 1944 a Spilimbergo per un incidente automobilistico tra Fanna e Maniago e tumulato a Variano. E non si sa come sia finto anche lui in questo elenco. Per dir la verità in Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 644 non si trovano altre informazioni, tranne che egli faceva parte del Reg. Tagliamento, repubblichino, comandato dallo Zuliani, e che era in forze al 2°Btg. Vipacco.  La data di morte corrisponde, e anche che era morto per qualcosa di legato alla sua attività negli autotrasporti.  Ed anche per lui non si sa come sia finito tra gli infoibati, come del resto per gli altri, tranne l’Aleggi.

Saccavino Odorico.

Per AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., Saccavino Odorico, di Sante e Deanna Maria, nato il 13 ottobre 1902 a Talmassons e residente a Spilimbergo, era un Milite dei Reparti della Repubblica Sociale Italiana, e risulta ucciso il 15 aprile 1945 a Trivignano Udinese, e quindi non a casa sua,  da forze partigiane, ma era un nemico dei partigiani, un collaborazionista ed inquadrato con le truppe militari avverse.  E magari lo trovarono lungo un sentiero con commilitoni e gli spararono. Eravamo in guerra, eravamo in Ozak, eravamo occupati dai nazisti. Inoltre risulta tumulato a Flumignano di Talmassons.
La stessa persona risulta anche in Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit, p. 698, e si precisa che era in servizio al “Parco Quadrupedi Carreggio”, che significa che era addetto agli animali da trasporto, ma non è dato sapere dove.

Sartori Bovo Severina.

Ignota alle fonti consultate. Infatti non compare in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., e neppure in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit.

Tomat Enzo.

Tomat Enzo non esiste in: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., perché il soggetto in questione ivi viene riportato come Tomat Renzo, era figlio di Antonio e Tesser Oliva, era nato il 28 luglio 1944 a Spilimbergo ove risiedeva, era un sellaio ma anche un Milite dell’R.s.i. Risulta morto l’8 febbraio 1945 all’ospedale militare di Gorizia per ferite riportate in combattimento. Forse il nome errato deriva da: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit, p. 773, dove risulta inquadrato nel Reggimento Tagliamento, quello guidato da Ermacora Zuliani, e facente parte del btg. Vipacco, e morto all’ospedale di Gorizia essendo stato ferito, pare, in Val Vipacco, non fronte orientale di guerra nella seconda guerra mondiale, perché il fronte orientale era ben più a sud, era oltre l’Ozak. Ed in ogni caso in quella zona chi lottava per liberare le vie di fuga ai tedeschi e impedire l’avanzata degli alleati da est, combatteva contro la liberazione d’ Italia e per il nazismo, che lo si voglia o meno.

Violin Brunetto.

In: AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., non esiste alcun Violin Brunetto ma si trovano ben due Violin Bruno: uno è un militare italiano di Codroipo, nato nel 1918 e morto all’ospedale militare di Bari per cause di guerra il 12 febbraio 1941, l’altro è un partigiano garibaldino della Brigata Trieste, figlio di Erminio e Bertogna Maria, nato il 23 agosto 1919 e morto il 26 maggio 1945 non per mano dell’ Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia (NOV i POJ), ma deceduto in campo di concentramento a Dachau essendo ivi stato deportato da Doberd, e poi tumulato nel cimitero italiano di Monaco.

In: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit, p. 817 risulta un Violin Brunetto, senza dato anagrafico alcuno, magari perché l’Ifsml non lo aveva censito, segretario del Partito Fascista Repubblicano di Spilimbergo, ma tale carica era già ricoperta sia dal Martinuzzi Giuseppe che da Pinarelli Adamo, se non erro, ed allora qui mi perdo io, che incomincio a chiedermi quanti segretari e segretarie avesse la sezione del Partito Fascista Repubblichino a Spilimbergo, o se, magari, a posteriori tale carica, al maschile ed al femminile, sia stata attribuita a più, ma non lo so. Egli comunque, nell’elenco R.S.I., risulta esser morto a Clauzetto l’11 agosto 1944, senza fonte e senza motivo.

Zamparo Gaetano.

Detto nominativo non compare in AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili, op. cit., ma, come nato nel 1922, si trova solo il povero Zamparo Eno, soldato del Regio Esercito Italiano, disperso in Russia il 21 gennaio 1943, e dato per morto in quella data nel corso della battaglia di Popowska.
Gaetano Zamparo compare invece, in: Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, op. cit., p. 828, come nato a Spilimbergo il 1°agosto 1922 e morto a Vito d’Asio il 1° settembre 1944, non si sa per quale motivo, forse per malattia, forse in combattimento, risultando qui della Territoriale Repubblicana, cioè della Guardia Nazionale Repubblicana, nella 33^  (che non so cosa voglia dire) operativa presso il Comando Militare Provinciale Udine.

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Tutti questi nominativi, che uniscono partigiani, ignoti, caduti in battaglia ed altri ancora, sono stati presi, pari pari, dalla lapide posta in via Carnia a Spilimbergo, (foto di Bianca Minigutti ed Alfredo Pecile, in: Gigi Bettoli, Come si reinventa la Storia (con un po’ di fantasia, e poca serietà): il caso di Guido Comis “infoibato a sua insaputa”, storiastoriepn.it), in ricordo  delle “VITTIME DELLE FOIBE E DEI TRUCIDATI NELLO SPILIMBERGHESE 1944- 1945- frutto dell’ Associazione “Erasmo da Rotterdam”, si ritiene con il placet del Comune, se non l’ha fatta ancora togliere.

Preciso per politici ed altri che magari non lo sapessero perché distratti nelle lezioni di storia, che la Repubblica Sociale Italiana, detta anche Repubblica di Salò, nacque nel settembre 1943 dopo la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso ed il suo viaggio da Hitler, e che è considerata una Repubblica fantoccio della Germania, che mandava, come ci ricorda Nuto Revelli, le truppe fasciste nere a fare il lavoro sporco. L’Esercito Repubblicano (poi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, detto repubblichino per non far confusione), era formato dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, cioè dall’esercito di fedelissimi al Duce, non era né derivava dal Regio Esercito Italiano, i cui soldati, come per esempio gli ufficiali Candotti, De Gregori, Del Din, Marchetti, Nigris, Revelli, aderirono, spesso, alla resistenza. E, a fine guerra, vennero definiti “patrioti” sia i partigiani garibaldini che quelli non garibaldini di “Giustizia e Libertà e qui osovani, (cfr. Decreto Legislativo Luogotenenziale n° 158 del 05.04.1945, aveva come oggetto l’”Assistenza ai patrioti dell’Italia liberata” (GU Serie Generale n° 53 del 02.05.1945)).

E nessuno, che io sappia, in Europa si sogna di indicare come martiri e santi della seconda guerra mondiale dei collaborazionisti, di fare loro lapidi, mentre i partigiani sono ricordati per aver lottato per la patria, che fossero cattolici, monarchici, comunisti, o solo contro l’occupante tedesco. E tutti i partigiani che dichiararono di esserlo stati, dopo controllo della certificazione rilasciata dal loro comandante, furono insigniti dall’esercito della Repubblica Italiana di croce al merito ed attestato con grado parificato a quelli presenti nell’ E.I. e riconoscimento come soldati in servizio per la Patria.  Ma ora in Fvg invece …

Non da ultimo si punta alle storie personali senza contestualizzarle, si vedono infoibati e violenze partigiane dappertutto, anche quando i soggetti sono morti in ospedale per le ferite riportate in battaglia e non era possibile controllare sui cadaveri la presenza di violenze, e via dicendo. Andrà a finire, forse, in Fvg., che ogni soldato repubblichino, senza controllare tra l’altro chi fosse e cosa avesse fatto, ma in virtù dell’ essere stato al fianco dei nazisti contro i patrioti che volevano la liberazione d’Italia dal nazismo verrà beatificato come vittima comunista, preferibilmente dei cattivoni slavi, quando i partigiani garibaldini non erano di fatto iscritti al Partito Comunista, e la gran massa di loro non lo fu neppure nel dopoguerra, e l’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo lottò al fianco di Americani ed Inglesi, per liberare la propria terra dai nazifascisti. (Cfr. 472 schede di partigiani garibaldini, uomini e donne che scrissero la storia della democrazia, operativi in Carnia o carnici, in: www.nonsolocarnia.info).

Se poi uno era un informatore, una spia ecc. ecc., per l’esercito alleato, al cui fianco si trovavano i partigiani, era tale e spesso finiva sugli elenchi dei bollettini del Cinpro, come già scritto, cioè del Comitato Provinciale Informazioni in mano agli Alleati, che aveva sede sia al Tempio Ossario che alla chiesa del Carmine di Udine, che indicavano chi era pericoloso per loro e per i partigiani. E chi finiva sugli elenchi del Cinpro perché collaboratore con i tedeschi e spia, non a caso e non per errore, perché anche Alleati ed esercito di Liberazione Nazionale avevano i loro informatori, poteva venir ucciso dai gap e da altri. E ora dovremmo ritenere tutte quelle spie eroi?

Mas per cortesia … In Francia se uno volesse fare così, “a sares già stât scorsât”, per dirla alla friulana, anche dai nazionalisti.

Io, figlia di Geremia Puppini, ispettore scolastico, che mi ha sempre insegnato l’alto valore dell’essere italiani e l’amore per la mia Nazione, che mi ha indicato, quando ero bambina, Renato Del Din, a cui è dedicata la via dove allora abitavo, come uno che “era morto per la libertà” e che fu ucciso dai fascisti, io che ho imparato dai miei, da Romano Marchetti, all’università il valore della ricerca rigorosa e del metodo scientifico, chiedo che detta lapide venga tolta ed ai politici, che per legge devono avere dettagliate relazioni per dedicare ad una persona una via, di meditare e studiare prima di lasciar porre lapidi sul territorio regionale e statale a chiunque.

Senza voler offendere alcuno, ma per amore verso la mia Patria, che fu oppressa e poi liberata questo scrivo. E amare la propria Patria significa anche scriverne correttamente la storia. E se erro correggetemi. Dice giustamente Paolo Pezzino che le memorie in Italia non possono esser condivise, perché vi furono famiglie fasciste e partigiane, collaborazioniste con i nazisti o con le forze di Liberazione, ma la storia è storia, ed i fatti storici restano tali. (Paolo Pezzino – Considerazioni su Memoria e Storia – Fosrdinovo, 2/8/19).

Laura Matelda Puppini

 

http://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2020/03/DSC_0031-scaled-681x1024.jpghttp://www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2020/03/DSC_0031-scaled-150x150.jpgLaura Matelda PuppiniETICA, RELIGIONI, SOCIETÀSTORIAPer prima cosa, senza premesse, vorrei che vedessimo insieme chi erano questi personaggi e poi vi dirò il perché e da dove li ho ricavati. Aleggi Bruno.    Secondo AA.VV. – a cura dell’I.f.s.m.l. – Caduti, Dispersi e Vittime civili dei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia nella seconda guerra mondiale”, Udine,...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI