Ieri era il 6 maggio, quasi dimenticato pure dal Messaggero Veneto, che invece ci ha magnificato Fedriga in visita pare ossequiente alla Nato a nostre spese, a proporre un nuovo Fvg al servizio di Usa e Ucraina oltre che dei paesi dell’est (1), quasi distaccato dall’Italia e pensato, a mio avviso, come ‘servo di due padroni’, mentre migliaia e migliaia di persone, quasi tutti maschi più o meno giovani, si preparano a occupare Udine per sfilare, bere, mangiare, riempire di rifiuti organici e meno organici la città, senza, per me ed ormai, proporre valore alcuno, perché sempre più queste manifestazioni sembrano ad adunate destrorse e para militari, che fanno pendant con l’idea dell’uomo sportivo che vince su natura ed eventi e sperimenta il senso del limite, tanto cara al fascismo. E le grandi adunate e sfilate iper-propagandate di persone sotto gli stessi simboli militari rimandano anche ad esempi e momenti di storia europea non certo eclatanti, pur senza voler fare paragoni. Inoltre: sapeva qualcosa di questo viaggio Nato e delle proposte Fedriga per la regione il consiglio regionale? Non lo so e chiedo lumi. E se erro correggetemi.

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Mi scuso subito, però, per la mia visione delle adunate paramilitari oceaniche non degli alpini ma degli iscritti Ana ed altri al seguito, con chi, come tante persone anziane anche della Carnia, ha fatto davvero il servizio militare nel corpo degli alpini e vede l’adunata come un momento collettivo di incontro di amici e compagni, di condivisione di ricordi, di persone, luoghi, situazioni, insomma come uno stare di nuovo insieme. E vi garantisco che anch’ io ho mantenuto con piacere la foto sul giornalino dell’Ana locale, pubblicata dall’altro nonno, Marino, di mio nipote Andrea, appena nato, tra le sue braccia, mentre egli indossa orgoglioso il cappello alpino e con sotto la scritta “Scarponcino. Il nonno materno Marino Zanini ci presenta con orgoglio il nipotino Andrea Candido nato l’11 maggio 2012 per la gioia di papà Marco e di mamma Beatrice. Allo scarponcino le penne nere del Gruppo Alpini della Carnia augurano un futuro sereno e felice e formulano a genitori e nonni le più sincere felicitazioni”.  A me è parsa bella. Ed apprezzo anche quelle persone, spesso âgè, che, indossando il cappello alpino, fanno volontariato per ore in raccolte di cibo, farmaci ed altro. Amo invece meno adunate di questo tipo, che soffocano una città togliendole, temo, pure i servizi essenziali, con tutti proiettati verso il grande raduno, e impedendo ad altri il movimento. Non vedo il motivo, la necessità, se non per la ristorazione ed i profitti dell’alberghiero, di riempire di foresti Udine, innescando polemiche che pare siano contro le donne, e con il rischio di diventare momento di diffusione di una visione maschilista della società, fra l’altro quando la violenza alle femmine, da parte maschile, già domina nello Stato.

Insomma non vorrei che questa adunata di migliaia di maschietti sotto gli stessi simboli militari sfociasse in un attacco alle donne, anticipato da frasi da brivido come quella che ho letto ieri sui social, di cui non ricordo però ora il riferimento, che ipotizzava cattivissime donne femministe denunciare apposta soprusi per ledere il grande corpo degli alpini. Ma qui siamo al limite del ridicolo. E nessuno ha il diritto di palpare culi e tette, e se a Rimini cameriere, se non erro, hanno avuto il coraggio di rendere visibili atti di questo tipo (2), non vedo perché non siano potuti accadere. E la legge si è espressa con l’archiviazione ma perché era difficile evidenziare i colpevoli, solo nel caso di espicita denuncia, ma questo fatto è stato preso, almeno così pare, a pretesto da stampa e aderenti all’Ana per negare ogni caso, mai però vagliato dai giudici, ed ogni addebito, ed ora, ma spero di no, per iniziare una politica anti-femmine, che magari ‘dovrebbero tenere la bocca chiusa ed assoggettarsi a tutto’ (3). E mi chiedo, da anziana quale sono, in che mondo stiamo vivendo. E vorrei vedere io come reagirebbe un maschietto se una donna, mentre egli sta lavorando o meno, gli palpasse improvvisamente culo, coglioni e pisello! 

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Infine vedremo poi se andrà a finire come la partita Udinese Napoli, con vietate spranghe e bastoni ed altri corpi contundenti in campo, ma poi, se non erro, usciti dalla curva nord dell’Udinese, notoriamente di estrema destra, per menare i vincitori dello scudetto, quando erano presenti le forze dell’ordine in assetto antisommossa, e quindi, in ipotesi, potendo così aver ostacolato le stesse, (e se erro correggetemi). Ma non si può dimenticare neppure l’invasione di campo e la mezza distruzione dello stesso da parte dei tifosi napoletani e via dicendo, in una saga di inciviltà, per esser buoni, e violenza, che spero vengano sanzionati. E storicamente è noto che momenti di libertà sfrenata venivano concessi in antico per lasciar sfogare i sottomessi, in particolare i militi, e non vorrei che ora si prendesse questa via in regione, grazie ai nuovi capi e capetti, che stanno rivoluzionando la storia, la percezione della regione ed altri aspetti in senso a mio avviso pericoloso. E se erro correggetemi, vi prego, può darsi che sia troppo pessimista o non riesca a percepire i vantaggi per noi del nuovo corso fedrighian-riccardian-leghista. Inoltre mentre a noi sulla sanità fanno ‘ le pulci’, come si suole dire, poi un ospedale ed un pronto soccorso in affanno devono prendersi cura ed ospitare 6 o 7 feriti in una gazzarra indegna, ed occupare, in un fine settimana, una marea di forze sanitarie per il ‘grande evento’ cioè per l’adunata ad Udine degli iscritti Ana ed altri al seguito. 

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Riflessioni prendendo spunto dai terremoti del ’76 in Friuli.

Sono troppo stanca per scrivere qualcosa sul terremoto. Gli anni scorsi molto si è scritto sulla ricostruzione, su un ‘modello Friuli’ che mise in piedi i paesi ma che distrusse anzi tempo le comunità e lo spirito comunitario, che portano pure all’aiuto reciproco ed alla condivisione di valori e situazioni di vita. Ed ogni nucleo si chiuse nella sua casa nuova, che divenne, in molti casi, il centro dell’interesse familiare, sbarrando la porta ai vicini e non avendo più quel cortile comune che univa vite.  

Inoltre quell’esaltazione dei sindaci del terremoto mi è parsa un tantino eccessiva, quando la ricostruzione fu voluta e realizzata da tanti, pure da volontari alpini uniti nell’Ana (ma allora il sevizio militare era obbligatorio) in prima fila, che spostarono macerie anche in un caldo assurdo, che misero nella ricostruzione ‘cuore e braccia’, che ospitarono gruppi di ‘senza tetto’ in quel freddo inverno che seguì la scossa del settembre 1976, che mostrarono solidarietà ed affetto verso le popolazioni colpite. A loro vada il nostro grazie sincero. Ma mi chiedo anche: perché allora qualcosa nell’emergenza funzionò subito, senza tanti preamboli, ed ora non funziona più nulla? Forse quando si fanno le cose col cuore, con un’organizzazione a piccoli nuclei guidata da persone capaci e del mestiere, non managers sbucati dal nulla e presi dalla politica partitica, le cose vanno meglio. Ed infatti quando il terremoto colpì l’Aquila e si precipitò Berlusconi, le cose non funzionarono allo stesso modo. E su questi aspetti si dovrebbe fare una seria riflessione.

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Infine, sempre in tema, ‘terremoto del 1976’, ricordo i grandi dimenticati: i 3000 feriti che occuparono gli ospedali regionali senza tante polemiche, senza tanti proclami, perché esisteva allora qui una organizzazione sanitaria capace ed efficiente, con medici ed infermieri pronti ad affrontare diverse situazioni anche emergenziali e senza intromissioni del politico regionale di turno.

Tremila persone che vissero poi portando i segni sul corpo e nell’anima di quella tragedia, e chi si trovò per sempre in carrozzella, chi con dolori per le fratture riportate, tutti in qualche modo ‘sfregiati’.

Ma non si può dimenticare neppure cosa comportò la perdita della casa per molti, degli arredi, di ciò che conteneva, del bestiame, della mucca, delle galline. La terra qui, allora, subì una enorme perdita affettiva, uno stravolgimento degli affetti e dei luoghi di riconoscimento tramandati di generazione in generazione, e forse questo sta alla base del legarsi poi più alle cose che alle persone, il non riuscire più, a ricostruzione delle abitazioni avvenuta, a ricreare lo spirito.

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E spero, che al di là del riconoscimento e del portarsi nei punti di raccolta in caso di emergenze, (meno utili nel caso di scosse, ove evacuare l’edificio subito potrebbe essere rischioso) nelle scuole si continui a fare regolare prevenzione, insegnando ai bimbi ed ai giovani dove riparare in caso di scossa, perché a me pare non lo sappiano a sufficienza. Quando io ero bimba, mio nonno insegnava a me ed al mio gemello a cadere mettendo le mani avanti, dove riparare in caso di scossa di terremoto, mentre a scuola mio padre, allora direttore didattico delle elementari tolmezzine, mostrava a tutti gli alunni, piccoli e grandi, riuniti nel salone di entrata, che muti lo stavano ad ascoltare sotto lo sguardo fermo ed autoritario delle maestre e dei maestri, i vari tipi di bombe che potevano trovarsi ancora sul terreno a causa della seconda guerra mondiale, precisando, con voce ferma, di non toccare oggetti di quel tipo.

E senza tanti managers, i medici condotti comunali, che tenevano anche sotto controllo l’igiene della popolazione, o professionisti dedicati a questo compito, facevano, senza tanti permessi genitoriali, una visita ai bimbi, rigorosamente divisi in maschi e femmine, sicuramente in quinta elementare ma forse anche in seconda, scrivendo i dati riscontrati per ognuno, onde valutarne lo stato di salute e gli elementi di crescita ed anche la possibilità che alle femmine fossero più o meno imminenti le mestruazioni. E mi ricordo che ai miei tempi questo compito veniva svolto dalla dott.ssa Caterina Moro in Pavan, a cui va ed andrà sempre la nostra riconoscenza. Ho chiesto per lei all’attuale Sindaco di Tolmezzo una targa da porre in comune a perenne ricordo, ma non ho avuto risposta positiva.

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Per ora mi fermo qui. Senza voler offendere alcuno, questo testo che riporta mie considerazioni e sensazioni ho scritto. E se non pensate come me potete sempre commentare in senso opposto.

Post scriptum.

-Temo che il Messaggero Veneto ieri non abbia proposto riflessione alcuna sul terremoto del ’76, non certamente perché avesse i giornalisti tutti troppo stanchi per scrivere qualcosa, ma perché attendeva il discorso di Massimiliano Fedriga a Gemona, riportato oggi, 7 maggio, in doppia pagina! O tempora, o mores!

– Per l’adunata dell’Ana e alpini a Udine, sono previste 15 ambulanze, mentre per le notte sulla montagna friulana tutta, che si estende su di un territorio vastissimo e pieno di paesi e villaggi, ce ne sono da tempo solo 4; 500 volontari non si sa con quali compiti; ben 350 sanitari; un intero ospedale da campo. Mi verrebbe da dire che quando si vuole si trovano. (Cfr. Farmacie, turni potenziati per l’adunata, in: ‘Il Gazzettino’ 6 maggio 2023; e https://www.udinetoday.it/cronaca/piano-coordinamento-adunata-alpini-2023.html). Si attendono da 90mila a 400 mila persone con un raddoppio della popolazione presente usualmente sino al suo quadruplo. La gente di Udine teme di restare senza potersi muovere, senza sanità, senza farmaci e senza servizi. E come darle torto? 

 – Riprendo, relativamente al terremoto del maggio ’76 per la loro vividezza, dal commento di Stefano D’ Incà, queste sue parole significative del momento e della solidarietà ai tempi del terremoto, ma anche piene di pathos: «Sul terremoto, conservo solo il ricordo allorché giovanissimo liceale, da Tarvisio salii su un camion di frutta e verdura con una pala e mi ritrovai in una Venzone, distrutta e polverosa, sotto un sole cocente e già l’odore di decomposizione delle persone e degli animali. Ricordi tragici e indelebili scolpiti nel cuore». Grazie Stefano.

Laura Matelda Puppini

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Note.

(1). “Fedriga. La regione baricentrica nello scacchiere internazionale”, senza firma, in Messaggero Veneto, 6 maggio 2023.

(2) Cfr., tanto per fare un esempio, Fabio Giuffrida, “Rimini, 250 le segnalazioni di donne «molestate dagli Alpini». Presentata una interrogazione parlamentare”, in: https://www.open.online/2022/05/10/rimini-alpini-denuncia-molestie/. 11 maggio 2022.

(3) Per il solo caso archiviato, cfr. Annalisa Cangemi, “Molestie all’Adunata degli Alpini, pm chiede archiviazione: difficile identificare i colpevoli”, sottotitolo: “La Procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione per l’unica denuncia di molestia sessuale formalizzata dopo l’Adunata nazionale degli Alpini tenutasi nella città romagnola dal 5 all’8 maggio scorsi”. In:  https://www.fanpage.it/politica/molestie-alladunata-degli-alpini-pm-chiede-archiviazione-difficile-identificare-i-colpevoli/.

(4) Cfr. Jennifer Guerra, L’archiviazione delle molestie degli alpini a Rimini non è come ve l’hanno raccontata. Sottitolo: “La pm di Rimini ha chiesto l’archiviazione della denuncia a carico di ignoti presentata dopo i numerosi casi di molestie documentati durante l’adunata del corpo in città. Ma archiviazione non è assoluzione, tanto più che la decisione della procura deriva dall’impossibilità di identificare gli autori delle molestie per l’alto numero di presenti all’evento dai filmati delle telecamere presenti”, in: https://www.fanpage.it/attualita/larchiviazione-delle-molestie-degli-alpini-a-rimini-non-e-come-ve-lhanno-raccontata/.

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Articoli sugli alpini già pubblicati su nonsolocarnia, link:

Discutendo e ricordando di Alpini.

Perché no all’ ANA in sanità. Problemi e perplessità.

Adunate alpine. In difesa dell’onore delle donne ed altre considerazioni.

Davide Conti. Ricorrenze e memoria pubblica. Seconda parte dell’ incontro ad Udine.

Quell’assurda invasione della Russia voluta dai fascisti al fianco dei nazisti, e la battaglia di Nikolajevka: gennaio 1943.

Terrificante! Il Parlamento italiano stabilisce il 26 gennaio festa nazionale in ricordo degli Alpini, in quel frangente invasori loro malgrado, di uno stato nazionale, beatificando l’invasione nazi-fascista dell’Urss! Ignoranza o … Ma non vi era altro modo?

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Sul terremoto cfr. sempre su nonsolocarnia.info:

Agra (Varese), Natale 1976, immagini post- terremoto del Friuli: ultimi aneliti di grande solidarietà collettiva. Poi l’individualismo.

6 maggio 1976. Era una meravigliosa sera di maggio, piuttosto calda ed afosa … Ma ad un tratto si scatenò l’inferno.

Terremoto del Friuli e ricostruzione. Esiste un “modello Friuli” e cosa si dovrebbe imparare da questa esperienza?

1976. Dopo i terremoti del 6 maggio e del 15 settembre, la gente abbandona i paesi. L’esperienza del Centro Operativo Scolastico Scuola Elementare per sfollati di Grado.

Bruno Mongiat, “1976. Terremotati sfollati a Grado. Un’esperienza dall’alto valore umano”. Intervista di Laura Matelda Puppini, 19 settembre 2016.

Terremoti del 1976, ricostruzione museo Gortani e campi di prigionieri militari alleati a Sauris ed Ampezzo, uniti in un’unica storia.

Quei terremoti del 1976, che cambiarono il Friuli

Il terremoto in Lazio Marche ed Umbria. Il prevedibile e la messa in sicurezza degli abitati. Ma … Per quei morti nel 2016. Aggiornamento il 26/8/ c.a.

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La foto che correda l’articolo mostra alpini al lavoro in soccorso alle popolazioni terremotate del Friuli ed è tratta da: https://www.studionord.news/orcolat-44-anni-dopo-il-ricordo-del-friuli-ai-tempi-del-coronavirus/. L.M.P. 

 

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/alpini-cantieri-terremoto.jpg?fit=500%2C320&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/alpini-cantieri-terremoto.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniETICA, RELIGIONI, SOCIETÀIeri era il 6 maggio, quasi dimenticato pure dal Messaggero Veneto, che invece ci ha magnificato Fedriga in visita pare ossequiente alla Nato a nostre spese, a proporre un nuovo Fvg al servizio di Usa e Ucraina oltre che dei paesi dell’est (1), quasi distaccato dall'Italia e pensato, a...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI