Il 26 luglio 2022 si teneva a Tolmezzo, presso il cinema David, un incontro intitolato. “Turismo montano. C’ è poco da ridere”, promosso da varie sigle dell’area cosiddetta ambientalista, dal WWF a Legambiente, da Italia Nostra a Friday for future, e non solo.

Nel corso di detto incontro io relazionavo relativamente a come si era giunti alla progettazione “ di quello che io chiamo lu ‘stradon’ (alla rigolatese) Sostasio – Sappada’ e come la stessa era avvenuta, su cui avevo già riportato la storia nel mio, su www.nonsolocarnia.info Sull’ infrastruttura viaria Sostasio – Monte Talm – Casera Tuglia – Confine Veneto” – uno scempio ambientale.”, pubblicato il 15 luglio 2022, e basato su documenti reperiti on line, che vi invito caldamente a leggere.  E che rispetto ai sentieri che ho più volte da giovane percorso,  quello previsto in sostituzione sia definibile come uno stradone, nella percezione individuale e ottica globale, credo sia indiscutibile.

Quello che restava a me oscuro, però, era il motivo per cui il Consorzio Boschi Carnici, nel 2017, avesse voluto questo stradone, impattante, in zona a rischio, ma ho pensato che fosse solo quello di poter accedere a soldi per far qualcosa, insomma che si trattasse di una operazione all’ interno della politica del ‘becjut’ tanto cara ad alcuni ‘sorestanz’ carnici, per ottenere fondi relativi allo sviluppo rurale per gli anni 2014-2020. Insomma non importa cosa si debba fare, importante è avere i soldi per fare qualcosa, anche studiato in gran fretta, ed è così che a Tolmezzo abbiamo avuto pure il super – carcere. E se erro correggetemi.

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Inoltre mi pareva stranissimo l’iter seguito per progettare e realizzare lo ‘stradone’, che andava da Sostasio a Sappada, nel frattempo inglobata al Fvg, con “affidamento in economia e affidamento diretto” quasi come si trattasse di comperare un moccio nuovo in urgenza per pulire i pavimenti di una scuola, essendosi rotto il precedente. Così il progetto veniva affidato ad Alessio Screm, neppure laureato, credo, all’epoca, d’ufficio, senza che vi fosse stata analisi alcuna del territorio interessato, né bando di gara per il progettista. Ma, per chi non lo sapesse, «gli affidamenti diretti rappresentano l’80% dei contratti del mercato pubblico e sono procedure di scelta del contraente in cui il contratto è aggiudicato ad un singolo offerente senza lo svolgersi di una fase competitiva e per la quale quindi non esiste notizia».

Inoltre il progettista, in solitaria, in materia così complessa, per un’opera sostanzialmente inutile ed ad alto impatto ambientale, aspetto che non poteva esser oscuro, a mio avviso, a politici che, come Francesco Brollo, allora Sindaco di Tolmezzo e Presidente Uti Carnia, dicevano di esser profondi conoscitori della montagna, aveva avuto pure un tempo preciso entro cui doveva consegnare il progetto, per poter far ottenere, presumo, la cifra richiesta. Però il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, ha un obiettivo: coltivare un futuro sostenibile. Ma come lo si può fare con una strada ampia 3,5 metri, sul progetto, costruita al posto di un bel sentiero, per realizzare la quale si devono tagliare alberi, sfigurare l’habitat, portare magari poi asfalto ed anche cemento in quota, che distrugge paesaggi stupendi, disturbando la flora e la fauna? Non lo so ma siamo in Italia, mi vien da pensare. Ma queste informazioni ed altre le trovate sempre sul mio articolo sopraccitato. E chiudo questa prima parte dicendo che, a mio avviso, per un’opera così impattante ci sarebbe voluto ben altro iter, e che quello seguito sarebbe impugnabile in più parti e nel suo complesso. Ma non sono un legale.

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Dopo quell’incontro, l’avvocato Barbara Puschiasis, assieme a Daniele Puntel, creavano in gruppo facebook  “Salviamo i sentieri Cai 227 – 228” che risulta avere oltre seimila iscritti, proprio per opporsi la progetto dello stradone, mentre, con lo stesso scopo, anche Legambiente si muoveva per collaborare alla realizzazione di marce di protesta sui sentieri morituri, ma la Regione continuava a sostenerlo assieme ai sindaci dei comuni interessati, fino a dare il via ai lavori. Ed il 7 luglio 2023 ad un anno circa dal mio primo articolo, ritornavo sulla Sostasio Sappada, sempre su www.nonsolocarnia.info con il mio: Storie montane odierne. Su quello ‘stradone’ che distrugge i sentieri Cai 227 e 228 e che neppure ‘l’ira del Pleros’ riesce a fermare. Quello che mi ha spinto a scriverlo è il fatto che il Pleros, a lavori iniziati, si è mostrato con la forza delle sue frane, ed infine il nuovo ‘stradon’ è smottato sotto la forza del maltempo e della fragilità montana della Carnia, che non perdona.  Ma certamente i miei accenni a questa opera inutile ed impattante non si ritrovano solo in questi due articoli.

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Ritorno ora su questo scempio solo perché finalmente vi è stata l’audizione richiesta nel merito da Massimo Moretuzzo, tenutasi in IV Commissione il 3 aprile 2024. Riporto qui il testo dell’incontro pubblicato dalla Regione FVG dal titolo:

“Strada Sappada-Prato Carnico. Audizioni in IV Comm: territorio diviso”.

«(ACON) Trieste, 3 apr – Durante l’audizione odierna in IV Commissione presieduta da Alberto Budai, la Comunità montana ha confermato la necessità di realizzare la strada che collega Sappada a Prato Carnico, mentre il comitato dei cittadini e i geologi hanno evidenziato alcune criticità. All’audizione dei portatori di interesse ha preso parte anche l’assessore regionale alle risorse Forestali, Stefano Zannier.

A succedersi tra gli intervenuti, il presidente della Comunità montana della Carnia, i rappresentanti del comitato Salviamo i sentieri Cai 227-228, il Cai, Legambiente, i responsabili di Fareambiente, Fare Verde Onlus, Ecoitaliasolidale e i rappresentanti di Consumatori attivi.

La strada – come è stato evidenziato – è in fase avanzata di realizzazione per sostituire il preesistente sentiero escursionistico del Cai, ormai inagibile: un’arteria da rendere camionabile in un’area fragile a rischio idrogeologico.

Il consigliere regionale Massimo Moretuzzo (Patto-Civica) ha ricordato che “è importante fare il punto della situazione per capire l’approccio che dobbiamo avere in fase progettuale per risolvere un problema delicato per l’ambiente”.
Marco Lepre di Legambiente Carnia ha parlato di pianificazione e analisi dei costi e benefici: “Noi non siamo contrari alle strade forestali ma quando si interviene in montagna bisogna fare molta attenzione per il mantenimento dell’equilibrio ambientale e per gli aspetti storico culturali”.

Dalla relazione geologica di Dario Tosoni sono emerse le criticità del territorio che presenta forti rischi geologici, pericolosità valanghive e idrauliche: “Le strade impattano sulla rete idrogeologica generando ulteriori rischi di frane”.

“Il tratto di strada – ha incalzato il professor Maurizio Ponton di Legambiente Fvg – si trova in una località che rappresenta una sintesi di pericolosità idrogeologica, innescando frane anche in tempi recenti. Disboscando si è provocato un processo difficile da ripristinare. Le strade hanno un’utilità quando è documentata, ma non è questo il caso”.

Giovanni Duranti, presidente del consiglio Fvg del Club alpino italiano, ha chiesto rispetto reciproco nella condivisione di temi così importanti: “Mantenere 666 percorsi non è cosa da poco, grazie alla legge regionale 36 riceviamo 350mila euro all’anno che non coprono tutti gli oneri”.

“La fragilità della montagna in Carnia richiede interventi mirati e condivisi ex ante, non ex post”, così Francesco Greco di Fare Verde Fvg.

Barbara Puschiasis del comitato Salviamo i sentieri Cai 227-228 e Consumatori Attivi, ringraziando l’assessore e i consiglieri per l’audizione, ha voluto però lamentarsi del ritardo nella risposta alla richiesta in autotutela, sottolineando che “si tratta di un bacino di trentamila abitanti interessati dagli interventi: sul Monte Pleros la ghiaia sta già portando a valle la strada e il sentiero 227 non esiste più”. Al termine del suo intervento, Puschiasis ha auspicato un’azione di moral suasion da parte della Regione sui Comuni al fine di precludere la strada agli usi che non siano esclusivamente agro-silvo-turistici, chiedendo in proposito momenti di confronto con i cittadini.

Sul fronte istituzionale, perplessità e contrarietà è stata espressa da Rosaria Capozzi (M5S): “Il dialogo con i territori è essenziale, noi avevamo proposto l’introduzione del dibattito pubblico che però non è stato accolto”. Secondo Furio Honsell (Open fvg) questa è un’opera “che è stata sconsigliata dai tecnici: una realizzazione improvvida, non discussa coi cittadini. L’importante è non perseverare nelle progettazioni di questo tipo”.

“Se vogliamo valorizzare il turismo nella zona – ha evidenziato il dem Massimo Mentil – dobbiamo ritarare i progetti per evitare ulteriori danni al territorio”.

Serena Pellegrino (Avs) ha visto l’ultima frana in diretta e ha “riletto il documento sottoscritto da alcuni attuali consiglieri contrari al progetto della strada anche camionabile. Chiedo quale sia la posizione della Giunta”. Pellegrino ha messo in evidenza l’importanza di tutte le valutazioni di impatto, da non sottovalutare mai.

Da Moretuzzo, invece, due domande alla Giunta Fedriga: “Oggi sono emerse diverse criticità: chiedo se ci siano altri progetti in essere che rischiano casi simili e se il quadro normativo attuale sia adeguato per gestire in modo migliore l’iter”.

L’assessore Zannier ha risposto ai consiglieri regionali presenti, sottolineando che “gli incontri ci sono stati e ci saranno, non è mancato il dialogo. Il progetto è in capo alla comunità montana, quella che deve spiegare le scelte portate avanti: avevano tutti gli strumenti per analizzarle e, nel caso lo avessero ritenuto opportuno, fermarle”.

Il sindaco di Ravascletto, Antonio de Crignis, in rappresentanza della Comunità di Montagna ha dichiarato che la decisione di realizzare la strada è frutto delle richieste formulate dai quattro sindaci del territorio. “Il recupero del tratto di strada interessato dai dissesti sarà comunque recuperato”, ha concluso. ACON/MV-fc». (https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne//Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID=840550).

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Questa invece la sintesi di quanto detto di Barbara Puschiasis nel suo “Salviamo i sentieri Cai 227 – 228”. (5 aprile 2024).

«3 aprile 2024 – audizione di Salviamo i sentieri Cai 227 – 228, Legambiente FVG APS e Carnia, CAI Fvg avanti alla IV Commissione del Consiglio regionale FVG.

Una squadra di portatori d’interesse e di tecnici ha avuto il merito di rappresentare alla Commissione Regionale e all’assessore regionale Stefano Zannier le criticità tecniche e giuridiche della costruendo strada camionabile di primo livello in distruzione del sentiero cai227 a 1600 mt slm ai piedi delle pareti verticali del monte Pleros, che attraversa 4 canaloni detritici del Rio Alpo, pendii scoscesi di oltre 50°, radi lariceti e una natura tanto delicata quanto incontaminata.

Nell’ordine: Marco Lepre per Legambiente Fvg e Carnia ha relazionato sugli aspetti naturalistici e ambientali; il Geologo Dario Tosoni ha esposto, supportato da eloquenti slides con fotografie dei luoghi, le criticità idrogeologiche dell’area e dell’opera; il geologo Maurizio Ponton ha sottolineato le incoerenze tra la relazione geologica di progetto e le specificità dell’area interessata; Giovanni Duratti per il Cai Fvg ha puntualizzato il ruolo istituzionale del Cai nella manutenzione dei sentieri ed il mancato coinvolgimento nelle scelte delle amministrazioni che riguardano la rete sentieristica.

Barbara Puschiasis per Salviamo i Sentieri Cai 227 e 228 ha sottolineato come le comunità di persone e contribuenti non vengano coinvolte nelle progettualità, come qualsiasi euro speso dei contribuenti debba essere ben speso e non impiegato in opere inutili e costosissime, come un vicepresidente del Consiglio Regionale non possa impegnare la Regione in comunicati stampa istituzionali ove taccia le associazioni e i comitati che rappresentano oltre 30000 persone quali “disfattisti, dissidenti, perdigiorno” desiderosi di creare “riserve di indiani” e dando prova di non conoscere il progetto che starebbe invece sostenendo come la realizzanda camionabile non possa essere realizzata contro le prescrizioni del Servizio Geologico Regionale che a causa della elevata particolarità della zona ne vieta l’uso diverso da quello agro-silvo-pastorale.

il dr. for. Mario Di Gallo ha spiegato come anche la strada forestale per il Rifugio Grego rappresenti un caso analogo a quello della camionabile sul sentiero Cai 227 e come il regolamento regionale del 2023 sul finanziamento al 100% delle spese per realizzare tali infrastrutture da parte dei privati sarà un boomerang avviando così distorti meccanismi.

L’assessore Stefano Zannier, ringraziando i predetti auditi per la chiarezza espositiva e la completezza, ha precisato come la per i fondi Psr 2014-2020 la regione abbia scritto il bando sulla base di linee guida europee e poi si sia limitata a verificare la congruenza “amministrativa” dei progetti. La responsabilità dunque sul tipo di progetto, ha proseguito, ricade sulla Comunità di Montagna della Carnia, titolare del progetto.

Il presidente della Comunità di Montagna della Carnia Ermes De Crignis ha precisato come i comuni interessati (Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri e Sappada) debbano essere ritenuti responsabili perché loro hanno voluto il progetto. Ha affermato inoltre che le frane capitano, che facilmente la strada verrà ripristinata e che quindi a fine giugno/inizi luglio 2024 l’opera verrà conclusa». (Dalla fonte già citata ma con variazione grafica).

Quindi – ha continuato Barbara Puschiasis«abbiamo concluso chiedendo due impegni: 1. Che venga fatto rispettare quanto prescritto dal servizio geologico regionale (uso esclusivamente agro silvo – pastorale) pena le responsabilità dirette verso tutti coloro che hanno preso parte al progetto ai vari livelli. 2. Che vengano create opportune sedi di confronto sulla viabilità forestale prima che questa venga realizzata.

La risposta di Regione e Comunità di Montagna è stata affermativa. Noi dunque continueremo con la nostra azione!» Infine Barbara Puschiasis ha ringraziato Massimo Moretuzzo per aver chiesto l’audizione. (Dalla fonte già citata).

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Riporto poi qui il comunicato stampa più articolato scritto nel merito da un consigliere regionale partecipante all’ audizione che a me è parso quello della Consigliera per Alleanza Verdi e Sinistra arch. Serena Pellegrino, intitolato:

“Audizione IV Commissione. Camionabile tra Cima Sappada e Prato Carnico: viabilità che tocca aree di massimo rischio geologico, pericolosità nel transito, mandiamo motori e biciclette ad alta quota mentre la popolazione delle valli manca dei servizi essenziali.”

«Gli eventi franosi che continuano a seppellire sotto masse di detriti la strada camionabile in costruzione tra Cima Sappada e Prato Carnico, nel tratto tra Malga Tuglia e Rifugio Chiampizzulon, in area geologicamente molto a rischio, sono la dimostrazione di quello che non si deve fare.

Invece si fa, con i soldi delle tasse dei cittadini, generando un moto perpetuo che permette di continuare ad avere finanziamenti. Un ciclo nel quale l’uomo distrugge la natura per costruire una strada, la natura distrugge la strada, l’uomo ricostruisce la strada, la natura distrugge nuovamente la strada.

Ma di chi sarà la responsabilità il giorno in cui escursionisti o cicloturisti in transito saranno danneggiati – o forse anche peggio, se non riuscissero a mettersi in salvo – a causa del ripetersi del distacco di enormi massi dalle creste traballanti del monte Pleros e delle frane che dai canaloni invadono la strada? Domanda a cui si evita accuratamente di dare risposta, come se il permettere alle persone di affrontare un percorso in condizioni conclamate di pericolosità e di rischio non fosse una decisione gravida di conseguenze. […].

È di tutta evidenza che la Regione FVG non ha fatto altro che adempiere, in ossequio alle norme vigenti, alle procedure con cui è stato finanziato il progetto della Comunità di Montagna Attraverso i fondi stanziati con un bando del PSR.
E’ altrettanto evidente che sia stato ignorato, da parte dei proponenti, il fatto che il Servizio geologico regionale abbia classificato l’area di progetto al grado massimo di pericolosità,  indicando  la necessità che i tratti del tracciato esposti a frane e valanghe dovessero essere destinati solo ed esclusivamente ad attività a gestione e manutenzione patrimonio forestale, boschivo e agrario.

Perché i comitati dei cittadini, Legambiente, CAI  sono stati relegati nell’ambito della protesta per la cancellazione del sentiero CAI 227 e non sono stati coinvolti nell’interlocuzione sull’instabilità geologica dell’ambiente, sullo sfregio al paesaggio, sull’impatto in un territorio incontaminato?

Senza sospettare la malafede di alcuno […] è tuttavia inevitabile riconoscere anche in questa situazione quel delirio di onnipotenza dell’uomo nei confronti dell’ambiente che, stravolgendo contesti naturali tanto belli quanto fragili, vuole portare comodamente motori e biciclette in alta quota, mentre la popolazione dei borghi montani manca dei servizi essenziali ed alla sicurezza del sistema viario, quello delle vallate, non già quello a 1600 metri di altitudine.

Quanto emerso durante questa audizione evidenzia ancora una volta che le popolazioni di montagna sono in affanno e i loro amministratori cercano soluzioni imprudenti, sfidando le leggi della natura, che non perdonano.

I fondi del Piano di Sviluppo rurale devono essere destinati per la ruralità e non certo per attivare impervie piste ciclabili. Avere una buona idea non equivale a elaborare un buon progetto e nemmeno un cantiere sicuro per un’opera di qualità. Lo sviluppo della montagna si persegue rispettandola e non trasformandola in pianura.

Approfondiremo […] a livello parlamentare, se necessario, l’azione già intrapresa dal CAI, che a giugno scorso ha rivolto una richiesta di intervento statale al Ministero dell’Ambiente per segnalare un danno o minaccia ambientale, sostenendo tra l’altro la violazione delle finalità del PSR attraverso il quale è stato finanziato il progetto e della normativa in materia di Valutazione Impatto Ambientale.” Ringraziando per l’attenzione, invio cordiali saluti. Serena Pellegrino.

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In modo più generale, invece, si è espresso nel merito Massimo Moretuzzo in un comunicato relativo sempre all’ audizione in IV Commissione intitolato:

“Si impari dagli errori, basta opere inutili e impattanti”.

«L’audizione odierna sul tema della strada forestale da Prato Carnico a Sappada, con particolare attenzione al tratto fra Malga Tuglia e il Rifugio Cjampizzulon, ha permesso di approfondire molti aspetti di assoluta rilevanza, mettendo in evidenza come le scelte sugli interventi nelle aree montane devono essere prese con grande attenzione […]. Le preoccupazioni espresse dalle associazioni ambientaliste, dai tecnici e dalle persone che si sono mobilitate negli anni scorsi purtroppo si sono rivelate corrette. La strada deve ancora essere completata e già le frane e gli smottamenti ne impediscono la fruibilità. È evidente che sono stati fatti degli errori e che ora bisogna correre ai ripari, per cui serviranno ancora molti soldi pubblici che rischiano di essere in gran parte sprecati. Anche oggi non è emersa alcuna posizione pregiudizialmente contraria alla realizzazione di nuove piste forestali e tutti sono consapevoli della necessità di un buon utilizzo del bosco, che rappresenta una risorsa importante per tutto il territorio montano. È importante, però, che ogni progetto di sviluppo, sia esso turistico, infrastrutturale, agricolo, tenga in assoluta considerazione le indicazioni della comunità scientifica».

«Costruire nuove strade in zone particolarmente fragili dal punto di vista idrogeologico è un errore, così come è un errore continuare a investire decine di milioni di euro in impianti sciistici a bassa quota, ignorando totalmente il tema del cambiamento climatico. La questione che oggi è emersa molto chiaramente in Commissione è che è necessario immaginare nuovi modelli di sviluppo, che facciano i conti con il senso del limite e con la tutela e la valorizzazione delle straordinarie risorse della montagna friulana. Errori come quelli compiuti con il sentiero fra Malga Tuglia e il rifugio Cjampizzulon non devono ripetersi». Massimo Moretuzzo. (Comunicato del 3 aprile 2024).

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Riprendo qui pure il comunicato di Furio Honsell, consigliere regionale per Open Sinistra Fvg, relativamente alla audizione sulla strada Prato Carnico Sappada che è in via di realizzazione sotto le rocce del Pleros, e cancella i sentieri Cai 227 e 228, già pubblicato da me in fondo ad altro articolo ed intitolato:

“Su audizione in IV Commissione su Progetto camionabile Prato Carnico – Sappada”.

 «Oggi in Commissione ambiente è stato discusso l’esito del progetto finanziato dalla Regione ma proposto dalla Comunità Montana della Carnia della costruzione di una strada camionabile con tratti in quota da Prato Carnico a Sappada. Questa strada è franata prima ancora del termine dei lavori in punti geologicamente critici. Sono stati auditi vari esponenti degli enti locali coinvolti e di associazioni ambientaliste.

Come Open Sinistra FVG ci si chiede come mai vengono finanziati dalla Regione progetti senza adeguata condivisione dei cittadini ed evidentemente senza adeguate indagini geologiche. È pericoloso costruire ciclabili in zone ad alto rischio.

Come mai la Regione finanzia opere con marcate finalità turistiche con fondi del FSR? Come mai c’è una tale pluralità di soggetti che costruisce strade in montagna?

Purtroppo il clima intimidatorio, ai limiti dell’offesa, da parte dell’amministrazione regionale non ha permesso di dare risposte chiare a questi quesiti che ci sembrano invece fondamentali per una pianificazione regionale dello sviluppo della montagna”. Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG»

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E per ora chiudo qui questa carrellata, precisando che quello che ho capito è che comunque la Regione, la Comunità di Montagna ed i Sindaci continueranno sulla via già intrapresa, cioè quella della realizzazione della strada, nonostante quanto detto dai geologi, mentre terremoti e piogge intense, alternate ad un caldo fuori media, stanno alterando il clima e provocando crolli in una montagna friabile. Eppure a mio avviso, la realizzazione di lu ‘stradòn’ poteva venir fermato sia dai sindaci, sia dalla Comunità Montana sia dalla Regione, impugnando magari l’iter del progetto. Ed è inutile, secondo me, che ora la Regione si chiami fuori, perché sarebbe interessante rileggere, per esempio, le dichiarazioni di Stefano Mazzolini per capire il suo favore dato all’opera. Naturalmente il dott. Fedriga come il solito non si sa dove sia su temi così cruciali per la montagna. E se erro in queste mie righe di chiusura, correggetemi.

Infine ritengo che, una volta evidenziate le criticità geologiche, continuando a costruire lo stradone, vi saranno non pochi problemi sia a stipulare assicurazioni che coprano possibili incidenti a chi lavora sul percorso o a chi chi vi transita o a farsi pagare dalle stesse se già stipulate, ed il loro costo potrebbe lievitare non di poco.

Laura Matelda Puppini

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L’immagine ritrae alcuni partecipanti all’audizione in IV commissione regionale Ambiente: il dott. Mario Di Gallo, Barbara Puschiasis, Marco Lepre e il geologo Maurizio Ponton. Sul retro, in seconda fila si nota la raprresentante di M5s Rosaria Capozzi. (Foto da: https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne//Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID=840550).

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