Leggo sul Messaggero Veneto del 19 gennaio 2017 l’articolo di Christian Seu: La X Mas si raduna a Gorizia, partigiani e sinistra: “No, grazie”, (http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/01/19/news/raduno-della-x-mas-e-polemica-a-gorizia-1.14738548) e trasecolo. Non sapevo di questi ricevimenti, che mi dicono si stanno ripetendo da alcuni anni, anche quando il sindaco non era il dott. Romoli.

Io credo però che il Sindaco di Gorizia, contro cui nulla di personale ho, non conoscendolo, dovrebbe chiudere con ricevimenti in pompa magna a persone che vogliono ricordare la X Mas di Junio Valerio Borghese, che la comandò, come si trattasse di un gruppo di benemeriti della regione e del paese. Il sindaco dott. Ettore Romoli, che ha superato la mia età, non può non ricordarsi, poi, del golpe capitanato da Junio Valerio Borghese, la notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970, che avrebbe fatto precipitare l’Italia in una feroce dittatura quando c’era un governo democratico (Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, Presidente del consiglio Emilio Colombo). Nessuno sa perché il golpe si fermò. Forse lo fermarono le forze di polizia e di altri corpi speciali che dovevano sorvegliare, e fecero bene il loro lavoro.

Tutti dovrebbero sapere, poi, se avessero avuto un bravo insegnante di storia alle medie come alle superiori, che le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana formarono l’Ozak, la Zona d’Operazioni del Litorale adriatico, per volere nazista e sotto stretto controllo militare ma anche civile nazista, e quindi i confini, allora, segnavano qui l’Ozak da ciò che Ozak non era. E in Ozak, dal luglio 1944, sventolava solo la bandiera con la svastica.

E tutti dovrebbero sapere che dopo esser stato liberato dalla prigione sul Gran Sasso, Mussolini aveva raggiunto Hitler per accordarsi con lui o meglio per prendere ordini da lui per formare l’R.S.I., che non fu mai Repubblica indipendente, ma stato fantoccio dipendente dai tedeschi.

E, da cittadini italiani, dovremmo avere il diritto di essere informati che Junio Valerio Borghese, detto il principe nero, già insediatosi al Comando della X Mas dopo l’armistizio di Cassibile, il 14 settembre 1943, strinse alleanza con il capitano di vascello Berninghaus della Marina da guerra germanica e con i nazisti, incontrando pure, il 28 settembre dello stesso anno, a Berlino, Karl Döniz. E durante i due anni che seguirono, la X Mas da lui comandata operò in coordinazione coi reparti tedeschi, sia per contrastare l’avanzata alleata dopo lo sbarco di Anzio e sulla Linea Gotica e nel Polesine, sia in operazioni contro la resistenza italiana, impiegando metodi di repressione violenti e terroristici, e  macchiandosi di crimini di guerra. (https://it.wikipedia.or/wiki/Xa_Flottiglia_MAS_(Regno_d’Italia), e digilander.iol.it/ladecimamas/fronte orientale.htm, Ricciotti Lazzero, La Decima Mas, Rizzoli ed., 1984).

Per quanto gli scontri nella selva di Tarnova, nel dicembre 1944 – gennaio 1945, e che si prolungarono anche poi, essi consistettero in un attacco pianificato da parte di Tedeschi e collaborazionisti, fra cui la X Mas di Junio Valerio Borghese, all’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, per occupare zone in mano ai partigiani e distruggere il IX Corpo.

Se poi rappresentanti della X Mas abbiano raccontato che erano lì a difendere non si sa quali inesistenti confini italici, per salvarsi in processi nel dopoguerra, non lo so, non sono interessata a indimostrabili tesi difensive.

Inoltre, alla luce di quanto emerse nel processo di Vicenza, stralci del quale qui riporto ringraziando davvero chi ha raccolto e messo in rete i materiali, ed in varie testimonianze c’è da chiedersi come la giustizia abbia incarcerato per ben poco tempo Junio Valerio Borghese, che operava al fianco dei nazisti e con gli stessi metodi. Ma si sa che Junio Valerio Borghese, nato nel 1906 da padre italiano, il principe Livio Borghese, e madre tedesca, apparteneva ad una famiglia nobile romana, che aveva dato anche cardinali ed un Papa alla chiesa, ed il suo difensore riuscì a spostare il processo alla Corte di Assise di Roma, presieduta dal dottor Caccavale, ex vicepresidente dell’ “Unione fascista per le famiglie numerose” e amico del principe Gian Giacomo Borghese ex governatore fascista della città di Roma e parente stretto dell’imputato. (https://it.wikipedia.org/wiki/Junio_Valerio_Borghese).

E se Junio Valerio Borghese si salvò dall’esecuzione, fu condannato comunque a due ergastoli, poi commutati in 12 anni di cui 9 abbonati a causa delle medaglie ricevute sotto il fascismo, una per aver partecipato a fianco di Francisco Franco alla guerra di Spagna nel 1939, una per azioni contro gli Inglesi, nel Mediterraneo, nel 1941. Non pare comunque egli fosse stato un comandante della Marina di particolari doti, dato che aveva cercato di far colpire un sommergibile inglese, durante la guerra di Spagna, dicendo di averlo scambiato per uno dell’esercito popolare repubblicano, creando una piccola crisi internazionale, con accusa alla Regia Marina di pirateria. Inoltre studiò, pure, un piano per attaccare il porto di New York, nel 1942, prima di diventare Comandante della X Mas, fallito per perdita del sommergibile Leonardo da Vinci con cui doveva portare a termine l’azione. (https://it.wikipedia.org/wiki/Junio_Valerio_Borghese).

Così è andata l’Italia, capace di mettere in galera un saurano che aveva tolto il nome di suo padre dalla lapide dei caduti nella prima guerra mondiale dopo un diverbio in osteria e qualche bicchiere di troppo, da che mi raccontava mia madre Maria Adriana Plozzer, e di togliere valore, sminuendo quanto di atroce fatto realmente dalla X Mas, tanto che persino il carnico Maestro Antonio Toppan, invero non si sa perché, si sentì di giustificare i crimini del principe Borghese e della sua Divisione, riportando, nel caso specifico, la tesi di Piero Operti, per il quale, se vi furono sevizie fatte dalla X Mas, «Intra Iliacos muros peccatur, ed extra»”, si pecca sia entro le mura di Troia che fuori di esse (Toppan Antonio, Fatti e misfatti in Carnia durante l’occupazione tedesca – narrazione obiettiva, Val Degano, 25 luglio 1943 – 5 maggio 1945”, Ia ed. Tip. V.I.T.A., 15 novembre 1948, p.128), il che implica che ogni regola sociale sia distrutta e tutto sia giustificabile. Ma non è così.

E mi scusi il dott. Ettore Romoli per la schiettezza, ma mi pare invero tra lo strano e l’incredibile questo suo permettere, dopo aver avocato a sé la funzione di referente per le politiche di cooperazione territoriale ed integrazione europea e la cultura (http://www3.comune.gorizia.it/it/il-sindaco), di ricevere bandiere e labari della X Mas in un comune democratico, creando poi, nuovamente, forse, una slavofobia, o ampliando quella esistente, se presente. 

«Ma Puppini, a erin dai nestris …»,  potrebbe volermi dire qualcuno, che esprime un cosiddetto “sentire comune” paesano, frutto della cattiva informazione. «Ma perché non leggete e studiate la storia, perché non vi informate bene?»- risponderei io. «Ma Puppini, lottarono per l’italianità». «E questa da dove viene fuori?» – penso io. Chi lottava per riavere la Patria, per l’Italia all’interno dell’ Ozak, cioè contro i tedeschi invasori ed i collaborazionisti dipendenti dell’RSI come anche la X Mas, erano i partigiani, che piaccia o meno, garibaldini (che non significava assolutamente comunisti, tanto che il garibaldino Oddone Mainardis si presentò poi alle prime elezioni regionali per il partito monarchico, e molti garibaldini non furono poi comunisti, anzi la gran parte non lo fu) ed osovani, (e l’osovano Giovanni De Mattia, Lupo, fu poi comunista) uniti agli sloveni ed agli alleati nella lotta contro i nazifascisti, di cui faceva parte anche la X Mas. E non bisogna dimenticare che, fino all’ ultimo, gli angloamericani utilizzarono piste aeree in territorio libero jugoslavo per volare a Sud, ed una immagine immortala due ufficiali inglesi accanto ad Ettore, Gino Lizzero, fratello del più noto Mario, comandante partigiano nella Divisione Natisone. Inoltre tutto il fascismo gridava contro i comunisti e bellarmente diceva che i partigiani erano tutti rossi come gli antifascisti, per giustificare azioni atte a torturare, denigrare, far vergognare, uccidere persone ritenute nemiche, anche cattoliche. “All’arme siam fascisti a morte i comunisti” era frase di canzone nota e con diverse varianti. E non so che italianità difendesse la X Mas al fianco dei tedeschi, a Tarnova.

Insomma se era per Borghese e la sua X Mas, saremmo ora tutti, allegramente, sotto il dominio nazista, altro che italianità.

Ma passiamo alle stragi perpetrate dalla X Mas di cui ho trovato informazioni velocemente.  

Strage di Forno.  

«La strage nazifascista di Forno avvenne il 13 giugno 1944, giornata nel quale furono fucilate ed ammazzate 56 persone in località Sant’Anna, mentre altre 12 vennero uccise in paese, per un totale di 68 vittime, solo alcune delle quali erano partigiani e nella maggior parte erano cittadini. L’eccidio fu nazifascista in quanto all’azione di rappresaglia contro Forno, che era stata occupata in modo incruento nei giorni precedenti dai partigiani guidati da Marcello Garosi detto Tito, oltre ai reparti tedeschi, probabilmente della 135a Brigata da Fortezza di stanza alla Spezia, partecipò anche un reparto della Decima Mas proveniente anch’esso da La Spezia, comandato dal tenente Umberto Bertozzi. L’appoggio dei militi della Decima non fu solo logistico, ma operativo, e il Bertozzi non si limitò a fare da spalla ai tedeschi, ma divenne uno dei principali artefici dell’azione. Fu, infatti, Bertozzi, secondo le testimonianze, unitamente agli ufficiali tedeschi, quello che interrogò i giovani prigionieri ed operò tra loro la discriminazione e la scelta per la fucilazione e la deportazione. Fu Bertozzi che, in tal modo, condannò a morte il Maresciallo dei Carabinieri Ciro Siciliano, reo ai suoi occhi di non aver ostacolato i partigiani e quindi di essere in combutta con loro. Fu Bertozzi a trattare con disprezzo il Parroco Don Vittorio Tonarelli mentre questi tentava per tutta la giornata di portare aiuto alla popolazione, tanto da meritare una medaglia d’argento al Valor Militare». (Junio Valerio Borghese, Pena capitale per il braccio Dx di Borghese, la sentenza della Corte di Assise di Vicenza, http://digilander.iol.it/ladecimamas/stragi.htm).

 Strage di  Guadine.

«Il 24 agosto 1944 militari della Decima Flottiglia Mas provenienti da La Spezia incendiarono il paese di Guadine (1), uccisero 13 persone e ne ferirono altre. Poi ritornarono e incendiarono Gronda, Redicesi e Resceto. A Guadine i militi della Decima Flottiglia Mas avanzarono sparando all’impazzata; giunti in località Pozzo Scuro uccisero Pucci Domenico, che andava loro incontro andando verso Forno; qualche metro più avanti, sparando verso le selve, uccisero Novani Pietro, che era su un albero a tagliare un ramo; ai piedi dell’albero c’era la moglie Menichini Fidalma ed il figlio di circa otto anni. La donna, vedendo cadere il marito, mandò un grido di dolore e di spavento che richiamò l’attenzione dei soldati, alcuni dei quali si recarono sul luogo e, mentre il bambino riuscì a fuggire, la madre fu uccisa accanto al marito. Lì vicino furono uccisi Menchini Nerito e Faggioni Germana. Entrati nel paese, sempre sparando, uccisero altre otto persone, alcune sulla strada, altre sulla soglia di casa. Poi, dopo il massacro, il reparto dà fuoco alle case distruggendo quasi totalmente il paese». Morti: Alda Bonfigli; Bianca Baldini (di Resceto), anni 40; Pucci Brandolo; Arturo e Santina Conti (di Madonna del Leone); Michele Del Freo (di Montignoso);
Ercole Dini, anni 79; Santino Dini, anni 58; Nerito Menchini (di Guadine), anni 30; Michelotti (di Montignoso); Fidalma Nardini (di Guadine); Pietro Novani (di Guadine), anni 45; Arturo Pucci (di Redicesi). (Ivi).

Strage di Borgo Ticino. 

«Il 13 agosto, verso le ore 14 giunsero in Borgo Ticino reparti delle SS, tedesche e della X Mas, tutti provenienti da Sesto Calende, fu bloccato il paese. Armati di mortai, mitragliatrici, armi automatiche portatili di ogni genere e di autoblinde, portarono, con la minaccia delle armi e mediante sparatorie intimidatrici, tutti gli abitanti sulla piazza denominata ” Dei Martiri “. Ammalati, invalidi, bambini, donne, vecchi, tutti furono costretti a raggiungere la piazza.
 Ultimato il feroce rastrellamento, la popolazione tenuta a bada (ecco la partecipazione) dalle armi dei nazisti e della X, venne arringata da un interprete che comunicò agli astanti l’ordine del comandante tedesco, Capitano Krumhar, di effettuare una rappresaglia perché nella zona erano stati feriti tre nazisti. Bisognava dare alle fiamme il paese onde impedire il ricovero e l’assistenza ai partigiani. Venne ingiunta una taglia di 300.000 lire a titolo di risarcimento; vennero scelti tra la folla 13 giovani, che furono schierati al muro. Si incassò la taglia, ma venne ugualmente schierato il plotone di esecuzione (Krumhar dirà all’udienza: “i quattrini non bastano pel sangue-tedesco “). Dopo un’attesa che tenne tutta la popolazione in istato di disperata angoscia, le 13 vittime caddero tutte sotto il piombo delle armi naziste; solo uno visse miracolosamente all’eccidio, il giovane Piola Mario. I morti furono 12, dai 18 ai 30 anni.

Dopo l’eccidio la popolazione venne buttata fuori dell’abitato, percossa e braccata; i nazisti e quelli della X Mas (questi ultimi al comando del capitano Ungarelli) si dettero a rapinare, incendiare e distruggere ogni cosa. Nella serata, i familiari dei caduti tentarono di ricuperare le salme e poter dare loro onorata sepoltura, ma non fu possibile; l’ordine era di lasciarli sul posto fino all’indomani.
Prima di iniziare le devastazioni e gli incendi la soldataglia della X Mas in combutta coi tedeschi, commise rapine di maiali, animali da cortile, biancheria, biciclette, radio, riserve alimentari di ogni genere, liquori, oggetti preziosi, valori correnti, il tutto per una quantità ingentissima.
I danni materiali ascendono grosso modo a parecchie diecine di milioni. I tedeschi appartenenti alle. S.S. erano al comando del Capitano Krumhar e gli italiani, della X Mas, erano al comando del tenente Ungarelli. Essi furono gli esecutori e gli organizzatori della strage». (Ivi).

Strage di Castelletto Ticino.

«L’eccidio di detenuti comuni viene consumato per rappresaglia a seguito dell’uccisione del sottotenente di vascello Leonardi. Da quanto sopra e dal proclama di sentenza di seguito trascritto si desume una piena consapevolezza di uccidere degli innocenti che non hanno alcuna relazione né con il fatto che scatena la rappresaglia, né con il movimento partigiano: “io capitano Ungarelli della Decima Mas condanno a morte mediante fucilazione alla schiena questi sei banditi volgari delinquenti comuni (e altre qualifiche ingiuriose sentite da vari testimoni) e faccio grazia al minore di essi, che verrà tradotto in Germania”». (Ivi).

Strage di Crocetta di Montello ( Tv).

«Esecuzione di partigiani dopo tortura. “Costoro, nudi fino alla cintola, uno alla volta, venivano posti con la schiena su di un piccolo sgabello e il loro corpo gettato all’indietro, finché il capo non sfiorasse il terreno e fino ad assumere la posizione a bilancia. Poi costoro, sempre a torso nudo. venivano frustati con un nerbo e poi venivano portate delle latte di benzina per sottoporli alla tortura del fuoco […]. Gli interrogatori cominciavano alle ore venti e continuavano ininterrottamente fino alle tre del mattino ed io sentivo le grida di coloro che venivano interrogati, unite a colpi di pistola”». (Ivi).

E leggiamo quanto emerse sempre nel processo di Vicenza …

Nella sentenza al processo a Bertozzi Umberto, Banchieri Franco e Benedetti Ranunzio, della X Mas, così si legge:

«Nei primi giorni del marzo 1944, in seguito a uno sciopero bianco nei cantieri Odero-Orlando di La Spezia (al Muggiano) elementi della X Mas procedettero all’arresto di molti operai e impiegati dello stabilimento, sospetti di aver agito per mire politiche, d’accordo coi partigiani. Gli arrestati furono condotti avanti il ten. Bertozzi, alla caserma della Xª, e da costui interrogati coi consueti metodi coercitivi, dai soliti accoliti, sotto la direzione del Bertozzi.

L’impiegato Mazzei Francesco (verbale dibattimento f. 246) riferisce che il Bertozzi, quando seppe che il teste era invalido di guerra, gli sputò addosso e gli fece (…) … spruzzo di sangue. Poi gli furono conficcati spilli sotto le unghie, bruciacchiate le dita ecc. ecc. Un altro impiegato Costaguta Attilio (verb. dibatt. f. 245) fu seviziato nello stesso modo, dietro ordine del Bertozzi sempre presente, quasi strozzato con una sciarpa, gettato volutamente a terra, sollevato quindi per i capelli dallo stesso ten. Bertozzi e punzecchiato dagli altri nelle natiche con la baionetta e ciò per due notti consecutive: solo perché invalido di guerra e per l’intervento di due ufficiali tedeschi il Costaguta evitò l’internamento in Germania.

Subì pure l’interrogatorio del Bertozzi con le solite torture l’altro impiegato Tienti Dante: subì la perdita di due denti e quella del senso dell’olfatto (lettura esame vol. A-62). L’impiegato Mario Boletti (verb. dibatt. f. 247) fu arrestato il 2/3/1944 in ufficio al Muggiano, con molti altri colleghi; parecchi di essi, compreso il teste, furono internati in Germania: due soli ritornarono. Durante l’interrogatorio subito per ordine del Bertozzi fu preso a pugni, gli furono piantati spilli dentro le unghie, bruciacchiate le estremità delle dita e le piante dei piedi: fu poi inscenata, per spaventarlo, una finta fucilazione. Anche davanti l’altro arrestato Gallo Giuseppe (verb. dib. 248) fu recitata la triste farsa, e il Gallo fu pure interrogato dal Bertozzi, che dirigeva le operazioni in cui, oltre il resto, ricevette delle strette atrocemente dolorose ai testicoli. Anche Magnani Sante (letta deposizione vol. A – 102 retro) fu arrestato dalla X Mas, come ribelle, nel gennaio 1945, col proprio fratello Averardo, e costretti entrambi dal Bertozzi con oratoria persuasiva (minacce col mitra) ad arruolarsi nella X Mas.

Del pari, il 6/6/1944, il Bertozzi fece arrestare Mattioli Mario e Novelli Mauro, e altri due, e tutti furono costretti a cantare “Giovinezza” e poi, davanti al Bertozzi, furono seviziati nei soliti modi; e il Mattioli riportò lesione di un timpano, e messo, per burla, avanti il plotone di esecuzione. Il Mattioli fu poi scarcerato per intervento di altre persone (lettura deposizione vol 1 f. 184). Un gravissimo episodio della lotta antipartigiana, a cui prese parte la X Mas e con essa il comandante dell’ufficio I, si concluse il 17 marzo 1944 in Valmozzola, e precisamente nei pressi della stazione ferroviaria omonima, sulla linea La Spezia-Parma, ove da elementi della X Mas furono fucilati per rappresaglia sette partigiani: un altro, Galeazzi Mario, fu graziato un istante prima dell’esecuzione dei compagni. (…). Furono così catturati, oltre il Galeazzi, e due russi (Tartufian Mikhail e Belakcoski Vassili ndr) fuggiti dalle linee tedesche e unitisi ai patrioti, anche i partigiani Cheirasco Ubaldo, Tendola Giuseppe, Trogu Angelo, Gerini Nino, Mosti Domenico (uno dei russi aveva solo 17 anni). Furono tradotti a Pontremoli, ove furono interrogati da vari ufficiali della X Mas, fra cui il Bertozzi; e gli interrogatori erano alternati alle più dure percosse a tutti, come riferisce il Galeazzi, unico superstite, cui il Bertozzi tolse orologio e portafogli. Battitura con corde, punzecchiature col pugnale, schiaffi, calci, pugni, bruciacchiature con sigarette accese. Il Bertozzi si distingueva e percosse di sua mano il Galeazzi. Furono poi trasportati alla Spezia e anche qui interrogati e seviziati, e senza dubbio il Bertozzi poté strappare utili informazioni ai disgraziati, perché risulta che in quei giorni furono arrestati vari elementi della resistenza, che erano in rapporti coi partigiani di Valmozzola. Lo studente Giorgio Ricci (deposizione letta vol. A f. 97), arrestato dal Bertozzi, fu interrogato da costui, che mostrava di sapere che il Trogu, uno dei fucilati di Valmozzola, era un suo buon amico, e gli disse che i genitori del teste lo avrebbero pianto, come quelli del Trogu, che egli Bertozzi si gloriava di aver fucilato. Da La Spezia gli otto sventurati furono riportati a Pontremoli, e di là messi in un treno che fermò alla stazione di Valmozzola. Il capostazione Chimenti Renzo (verb. dibatt. f. 107) il 17 marzo 1944 vide scendere dal treno vari elementi della Xª con un maggiore e un tenente e otto prigionieri, e gli ufficiali gli dissero che si dovevano fucilare costoro. Il Chimenti, cui era stato richiesto di indicare una piazza ove eseguire la fucilazione, si schermì, e allora prigionieri e scorta, e altre forze scese poi dal treno, si avviarono a un campo vicino, ove seguì la fucilazione e poi l’ufficiale tornò e consegnò al Chimenti un biglietto, diretto al Podestà, con cui si incaricava questo di far trasportare le salme degli uccisi al cimitero». (Junio Valerio Borghese, Pena capitale per il braccio Dx di Borghese, la sentenza della Corte di Assise di Vicenza, http://digilander.iol.it/ladecimamas/sent2.htm).

E l’elenco di furti, uccisioni, violenze, torture non si ferma qui. Infatti così si può leggere in: Junio Valerio Borghese, Pena capitale per il braccio Dx di Borghese, la sentenza della Corte di Assise di Vicenza, http://digilander.iol.it/ladecimamas/sent3.htm: «[…]  le Autorità Giudiziarie di La Spezia, Parma, Apuania, Aosta, Pordenone, Treviso, Gorizia, Vicenza dovettero istruire su una enorme quantità di denunce, riguardanti il comandante dell’ufficio I tenente Umberto Bertozzi, a molti suoi dipendenti nello svolgimento della accennata attività criminosa, svoltasi nelle zone ove, a seconda del momento e delle vicende belliche, si spostavano i reparti della X Mas: La Spezia, Apuania, l’appennino parmense, le zone di Ivrea e di Cuorgnè nel Piemonte, quelle di Spilimbergo, Maniago, Conegliano nel Veneto, Gorizia nella Venezia Giulia e finalmente la zona di Thiene in provincia di Vicenza, ove agli ultimi dell’aprile 1945 cessò l’azione militare delittuosa della X Mas». E per terminare, rimandando al testo lunghissimo della sentenza di Vicenza, ricordo solo, a titolo esemplificativo, quanto accaduto a Frisanco, narrato da un medico e come descritto nel processo di Vicenza: «Fra i ricordi della sua detenzione il teste ha accennato a un ragazzetto di Frisanco, pure detenuto, che era stato bastonato a sangue e poi esposto in cortile ai rigori della notte gelata e quindi nuovamente percosso; il giorno seguente fu inviato in Germania. Un altro detenuto fu fatto mordere da cani poliziotto, e il teste ebbe a medicarlo». (http://digilander.iol.it/ladecimamas/sent16.htm). Ed a Gorizia, vi era il comando della X Mas, tedeschissima. (Ivi).

Inoltre se quelli della X Mas si comportarono in questo modo, non da meno furono quelli della Legione Tagliamento, i cui misfatti sono ben descritti da Sonia Residori nel suo: Una Legione in armi. La Tagliamento fra onore, fedeltà e sangue, Cierre edizioni, Istrevi, 2013.

Per quanto riguarda la Venezia Giulia, Stefano Di Giusto scrive che, dopo l’ampliamento della X Mas con nuovi reparti, Borghese «cercò di stabilire delle teste di ponte” nella Venezia Giulia, integrando sotto il suo comando varie unità presenti nella regione. Così passarono a far parte della X Mas: la base dei sommergibili tascabili tipo C.B. di Pola, la compagnia “Nazario Sauro”, la scuola sommozzatori e palombari di Portorose, la compagnia “D’ Annunzio”. E così precisa: «Benchè appartenenti alla X Mas, come tutti gli altri reparti italiani in Ozak, anche questi dipendevano operativamente dai comandi tedeschi». (Stefano Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland Udine Gorizia Trieste Pola Fiume e Lubiana durante l’occupazione tedesca 1943-1945, Ifsml, 2005, pp. 273-274). Così reparti italiani passarono di fatto a collaborare con i tedeschi, e contro i patrioti. E la X Mas raggiunse anche il Friuli, e si collocò nell’attuale pordenonese, ma questa è altra storia.

Pertanto ritengo che labari della X Mas e chi ricorda la stessa, debbano restare fuori dalle sedi istituzionali della Repubblica ed anche dal suo territorio, senza se e senza ma, e non me ne voglia il Comune di Gorizia, che sicuramente agisce in buona fede, non conoscendo bene la storia locale, e che non intendo offendere in alcun modo, ma solo informare motivando pure la mia posizione. Inoltre come non condividere le parole di Gaetano Arfè, che disse che a suon di revisionismo storico, andrà a finire che verranno messi sullo stesso piano il giovane deputato socialista Giacomo Matteotti, ed il giovane fascista Dumini che lo assassinò?

Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda questo mio testo, utilizzata solo per questo motivo, è quella che correda l’articolo del Messaggero Veneto citato, e comparso il 19 gennaio 2017 sul noto quotidiano, e mostra il labaro del X Mas e bandiere nel comune di Gorizia.

 

 

 

 

 

 

 

https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/decima-mas-in-comune-image.jpg?fit=558%2C457https://i2.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/decima-mas-in-comune-image.jpg?resize=150%2C150Laura Matelda PuppiniSTORIALeggo sul Messaggero Veneto del 19 gennaio 2017 l’articolo di Christian Seu: La X Mas si raduna a Gorizia, partigiani e sinistra: 'No, grazie', (http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/01/19/news/raduno-della-x-mas-e-polemica-a-gorizia-1.14738548) e trasecolo. Non sapevo di questi ricevimenti, che mi dicono si stanno ripetendo da alcuni anni, anche quando il sindaco non era il dott....INFO DALLA CARNIA E DINTORNI