Proseguo qui la pubblicazione degli interventi di medici calabresi dal primo quaderno AIParC della sezione di Cosenza, già pubblicati su: “Quotidiano del Sud – Lettere e Interventi”, rubrica curata dalla giornalista Annarosa Macrì. 

«Franco Plàstina. Lettera di un primario emerito sulla sanità calabrese.

Gentile Signora, per arginare la invadenza di un nemico potente e sconosciuto, chiamato Covid19, privi di mezzi concreti e sicuri di combattimento (vaccini, terapie specifiche) siamo costretti a ricorrere a metodi di contenimento tradizionali: distanziamento, lavaggio mani, mascherine. Gli stessi metodi seguiti, a detta dei nostri nonni e bisnonni, nella epidemia “spagnola” del 1918, oggi consigliati o imposti attraverso imponenti mezzi di comunicazione.

Il distanziamento, l’isolamento in casa, hanno mutato le nostre vite, i nostri rapporti sociali tradizionali. La solitudine, il silenzio, hanno suscitato malinconie, depressione. Ma hanno risvegliato sensazioni sopite. Ricordi felici, affetti, amicizie prima trascurate. Un modo di vivere profondamente diverso nei mesi di “quarantena”. Che risulterà modificato in molteplici aspetti anche dopo. Quando il Covid19 si deciderà ad abbandonare il suo viaggio funesto sulla terra.
Le rigide, ma razionali misure adottate dalle Autorità Governative, i ricoveri negli Ospedali dei contagiati sintomatici, dimostrano nella prima decade di maggio 2020 un declino consistente dei contagi, dei malati, dei decessi. Sì da poter meditare sul dopo-Coronavirus e riflettere sul sistema sanitario del nostro Paese.

Il Coronavirus ha evidenziato carenze organizzative, già presenti prima del suo inaspettato arrivo. Il personale sanitario ha svolto una azione di straordinaria intensità ed efficacia in questo periodo. Ha pagato un tributo di quasi 200 morti, eccessivo e, in massima parte, evitabile. Hanno ricevuto l’attributo di EROI. Lo meritavano probabilmente anche prima operando, in maniera encomiabile, in un sistema sanitario trasformato, stravolto negli ultimi 20-30 anni.

Il SSN italiano è risultato una conquista ed un esempio di civiltà, funzionalità, altruismo. Di amore per la vita degli altri e per la propria. Certo richiedeva indubbiamente modifiche… intese al suo miglioramento, non al peggioramento, come poi è avvenuto. Pochi esempi per giustificare, solo in sintesi, tanta negativa affermazione.

Pronto Soccorso invasi in un solo giorno da 400-500 pazienti. Numero insufficiente di posti letto in terapie intensive. Prenotazioni per alcuni esami strumentali, o visite specialistiche, che richiedono talora un tempo superiore all’anno. Interventi chirurgici talvolta non eseguibili nella Regione di appartenenza. Tassa su ricetta – impegnativa e ticket, che induce, in molti casi, al pagamento diretto con proprio contante. Consistente disomogeneità per strutture e mezzi tra le diverse Regioni italiane.

La maggioranza dei problemi sanitari (iniziando dal Coronavirus) andrebbero risolti nel territorio prima che in Ospedale. Con Guardie mediche attive 24 h, dotazione di apparecchiature adeguate, collegate in telemedicina con i centri Ospedalieri. Il territorio, in senso medico, risulta invece disarticolato o inesistente.
Gli Ospedali da parte loro depauperati di personale medico e infermieristico, per motivi di bilancio. Alcune Regioni hanno intensificato negli ultimi decenni il rapporto con il privato, retribuito con danaro pubblico. La Lombardia in particolare ha inteso privilegiare alcune eccellenze private (eccellenze vere, nella sostanza), ma paga purtroppo pesantemente questa errata impostazione.

Le tappe di tanta involuzione del nostro SSN. Venne la dipendenza totale, assurda, dalla politica. Venne la introduzione di un Amministratore unico (Direttore generale), nominato da un politico o da una parte politica. Risponde a lui direttamente. Se non segue i suoi indirizzi (si chiamino pure raccomandazioni o comandi) rischia l’esonero. Venne poi nel 2001 il famigerato Titolo V (la sua correzione) con affidamento dell’intero potere alle singole Regioni.
Il SSN è finanziato con (molto) danaro pubblico, il nostro. Circa l’80% del bilancio regionale è assegnato alla Sanità.

Possono coesistere 21 diversi Programmi di Gestione Sanitaria per un unico Paese? Può esistere un conflitto tra Regioni e Governo anche nella attuale drammatica fase di emergenza sanitaria?

Provvedimenti urgenti: il SSN deve mostrare una conduzione unitaria, da parte dello Stato Italiano, con l’eliminazione delle Regioni, o, almeno, la cancellazione delle modifiche all’art. V. In caso contrario non cambierà nulla. O, addirittura (massimo dello scorno), seguendo l’indirizzo “gattopardiano” si fingerà di “cambiare tutto per non cambiare niente”. In questa ipotesi saranno necessari purtroppo nuovi Eroi, pronti al sacrificio. “Beati i Popoli che non hanno bisogno di Eroi” (Bertold Brecht).

Franco Plàstina – Cardiologo – Cosenza»

Prima pubblicazione su: “Lettere e Interventi”, rubrica curata dalla giornalista Annarosa Macrì, ‘Quotidiano del Sud’ 21 maggio 2020.

Annarosa Macrì così ha commentato:  «Beati i popoli che sanno ascoltarli, i loro eroi. E che posso aggiungere, io, allo scritto di un veterano come lei, professor Plastina, che è stato per lunghi anni stimatissimo primario cardiologo all’ospedale di Cosenza? Solo il rammarico per aver dovuto contenere le sue riflessioni (lo spazio, come il tempo, è tiranno) insieme alla sottoscrizione totale delle sue appassionate considerazioni, in fatto di politica sanitaria e di politica tout court, a cominciare da un indispensabile ripensamento sul ruolo e sulla sopravvivenza delle Regioni».

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Particolare di una manifestazione di cittadini calabresi per la sanità.  (Da. https://www.calabriadirettanews.com/2020/11/02/sanita-calabrese-sofo-basta-commissariamenti-inutili/).

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«Gianluigi Perri. La sanità contagiata dal virus della politica.

Cara Annarosa,

pur vivendo e operando a Roma, da calabrese, voglio partecipare al dibattito sulla sanità che l’AIPARC ha aperto sulle pagine del Quotidiano della Calabria perché trovo interessante l’argomento. Dalle mie esperienze all’estero posso confrontare la sanità italiana con quella di altri paesi per cui riporterò brevemente le caratteristiche e le differenze tra il sistema sanitario italiano e quello di due paesi dove ho avuto il privilegio di lavorare durante la mia formazione medica: il sistema sanitario americano e il sistema sanitario inglese.

Negli Stati Uniti, così come in molti altri Paesi americani, il sistema sanitario è prevalentemente in mano ai privati, per cui, per ricevere prestazioni mediche bisogna avere stipulato una polizza di assicurazione con una compagnia assicurativa privata. Gli unici programmi assistenziali pubblici sono il Medicare, rivolto agli anziani ultrasessantacinquenni e indipendente dal reddito, e il Medicaid, che aiuta le fasce di popolazione sotto la soglia di povertà. Alcune polizze, soprattutto quelle di base, coprono le spese mediche solo a partire da una certa cifra, mentre quelle più costose danno enormi vantaggi e assicurano trattamenti d’eccellenza.
Da rilevare, poi, che il cittadino che ha ricevuto cure e prestazioni deve anticipare quanto fatturato da medici e ospedali in attesa che l’assicurazione provveda al rimborso. Capita, dunque, che un padre di famiglia in momentanea crisi di liquidità può decidere, magari temporaneamente, di fare a meno dell’assicurazione sanitaria. Questo sistema negli anni ha alimentato il potere delle lobby e non garantito grossi risparmi allo Stato visto che gli USA hanno una spesa sanitaria statale più alta (il 19,9% rispetto al totale della spesa pubblica) di altre potenze economiche quali Germania, Francia e Italia (14,4%).

Il sistema sanitario britannico è regolato dal National Health Service, meglio conosciuto come NHS, che offre assistenza medica a tutti coloro che risiedono in uno dei quattro paesi appartenenti al Regno Unito.
Ci sono diversi aspetti positivi che caratterizzano il NHS: una copertura universale con accesso al General Practitioner (medico di base) e ed ospedali garantito a tutti i cittadini, una assistenza di base gratuita per la maggior parte dei servizi e strutture all’avanguardia, con ottimi standard di qualità.
Tuttavia ci sono degli aspetti meno vantaggiosi, tra cui, l’eccessiva burocratizzazione dei servizi di base, e soprattutto la difficoltà nell’accesso a medici curanti e all’assistenza medica con conseguente aumento delle liste di attesa per i trattamenti e per le operazioni urgenti. In virtù di questi svantaggi, molti cittadini di categoria di reddito più elevato comprano un’assicurazione privata, contribuendo a rimarcare la differenza in termini di salute tra i diversi ceti sociali.

Il Sistema Sanitario Nazionale italiano è un sistema pubblico a carattere “universalistico”, di uno Stato sociale che garantisce l’assistenza sociale a tutti i cittadini, finanziato dallo Stato stesso attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali attraverso i ticket, cioè delle quote con le quali l’assistito contribuisce alle spese e alle prestazioni a pagamento.
Nel 2000 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) lo aveva inserito al secondo posto nella classifica dei migliori sistemi sanitari nazionali al mondo in termini di efficienza di spesa e accesso alle cure pubbliche per i cittadini dopo quello francese. L’Italia è inoltre il 4° Paese dell’Europa Occidentale per spesa sanitaria governativa (la prima è la Germania, seguita da Francia e UK) e, secondo una recente ricerca dell’ISTAT, ha un tasso di mortalità entro i primi 5 anni di vita tra i più bassi al mondo (3,3 per mille nati).

Esempi di eccellenza sanitaria italiana, si sono particolarmente evidenziati durante la pandemia da coronavirus. Nella regione Lazio, in cui esercito la professione come cardiochirurgo pediatra, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani è stato in prima linea nella gestione della pandemia, nonché il primo ospedale al mondo dove è stato possibile isolare il genoma virale.
Sebbene, uno dei principi fondanti del Ssn è che l’assistenza sanitaria dev’essere gratuita in ogni punto di erogazione sul territorio facendo sì che medesimi cittadini con stesse esigenze potessero usufruire di parità di accesso, a prescindere quindi dalle condizioni reddituali personali o del luogo nel quale risiedono, la qualità della sanità è a macchia di leopardo, con punte di eccellenza e drammatiche situazioni a seconda della regione o provincia in cui ci si trova.

Le Regioni, infatti, sono responsabili dell’organizzazione e dell’erogazione dei servizi di assistenza sanitaria, nonché della tutela della salute e in altre discipline di carattere sanitario come la sicurezza sul lavoro, l’ordinamento delle professioni, la sicurezza alimentare e la ricerca scientifica. La diversa organizzazione regionale ha creato però delle diseguaglianze dei trattamenti e la Calabria purtroppo, si trova negli ultimi posti della classifica nazionale con un aumento crescente dei viaggi extraregione per motivi di salute.

Questo perché soprattutto nella mia terra calabrese, le mutate condizioni demografiche, economiche e sociali, la crescente introduzione sul mercato di innovazioni farmacologiche e tecnologiche, la modifica del Titolo V della Costituzione e le costanti ingerenze della politica hanno influenzato negativamente la gestione e l’efficacia della politica sanitaria calabrese. Tutto questo ha inoltre favorito la sanità privata a discapito di quella pubblica che tuttavia non è riuscita nella regione Calabria a garantire alti livelli di efficienza di strutture private analoghe come in altre regioni italiane.

L’epidemia di Coronavirus ci ha fatto comprendere realmente quanto sia importante poter disporre di un Servizio Sanitario Nazionale a disposizione di tutti i cittadini e l’augurio che ci si deve fare, soprattutto in Calabria, è di potenziare e rafforzare la rete sanitaria pubblica che è un tesoro e un bene inestimabile garantito dalla Costituzione e che va mantenuta, curata e conservata come un gioiello prezioso.

Gianluigi Perri – AIParC Cosenza. Cardiochirurgo Pediatra – Bambino Gesù di Roma».

Prima pubblicazione su: “Lettere e Interventi”, rubrica curata dalla giornalista Annarosa Macrì, ‘Quotidiano del Sud’ 15 giugno 2020.

Annarosa Macrì così ha commentato: «Quanti morti Quanti morti di coronavirus occorrono ancora perché finalmente gli Italiani comprendano quello che Lei ha spiegato così efficacemente, dottor Perri? Che dobbiamo tenerci caro il nostro Servizio Sanitario Nazionale, batterci perché le nostre risorse siano convogliate verso la sanità pubblica e tornare a una gestione centralistica della salute dei cittadini! È arrivato il momento che i medici, gli scienziati e gli operatori sanitari, finalmente tornati “visibili” in questa drammatica contingenza, riprendano centralità nel vasto mondo che ruota intorno alla salute delle persone, unico soggetto-oggetto del loro lavoro, troppo spesso strumentalizzata, se non calpestata da interessi, fortune personali, giochi di potere. E la politica torni ad amministrare, e la smetta di fare carne da macello della gente che soffre».

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Perché in Fvg, dove la sanità è allo sfascio, i medici non sanno essere protagonisti nel denunciare e nel domandare? Perchè, senza essere polemica, a me pare che anche qui siamo a due passi dal “Cittadini, è vietato ammalarsi!”. E se erro correggetemi. L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.medicalfacts.it/2020/03/12/sistema-sanitario-nazionale-dal-1978-oggi/.

Laura Matelda Puppini.

 

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